Settembre 30th, 2012 Riccardo Fucile
I CONTROLLI DELLA FINANZA NEGLI UFFICI DEL PDL IN REGIONE…RIMBORSI SOSPETTI
Sul sito dell’Assemblea regionale del Piemonte sono stati pubblicate indennità di presenza e rimborsi chilometrici pagati nel 2011 per le trasferte dei consiglieri impegnati in attività di carattere istituzionale.
In tutto sono stati rimborsati circa 590 mila euro. Fondi concessi in base ad un’autocertificazione così come previsto dalla legge regionale del 2001.
Sulla carta, dunque, tutto è regolare anche se resta da capire come sia possibile che nel corso dell’anno scorso siano stati pagati a due consiglieri ed un assessore rimborsi che superano i 30 mila euro.
Misterioso anche il fatto che nel mese di agosto del 2011 il Consiglio regionale abbia rimborsato spese per quasi 12 mila euro per oltre ventimila chilometri percorsi quando le attività istituzionali chiudono per ferie per almeno 3 settimane.
Anche perchè nello stesso periodo tra gli assessori, solo uno, Claudio Sacchetto ha chiesto 1303 euro di rimborso.
Nel 2011 l’assessore leghista all’Agricoltura ha ottenuto 35 mila euro e rotti di pagamenti. Un rimborso superiore a quello del presidente della Giunta, il novarese Roberto Cota che ha ottenuto 17.931 euro.
Tra i consiglieri regionali il più rimborsato è il novarese Roberto Boniperti (Progett’azione), da poco vicepresidente dell’Assemblea, con 37.030,02 di extra.
Poi c’è il verde-verde Maurizio Lupi (31 e321 euro). Daniele Cantore (Pdl) ha presentato una richiesta per 18.120,5, regolarmente liquidata.
Il presidente del Consiglio regionale,Valerio Cattaneo residente nel verbano lo supera di poco (18.241,93).
L’astigiana Angela Motta (Pd) ha ottenuto dalle casse di Palazzo Lascaris 16.228,95, superata di poco dal leghista valsesiano Paolo Tiramani (16.237).
Oltre 15 mila euro rimborsarti al pidiellino Cortopassi, arriva dalla provincia di Vercelli . Si tratta di consiglieri residenti al di fuori del comune di Torino.
L’articolo 2 della legge regionale prevede il rimborso spese per ogni giorno di presenza effettiva ad una o più riunioni istituzionali sia corrisposta una sola indennità di presenza 112 euro lordi ed un rimborso chilometrico relativo al percorso compiuto per partecipare ad una sola delle riunioni stesse, calcolato moltiplicando il doppio della distanza tra la residenza del consigliere ed il capoluogo della regione o la sede della riunione di carattere istituzionale qualora la stessa si svolga in altra località del territorio regionale.
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Settembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
“L’80% LO SPENDO PER IL PERSONALE”… “C’E’ UNA IPERTROFIA MA STIAMO CAMBIANDO”
Accipicchia, 335mila euro di contributi al gruppo consiliare di
Autonomia e Diritti, che ha un solo componente: lei, Agazio Loiero.
“Ma la somma si riferisce a un gruppo di cui non faccio parte”.
Mi gira già la testa.
“Bravo! Infatti è un paradosso. Se ha la pazienza di seguirmi le spiego tutto”
La voce di Agazio Loiero, 72 anni, ex presidente della Regione Calabria, ex ministro, ora consigliere della Calabria del gruppo “Autonomia e Diritti”, giunge dolente, affranta, dopo che Repubblica. ha pubblicato i rimborsi forniti ai gruppi consiliari, tra cui il suo, un monogruppo.
Come fa a dire che non ne fa parte?
“Allora, era la lista con cui mi presentai alle elezioni del 2010: prendemmo 4 consiglieri, ma io poi m’iscrissi al gruppo del Pd e inizialmente non feci parte di Autonomia e Diritti”.
Una contorsione.
“Nel maggio del 2011 ho lasciato il Pd e mi sono iscritto ad Autonomia e Diritti, che però si è rapidamente assottigliato. Prima è sceso a tre, poi a due, e poi dal settembre del 2011 sono rimasto solo, e quindi di questi 335mila euro la parte di mia competenza è di 77 mila euro. Capisce ora che mi sento investito da una bomba! (Trionfante, squillante)”.
E come li ha spesi questi 77mila euro?
“Come prevede la legge: molta struttura e personale. Diciamo 80 per cento personale, e il venti per cento convegni, alberghi, sa il mio gruppo è presente in cinque province”.
In totale Autonomia e diritti ha speso 212mila per euro per i collaboratori. Ma quanti ne avete?
“Non glielo so dire”.
Non sa quanti collaboratori ha?
“Aspetti… sette o otto persone almeno”.
Che adesso lavorano solo per lei?
“Sì, per me, ma lei saprà benissimo che la disoccupazione in Calabria è una tragedia immane”.
Glielo garbatamente: non sono troppi?
“Garbatissima domanda, però non so dirle se sono tanti o pochi…”
Tanti o pochi?
“C’è un’ipertrofia, il problema esiste, ma le ricordo che il gruppo inizialmente era di quattro consiglieri”.
Già la Regione della Calabria non gode di grande fama.
“Ma stiamo cambiando: a inizio legislatura abbiamo ridotto del 10 per cento i fondi ai gruppi, su mia richiesta la conferenza dei capigruppo ha poi deciso di dimezzarli. Io spingevo per la decorrenza immediata, ma c’erano delle resistenze, e così si è tagliato subito un altro 10 per cento, e il resto entro il 2015”.
Al momento restano quattro milioni e 462mila euro. Un’enormità .
“Sì, sono troppi soldi, ma noi li stiamo riducendo, mentre altri se li sono aumentati, passando da 1 a 14 milioni. Tenga conto che da noi la situazione è unica, perchè il Consiglio è diviso dalla giunta, sono amministrazioni diverse, con bilanci diversi, questo per effetto dei fatti di Reggio Calabria. E noi del Consiglio abbiamo abolito i vitalizi, ridotto le commissioni da dieci a sei, e io sono stato decisivo nel far certificare i bilanci a una società esterna”.
Concetto Vecchio
(da “La Repubblica”)
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Settembre 29th, 2012 Riccardo Fucile
INDAGATI ANCHE I DUE SEGRETARI DOPO L’ELENCO DEI BONIFICI DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO
Ormai è un pozzo senza fondo.
Dopo l’elenco dei bonifici da centinaia di migliaia di euro disposti da Franco Fiorito, nuove sorprese arrivano scorrendo la lista dei destinatari degli assegni firmati dall’allora capogruppo Pdl alla Regione Lazio.
Tanto che nel registro degli indagati sono stati iscritti i suoi segretari Bruno Galassi e Pierluigi Boschi, entrambi autorizzati a operare sui conti correnti del Pdl presso la filiale Unicredit che si trova nella sede della Pisana.
Boschi ne ha firmati almeno due con “girata” a se stesso: l’uno da 2.288 euro il 7 maggio scorso e l’altro da 2.289 euro il 28 giugno scorso.
Ma sotto inchiesta rischia di finire pure la sua ex fidanzata Samantha Reali, che ha beneficiato di compensi per almeno quattro mesi.
Spulciando tra le nuove spese sono state scoperte “uscite” quantomeno curiose da giustificare come attività politica.
Un esempio per tutti: i 4.120 euro pagati il 12 aprile scorso a Pineider, la cartoleria più prestigiosa di Roma.
E poi ci sono i 3.000 euro per pagare il pernottamento in un villaggio turistico, i 4.200 euro per la società Image che vende manifesti e quadri.
Il resto degli assegni sono stati intestati a persone che adesso si dovrà capire a che titolo abbiano preso i soldi: 1.558 euro sono stati versati a Meri Greco che in un’altra occasione ha ottenuto 1.565 euro; Stefano Forte ha incassato per due volte assegni da 900 euro l’uno; uguale trattamento per Maria Puzone, che risulta essere parente del consigliere Romolo del Balzo.
Il primo a denunciare le “uscite” senza giustificativo di Fiorito era stato il suo successore Francesco Battistoni che con l’assistenza dell’avvocato Enrico Valentini aveva chiesto alla magistratura di verificare la gestione della tesoreria.
Una situazione che era stata evidenziata anche dalla Banca d’Italia con una segnalazione di operazioni sospette che riguardava una sequenza di 109 bonifici.
Il resto lo hanno fatto le indagini del Nucleo Valutario che nella prima informativa consegnata ai magistrati hanno elencato tutte le anomalie contabili e sottolineato come Fiorito avesse – soprattutto nell’ultimo periodo – accreditato i soldi a se stesso e agli altri senza specificare il nome del destinatario in modo da eludere i controlli interni del partito.
Inseriva l’Iban, ma l’identità rimaneva coperta e così era più complicato risalire a chi riceveva le somme.
Un iter che Fiorito ha scelto di non seguire quando si è trattato di pagare la sua ex fidanzata – che era stata assunta con un contratto a tempo – oppure la compagna del padre che si occupa delle sue tre ville di Tenerife, alle Canarie.
Una procedura che avrebbe invece utilizzato per elargire soldi anche ad altri consiglieri del Pdl che avrebbero fatto passare come spese per il funzionamento del gruppo cene, viaggi, feste, ma anche automobili di grossa cilindrata, borse, computer.
Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)
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Settembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
UNA QUINDICINA DI MILITARI HANNO ACQUISITO DOCUMENTI SULLE SPESE DEI GRUPPI NEGLI ULTIMI 4 ANNI…. NEI GIORNI SCORSI LE DICHIARAZIONI DEL DEPUTATO ROSSO
Una quindicina di uomini della Guardia di Finanza è negli uffici dei gruppi politici del consiglio regionale del Piemonte per acquisire documentazione relativa alle spese degli stessi gruppi.
L’acquisizione avviene nell’ambito di un’indagine conoscitiva avviata nei giorni scorsi dalla Procura di Torino.
L’acquisizione dei documenti sta avvenendo negli uffici di tutti i gruppi consiliari e — da quanto si è saputo — riguarda le spese sostenute dai gruppi a partire dal primo gennaio 2008.
Nell’operazione sono impegnati gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Torino della Guardia di finanza, ai quali i pm Andrea Beconi ed Enrica Gabetta, titolari dell’inchiesta, hanno delegato le indagini.
L’inchiesta riguarda i bilanci dei gruppi del Consiglio regionale del Piemonte ed è nella fase iniziale.
Al momento — da quanto è trapelato — i pm non hanno formulato ipotesi di reato e non vi sono persone sottoposte a indagini.
Il senso degli accertamenti è verificare se ci sono casi di malversazione dei fondi o di irregolarità nella rendicontazione di spese e nelle richieste di rimborso, o di percezione irregolare di benefit come le autocertificazioni di missioni e trasferte, i rimborsi chilometrici, e cosi via.
I finanzieri hanno preso contatto con i rappresentati dei gruppi consiliari, in particolare quelli più corposi, cioè Pd e Pdl.
Davide Bono, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio ha chiesto copia nei giorni scorsi dei giustificati dal 2001 a oggi dei rimborsi ai consiglieri regionali: “Ma ci sono stati negati per una volontà politica”.
Proprio il Piemonte era finito casualmente sotto la lente d’ingrandimento dopo le dichiarazioni di Roberto Rosso, parlamentare del Pdl ed ex sottosegretario, che aveva raccontato in tv come un suo amico consigliere si faceva rimborsare con delle indennità il proprio soggiorno in settimana bianca al Sestriere: “Che porcata le Regioni”, aveva esclamato Rosso.
Il parlamentare aveva poi confermato tutto e il consigliere al centro dei sospetti aveva smentito, alimentando così la “caccia al furbetto”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
L’EX GOVERNATRICE HA USATO A GIUGNO DUE MOTOVEDETTE DELLA GUARDIA DI FINANZA PER RAGGIUNGERE PONZA
Non una ma ben due motovedette delle Fiamme Gialle per la gita a Ponza di Renata
Polverini.
Una velocissima V2050, mezzo adottato per sconfiggere i contrabbandieri, ad aprire il convoglio e poi un comodo guardacoste lungo 22 metri per la governatrice, i suoi quattro amici e un carico di bagagli.
Che i militari hanno scaricato a terra, improvvisandosi facchini.
Cinque anni fa, dopo lo scandalo per le escursioni del generale Roberto Speciale e di tanti politici a bordo di mezzi della Finanza, si era promesso che non sarebbe mai più accaduto.
Invece questa foto documenta il tour di Renata & Friends lo scorso 24 giugno sulla rotta Ponza-Anzio.
L’ex governatore era di ritorno da un impegno ufficiale: aveva assistito alla finale del Premio Caletta.
Sedeva in prima fila assieme al neosindaco di Ponza Piero Vigorelli, celebre conduttore televisivo da sempre vicino al Pdl e ora top manager de La7, e a Bruno Vespa.
Una serata condotta da Claudio Lippi e dalla meno nota Adele Di Benedetto, con sfilata di modelle abbastanza svestite che indossavano abiti di sarti emergenti laziali, e un mini talk show improvvisato da Vespa.
Tra i premiati Alessandro Cecchi Paone, che sfoggiava brache etniche, e Licia Colò, a cui è stato riconosciuto l’impegno per la promozione dell’isola pontina.
La serata è organizzata da Almadela, un’associazione di Latina che si occupa di promozione tv, moda e formazione giovanile quasi sempre con finanziamenti pubblici.
E il Premio Caletta è venuto a costare circa 30 mila euro, raccolti tra sponsor privati e contributi pubblici, come spiega Alberto Lauretti, presidente di Almadela. Provincia e Regione dovrebbero stanziare 10 mila euro, mentre le spese di luci e palco sono state a carico del Comune.
Secondo Lauretti «il grosso delle spese se ne vanno per i trasporti e i biglietti degli aliscafi».
Gli ospiti, giura Lauretti, «arrivano sempre con mezzi pubblici, così è stato per Paolo Bonaiuti, per il prefetto di Latina e tutti gli altri».
Non per la Polverini, che ha usufruito di un trasporto privilegiato degno di un sovrano.
Stando alle testimonianze, ore prima dello sbarco tre pescherecci sono stati fatti spostare dalle Fiamme Gialle per garantire un attracco rapido.
Con un motoscafo militare che vigilava a largo del molo, accogliendo poi l’arrivo della motovedetta presidenziale.
Che non si trattasse di una missione istituzionale lo conferma anche il suo look: pantaloni bianchi e canottiera fiorita.
(da “L’Espresso“)
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Settembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
ANGELA BIRINDELLI, “NEMICA” DI BATTISTONI, ISCRITTA NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI INSIEME AL SINDACO DI VITERBO PER CORRUZIONE E TURBATIVA D’ASTA
Un altro indagato nel ciclone giudiziario che ha investito la Regione Lazio. 
Non si tratta, però dell’inchiesta sui fondi del Pdl spariti e finiti in Spagna.
Almeno, non direttamente: l’assessore regionale all’Agricoltura, Angela Birindelli, risulta indagata dalla Procura di Viterbo insieme al sindaco di Viterbo Giulio Marini e ad Erder Mazzocchi, commissario straordinario dell’Arsial, l’agenzia regionale per il sostegno e lo sviluppo dell’agricoltura.
Nell’inchiesta in tutto sono indagate 10 persone tra le quali tre funzionari regionali e tre dipendenti pubblici viterbesi.
Sindaco e assessore sono accusati di corruzione e turbativa d’asta: avrebbero favorito aziende vitivinicole viterbesi – in relazione alla rassegna enologica nazionale Vinitaly, edizione 2011 – nell’aggiudicazione di commesse.
Tuttavia l’indagine sui fondi all’agricoltura si collegherebbe in parte al filone della seconda inchiesta sullo scandalo fondi, quella aperta dalla Procura di Viterbo (che vede Fiorito testimone), in merito alle false fatturazioni del Pdl in Regione Lazio.
LA GUERRA DEI VITERBESI NEL PDL
La vicenda di Angela Birindelli, 52 anni, vicina alla governatrice Polverini, si inquadra a pieno diritto nella faida interna al Pdl del lazio: l’assessore, infatti, è considerata una «nemica» dell’ex capogruppo Pdl alla Pisana Francesco Battistoni (che aveva preso il posto dell’indagato Franco Fiorito) costretto alle dimissioni dall’aut aut di Renata Polverini lo scorso 20 settembre, dopo un infuocato vertice con Angelino Alfano.
SPINTA DALL’UDC
Birindelli, come Battistoni, è originaria del Viterbese (è nata a Bolsena). E Viterbo è l’epicentro del terremoto politico che ha scosso e scuote il Pdl laziale. Birindelli, nel 2010 – su pressioni dell’Udc -soffiò il posto di assessore all’Agricoltura al conterraneo Battistoni facendo infiammare la faida viterbese.
Poi, tra beghe e feroci discussioni, esplode lo scandalo dei finanziamenti sospetti: tra questi, 18 mila euro stanziati da Birindelli. L’accusa che trapela all’inizio è pesante: concorso in estorsione.
FILONI INCHIESTA
L’inchiesta si sta dipanando in almeno due filoni principali: il primo è quello che vede l’assessore Birindelli indagata per corruzione e tentata estorsione insieme con i giornalisti Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini, rispettivamente ex direttore del quotidiano L’Opinione di Viterbo e amministratrice della cooperativa che lo produceva.
L’indagine è scaturita da una denuncia del consigliere regionale Francesco Battistoni, secondo la quale la Birindelli avrebbe commissionato 18mila euro di inserzioni pubblicitarie sull’attività del suo assessorato, in cambio delle quali il quotidiano avrebbe orchestrato una campagna stampa contro lo stesso Battistoni.
Il secondo è scaturito da un’altra denuncia per diffamazione a mezzo stampa presentata dai legali di Battistoni e da due aziende viterbesi.
LA REPLICA DI MAZZOCCHI
Si chiama fuori dalla presunta turbativa d’asta, il commissario Arsial: «Non ho mai avuto rapporti con aziende viterbesi, nè personali nè professionali e tutti gli affidamenti sono stati fatti direttamente dall’ente fiera di Verona», dichiara Erder Mazzocchi.
Che precisa: «I fondi per la realizzazione della manifestazione vennero assegnati dall’assessorato all’Agricoltura ad Arsial soltanto alla fine di marzo 2011 con la manifestazione che sarebbe iniziata il 5 aprile».
Quanto al Vinitaly 2012, in quelal edizione il Padiglione Lazio «è stato realizzato direttamente dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio».
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Settembre 28th, 2012 Riccardo Fucile
LE PROPOSTE DEI PRESIDENTI DI REGIONE AL GOVERNO: VIA 300 CONSIGLIERI, TRASPARENZA E CONTROLLO. FORSE UN DECRETO
Presi dal dubbio di non riconoscere qualcuno dei presidenti di Regione meno noti alle cronache, i giornalisti fermano qualunque uomo di mezza età in giacca e cravatta esca dal palazzo romano di via Parigi, dove si sta tenendo la conferenza dei governatori.
E non tutti la prendono bene.
“Non mi scambi per un presidente della regione che la querelo”, sbotta uno.
Sarà che hanno capito che l’aria che tira è questa, se ieri sera, dopo i colloqui con il capo dello Stato e il sottosegretario Antonio Catricalà , i 20 eletti hanno deciso di annunciare il loro piano di riforma.
Via 300 consiglieri regionali (un terzo del numero attuale), tetto alle indennità , trasparenza, controllo della Corte dei Conti e sanzioni per chi non sforbicia.
Il loro compito è finito: ora, chiedono, il governo adotti “un provvedimento legislativo concordato urgente, da emanare entro la prossima settimana”.
Un decreto, forse.
Qualsiasi cosa ripulisca in fretta la faccia dei presidenti infangati dal caso Lazio e da quello della Lombardia.
Paradossalmente, fa un certo effetto vedere che il più loquace dei governatori, ieri, era proprio Roberto Formigoni (in un inedito abito tutto nero).
E che fosse Renata Polverini (nel consueto nuovo ruolo, di bianco vestita) a consigliare ai colleghi meno avvezzi alla stampa come affrontare le domande insistenti: “Purtroppo non ti fanno vivere. Ti perseguitano”.
Praticamente impossibile trovare qualcuno che parli male di lei.
Tutti dicono che anche loro, al posto suo, si sarebbero dimessi.
Ma poteva non sapere?
“Secondo me sì — sentenzia Giuseppe Scopelliti, presidente della Calabria — È come se chiedete a me come spende i soldi un consigliere regionale”.
Non lo sa, ma è certo che un altro Franco Fiorito non si annidi tra Reggio e Cosenza: “Non credo proprio, anche perchè da noi i soldi sono molto meno”.
Mentre resta a valutare la differenza di prezzo tra la ‘nduja e le ostriche, dietro di lui sfilano il campano Stefano Caldoro, l’abruzzese Gianni Chiodi, il trentino Lorenzo Dellai, il marchigiano Gian Mario Spacca: tutti d’accordo, la Polverini poteva non sapere.
Così come non sconvolgono le altre notizie circolate in questi giorni. I “fuori busta” in Veneto e Piemonte, per esempio.
“È roba del consiglio. E va avanti così dal 1984”, dice il governatore Luca Zaia. E pure lui esclude categoricamente che tra Verona e Rovigo si aggiri un altro Fiorito: “Anche perchè siamo andati subito a controllare”.
I tecnici delle regioni che sono venuti ad accompagnarli scuotono la testa.
Quelli delle regioni a statuto speciale ce l’hanno con la Sicilia, che non è d’accordo con la loro proposta di riforma e con il Friuli che temporeggia.
Difficile trovare accordi sui 20 punti all’ordine del giorno, tanto che qualcuno se ne va sconsolato per questa “farsa indegna”.
Il presidente della Puglia Nichi Vendola, a margine dell’incontro, annuncia che si taglierà 50 mila euro dallo stipendio annuo.
Sperava nei complimenti, si è trasformato in un mezzo boomerang: tutti a chiedergli, su Facebook, quanto mai avrà guadagnato finora se può permettersi un risparmio del genere. “Non siamo tutti uguali”, si sfoga anche il governatore toscano Enrico Rossi.
Mentre il palazzo di via Parigi si svuota, dal quarto piano traslocano poltrone.
Una gru le riporta a terra.
Qualcuno le guarda preoccupato.
Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
NESSUNA COMUNICAZIONE UFFICIALE: RESTA IN CARICA E SISTEMA QUALCHE FEDELISSIMO
Ieri hanno raccolto le proprie cose alla Pisana gli 88 dipendenti tagliati dal consiglio regionale del Lazio: ragazzi con contratti a tempo, autisti di presidenti di commissioni che non ci sono più, precari della politica da mille euro al mese.
Il bonifico mensile di una dozzina di migliaia di euro arriverà invece serenamente a Franco Fiorito, il consigliere Pdl simbolo dello scandalo esploso in Regione Lazio, l’uomo del Suv, delle gite in Sardegna con i soldi dei contribuenti, delle ricche cene, delle accuse ai colleghi di partito.
E Renata Polverini?
La Presidente del Lazio, che negli scorsi giorni aveva annunciato le proprie dimissioni, tappezzando la città di manifesti con il nuovo motto della casa “questa gente la mando a casa io”, è ancora al suo posto.
Ieri ha frequentato serenamente la Conferenza dei Presidenti di Regione, è stata dal Capo dello Stato, ha anche trovato il tempo per convocare una giunta che ha deciso di impugnare davanti alla Consulta la legge sulla spending review (non piacciono le norme sul riordino delle Province e i tagli previsti alle società partecipate) e di rinnovare fino a giugno i contratti di due dirigenti esterni, Raffaele Marra (direttore del Personale) e Giuliano Bologna (coordinatore dell’avvocatura regionale ). Entrambe le nomine erano state bocciate dal tar a giugno scorso, sentenza che la Regione ha preferito ignorare in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato, prevista per il mese prossimo.
Non sono due nomine neutre.
Bologna proviene dall’Ugl, il sindacato della Polverini, ed è stato consulente legale della stessa governatrice. Marra, invece, è considerato vicino al sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Se ne andranno poco dopo la giunta, ai giudici amministrativi piacendo.
A chi chiedeva lumi sulle sue mancate dimissioni, la Presidente di Regione ha risposto: “Ne stiamo ragionando con il ministro Cancellieri. Ve ne dovete fare una ragione. Ci sono delle procedure da seguire. Tanto, un giorno in più o in meno cambia poco. L’importante è essersene andati da questa Regione, aver dato un taglio a questa situazione e aver mandato a casa tutti quei cialtroni”.
Certo le opposizioni del Consiglio regionale del Lazio attendono che quelle dimissioni, annunciate ormai due giorni fa, vengano formalizzate all’aula, ma per vederle nero su bianco si potrebbe dover attendere anche la prossima settimana.
La giunta, infatti, ha davanti a sè dossier difficili da gestire con la sola gestione ordinaria (quella che deriverebbe dalle dimissioni della giunta): c’è la partita della Sanità (Polverini è anche commissario della Sanità regionale), dei fondi europei (migliaia di euro che rischierebbero di essere spesi in altre regioni d’Europa in mancanza di una pianificazione ordinata), dei rifiuti, con il piano regionale che non pare vedere sbocchi.
Inutile nascondere che la permanenza in Regione consentirà alla Polverini di condurre le proprie battaglie politiche, e anche le proprie vendette nei confronti della sua stessa (ex) maggioranza.
Nei corridoi della politica ci sono due spifferi.
Il primo riferisce che sarebbe in rampa di lancio la cacciata dalla giunta di tutti gli ex forzisti vicini ad Antonio Tajani.
Sarebbero quindi in uscita Fabio Armeni, assessore alle Risorse umane, demanio e patrimonio, Angela Birindelli, assessore alle Politiche agricole, Marco Mattei, assessore all’Ambiente e Stefano Zappalà , assessore al Turismo.
Lo spiffero è confermato dalla stessa Polverini che afferma come oggi, l’ultimo atto della sua giunta nei pieni poteri, prevede la riduzione del numero degli assessori.
L’altro spiffero, che nessuno è in grado di confermare, riferisce che la Presidente sia molto interessata a conoscere nel dettaglio fatture e spese dei gruppi politici che siedono alla Pisana.
Richiesta che troverebbe contrario, con schieramento bipartisan, l’intero parlamentino regionale.
Altri intoppi.
Prima di andare a nuove elezioni il Consiglio regionale dovrebbe poi votare la riduzione dei propri membri, da 70 a 50. È un atto dovuto, ma richiede un passaggio in consiglio misurabile in almeno un paio di settimane almeno.
Certo ci vorrebbe anche la volontà politica di procedere speditamente e senza incidenti.
Ultima questione, non irrilevante, la data del voto e il possibile incrocio con le politiche (e addirittura con le elezioni in Campidoglio, se Alemanno decidesse di dimettersi, circostanza che è stata smentita giusto ieri).
Sull’ipotesi di un election day, il ministro dell’Interno è cauto: “Serve una riflessione perchè sono scelte complicate”.
Il Pdl, intanto, chiede che la Presidente non continui a sparare contro i suoi. La situazione, insomma, è complicata.
Eduardo Di Blasi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 27th, 2012 Riccardo Fucile
MONITOR E SCANNER PIU’ CARI DELLE OFFERTE ON LINE…. UNA STAMPANTE COSTA 145 EURO DI MENO….IPAD DA 1.759 EURO, STAMPANTI DA 390 EURO
Chissà chi è il fortunato possessore dell’iPad più caro di Roma, venduto al prezzo record di 1759,20 euro lo scorso 30 maggio al Consiglio regionale del Lazio, travolto dallo scandalo Fiorito che ha portato alle dimissioni del presidente Renata Polverini. Un prezzo stratosferico, pari a più del doppio rispetto al valore di listino.
E devono avere caratteristiche sconosciute ai comuni mortali anche i monitor da 19 pollici in uso nelle stanze di via della Pisana: pagati 210 euro (modello Asus led), contro il prezzo medio di circa 80 euro che è possibile trovare con una semplice ricerca su Google.
L’inventario dei beni acquistati nel 2011 nel consiglio regionale del Lazio appare come la vetrina degli sprechi e dei prezzi gonfiati.
La lista — quasi un centinaio di pagine — è allegata al conto consuntivo dell’esercizio finanziario 2011 e porta il timbro e la firma (non leggibile) della segreteria generale e della presidenza del consiglio della regione Lazio.
Due uffici che hanno in mano la gestione dei conti del palazzo della Pisana, responsabili della gestione dei ricchissimi budget utilizzati dai consiglieri regionali.
All’interno dell’inventario — aggiornato al 24 aprile 2012 — ci sono tavoli, sedie, lampade, cassettiere e materiale informatico.
Ci sono 32 “quadri d’autore”, senza nessuna indicazione del nome dell’artista, pagati poco più di 900 euro l’uno.
Ci sono divani a due posti in ecopelle costati 1.160 euro l’uno, cinque frigobar, televisori Lcd e una ventina di “distruggi documenti”.
Ma sul materiale informatico è possibile verificare con una certa precisione i prezzi. Oltre all’iPad acquistato ad un prezzo record (la voce riportata nell’inventario parla di un “computer portatile apple IPAD”) il consiglio regionale del Lazio ha acquistato lo scorso anno un ampio stock di stampanti, quasi tutte di marca “Oki “.
Anche in questo caso i prezzi sembrano decisamente più alti rispetto alle medie di mercato: il modello “Oki B431DN” — una stampante laser monocromatica — è stata pagata, secondo quanto riportato sull’inventario, 390 euro.
Per verificare il prezzo basta scrivere alla stessa società fornitrice del consiglio regionale del Lazio per ottenere uno megasconto in sole due ore: “Le confermiamo un extrabid sulla quantità , offrendole 30 stampanti modello Oki B431DN al prezzo di 245,39 euro l’una”.
Circa 145 euro in meno per ogni pezzo.
Prezzi altissimi anche per gli scanner, acquistati dal consiglio regionale del Lazio nel luglio del 2011: il modello “Hp scanjet 1000” è stato pagato 324 euro, mentre su un qualsiasi negozio online costa oggi circa 200 euro.
Un modello leggermente superiore è stato pagato 475 euro — una decina i pezzi acquistati — mentre il costo medio oggi si aggira attorno ai 270-300 euro.
Andrea Palladino
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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