Destra di Popolo.net

ROMA, BOCCIATO IL BILANCIO AMA, SI DIMETTE LA MONTANARI, ASSESSORE ALL’AMBIENTE

Febbraio 8th, 2019 Riccardo Fucile

CAOS IN CAMPIDOGLIO SULLA GESTIONE DEI RIFIUTI… E’ IL NONO ASSESSORE DELLA GIUNTA RAGGI CHE TOGLIE IL DISTURBO, RECORD MONDIALE

Caos in Campidoglio sulla gestione dei rifiuti. La giunta, dopo un acceso confronto al quale ha preso parte anche la sindaca Raggi, ha bocciato il bilancio di Ama, l’azienda che si occupa della pulizia e della raccolta dei rifiuti a Roma.
L’assessore all’Ambiente, Giuseppina Montanari, ha accusato il colpo: dopo essersi dichiarata contraria alla bocciatura del bilancio di Ama si è dimessa.
“Ringrazio il meraviglioso staff che ha collaborato con me per l’impegno straordinario che ha profuso nel lavorare giorno e notte per il bene della città  e tutte le cittadine e cittadini di Roma che hanno intrapreso con noi questo percorso. Spero che qualcun altro possa in futuro realizzare il nostro sogno”, ha affermato Montanari. L’ormai ex assessore ha sostenuto di non poter più condividere “le azioni politiche e amministrative di questa giunta”.
Nel corso del dibattito la sindaca Virginia Raggi ha puntato il dito contro la gestione di Ama: “Sono stufa. Sono dalla parte dei cittadini che hanno perfettamente ragione. È il momento di fare pulizia nel bilancio di Ama e soprattutto nelle strade. Su questo non accetto alcun compromesso. E non si torna indietro”.
L’opposizione Pd coglie l’occasione per attaccare la giunta Raggi e suggerisce alla sindaca di dimettersi: “Dovrebbe seguire con coraggio l’esempio dato dalla sua assessora – si legge in una nota del gruppo dem capitolino – aver messo al tappeto l’Ama è una sua decisione irresponsabile che avviene proprio nel momento cruciale delle decisioni per la chiusura del cicli dei rifiuti. Siamo all’ennesimo capitombolo di assessori e manager. Le liti all’interno del M5S lasciano ferite profonde nell’amministrazione cittadina e la prima responsabile della schizofrenia politico gestionale della macchina capitolina è Virginia Raggi. La sindaca smetta di fare due parti in commedia, si assuma le proprie responsabilità  su nomine e deleghe e ammetta il fallimento, presenti quindi le sue dimissioni come massima artefice del disastro in cui versa la capitale”.
Con le dimissioni dell’assessore all’Ambiente sale a 7 il numero di persone che ha abbandonato la giunta Raggi di propria iniziativa, tra questioni giudiziarie, divergenze politiche e vicende personali.
Prima della titolare dell’Ambiente, l’ultimo ad aver rimesso il mandato era stato a maggio scorso Alessandro Gennaro, assessore alle Partecipate. In precedenza, avevano abbandonato Palazzo Senatorio Marcello Minenna, Paola Muraro, Paolo Berdini, Massimo Colomban e Adriano Meloni. Mentre ad Andrea Mazzillo e Raffaele De Dominicis sono state ritirate le deleghe al termine di controversie politiche ed amministrative.
In totale quindi sono 9 gli assessori ad esser transitati e già  usciti dalla giunta di Virginia Raggi nel corso dei due anni e mezzo trascorsi dall’insediamento in Campidoglio, tutti tra l’altro con deleghe di peso.
Lo scontro che ha portato la Montanari a dimettersi viene da lontano. La scorsa estate il Campidoglio e l’Ama – la partecipata comunale dei rifiuti – hanno ingaggiato una disputa su una partita contabile da 18 milioni di euro per la gestione dei servizi cimiteriali reclamata dall’azienda.
A dicembre scorso era arrivata una schiarita con l’approvazione del bilancio Ama 2017 da parte dell’azienda, vista la possibilita’ concessa alla societa’ di chiudere il documento contabile nonostante la passivita’. Oggi pero’ la giunta di Virginia Raggi ha bocciato la proposta di bilancio di Ama ritenendola non corrispondente alle sue aspettative, con la Montanari ha votato contro l’atto, unica in tutta la giunta, e conseguentemente ha rassegnato le dimissioni.
Ora per Ama si apre il rischio che le banche non vogliano piu’ fare credito all’azienda, priva di un documento contabile approvato, con una potenziale ripercussione sul pagamento buste paga dei dipendenti.
La Montanari, amica di lungo corso di Beppe Grillo, era in carica da dicembre 2016, dopo il burrascoso avvicendamento di Paola Muraro, arrivava da due esperienze come assessore nelle giunte comunali di Genova e Reggio Emilia con competenze alla sostenibilità  ambientale.
Nel corso del suo mandato l’ormai ex assessore ha puntato sulla diminuzione del quantitativo di rifiuti in città , la crescita della raccolta differenziata e la creazione di impianti di lavorazione e riciclo dei “materiali post consumo”.
Un esperimento che pero’ si e’ scontrato con il fragile ciclo dei rifiuti cittadini, non autosufficiente e soggetto a cicliche crisi di raccolta e smaltimento.

(da “Huffingtonpost”)

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I PRESIDI SCRIVONO ALLA RAGGI: “TROPPA IMMONDIZIA E TOPI, RISCHIO SANITARIO PER I BAMBINI: LUNEDI NON RIAPRIAMO LE SCUOLE”

Gennaio 5th, 2019 Riccardo Fucile

“SERVE UN TEMPESTIVO INTERVENTO DELL’AMA O TERREMO CHIUSE LE SCUOLE”… E’ IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

Via l’immondizia, o le scuole romane non riapriranno dopo l’Epifania per il rischio sanitario a cui verrebbero esposti i bambini.
È questo in sintesi il senso della lettera inviata dall’Associazione dei presidi alla sindaca di Roma Virginia Raggi per sollecitare una rapida rimozione dei rifiuti nei pressi degli istituti scolastici, dopo le feste natalizie e accumulatisi in seguito all’emergenza scaturita dall’incendio del Tmb Salario.
Come riportano Repubblica e il Messaggero, i presidi hanno scritto alla Raggi per sollecitare la pulizia delle aree vicino alle scuole, dal momento che in queste condizioni non potrà  essere assicurata la riapertura delle scuole
Come riporta il quotidiano romano, per il presidente della sezione del Lazio dell’Associazione nazionale Presidi, Mario Rusconi, il “grave problema investe il tema sanitario, che potrebbe comportare in alcuni casi anche la chiusura delle scuole, soprattutto quelle dell’infanzia ed elementari la cui popolazione è composta da bambini molto piccoli, qualora non fosse tempestivamente risolto”.
Serve quindi “un decisivo intervento nei confronti dell’Ama affinchè preveda la raccolta di tutta questa immondizia almeno nei pressi delle scuole prima della ripresa delle attività  didattiche prevista per il 7 gennaio”. Altrimenti, come si diceva, c’è il rischio che gli istituti prolunghino “la chiusura”.
Scrive ancora il Messaggero:
L’associazione presidi, nella missiva inviata a Palazzo Senatorio, racconta delle «numerose segnalazioni che stiamo ricevendo da diversi colleghi di scuole del centro e della periferia, di asili nido, scuole elementari medie e superiori». «Basta girare per le strade della città  – si legge ancora – e constatare i cumuli di rifiuti a volte anche ingombranti attorno ai cassonetti strapieni di immondizia vicino ai cancelli e ai portoni degli istituti scolastici. Non solo spettacoli poco decorosi, ma anche odori nauseabondi accompagnano la vista dei cittadini nel constatare come animali randagi e roditori trovino spesso bivacco attorno a questi monumenti di pattume».
“Questo sconveniente scenario – si legge ancora nella lettera – è diseducativo per i nostri studenti che tutti i giorni nelle aule educhiamo al senso civico, al rispetto per la città  e al decoro, alla cura per il bene pubblico, alle regole della convivenza e della cittadinanza, che poi vedono puntualmente infrangersi fuori dalle loro aule a pochi passi dai portoni d’ingresso delle scuole, attorno a queste pattumiere a cielo aperto

(da “NextQuotidiano”)

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ROMA, L’ULTIMA IDEONA DELLA RAGGI: “I CITTADINI SPAZZINO I MARCIAPIEDI VICINO A CASA”

Gennaio 4th, 2019 Riccardo Fucile

E’ NELLA DELIBERA SUI RIFIUTI… MA SE UNO PAGA LA TASSA SUI RIFIUTI AL COMUNE DEVE POI PURE PULIRE LA STRADA?

“Romani, pulitevi la strada sotto casa”.
E’ la direzione che sembra prefigurare uno degli indirizzi della proposta di delibera presentata dal Movimento 5 Stelle della Capitale in tema di rifiuti.
Il testo, per ora calendarizzato in assemblea capitolina l’8 gennaio, prevede anche il recepimento delle sanzioni introdotte per legge nel 2015 che prevedono multe anche per chi getta i mozziconi di sigaretta per terra: da 30 a 300 euro, sui mozziconi di sigaretta gettati in terra, sui prodotti da fumo e quelli di piccolissime dimensioni. Intanto nei giorni delle feste Roma vive il caos rifiuti anche a causa dell’incendio dello scorso 11 dicembre al Tmb Salario.
E le due attrici Maria Amelia Monti e Anna Finocchiaro hanno realizzato un video-sketch sui social intitolato ‘La Grande Mondezza’. “Come la fate voi la differenziata a Roma?”, inizia così il dialogo ironico tra le due protagoniste.
Ora l’assemblea capitolina si appresta ad affrontare il tema della pulizia urbana anche con questo provvedimento proposto dai 5 stelle.
Mentre per il 15 gennaio è stato fissato, su richiesta di Fdi, un consiglio straordinario sull’emergenza rifiuti e sulla situazione dell’Ama, l’azienda capitolina preposta alla raccolta.
Secondo la proposta 5S   occorre “coinvolgere i frontisti (le utenze a fronte strada, ndr) siano essi utenze domestiche che non domestiche, nelle attività  di spazzamento del fronte stradale antistante, fino alla congiunzione con la sede stradale, per agevolare le successive operazioni”.
Una proposta che appare rischiosa per gli stessi proponenti e per la sindaca Virginia Raggi visto il malumore dei romani per la difficile situazione della raccolta dei rifiuti.

(da agenzie)

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NEW YORK TIMES, LA CARTOLINA DALL’ITALIA: “ROMA IN ROVINA

Dicembre 24th, 2018 Riccardo Fucile

SPUTTANATI NEL MONDO: IL DEGNO BIGLIETTO DA VISITA DEL GOVERNO SOVRANISTA: RIFIUTI, BUCHE, STRISCE PEDONALI SCOMPARSE, PARCHE NEL DEGRADO, METRO A SINGHIOZZO

Rome In Ruins, Roma in rovina.
Si intitola così il reportage che il New York Times pubblica oggi sul suo sito, firmato dal corrispondente dall’Italia Jason Horowitz. “Roma rischia di diventare una discarica”, si legge nell’articolo, “e non voglio dire il mucchio di rovine della storia, come le apostrofava il poeta Petrarca nel 14esimo secolo. Non intendo una preziosa discarica a cielo aperto di antichità , gemme del Rinascimento e tesori barocchi. Intendo un immondezzaio”.
“Amo Roma”, spiega il giornalista elencando tutti i pregi della città  eterna, dalla incredibile luce alla cucina, dalle mostre del Maxxi alle nuvole create in cielo dagli storni, “ed è soltanto per questo che lo dico”
Horowitz racconta il suo giro nel centro della città , dalla stazione Termini al Colosseo passando per Monti e il parco di Colle Oppio tra auto in doppia fila, erbacce che spuntano dal cemento, strisce pedonali scolorite e ormai invisibili, bottiglie vuote e resti di picnic abbandonati nei giardinetti, venditori abusivi di souvenir, materassi, armadi e frigoriferi lasciati sui marciapiedi.
Ricorda l’ultimo pedone e il ciclista uccisi da due autobus, in via Cavour e viale Manzoni, e la protesta degli operatori dei torpedoni turistici che soltanto pochi giorni fa hanno paralizzato una parte della città  occupando piazza Venezia con i loro mezzi per protestare contro le misure che dal 2019 li terranno fuori dal centro.
Poi parla delle metropolitane a mezzo servizio –   con la stazione Repubblica chiusa dalla fine di ottobre e le altre due fermate centrali, Barberini e Spagna, aperte a singhiozzo – della proposta di far intervenire l’Esercito per tappare le buche e delle condizioni in cui versano i parchi cittadini, diventati “panorami post apocalittici”, tra rifugi di fortuna dei senzatetto e nastri gialli di Roma Capitale che delimitano gli alberi caduti “come fossero scene del crimine”.
“Di chiunque sia la colpa”, scrive il corrispondente del New York Times, “l’affascinante stanchezza per il mondo di Roma ha ceduto il passo a un cinismo di proporzioni epidemiche. La travolgente reazione dei romani al degrado è di condividere memes sui social network. Gli amici si scambiano foto non dei loro bambini ma dei mucchi di immondizia che crescono sui loro marciapiedi. Spesso il bersaglio della loro ira, e non senza ragione, è la sindaca Virginia Raggi”.
“L’idea di Romanizzazione, o civilizzazione dei barbari, risale a tempi antichi”, scrive Horowitz, “Ma ho scoperto che la Romanizzazione funziona al contrario. Roma ha messo alla prova le mie civili abitudini”.
Ci sono però, fortunatamente, “segnali di ripresa che si insinuano nelle crepe del degrado”, come la manifestazione “Roma dice basta” o i comitati civici, a cominciare da Retake o dal gruppo di cittadini che ha ripulito villa Sciarra e realizzato una nuova area giochi finanziata con le donazioni dei privati.
“Roma, mi sembra”, conclude Horowitz, “non sarà  ricostruita in un giorno”.

(da “Huffingtonpost“)

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BRUCIATA BANDIERA M5S, CORI CONTRO TONINELLI, ACCERCHIATO VIGILE URBANO SOTTRATTO AL LINCIAGGIO

Dicembre 18th, 2018 Riccardo Fucile

PROTESTA IN PIAZZA DEI NCC, I NOLEGGIATORI CON CONDUCENTE CHE MANIFESTANO CONTRO LA LIBERALIZZAZIONE

Attimi di tensione durante il presidio di Ncc a piazza della Repubblica, a Roma. Secondo quanto si è appreso da fonti della polizia locale, ci sarebbe stata una “caccia” al vigile da parte dei manifestanti.
Un agente sarebbe stato accerchiato da una trentina di persone rischiando il linciaggio. Sono intervenute le forze dell’ordine in tenuta antisommossa per metterlo a riparo.
Ora i manifestanti sono fermi all’altezza della Prefettura. Un cordone di forze dell’ordine con blindati impedisce l’accesso a piazza Venezia.
Il corteo dei noleggiatori con conducente è poi arrivato sotto al Senato. Sono oltre duecento, e il numero va aumentando, i rappresentanti della categoria che stanno protestando sotto l’entrata principale di Palazzo madama, bloccando corso Rinascimento.
Perlopiù vestiti di blu manifestano contro il governo al grido di: “Buffoni, buffoni” “armati” di fischietti e trombe e una bandiera dell’Italia che sventola. Bruciati anche alcuni vessili del Movimento Cinque Stelle, con tanto di cori non proprio teneri contro il ministro Toninelli.
Mentre una delegazione dei manifestanti è entrata a a Palazzo Madama in attesa di essere ricevuta, i sindacati dei tassisti che si trovano al ministero dei Trasporti contano i danni causati dai disordini: “Stiamo facendo presente qui che ci sono numerosi Ncc malintenzionati a Roma e a Milano, che salgono sui taxi con l’intenzione di danneggiare le vetture. Sulle radio girano appelli a non prendere corse da Piazza della Repubblica, a Roma, e da Piazza della Scala, a Milano. Chiediamo ai colleghi tassisti di non cedere alle provocazioni”.
Il motivo della protesta sta nell’entrata in vigore della direttiva Bolkestein, in particolare contro la norma che prevede l’obbligo di rientro in rimessa alla fine di ogni trasporto e quindi l’impossibilità  di accettare eventuali corse dopo un servizio, come succede invece normalmente per i taxi.
Su questo il governo ha fatto dietrofront, dopo aver manifestato l’intenzione di rimuovere i paletti che limitano il raggio d’azione delle auto noleggiate con conducente.
Tuttavia un emendamento dei relatori alla manovra depositato in commissione Bilancio del Senato, pur confermando le disposizioni restrittive per il settore, amplia gli ambiti territoriali di operatività  degli Ncc da comunali a provinciali prevedendo che, in deroga a quanto previsto, l’inizio del servizio possa avvenire senza il rientro in rimessa quando sul ‘foglio di servizio’ siano registrate, sin dalla partenza, più prenotazioni oltre la prima con partenza o destinazione all’interno della provincia o dell’area metropolitana in cui ricade il territorio del Comune che ha rilasciato le autorizzazioni.

(da “Huffingtonpost”)

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#ROMANONFALASTUPIDA: I MANIFESTI CONTRO LA LEGA A ROMA

Dicembre 5th, 2018 Riccardo Fucile

IMPAZZA LA SATIRA SUI MURI DELLA CAPITALE E SUI SOCIAL

A Roma sono comparsi una serie di manifesti che attaccano la manifestazione della Lega in programma per l’8 dicembre a Piazza del Popolo.
Alcuni con i ritratti di Giordano Bruno, Giulio Cesare e la Sora Lella che contestano l’arrivo del Carroccio in piazza: “Stavorta me do foco da solo”, dice Giordano Bruno, “E’ n’artra cortellata”, esclama Giulio Cesare, “E’ come ‘a carbonara co ‘a panna”, conclude la Sora Lella.
Altri manifesti sono stati riprodotti su Twitter: ritraggono rispettivamente Giove Pluvio, Tomas Milian nella prestigiosa interpretazione di Er Monnezza, Anna Magnani e un gabbiano:
Sarà  contento Salvini? O verranno arruolati nella campagna “Lui non ci sarà ” di Luca Morisi?

(da “NextQuotidiano”)

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LA SFIDUCIA FALLITA A ZINGARETTI MOSTRA LA SPACCATURA NEL M5S LAZIO

Dicembre 2nd, 2018 Riccardo Fucile

LA VERITA’ E’ CHE A NESSUNO FA COMODO RINUNCIARE ALLO STIPENDIO

Alla fine la mozione di sfiducia del centrodestra nei confronti di Nicola Zingaretti in Regione Lazio fallisce.
Ventisei contrari, quindi pro-governatore, zero astenuti e appena 22 voti a favore del siluro politico armato da destra con Stefano Parisi primo firmatario.
E la mozione crea anche una frattura interna al gruppo di Forza Italia: fra i contrari anche Laura Cartaginese, consigliera di Forza Italia, che ieri ha annunciato di non riconoscere più «l’autorità  del capogruppo Aurigemma».
Assenti, oltre all’ex leghista Enrico Cavallari che, in settimana, ha disinnescato i piani di ribaltone annunciando di non voler votare la sfiducia in polemica con la Lega, pure il forzista Pasquale Ciacciarelli, da venerdì sera in «missione culturale» a Edimburgo. Mentre Sergio Pirozzi, presente alla discussione, prima del voto è salito su un aereo, direzione la Puglia, perdendosi buona parte delle schermaglie «fratricide» tra consiglieri.
Il tutto è altamente comprensibile alla luce della situazione politica a via della Pisana: Zingaretti è stato eletto senza maggioranza e nei mesi di consiglio ha flirtato con il M5S prima e con la destra poi per garantirsi l’agibilità  politica, forte del fatto che per molti essere eletti come consiglieri è un risultato che garantisce molto e doverci rinunciare per tornare alle urne non garantisce di certo la rielezione, visto che nel Lazio ci sono le preferenze.
E questo semplice ragionamento di comodo che per ora allunga la vita alla Giunta Zingaretti non riguarda solo Forza Italia e le altre cento anime sparse della destra laziale, ma anche il MoVimento 5 Stelle.
Che dopo aver candidato alla guida della Regione la capa del M5S romano Roberta Lombardi è incappato in una sconfitta poderosa di certo, visti i risultati nella Capitale, guidata dai funesti risultati della Giunta Raggi in Campidoglio.
Ma anche la Lombardi, così come la gran parte dei dieci eletti a 5 Stelle a via della Pisana, è al suo secondo mandato e in teoria dovrebbe concludere la sua corsa in politica quando verrà  sciolto il Consiglio Regionale.
Proprio per questo Lombardi è stata l’alfiera dell’accordo con Zingaretti prima e in questa settimana ha combattuto e annunciato che il gruppo non avrebbe votato la sfiducia al governatore.
Ma proprio per questo è stata smentita prima da Beppe Grillo in persona e poi dallo stesso Luigi Di Maio, che con un messaggio sui social network hanno fatto capire alla Faraona che non c’era trippa per gatti: la mozione di sfiducia si doveva votare, altrimenti “l’Elevato non avrà  più fiducia”, ha scritto Grillo su Facebook confidente del fatto che la Lombardi sappia precisamente cosa accade nel M5S a quelli che non hanno più la fiducia di Beppe.
E così ieri è andata in scena anche la spaccatura nel MoVimento 5 Stelle. Che ha un’altra protagonista oltre alla Faraona: Valentina Corrado.
La consigliera uscente aveva sfidato internamente la Lombardi per la leadership e la candidatura, perdendo rovinosamente nonostante la sponsorizzazione dell’allora sindaco di Pomezia Fucci. Poi ha deciso di improntare la sua consiliatura con la custodia della Retta Via Grillina, prima dissociandosi dalle menate no-vax del consigliere Barillari, poi contestando anche la Lombardi, che l’ha soprannominata sarcasticamente “la capogruppo in seconda”.
Ieri in aula la divisione è andata in scena in Aula: prima è intervenuta la Lombardi descrivendo un MoVimento 5 Stelle interessato a un’opposizione onesta e leale sui temi a Zingaretti, mentre la Corrado ha ribadito la necessità  di porre fine all’amministrazione.
Andrea Arzilli sul Corriere della Sera spiega il motivo delle due linee contrapposte:
Galeotto un post di venerdì sera con cui il segretario Pd Roma Andrea Casu invitava i romani sia ad andare a votare alle primarie dem per il Lazio sia a firmare per le dimissioni della sindaca Virginia Raggi, nemica di Lombardi e amica di Corrado.
Secondo i rumors Raggi non gradisce e si sfoga con Grillo che, a tarda sera, sconfessa la linea di Lombardi e ordina via post ai grillini in Regione di andare a votare la sfiducia a Zingaretti: tra raccolta firme per le dimissioni di Raggi e scranni vuoti davanti al trionfo di Zingaretti, si rischiava un sabato troppo dem.
Certo, la Raggi avrebbe dovuto considerare che il renzianissimo Casu non ha molto interesse a puntellare la Giunta dello sfidante di Minniti alle primarie del Partito Democratico.
Ma adesso il cerino acceso è rimasto in mano a Roberta Lombardi. Sempre più nervosa. E sempre più vicina alla fine del suo secondo mandato.
Senza che nessuno abbia ancora dimostrato la benchè minima volontà  di fare un’eccezione per lei.

(da “NextQuotidiano”)

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ROMA, LE MANI DEI CLAN SULLE CASE POPOLARI: NE OCCUPANO ALMENO 600

Novembre 24th, 2018 Riccardo Fucile

ALLOGGI STRAPPATI ANCHE PER PICCOLI DEBITI…NON SOLO CASAMONICA, MA ANCHE SPADA, DI SILVIO, SPINELLI, BEVILACQUA

Non solo villette abusive: ci sono anche le case popolari sottratte con la forza. L’ultimo decreto di rilascio il direttore generale, Andrea Napoletano, l’ha firmato pochi giorni fa, il 16 novembre. Così prima di Natale (forse), anche l’Ater Roma, la società  che gestisce l’edilizia pubblica nella Capitale per conto della Regione Lazio, potrà  essere pronta ad operare il suo di maxi-sgombero.
Già , perchè di Casamonica & Associati in città  ce ne sono così tanti che c’è spazio (e lavoro) per tutti.
Nello specifico, fra senza titolo e abusivi, di case popolari della Capitale i clan ne occupano almeno 600, il 10% delle oltre 6.000 abitazioni popolari occupate. Casamonica, appunto, ma anche Spada, Di Silvio, Spinelli, Bevilacqua.
Di questi, secondo un report custodito gelosamente nel cassetto del dg, almeno 300 sono occupanti totalmente abusivi. Nel senso che hanno “sfondato” (come si dice in gergo) o, più comunemente, si sono presi la casa di chi non ha potuto ripagare il proprio debito, strozzato dai prestiti o in risarcimento a qualche sgarro subito.
Come avvenne nel 2007 ai danni di Ernesto Sanità , rientrato solo nell’agosto scorso nel suo alloggio di Pietralata sottrattogli 11 anni fa da Giuseppe Casamonica.
Il dossier caldo che nelle ultime settimane è rimbalzato negli uffici di Lungotevere Tor di Nona riguarda il quartiere Spinaceto, dimenticata periferia di Roma sud sulla direttrice Pontina, nota al grande pubblico giusto per un frammento del film ‘Caro Diario’ di Nanni Moretti.
Qui, nel complesso di via Salvatore Lorizzo, sono ben 10 gli appartamenti occupati dagli “zingari” di zona, che grazie a questo presidio controllano il territorio e posizionano vedette sull’adiacente viale dei Caduti per la Resistenza, in barba anche alla presenza del Commissariato di zona a poche decine di metri. Un motivo in più per interessare la Procura della Repubblica e la Dda, che monitora la zona ed è in stretto contatto con l’agenzia regionale.
Le inchieste penali, d’altronde, in queste situazioni vanno di pari passo con gli iter amministrativi: uno degli alloggi, ad esempio, è stato letteralmente strappato al legittimo assegnatario a causa di un debito non pagato di appena 1.600 euro.
Spinaceto, ovviamente, è solo uno degli agglomerati ad alto tasso di occupazioni abusive. In testa c’è sicuramente Ostia, dove — come noto — il clan Spada ha fatto incetta di case.
Alcune di queste sia l’Ater che il Comune di Roma hanno iniziato a sgomberarle, anche grazie alle ondate di arresti che hanno messo a dura prova la tenuta dei vertici criminali.
Poi c’è Ponte di Nona vecchia, alla periferia est sulla consolare Prenestina. Qui, in via Padre Damiano De Veuster, resiste il feudo di Simone Spada, esponente dell’omonimo clan “emigrato” alcuni anni fa da Ostia, in grado di mettersi in proprio a Villaggio Prenestino. Proprio in questa zona, a cavallo degli anni 2000 l’attuale comandante della Polizia Locale, Antonio Di Maggio, fu il primo a documentare i rapporti fra gli “zingari” e i clan camorristici stanziatisi a Roma sud est. Altre zone “calde” sono sicuramente San Basilio, Laurentino 38 e Cinecittà  Est.
Ma non ci sono solo le case Ater.
Gli alloggi popolari a Roma, seppur in parte minoritaria, vengono gestiti anche dal Campidoglio. E queste stesse abitazioni soffrono dell’invasione di Casamonica&co. Nel 2015 — subito dopo il funerale-show in onore di “re Vittorio” — gli allora assessori capitolini Alfonso Sabella e Stefano Esposito, presentarono un dettagliato dossier in cui documentarono la presenza di oltre 40 alloggi abitati da altrettanti appartenenti alle famiglie sinti. Romanina, Morena, Grotte di Gregna e perfino qualcuno a San Giovanni e alle spalle di Villa Borghese.
In alcuni casi — come hanno segnalato i due ex assessori nel loro esposto alla Procura di Roma — occupazioni figlie di “regolari” assegnazioni a canone agevolato, avvenute negli anni da parte dei dirigenti capitolini.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LE BALLE DI TRAVAGLIO SULLE DEMOLIZIONI DELLE VILLE DEI CASAMONICA E IL DEFILE’ DI RAGGI E SALVINI

Novembre 23rd, 2018 Riccardo Fucile

LO SPOTTONE DELLA SINDACA CHE PERO’ DIMENTICA DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE CONTRO GLI AUTORI DEL RAID AL ROXY BAR…. BUTTANO GIU’ QUATTRO CASE A ROMA IN DIRETTA TV E FANNO IL CONDONO DEGLI ABUSIVI AD ISCHIA

Tre giorni fa seicento uomini della Polizia Locale in tenuta antisommossa hanno circondato il complesso di abitazioni abusive al Quadraro appartenenti ai membri della famiglia Casamonica.
L’operazione è poi proseguita con lo sgombero di otto villini, l’abbattimento proseguirà  nei prossimi giorni.
Noti ai più per il pacchiano funerale con lancio di rose dall’elicottero dell’estate del 2015 i Casamonica sono una famiglia di etnia sinti dedita ad attività  criminali come usura ed estorsione.
Oggi sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio si lamenta di come, proprio a causa delle ruspe «volute dalla Raggi», i Casamonica siano diventati simpatici perchè «i giornaloni la menano sulla “passerella”, lo “spot”, il “dèfilè” di Raggi, Conte e Salvini».
Ora è chiaro anche a un cretino che far notare come l’operazione sia stata anche una grande mossa di propaganda da parte di un’amministrazione comunale bollita non significa stare dalla parte dei Casamonica o degli abusivi.
A meno ovviamente che non sia un reato (lesa maestà ?) quello di criticare la regina di Roma che regna tra monnezza agli angoli della strada e autobus flambè, quando passano.
Soprattutto alla luce del fatto che Conte e Salvini, i due che hanno gioito per le ruspe in diretta televisiva — perchè la buona notizia è stata costruita con maestria — hanno appena fatto passare un provvedimento (il Decreto Genova) che di condoni edilizi per gli abusivi ne contiene ben due (uno per Ischia e uno per i terremotati del Centro Italia).
Questo giusto per mettere le cose in prospettiva.
Riguardo alla storia della Raggi che lotta per restituire la città  ai cittadini onesti, però Travaglio dimentica che poco più di un mese fa è venuto fuori che il Comune di Roma ha “dimenticato” di costituirsi parte civile nel processo a tre dei quattro accusati del raid al Roxy Bar. Gli imputati sono tutti legati al clan Casamonica.
Non si spiega quindi perchè — secondo il Direttore del Fatto Quotidiano — non si possa al tempo stesso raccontare la cronaca dello sgombero e criticare la passerella della Raggi.
Lo si è fatto ogniqualvolta un politico ha utilizzato operazioni del genere per fare propaganda.
C’è poi qualcos’altro che Travaglio dimentica di raccontare.
Ad esempio la “gara” tra Salvini e Raggi a chi avrebbe guidato la ruspa. Era il 21 giugno 2018 quando il ministro dell’Interno si presentò davanti alla villa confiscata nel 2009 al clan dei Casamonica alla Romanina (il loro feudo) assieme alla prefetta di Roma Paola Basilone e al presidente del Lazio Nicola Zingaretti per annunciarne l’abbattimento.
Il titolare del Viminale avrebbe voluto essere il primo a mettere in moto le ruspe. In una diretta dell’11 ottobre aveva infatti dichiarato «È questione di giorni. Entro ottobre guiderò personalmente la ruspa che abbatterà  la villa abusiva dei Casamonica a Roma».
Quella villa — sequestrata dalla Regione in collaborazione collaborazione con l’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati e Confiscati (ANBSC) — sarà  abbattuta il 26 novembre e Salvini questa volta riuscirà  ad esserci. La ruspa tira insomma: a destra a sinistra e anche “nè a destra nè a sinistra”.
Travaglio — probabilmente per non annoiare il lettore — non racconta nemmeno degli abbattimenti fatti nel corso negli anni.
Perchè è vero che le contestazioni di abusivismo riguardo a quel complesso di villette risalgono addirittura al 1994 (anno del condono Berlusconi). L’ordine di abbattimento risale invece al 1997.
Ma non è vero che nel corso degli anni non sono state abbattute ville costruite abusivamente e appartenenti ai Casamonica.
Nel 2010 ad esempio a Frascati (non nel comune di Roma) vennero abbattuti tre villini appartenenti al clan.
Altri abbattimenti vennero eseguiti — senza troppo clamore — anche durante le amministrazioni precedenti. Francesco Rutelli ha ricordato che nel dicembre del 1993 fece abbattere alcune costruzioni abusive sulla Casilina e che nel quadrienno 1993-1997 vennero eseguiti 300 ordini di abbattimento.
Un’altra villa sequestrata — affidata alla Regione — sarà  invece ristrutturata e verrà  messa a disposizione di un’associazione benefica.
Quelle otto villette, che senza dubbio non sono comparse dalla sera alla mattina, invece sono sempre rimaste lì negli ultimi vent’anni. Nonostante il sequestro e gli ordini di sgombero.
Perchè? Lo ha spiegato ieri ai microfoni di Radio Cusano Campus l’ex assessore alla Legalità  della giunta Marino Alfonso Sabella.
Le demolizioni infatti costano soldi. In teoria a pagare dovrebbe essere chi ha commesso gli illeciti, ma questo non avviene quasi mai. Motivo per cui le amministrazioni comunali preferiscono dirottare le risorse altrove.
E questo ovviamente è un problema perchè si dà  agli abusivi un senso di impunità . Di ordini di abbattimento fermi nei cassetti — ha detto Sabella — ce ne sono tanti. E non in tutti i casi c’è l’opportunità  politica perchè «salvo non riguardino gruppi invisi alla popolazione come i Casamonica, fanno perdere consensi».
E si torna qui alla questione delle passerelle a bordo delle ruspe.

(da “NextQuotidiano”)

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