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FECCIA PADANA BRUCIA IL FANTOCCIO DI GARIBALDI A VICENZA: ROGO SIMBOLICO DAVANTI A UNA DISCOTECA

Marzo 3rd, 2011 Riccardo Fucile

TIEPIDO IMBARAZZO LEGHISTA: C’E’ SEMPRE CHI LANCIA IL SASSO E POI RITIRA LA MANO…GARIBALDI DEFINITO “L’EROE DEGLI IMMONDI” DA   RIFIUTI UMANI CHE VIVONO DI   SNIFFATE COI SOLDI DI PAPA’… ERANO PRESENTI E ULULANTI ANCHE CONSIGLIERI REGIONALI, PROVINCIALI E COMUNALI DELLA LEGA…SONO I COMPAGNI DI MERENDA SI SILVIO

«Fate scrivere la biografia di Garibaldi al suo peggior nemico e vi apparirà  come il più sincero, il più disinteressato e il meno dubbioso degli uomini…», scrisse il Times dopo la morte sfidando a mettere in dubbio la statura morale del condottiero.
Sottovalutava il fanatismo dei talebani venetisti.
Che l’altra sera, davanti a una discoteca vicentina, hanno bruciato una sagoma barbuta in camicia rossa che portava appeso al collo il cartello: «L’eroe degli immondi».
Il governatore Luca Zaia ha penosamente cercato di smarcarsi: «Mi ritengo venetista ma bruciare una sagoma è un segnale a cui stare attenti. Dietro a una figura “c’è una persona”, non bisogna minimizzare e trasmettere messaggi sbagliati ai giovani».
Pochino, dirà  qualcuno.
Molto, risponderà  lui, che cerca di barcamenarsi tra i doveri istituzionali e i mal di pancia dei duri e puri del suo partito e dintorni.
Come quelli del sedicente “Presidente Movimento Veneti” che, in una lettera al quotidiano locale ha spiegato esultante che il rogo «è solo una scintilla, dal 17 marzo aspettiamoci i fuochi d’artificio». Firmato: Riondato Patrik.
Con la “k”.
“Very polenton”, per un difensore della cultura veneta.
Come “very polentons” erano i nomi che portavano i figli di due del commando dei Serenissimi che anni fa assaltarono il campanile di San Marco: Buson Desirèe (très rèvolutionnaire), Contìn Christian & Contìn Genny. Wow!
Una goliardata folcloristica?
Scrive il Giornale di Vicenza che a far la festa al feticcio dell’eroe di Caprera c’erano 200 persone tra cui «numerosi consiglieri comunali, provinciali e regionali della Lega Nord ma anche della Liga Veneta per l’autonomia e di altri partiti» con l’aggiunta di sindaci del padovano e del veronese.
Di più, il giorno dopo il deputato regionale Roberto Ciambetti sdrammatizzava: «Sono arrivato più tardi e il rogo non l’ho visto. Però non vorrei si strumentalizzasse la cosa. È un gesto scaramantico, che vuole esorcizzare non la figura del generale che fu, per primo, bandito dagli stessi Savoia, quanto chi continua a negare dignità  alle storie regionali».
Ma come: chiama a supporto, lui, proprio i Savoia?
Pexo el tacòn del buso.
Da non perdere le discettazioni di Giorgio “Xorxi” Roncolato, informatico alla Asl, consigliere comunale leghista di Arzignano e membro di “Raixe Venete” (radici venete) l’associazione che aveva acceso il falò: «Gli storici seri hanno dimostrato che Garibaldi era un bandito vissuto di espedienti e ladrocini in Sud America. E che anche i famosi Mille erano una accozzaglia di sbandati e predoni».
E chi sarebbero questi “storici seri”?
Non Denis Mack Smith, che scrive: «Garibaldi era la persona vivente più conosciuta e amata del mondo».
Non Christopher Duggan, secondo il quale «il suo stile di vita anti-convenzionalmente modesto, la semplicità  dei modi e l’immenso coraggio personale, e infine l’apparente invulnerabilità  sul campo di battaglia (…) concorrevano a fare di Garibaldi un personaggio venerato, con una capacità  d’attrazione senza precedenti».
Non Max Gallo, Rosario Romeo, Giovanni Spadolini… Perfino Indro Montanelli, che pure non perdeva occasione per punzecchiare qua e là  i protagonisti del Risorgimento, nel libro scritto con Marco Nozza chiuse il discorso: «Nel disperato bisogno che l’Italia dell’Ottocento aveva di eroi, è giusto che il posto di proscenio e il piedistallo più alto siano toccati a lui».
Macchè, Bortolino Sartore, proprietario della discoteca Hollywood teatro del rogo e consigliere provinciale della Liga autonomista, mica si fa incantare da chi ha letto libri e studiato documenti: «Garibaldi era un mercenario che non amava i veneti, questo è un dato storico».
Fine.
Avrà  ben diritto di dire ciò che vuole?
In realtà , spiega ne “La storia negata” Mario Isnenghi, sempre lì si finisce: nell’idea sventurata che, con o senza documenti a supporto, un’opinione vale un’altra e ognuno ha il diritto di pensare quel che gli pare: «La coscienza che tutto passi attraverso un punto di vista e un’interpretazione, e finisca in uso pubblico e strumentalizzazione politica, invece che più lucidi, ci rende solo più fatui. E una versione sbracata e facilona di “relativismo” o storia “fai da te” finiscono per imperare. Nulla è vero, tutto è vero».
E invece, scrive, «nossignori, gli avvenimenti storici si sono svolti in una certa maniera e non in un’altra».
Possono essere messi sullo stesso piano i lavori, ad esempio, di Rosario Romeo e le ricostruzioni allucinate e apocalittiche su “Civiltà  cattolica” del gesuita Antonio Bresciani, uno che dedicò la vita a gonfiare l’odio contro Garibaldi per conto del Vaticano?
Per quanto ci riguarda il problema di duecento fighetti che si fanno di coca coi soldini di paparino lo avremmo già  risolto applicando la legge italiana e reintroducendo i lavori socialmente utili come alternativa alla pena detentiva.
A spaccare le pietre dieci ore al giorno si raddrizzano anche le schiene dei coglionazzi e dei loro magnaccia.

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INCENERITORI FANTASMA E DISCARICHE IN TILT: TRE ANNI DI CRISI, PROMESSE E RIVOLTE

Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile

UN’EMERGENZA CONTINUA CHE HA FATTO SALTARE TUTTE LE REGOLE DEL CICLO DEI RIFIUTI…GLI INTERESSI DELLA CAMORRA E IL FLOP DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA, FERMA AL 20%

Tre anni (2008-2009-2010) di emergenza continua.
Gli esperti della Commissione europea lo hanno detto chiaro e forte: «Non è cambiato niente».
Perchè la crisi è diventata quotidiana? La differenziata è a livelli bassissimi. La Campania produce 7.200 tonnellate di rifiuti al giorno (solo Napoli tra le 1300/1500).
E la Regione è ferma al 20 per cento (doveva essere al 35%) di raccolta differenziata.
Napoli è al 19% (107 mila tonnellate nel 2010). Ed è magra la consolazione che Roma è sotto il 20%, Palermo al 3%, Genova al 21%.
La Campania non ricicla la frazione organica che manda fuori regione.
Delle 7200 tonnellate prodotte al giorno, 3700 finiscono nelle discariche, perennemente in affanno.
La legge del 2008 che pose fine alla prima emergenza prevedeva in Regione 10 discariche, in realtà  ne funzionano solo 5.
Chiaiano chiuderà  a marzo e Terzigno a ottobre.
Due sono state già  chiuse e tre sono state cancellate da successivi decreti (Terzigno, Andretta nell’Avellinese e Macchia Soprana, nel salernitano). Rispetto al piano del 2008 ci sono 6 milioni di tonnellate di rifiuti da «collocare».
Gli Stir, impianti di tritovagliatura, sono 7, tre a Napoli (Giugliano, Caivano e Tufino) e uno ciascuno nelle altre province.
Il numero è sufficiente, ma gli stabilimenti sono antiquati.
Abbandonati per anni dall’Impregilo (l’azienda che ha gettito il ciclo fino al 2006 e per quel periodo l’ex management è finito sotto inchiesta) non sono in grado di riciclare i rifiuti lavorati e spesso vanno in tilt.
In più ogni provincia deve gestire i rifiuti nel suo territorio.
Napoli è quella più in affanno anche perchè è la provincia in cui risiede il 53 per cento della popolazione nell’8 per cento del territorio.
Al momento i rifiuti in eccesso lavorati dagli Stir vanno fuori regione e all’estero.
Con costi esorbitanti (che pagheranno i cittadini con la Tarsu).
In Spagna andranno 60 mila tonnellate di rifiuti napoletani, al costo di 150 euro a tonnellate. Totale, 9 milioni.
Con la stessa cifra si può costruire in sei mesi un impianto di compostaggio lasciando alle altre province campane la disponibilità  delle discariche.
L’ultimo grande nodo sono gli inceneritori.
Ad oggi lavora solo Acerra (prima gestito da Impregilo e ora da A2a), che in questi giorni sta bruciando fino a 2100 tonnellate al giorno, rispetto a una capacità  ordinaria di 1900.
Il superlavoro impedisce la manutenzione ordinaria e si rischia lo stop.
La terza linea è partita nei giorni scorsi.
Il piano del 2008 prevedeva quattro termovalorizzatori, nell’ultimo decreto sono diventati tre (con Napoli e Salerno).
Ma ci vogliono almeno tre anni per costruirne uno e non sono state bandite le gare.
Poi si devono aggiungere le otto milioni di tonnellate di ecoballe accumulate tra Napoli e Caserta e il nuovo decreto (approvato dalla Camera) che affida al governatore Caldoro la nomina dei commissari per gli inceneritori. Commissari che potrebbero azzerare tutto e ripartire da zero.

Cristina Zagaria
(da “La Repubblica“)

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NAPOLI SOMMERSA DAI RIFIUTI: IN AZIONE ANCHE L’ESERCITO

Dicembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

ALL’ALBA INTERVENGONO PURE I SOLDATI PER RIMUOVERE 50 TONN. DI SPAZZATURA, MA LE STRADE SONO INVASE DA 1500 TONN DI IMMONDIZIA… IL COMUNE CONSIGLIA I CITTADINI: TENETE GLI IMBALLAGGI A CASA… MENO MALE CHE LE PALLE   DI SILVIO CI SONO

La pulizia della città  in mano ai militari.
Da questa mattina all’alba gli uomini dell’esercito sono entrati in azione per liberare Napoli dalla montagna di spazzatura che si è accumulata nei giorni scorsi raggiungendo le 1.500 tonnellate.
Gli interventi sono stati eseguiti lungo due arterie importanti di Napoli, via Don Bosco e via Umberto Maddalena e hanno permesso di rimuovere 50 tonnellate di rifiuti, che sono state subito trasferite negli Stir, riaperti da oggi dopo la giornata di stop per il Natale.
I militari, coordinati dal generale Antonio Monaco, capo dell’Unità  operativa, sono intervenuti con dodici mezzi, tra camion e pale meccaniche.
Insieme agli uomini del Genio lavorano anche quelli della Sanità  militare (che fanno capo al Comando Logistico Sud), provvedento alla bonifica delle aree subito dopo la rimozione dei rifiuti.
Sono 100 le tonnellate di spazzatura in più rispetto al giorno di Natale.
Causa diretta della chiusura degli impianti di raccolta e smaltimento nel giorno di festa, che non ha consentito, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, di andare oltre le 920 tonnellate di rifiuti raccolte.
Niente festa, Terzigno desolata
La discarica chiusa. La scorsa notte, invece, a limitare il tentativo di recupero dell’arretrato sono intervenuti anche problemi tecnici alla discarica di Chiaiano che non hanno permesso di sversare oltre le 600 tonnellate.
A questo quantitativo, inferiore al solito, vanno aggiunti i trasferimenti negli Stir che però oggi funzioneranno solo per metà  giornata.
In queste ore si sversa a Santa Maria Capua Vetere, dove finiranno oltre 200 tonnellate, nello Stir di Caivano, per circa 300 tonnellate, e non si esclude di conferire un quantitativo anche a Tufino, unico impianto a rimanere aperto anche di pomeriggio.
In totale a fine giornata saranno state raccolte 1200-1300 tonnellate di spazzatura, pari al quantitativo prodotto in un giorno, il che consentirà  di non far peggiorare la situazione in attesa che, da domani, la raccolta possa riprendere a pieno regime.
Dal Comune di Napoli, infine, viene rinnovato l’appello a non disfarsi prima di domani della frazione secca dei rifiuti, cartoni, scatole e imballaggi.
Una situazione drammatica. Così definisce l’emergenza campana mai superata il presidente dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, puntando il dito sul premier: “Il presidente del Consiglio invece di assumersi le sue responsabilità  prende in giro tutti con false teorie del complotto, sostenendo che c’è una manovra politica contro il suo operato. Siamo alle solite balle, in versione natalizia”.
L’attacco arriva dalla sua pagina personale su Facebook, dove Di Pietro aggiunge: “Napoli in questi giorni non è una città  addobbata per le feste, ma una città  sommersa dai rifiuti. I cittadini sono costretti a tenere in casa la spazzatura per evitare di accumularla per strada”.

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FALLITO IL MIRACOLO DI NATALE: NAPOLI E’ ANCORA SOTTO LA SPAZZATURA COME PRIMA

Dicembre 21st, 2010 Riccardo Fucile

CUMULI OVUNQUE, PER LE STRADE DELLA CITTA’ VI SONO 2.200 TONNELLATE DI RIFIUTI NON RACCOLTI… NONOSTANTE LE SOLITE PROMESSE DI BERLUSCONI LA SITUAZIONE NON E’ CAMBIATA

Camion carichi di rifiuti che rimangono ore (giorni) in fila davanti agli stabilimenti. Camion che tornano indietro, senza scaricare.
Camion che non riescono a tenere il ritmo della città .
Seguendo gli autocompattatori stipati di immondizia, che fanno il giro dell’oca, si comprende la schizofrenia di una città  che torna in emergenza e si prepara a passare un Natale sommersa dai rifiuti, tra scioperi, inchieste della magistratura per infiltrazioni mafiose nei cda delle aziende che gestiscono la raccolta e cittadini esasperati per le strade invivibili e il paradosso degli aumenti in bolletta per la Tarsu.
Il miracolo di Napoli pulita è fallito ancora una volta, nonostante le ripetute promesse del premier Berlusconi.
Ieri per le strade di Napoli c’erano 2.200 tonnellate di immondizia non raccolta, a cui si devono aggiungere le oltre seimila della Provincia.
Cumuli ovunque. Soprattutto nel centro storico.
Il Comune non riesce neanche più a tutelare i percorsi turistici.
Asìa (l’azienda di igiene urbana) riesce a smaltire 300 tonnellate in più rispetto alla produzione giornaliera (1.500).
Ma le previsioni sono nere: per il 25 dicembre si potrebbero superare le 3.500 tonnellate di rifiuti in strada.
Il 24, infatti, chiudono per le feste gli Stir, gli impianti di tritovagliatura, e l’inceneritore di Acerra.
“La Regione Campania potrebbe smaltire un milione di tonnellate al giorno – interviene duro l’ad di Asìa, Daniele Fortini – Ma il capoluogo viene lasciato con l’immondizia in strada a Natale. Non parliamo di emergenza. Questa è una scelta politica”.
“La situazione è gravissima e se non si metterà  a punto un piano di raccolta straordinaria, i cittadini trascorreranno il Natale con i rifiuti, tanti, sotto casa”, interviene l’assessore all’Igiene Urbana del Comune, Paolo Giacomelli, che chiede “di conferire i rifiuti negli impianti sia della provincia che in altre province”. Alle accuse del Comune risponde la Regione: “Se la situazione è critica la responsabilità  è solo di chi gestisce il Comune e la sua Società “, affonda l’assessore all’Ambiente della Giovanni Romano.
E Giacomelli: “Non è così e ci tuteleremo in sede legale”.
Botta e risposta e scaricabarile, mentre i rifiuti in strada aumentano.
Le prime avvisaglie della nuova emergenza (dopo quella scoppiata nell’estate 2007 e chiusa, con il primo decreto Berlusconi, nella primavera 2008) si hanno a fine settembre.
La crisi esplode a ottobre, quando si superano le 4.000 tonnellate non raccolte. Novembre è un mese di passione tra rivolte e allarme sanitario.
E quando il 15 dicembre Napoli respira con appena 800 tonnellate per strada ecco di nuovo il caos.
Il 16 scioperano gli ex dipendenti della ditta Enerambiente.
Su Asìa, Enerambiente e le altre ditte subappaltatrici, il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, apre un’inchiesta.
Intanto la città  torna in emergenza, complici anche le feste e la maggiore produzione di rifiuti.
Domenica 80 mezzi Asìa non hanno potuto scaricare fino a tarda notte.
E nei giorni normali le file agli stabilimenti di smaltimento (ormai saturi) sono estenuanti.
Ieri i mezzi carichi di rifiuti, che lavorano per il Comune di Napoli, dopo ore di fila allo stabilimento di Tufino, sono tornati indietro senza scaricare.
Il sistema fragile rallenta ogni giorno.
Nell’area flegrea è da una settimana in campo l’esercito.
Gli autocompattatori dei Comuni flegrei sono stati fermi, in coda agli Stir, anche tre giorni.
Ieri a Pozzuoli c’erano 1.500 tonnellate di immondizia.
Intanto, l’ultimo studio di Cittadinanzattiva segnala Napoli come la città  con la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti più alta d’Italia: 453 euro, con un incremento quest’anno del 61 per cento.

Cristina Zagaria
(da “La Repubblica“)

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DIECI ARRESTI IN MOLISE PER I RIFIUTI: INDAGATO IL PRESIDENTE PDL DELLA REGIONE MICHELE IORIO

Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

AL GOVERNATORE SI DEVE LA NOMINA A COMMISSARIO DEL CONSORZIO “VALLE DEL BIFERNO” DI ANTONIO DEL TORTO, CAPO DI UNA ORGANIZZAZIONE CHE LUCRAVA SULLO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI… IL TUTTO AVVENIVA FALSIFICANDO DOCUMENTI E SPARGENDO FANGHI CHIMICI NEI TERRENI O IN MARE

Blitz del Noe all’alba di oggi a Termoli, per seguire dieci misure cautelari, delle quali quattro in carcere, emesse in Molise dalla Procura di Larino (Campobasso), nell’ambito di un’inchiesta sullo smaltimento di rifiuti nel depuratore dell’ente consortile.
Per i fanghi non trattati   sparsi sui terreni, i mancati controlli e i documenti falsi è stato arrestato e trasferito in carcere, tra gli altri, Antonio Del Torto, presidente del Cosib, il consorzio industriale Valle del Biferno.
Tra gli indagati – diciotto –   c’è anche il presidente della Regione Molise, Michele Iorio, per la nomina di Del Torto.
Un’altra dipendente del Consorzio, che pare legata da parentela a Del Torto, è stata fermata e confinata in casa, mentre l’ingegnere dell’ente avrebbe il divieto di dimora in città .
Gli uomini del Noe hanno anche posto sotto sequestro tre stabilimenti del nucleo industriale.
Le indagini del Noe erano iniziate nel 2007 e proseguite per due anni.
Per gli inquirenti, il vero protagonista della vicenda è proprio Antonio Del Torto, titolare della società  Inside Srl di Termoli oltre che presidente del Cosib.
Nell’azione criminale, Del Torto si sarebbe circondato di collaboratori, come il responsabile tecnico dell’impianto di depurazione di acque reflue Coniv Spa di Montenero di Bisaccia (Campobasso) e dirigenti e funzionari pubblici, con il concorso di chimici liberi professionisti compiacenti.
Un capitolo investigativo riguarda la nomina di Del Torto a commissario straordinario dello stesso Cosib da parte del presidente della Regione Michele Iorio.
Nomina – sostiene la Procura – che “avrebbe estromesso dal governo del Consorzio gli organi ordinari, concentrando tutti i poteri nel presidente/commissario”.
E Del Torto, “senza alcuna forma di controllo interno”, avrebbe operato indisturbato in azioni delittuose come lo scarico dei rifiuti “direttamente a mare”.
Questa – sempre secondo la Procura – la dinamica della gestione illecita dei rifiuti prodotti dall’impianto Coniv.
I residui derivanti dal trattamento chimico fisico, venivano qualificati in maniera fraudolenta come fanghi prodotti dal trattamento di acque reflue urbane e quindi smaltiti con operazioni di spandimento su oltre 200 ettari di terreno gestiti da aziende agricole del Basso Molise.
In violazione, quindi, della normativa che vieta di spandere su terreni agricoli fanghi provenienti da impianti che accettano, oltre ad acque reflue, anche rifiuti liquidi speciali contenenti sostanze pericolose.
Inoltre, alcune particelle fondiarie in cui era autorizzato lo smaltimento dei fanghi sono soggette a rischio di inondazione naturale dal fiume Biferno.
Secondo gli inquirenti, con atti falsi e la corruzione di un funzionario della Provincia di Campobasso, sarebbe stata trasformata l’originaria autorizzazione allo scarico dell’impianto di depurazione consortile in scarico “direttamente a mare”: in realtà  lo scarico, a quattro chilometri dal mare, avviene all’interno di un canale che si immette in un altro canale.
Si tratta di condotte contraddistinte da “classico habitat fluviale”, con fauna e flora fluviale.
Il risultato era che le persone coinvolte potevano lucrare sul risparmio nelle operazioni di trattamento dei reflui e sull’aumento di quantità  e qualità  dei rifiuti da trattare.
Potevano così ottenere nuove autorizzazioni regionali con cui aumentare ulteriormente quantità  e qualità  dei rifiuti da trattare presso l’impianto di depurazione del Cosib, rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi allo stato liquido conferiti anche da società  esterne al Molise.

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RIFIUTI NAPOLI: MIRACOLO AD INTERIM GRAZIE A VENDOLA, POI SAREMO DI NUOVO PUNTO E A CAPO

Dicembre 6th, 2010 Riccardo Fucile

BERLUSCONI PROMETTE L’ENNESIMA FINE DELL’EMERGENZA, MA LA SOLUZIONE TEMPORANEA DERIVA SOLO DALLA SOLIDARIETA’ DELLE ALTRE REGIONE, PUGLIA IN TESTA…VENDOLA SI E’ OFFERTO SI PRENDERSI IN CARICO 400 TONN AL GIORNO PER UN TOTALE DI 50.000 TONN… MA TRA QUALCHE MESE RITORNERA’ TUTTO COME PRIMA: I PROBLEMI NON SI RISOLVONO CON GLI SPOT

La novità  è la prudenza: non ha fissato una data precisa, ha rinunciato a farsi vedere a Napoli rischiando le proteste e le domande dei giornalisti, ma per il resto ha promesso il solito miracolo: “Ho la certezza che nel giro di qualche giorno la città  tornerà  a essere pulita”, ha detto Silvio Berlusconi, dopo aver incontrato, a Palazzo Chigi, il prefetto di Napoli, Andrea de Martino, e il generale Mario Morelli, comandante Logistico Sud dell’Esercito.
Il premier aveva annunciato una visita a Napoli ma, per fare il punto sull’emergenza rifiuti, ha preferito invitare Morelli e de Martino a Roma.
L’unica, vera strategia portata avanti dal governo per risolvere la situazione, consiste nel sollecitare la “solidarietà ” di altre regioni italiane per spingerle ad accogliere i rifiuti della provincia di Napoli.
La Puglia ha già  accettato. E sono in corso trattative con Lazio, Marche, Calabria, Toscana ed Emilia Romagna.
E proprio l’aiuto della Puglia consentirà  a Napoli di tornare a una situazione di “normalità  ”nei prossimi giorni: tra martedì e mercoledì, secondo alcuni tecnici, e soltanto per qualche mese.
Dal giorno dell’ultima visita di Berlusconi a Napoli, venerdì scorso, la situazione è solo leggermente migliorata.
L’accordo con le provincie di Benevento, Avellino e Caserta, per utilizzare le loro discariche, sta lentamente alleviando il peso dell’emergenza.
Ma è l’accordo con la Puglia, 400 tonnellate al giorno per un massimo di 50mila, che ha riaperto il flusso dei conferimenti che, intorno a martedì, può riportare Napoli a normali condizioni di vivibilità .
Ma non si può parlare di “soluzione” del problema.
Dati alla mano infatti, e considerati gli attuali ritmi di trasporto, le due discariche che coprono Napoli e provincia, ovvero Chiaiano e Terzigno, chiuderanno il proprio ciclo entro maggio.
Il che significa che l’emergenza viene soltanto spostata di qualche mese.
Il trasporto dei rifiuti nelle altre regioni, in teoria, può rimettere in moto il ciclo dei rifiuti, liberando spazio per raccogliere il “tal quale” e indirizzare le frazioni secche, cioè il combustibile, all’inceneritore di Acerra.
L’impianto, però, può utilizzarne al massimo 1400.
Ben 600 tonnellate al giorno, quindi, se non si troveranno altre soluzioni, andranno quotidianamente a rimettere in moto il meccanismo dell’accumulo. E della prossima emergenza.

Antonio Massari
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA MONNEZZA FINISCE A BUCAREST: LA CAMORRA PORTA DI NASCOSTO I RIFIUTI IN ROMANIA

Dicembre 4th, 2010 Riccardo Fucile

UOMINI E SOCIETA’ COINVOLTE NEL BUSINESS DEI VELENI… UN’INCHIESTA DE “L’ESPRESSO” RIVELA COME ARRIVINO VIA MARE CONTAINER DI RIFIUTI SPECIALI… LA MONNEZZA NON SPORCA MA PULISCE, LAVA QUATTRINI E SUCCHIA FONDI PUBBLICI…. LA FORTE PRESENZA DELLA MALAVITA ITALIANA INSEDIATA A BUCAREST

Il mostro s’è risvegliato. Ruggisce di nuovo “Ochiul Boului”, l’occhio di bue, la discarica più spaventosa della Romania.
Ruggisce da quando Napoli s’è trovata coperta un’altra volta dai rifiuti.
Qui a Glina temono possa tornare il pericolo italiano, i container di spazzatura campana gestita dalla camorra.
Temono che al di là  delle dichiarazioni del governo Berlusconi, che promette di smaltire quella montagna puzzolente distribuendola fra le altre regioni, partano i traffici di navi fantasma stracolme di monnezza.
Perchè i soldi in gioco sono tanti. E i contratti ufficiali con gli smaltitori del Nord non rendono certo alla malavita italiana quanto quelle crociere di veleni. Non sarebbe la prima volta che i cargo scaricano illegalmente qui immondizia destinata altrove. Nè che dietro a un’operazione legale spunti la mano della mafia.
Tanto, una volta che i rifiuti sbarcano in Romania nessuno li trova più. Finiscono sepolti sotto questi mostri che chiamano “groapa”, con il corpo che s’estende per decine di ettari, putrefatto da decenni di accumuli.
Il lago a Glina è sparito. La campagna è contaminata. L’acqua è marrone.
L’immondizia di Bucarest, strato su strato, è diventata alta come le colline a sud-est della capitale fino a risucchiare il paesino.
Gente che respira quel tanfo dal 1976, quando l’ex leader comunista Nicolae Ceausescu decise di stivare qui gli scarti di Bucarest.
Come Glina ci sono una miriade di altre discariche disseminate nel Sud. Legali e illegali. E a gestirle, dietro le società  romene di facciata, ci sono gli italiani.
L’ultimo fenomeno che allarma l’Interpol è il fiorire, sotto i Carpazi, di una miriade di aziende campane che si occupano proprio di rifiuti.
Sono quelle che oggi fanno temere che si stia organizzando qui la discarica di Napoli. Il progetto che saltò tre anni fa, quando il business era gestito dai soci di don Vito Ciancimino, che s’erano aggiudicati l’ampliamento di Glina, l’inceneritore di Ploiesti e un paio di grosse discariche a Mures e Baicoi. All’epoca fu un’inchiesta della Procura di Palermo, a caccia dei tesori nascosti del boss, a passare i confini e bloccare le operazioni, costringendo i soci dell’ex sindaco condannato a 13 anni per associazione mafiosa a svuotare le società  e sparire nel colabrodo del diritto romeno.
Agenda 21, la capofila fondata da Sergio Pileri e fratelli, è diventata una scatola vuota. Mentre la Ecorec, società  che gestisce la discarica di Glina, è stata acquisita dal gruppo molisano Valente, che operava nella ex Jugoslavia dagli anni Ottanta.
Due anni fa si sono decisi a giocare la loro prima partita sui rifiuti attuando un piano di ammodernamento per trasformare Ochiul Boului nella più grande discarica certificata d’Europa. Chiudendo contratti con gran parte dei paesi dell’Unione europea.
Intanto molti dei tentacoli societari dei fratelli Pileri, che gestivano con Gianni Lapis e Romano Tronci il gruppo di imprese incastrate una sull’altra, operano ancora a Bucarest. Nei rifiuti. Nell’immobiliare. Nella moda.
Lo sa la polizia. Sa che alcune sigle sono cambiate, altre sono passate in mani straniere, altre ancora di italiani.
Immerse nel mare delle circa cento società  che si occupano di smaltimento da queste parti.
È un sistema dove tutti conoscono tutti: “Ufficialmente non ci sono indagini in questo momento sul traffico di rifiuti dall’Italia alla Romania. Se da voi tutti sospettano tutti, qui ci atteniamo ai fatti”, replicano gli investigatori.
Eppure fuori microfono confermano che il campanello d’allarme è suonato. I container di immondizia arrivano via mare. E passano facilmente le frontiere colabrodo dal porto di Costanza. O addirittura da Odessa e Illichivs’k in Ucraina.
Proprio in questi mesi caldi, sono aumentati i controlli sul confine meridionale e i giornali romeni parlano di “caracatita”, la piovra italiana, la rete di società  che in un gioco di scatole cinesi si spartisce la nuova partita dei rifiuti, della green economy e dell’eolico.
È facile giocarla qui, dove mafia e camorra si sono stabilite da tempo. Basti pensare che negli ultimi cinque anni sono stati arrestati almeno dieci superlatitanti italiani in quest’area: da Francesco Schiavone, cugino di Sandokan, al camorrista Mariano Pascale, acciuffato a Dubraveni, a Ignazio Nicodemo che operava tra Pitesti e Costanza e Vincenzo Spoto, uno dei boss della Sacra Corona Unita.
Nel frattempo sono triplicate le aziende italiane che partecipano a gare d’appalto per le nuove discariche e che si presentano a Romenvirotec, la più grande fiera romena sui rifiuti.
Se nel sud del Paese impera la mafia cinese e i russi si sono organizzati sul confine con la Moldavia per gestire i traffici di rifiuti tossici attraverso le Repubbliche ex sovietiche, i più forti restano comunque gli italiani.
Quelli che controllano il Nord-ovest, la zona di Bucarest e giù fino al Mar Nero. Per loro la monnezza non sporca, ma pulisce.
Lava quattrini e succhia fondi pubblici.
Ammalia l’Unione europea, prodiga di finanziamenti per ammodernare il sistema di smaltimento romeno e riempie i conti della malavita. E così l’emergenza Napoli è una gallina dalle uova d’oro.
Paga il governo, paga Bruxelles, pagano tutti.
Magari si firmano contratti con ditte italiane e, per guadagnarci due o tre volte, la stessa monnezza finisce sulle rotte della camorra. Mescolata a rifiuti che in Italia non si potrebbero nemmeno smaltire.
Non è fantascienza. È la regola sul Mar Nero.
Un business che rende più della droga dopo l’ingresso del Paese nell’Unione europea, quando anche la criminalità  ha fatto un salto di qualità  e s’è buttata sulle cosiddette imprese ecologiche: “Con il doppio vantaggio che gli investimenti sono a costo zero. E permettono di riciclare fiumi di soldi sporchi della criminalità  organizzata in un paese della Ue. E rimetterli in circolo”, spiegano all’Interpol. Il mostro s’è risvegliato.
Qui non rischiano di spostarsi solo i rifiuti, dunque, ma la testa stessa del business.
La base strategica del riciclaggio che guarda a Oriente.
Basta fare un salto sabato notte al Bamboo. È la più grande discoteca dell’Est Europa, un paradiso fatto di musica e belle ragazze disseminato di oligarghi e uomini d’affari. I
proprietari sono due italiani che hanno costruito nella capitale romena un piccolo impero: Giosuè e Ciro Castellano, i nipoti di Pupetta Maresca, compagna del boss Umberto Ammaturo e prima notabile donna della camorra.
Un tavolo nella zona vip te lo devono dare loro di persona. Paghi anche mille euro per bere vodka commerciale. Fuori girano Ferrari, Audi e Bmw nuove di zecca.
Perchè a Bucarest sesso e affari sono una miscela inscindibile.
Su quella pista psichedelica danzano loro e pure i miliardi che dall’Italia transitano nei Balcani.
Ma dove possono stivare illegalmente i rifiuti?
Lo spiega un ingegnere lombardo che, l’anno scorso, s’è sentito parte del gioco e ha cercato di entrare nel giro delle discariche. Con l’unico risultato di trovarsi in ospedale con le ossa rotte: “Qui funziona così: le società  romene, dietro alle quali c’è la criminalità  organizzata, ottengono dai Comuni le autorizzazioni per le discariche”, racconta a “L’espresso”.
Ne è prevista una a Cumpana, alle foci del Danubio. Altre a Valul lui Traian in Dobrugia e verso Tulcea: “Dovrebbero servire per i rifiuti urbani e le aziende della zona. Invece nella realtà  non succede così, perchè il sistema è rudimentale e nella maggior parte dei casi non ci sono nemmeno i bidoni. Il Comune paga, ma il grosso della roba finisce nelle centinaia di discarche abusive che nascono dappertutto. Così alle imprese di smaltimento ufficiali restano milioni di metri cubi fantasma da riempire con quello che vogliono”.

Tommaso Cerno
(da “L’Espresso“)

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EMERGENZA RIFIUTI, LA UE: “NON BASTANO TRE GIORNI, CI VORRANNO ANNI PER TORNARE ALLA NORMALITA'”

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

DOPO LA VISITA SUL POSTO, I COMMISSARI EUROPEI SCRIVONO: “LE MISURE RICHIESTE NON SONO STATE APPLICATE. MANCANO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, I TERMOVALORIZZATORI E UN PIANO ORGANICO”… ALTRA AMMENDA IN VISTA, MENTRE BERLUSCONI SE LA PRENDE CON LE AUTORITA’ LOCALI CHE AVREBBERO DOVUTO COSTRUIRE GLI IMPIANTI… FA FINTA DI NON SAPERE CHE PER COSTRUIRE UN TERMOVALORIZZATORE OCCORRONO ALMENO TRE ANNI, NON TRE GIORNI

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato il decreto legge su rifiuti nel testo definitivo trasmesso dalla presidenza del consiglio dei ministri che, si legge nella nota del Quirinale, “tiene significativamente conto delle osservazioni e delle richieste di chiarimento formulate dal capo dello Stato”.
Ma la Commissione Ue ha fatto sapere che “le misure necessarie per dare esecuzione alla sentenza pronunciata nel marzo scorso dalla Corte di giustizia europea non sono ancora state applicate”.
Lo ha dichiarato il commissario ue all’ambiente Janez Potocnik, dopo avere ricevuto la relazione della delegazione Ue che si è recata recentemente a Napoli.
Secondo Bruxelles, “anche se la costruzione dell’inceneritore di Acerra ha consentito dei progressi, il sistema soffre ancora di lacune significative”.
In particolare – ha precisato Potocnik – “suscita preoccupazione la mancanza di un sistema di raccolta differenziata a Napoli, la maggiore agglomerazione della regione. In mancanza di un efficace piano di gestione dei rifiuti per la Campania continuerebbero i rischi per la salute umana e i danni a livello ambientale, ai quali la Corte fa esplicita menzione nella propria sentenza”.
“Continuo a temere che ci vorranno ancora diversi anni per creare le infrastrutture necessarie a garantire un’adeguata gestione di tutti i rifiuti domestici prodotti in Campania – 7200 tonnellate al giorno – e per scongiurare l’insorgere di ulteriori emergenze rifiuti”, ha aggiunto il commissario.
Il che non significa che la Ue rimarrà  ad aspettare pazientemente che la situazione si risolva da sola. In mancanza di un efficace piano di gestione, la Commissione, ha detto Potocnik, sarebbe obbligata a rivolgersi nuovamente alla Corte, la quale probabilmente imporrebbe delle ammende all’Italia.
Non è colpa del governo, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, se l’emergenza rifiuti è tornata, più grave di prima.
“Era necessario che le autorità  locali adempiessero agli impegni come la costruzione dei termovalorizzatori in tempi brevi, uno a Napoli est un altro a Salerno. Le autorità  locali non hanno fatto nulla”.
Vi sono due contraddizioni evidenti nel solito spottone mal riuscito del premier.
Se il problema era risolvibile da “ghe pensi mi” in tre giorni, come aveva garantito, perchè prendersela ora con le autorità  locali?
E come avrebbero potuto queste ultime costruire due termovalorizzatori in pochi mesi, quando notoriamente occorrono per farlo almeno due-tre anni?
Basta con le palle mediatiche, non ci crede più nessuno.

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VENETO E PIEMONTE: UN NO POLITICO AD ACCOGLIERE UN CAMION AL GIORNO DI RIFIUTI? ALLORA IL GOVERNO TOLGA AL VENETO I 300 MILIONI PER L’ALLUVIONE

Novembre 25th, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO BOSSI “SE I RIFIUTI LI PORTANO QUA, LA GENTE SI INCAZZA”… NOI INVECE CI INCAZZIAMO PERCHE’, PER I DANNI DELL’ALLUVIONE, GENOVA HA AVUTO SOLO IL 5% DELLA CIFRA DEI DANNI ACCERTATI, MENTRE AL VENETO IL GOVERNO HA REGALATO IL 30%…. UN GOVERNO CON LE PALLE LASCEREBBE ZAIA NELLA MERDA: PAGHI LUI, AUMENTANDO LE TASSE IN VENETO

No. Punto. Se fosse stato un telegramma, questo sarebbe stato il testo che le regioni del Nord avrebbero spedito al governo che chiedeva chi era disposto ad accogliere i rifiuti della Campania.
Lombardia, Veneto, Liguria e Piemonte si sono dichiarati non disponibili.
Tra le altre regioni le Marche hanno detto no, mentre la Sardegna ha offerto uomini e mezzi ma ha spiegato che i rifiuti non possono essere smaltiti nell’isola.
Il gruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia ha chiesto che «la Regione si dichiari indisponibile».
Solo la Toscana ha confermato la propria disponibilità  ad accogliere una parte dei rifiuti campani.
La Lombardia per esempio ha risposto spiegando che «prima si aspetta una convocazione da parte del governo per comunicare le risorse aggiuntive che intende destinare alle Regioni, dopo i tagli della finanziaria di luglio».
Fino ad allora, la Regione non intende partecipare nemmeno al tavolo governativo di discussione e «si conferma non disponibile ad accogliere i rifiuti campani».
«Vedo che alcune regioni del Nord, a prescindere dalla discussione, hanno detto no e questo è un fatto molto triste», ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.
Il Lazio invece si è detto disponbile, ma la presidente Renata Polverini ha spiegato che la disponibilità  può essere «simbolica o più consistente a seconda degli approfondimenti tecnici».
Mentre alcune regioni hanno detto un no tecnico, non essendo in grado si smaltire rifiuti in surplus, da parte di Piemonte e Veneto il no è decisamente politico.
Umberto Bossi ha spiegato i motivi del no ai rifiuti: «Se li portano al Nord, la gente si incazza”.
Perchè dovrebbe incazzarsi lo sa solo lui e i soggetti che fomenta: o forse i rifiuti del sud puzzano di più di quelli del nord?
Per il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, la situazione è grave: «Così non si può andare avanti, siamo di fronte a un’emergenza a cui deve fare fronte l’intero Paese. Ma ci devono essere due condizioni, che abbiamo chiesto al governo: la prima è la dichiarazione dello stato d’emergenza e la seconda è che il governo, con un atto coerente e fermo, chieda un impegno e una collaborazione a tutte le Regioni».
Ma se di emergenza si tratta, vediamo come stanno realmente le cose.
Alle Regioni è stato chiesto di accettare un quantitativo di rifiuti pari a 24 automezzi al giorno diviso per tutte le regioni.
Poco più di un carico al giorno per ciascuna Regione e per la durata di sei mesi.
Un inezia che fa capire il significato tutto politico del “no leghista” in Piemonte e in Veneto.
A quel punto il governo avrebbe fatto bene a prenderne atto e a comunicare a Zaia che i 300 milioni di euro promessi dal governo per i danni dell’alluvione in Veneto sarebbero stati ritirati.
Visto che la solidarietà  per Zaia non esiste, è giusto che paghi lui i 300 milioni, magari aumentando le imposte ai veneti, in modo che essi si rendano conto di chi hanno scelto come governatore.
E per rendere chiaro il concetto è l’ora di rivelare qualche dettaglio circa le decisioni di questo governo servo della Lega.
Nella provincia di Genova, poco prima dell’alluvione in Veneto, una analoga tragedia ha fatto danni certificati dalla Protezione civile in 200 milioni di euro. Ne sono stati stanziati (e mai ricevuti, per ora) dal governo 10 milioni, pari al 5%.
In Veneto, a fronte di un danno di 1 miliardo di euro, il governo ha elargito 300 milioni, pari al 30%.
Qualcuno ci spieghi perchè dovremmo pagare, noi italiani tutti, la campagna elettorale della Lega in Veneto.
Gli stessi vertici leghisti che ora però fanno gli schifiltosi alla prospettiva di ricevere un camion di rifiuti campani al giorno, dicasi uno.
Ma chi vogliono prendere per il culo?

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