Novembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
LA UE: SENZA UN PIANO SERIO NIENTE FONDI… TROPPI RITARDI E TROPPI INTERESSI: MANCANO LE DISCARICHE E IL PREGRESSO RIMANE A TERRA…IL RISCHIO SANITARIO ESISTE SE NON SI PONE PRESTO RIMEDIO, MA BERLUSCONI SOSTIENE:”IO HO RISOLTO IL PROBLEMA”
Rimane critica la situazione rifiuti a Napoli. 
Sono tremila le tonnellate di spazzatura disseminate lungo le strade della città , uno spettacolo avvilente che fa dire al sindaco Iervolino che «la situazione è drammatica».
Il nodo è sempre lo stesso: in assenza di altre discariche, quelle disponibili a stento ingoiano la produzione giornaliera e così il pregresso rimane a terra. L’assessore all’Igiene Urbana del comune di Napoli, Paolo Giacomelli, sollecita risposte: «Come Comune siamo in attesa che la Provincia di Napoli e la Regione Campania ci dicano dove possiamo conferire l’immondizia per azzerare quella non raccolta».
Ma la soluzione non c’è e così il Comune prova a far leva sulla coscienza civica dei suoi abitanti.
L’idea è di cercare delle piccole soluzioni per incentivare la raccolta differenziata e diminuire la quantità di rifiuti prodotti: «Non sono soluzioni risolutive – ammette Iervolino – perchè fino a quando non si sciolgono i grandi nodi, le discariche, non sappiamo come fare e quindi, inviteremo i cittadini a non buttare vetro e predisporremo dei servizi nelle piazze che aiutino a fare la differenziata, invitando i negozianti a depositare i cartoni piegati. Sono poche cose, ma di fronte all’inerzia del Governo e delle altre istituzioni locali facciamo quello che possiamo».
Sul dramma rifiuti impazza la polemica politica.
L’ex presidente del Consiglio Romano Prodi ricorre al sarcasmo: «Mi complimento con il governo Berlusconi per come ha risolto il problema rifiuti a Napoli» dice a Radio Popolare.
Si attende il decreto del governo, da oggi all’esame del Quirinale, ma intanto si profila il rischio sanitario.
È il ministro Fazio a cercare di tranquillizzare annunciando l’organizzazione di una task force regionale: «I problemi ci sono e sono gravi, specie per quanto attiene la vivibilità , ma rischi immediati per la salute non ce ne sono».
Un piano, invece, è quello che chiedono gli ispettori della Ue, al secondo giorno della loro visita nel capoluogo campano, e oggi in Consiglio regionale.
A capo della commissione c’è Pia Buccella: «Le risorse – ha sottolineato – saranno sbloccate solo quando la Campania avrà approvato un piano per i rifiuti credibile che individui anche le soluzioni transitorie nelle more dell’entrata in funzione degli impianti necessari per lo smaltimento dei rifiuti, che richiederanno almeno due-tre anni».
Nel frattempo c’è preoccupazione per i roghi di spazzatura.
I rifiuti che vengono dati alle fiamme producono più diossina di un inceneritore e sono più tossici dei sacchetti di spazzatura ricoli di infezione dovuti ai rifiuti in strada.
E oggi sarà pronta un’ordinanza del sindaco Rosa lervolino per ridurre il volume di rifiuti, che prevede: il divieto della vendita di ortaggi e frutta con foglie, proprio per tentare di limitare la presenza per strada di rifiuti organici (che marciscono, puzzano e attirano animali) e multe applicate con il massimo della pena.
L’attenzione è massima.
Per Giulio Tarro, virologo ed ex primario dell’ospedale Cotugno: «Nell’emergenza rifiuti di due anni fa registrammo un’impennata di casi di epatite A, una malattia che si trasmette come la salmonella o le gastroenteriti per via oro-fecale . La presenza di rifiuti per strada, poi, richiama dalle fogne i topi, che sono veicolo di malattie come la leptospirosi. Anche se parliamo di casi limite, cioè di malattie che si trasmettono nel caso in cui una persona venga morsa da un ratto».
In questo contesto disastroso, l’unica voce in controtendenza è quella di Berlusconi che ieri sera a Ballarò ha sostenuto: “Io ho risolto il problema” e poi ha buttato giù la cornetta, come suo solito.
I napoletani forse non la pensano proprio così…
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
NELLE STRADE DI NAPOLI VI SONO 3.000 TONN. DI RIFIUTI CHE ASPETTANO DI ESSERE RACCOLTI…L’ITALIA CONDANNATA DALLA UE PER NON AVER REALIZZATO LO SMALTIMENTO DEL PREGRESSO…. NAPOLITANO COSTRETTO A PRECISARE DI NON AVER MAI RICEVUTO IL DECRETO SULLA REALIZZAZIONE DEI TERMOVALORIZZATORI IN CAMPANIA… “ENTRO TRE GIORNI TUTTO RISOLTO” AVEVA DETTO 20 GIORNI FA IL PREMIER: L’ENNESIMA FIGURA DA CIOCCOLATAI
Napoli invasa da tremila tonnellate, i comuni del Vesuviano in preda agli scontri, gli allarmi delle organizzazioni della Sanità che parlano di rischi per la salute.
I commissari dell’Unione Europea volano a Napoli e bocciano la gestione del nodo rifiuti. «Dopo due anni la situazione non è molto diversa. I rifiuti sono per le strade, non c’è ancora un piano di trattamento e gestione della differenziata- dice Pia Bucella, capo degli ispettori- Abbiamo parlato per tre ore della problematica relativa alla sentenza della Commissione europea del 4 marzo che ha condannato l’Italia per non aver realizzato una rete integrata di trattamento dei rifiuti in Campania e per non aver avviato lo smaltimento del pregresso, le cosiddette ecoballe aggiunge la Bucella – gli ispettori hanno però ribadito che questa volta non si accontenteranno solo della presentazione del piano ma vogliono che sia implementato».
Come se non bastasse, nelle stesso giorno, dal Quirinale arriva un comunicato secco: «La Presidenza della Repubblica non ha ricevuto e non ha quindi potuto esaminare, nè prima nè dopo la riunione del Consiglio dei Ministri di giovedì 18 novembre, il testo del decreto-legge sulla raccolta dei rifiuti e la realizzazione di termovalorizzatori in Campania, che sarebbe stato definito dal Governo» e dunque «il Capo dello Stato si riserva pertanto ogni valutazione sui contenuti del testo quando gli verrà trasmesso».
Il Pdl prende tempo, l’opposizione parla di decreto fantasma, mentre dai medici arriva l’allarme salute. «Serve un intervento immediato – affermano Maria Triassi e Andrea Simonetti della Società italiana di Igiene – perchè Napoli versa in una condizione grave a causa dei rifiuti per strada che rappresentano un grande disagio per i cittadini».
I rischi connessi all’emergenza, spiegano, sono legati «alla presenza di randagi, ratti, blatte e insetti».
Intanto sono sempre allarmanti le cifre dell’emergenza rifiuti a Napoli e in provincia.
Nelle strade di Napoli 2550 tonnellate di rifiuti aspettano di essere raccolte. Ieri ne sono state rimosse 1100 tonnellate, sversate a Chiaiano e nei due impianti Stir di Tufino e Giugliano, ormai prossimi alla saturazione.
«Abbiamo già circa 40 compattatori pieni, che non hanno potuto sversare e che questa notte non potranno raccogliere», ha spiegato l’assessore comunale di Napoli Paolo Giacomelli.
Questa notte la raccolta sarà limitata alle 750 tonnellate che possono essere assorbite dalla discarica di Chiaiano, per cui domani saranno 3000 le tonnellate di rifiuti giacenti in città ».
«Da domani la situazione sarà difficilissima – afferma Giacomelli – ed è chiaro che la città non può reggere ad un accumulo di 600 tonnellate al giorno di rifiuti non raccolti».
Secondo l’assessore all’igiene «anche il personale è demotivato dopo aver recuperato da martedì scorso a venerdì 1000 tonnellate. Adesso torniamo indietro».
E’ un altro miracolo italiano.
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
NIENTE DISCARICHE E GLI IMPIANTI NON RIESCONO PIU’ AD ACCOGLIERE LA FRAZIONE UMIDA… IN PROVINCIA DI NAPOLI SONO PRMAI 8.000 TONN. I RIFIUTI IN STRADA…ORA INIZIANO I CONTROLLI UE: SI RISCHIA AMMENDA E BLOCCO CONTRIBUTI EUROPEI
Allo stremo, dopo un mese di crisi.
Senza via d’uscita, con gli impianti al collasso.
Spaventata, perchè si temono epidemie. Ecco Napoli.
Oggi la città si sveglia con tremila tonnellate di rifiuti non raccolti. In provincia si superano le ottomila.
Cumuli di sacchetti appesantiti e sfaldati delle piogge, che occupano marciapiedi, strade, isolati e si innalzano fino a ricoprire le vetrine dei negozi con i primi addobbi di Natale o le facciate dei palazzi.
E se nel centro città l’immondizia abbandonata diventa l’amaro banchetto per gabbiani e piccioni, che si avventurano voraci per le strade cittadine, dalla periferia (Poggioreale e San Pietro a Patierno) arrivano le prime segnalazioni per le invasioni di topi.
L’attenzione è massima.
Oggi è in città la delegazione della Unione Europea.
Ispezione ufficiale.
La missione dei tecnici, guidata dalla responsabile della direzione generale Ambiente Pia Bucella, intende fare il punto della situazione nella regione, dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte europea di giustizia per il mancato rispetto delle regole comunitarie sulla gestione dei rifiuti.
Ma soprattutto l’Unione europea non ha ancora ricevuto dal governo italiano la pianificazione degli interventi necessari a mettere in sicurezza la salute e la sicurezza dei cittadini europei presenti in Campania.
I commissari vengono a verificare personalmente il livello di rischio sanitario.
“Il Comune è in stretto contatto con la Asl, a cui abbiamo chiesto di fornirci immediatamente qualunque informazione utile sugli aspetti sanitari del problema” rassicura l’assessore all’Igiene, Paolo Giacomelli.
La crisi cominciata un mese fa è diventata ormai emergenza cronica.
Napoli è paralizzata.
Come raccogliere i rifiuti?
Dove portare le tonnellate che invadono le strade?
Non ci sono più discariche e gli Stir (l’impianto di tritovagliatura dei rifiuti) non riescono più ad accogliere la frazione umida, perchè non hanno il tempo e lo spazio per trasformarla.
Ieri la situazione è peggiorata, perchè ha lavorato solo l’impianto di Caivano (che ha ricevuto 750 mila tonnellate).
Chiusi per riposo domenicale gli impianti di Tufino, Giugliano, Chiaiano e Acerra.
E Tufino, come Chiaiano, al di là del riposo di un giorno. sono strutture ormai al limite, vicine alla chiusura.
Trentasette autocompattatori hanno scaricato la spazzatura a Cava Sari, a Terzigno.
Ci sono stati dei blocchi, ma niente scontri.
Il sindaco, Rosa Russo Iervolino, chiede per oggi a Regione e Provincia un incontro urgente. Da due giorni, infatti, è scaduto l’accordo di solidarietà con altre Province campane per i conferimenti straordinari e non ci sono possibilità di sversare fuori Campania.
“Abbiamo assoluto bisogno della solidarietà altre Province, il guaio è enorme”, lancia il suo sos Daniele Fortini, amministratore delegato dell’Asìa, l’azienda che fornisce servizi di igiene ambientale ai napoletani.
“Altro incontro importante sarà mercoledì nella Conferenza Stato-Regioni. L’apporto che potrebbero dare alla Campania Toscana, Emilia, Veneto e Lombardia è importantissimo”, sottolinea Fortini che dà anche un’altra soluzione: “L’unica soluzione immediata e con un investimento inferiore al milione di euro è riarmare immediatamente a Giugliano e Tufino gli impianti di stabilizzazione della frazione umida, distrutti durante l’emergenza del 2008. Questi impianti servono a trasformare la frazione umida in frazione organica stabilizzata, trasformazione che ridurrebbe il peso dei rifiuti del 40 per cento con un beneficio ambientale ed economico”
La delegazione della commissione europea starà in città per due giorni, come confermato anche da Joe Hennon, portavoce del commissario Ue all’Ambiente Janez Potocnik, titolare del dossier.
Lo stesso governo italiano, ha aggiunto venerdì scorso il portavoce, ha chiesto «aiuto e assistenza» da parte dell’Ue.
Sulle riunioni che si terranno a Napoli vige il massimo riserbo. «Si tratta di riunioni tecniche e quindi non possiamo dire quando e dove si terranno», ha anticipato Hennon.
Se le autorità regionali non riusciranno a fornire spiegazioni convincenti, si profila il rischio di un secondo deferimento dell’Italia davanti alla Corte Ue di giustizia e questa volta la condanna sarebbe, inevitabilmente, accompagnata da multe.
A questo si deve aggiungere il rischio del congelamento definitivo di 145,5 milioni di fondi europei.
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Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
“SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI MI E’ STATO IMPEDITO DI DIFENDERE LA LEGALITA CONTRO GLI INTERESSI DI PARTE…”ALLE REGIONALI HO PRESO 58.000 VOTI METTENDOCI LA FACCIA, MENTRE IL PDL FINANZIAVA LA CAMPAGNA ELETTORALE DELLA MUSSOLINI”… “MI DIMETTERO’ ANCHE DA PARLAMENTARE, MA NON LASCERO’ LA POLITICA, VOGLIO LAVORARE PER NAPOLI”
“Ho scelto “Il Mattino” per spiegare le ragioni che mi hanno spinto ad assumere decisioni tanto gravi. Il mio malessere non è recente, risale a un anno e mezzo fa circa: i coordinatori del partito ricorderanno bene che più volte mi sono rivolta a loro per sistemare una situazione campana molto tesa, una guerra tra bande dove vige la prepotenza e l’arroganza. Ho inviato anche diverse lettere ai vertici nazionali, Berlusconi compreso, per segnalare che si è agito in Campania in violazione delle norme dello statuto e per escludere coloro che fanno riferimento a me, addirittura sono state cambiate le regole e modificate la date su internet”.
Inizia con questa premessa l’intervista rilasciata da Mara Carfagna a “il Mattino” di Napoli.
Alle regionali ha ottenuto un successo, 58mila voti: il partito non le è stato vicino?
Sono scesa in campo su richiesta del premier. Una sfida difficilissima in cui ho messo la faccia mentre il Pdl ha pagato i costi della campagna di Alessandra Mussolini che non ha preso neanche un terzo dei miei voti. Questo è il motivo per cui la guerra contro di me è ripresa più forte.
Le hanno detto Carfagna resta a Roma?
Ho 58mila persone che mi chiedono conto di cosa faccio per il territorio e non sono nelle condizioni di poter agire per loro. Come incidere nella procedura per realizzare i termovalorizzatori? Nell’ultima seduta del Consiglio dei ministri ho fatto presente la mia preoccupazione sullo scontro istituzionale tra Comune e Provincia di Salerno che rischia di portare alla paralisi assoluta compromettendo la realizzazione dell’impianto. Non posso permettere che una guerra di potere faccia saltare un’operazione di vitale importanza per la Campania con la conseguenza che, dopo Napoli, anche Salerno possa essere sommersa dai rifiuti. Di qui l’esigenza di affidare le procedure a un commissario nella persona del presidente della Regione, Stefano Caldoro, eletto nel Pdl e di indiscussa moralità e onestà . Ma quando il Consiglio dei ministri ha accettato la mia proposta, Cosentino, Cesaro e altri si sono ribellati minacciando di non fare entrare i deputati campani in aula per votare la Finanziaria. Ho incontrato il collega Iapicca arrabbiato perchè non volevano farlo entrare.
C’è un gruppo di potere in grado di condizionare le scelte del governo?
Da come è andata la vicenda rifiuti, prendo atto che la mia presenza è pressochè inutile, visto che mi viene impedita la possibilità di battermi a favore della legalità e della realizzazione di un’opera strategica per la mia regione. Questa è la considerazione amara che mi porta all’addio.
Senza ripensamenti?
Ho deciso che il 15 dicembre, all’indomani del voto di fiducia, che non far mancare a Berlusconi, rassegnerò le mie dimissioni dal partito. Lascerò anche lo scranno di parlamentare perchè, a differenza di altri, sono disinteressata e non voglio dare adito a strumentalizzazioni. Mi dimetterò ovviamente anche da ministro visto che il mio contributo pare sia ininfluente.
Si candiderà a sindaco di Napoli?
Mi amareggia essere richiesta dagli elettori del centrodestra ed esclusa dal mio partito. Con i vertici del Pdl non ho alcun rapporto, un corto circuito che va risolto.
Fuori dal Pdl continuerà quindi a fare politica.
Ho una passione vera e voglio occuparmi della Campania. So che è un lavoro abnorme, non facile, ma sento il dovere di farlo nel contatto diretto con il mio territorio. Continuerò ad occuparmi di politica, ma dove e come è prematuro dirlo.
Berlusconi le ha telefonato ma non l’ha convinta?
Dovrà farlo con atti concreti, dimostrandomi che il partito torna nella sue mani. Le dichiarazioni di Alemanno e di altri dimostrano che gli stessi coordinatori controllano il Pdl meno che mai. Poichè credo nel progetto ma il partito non è a immagine e somiglianza del premier, dovrà convincermi che si possa costruire una forza liberale, democratica e in cui non comandano bande di potere.
Caso isolato la Campania?
Purtroppo no. I casi di Miccichè in Sicilia, Bergamini in toscana e Biancofiore in Trentino sono il segnale di un malessere ben più diffuso.
Il suo rapporto con Italo Bocchino, al di là dei pettegolezzi, è per oggetto di attacchi politici visto che si tratta del più agguerrito anti-berlusconiano della pattuglia di Fli. Amicizia quantomeno inopportuna?
Non consento a nessuno di fare illazioni sul rapporto tra me e Bocchino. Per me l’amicizia viene prima della politica e sono libera di mantenere i rapporti che credo. Non consento neanche a Berlusconi di metterlo in discussione. Trovo di conseguenza veramente di cattivissimo gusto l’azione sistematica che quotidianamente viene svolta da personaggi del mio partito per delegittimarmi utilizzando un simile argomento. Oltretutto, se si toglie a me la libertà di frequentare Bocchino, gran parte del partito dovrebbe chiudersi in casa.
A cominciare da Alessandra Mussolini che le ha scattato la foto in aula con il capogruppo di Fli?
Quello è stato un atto di cattivissimo gusto che non merita commenti ma che si addice alla persona che l’ha commesso. A Napoli le chiamano le vaiasse La Mussolini è colei che in campagna elettorale disegnava le corna sui miei manifesti, che ha portato i cannoli alla conferenza stampa con Alfano. In un partito serio una signora del genere sarebbe stata messa a tacere, invece mai nessuno ha avuto il coraggio di bloccarla.
Meglio transitare in Fli?
Escludo categoricamente un mio passaggio in quel partito, semmai mi interessa il progetto di Forza Sud di Miccichè e Prestigiacomo. La delegittimazione costante di Fini nei confronti del governo ha messo in ombra tutto ciò di positivo che è stato fatto. Non condivido neanche la tempistica e come si è mosso da presidente della Camera.
Veleni e inchieste giudiziarie: il Pdl campano è allora da rifare?
Rispetto il principio di innocenza fino a prova contraria, ma chi fa politica deve essere al di sopra di ogni sospetto e fare un passo indietro da incarichi di responsabilità .
Cosentino dovrebbe dimettersi?
L’ho già detto.
L’addio di Carfagna è un ulteriore colpo al berlusconismo: si assume una grande responsabilità .
Non credo di essere un simbolo: Berlusconi ha avvicinato la politica ai cittadini stabilendo un contatto diretto con la gente. Non vedo alcun tramonto e sarebbe un male per il nostro Paese. Piuttosto è il Pdl che deve tornare ad essere a immagine e somiglianza del suo leader.
Il Cavaliere sostiene che non la fa tribolare e l’ha chiamata signora
Non l’ho sentito ma ha usato il termine giusto perchè io con lui mi sono sempre comportata da signora e continuerò a comportami da signora.
Pietro Perone
(da “il Mattino“)
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Novembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
MINACCIATO DALLA CRICCA DI COSENTINO DI FARGLI MANCARE I VOTI SULLA FIDUCIA SE NON AVESSE ANNULLATO IL DECRETO CHE SOTTRAEVA LA GESTIONE RIFIUTI DI NAPOLI AI SUOI UOMINI…. LA CARFAGNA SI BATTEVA PER LA LEGALITA’ ED E’ STATA ATTACCATA PER QUELLO… E DELL’UTRI VIENE DEFINITO DAI GIUDICI “MEDIATORE E CANALE DI COLLEGAMENTO” TRA COSA NOSTRA E L’IMPRENDITORE BERLUSCONI
Inaspettatamente in un solo giorno, anzi in poche ore, emergono dal passato e dal
presente le relazioni pericolose di Silvio Berlusconi con le mafie.
La liaison allontana da lui anche la fedele e fidata Mara Carfagna.
Annuncia altri sismi per il suo governo. Apre nuove crepe nella già compromessa affidabilità del capo del governo.
Le cose, a quanto pare, vanno così.
Infuriati per la nomina a commissario per i rifiuti di Stefano Caldoro, governatore della Campania, decisa dal Consiglio dei ministri, due politici indagati per mafia Nicola Cosentino e Mario Landolfi si presentano a Palazzo Grazioli.
Affrontano Silvio Berlusconi a brutto muso minacciandolo di non votare la fiducia se non avesse annullato il decreto legge che, assegnando alla Campania 150 milioni di euro, consente al governatore anche l’adozione di “misure che prevedono poteri sostitutivi” nei confronti degli enti inadempienti. Il capo di governo che, entro il 14 dicembre, ha bisogno di voti in Parlamento come dell’aria che respira li rassicura.
Promette una rapida retromarcia.
La notizia si diffonde e il ministro Mara Carfagna – molto si è data da fare per quel decreto legge che sottrae l’emergenza all’opacità dei potentati locali – annuncia che, dopo la fiducia, lascerà il governo e il partito del presidente.
Così dunque stanno le cose.
La ricattabilità del premier è di assoluta evidenza.
La sua debolezza politica – e ormai di leadership – lo espone a ogni pressione, alle più imbarazzanti coercizioni, a umilianti inchini dinanzi a personaggi non solo discussi, ma decisamente pericolosi.
È imbarazzante l’imposizione che il capo del governo subisce da Nicola Cosentino, 51 anni, da Casal di Principe, salvato dall’arresto per mafia solo dal voto della maggioranza.
L’uomo ha il controllo pieno di quattro delle cinque Province campane (Napoli, Caserta, Salerno, Avellino).
Sono queste istituzioni che amministrano i flussi della spazzatura e governano le società di gestione che hanno sostituito i consorzi infiltrati da ogni genere di illegalità , malaffare, prepotenza criminale (il consorzio di Caserta è costato fino all’aprile scorso, 6,5 milioni di euro al mese).
Tutta la parabola politica di Cosentino si può spiegare e raccontare dentro l’emergenza rifiuti.
Quelle crisi – indotte e cicliche – hanno convogliato in quella disgraziata regione un fiume di denaro (dal 2001 al 2009 tre miliardi e 546 milioni di euro) e proprio nei consorzi – e oggi nelle società di gestione – la politica ha incontrato il potere mafioso e ha messo a punto la distribuzione di benefici, rendite, utili, organizzando un “sistema della catastrofe” che, da quella rovina, ha spremuto influenza, consenso e ricchezza.
A farla da padrone la camorra, a cominciare dalla camorra dei Casalesi. Hanno guadagnato e guadagnano sull’affitto delle aree destinate a discarica e dei terreni dove vengono stoccate le ecoballe.
Lucrano sul noleggio dei mezzi e soprattutto nei trasporti.
Nicola Cosentino rappresenta il punto di equilibrio – oscuro e ambiguissimo – di questo “sistema” che oggi appare sfidato, dentro il Popolo della Libertà , dall’asse Caldoro-Carfagna e, dentro la maggioranza, da Futuro e Libertà , in Campania diretto da Italo Bocchino.
Il decreto legge che assegna al governatore poteri commissariali può essere considerato il successo di questo schieramento.
Il passo indietro di Berlusconi ripristina ora le gerarchie di un “sistema” che ha in Cosentino il leader e nel potere intimidatorio della camorra la sua forza.
Si sapeva che l’uomo di Casale di Principe ha sempre avuto un’arma da puntare alla tempia del governo.
In qualsiasi momento poteva far saltare gli equilibri che hanno permesso a Berlusconi di rivendicare le capacità tecnocratiche di eliminare i rifiuti dalla Campania con un miracolo che ha liquidato quella disgrazia con una magia. L’illusionismo manipolatorio aveva in Cosentino il suo garante.
Un garante di cui oggi Berlusconi non può liberarsi.
Per due motivi: Cosentino gli farebbe mancare i suoi voti il 14 dicembre e, peggio, nella prossima e vicina campagna elettorale seppellirebbe l’immagine del Cavaliere sotto l’immondizia e i miasmi.
Come non può fare oggi a meno di Cosentino, il Cavaliere non ha potuto liberarsi in passato di quel Marcello Dell’Utri che, si legge nelle motivazioni della Corte d’Appello che lo ha condannato a sette anni di reclusione, fu “mediatore” e “specifico canale di collegamento” tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi.
Dell’Utri, scrivono i giudici, è l’uomo che ha consentito ai mafiosi delle “famiglie” di Palermo di “agganciare” “una delle più promettenti realtà imprenditoriali di quel periodo che di lì a qualche anno sarebbe diventata un vero e proprio impero finanziario ed economico”.
È questa allora la scena che abbiamo sotto gli occhi.
Un capo del governo che, nella sua avventura imprenditoriale, è stato accompagnato – per lo meno fino al 1992 – dalla presenza degli uomini di Cosa Nostra e, oggi, per proteggere la maggioranza che sostiene il governo deve chinare il capo dinanzi alle pretese del politico considerato dalla magistratura il più compromesso con gli interessi dei Casalesi.
È uno stato di dipendenza, di oscurità , di minorità politica che nessun arresto di latitante, confisca di bene miliardario, statistica e classifica di successi dello Stato potrà ribaltare.
Le vittorie dello Stato contro le mafie non riescono a diventare il riscatto personale di Berlusconi – e della sua storia – da quei poteri criminali con cui egli si è intrattenuto negli anni della sua impresa economica e ancora oggi si deve tener vicino per sopravvivere nel suo crepuscolo politico.
Giuseppe D’Avanzo
(da “la Repubblica“)
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Novembre 20th, 2010 Riccardo Fucile
MARA TRADITA: BERLUSCONI HA CEDUTO ALL’INQUISITO PER MAFIA COSENTINO CHE VOLEVA FAR GESTIRE DAI SUOI UOMINI IL BUSINESS RIFIUTI IN CAMPANIA DA 150 MILIONI DI EURO… IL PARTITO DELL’AMORE ALLONTANA GLI ONESTI E CACCIA I DISSIDENTI
La gestione di un affare da oltre 150 milioni di euro che rischia di passare di mano.
I ras berlusconiani in Campania, Nicola Cosentino e Mario Landolfi (entrambi sotto inchiesta), che si precipitano a Palazzo Grazioli.
Il presidente del Consiglio che cede al pressing, promette di rivedere, correggere, smussare il decreto legge varato solo poche ore prima dal governo.
È a quel punto, solo allora, che il ministro Mara Carfagna – sponsor del commissariamento che sanciva l’affidamento alla Regione della realizzazione dei tre termovalorizzatori di Napoli e Salerno – decide di gettare la spugna.
Si sente tradita, raggirata, abbandonata in questa che è una storia di appalti pubblici e di cordate politiche in guerra.
Di impegni siglati e del rischio di infiltrazioni camorristiche nella terra in cui la monnezza, prima ancora che un’emergenza, è un business.
Berlusconi la chiama appena atterrato a Lisbona.
Sono lontani i buoni rapporti di un tempo: “Devi spiegarmi cosa è successo – lei lo incalza – Sono mesi che quella banda mi attacca, non puoi lasciare l’intera gestione dell’emergenza nelle mani di Cosentino e dei suoi uomini”. Lui si impegna a trovare una soluzione.
Ma stavolta sembra che non basti.
Resta la delusione di fondo che il ministro confiderà poco dopo ai collaboratori: “Non voglio più stare vicino a certi affaristi. Starò col presidente in questo momento di bisogno. Ma dopo il 14 mi sentirò libera. Nel Pdl ormai comandano i Cosentino, i Verdini, i La Russa, dimenticano che ho avuto 58 mila voti sei mesi fa”.
Parla fitto col finiano Bocchino, alla Camera, nelle ore in cui si consuma lo strappo.
Gli avversari interni l’accusano di intelligence col nemico.
Un transito a Fli e magari una candidatura shock a sindaco di Napoli in rotta col coordinatore pdl Cosentino, sono per ora solo ipotesi vaghe che la Carfagna smentisce.
Il fatto è che ancora una volta il gruppo di potere che nella sua regione fa capo all’ex sottosegretario, dimessosi dopo la richiesta di arresto per concorso in associazione camorristica, riesce a convincere, persuadere, condizionare il premier.
Eppure, il decreto per lo smaltimento rifiuti approvato in Consiglio dei ministri stabiliva che il pallino nella costruzione dei costosissimi termovalorizzatori passasse dai due presidenti di Provincia Edmondo Cirielli e Luigi Cesaro (uomini di Cosentino) al governatore Stefano Caldoro (pdl ma suo avversario).
Già in Consiglio dei ministri La Russa aveva invitato la Carfagna a non incaponirsi “per ragioni personali”, a non insistere “per beghe locali” sul commissariamento.
E invece la ministra ha insistito e l’ha spuntata.
Poi la retromarcia del premier. “Avevo proposto questa soluzione per mettere a riparo l’operazione da affari sporchi – si sfogava lei ieri con alcuni deputati in Transatlantico – Ma questo è ormai il partito dei Verdini, dei Cosentino e dei La Russa”.
Il clima ostile maturava da giorni. Gli attacchi personali si moltiplicavano.
Le interviste di Sallusti e di Stracquadanio, la allusioni sui rapporti con Bocchino, le foto, gli insulti e i “vergogna” alla Camera.
Il sospetto latente che una “macchina del fango” si stesse muovendo anche contro di lei.
Sta di fatto che subito dopo il Consiglio dei ministri, giovedì, i deputati che fanno capo a Cosentino, gli stessi presidenti delle Province di Salerno, Cirielli, e di Napoli, Cesaro (sotto inchiesta a Napoli), e poi Landolfi e Laboccetta e Castiello danno tutti segni di nervosismo.
Disertano alcune votazioni in aula.
Fanno sapere a Berlusconi di essere pronti a passare al gruppo misto se quel decreto non verrà modificato: facendo così saltare la Finanziaria e mettendo ulteriormente a rischio la fiducia del 14 dicembre.
Cosentino piomba a Palazzo Grazioli, accompagnato da Landolfi.
C’è anche Gianni Letta in stanza col premier. Subito dopo l’incontro, il coordinatore Pdl in Campania va a Montecitorio e dà notizia del “successo” ai suoi, riportata dalle agenzie di stampa: “Sono molto soddisfatto, Berlusconi mi ha dato garanzie sulle competenze e sulla corresponsabilità degli impianti tra Province e Regione. La quadra trovata permetterà di accelerare la costruzione degli impianti”.
L’affare può partire, insomma, e sarà soggetto alla sovrintendenza anche delle Province, dunque della potente corrente Cosentino.
Ad oggi, in Campania c’è un solo termovalorizzatore, quello di Acerra, che funziona solo in parte, e che è già costato 25 milioni.
Altri 75 milioni di euro sono stati investiti per la realizzazione di quello di Salerno.
Altrettanti se ne prevedono per Napoli.
Il terzo impianto non si sa ancora dove realizzarlo.
Ancora una volta il Pdl ha cacciato gli onesti e appoggiato i collusi.
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Ottobre 29th, 2010 Riccardo Fucile
DOVREMO PAGARE 195.840 EURO AL GIORNO DI AMMENDA PER TRE DISCARICHE NEI PRESSI DI MILANO CONTENENTI RIFIUTI PERICOLOSI, DI CUI DUE NON BONIFICATI… NON ERA STATA APPLICATA UNA SENTENZA DEL 2004
La Commissione europea ha deciso di rinviare l’Italia davanti alla Corte di giustizia europea per la mancata applicazione di una sentenza del 2004 riguardante tre discariche nei pressi di Milano.
Bruxelles intende quindi chiedere «il pagamento di sanzioni pecuniarie».
«Le suddette discariche – afferma l’esecutivo europeo – contengono rifiuti pericolosi e costituiscono una minaccia per l’aria e le acque locali».
La Commissione sottolinea dunque come «a distanza di sei anni dalla sentenza della Corte Ue una discarica è stata dismessa, ma le altre due non sono ancora state bonificate».
Su raccomandazione del commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, «la Commissione sta rinviando a giudizio l’Italia e chiederà il pagamento di sanzioni pecuniarie».
Le sanzioni pecuniarie chieste dalla commissione alla Corte contro l’Italia consistono in un’ammenda giornaliera di 195.840 euro a decorrere dalla data della seconda sentenza della Corte fino all’avvenuta applicazione della decisione, più una somma forfettaria che è pari a 21.420 euro per ogni giorno trascorso dalla data della prima sentenza della Corte (2004) fino alla seconda.
Se i giudici condannassero l’Italia, accogliendo le ragioni della Commissione, la multa totale risulterebbe molto elevata.
«La maggior parte dei rifiuti nella seconda discarica non è ancora stata rimossa e la bonifica della terza discarica è appena cominciata», afferma ancora la Commissione Ue, motivando la scelta di deferire l’Italia alla Corte. «Poichè risulta evidente che la sentenza della Corte non è stata applicata, la Commissione ha deciso di sottoporre di nuovo il caso alla Corte di giustizia europea», conclude la nota.
La decisione della Commissione si basa sulla direttiva 2006/12 che «costituisce uno strumento fondamentale di tutela della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti negativi della raccolta, del trasporto, dello stoccaggio, del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti».
La direttiva obbliga infatti gli Stati membri ad eliminare i rifiuti senza mettere in pericolo la salute umana e l’ambiente.
( da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 27th, 2010 Riccardo Fucile
L’INQUIETANTE TASSO DI TUMORI DOVUTI ALLA COABITAZIONE CON LA DISCARICA… LA MANCATA ATTIVAZIONE DEL REGISTRO TUMORI DELLA CAMPANIA, UNICO STRUMENTO SCIENTIFICO RICONOSCIUTO DAI TRIBUNALI, AL FINE DI BLOCCARE I PROCEDIMENTI PENALI PER RISARCIMENTO DANNI… IL MANCATO FINANZIAMENTO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PER FAVORIRE IL BUSINESS DEGLI INCENERITORISTI
Vi scrivo dalla trincea di Terzigno, dove un tanfo indescrivibile e acre ti invade fino al cuore, dove ho visto uomini forti piangere come bambini per lo sfregio inferto senza pietà a questa terra martoriata e dove si percepisce un senso di disperata desolazione, unito a un sentimento di rivalsa e dignità .
Mi sono sempre definita un’ambientalista di trincea ed è per questo che negli ultimi giorni mi sono decisa a denunciare quanto scoperto in seguito alle risultanze delle mie personali indagini su Terzigno, a partire dai retroscena del fallimento politico della gestione del ciclo smaltimento rifiuti, fatto di irreparabili omissioni, violazioni gravi a normative comunitarie inderogabili, insabbiamento della verità .
La mia delicata attività professionale mi ha spinto a sostenere legalmente e pubblicamente la battaglia per Terzigno senza se e senza ma, perchè lo reputavo un dovere civico prima che un impegno professionale, che tra l’altro ho intrapreso a titolo gratuito.
In seguito a questa scelta ho stravolto il ritmo abituale delle mie giornate e sento quasi sulla mia stessa pelle lo strazio di questa gente: le mie denunce ed azioni legali sono finite sulle pagine di testate nazionali, fino alla mia presenza in un programma RAI di prima serata.
Questa visibilità forzata e necessaria, non confacente all’indole riservata della mia persona, sta però dando frutti insperati: ho scovato una serie di interessanti “cavilli” per dare una speranza di giustizia a questa gente che presenta un inquietante tasso di incidenza tumori, in seguito alla convivenza criminale con la vecchia discarica Sari.
Inoltre, ho fatto luce sullo scandalo della mancata attivazione dei Registri Tumori in Campania, unico strumento scientifico e riconosciuto dai Tribunali per provare il nesso di causa-effetto tra contaminazione ambientale territoriale e incremento tumori.
Questa scelta politica “mancata” ha avuto conseguenze inimmaginabili perchè ha bloccato i procedimenti penali di risarcimento danni per le vittime e perchè ha impedito di dimostrare la nocività dell’insediamento di discariche nei pressi di centri abitati .
Ecco il vero motivo per cui ci raccontano che non ci sono dati che dimostrano che non si possa convivere con le discariche cittadine.
La verità è che si è affossata l’osservazione epidemiologica sulla popolazione campana perchè i numeri del disastro ambientale in atto sono agghiaccianti e il tasso di incremento delle morti per tumore segnala un picco in costante crescita, secondo gli scarsi e sottostimati dati dell’unico Registro ufficiale che segna il trend dell’incidenza della malattia in Campania.
Per non parlare del mancato finanziamento della raccolta differenziata: dare slancio a questa misura di smaltimento sarebbe la prova che gli inceneritori sono in realtà una misura estrema e residuale e non preferenziale e prevalente, se non fosse per il colossale business degli inceneritoristi che dalla costruzione di queste “macchine di morte” lucrano profitti da capogiro, sfruttando una norma vergognosa dello Stato italiano che ci è già costata una procedura d’infrazione presso la Corte Europea.
Potrei continuare a raccontarvi altre amenità , ma preferisco interrompere questa cronaca scritta in piena notte, mentre ho appena terminato di raccogliere gli incartamenti che mi serviranno per domani.
Faccio appello a tutti voi, non dimentichiamo Terzigno perchè la prossima Terzigno può essere casa nostra.
Vittoria Operato
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
L’IMPIANTO SI BLOCCA PERCHE’ DOVREBBE BRUCIARE CDR E INVECE E’ ALIMENTATO CON SPAZZATURA NON TRATTATA… DAL 1999 AL 2009: 10 ANNI PER COSTRUIRLO, POCO PER ROVINARLO…ORA LA REGIONE DOVREBBE PAGARE 355 MILIONI PER RILEVARE UN IMPIANTO PER IL QUALE RIUSCIAMO A PAGARE 60.000 EURO AL GIORNO DI AFFITTO
Secondo Bertolaso l’inceneritore di Acerra “funziona e funzionerà sempre meglio”, ma in
realtà ha sempre funzionato poco e male., visto che brucia immondizia “tal quale”, quando invece è stato progettato per il cosiddetto cdr, il combustibile da rifiuti trattati.
La storia dell’impianto è il simbolo dell’emergenza rifiuti in Campania, una storia che inizia nel 1999, quando l’appalto è assegnato alla Fibe, nonostante non ci sia ancora la disponibilità dell’area su cui costruire l’impianto, riservandosi di individuarla suiccessivamente proprio ad Acerra.
Per l’acquisizione di quei suoli trascorrono ben 4 anni e poi, a rallentare ancora l’opera, ci si mettono i comitati locali che non lo vogliono.
Dopo un anno iniziano i lavori e in località Pantano, appena si scava, si trova l’acqua.
Alltri mesi, altre proteste, altre varianti.
La Fibe è esposta con le banche che hanno finanziato l’impresa in virtù del cfr stoccato da contratto: nel 2006 interviene in suo soccorso il governatore Bassolino con una ordinanza che autorizza lo stoccaggio in ecoballe.
Se ne producono tra 5 e 8 milioni: sono ancora ammucchiate nel guglianese e ci vorranno 20 anni a smaltirle.
Per ora sono intoccabili perchè sono l’unica garanzia in mano alle banche.
Nel 2007 la magistratura indaga l’impresa per frode in appalto pubblico e le sequestra, in via cautelativa, 250 milioni di euro.
Nel frattempo l’inceneritore non va avanti e le ecoballe si accumulano.
Prodi autorizza l’uso del “tal quale” e si arriva all’emergenza 2008 con il piano delle nuove discariche.
L’inceneritore alla fine viene inaugurato il 26 marzo 2009: la prima linea entra in funzione, le altre due entro maggio.
Dovrebbe bruciare 250 tonn di rifiuti al giorno, ma funziona a singhiozzo: il sistema di espulsione delle scorie s’intasa e le linee si fermano perchè non reggono le temperature elevate necessarie a bruciare il “tal quale”.
Ora si aspetta che un ente pubblico (Regione o Protezione civile) acquisti l’impianto valutato dall’Enea 355 milioni, per il quale attualmente vengono versati alla Fipe la bellezza di 60.000 euro al giorno di affitto.
L’inceneritore si è rivelato un affare, ma non certo per i cittadini campani.
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