Dicembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
ACEA: “IMPIANTO MANOMESSO, ORA SI ACCENDE A MANO”: SIAMO ALLA FARSA
Chi ha «staccato la spina» a Spelacchio? La maledizione dell’albero di Natale più brutto del mondo, quello capitolino di piazza Venezia, continua.
Qualcuno ha manomesso i fili della scatola elettrica che alimenta l’ormai defunto abete rosso della Val di Fiemme, che intorno alle 6 dell’antivigilia di Natale risultava desolatamente spento.
Come un albero casalingo
E’ Acea a fornire i nuovi elementi della vicenda che da settimane appassiona, fra sfottò e polemiche, romani e non: «Noi abbiamo solo fornito l’energia elettrica che attraverso un cavo alimenta l’impianto di illuminazione dell’alberto, realizzato da una ditta privata. Il nostro sopralluogo ha chiarito che non si tratta di un guasto, ma di un intervento doloso: i fili sono stati staccati».
Acea e probabilmente anche la ditta titolare della «scatola nera» che teneva in vita quello che rimane di Spelacchio, dandogli almeno col buio un aspetto meno triste e miserevole, presenteranno una formale denuncia alle forze dell’ordine.
Intanto va così: che per ora, fino alla riparazione, l’impianto sarà acceso e spento manualmente, all’alba e poi al calare del buio.
Un po’ come un albero casalingo insomma, che al contrario tutti spegniamo di notte per paura che le lucette si surriscaldino e magari prendano fuoco.
E’ proprio vero: Spelacchio è uno di noi. Uno di casa. .
Neanche una luminaria accesa
Insomma il mistero di «Spelacchio» torna ad infittirsi. Dopo l’ipotesi, poi smentita dalla stessa amministrazione capitolina, della sua possibile rimozione e sostituzione con un’installazione luminosa di stelle comete, nell’antivigilia di Natale, il punto di forza di questo abete rosso della Val di Fiemme, ormai ridotto a uno scheletro, è stato più volte ribadito in questi giorni di polemiche (legate soprattutto al costo eccessivo della pianta, per cui sono stati sborsati dal Campidoglio 48 mila euro), era ormai tutto nell’illuminazione e nell’addobbo.
Visibili nel tardo pomeriggio, durante la notte e fino a quando il sorgere del sole non illuminava la città .
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 23rd, 2017 Riccardo Fucile
PARMA BRUCERA’ I RIFIUTI DI ROMA, INSIEME ALLA TOSCANA… E SI USERA’ L’INCENERITORE CHE GRILLO NON VOLEVA
C’era una volta un inceneritore che “per costruirlo dovrete passare sopra il cadavere di Pizzarotti“, come diceva Beppe Grillo invitando a votare per il suo candidato sindaco preferito anni fa in quel di Parma.
Quello stesso inceneritore che per Beppe e Federico non andava costruito (ma il candidato, quando è diventato sindaco, si è accorto che se lo avesse bloccato avrebbe dovuto pagare penali e ha quindi mollato) servirà oggi a togliere le castagne dal fuoco all’amministrazione M5S di Roma, perchè brucerà i rifiuti della Capitale anche se i 5 Stelle romagnoli sono contrari.
Pizzarotti vinse le elezioni nel maggio 2012 proprio puntando sulla lotta contro l’inceneritore, all’epoca quasi ultimato, promettendo addirittura di smontarlo. Alla prova dei fatti, però, il termovalorizzatore rimase.
E ora tornerà utile per Roma dopo i carichi mandati in Toscana: è sintomatico che siano le regioni “rosse” a togliere dai guai l’amministrazione Raggi, che altrimenti si troverebbe con la città invasa dai rifiuti durante le feste di Natale e Capodanno, proprio mentre i consiglieri comunali grillini accusano il PD di varie nefandezze ogni giorno, anche per distogliere l’attenzione dai loro guai.
E così ieri è stato il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini a confermare: «Siamo disponibili. Certo, è curioso che ci venga chiesto da Roma, governata dai 5Stelle, che ogni volta ci fanno la morale sul tema dei termovalorizzatori».
E l’assessora ai rifiuti Paola Gazzolo conferma: «Sicuramente chiederemo a Parma: il suo impianto è il più moderno e tecnologico, oltre ad avere una grande capacità residua di smaltimento, visto che lì la differenziata è arrivata a quota 74%».
Già , a Parma la differenziata va alla grande. Mentre a Roma avanza a piccolissimi passi nonostante le promesse dell’amministrazione M5S.
E il disastro percepito di monnezza e trasporti ormai è arrivato a tutti i romani.
(da “NextQuoitidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 19th, 2017 Riccardo Fucile
SIMONE SAID HA PENSATO DI DARE UN “TOCCO NATALIZIO” CON LE STELLE FILANTI ALL’OBELISCO DI PIAZZA DEL TUFELLO, A ROMA… DI FRONTE ALLE PROTESTE POI CHIEDE SCUSA
Simone Said è consigliere municipale del MoVimento 5 Stelle in III Municipio, dove i grillini hanno di recente perso la maggioranza.
Lui però è un fedelissimo di Roberta Capoccioni, tanto da sfottere la consigliera Di Giacinti, di recente passata al gruppo misto insieme a Francesca Burri, per un errore nella lettera di dimissioni.
Ma Said è anche un genio dell’arredo urbano, come dimostra questa fotografia di un suo status su Facebook, nel frattempo rimosso, in cui si vanta di aver regalato “un tocco natalizio” all’obelisco di piazza del Tufello grazie a delle poetiche stelle filanti di Natale, che in effetti hanno contribuito alla valorizzazione del paesaggio.
Dopo che la sua creatività è stata giustamente festeggiata sulla pagina Facebook del PD Roma, però, il consigliere Said ha improvvisamente cambiato idea e ha deciso di scusarsi sulla sua pagina Facebook per l’iniziativa:
“Quando ho addobbato la stele in onore ai caduti, l’ho fatto senza avere la benchè minima intenzione di offendere o mancare di rispetto a nessuno.Tanto meno a chi ha dato la vita per rendere il nostro un paese libero e democratico. Porto rispetto alla memoria dei caduti, l’ho sempre fatto e lo farò sempre. Sono dunque andato a deporre dei fiori sul basamento della stele. Chiedo scusa a chi si fosse sentito offeso. Non era mia intenzione”
I livelli raggiunti dalla politica dellaggente nei municipi romani sono sempre più alti: sarebbe davvero un peccato se cadesse anche il III Municipio.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 18th, 2017 Riccardo Fucile
LA STESSA AZIENDA DIETRO ALTRI CASI: LA VERGOGNA DEL COMUNE DI ROMA CHE HA PAGATO 48.000 EURO PER UN TRASFERIMENTO RIVELATOSI INADEGUATO
Alla fine, dopo tante polemiche e sfottò, il Comune di Roma ha dato il triste annuncio: Spelacchio è morto, o quasi.
Al massimo riuscirà a sopravvivere fino alla fine delle festività , mascherando sotto gli addobbi, la sua sofferenza.
Il triste destino dell’albero di Natale che l’amministrazione Raggi ha posizionato in piazza Venezia a Roma, appare ormai segnato.
Brutto, secco e pure morto ammazzato: la parabola di Spelacchio assume sempre più i contorni di un giallo.
Di chi è la colpa? Nel botta e risposta tra il Campidoglio e i fornitori della Val di Fiemme, che da oltre 10 anni fornisce alla città gli alberi di Natale, spunta un terzo attore: la Ecofast Sistema srl, la società che si è occupata del trasporto e che al momento tace.
L’aspetto scarno dell’albero infatti non è certo dovuto alla sua natura. Si diceva fosse un larice e per questo più spoglio ma è falso: Spelacchio è un abete rosso.
E non è vero che soffre perchè ha poche radici: non ne ha proprio, è stato tagliato dal momento che non si può estirpare un albero così grande.
Non è vero neppure che la Val di Fiemme ha rifilato Spelacchio a Roma perchè era brutto e le faceva fare brutta figura: l’albero in partenza era bellissimo, ha perso le foglie forse per il trasporto inadeguato, forse perchè stressato per la siccità .
Secondo la Pefc, l’associazione italiana che certifica la gestione sostenibile delle foreste, “l’albero presenta oggettivamente dei traumi, tuttavia è necessario fare chiarezza su alcuni elementi e caratteristiche della pianta, per evitare di semplificare un tema delicato come quello della cura degli alberi e della gestione sostenibile delle foreste di provenienza”.
Occorre dunque fare chiarezza per capire chi ha ucciso Spelacchio. Sul banco degli imputati c’è la Ecofast Sistema, la ditta che si è occupata del trasporto dalla Val di Fiemme a piazza Venezia e della sua istallazione.
Ma anche il Comune di Roma che per quel trasferimento, considerato dagli esperti la causa del tracollo dell’albero, ha pagato ben 48 mila euro.
Scrive il Corriere della Sera che secondo il contratto infatti il Campidoglio sarebbe dovuto intervenire entro 24 ore, ma ciò non è accaduto, senza contare che la stessa ditta è incaricata della cura di altre tre aree verdi: Gianicolo, Balduina e Castel Sant’Angelo, che per la verità tanto verdi non sembrano.
(da agenzie)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
LA LETTERA AL GIORNALE AMICO PER RACCONTARE BALLE
Oggi Luigi Di Maio ha scritto una lettera al Fatto Quotidiano per rispondere ad Anna Maria Bianchi di Carte in regola, che tre giorni fa aveva inviato una lettera al giornale sugli ambulanti.
La parte più interessante della lettera è quella finale, nella quale Di Maio afferma che con il bando di piazza Navona “si è ridotta al minimo la presenza dei Tredicine”, e dopo fa sapere che l’applicazione della Bolkestein favorirebbe i Tredicine.
L’affermazione di Di Maio sui Tredicine a Piazza Navona è interessante e andrebbe verificata.
Perchè tra i nomi degli assegnatari del bando brillano quelli di Alfiero Tredicine, Dino Tredicine, Elio Tredicine, Tania Donatella Tredicine, Mario Tredicine, Anna Maria Cirulli (moglie di Mario Tredicine), Irene Rina Cirulli (sorella di Anna Maria), Sandro Cirulli, Pierina Maria Franceschelli (moglie di Dino Tredicine). Alfiero è anche zio di Giordano Tredicine, poi arrestato per Mafia Capitale.
Nella vendita di alberi di Natale, addobbi e presepi, ad esempio, i nomi della famiglia Tredicine sono sono tre su sette.
Nella vendita di giocattoli sono sei su otto.
13 sono quelle assegnate loro nella categoria dolciumi.
Tre, infine, quelle andate ai Tredicine per la vendita dei palloncini.
Insomma, questo è quello che Di Maio intende per ridurre al minimo la presenza di una famiglia che lui stesso, qualche tempo fa, ha collegato a Mafia Capitale.
Ma la parte più interessante della lettera di Di Maio è quella dove il candidato premier sostiene che l’applicazione della Bolkestein, con l’apertura alle società di capitali, comporterebbe un rafforzamento di chi, come i Tredicine a Roma, ha assunto una posizione dominante su questo tipo di mercato.
Infatti questi Tredicine non devono essersi accorti della cosa, visto che il famoso scatto con Dino Tredicine (vicesegretario di un sindacato di ambulanti) che ritraeva Luigi Di Maio era stato fatto durante una manifestazione contro la Bolkestein.
Dino Tredicine sfoggiava insieme a Luigi Di Maio una maglietta con la scritta “No Bolkestein”. Eppure, sostiene Di Maio, la Bolkestein lo favorisce.
Che ci sia qualcuno che non sa quel che fa?
Oppure c’è qualcuno che non sa quel che dice?
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 17th, 2017 Riccardo Fucile
MANCA UN ATTO DEL COMUNE PER LA VARIAZIONE LAVORI, IL CAMPIDOGLIO TACE DA 5 MESI
La metro C a Roma è ferma e il Comune fa finta di niente. 
Ieri si è scoperto che da fine luglio che il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) ha sollecitato Virginia Raggi ad autorizzare la rimodulazione delle risorse all’interno del quadro economico per la costruzione della metro C, già a suo tempo approvato per consentire il completamento dei lavori sino al Colosseo.
E sono cinque mesi che dal Campidoglio tutto tace. Lo Stato, che finanzia l’opera per il 70%, attraverso il ministero delle Infrastrutture ha detto sì; idem la Regione; da Palazzo Senatorio invece nessuna risposta.
Al pre-consiglio del CIPE convocato mercoledì pomeriggio al dicastero di Via XX Settembre per mettere a punto l’ordine del giorno della riunione che il Comitato interministeriale svolgerà tra Natale e Capodanno – l’ultima prima dello scioglimento delle Camere – l’aggiornamento del quadro economico relativo alla terza linea metropolitana di Roma è stata espunta dagli argomenti in discussione.
Per procedere è necessario l’ok di tutti e tre gli enti finanziatori: Per aprire la stazione di San Giovanni occorre completare il collaudo tecnico-amministrativo della linea che parte da Montecompatri. Per ottenerlo, bisogna che il quadro economico sia quello finale, comprensivo di tutti gli aggiustamenti intervenuti in corso d’opera. Ma il Cipe non può varare le modifiche in assenza del via libera del Comune.
Dopo l’articolo di Repubblica che raccontava lo stato dell’arte ieri l’assessora Linda Meleo si è improvvisamente risvegliata dal torpore per dettare una nota alle agenzie di stampa che è un capolavoro di omissioni: “Nessuna paralisi o immobilismo del Campidoglio su Metro C. Quest’Amministrazione ha sottoscritto nero su bianco il suo impegno tramite memoria di Giunta, approvata il 13 dicembre. Con quest’atto abbiamo confermato il valore strategico dell’opera e abbiamo affermato la volontà di procedere alla realizzazione della Linea C, secondo le risorse finanziarie che saranno rese disponibili”, ha detto l’assessora.
Il 13 dicembre è proprio il giorno in cui si è riunito il CIPE a cui gli atti del Comune servivano prima della riunione e non dopo.
Non solo: per l’approvazione non serve una memoria, bensì una delibera. “Come iter amministrativo si prevede anche la presentazione dell’atto all’Assemblea capitolina per approvare impegno di spesa. — ha aggiunto la nota, confermando quindi quanto scritto ieri: l’impegno di spesa non è stato approvato — Vogliamo veder realizzata quest’opera il prima possibile, un’infrastruttura strategica per Roma, e che significhera’ il completamento di una terza linea metropolitana per la Capitale, a garanzia del miglioramento del servizio”.
«Il Campidoglio doveva produrre una delibera di consiglio con un piano pluriennale di attuazione e relativa variazione di bilancio», fanno sapere a Repubblica Roma dal ministero dei Trasporti. «La memoria di giunta non è perciò sufficiente e gli era stato pure detto». Per cui pure la sua trasmissione al Mit, che pure c’è stata, è risultata perfettamente inutile. Non solo: l’Assemblea Capitolina è attualmente impegnata con il bilancio e quindi la variazione non potrà arrivare prima della chiusura dei lavori sui rendiconti. In ritardo per la riunione del CIPE prevista tra Natale e Capodanno.
Per approvare questo atto si andrà quindi alla prossima riunione del CIPE, che probabilmente arriverà dopo le elezioni previste per marzo e quindi quando gli equilibri politici saranno definitivamente cambiati. E il tutto va a inquadrarsi in una situazione già disastrata. Nel corso degli ultimi sette anni la programmazione del trasporto metropolitano non è stata quasi mai rispettata. Inoltre nel periodo gennaio-ottobre 2017 il servizio ha registrato uno scarto negativo del -15%.
Uno dei valori più bassi da quando è iniziato il monitoraggio del servizio della Metro. La regolarità del servizio, uno dei fattori di qualità più importanti, è stato costantemente al di sotto dello standard per la metropolitana. Secondo il rapporto dell’Agenzia a limitare il servizio (fermo restando che l’infrastruttura metropolitana e la produzione sono sottodimensionati rispetto alla popolazione) è il deficit manutentivo del materiale rotabile e degli impianti che limita il parco mezzi utilizzabile. Insomma è la solita storia dei ritardi e delle corse soppresse per “mancanza di materiale“.
I dati parlano da soli: nel 2016, il 45% delle corse perse è dovuto a problemi organizzativi (mancanza personale e adeguamento orario), un dato che è in diminuzione rispetto al 2015 (78%). Aumenta invece la perdita di corse per mancanza di materiale di ricambio (dall’8% al 37%). A differenza di quanto avviene per gli autobus, i guasti incidono marginalmente sulla soppressione delle corse (8%).
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
DOPO AVER ACCUSATO MARINO DI VOLERLO FARE, ORA LA RAGGI ESTERNALIZZA IL SERVIZIO DI SPAZZAMENTO DELLE STRADE
Dovrebbe diventare uno sport. 
Andare a leggere quello che dicevano i portavoce del MoVimento 5 Stelle quando erano all’opposizione e criticavano Marino su ogni punto del suo programma di governo e confrontare quelle parole con le azioni concrete e le decisioni prese dalla Giunta Raggi. Un’operazione archeologica per portare un po’ di verità e di onestà (intellettuale) che ha come risultato il ridimensionamento della a portata della “rivoluzione” a 5 Stelle in atto — secondo alcuni — da 18 mesi a questa parte nella Capitale
Quando il M5S criticava Marino e parlava di “privatizzazione di AMA”
Ad esempio il passato recente è costellato di dichiarazioni d’intenti e di suggerimenti a Marino su come assumere assessori e dirigenti pubblici.
Non più tardi di tre anni Raggi&Co chiedevano che venisse pubblicato un avviso pubblico per la selezione dei curricula degli assessori e degli amministratori pubblici.
Le scelte fatte dalla Raggi in questo anno e mezzo (e la sostituzione di sei assessori) dimostrano che quel principio evidentemente non vale per il M5S.
Se mantiene un buon ritmo (al bilancio siamo al quarto assessore in meno di due anni) la Raggi ha buone possibilità di eguagliare il record stabilito da Marino. Sciocchezze, si dirà . Ma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Prendiamo ad esempio un tema caldo come quello della raccolta dei rifiuti.
Nel settembre 2015 Marcello De Vito (oggi Presidente dell’Assemblea Capitolina) e la Raggi si scagliavano contro l’approvazione delle delibere di affidamento del servizio ad AMA.
In particolare secondo i consiglieri d’opposizione Marino stava privatizzando la municipalizzata della raccolta dei rifiuti. Il punto del contendere era il passaggio che impegnava AMA ad esternalizzare, in via sperimentale, per la durata di due anni, il servizio di spazzamento, limitatamente ad alcune aree del territorio della città di Roma. Il Comune sosteneva all’epoca che sarebbero stati garantiti i livelli occupazionali. I sindacati e il M5S non erano d’accordo.
Sul Blog di Grillo il MoVimento 5 Stelle di Roma pubblicò all’epoca una nota per ribadire che «il M5S Roma ha votato no alla Delibera che prevede l’affidamento del servizio di spazzamento e gestione dei rifiuti, il M5S Roma a votato no anche alla seconda parte della delibera in cui è prevista l’ipotesi di privatizzazione del servizio di spazzamento».
Per il M5S era invece il momento di “invertire la rotta” e mettere AMA in condizione di fornire un servizio efficiente. In che modo? Per il MoVimento uno dei problemi principali erano gli impianti di trattamento dei rifiuti. I pentastellati spiegavano che «il 96% dei rifiuti differenziati e il 62% dei rifiuti indifferenziati non vengono trattati presso impianti di AMA, ma presso impianti di terzi, con costi ovviamente maggiori»
Quando il M5S chiedeva più impianti di trattamento dei rifiuti
Ci si aspetterebbe quindi che su un tema così importante il M5S si sia messo subito di buona lena per invertire la rotta. Ma non è così.
Se il buongiorno si vede dal mattino il piano rifiuti, il “nuovo corso di AMA”, presentato dalla Raggi a fine 2016 era sostanzialmente una copia di quello varato dal Commissario Tronca. Il piano industriale approvato nel 2017 dal CdA AMA non va meglio.
L’azienda prevede di raggiungere un’autonomia impiantistica del 29,4% entro 2021 (attualmente al 20%). Questo significa che il 70% dei rifiuti verrà sempre trattato da impianti privati.
Eppure nei precedenti piani industriali erano previsti investimenti industriali per raggiungere un livello maggiore di autonomia (fino all’80% entro il 2021) in modo da non dipendere da impianti terzi. A quanto pare il MoVimento 5 Stelle, che non vuole inceneritori e altri impianti di trattamento non sa come uscire dall’impasse.
«Pochi impianti, significa minori ricavi dalla differenziata: nel precedente piano industriale della gestione Fortini si evidenzia un incremento di autonomia Ama fino all’80% al 2020», hanno spiegato qualche tempo fa le consigliere PD Valeria Baglio e Ilaria Piccolo, fortemente critiche nei confronti del nuovo piano industriale.
Nel frattempo, come ha ricordato l’assessore regionale all’ambiente qualche giorno fa, nel 2017 Roma Capitale ha esportato circa 110.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati (40.000 Abruzzo e 70.000 Austria), 200.000 tonnellate di rifiuti organici da raccolta differenziata (Friuli, Lombardia e Veneto), circa 150.000 tonnellate di rifiuti combustibili (Lombardia, Emilia-Romagna) e circa 250.000 tonnellate di rifiuti da interrare (Emilia-Romagna, Toscana, Puglia). Roma vengono “esportate” in altre province laziali (Latina, Frosinone, Viterbo) circa 200.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati
Il fronte caldo delle foglie che cadono a Roma
Anche sul fronte dello spazzamento delle strade i pentastellati di governo si comportano in maniera diametralmente opposta da quelli di lotta. Il grandioso “piano foglie” della Giunta Raggi è stato messo nel cassetto perchè non funzionava. Certo, la Raggi prima ha dato la colpa al riscaldamento globale, me poi ha dovuto riconoscere che AMA da sola non ce la poteva fare.
Al suo posto il 5 Stelle ha rispolverato una vecchia idea. La stessa che criticavano quando erano sui banchi dell’opposizione. AMA ha pubblicato un bando da 13 milioni di euro in due anni per affidare a ditte esterne ad AMA la pulizia delle strade della Capitale.
Il bando riguarda sia il servizio di raccolta foglie in tutti i quindici Municipi sia «l’attività di estirpazione sfalcio e diserbo presso le strade, marciapiedi, parcheggi, aree pubbliche e private soggette a uso pubblico» su tutto il territorio del Comune di Roma.
Lo spazzamento delle strade è stato suddiviso in tre periodi in funzione dell’intensità della caduta foglie nel corso dell’anno.
Il M5S ha preso quindi coscienza del fatto che AMA, con i mezzi e il personale a sua disposizione, non è in grado di garantire un servizio efficiente. Di questo se ne era reso conto anche Marino ma all’epoca il MoVimento urlava alla privatizzazione. I sindacati sono già sul piede di guerra e hanno iniziato a ricordare all’Amministrazione le promesse fatte in campagna elettorale.
Scriveva il M5S nel 2015: «in molti hanno capito che M5S Roma ha un grande seguito tra i lavoratori delle aziende municipalizzate».
Chissà se è ancora così.
(da “NextQuotidiano“)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
“MI VUOLE RICONOSCERE UN COMPENSO PER UN LAVORO CHE NON HO MAI FATTO, VI SEMBRA NORMALE?”
“Ho ricevuto una lettera, firmata dal presidente Bagnacani, in cui mi si vuole riconoscere un compenso per un periodo, da gennaio ad aprile 2016, di circa 20mila euro, per un lavoro che non ho mai fatto”.
Lo ha detto Paola Muraro, ex assessore all’Ambiente di Roma della giunta Raggi, a margine dell’audizione presso la commissione parlamentare ecomafie interpellata sui dettagli di quanto illustrato nel corso del suo intervento a Palazzo San Macuto.
“Siamo davanti a un’azienda che vuole pagarmi quando io non sono minimamente entrata negli impianti, e questo è grave — ha spiegato Muraro nel corso dell’audizione -. Penso di essere la prima a cui l’azienda vuole riconoscere un lauto compenso non avendo lavorato e non avendo messo piede negli impianti. Quando un’azienda per mascherare le sue inadempienze vuole riconoscere un compenso maggiore, è assurdo. Non prenderò mai un euro in più, ma questa è una lettera a firma del presidente Bagnacani che deposito, insieme al mio ultimo interrogatorio alla presenza del Noe”.
Secondo Muraro l’obiettivo è “sviare da quelle prescrizioni che erano state già evidenziate dalla Dda nel 2015” in base alle quale “si poteva diffidare l’azienda” ed “evitare l’emergenza del 2016”.
“Ci sono fatti nuovi che evidenziano che già nel 2015 la Dda, all’interno di un altro procedimento che riguardava la gara dei rifiuti tessili di Ama, aveva ritrovato tra le telefonate di due dirigenti intercettati, che già si intravedeva l’emergenza sulla mancata manutenzione, che io ho sempre manifestato nelle mail ai dirigenti — ha illustrato Muraro nell’audizione -. Le intercettazioni del settembre 2015 evidenziano che il sistema Ama era già in emergenza. C’è da chiedersi perchè nessuno è intervenuto. Io sono nominata assessore a luglio 2016 quando gli impianti sono ormai strapieni, con una manutenzione che era impossibile fare perchè si era perso tempo da metà 2015. Ho ritrovato all’interno del mio procedimento che l’autorità , in questo caso la polizia della squadra mobile, individua il mio ruolo di attivazione nei confronti dei dirigenti ed espone anche le difficoltà di Ama, individuando gli aspetti critici che comunica al magistrato. Però nessuno è intervenuto in questa fase qui, abbiamo pagato tutti e soprattutto i cittadini romani che si ritrovano l’anno dopo a dover affrontare un’emergenza. Mi sono triovata con un’emergenza conclamata l’anno prima, dove tra l’altro vogliono inserirmi quando non ero più consulente di Ama”.
L’ex assessore ha poi proseguito, dicendo: “Vi sembra normale che un’azienda pubblica voglia far decorrere il mio contratto mesi prima, quando io non ho lavorato e non sono andata in un impianto? Vi sembra normale che un’azienda pubblica faccia una lettera, una nota in questi giorni, in cui si dice che io devo adeguare la mia parcella da gennaio ad aprile, quando io da gennaio ad aprile non sono mai andata in impianto? Questo per sviare da quelle prescrizioni che erano state già evidenziate dalla Dda. Questo è importante, perchè gli strumenti per evitare certe emergenze ci sono. Quando la polizia giudiziaria scrive ripetutamente che ci sono emergenze, che ci sono criticità , si poteva diffidare l’azienda per fare le cose. A questo punto si poteva benissimo evitare l’emergenza del 2016. Perchè non si è fatto? Non sta a me rispondere, ma voi sapete che nell’emergenza qualcuno ci guadagna sempre. Questo è il fatto provato, che io ho ritrovato dentro gli atti”.
C’è tempo anche per una battuta su Roma: come sta lavorando la giunta Raggi in materia di rifiuti? “Lo si vede tra le strade di Roma, non dico altro”.
(da “NextQuotidiano“)
argomento: Roma | Commenta »
Dicembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
PECCATO CHE LA RAGGI ABBIA “TOLTO LA MANGIATOIA”, PERCHE’ ORA IL BUE E L’ASINELLO FAREBBERO COMODO
L’asilo nido di via Aquilanti nel quartiere Massimina nel XII Municipio è nuovo nuovo ma questo non significa che tutto funzioni bene. Anzi.
Inaugurato a settembre in pompa magna dalla Sindaca Virginia Raggi che ci spiegava il lavoro della giunta per «riportare le periferie al centro della città » con l’arrivo del freddo ha più di qualche problema di abitabilità .
Perchè la caldaia funziona a singhiozzo e quindi i termosifoni, se va bene, sono appena tiepidi. Il che visto che si tratta di una struttura che deve accogliere bambini molto piccolo diventa un problema enorme
La fretta di inaugurare una struttura che non era ancora pronta
Come riferisce Roma Today i genitori dei piccoli alunni della scuola hanno segnalato i malfunzionamenti della caldaia e dell’impianto di riscaldamento sin da settembre. C’era tutto il tempo a disposizione quindi per intervenire prima dell’arrivo del freddo che — come è noto a quasi tutti — si fa più intenso con l’avvicinarsi dell’inverno.
A Roma però l’Amministrazione comunale (e quella municipale) sembrano essere del tutto ignare dello scorrere delle stagioni e delle ricorrenze annuali. L’improvvisazione sembra essere la vera linea guida di chi governa la città .
La struttura era stata infatti consegnata al Comune nel 2015 ma per una serie di questioni non era mai stata messa in funzione.
Uno dei problemi era, a quanto pare, il conflitto d’interessi dell’attuale Presidente cinquestelle del consiglio municipale, titolare di alcune quote di una società che possiede un asilo nido privato a poca distanza.
Pare che sia stata proprio la pressione sul presunto conflitto d’interesse di Di Camillo a spingere l’Amministrazione municipale a prendere la decisione — a marzo — di trasferire gli alunni del nido di Via Pavolini in via Aquilanti.
Questo nonostante le perplessità di alcuni genitori sulla funzionalità della nuova struttura.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Roma | Commenta »