Marzo 8th, 2010 Riccardo Fucile
LE LISTE ANDAVANO RATIFICATE DAGLI ORGANISMI DI PARTITO UNA SETTIMANA PRIMA E PRESENTATE CON 24 ORE DI ANTICIPO…SE SI SBAGLIA, SI CHIEDE SCUSA AGLI ELETTORI, NON SI TRUCCANO LE CARTE…LA DESTRA E’ LEGALITA’ E RISPETTO DELLE LEGGI, NON UN COMITATO DI AFFARI…FACILE DIRE:”UNA PARTE DELL’ELETTORATO SAREBBE RIMASTO SENZA RAPPRESENTANZA”: QUANDO HANNO VOTATO LO SBARRAMENTO AL 3% SE NE SONO FOTTUTI
Lorenzo Cuocolo, docente di diritto costituzionale alla Bocconi di Milano, uno dei
massimi esperti in materia e non legato a carri politici, ha commentato: “Il governo non ha varato un nuovo regolamento elettorale, ha lasciato in vigore l’esistente, ma spiegando come va interpretato. In realtà è un trucco: questi decreti si usano per nascondere innovazioni. Si parla di norme interpretative solo se ci sono contrasti precedenti, cioè se la norma precedente è ambigua e si presta a interpretazioni. Ma in questo caso la norma era chiara, quindi il decreto è una forzatura”.
D’altronde il principio per cui si possono sanare le mere irregolarità formali era già presente nell’ordinamento e non a caso abbiamo sempre sostenuto che il caso di Milano si sarebbe risolto positivamente, come quello del listino Polverini a Roma, attraverso i normali ricorsi. Sarebbe bastato attendere 48 ore e si sarebbe evitata la figura da trucidi che è stata fatta. Altro caso quello della lista del Pdl a Roma: non essendo stata presentata, impossibile sanarne gli errori.
E si è allora ricorsi alla patetica storia del “basta essere presenti nel Palazzo del tribunale” e si riaprono i termini di presentazione.
L’unico dato di fatto certo è che il delegato del Pdl si era presentato 40 minuti dopo l’ora fissata e ormai i termini erano scaduti.
Se il Pdl credesse veramente alla favola “ci è stato impedito fisicamente di presentare la lista”, avrebbe dovuto semplicemente attendere la relazione delle forze dell’ordine (il ministro degli interni è pure Maroni) e avrebbe visti riconosciuti i propri diritti.
Dato che così non è, ha dovuto giocare la carta truccate del decreto interpretativo.
Se con il pasticcio delle liste il Pdl ha perso il 3% di consensi in una settimana, col decreto (contrari il 67% degli italiani), ha perso pure la faccia.
Una destra seria come avrebbe dovuto comportarsi?
In primo luogo, le liste dovevano essere preparate e sottoposte al voto degli organismi interni almeno una settimana prima dalla presentazione: una volta approvate, nessun capobastone avrebbe più cercato di correggerle all’ultimo minuto, togliendo qua e aggiungendo là , come al mercato delle vacche. Continua »
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Marzo 5th, 2010 Riccardo Fucile
“LA VENDETTA VA SERVITA FREDDA” DICE POI IL PRESENTATORE DELLA LISTA DEL PDL NEL LAZIO: SIAMO AI MESSAGGI IN CODICE…QUATTRO PAGINE, NOVE PUNTI E UNA RELAZIONE DA QUESTURINO, CONSEGNATA IERI A PALAZZO GRAZIOLI… LA PAUSA PANINO E’ SPARITA
Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe davvero da ridere: sono trascorsi quattro giorni da quando il prode Alfredo Milioni ha tentato di giustificare la figuraccia della estromissione nella consegna delle liste elettorali del Pdl nel Lazio con l’esigenza di andare a “magnà un panino”.
Dopo essere sopravvissuto alle maledizioni dei candidati in lista, ecco che con comodo ha ora stilato per il premier la “Relazione presentazione liste Lazio”, consegnata ieri a Palazzo Grazioli.
I dilettanti allo sbaraglio o gli “incapaci” (versione ministro Rotondi) hanno così messo nero su bianco la loro versione dei fatti, dopo averci pensato quattro notti. Si tratta di quattro paginette, in corpo 16 e in 9 punti, più simile a un rapporto della Questura che a un promemoria politico.
“Nella giornata di sabato 27 febbraio 2010, i nostri delegati di lista (Milioni e Polesi) entravano nel tribunale di piazzale Clodio per consegnare agli uffici preposti la documentazione relativa. Giunti in prossimità dgli uffici competenti, le forze dell’ordine comunicavano ai sovramenzionati delegati la possibilità di stare all’interno del’area adibita alla consegna delle liste nel numero di uno per volta. Intorno alle 12,35 Milioni si è avvicinato a Polesi per dargli il cambio, all’interno dell’area nella quale stazionavano i delegati delle liste e a quel punto alcuni di questi, urlando e invocando non meglio precisati brogli, creavano un forte clima di tensione e confusione”.
A quel punto sarebbe nato un parapiglia e Polesi & Milioni sarebbero stati espulsi dalla spazio verso l’area che solo dopo “verrà circoscritta e indicata come di attesa lista. Il tutto comportando uno spostamento di 5-10 metri e per pochi minuti in ambiente circostante”.
In pratica i due sarebbero prima stati spinti e poi si sarebbe disegnato il limite di accesso, roba da cartoni animati. Continua »
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Marzo 5th, 2010 Riccardo Fucile
ERRORI NELLE LISTE PERCHE’ FINO ALL’ULTIMO C’ERA CHI VOLEVA AGGIUNGERE UN NOME E TOGLIERNE UN ALTRO… VA VIA DI GIROLAMO E ARRIVA UN ALTRO CHIACCHIERATO…NON C’E’ SELEZIONE, NE’ POLITICA, NE’ ETICA: OGGI SE NE PAGANO LE CONSEGUENZE
Ora nel Pdl ci sono i reciproci scambi di accuse, il rimbalzo delle responsabilità , la
sensazione che “comandano tutti per non comandare nessuno”.
Alla fine i colpevoli sono i tecnici delle liste, quelli che hanno materialmente sbagliato un timbro o una firma, ma se prevalesse tale tesi non si comprenderebbe a fondo il “male oscuro” di un partito verticista che vive sulla figura carismatica di un leader, amato o odiato che sia, senza dibattito interno, senza confronto, senza idee, nascosti in un unanimismo di facciata. Dove si formano e si sciolgono correnti, come nella peggiore Dc, motivate non da “concetti politici” diversi, ma da interessi e ambizioni.
A parte Fini, che pone questione politiche, a torto o a ragione che siano, il resto è paludoso ristagno, in attesa di spartirsi i voti che il leader porterà .
Le scadenze elettorali sono occasione di scambi di coltellate e gomitate verso la poltrona, nel resto dell’anno si vivacchia come al bar sport.
Chi commenta veline, chi maledice i finiani, chi parla di incarichi futuri.
La politica resta fuori dalla porta delle poche sedi, peraltro scarsamente frequentate.
Il rapporto dirigenti-base è di dieci a uno.
Il Pdl è diventato un partito degli eletti e degli aspiranti tali, il contatto con i milioni di elettori è affidato ai media sotto controllo, il gusto del “porta a porta” è considerato fatica sprecata, il dissenso un tradimento.
Poi ci si chiede come si fanno a sbagliare i documenti delle liste.
Ve lo spieghiamo con un esempio.
La lista a Milano è stata presentata all’ultimo minuto perchè da due giorni si litigava: grazie anche a Berlusconi che ha imposto igienista, fisioterapista e geometra personale, riducendo quindi i posti di altri.
Per 48 ore si sono accapigliati Bondi da un lato, che voleva in lista tale Cagnoni e il coordinatore Podestà che voleva tale Riparbelli.
Lite terminata la notte prima della consegna delle liste: come si fa ad autenticare con attenzione le firme sotto un listino che cambia in continuazione?
L’errore ci sta, se il tecnico è continuamente sotto pressione. Continua »
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Marzo 4th, 2010 Riccardo Fucile
LA BOCCIATURA DELLA LISTA FORMIGONI SCATENA IL REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO: LA LEGA CHE IRONIZZAVA ORA SE LA FA SOTTO… MA IL PRECEDENTE DI UNA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO DEL 7 NOVEMBRE 2006 ALLA FINE DARA’ RAGIONE AL PDL CHE RIMARRA’ ESCLUSO SOLO IN LAZIO
In attesa delle decisioni del Tar, il centrodestra avrà qualche giorno per riflettere
sula strategia da adottare in merito alla vicenda “liste bocciate”, ma è indubbio che se prima esistevano “dissensi sopiti” nel Pdl, questi stanno ora emergendo a tutto tondo.
Sia sulla linea politica (“in questo partito, così com’è, non mi ci riconosco”, dichirazione di Fini di due giorni fa) sia sulla sua organizzazione (“Qui non sanno presentare neanche le liste e pensano a litigare con me che non sono sono d’accordo sui temi etici e sulla cittadinanza” affermazione di Fini di ieri), mentre il premier invoca la piazza e la solita soluzione da cummenda “rifaccio Forza Italia e comando solo io”.
La Lega poi è passata dallo sberleffo verso il Pdl (“sono dei dilettanti, noi non sbagliamo mai”) al capire che, se salta Formigoni, saltano anche le liste collegate, Lega compresa.
Ci hanno messo un paio di giorni, poi alla fine l’hanno compreso persino loro. Peccato che nessuno della Lega abbia spiegato come mai si erano impegnati a raccogliere 1.700 firme per la lista Formigoni e poi ne hanno consegnato solo 300, e pure taroccate, visto che se ne sono salvate solo 30.
Misteri dei furbetti del quartierino della padagna del magna magna.
In ogni caso, a nostro parere, alla fine il centrodestra rimarrà escluso solo dal Lazio, dove il vizio è evidente.
La lista non è stata neanche presentata, non risulta agli atti e i filmati smentiscono la versione della “minaccia fisica” che avrebbe impedito la consegna (l’unica che potrebbe rimettere in gioco la lista).
Per quanto riguarda la Lombardia invece, cosa dice la la motivazione con cui è stato respinto il ricorso di Formigoni?
Che “se Formigoni non corre per le regionali, non c’è pregiudizio giuridicamente rilevante all’interesse pubblico”.
Certamente vero che non esista un interesse pubblico che sia la persona di Formigoni il candidato del Pdl, ma è tale che vi sia “un candidato” del Pdl: se Formigoni non ha un incontestabile diritto, in quanto Formigoni, a essere candidato, ce l’ha nel momento in cui è lui il designato a rappresentare quanti si riconoscono nel Pdl. Continua »
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Marzo 3rd, 2010 Riccardo Fucile
RENATA PERDE DUE PUNTI, EMMA RESTA FERMA, GUADAGNANO UN 2% A TESTA STORACE E UDC, LA LISTA POLVERINI SALE AL 14%…LE DUE COALIZIONI ALLA PARI: CENTRODESTRA AL 48,5%, CENTROSINISTRA AL 48,2%… GLI INDECISI SALGONO IN UN GIORNO DAL 20,7% AL 33,4%
“Non c’è stato il temporale che mi aspettavo” ha commentato Luigi Crespi, esaminando i risultati dell’ultimo sondaggio, realizzato dal suo istituto di ricerca 48 ore fa, dopo l’esclusione della lista del Pdl dalla competizione elettorale regionale nel Lazio.
Il dato più rilevante è che la Polverini ha perso solo due punti rispetto alla candidata radicale, scendendo dal 40% al 38%, mentre la Bonino è rimasta stabile al suo 39%.
Il problema a questo punto è tutto interno alla coalizione del centrodestra: senza la lista principale del Pdl, aumentano gli indecisi che passano dal 20,7% al 33,4%, salgono le quotazioni de La Destra di Storace (dal 3% al 4,9%) e dell’Udc (dal 5,5% al 7,8%), cresce la lista personale della Polverini che supera il 14%. Ovviamente la ricerca di Crespi si basa sulla possibilità che la lista Polverini venga alla fine ammessa (come da logica e da numerosi precedenti giurisprudenziali in materia), mentre considera fuorigioco quella del Pdl.
Diamo un’occhiata alle coalizioni.
Quella di centrodestra che appoggia la leader del’Ugl scende dal 51,5% al 48,5% (con ampia fascia di nuovi indecisi), ma quella di centrosinistra che appoggia la Bonino non riesce a fare il sorpasso, pur salendo dal 46,4% al 48,2%.
Chi voterà centrodestra potrà avere quattro alternative: o votare solo la Polverini o una delle tre liste che la appoggiano, compresa quella civica. Continua »
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Marzo 2nd, 2010 Riccardo Fucile
SILVIO IMPONE I DUE FIDANZATI A CAPO DEI GIOVANI PDL, LA SUA IGIENISTA, IL SUO GEOMETRA E IL SUO FISIOTERAPISTA… BOSSI SISTEMA IL FIGLIO, PRESENTI ANCHE I FIGLI DI CRAXI, GAVA E SBARDELLA…IL RITORNO DI COSIMO MELE, LA METEORINA DI FEDE, UNA SHOW GIRL IN CALABRIA, LA SEGRETARIA DI VERDINI, MENTRE LA PASCALE ASPETTA UN ASSESSORATO AL TURISMO
Iniziamo da una che non ce l’ha fatta: la collaboratrice del ministro Scajola, Fabiana Santini, capo della segreteria che avrebbe dovuto essere accreditata nel listino della Polverini.
Silvio ha invece imposto il capo dei giovani del Pdl, Francesco Pasquali, e pure la sua compagna, Veronica Cappellaro, per fare doppio stipendio.
In Lombardia , nel listino bloccato di Formigoni, altro colpo del premier che sistema la show girl Nicole MInetti, attualmente sua igienista dentale, Giorgio Puricelli, fisioterapista del Milan, e Francesco Magnano, noto per essere il suo geometra di fiducia.
Tra i figli di “cotanti padri” ecco il salario garantito a Renzo Bossi, candidato a Brescia e ai figli di Craxi, Sbardella e Gava.
Premiato anche Cosimo Mele, ex deputato Udc, coinvolto nei festini a luci rosse in via Veneto, che trova spazio nella lista “Io Sud” in Puglia.
Sempre in Puglia, in una lista di appoggio al Pdl creata dal ministro Fitto, troviamo Tato Greco, indagato a Bari assieme a Tarantino del quale è ritenuto socio occulto.
In Campania ritorna Lady Mastella, alias Sandra Lonardo, in quota Udeur, alleato del Pdl.
Altri colpi del premier in Campania dove ha imposto Giovanna Del Giudice, ex meteorina di Fede, da poco segretaria del senatore Ghigo, Emanuela Romano, psicologa e a capo del comitato “Silvio ci manchi”.
Famosa anche perchè il padre Romano, quando la sua Emanuela venne esclusa dalla lista per le Europee, prese tanto male la cosa da minacciare di cospargersi di benzina davanti a Palazo Grazioli, dove fu bloccato in tempo. Non va in lista Francesca Pascale, colei che disse “o posto sicuro nel listino o nulla”: nel caso Caldoro vincesse però, senza colpo ferire, ha già prenotato l’assessorato al Turismo. Continua »
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Marzo 2nd, 2010 Riccardo Fucile
L’ASSENZA DEL LOGO DEL PDL RENDE QUASI IMPOSSIBILE LA VITTORIA DEL CENTRODESTRA, SALVO UNA REAZIONE IMPREVEDIBILE DELL’ELETTORATO…IN REGIONE SALTEREBBERO POLITICI E RE DELLE TESSERE, ENTREREBBERO RAPPRESENTANTI DELLA SOCIETA’ CIVILE
Il pasticcio in sede di presentazione delle liste da parte del Pdl romano dovrebbe
spianare la strada alla vittoria di Emma Bonino: troppo grande appare sula carta l’handicap rappresentato dall’assenza del logo del partito.
I sondaggisti si stanno da ieri esercitando sull’influenza che la novità avrà sul voto: c’è chi quantifica in 160.000 voti l’emorragia che subirà la candidata alla presidenza, Renata Polverini.
La gara che sembrava mettersi bene, dopo un avvio stentato, sembra di nuovo compromessa per la candidata del centrodestra.
Diamo un’occhiata ai dati: nel 2008, alle ultime provinciali nello stesso lembo di territorio dove ora gli elettori non troveranno il simbolo del Pdl, il partito aveva toccato la percentuale del 37,1%, tradotto in voti circa 842.000 consensi.
Secondo i sondaggisti se è vero che le Regionali sono tradizionalmente legate alla valutazione del candidato presidente, non si può nascondere che queste hanno una forte valenza politica.
Una parte di chi vota Pdl convergerà quindi ugualmente sulla Polverini, utilizzando le altre liste collegate, ma viene anche meno l’effetto bandiera di chi votava più che altro il simbolo.
Senza considerare un altro aspetto potenziale: Renata potrebbe fare il miracolo e vincere, ma con il rischio che la maggioranza dei consensi dei partiti vada al centrosinistra.
Luigi Crespi invece non crede a un successo della Polverini: una botta del genere a 30 giorni dal voto è quantificabile almeno nella perdita del 4% dei consensi.
Rimane un’incognita: la capacità di reazione dell’elettorato di centrodestra. Continua »
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Marzo 2nd, 2010 Riccardo Fucile
SCONFITTA LA LINEA DEL “CODICE ETICO” PROMOSSA DA BOCCHINO E DALLA CARFAGNA: ENTRA QUALCHE AMICO DI COSENTINO… DENTRO GAMBINO, CONDANNATO PER PECULATO E ZARA, PER CORRUZIONE… NELLE LISTE DI SOSTEGNO A CALDORO SPICCA CONTE, ACCUSATO DI CAMORRA
Addio codice etico e candidati con la fedina penale immacolata, tra le file del centrodestra: nell’ultima notte in cui si decidevano le liste, Nicola Cosentino, coordinatore regionale campano del Pdl, è riuscito a imporre le sue scelte, vincendo il braccio di ferro con Italo Bocchino e Mara Carfagna.
Il ministro e il capogruppo alla Camera da tempo si erano battuti per la limpidezza dei candidati, ma non sono riusciti a evitare qualche sconfitta.
E’ in lista Alberico Gambino, sindaco più votato d’Italia (a Pagani, in provincia di Salerno), sospeso dal prefetto lo scorso anno per una condanna a un anno e mezzo per peculato, fortemente appoggiato anche dal presidente della Commissione Difesa di Montecitorio, nonchè presidente della provincia di Salerno, Edmondo Cirielli.
Proprio venerdi era atteso il verdetto dei giudici d’Appello: se fosse stato assolto non ci sarebbero stati problemi, così erano gli accordi.
Il verdetto dei giudici ha però confermato la condanna di primo grado e dunque sarebbe stato fuorigioco.
A questo punto qualcuno ha sbarrato la strada al consigliere regionale uscente Pietro Diodato, voluto dalla Carfagna, nonostante la sede regionale del partito fosse stata occupata dai suoi sostenitori per tutto il giorno. Continua »
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Marzo 1st, 2010 Riccardo Fucile
LE PARTITE MEGLIO VINCERLE SUL CAMPO, NON A TAVOLINO…VEDERE EMMA CON LA BAVA ALLA BOCCA PER LA SQUALIFICA DELLA RENATA E’ STATA UNA BRUTTA PAGINA DELLA POLITICA ITALIANA… SAREBBE BASTATA UN PO’ DI CLASSE E UN PO’ DI CORAGGIO
Inutile dire che del pasticcio fatto dal centrodestra a Roma, con relativa
esclusione del Pdl dalla competizione regionale in Lazio, pensiamo tutto il male possibile e lo abbiamo scritto nell’articolo precedente.
Inutile aggiungere che a nulla servono le manifestazioni di protesta quando si ha palesemente torto e quando si dovrebbero semmai appurare le reali ragioni che hanno portato a questa apparente “figuraccia”, non ultime analizzarne da subito le conseguenze interne e i riflessi nazionali che porterà .
Se la lista, come è quasi certo, non verrà riammessa, i casi sono due: o si verificherà , per reazione, il miracolo di elettori di centrodestra che trascineranno ugualmente la Renata sul podio, nonostante i vertici del Pdl, votando la sua lista personale, o si arriverà , più probabilmente, alla vittoria della Emma a mani basse per “squalifica” dell’avversario.
“Sopportata” più che “supportata” dal Pd, autocandidatasi alla presidenza della Regione e divenuta quindi soluzione di ripiego del centrosinistra in perenne lite interna, la Bonino ha risvegliato le coscienze di una sinistra data per “persa per strada”, annoverando firme progressiste della cultura e dello spettacolo tra i suoi sostenitori.
Quella che si prospettava una bella partita tra due candidate donne, ora rischia di non giocarsi per impraticabilità del campo, con vittoria a tavolino di colei che da una vita fa “battaglie per le libertà civili e la libera espressione del popolo”. Avevamo un rispetto e una stima notevole per Emma, anche se non abbiamo apprezzato i suoi cambi di fronte in passato, alleata ora della sinistra ora del centrodestra, a seconda troppo spesso della convenienza.
Di fronte alla debacle del Pdl e alla sua insulsaggine, ci saremmo aspettati un atteggiamento di “distacco aristocratico”: una dichiarazione soft, di fronte all’esclusione delle liste del Pdl, rinviando semplicemente alle decisioni dei giudici di dirimere il merito della questione.
“Starne fuori” sarebbe stata una soluzione.
Un’altra ancora più di classe sarebbe stata quella di proporre un ritiro dalla competizione anche del centrosinistra e la richiesta di un rinvio della votazione con un semplice motivazione: “Per rispetto di tutti i romani e della mia avversaria, voglio governare questa regione per merito mio, non demerito altrui. Voglio battere Renata sul campo, non godendo del vantaggio della sua squalifica”. Continua »
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