Maggio 18th, 2015 Riccardo Fucile
LA LOTTA DEL CONTESTATORE: “L’ULTIMA VOLTA HO PIANTO 29 ANNI FA”
Sei il grande capo dei Cobas. Hai convocato due giorni di sciopero per bloccare gli scrutini nelle scuole d’Italia. Sei nei titoli dei giornali ancora una volta. Con i tuoi 67 anni, e gli ultimi 50 trascorsi – come ripeti sempre – a difendere i più deboli, potrebbe cominciare a bastarti: e invece no, pensa Piero Bernocchi.
«Perchè uno arrogante come Renzi non mi era mai capitato davanti, mai».
Insegnante di matematica in pensione, membro del Forum sociale mondiale, ultimo incontrastato leader di piazza e di corteo: era a Valle Giulia, quando le camionette della polizia sgommavano grigioverdi, e poi non è mai più mancato.
Ha sfilato con Rossana Rossanda e Mario Capanna, con Adriano Sofri e con Oreste Scalzone, con Luca Casarini e con Francesco Caruso (ha pure diretto Radio Città Futura)
Negli ultimi giorni si sta dedicando alla riforma della scuola.
«Lo sciopero non solo è legale, il garante si studi le regole, ma anche necessario. Occorre dare un segnale forte. Quello va fermato».
Quello chi?
«Renzi. È riuscito a farmi rimpiangere certi premier e certi ministri democristiani. Ti sedevi al tavolo delle trattative e quelli cominciavano a dirti subito che, più o meno, avevi ragione su tutto. La loro idea di politica era zuppa di cultura cattolica: capire, incontrare, inglobare…».
Con Silvio Berlusconi, però, non avete più trattato.
«Vero: trattare con lui era impossibile. Ma occorre riconoscere che ci ha sempre rispettato. Per dire: quando vide al Circo Massimo 3 milioni di persone protestare contro la modifica dell’articolo 18, si fermò, fece un passo indietro. Renzi, invece, ha un’arroganza tutta sua, tragicamente originale».
Originale, in che senso?
«Ha quest’idea di saltare, completamente, il confronto con le rappresentanze sindacali. Pretende di parlare direttamente al popolo. Un esempio? Il 5 maggio scorso gli piantiamo uno sciopero con l’80% di adesioni, e lui come commenta? Chi se ne frega, dice, io rappresento il resto dei cittadini. Un premier-padrone. Che, infatti, con la sua riforma, ha inventato la figura del preside-padrone. Un preside che dovrebbe essere in grado di valutare, ingaggiare, premiare. È chiaro che Renzi si proietta in quel preside: il preside dovrebbe comportarsi a scuola come lui già si comporta nel Paese».
Duro, il Bernocchi.
«L’ultima volta che ho pianto fu ventinove anni fa, quando morì mio padre».
Un filo permaloso: «Enrico Mentana, a “Bersaglio mobile”, su La7, ha fatto fare un servizio per dire che sono un professionista della protesta. Mi fa ridere, mi fa. Forse si confonde con certi altri che, dopo il terzo corteo, sono diventati deputati. Io non ho mai ceduto al corteggiamento pitonesco della politica, al fascino del denaro e di quel potere. Io vivo di pensione e di ideali. In America Latina è pieno di persone che vivono così: da noi sembra un fatto strano, sospetto».
Mai violento fisicamente.
«Quasi mai. Una volta, negli studi di Canale 5, ebbi una lite con il giornalista Filippo Facci. Dopo esserci scambiati un buon numero di parolacce, Facci venne verso di me in atteggiamento minaccioso. Gli dissi: “Togliti almeno gli occhiali”.
Intervenne Paolo Liguori: “Filippo, ti fai male, lascia perdere”».
Tifoso della Roma, celibe («però la prego di non indugiare sull’argomento»), ha scritto quindici libri. Titolo dell’ultimo: «Oltre il capitalismo».
Fabrizio Roncone
(da “il Corirere della Sera”)
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Maggio 16th, 2015 Riccardo Fucile
SETTEMILA LETTERE IN 48 ORE SOMMERGONO PALAZZO CHIGI
Matteo Renzi ha un nuovo problema con la riforma della scuola: trovare spazio negli uffici di
Palazzo Chigi per le lettere ricevute dai docenti di tutta Italia.
Negli scorsi giorni il premier aveva deciso di scrivere agli insegnanti per provare a spiegare il contenuto del tanto contestato ddl “buona scuola”.
In appena 48 ore alla presidenza del Consiglio sono arrivate oltre settemila risposte. Quasi tutte negative.
Molte riguardano i criteri delle 100 mila assunzioni, che sono riusciti a non accontentare nessuno.
Ma c’è chi protesta per i poteri affidati ai “super presidi”, le detrazioni concesse agli istituti paritari, e la valutazione dei professori.
Agli insegnanti della riforma non piace praticamente nulla. E tanti hanno deciso proprio di rispedire al mittente la missiva ricevuta.
“Caro presidente, la ringrazio per averci scritto e per aver voluto semplificare i concetti”, scrive Anna Elisa Carrisi. “Ma stia sereno. Noi docenti non abbiamo bisogno di schemi alla lavagna per comprendere la sua riforma”.
“La sua lettera è perfettamente inutile: non siamo stupidi, siamo perfettamente in grado di valutare ciò che vediamo realizzarsi sotto i nostri occhi”, aggiunge Catia Di Camillo.
La lettera e la lezioncina alla lavagna sono servite a poco.
La delusione nella scuola italiana è molto alta: e per ribadirla tanti docenti hanno deciso di pubblicare su Internet, sui social network o siti specializzati (come Orizzonte Scuola) le risposte indirizzate al premier.
Così il dialogo sulla riforma della scuola si sta trasformando in una corrispondenza fitta e tutt’altro che amorosa.
Il dibattito più acceso è sulle assunzioni.
Dagli abilitati del Tirocinio formativo attivo (Tfa) a quelli dei Percorsi abilitanti speciali (Pas), sono centinaia di migliaia i precari che resteranno fuori dal piano di assunzioni. “Sono una ‘giovane’ insegnante di 33 anni — scrive Vincenza Morfeo — ma non so quanto sia esatto l’aggettivo, dettato dal momento storico e dalla precarietà a tempo indeterminato che ci imponete. Io ho superato tre prove selettive per prendere il titolo del Tfa, ora forse resterò disoccupata. Ma con questo non voglio dire che chi verrà assunto non lo merita. Non cadrò nel trabocchetto squallido di voi potenti, che cercate di scatenare una lotta fra poveri per spaccare la scuola”.
Marta Collina il premier l’ha anche conosciuto di persona: era una delle “contestatrici” ricevute da Renzi a Bologna.
E forse per questo è ancora più delusa degli altri: “Caro presidente, non le credo più. Mi aveva giurato che avreste tolto la facoltà del dirigente scolastico di poter assumere su classi di concorso per le quali non si possiede l’abilitazione. Invece è ancora lì”.
Ma sono un po’ tutti i punti della riforma ad essere contestati.
“Caro Renzi, se lo lasci dire da un’insegnante che nelle private ha insegnato per anni. Gli sgravi per le paritarie sono ingiusti, perchè tante famiglie non hanno più nulla da cui detrarre. È un aiuto per chi non ha bisogno di aiuto”.
I poteri discrezionali affidati ai presidi fanno paura: “Presidente, una buona scuola dev’essere innanzitutto giusta. Io voglio punteggi certi e uguali per tutti, voglio l’assegnazione di cattedre in maniera trasparente, non arbitraria”.
Per non parlare dello spauracchio della valutazione dei docenti: “Ci chiedete di essere giudicati? Ma valutatevi voi prima, riformate la politica, fatevi scegliere voi. E poi parliamo di come scegliere gli insegnanti”.
La corrispondenza si è trasformata nell’ennesima forma di protesta perchè in fondo i professori non credono alla buona fede del governo.
“Presidente, la smetta di intasarci la casella di posta. Dite di volerci ascoltare ma non è vero: abbiamo scritto per mesi, abbiamo partecipato alle consultazioni e ai dibattiti. Vi abbiamo detto forte e chiaro cosa non ci piaceva”, afferma Rosalinda Lo Presti.
“La verità è che a lei e ai suoi ministri ascoltare non interessa. Voi al massimo ‘sentite’, ma è un’altra cosa”.
Chissà se Renzi deciderà di rispondere.
Lorenzo Vendemiale
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 16th, 2015 Riccardo Fucile
INTANTO LA MAGGIORANZA VOTA SPEDITA LA BUONA SCUOLA (E VA SOTTO)
La parola d’ordine che circola in piazza del Pantheon, a Roma, dove Cgil, Cisl e Uil hanno convocato un sit-in, è netta: “Stavolta alle Regionali il Pd deve pagarla”.
Non si tratta di estremisti o di funzionari sindacali.
Sono insegnanti, magari i più presenti in tutte le iniziative di piazza, ma insegnanti.
Il sit-in è stato convocato dalle rappresentanze regionali dei sindacati che hanno indetto lo sciopero del 5 maggio ed è stato utilizzato come occasione per incontrare i parlamentari nelle stesse ore in cui sono impegnati a votare il ddl che riforma la scuola.
Ieri, le votazioni sono andate avanti spedite e sono stati approvati i primi articoli. In serata, dopo il sit-in, la votazione è proseguita anche se la maggioranza è andata in confusione su un emendamento tecnico, facendo andare sotto il governo.
Da parte sua, in mattinata, Matteo Renzi, ha ribadito la linea del dialogo che non modifica nulla ribadendo il “no” allo stralcio di un decreto per assumere subito i precari e rinviare la parte generale della riforma.
In piazza si fanno vedere le opposizioni: Sel, con il capogruppo Arturo Scotto, il M5S con il suo Alessandro Di Battista rincorso da fotografi e tv, Paolo Ferrero del Prc ma, soprattutto, la minoranza Pd.
Presente in massa con Stefano Fassina, Alfredo D’Attorre, Guglielmo Epifani, Barbara Pollastrini, Nico Stumpo e altri.
C’è “l’autonomo” Pippo Civati, anch’egli bersagliato dalle telecamere. E ci sono due inviate della maggioranza Anna Ascani e Simona Malpezzi.
Quest’ultima viene assediata da diversi docenti e contestata animatamente. Lei risponde, da sotto il palco, ma non prende la parola in piazza e dopo dieci minuti dall’inizio della manifestazione va via.
Eppure da quella piazza il Pd è stato ampiamente votato. Non si tratta di estremisti ma, come dice il segretario regionale della Cisl dal palco, di una categoria “letteralmente inferocita”.
Che abbiano creduto nel Pd lo si capisce dalla fatica che fa Alessandro Di Battista a difendersi dall’accusa di non aver appoggiato il tentativo di Pier Luigi Bersani nel 2013 oppure, paradossalmente, di essersi “fatto espellere dall’aula” e, quindi, di non aver potuto votare contro i provvedimenti del governo.
“Non prendetevela con me, prendetevela con il vostro partito” risponde lui quasi seccato, ma il dialogo restituisce il paradosso di questa piazza.
Un’altra insegnante di avvicina a Fassina: “Questa legge è invotabile”. E lui: “Infatti, non la voto”. “E poi, che facciamo?”. Fassina la sua scelta l’ha già fatta e la ripete ai Tg: “Se non ci saranno modifiche a questa legge non la voterò e uscirò dal Pd”.
E allora la docente abbassa la voce e gli dice in faccia: “Va bene, usciamo, ma deve essere una cosa ben organizzata”.
Le varie opposizioni che si ritrovano attorno alla chiamata dei sindacati di organizzazione non ne dimostrano molta.
La piazza sembra una sorta di Hyde Park, a ogni angolo c’è un leader in gestazione — Civati, Fassina o Di Battista — che anima intorno un piccolo talk show.
Tra loro, però, non si parlano. A un certo punto passa anche Marco Pannella, la sede dei radicali è dietro l’angolo, si ferma a parlare con gli insegnanti e ad ascoltare i comizi.
Dal palco si alternano le voci degli insegnanti, dei sindacalisti e dei politici. La convergenza sul merito è totale: questa legge andrebbe ritirata e riscritta da capo, ascoltando davvero gli insegnanti.
Invece, in aula, si va spediti come un treno. Ieri sono stati approvati i primi tre articoli e di aperture alle minoranze non se ne sono viste. La parte più delicata deve ancora venire.
Fassina, ad esempio, ha presentato tre emendamenti-chiave sulla chiamata diretta dei docenti, sul piano pluriennale per le docenze e sul 5 per mille.
Questo potrebbe essere il punto che, almeno fino ad oggi, il governo potrebbe rivedere per andare incontro alle richieste di chi dice che finanziare le singole scuole significherebbe creare istituti di serie A e di serie B.
Ma anche per andare incontro alle proteste delle associazioni no-profit che si vedrebbero togliere una parte dei loro finanziamenti.
Dal fronte sindacale viene assicurata continuità nella mobilitazione.
Già lunedì 18 maggio si terranno assemblee nelle scuole e cortei nelle varie città al pomeriggio. Il 19, poi, ci sarà un appuntamento, che si annuncia “rumoroso” davanti a Montecitorio.
Il sindacato sembra non spaventarsi nemmeno davanti alle minacce di precettazione che sono giunte in relazione all’eventuale blocco degli scrutini.
“Noi sciopereremo anche nel periodo degli scrutini”, dice Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil. Come proseguirà la mobilitazione, in ogni caso, sarà definito dopo il voto delle Regionali.
Lì si vedrà se l’effetto della protesta degli insegnanti sarà stato rilevante e se Matteo Renzi avrà o meno l’intenzione di ascoltarlo.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 15th, 2015 Riccardo Fucile
L’ATMOSFERA DELLA GITA SCOLASTICA E’ SVANITA, NON HA PIU’ SENSO PROGRAMMARLE
Ma le gite scolastiche hanno ancora un senso? 
La tragedia del liceale di Padova precipitato dal quinto piano di un albergo milanese in circostanze ancora nebulose riporta tristemente alla ribalta un interrogativo mormorato da anni.
Per i ragazzi del Novecento la gita di classe rappresentava un rito di iniziazione.
Era in quella terra di nessuno, sganciata dalle consuetudini quotidiane e dalla presenza castrante della famiglia, che si scambiavano i primi baci, si prendeva la prima sbornia e si imparava a cantare in coro una canzone (di solito «Azzurro»).
Si visitavano anche parecchi monumenti, a cui però solo una minoranza di esteti dedicava vera attenzione, gli altri essendo più interessati alle divagazioni goliardiche che l’atmosfera sospesa della trasferta poteva garantire.
Oggi quell’atmosfera non esiste più.
I ragazzi sono connessi di continuo col mondo e hanno meno urgenza di conoscerlo dai finestrini di un pullman.
Non hanno neppure il desiderio impellente di allontanarsi dalla famiglia, dove godono di ogni libertà .
I genitori poveri vivono la gita come un salasso o una potenziale umiliazione.
Tutti gli altri come un momento di ansia.
Quanto ai professori, sono oppressi dalle responsabilità , a cui non fa da contraltare neppure il riconoscimento di uno straordinario.
Molti di loro arrivano a sorteggiare il nome del malcapitato che dovrà offrirsi come accompagnatore. Proprio a scuola ci hanno insegnato che in natura ogni cosa esiste finchè soddisfa un bisogno.
Ma quale bisogno soddisfa oggi la gita scolastica, se non quello di restare ancorati a un’abitudine, a una nostalgia che nessuno prova più?
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Maggio 14th, 2015 Riccardo Fucile
LA TELEVENDITA IN TV: AVANTI COSI’ E IL PD RITORNA AL 30%
La televendita sulla scuola del grande taroccatore non pare abbia prodotto gli effetti sperati:
sindacati sempre più sul piede di guerra, anche per contenere l’incazzatura di centinaia di migliaia di docenti.
Cerchiamo di ristabilire qualche verità , rivolgendoci anche a chi a destra soffre di crisi di astinenza da capo carismatico ed è abituato a correre dietro al primo imbecille che si erge da decisionista.
Prima verità : le assunzioni
Renzi continua a dire “mai visto fare sciopero contro chi assume 100.000 precari”.
Palla indecente: lui non assume nessuno, è la corte di Giustizia europea che, dopo anni di sfruttamento e numerosi ricorsi, ha stabilito che l’Italia deve finirla con il taglieggiare i precari e deve assumerne 160.000.
A questo punto o li assumi o finisci nei guai.
Renzi prima ha infatti parlato di 160.000, poi di 130.000, adesso sono diventati 100.000. Farà bene ad assumerne 160.000 perchè gli altri 60.000 faranno ricorso e gli faranno un mazzo così (a spese del contribuente italiano).
Prima conclusione: Renzi deve solo dare seguito a una sentenza, non regala una mazza.
Questione presidi – manager
L’articolo 7 della riforma stabilisce che i dirigenti scolastici (i presidi) propongano gli incarichi ai docenti di ruolo. Un delirio da capetto complessato.
I docenti lavorano una vita per acquistare un punteggio, anche attraverso corsi di aggiornamento: esiste una graduatoria apposta per premiare chi ha più titoli.
E’ indecente che un preside possa scegliere la ventesima in graduatoria, penalizzando i primi diciannove, solo perchè è una sua amica, parente o amante.
Qui non c’entra una mazza il preside-manager, se vuole fare il manager si trovi un lavoro nel privato dove i dirigenti possono far fare carriera anche alla segretaria zelante, nel settore pubblico valgono i titoli non le marchette.
Bonus ai docenti meritevoli e 500 euro di buono spesa al supermercato della cultura
All’articolo 11 è stato inserito un Comitato di valutazione che dovrà deliberare il “bonus” al merito, formato oltre che dal preside, da due docenti, due genitori oppure un genitore e uno studente per le scuole di secondo grado.
Invece che portare gli stipendi dei docenti a livello europeo (almeno un terzo in più), invece che ripristinare gli scatti fermi da sette anni, Renzi stanzia una miseria (200 milioni) che si traduce in poche decine di euro per premiare chi pare a lui, neanche fossimo alla lotteria di capodanno.
Prima ti frega 300 euro al mese per anni, poi ne ridà 30 solo a chi risulterà simpatico.
Stesso discorso per il buono Esselunga di 500 euro da spendere per “andare a teatro, comprare libri e cazzate varie”.
Babbo Natale regala 40 euro al mese dopo che ti ha fregato lo scatto da 50 euro e bisognerebbe pure ringraziarlo.
Questione autonomia e scuola legata al territorio
L’autonomia può essere anche un’arma a doppio taglio che favorisce i territori più ricchi e strutturati. Il 5xmille ai singoli istituti privilegierà le scuole situate nei quartieri più ricchi aumentando il divario di dotazione rispetto a quelle più povere.
Finanziamento alle scuole private
E’ previsto il finanziamento per chi iscrive i propri figli alle scuole private per 400 euro ad alunno. E’ l’ora che anche a destra si riaffermi il principio costituzionale che non prevede che lo Stato finanzi le scuole private.
Libere di esistere, ci mancherebbe: ma se sono private si finanzino da sole, in base alle norme del libero mercato.
Se uno vuol mandare il figlio a una scuola privata è giusto che lo faccia, ma se la paghi, non che la faccia pagare agli altri.
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Maggio 12th, 2015 Riccardo Fucile
LA SCUOLA STA DIVENTANDO LA CAPORETTO DI RENZI: L’ARROGANZA NON PAGA
Gli studenti delle scuole superiori boicottano i test Invalsi. E il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone replica su twitter: “Si può essere contro il governo, legittimo. Ma boicottare le prove Invalsi è indecente. È ingiusto per i ragazzi”.
I timori della vigilia si sono concretizzati questa mattina, quando in tantissime seconde classi delle superiori – dove l’Invalsi aveva calendarizzato le due prove di Italiano e Matematica, più il Questionario studente – gli alunni non si sono presentati.
Classi vuote e addetti al test con le braccia conserte in moltissimi licei, istituti tecnici e professionali.
Mentre gli osservatori inviati dall’istituto di Frascati per controllare che, soprattutto nelle classi campione, tutto si svolgesse per il meglio sono rimasti disorientati.
Non era mai successo dal 2007, quando l’istituto avviò il Sistema nazionale di valutazione.
Ancora non ci sono dati ufficiali. Ma stando alle cronache dalle singole scuole o dalle singole città , l’invito a boicottare i test nazionali sarebbe stato raccolto da molti studenti. L’adesione allo sciopero dei test dovrebbe superare il 10-12 per cento già registrato nella due giorni di prove – lo scorso 6 e 7 maggio – nelle seconde e quinte elementari.
Quando, sull’onda lunga dello sciopero del 5 maggio e delle polemiche che hanno travolto l’Invalsi “reo” di avere spostato le prove dal 5 al 6 maggio, i genitori avevano appoggiato l’iniziativa.
Oggi, la protesta viaggiava su due binari: lo sciopero dei docenti delle scuole superiori, indetto dai Cobas della scuola, e l’invito a boicottare le prove rivolto agli allievi di tutte le scuole italiane dall’Unione degli studenti.
Ma a raccogliere i maggiori consensi sembra essere stata quest’ultima iniziativa.
Mentre la Rete degli studenti medi, pur condividendo molte delle ragioni contro i test, si è limitata a protestare con flashmob.
Da Torino a Palermo, intere scolaresche interessate ai test hanno dato forfait.
Ieri, un sondaggio di skuola.net aveva confermato l’intenzione di uno studente su quattro di
boicottare le prove.
Nel capoluogo piemontese “colazione sociale-boicottaggio dentro le classi, colazione sociale e tornei sportivi fuori da scuola”, scrivevano i ragazzi dell’Unione degli studenti su Facebook.
A Napoli studentesse e studenti che hanno boicottato le prove si sono riversati nelle piazze per un corteo, “per un’altra idea di valutazione e un’altra idea di scuola radicalmente opposte a quelle presenti nel ddl Renzi”.
Scuole semideserte anche a Bari e Bologna.
“Anche a Pescara, come in tantissime altre città , abbiamo registrato una percentuale altissima di studenti che hanno scelto di boicottare le prove”.
E nella Capitale chi ha boicottato i test #Invalsi2015 ha partecipato al presidio #‎noinvalsi organizzato dalla ACSR presso il parco San Paolo.
Al Volta e al Sereni aule completamente vuote.
A Brindisi, boicottaggio che ha sfiorato il 100 per cento al Carnaro, al Pertini, al Fermi, al Monticelli, al Palumbo, al Giorgi, al Ferraris, al Majorana di Brindisi.
A Palermo, l’adesione al #noinvlasi dei liceali è stata da record: il 92 per cento.
In altre parole, soltanto in 13 delle 162 seconde classi di classico, scientifico, linguistico, delle scienze umane e artistico si sono svolte le prove.
E in parecchie c’erano tanti alunni assenti.
(da “La Repubblica“)
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Maggio 11th, 2015 Riccardo Fucile
ATTACCO VIRTUALE AL GOVERNO: MIGLIAIA DI COMMENTI CONTRO LA “BUONA SOLA”
Un attacco virtuale via Facebook. Sulla pagina social del premier Matteo Renzi sono apparse centinaia di
commenti da parte degli utenti.
E tutti con lo stesso messaggio: “Noi non voteremo PD perchè indignati dal DDL la buona scuola”.
Non accennano quindi a placarsi le tensioni tra il presidente del Consiglio e il mondo della scuola, e in particolare con quello dei docenti.
Dopo lo sciopero del 5 maggio che ha portato in piazza a Roma migliaia di persone, tra studenti, insegnanti e personale ATA, per protestare contro il disegno di legge, Renzi è corso ai ripari e ha aperto al confronto per approdare a un testo più condiviso con coloro che nella scuola ci lavorano.
All’indomani della manifestazione, il premier ha incontrato al Nazareno i membri delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, e ha messo in agenda un incontro con i sindacati. L’obiettivo è aprire una nuova fase di concertazione. Ma il testo in Commissione alla Camera ha già ricevuto il via libera ed è atteso all’esame dell’aula.
Per questo i segnali di apertura mostrati dal premier sono stati giudicati tardivi e insufficienti.
E gli animi restano comunque accesi dopo le parola infuocate del ministro Maria Elena Boschi che ha attaccato i sindacati: la riforma della scuola “non è un prendere o lasciare”, ma “quello che non è accettabile è lasciare le cose come sono. La scuola solo in mano ai sindacati funziona? Io credo di no”, ha detto ieri il ministro.
Le parole del ministro hanno provocato l’alzata di scudi dei sindacati: “La dichiarazione della ministra Boschi conferma l’arroganza e il disprezzo della democrazia. La scuola non è dei sindacati ma nemmeno proprietà privata del Governo. È del Paese e di chi quotidianamente garantisce alle nuove generazioni di avere una istruzione all’altezza dei tempi”, ha detto il segretario generale della Flc-Cgil, Domenico Pantaleo.
“Il DDL sulla scuola mortifica gli insegnanti e la qualità dell’insegnamento. La scuola non è un’azienda e tenere sotto scacco i lavoratori con la minaccia del licenziamento farà crollare la motivazione. Questo è schiavismo!”, è uno dei tantissimi messaggi che si leggono sulla pagina Facebook di Renzi.
Oppure: “Gentile Premier,sono una docente e vorrei ringraziarla di cuore per aver incoraggiato questa nuova presa di coscienza “di classe” in noi,lavoratori della Scuola Pubblica. Aggiungo,altresì,che” il potere logora solo chi rischia di perderlo”.
E che io (insieme ad altre decine di migliaia) il prox 31 maggio, voterò contro il PD & alleati. Buon lavoro”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 9th, 2015 Riccardo Fucile
IL PD PRESENTA I PROPRI EMENDAMENTI ALLA RIFORMA DELLA SCUOLA… RESTANO I POTERI DEL PRESIDE E LE REGOLE PER I PRECARI… APERTURE SOLO SUI NUOVI CONCORSI
Dopo il grande sciopero degli insegnanti contro i superpoteri ai presidi e il bonus di merito, i parlamentari democratici presentano soltanto piccole modifiche alla legge in discussione davanti alla Camera.
Dopo l’incontro lampo con i sindacati, durato soltanto un giorno, il Pd ha presentato un pacchetto di emendamenti agli articoli più cruciali della riforma della scuola.
Ma non è cambiato molto, confermando l’indisponibilità a discutere sul serio con i docenti. “Cambieremo ciò che va cambiato, ha detto Matteo Renzi ieri a Genova, io non ho paura del confronto sui contenuti ma la riforma resta valida per ridare autorevolezza alla scuola”.
La linea tracciata è chiara: si va avanti, magari con qualche aggiustamento, ma l’impianto non si tocca.
E questo, nonostante ad opporsi non siano solo i sindacati, che chiedono ancora l’incontro con il governo definito “irresponsabile” ma anche le 32 associazioni tra cui l’Azione cattolica o personalità come don Luigi Ciotti.
A decidere gli emendamenti un vertice del Pd con Matteo Orfini, presidente del partito e Lorenzo Guerini, vicesegretario che hanno dato il via libera al pacchetto della relatrice in commissione Cultura alla Camera, Maria Coscia.
LE RETI DI SCUOLE
L’emendamento all’articolo 6 ridefinisce gli “ambiti territoriali”. Al loro interno potranno costituirsi le “reti di scuole” che puntano a razionalizzare la gestione delle “risorse professionali”, quindi del personale.
Secondo i deputati del M5S, serviranno a tagliare ulteriori posti nelle segreterie amministrative e a far girare i docenti su più scuole nell’ambito degli stessi “ambiti”. POTERI DEL PRESIDE
L’emendamento introduce una sola novità , l’autocandidatura per le assunzioni, che appare molto di facciata.
Il dirigente, infatti, per la copertura dei posti dell’istituzione scolastica, “propone gli incarichi ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, anche tenendo conto delle candidature presentate dai docenti”.
Resta la facoltà di utilizzare il personale “in classi di concorso diverse da quelle per le quali è abilitato, purchè possegga titoli di studio, percorsi formativi e competenze professionali coerenti con gli insegnamenti da impartire”.
Gli incarichi dovranno essere triennali, in grado di valorizzare il curriculum, e di garantire “trasparenza e pubblicità ”.
VALUTAZIONE DOCENTI
Nella valutazione dei docenti, da cui discende la corresponsione del “bonus” per il merito (200 milioni stanziati per il primo anno) il preside sarà affiancato da un Comitato formato da due docenti, due rappresentanti dei genitori per il primo ciclo e un rappresentante genitori e uno degli studenti per il secondo ciclo.
Il Comitato vaglierà la qualità dell’insegnamento, i risultati ottenuti, le responsabilità assunte nel coordinamento. Esprimerà il proprio parere anche sul superamento del periodo di prova.
MOBILITà€ DOCENTI
Nel caso dei cosiddetti docenti sovrannumerari o in esubero (cioè docenti che non trovano più ruolo in un singolo istituto) questi, a partire dall’anno 2016-17 verranno assegnati, a domanda, a un ambito territoriale e la mobilità potrà operare tra gli ambiti territoriali.
ASSUNZIONI.
Si ribadisce il concorso del 1 ottobre 2015 a cui si accederà con il titolo di abilitazione.
Daranno punteggio anche le abilitazioni Tfa oltre ad “aver insegnato per massimo 180 giorni con contratto a tempo”.
Il numero degli idonei non vincitori “non potrà però essere superiore al 10% del numero dei posti banditi”.
Misura questa che potrebbe dare adito a innumerevoli ricorsi. Viene poi chiarito che le graduatorie a esaurimento “si chiuderanno per svuotamento” ma resteranno esclusi dalle assunzioni i 23.000 docenti della scuola d’infanzia che verranno assunti in un secondo tempo.
CONTRATTI A 36 MESI
Il limite temporale dei 36 mesi, adottato per rispettare la sentenza europea, non avrà valore retroattivo.
CINQUE PER MILLE
Resta il finanziamento tramite 5 per mille alla singola scuola ma viene istituito un Fondo ad hoc mentre si innalza al 20% il fondo perequativo.
I sindacati proponevano una ripartizione inversa, l’80% a un fondo comune e solo il 20% alle singole scuole per evitare la divisione tra scuole per “ricchi” e scuole più disagiate.
Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 8th, 2015 Riccardo Fucile
“TROPPI RITARDI E SBAGLIATO IL PRESIDE CHE DECIDE TUTTO”
“Massimo rispetto, massimo dialogo. Questo provvedimento verrà compreso a fondo, capito e apprezzato”.
Così il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, bolla la riforma della Buona Scuola al termine della riunione nella sede del Pd con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, e i componenti dem della Commissione Istruzione.
Di tutt’altro avviso, invece, l’altra ex titolare del dicastero, Maria Chiara Carrozza, che lancia il suo grido d’allarme: “Le assunzioni di ruolo per il nuovo anno scolastico saranno un massacro. Per esperienza personale ho visto l’inizio dell’anno scolastico e siamo già in ritardo. Il rischio grosso — prosegue — è che a settembre con ce la facciamo ad avere gli organici al completo”.
La Carrozza, pur riconoscendo lo sforzo delle 100mila assunzioni, sottolinea conunque che “l’assunzione dei precari non è la riforma della scuola“.
Sono tanti i punti della riforma che si possono correggere.
“Tante persone che — spiega la Carrozza – hanno investito nell’abilitazione, ora si ritrovano fuori da questo piano assunzione. E non includere un piano con un indirizzo delle materie è un errore. Occorre dare un obiettivo specifico e di ampio respiro”.
La Carrozza critica anche il ruolo del preside-sindaco “che decide tutto” e sulla consultazione online del governo Renzi sulla riforma afferma: “E’ stata venduta per più di quello che era. Un conto è coinvolgere il Paese su come dov’essere il futuro della scuola italiana, un altro è un questionario online”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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