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ALLARME DELLA DIA: LEGAMI TRA ‘NDRANGHETA E AZIENDE LOMBARDE

Novembre 17th, 2010 Riccardo Fucile

LA RELAZIONE SUL PRIMO SEMESTRE 2010 DENUNCIA IL COINVOLGIMENTO DI RAPPRESENTANTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CHE HANNO PILOTATO APPALTI AD AFFILIATI DELL’ASSOCIAZIONE CRIMINALE…. LE COSCHE PUNTANO ALL’EXPO 2015, ALTRO CHE PADAGNA DELLA LEGALITA’

Nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia c’è una “costante e progressiva evoluzione” della ‘ndrangheta che, “radicata da tempo su quei territori, interagisce con gli ambienti imprenditoriali lombardi”.
E’ quanto sottolinea l’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia consegnata al Parlamento e relativa al primo semestre del 2010.
L’allarme della Dia arriva nel pieno della polemica scatenata dalla denuncia di Roberto Saviano a Vieni via con me.
La “consolidata presenza” in alcune aree lombarde di “sodali di storiche famiglie di ‘ndrangheta ha influenzato la vita economica, sociale e politica di quei luoghi”, si legge nella relazione della Dia, che sottolinea inoltre il “coinvolgimento di alcuni personaggi, rappresentati da pubblici amministratori locali e tecnici del settore che, mantenendo fede ad impegni assunti con talune significative componenti, organicamente inserite nelle cosche, hanno agevolato l’assegnazione di appalti ed assestato oblique vicende amministrative”.
Per penetrare nel tessuto sociale, “le cosche – che in Lombardia godono di una certa autonomia ma dipendono sempre dalla ‘casa madre calabrese’ come ha dimostrato l’inchiesta ‘Crimine’ che ha ricostruito l’organigramma della ‘ndrangheta – si muovono seguendo due filoni: quello del consenso e quello dell’assoggettamento”, spiegano gli esperti della Dia.
Tattiche che “da un lato trascinano con modalità  diverse i sodalizi nelle attività  produttive e dall’altro li collegano con ignari settori della pubblica amministrazione, che possano favorirne i disegni economici”.
Con questa strategia, e favorita da “una serie di fattori ambientali”, si consolida la “mafia imprenditrice calabrese” che con “propri e sfuggenti cartelli d’imprese” si infiltra nel “sistema degli appalti pubblici, nel combinato settore del movimento terra e, in alcuni segmenti dell’edilizia privata” come il “multiforme compartimento che provvede alle cosiddette ‘opere di urbanizzazione’.”
Il risultato è un vero e proprio “condizionamento ambientale” da parte della ‘ndrangheta, “a modificare sensibilmente le normali dinamiche degli appalti, proiettando nel sistema legale illeciti proventi e ponendo le basi per ulteriori imprese criminali”.
In Lombardia ormai la ‘ndrangheta si è ambientata talmente bene che non ha più bisogno di usare tecniche d’intimidazione.
Al contrario, sottolinea la Direzione investigativa antimafia, si serve di “nuove e sfuggenti tecniche di infiltrazione, che hanno sostituito le capacità  di intimidazione con due nuovi fattori condizionanti: il ricorso al massimo ribasso” nelle gare d’appalto e la “decisiva importanza contrattuale attribuita ai fattori temporali molto ristretti per la conclusione delle opere”.
Insomma, una volta consolidata la propria presenza, la ‘ndrangheta ha imparato a usare bene leggi e bandi a proprio vantaggio, arricchendosi sempre di più.
Ricordando l’arresto di amministratori pubblici e imprenditori che collaborano con la ‘ndrangheta, la Dia però mette anche sull’avviso il governo per il futuro: si rischia che l’associazione criminale s’infiltri con successo negli appalti per l’Expo 2015.
Per evitarlo, si legge nella relazione, occorre un “razionale programma di prevenzione”.
Il cosiddetto ‘ciclo degli inerti’, la cantieristica e la logistica collegata, la manodopera e le bonifiche ambientali” costituiscono i settori – scrive la Dia – maggiormente esposti al rischio di infiltrazione dell’intero indotto che si muove attorno alle grandi opere, agli appalti pubblici e privati”.
Ma c’è di più: secondo la Dia, infatti, il “condizionamento ambientale” delle cosche su parte dell’economia lombarda, va inteso come “partecipazione ormai pacificamente accettata di società  riconducibili ai cartelli calabresi a determinati segmenti, in espansione, del settore edile, sia pubblico che privato”.

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BERLUSCONI SI VENDE ALLA LEGA PURE LA LOMBARDIA: COSA NON SI FA PER MANTENERE UNA POLTRONA

Novembre 16th, 2010 Riccardo Fucile

LA LEGA AVREBBE VOLUTO UNA CRISI PILOTATA PER NON RISCHIARE IL FEDERALISMO… PER ASSICURARSI IL SOSTEGNO DI BOSSI, IL PREMIER HA OFFERTO LA PRESIDENZA DELLA REGIONE LOMBARDIA: FORMIGONI DIVENTEREBBE MINISTRO… E IERI HA TELEFONATO A MOLTI DEPUTATI FINIANI PROMETTENDO MARI E MONTI SE GLI VOTANO LA FIDUCIA: OFFERTE RESPINTE AL MITTENTE

I destinatari hanno confermato che il tenore della telefonata era più o meno il seguente: “Ma mi dite come fate se andiamo a elezioni anticipate? Alle liste ci avete pensato? Chi vi garantisce la legislatura?”.
L’autore delle stesse non era un abbonato qualsiasi, ma il presidente del Consiglio in persona che per circa 20 giorni avrà  di che dilettarsi via cavo.
I destinari erano invece la maggior parte dei deputati finiani che si sono dovuti sorbettare la solita litania: “Fini non è il futuro, se fate cadere il governo non avete possibilità  di rielezione”.
Offerte respinte al mittente, ma non saranno certo le ultime.
Nella residenza di Arcore, il premier avrebbe confidato ai suoi collaboratori, con toni minacciosi: “Fini? Non sa cosa lo aspetta, se andiamo ad elezioni”. D’altronde è il leader del partito dell’amore.
Ormai si sente accerchiato, Fini non ha sbagliato una mossa negli ultimi mesi e difficilmente lo farà  ora.
Chi lo conosce sa che è un freddo e gliel’ha giurata, come avrebbe peraltro fatto chiunque al suo posto, dopo essere stato espulso per lesa maestà  dal partito che aveva cofondato e al quale aveva portato in dote un 10-12% di voti.
Senza i quali, è bene ricordarlo, a quest’ora Silvio non sarebbe a Palazzo Chigi, ma a Palazzo di Giustizia.
Nel pomeriggio di ieri, è poi arrivata la folta delegazione leghista (numerosa perchè si controllano a vicenda), divisa tra due opzioni.
Quella caldeggiata da Maroni, più possibilista verso le richieste d Fini, e quella di Bossi, convinto a seguire il premier, alzando di volta in volta il prezzo del ricatto.
Bossi ha ieri chiesto, in cambio del lasciapassare dal tribunale di Milano, la presidenza della Regione Lombardia.
Il premier ha servizievolmente chiamato Formigoni che si è messo a disposizione dell’emergenza.
Lascerebbe il Pirellone in cambio di un ministero.
Dopo Veneto e Piemonte, Silvio si è venduto al rigattiere leghista anche la Lombardia, senza neanche rendersi conto dei riflessi che una scelta suicida del genere potrà  avere sulla classe dirigente pidiellina del Nord.
Un incapace politico che sta svendendo l’argenteria di casa giorno dopo giorno, mettendo a rischio la stabilità  del Paese e creando un solco sempre più profondo tra nord e sud.
Ricattato dalla Lega, continua negli esosi pagamenti invece che andare in questura, ovvero di fronte al popolo italiano, a denunciarli.
Ma Bossi non si fida delle promesse del premier circa la possibilità  di recuperare deputati in vista del voto di fiducia e si tiene aperta la porta del governo tecnico.
Non sarebbe la prima volta che fa fare a Maroni un’altra parte in commedia per poter così giocare su due tavoli.
Silvio non molla la poltrona perchè teme di non ritrovarla, ma se qualcuno gliela sfilerà  saranno proprio coloro che oggi si fingono integerrimi alleati.
Nel Pdl non è solo Tremonti che si sta preparando al dopo, anche la Gelmini, Frattini e Alfano lavorano sottotraccia, insieme alle altre 20 correnti in cui ormai si è sbriciolato quello che rimane del partito.
In attesa della messa da requiem.

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LO PAGANO 500 EURO AL GIORNO PER ESAMINARE IL FEDERALISMO: CI COSTA CARO ANCHE SOLO STUDIARLO

Novembre 14th, 2010 Riccardo Fucile

TRENTAMILA EURO SONO VERSATI DALLA REGIONE FRIULI AL CONSULENTE DEL GOVERNO LUCA ANTONINI, DOCENTE VICINO A CALDEROLI….INDAGA SULLE “PROSPETTIVE DI ATTUAZIONE DEL FEDERALISMO”… TANTE CONSULENZE SU TEORIE ASTRATTE SON DAVVERO NECESSARIE?

Trentamila euro in due mesi: quasi 500 euro al giorno.
È il costo del percorso del Friuli Venezia Giulia verso il federalismo fiscale. Mentre il Governo appronta gli ultimi decreti della tanto voluta riforma federale, a Trieste la giunta regionale di Renzo Tondo stacca un assegno per una consulenza sulle prospettive del federalismo in Friuli Venezia Giulia.
Il docente incaricato dalla Regione di indagare sulle «prospettive di attuazione» risponde infatti al nome di Luca Antonini, docente universitario e già  consulente del Governo, esperto di questioni federali e vicino ai ministri Giulio Tremonti e Roberto Calderoli proprio sui temi a loro più cari: finanza e federalismo.
Il decreto con l’incarico assegnato dalla Regione è del 19 ottobre, registrato dalla Direzione finanze il 27 ottobre.
La scadenza fissata al 31 dicembre, l’importo totale della consulenza è di 29.770,99 euro.
In poco più di due mesi, dunque, Antonini dovrà  trovare il tempo per imbastire lo studio sull’attuazione del federalismo fiscale.
Tema: «Aspetti di rilievo costituzionale del federalismo fiscale e prospettive di attuazione nel Friuli Venezia Giulia in conformità  all’ordinamento regionale e compatibilmente con le peculiarità  proprie dell’autonomia speciale».
Ragione dell’incarico: «Revisione dell’assetto normativo regionale richiesta dall’evoluzione in senso federalista dello Stato a seguito della legge 5 maggio 2009, n. 42, contenente la “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale in attuazione dell’a rticolo 119 della Costituzione”».
La procedura della Regione era stata avviata ancora a metà  luglio, quando, nonostante l’avviso pubblico, il solo Antonini si era candidato alla consulenza. La procedura era proseguita in agosto, quando la commissione ad hoc aveva vagliato il curriculum del docente universitario.
Ed eccoci a fine ottobre, quando formalmente l’attività  di consulenza è stata autorizzata ufficialmente.
Ma il federalismo – evidentemente – è un tema ricco e complesso, e quella di Antonini non è la prima consulenza che la Regione richiede per prepararsi al grande passo.
A fine 2009, infatti, la Direzione centrale finanze aveva incaricato il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università  di Trieste di svolgere uno studio sempre in materia di «misure attuative della legge 42 del 2009», ovvero il famoso federalismo fiscale.
In particolare, l’attenzione dei giuristi triestini si deve concentrare sul «coordinamento del sistema tributario con riferimento alla potestà  legislativa attribuita dai rispettivi statuti alle Regioni speciali» e all’individuazione delle forme dell’ormai celebre fiscalità  di vantaggio.
Per 16 mesi di studi (gennaio 2010-aprile 2011), il Dipartimento dell’ateneo triestino riceverà  50 mila euro.
E sempre di federalismo si deve occupare in un’altra consulenza ad hoc la Fondazione Centro di ricerche economiche e finanziarie di Udine.
Nello specifico l’incarico riguarda «la definizione dei sistemi operativi di riforma della finanza locale in chiave federalista»: la consulenza da 19.500 euro ha una durata complessiva di sette mesi.

(da “il Messaggero Veneto“)

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UNA GIORNATA SENZA MUSEI: DAI TAGLIANDI STACCATI AL TAGLIO ALLA CULTURA, PARI ALL’80% DELLE RISORSE

Novembre 10th, 2010 Riccardo Fucile

VENERDI’ MUSEI, SITI E BIBLIOTECHE RESTERANNO CHIUSI PER PROTESTARE CONTRO IL TAGLIO DELLE RISORSE DECISE DAL GOVERNO… UN PATRIMONIO CHE IL MONDO CI INVIDIA, MA NOI PREFERIAMO MANTENERE ENTI INUTILI E TAGLIARE RICERCA, CULTURA E ARTE: CHE TRISTE ITALIA

Chiuderanno per protestare contro i tagli di budget alla cultura.
Il 12 novembre centinaia di musei, biblioteche, siti archeologici, luoghi di spettacolo, da Roma a Torino, da Venezia a Bari, in decine di città  e comuni, non apriranno i battenti per opporsi ai provvedimenti sulla cultura nell’ultima manovra finanziaria del governo.
La mobilitazione nazionale “Porte chiuse, luci accese sulla cultura”vede tra i promotori Federculture e Anci (Associazione nazionale Comuni italiani), con il sostegno del Fai, Fondo Ambiente italiano, e, fra gli altri, di Umberto Croppi, assessore alle Politiche culturali e alla comunicazione del Comune di Roma. Diverse, oltre la chiusura, le forma di protesta.
Milano ad esempio, pare pensi a una giornata di gratuità  di musei e siti.
Nel Lazio, La Fondazione Musica per Roma aderirà  alla mobilitazione rilasciando a titolo gratuito (da venerdì 5 fino a esaurimento posti disponibili) i biglietti per il concerto Gabriele Cohen Jewish Experience del Roma Jazz Festival, al Teatro Studio.
L’iniziativa non è solo contro i tagli, comunque molto consistenti: 280 milioni tra quelli diretti al ministero dei Beni e le Attività  Culturali, decurtamento del Fus e dei trasferimenti statali agli enti culturali, cui si aggiungono le riduzioni a carico delle amministrazioni locali, che potrebbero essere di circa 800 milioni di euro nel prossimo biennio.
Si contestano soprattutto norme «che potrebbero avere conseguenze disastrose sul sistema culturale italiano» ha detto Roberto Grossi, presidente di Federculture, come il tetto di spesa per l’organizzazione delle mostre pari al 20% di quanto speso dall’amministrazione nel 2009, tagliando di fatto, stando ai numeri in cartella stampa, dell’80% le risorse.
«L’arte è il nucleo degli affari in Italia» ha detto durante la conferenza di presentazione dell’iniziativa Andrea Ranieri, dell’Anci, che ha organizzato il movimento di protesta.
La giornata toccherà  le istituzioni – musei, siti archeologici, parchi e biblioteche – gestite dai comuni e non quelle gestiste dallo stato.
Così il Palazzo Ducale a Venezia sarà  chiuso.
Resteranno aperti invece il Maxxi di Roma e il Colosseo.
Anzi, il Museo del XXI Secolo progettato da Zaha Hadid offrirà  i propri spazi per «un momento di incontro e riflessione aperto al pubblico sul tema dei tagli alla cultura».
Se esiste un Paese al mondo che gode di un flusso turistico enorme, grazie ai beni artistici e culturali di cui dispone, è l’Italia.
In qualsiasi altra nazione ciò determinerebbe notevoli investimenti, forieri di entrate economiche dall’estero che sarebbero tanta manna per l’economia del Paese.
Ebbene, noi riusciamo non solo a non incrementarli, ma persino a tagliarli dell’ 80%.
Quando sarebbe bastato abolire le Province o qualche “Comunità  Montana sul mare” per triplicare i fondi destinati alla cultura, all’arte e alla ricerca.
Che triste Paese è diventata la nostra Italia…

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NOI VENETI DI CASALSERUGO, ALLUVIONATI E PRESI IN GIRO

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

LA LETTERA-DENUNCIA INVIATA DA UN ALLUVIONATO AL DIRETTORE DE “LA STAMPA”… UNA DRAMMATICA TESTIMONIANZA DELL’INEFFICIENZA DEI SOCCORSI E UN ATTO DI ACCUSA AL GOVERNO DEGLI SPOT

Gentile Direttore,
ho imparato che gli animali sono i primi a scappare, sotto l’alluvione. Le coccinelle si inerpicano sul muro. I gatti salgono in alto. I labrador nuotano verso la banchina della strada, così come le talpe, sorprendenti mezzofondiste a pelo d’acqua. Le vacche no. Quelle vanno a fondo.
E gli uomini? Loro provano a mettere in salvo un po’ di roba, prima di scappare.
Siamo a Casalserugo, provincia di Padova, 12 chilometri e 100 metri esatti da piazza dei Signori, il centro del capoluogo veneto, una delle città  più ricche d’Italia, ma sembra un altro mondo.
Alle 10 di mattina di martedì 2 novembre, ci sono già  60 centimetri d’acqua nei punti più bassi del comune. E sale.
Il fiume Bacchiglione, grossissimo per la piena, ha rotto gli argini.
Uno squarcio: 14 metri di argine venuti giù, e il fiume si getta fuori a tutta forza. Da lì alle case è un tiro di schioppo.
Alle 11 la melma è sulla soglia di casa.
Alle 12, la gente dice addio ai divani del salotto buono.
Il genio civile prova a tappare il buco a suon di rocce, terra e inerti.
Dopo i primi tentativi, è chiaro che non c’è niente da fare: «Troppa pressione! Troppa pressione!», grida un vigile del fuoco, uno di quelli delle Marche, venuti qui a dar man forte.
Gli ingegneri del Genio, più composti, si limitano a scuoter la testa.
Tra le 10 e le 13, transitano 12 camion rimorchio pieni di massi e terra, sversano nello squarcio, il fiume gorgoglia, si ingobbisce, e porta via tutto. Rimorchio dopo rimorchio, la storia è la stessa: «Troppa pressione! Troppa pressione!».
A sera, il buco è di oltre 45 metri, mezzo campo da calcio.
Ci saranno 150-200 case, nelle immediate vicinanze dello squarcio.
Ma la zona interessata è più ampia, si parla di oltre 1500 persone, nonni compresi.
Le famiglie vengono evacuate al palazzetto di Casalserugo fin dalle 5 di mattina, ma alle 10 l’acqua è troppo vicina e arriva il contrordine: «Viene giù l’argine, vi portiamo tutti a Legnaro».
Ma la gente non vuole andare. C’è da salvare la casa.
Provare a fermar l’acqua. Servirebbero delle barriere, sacchetti di sabbia.
Ma non c’è niente.
«Se riuscite, arrangiatevi, perchè mi sa che non arriva nessuno…», dice costernato il carabiniere alla guida di una Punto che fatica a venir fuori dall’acqua.
Ha torto, almeno in parte.
Dopo poco, infatti, la Protezione Civile scarica dei sacchi di juta con su scritto: «Magistrato alle Acque di Venezia».
Quelli che dovrebbero proteggerti dall’acqua. Già , ma la sabbia?
Con cosa dovrei riempirli, questi dannati sacchi? Non lo sanno.
«Provate a chiamare giù in Comune!», suggerisce il Sindaco di Casalserugo, Elisa Venturini, sconvolta per la notte passata in bianco, sul sedile di una Land Rover del Genio.
Signor Sindaco, ma non avete una radio? Non potreste chiamar qualcuno voi? «Ma che radio! Abbiamo i cellulari, quando prendono…».
Ognuno si arrangia come può, gambe nell’acqua a spostare mobili e vecchi. Ognuno per conto suo, alla veneta maniera: «Con ‘ste braccia gò spostà  50 sacchi de sabia», dice uno, intanto che la casa gli affonda sotto i piedi.
Quello che manca è il coordinamento. Nessuno sa niente.
Non ci sono informazioni.
Le strade vengono chiuse e poi riaperte.
I pompieri vengono da fuori, e se gli chiedi «è praticabile via Sperona?», quelli ti rispondono: «Son di Ancona, non lo so».
Ci si aiuta tra vicini. Uno salva una televisione al plasma, l’altro prova a spostare la macchina. «Troppo tardi, è nel pantano, non vedo più dov’è il fosso», dice M.D., che abbandona la sua Fiat Punto Evo «sperando che non salga troppo fango…».
I sacchetti della Protezione Civile continuano a galleggiare vuoti, finchè N.F., commerciante in materiali edili, non apre le porte del suo magazzino alla gente: «Prendete, usate tutto quello che serve».
Ecco la sabbia per i sacchetti.
Ecco che si può cercar di tappare qualche porta. Ma sono le 12, e l’acqua è alle finestre. E l’acqua, si sa, non si ferma.
Muri di sabbia crollano. La melma avanza, entra nelle logge e poi fin dentro casa.
«Si è rotto l’argine e ora son problemi!», scrive su Facebook il vicesindaco di Padova, Ivo Rossi. Altro che problemi.
«Cucina da buttare: 3000 euro. Casetta in legno: 2000 euro. Moto Guzzi sotto acqua: 4000 euro. Medicine di nonna: 500 euro».
La gente comincia a farsi i conti in tasca, una bestemmia e un segno della croce sempre a portata di mano, d’altronde siamo in Veneto.
La gente si ricorda del ’66 e non ha bisogno di dichiarare lo stato di calamità : se lo trova in casa, allo stato liquido, freddo, inarrestabile all’altezza delle ginocchia, della cintura, del petto… «È ora di scappare!».
La gente si chiede: come mai non c’è nessuno ad aiutare, qui a Casalserugo?
Siamo in una delle province più ricche d’Italia, abbiamo 2000 sfollati, come mai il TG1 non ne parla? Perchè non mandano qualcuno?
La gente si guarda attorno e vede tre pompieri, un signore del Genio, due carabinieri, un sindaco senza radio e un municipale col motorino, che fanno su e giù per argini sotto i quali vivono 2000 persone.
Vanno avanti col cuore… ma il cervello dov’è?
C’è da qualche parte qualcuno che abbia una visione d’insieme?
Pare proprio di no.
«Bertolaso e quegli altri che comandano sono tutti a far le passerelle davanti alle tv locali…», constata il poliziotto municipale, prima di andarsene col Piaggio che quasi gli galleggia via da sotto il sedere.
La gente si arrabbia. «Ma cosa dobbiamo fare?», chiede M.P., casa comprata un anno e tre mesi fa a pochi passi dal Ponte della Riviera, un mutuo trentennale al collo. Tutto sotto acqua: i pavimenti del piano terra son da buttare, il parquet si gonfia e salta, 8000 euro di listoni che spariscono giù per la melma, e tanti saluti.
«Signori, state calmi!», dice uno da una camionetta bianca.
«Ma dobbiamo andarcene?», gli chiedono di rimando quelli, nell’acqua fino alla cintola, il cappotto buono addosso e un gatto sotto il braccio.
«Non lo sappiamo — si sentono rispondere dalla camionetta – Non ci hanno comunicato niente. Oddio, in linea di massima sarebbe meglio se ve ne andaste, ma prima conviene che mettiate un po’ di sacchetti davanti alle porte…».
Ci si sente come le mucche, nei pressi dell’argine di Casalserugo.
Bagnati e presi per il culo.

Marco Dalladea

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CENTINAIA DI AMMINISTRATORI STANNO PER LASCIARE IL PDL PER FUTURO E LIBERTA’, METTENDO IN PERICOLO MOLTE MAGGIORANZE

Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile

DAL PIEMONTE ALL’ABRUZZO ALLA SARDEGNA IL CONTAGIO FLI ARRIVA NELLE GIUNTE LOCALI… NUOVE ADESIONI DA TUTTA ITALIA,   DETERMINANTI A MILANO, VERCELLI, BIELLA E CAGLIARI

Partito da Roma, il contagio di Futuro e libertà  dilaga in tutta Italia, facendo traballare molte giunte targate Pdl.
E se i reduci della convention di Perugia dicono «che in molte amministrazioni locali staccheremo la spina», il vero campo di battaglia che fa tremare il Pdl è quello delle amministrative di primavera.
«Avremo mani libere – fanno sapere i vertici futuristi – presenteremo solo candidati autonomi».
Con percentuali determinanti un po’ ovunque, da Milano a Cagliari.   L’operazione Fli sul territorio è partita da pochi giorni, di fatto da Perugia, ed è stata affidata al coordinatore Adolfo Urso e al deputato Luca Bellotti.
Il viceministro Urso, in missione a Dubai, risponde al telefono e racconta che siamo appena all’inizio, ma «in costante crescita» in tutto il Paese.
Tra un paio di settimane i finiani potranno fare un primo bilancio sulla loro presenza in giro per l’Italia.
Ma i numeri provvisori sono già  giudicati positivi.
Come conferma Bellotti: «La mappatura completa è prematura, ma a Perugia ci sono state più di 500 adesioni di amministratori locali».
È solo la punta dell’iceberg, raccontano, perchè in molti stanno arrivando e tanti ancora si muovono nell’ombra: «Hanno paura di boicottaggi e vendette del Pdl», dicono.
Un esempio di quello che può accadere a chi si schiera con Fini arriva da Adria, Rovigo, dove il sindaco del predellino ha espulso dalla giunta i futuristi. «Ora però non riesce a rifarla, rischia di andare a casa».
Lombardia, Puglia, Trentino e Veneto i protagonisti del rompete le righe.
Nel work in progress c’è già  chi inizia a fare un primo punto della situazione. In Lombardia, racconta il coordinatore Giuseppe Valditara, sono già  150 i circoli attivi e Fli conta su una schiera di consiglieri comunali in tutte le province e qualche sindaco.
In alcuni comuni, come a Legnano, dopo soli tre giorni è già  determinante. Così come sarà  determinante a Milano, dove in primavera ci sono le comunali.
E se i futuristi correranno da soli il candidato sindaco del Pdl non ce la farà , tanto che ieri la Moratti ha si è detta pronta ad aprire a Fli «per il bene della città ».
Stessa situazione in Puglia, dove i circoli presto saranno 180 per oltre 2.300 iscritti, un centinaio di eletti e la certezza che nelle prossime settimane «ci saranno grosse sorprese nei capoluoghi e in regione».
In Piemonte, spiega Roberto Rosso, Futuro e libertà  è decisivo a Vercelli e Biella.
A Torino i consiglieri futuristi sono tre, destinati a diventare cinque per un totale di 230 amministratori.
In Sardegna Ignazio Artizzu parla di due consiglieri regionali, ma in tutta l’isola il Fli «è in grande espansione» e al momento il pallottoliere conta un centinaio di amministratori con gruppi in via di formazione in tutte le città .
A Cagliari, dove si vota in primavera, Artizzu punta al 10% ed è certo che i futuristi «saranno determinanti per l’elezione del nuovo sindaco».
In regione sono in arrivo dal Pdl adesioni di peso e proprio la Sardegna domani potrebbe regalare al Fli l’undicesimo senatore: Piergiorgio Massidda.
«Con lui arriverebbe una delegazione a livello regionale che ci renderebbe determinanti per la sopravvivenza di Cappellacci», confidano a Roma.
Così come in Abruzzo, dove in regione i finiani sono tre ma tra poco potrebbero diventare cinque, quindi decisivi.
Stesso discorso in Sicilia, dove i sette consiglieri regionali e i due assessori tecnici sono centrali per Raffaele Lombardo.
Anche nelle Marche, spiega Mario Baldassarri, «è tutto in divenire, ma arrivano tantissime adesioni dal Pdl e dalla società  civile» per un totale di un’ottantina di amministratori.

(da “La Repubblica“)

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VENETO ALLAGATO, MA PER I FIUMI SI TAGLIANO I FONDI

Novembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

15 MILIONI DI EURO PER LA MANUTENZIONE CHE DOVEVANO SERVIRE A CONSOLIDARE GLI ARGINI, PULIRE I FOSSI E RIPARARE IDROVORE SONO STATI TAGLIATI DA GALAN E ZAIA… CALCOLATI IN 750 MILIONI DI EURO IL COSTO PER METTERE IN SICUREZZA IL VENETO, MA AL MINISTERO I TECNICI NON SONO NEANCHE RICEVUTI… LE LEGGI CI SAREBBERO, MA I SINDACI FANNO FINTA DI NULLA

Nel Veneto delle migliaia di sfollati nelle province di Verona e Padova, della città  di Vicenza allagata, dei 121 comuni gravemente colpiti dagli straripamenti, di un disperso a Caldogno per la piena del Bacchiglione, delle frane nel trevigiano e delle strade interrotte, si sono permessi lo stravagante lusso di tagliare perfino i fondi per la manutenzione ordinaria di fiumi e canali. E lo hanno fatto concentrando le sforbiciate proprio nelle zone ora più in sofferenza, Padova e Vicenza.
Da un momento all’altro, di colpo, hanno cancellato circa 15 milioni di euro sui 100 impegnati di solito per ripulire i fossi, tenere in efficienza le casse di espansione, consolidare gli argini e riparare paratie e idrovore.
E’ stata una decisione ponderata, presa addirittura con una legge, la numero 12 articolo 37, approvata dalla giunta uscente di Giancarlo Galan e sostenuta dalla stessa maggioranza di centrodestra che ora appoggia il leghista Luca Zaia.
L’intenzione dichiarata era quella di sgravare i cittadini da una tassa, i contributi che i proprietari di immobili fino a quel momento erano tenuti a versare ai Consorzi di bonifica per pagare lo smaltimento delle acque “meteoriche”, cioè le piogge.
Al posto dei cittadini, a tirar fuori i soldi, sarebbero stati i gestori dei servizi idrici integrati, per esempio le società  degli acquedotti.
Ma fino a questo momento non hanno versato nemmeno un euro e alla voce manutenzione idrogeologica nei mesi passati sono mancati, appunto, 15 milioni.
Con questi quattrini si sarebbero evitati i disastri di questi giorni? Probabilmente no, ma forse i danni sarebbero stati più contenuti.
Di fronte all’esito disastroso dI quella scelta della giunta veneta, ora pare che tutti, maggioranza e opposizione, vogliano innestare una rapida marcia indietro, approvando un secondo provvedimento a correzione del precedente. Ma intanto il danno è fatto.
E mentre il Veneto vive uno dei momenti più dolorosi della sua storia recente, nessuno è ancora in grado di assicurare se alla fine la manutenzione ordinaria sarà  rifinanziata davvero e per intero e soprattutto se saranno attuati gli interventi strutturali di prevenzione su cui a parole nei momenti di emergenza tutti concordano, ma che di solito vengono speditamente riposti nei cassetti appena rispunta il primo raggio di sole.
L’Unione dei Consorzi veneti di bonifica, che con i suoi circa 1.300 dipendenti, in prevalenza operai, è uno dei pochi organismi che fa qualcosa per impedire il peggio, curando come può i 6 mila chilometri di canali della regione, ha calcolato che ci vorrebbero circa 750 milioni di euro per ridare sicurezza agli abitanti.
Ma il presidente nazionale dell’associazione, Massimo Gargano, da mesi non riesce neppure ad accennare questi programmi al ministro, Stefania Prestigiacomo, da cui non è stato mai ricevuto.
E neppure riesce a discutere con un delegato tecnico, magari un direttore generale.
Al ministero non esiste più neanche una direzione specifica per la Difesa del suolo, è stata soppressa ed accorpata a quella per l’Inquinamento.
Fonti ufficiali dicono che la decisione è stata presa nell’ambito di una riorganizzazione complessiva degli uffici che prevedeva la riduzione delle direzioni da 6 a 5, con l’obiettivo di risparmiare.
Di fatto, però, in seguito a queste modifiche, i soggetti che dovrebbero avere scambi ripetuti e continui con gli uffici ministeriali sui temi dell’ambiente non trovano più nessuna porta aperta.
La faccenda è tanto più anomala perchè capita proprio nel momento in cui almeno sulla carta sarebbero disponibili i primi finanziamenti per gli interventi più urgenti, circa 1 miliardo e 200 milioni di euro dei Fas, i fondi per le aree sottoutilizzate, soldi in parte nazionali, ma soprattutto di provenienza comunitaria, da utilizzare con programmi concordati con le Regioni, i comuni e i Consorzi di bonifica.
Il presidente del Consiglio dei geologi, Antonio De Paola, in un voluminoso rapporto sullo stato del territorio redatto alcune settimane fa in collaborazione con il Cresme, il centro di ricerche economiche per l’edilizia, elaborando i dati Istat ha previsto che da ora al 2020 crescerà  in maniera massiccia la popolazione nelle zone ad alto rischio sismico ed idrogeologico, circa 700 mila persone in più, in prevalenza immigrati, e metà  si insedieranno proprio nel Nordest.
Alla domanda se l’evento è ineluttabile o se al contrario sarebbe possibile impedire che queste previsioni nefaste si avverino, risponde sconsolato che le leggi ci sarebbero e anche severe, ma nessuno, a cominciare dalla maggioranza dei sindaci, ha la minima intenzione di farle rispettare.
Grazie alla disinvolta disattenzione delle autorità  locali negli ultimi 15 anni è stato costruito ed asfaltato un pezzo d’Italia grande quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme.
Senza contare la marmellata delle case abusive spalmata su tutto il territorio nazionale.
E meno male che qualcuno ama ricordare l’efficienza leghista delle giunte del   nord est

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EFFICIENZA LUMBARD: L’ITALIA RINVIATA A GIUDIZIO DALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA PER DUE SITI NON BONIFICATI DAL 2004

Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile

DOVREMO PAGARE 195.840 EURO AL GIORNO DI AMMENDA PER TRE DISCARICHE NEI PRESSI DI MILANO CONTENENTI RIFIUTI PERICOLOSI, DI CUI DUE NON BONIFICATI… NON ERA STATA APPLICATA UNA SENTENZA DEL 2004

La Commissione europea ha deciso di rinviare l’Italia davanti alla Corte di giustizia europea per la mancata applicazione di una sentenza del 2004 riguardante tre discariche nei pressi di Milano.
Bruxelles intende quindi chiedere «il pagamento di sanzioni pecuniarie».
«Le suddette discariche – afferma l’esecutivo europeo – contengono rifiuti pericolosi e costituiscono una minaccia per l’aria e le acque locali».
La Commissione sottolinea dunque come «a distanza di sei anni dalla sentenza della Corte Ue una discarica è stata dismessa, ma le altre due non sono ancora state bonificate».
Su raccomandazione del commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, «la Commissione sta rinviando a giudizio l’Italia e chiederà  il pagamento di sanzioni pecuniarie».
Le sanzioni pecuniarie chieste dalla commissione alla Corte contro l’Italia consistono in un’ammenda giornaliera di 195.840 euro a decorrere dalla data della seconda sentenza della Corte fino all’avvenuta applicazione della decisione, più una somma forfettaria che è pari a 21.420 euro per ogni giorno trascorso dalla data della prima sentenza della Corte (2004) fino alla seconda.
Se i giudici condannassero l’Italia, accogliendo le ragioni della Commissione, la multa totale risulterebbe molto elevata.
«La maggior parte dei rifiuti nella seconda discarica non è ancora stata rimossa e la bonifica della terza discarica è appena cominciata», afferma ancora la Commissione Ue, motivando la scelta di deferire l’Italia alla Corte. «Poichè risulta evidente che la sentenza della Corte non è stata applicata, la Commissione ha deciso di sottoporre di nuovo il caso alla Corte di giustizia europea», conclude la nota.
La decisione della Commissione si basa sulla direttiva 2006/12 che «costituisce uno strumento fondamentale di tutela della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti negativi della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti».
La direttiva obbliga infatti gli Stati membri ad eliminare i rifiuti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente.

( da “il Corriere della Sera“)

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CALABRIA: NON HA USATO L’AUTO BLU, MA SI E’ FATTO RIMBORSARE 211.842 EURO DI BENZINA

Ottobre 28th, 2010 Riccardo Fucile

L’EX PRESIDENTE PD DEL CONSIGLIO REGIONALE GIUSEPPE BOVA LO AVEVA PROMESSO: “NON USERO’ MAI L’AUTO BLU”… MA DOPO CINQUE ANNI DI MANDATO PRESENTA UN CONTO STRATOSFERICO PER IL CONSUMO DI CARBURANTE

“Io non uso l’auto blu. E finchè posso ne farò a meno”.
Marchiato col fuoco, l’impegno d’onore che Giuseppe Bova, già  presidente del Consiglio regionale della Calabria, annunciò quasi cinque anni fa è stato mantenuto.
Da quel giorno, e per tutti i giorni della settimana, week end inclusi, Bova, dragone dell’anticasta, protagonista di una delle più feroci lotte alle spese inutili, tagliatore di teste solitario nella regione più sprecona d’Italia, si è diretto alla pompa di benzina da solo.
E dal marzo del 2006 fino al marzo del 2010 ha fatto il pieno conservando però ogni ricevuta per dimostrare il certo.
Ha speso 211mila euro di carburante.
Sono state 1460 giornate durante le quali non si è dato mai malato e ha anzi pigiato sull’acceleratore per connettere lungo l’asse Reggio Calabria-Catanzaro le energie vitali del proprio corpo.
Alla fine ha tirato le somme.
Anzi le ha fatte tirare al dirigente del servizio tesoreria della Regione: gli spostamenti sono infatti costati 211.842 e 42 centesimi di euro.
Tanta benzina è stata bruciata da Bova in ragione della sua passione ipercinetica per la politica.
Si è subito osservato che la mole del bonus rendeva incerta ogni comparazione con altri possessori di motori a scoppio.
Duecentomila euro alla pompa dell’Agip?
Nemmeno lo yacht di Briatore abbisogna di   tanto propellente energetico, possibile che l’utilitaria di Bova, l’uomo politico senza auto blu, consumi di più?
Possibile.
Il dubbio però resisteva: vuoi vedere che è uno scherzo di carnevale?
E’ una burla che i nemici di Bova, glorioso rappresentante della sinistra calabrese, già  del Pd (ora però fuori dal partito), e prima dei Ds, e ancor prima del Pds, hanno voluto mettere in scena?
Niente. La delibera sembra vera.
Bollettino ufficiale della Calabria, edizione del 16 giugno 2010, determinazione n. 299 del 13 aprile scorso, la numero 103.
All’onorevole Bova più di 211 mila euro cash.
Il suo benzinaio starà  festeggiando, pensando alla legislatura che è appena iniziata e ai chilometri che l’ex presidente del consiglio regionale, ferocemente all’opposizione della Giunta Scopelliti, ha in animo di fare, per tenere fede alla sua idea di politica: tutta on the road.

(da “La Repubblica”)

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