Dicembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
BARBARA RICCIARDI TRA I CINQUANTA FINALISTI DEL GLOBAL TEACHER PRIZE
Barbara Riccardi ha 49 anni, è una maestra di Spinaceto ed è l’unica italiana tra i cinquanta
finalisti del Global teacher Prize, il “Nobel” per gli insegnanti (con in palio un milione di dollari).
La maestra ha accolto la candidatura con stupore e non ha idea di chi possa aver fatto il suo nome, anche se di certo alunni, insegnanti e genitori non hanno mai nascosto il loro apprezzamento per il suo modo di insegnare, che va oltre le regole e non si limita a “seguire il programma”.
Lei che ha dato vita a gemellaggi e scambi culturali con scuole francesi, che tra una lezione e un’altra è solita dedicare del tempo ad aiutare i bambini a risolvere i problemi della vita, facendoli sedere in circolo, per discutere e crescere insieme.
Lei che ha ideato una rivista online, un tg della scuola e un orto scolastico, sempre coinvolgendo i bambini.
Si legge sul Corriere:
“La docente italiana, scelta tra ottomila colleghi, ha 49 anni – di cui 26 passati a insegnare — grinta e competenza. E soprattutto tanto entusiasmo. Maestra di gioia di vivere, si riconosce una capacità non comune di «fare rete, costruire circoli virtuosi di collaborazione». A incominciare dai contatti con scuole francesi che sono sfociati in gemellaggi e scambi culturali: bambini, dalla prima elementare alla terza media, dell’Istituto comprensivo Frignani di Spinaceto, vengono ospitati durante l’anno da famiglie di coetanei di scuole parigine, che poi accolgono i compagni francesi in Italia. Lezioni di lingua e di vita, precedute da conversazioni via Skype, in cui si scambiano buone pratiche. Come le esperienze di sostegno per cui la scuola italiana è in vetta alle classifiche mondiali e che alla Frignani sono seguite con grande attenzione.
Non sarebbe per la Riccardi il primo riconoscimento: nel 2010 ha ricevuto una medaglia al merito dal presidente della Repubblica per aver organizzato campi estivi per bambini di famiglie senza mezzi.
Se dovesse farcela, sta volta, il premio le verrebbe conferito nel marzo 2016 “per la sua capacità nel creare legami tra studenti di diverse culture e Paesi, attraverso programmi di scambio e progetti di inclusione”.
Come userebbe il milione di dollari?
«Aprirei uno spazio polivalente, aperto anche al pomeriggio, per lo sport e i corsi di recupero per i bambini stranieri».
E poi farebbe sistemare gli infissi e l’impianto di riscaldamento, doterebbe ogni classe di una Lim e la scuola del registro elettronico, che ancora non c’è.
(da “Huffingtonpost“)
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Dicembre 9th, 2015 Riccardo Fucile
GLI ALUNNI SFIDANO I GENITORI CHE CHIEDONO AIUTO A MATTARELLA
Contro la “Buona scuola” di Matteo Renzi e contro la preside “autoritaria e classista” da due settimane allo storico Liceo Virgilio di Roma si fa occupazione.
Le classi da 14 giorni non ospitano più le tradizionali lezioni, ma rassegne stampa, assemblee e testimonianze di personaggi noti.
Così come noti, sono molti dei cognomi degli studenti che frequentano l’Istituto.
Si legge su Repubblica:
Il Virgilio guida spesso le manifestazioni degli studenti medi e annovera storici figli di papà tra gli scioperanti. Il penultimo ciclo di autogestione vedeva, in prima fila, l’erede del vicepresidente della Camera Roberto Giachetti e Davide Bertinotti, nipote di Fausto, bocciato due volte, costretto a ritirarsi per i sette in condotta. A questo giro sono rimasti attivi il figlio di Gennaro Migliore e il figlio del presidente della Camera del Lavoro di Roma, Roberto Giordano.
Ma i genitori non sono molto contenti della svolta scolastica intrapresa dai loro figli. Una mamma ha scritto a Mattarella per chiedergli di “fermare questi ragazzi”, un altro padre preoccupato chiede che sua figlia “torni a studiare” e i rappresentanti dei genitori consigliano una via d’uscita onorevole dopo la lunga protesta: scrivete un comunicato, cessate l’occupazione e lasciate le aule pulite.
I ragazzi resistono, anche se la preside ha dichiarato irricevibili le loro proposte.
Hanno avanzato tredici richieste, gli occupanti.
Hanno chiesto che venga tolto l’impianto di videosorveglianza interno. Che il bar apra alle 7.40 “per evitare la calsca durante la colazione”.
Che si possa entrare in classe anche dopo le 8.10 e si metta mano a un edificio oggettivamente cadente.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 3rd, 2015 Riccardo Fucile
“NON C’ERA MOTIVO DI SOTTOPORRE UNA SCUOLA A UNA SIMILE AGGRESSIONE”… UNA SPECULAZIONE POLITICA FONDATA SUL NULLA
“Le ispezioni si sono chiuse e dall’ufficio scolastico Regionale è arrivata una telefonata: non hanno trovato irregolarità per le quali accogliere la mia disponibilità a lasciare la Garofani. Rimettono a me la scelta di rimanere o meno alla guida della scuola”. Dopo le indagini inviate dal ministero, il caso dell’elementare di Rozzano sembra essere arrivato a un punto decisivo.
A raccontare la decisione che sembrano aver preso definitivamente le istituzioni scolastiche è Marco Parma, il preside finito nella tempesta per il concerto di Natale rimandato a gennaio.
“Gli ispettori hanno verificato che ciò che era stato deciso all’interno della scuola sui festeggiamenti natalizi era stato preso in accordo con tutte le componenti della comunità scolastica – spiega il dirigente – ho cercato di spiegarlo anche nei giorni scorsi: non ci sono state imposizioni, abbiamo deciso insieme e non abbiamo cancellato nulla”.
Il caso ha fatto comunque scalpore, e questo potrebbe costare un richiamo scritto sulla gestione della comunicazione con i media.
Ora la palla passa quindi a lui: nei giorni scorsi, mentre il caso montava su tutti i media, aveva mandato una lettera al direttore regionale, Delia Campanelli, chiedendo di valutare la possibilità di una sua rinuncia alla reggenza, qualora avesse commesso errori nella gestione della scuola.
Il ministero, vista la portata delle polemiche che si sono scatenate per giorni, è voluto andare a fondo in tempi rapidi: dopo aver convocato il preside per avere spiegazioni, martedì alla Garofani sono stati inviati tre ispettori per parlare con i docenti e ascoltare da più campane cos’è accaduto veramente.
Hanno steso una lunga relazione, sulla quale doveva avere l’ultima parola direttamente il ministro dell’Istruzione Giannini.
“Ora mi prendo qualche giorno di tempo per decidere, con calma, cos’è meglio – spiega Parma – in questi giorni ho avuto tante manifestazioni di solidarietà e di affetto da parte dei miei insegnanti. Mi hanno scritto colleghi, genitori. Mi hanno aiutato molto a vivere questo momento “.
Il concerto d’inverno alla Garofani resta il 17 gennaio, “come avevamo deciso insieme “. Nelle singole classi ognuno festeggerà come vorrà il Natale, come accade per tantissime scuole milanesi, multietniche e non.
“Questo era stato deciso e questo rimane. Forse ho commesso degli errori di comunicazione e di questo mi pento. Ma non c’è mai stata prevaricazione. E non c’era motivo di sottoporre una scuola a una simile aggressione”.
Tiziana De Giorgio
(da “La Repubblica”)
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Dicembre 1st, 2015 Riccardo Fucile
UNA POLEMICA SUL NULLA, MONTATA AD ARTE DA CHI SE NON APPARE SUI MEDIA E’ DESTINATO ALLA SCOMPARSA
È una “difesa” sobria e ironica, un semplice link nel sito della sua scuola, quella che il preside di
Rozzano, Marco Parma, ha lanciato contro l’esercito dei media che gli si sono schierati contro dandolo in pasto all’opinione pubblica.
È una lancia, sottile e amara, contro un’armata sordida e indegna di politici che parlano di scuola senza saperne nulla e che hanno dichiarato di voler andare oggi a manifestare davanti all’istituto comprensivo Garofani.
Sono big nazionali della politica, quelli il cui nome termina in “ini”, che – in teoria – oggi dovrebbero andare a “liberare” il Natale imprigionato dal “preside cattivo”.
Una sorta di commedia surreale e assurda, che dimostra quanto i nostri politici preferiscano occuparsi dei canti di Natale piuttosto che dell’Isis che minaccia la nostra sicurezza. Certo, almeno questo lo sapranno fare.
Natale e dintorni, scrive il collega Parma, crocifisso. Ha titolato cosi la sua lettera.
Ecco vorrei oggi restare sui suoi toni, per esprimere qui i miei desideri natalizi.
Il primo, immediato: vorrei che i politici stamani si risparmiassero il viaggio ( a proposito, chi pagherà il loro eventuale spostamento a Rozzano? I partiti di appartenenza, cioè noi?) per regalarci un raro momento di lucidità .
Caro Babbo Natale, non so se il mio collega crede o no in te, nel Natale, nel presepe, nell’albero e via dicendo – ma credo non sia rilevante per la politica nazionale – però io oggi metto sotto il mio albero (a casa, non a scuola) una lettera per chiederti un miracolo: puoi fare in modo che i politici rinsaviscano (anche solo per oggi) e passino la giornata (almeno una) ad occuparsi di qualcosa di serio, invece di blaterare in tv su fatti inesistenti?
Puoi dare loro un poco di dignità nel momento in cui la parola “scuola” esce dalle loro labbra? Puoi far capire loro che scuola non significa “bacino elettorale” da spostare fomentando odio razziale anche a colpi di alberi di Natale se in una scuola “il concerto di Natale” si chiama “concerto d’inverno”?
La domanda è: come si fa a finire su giornali e tv? Semplice, basta mettersi contro qualche genitore (e/o politico) con le conoscenze giuste per smuovere i media.
Il fatto non sussiste: non è stato cancellato il Natale, i concerti ci sono, le festicciole tanto amate dalle mamme pure, persino una tombolata di Natale (ma perchè non se la fanno a casa invece che a scuola?).
Anche a me è accaduto di esser minacciata a colpi di giornali: qualche anno fa mi brandirono la clava del “faccio uscire sui giornali che lei non vuol far fare teatro ai bambini” come risposta al mio “aut aut “o lasci la scuola pulita dopo il tuo corso di teatro o non fai più il corso, (perchè non avevo collaboratori scolastici a disposizione per far pulire nel tardo pomeriggio le schifezze lasciate in giro da una associazione che utilizzava i locali della scuola, si prendeva i soldi dalle famiglie ma non pagava nessuno per pulire).
All’epoca la cosa sfiorì, furono solo telefonate minacciose da parte di un paio di giornalisti che avevano i figli a scuola mia e volevano sollevare il caos.
Evidentemente al mio collega è andata peggio. Contro quali genitori ti sei messo, caro collega? Sicuramente contro qualcuno che non vuole sentirsi dire no (esattamente come i loro figli). Come è potuto accadere tutto questo? Semplice, molto semplice.
Può accadere a qualunque dirigente scolastico. Io penso che nella vita tutto torni e che genitori che non sanno ricevere uno “no” avranno figli che non accetteranno i “no” su questioni sempre più grandi, che cresceranno con loro.
Per la serie: ognuno ha ciò che si merita. Purtroppo ci sono casi in cui non si possono salvare i bambini dai loro stessi genitori.
Quel che a me sconforta sono le reazioni della politica: siamo davanti all’ennesima strumentalizzazione di un fatto mai esistito.
Oltre alla lettera del collega, ci sono anche i genitori (quelli che sanno accettare i no) che manifestano per strada in difesa del loro preside elencando tutte le attività natalizie fatte nella scuola (compresa una tombolata di Natale) per smentire con i fatti le bufale mediatiche uscite in questi giorni.
Ma allora cosa avrà mai fatto questo collega che è arrivato addirittura a dare le dimissioni (e lo comprendo, è davvero amaro questo calice).
Il preside, nel sito della scuola, specifica di aver detto no a delle mamme che avevano avuto la brillante idea di andare a scuola per insegnare canzoncine di Natale agli studenti. Atto di grande arroganza se non richiesto. Per svariati motivi.
Ne elenco solo qualcuno: 1) a scuola esistono i docenti, anche se qualche genitore spesso lo dimentica, ed è a loro che spetta insegnare, non ai genitori. 2) Insegnare è un lavoro, ci si arriva dopo lunghi e faticosi percorsi di studi. Non è un giochino per mamme annoiate che si ritengono capaci di insegnare anche ai figli degli altri (chi lo ha chiesto poi?) 3) nel caso di specializzazioni particolari, è bello che un genitore entri nella scuola (se richiesto dai docenti e del dirigente) per spiegare il particolare lavoro che fa, per esempio l’astronauta, il missionario, il medico, ecc. Non mi pare che in questa fattispecie rientrino i canti di Natale. 4) se esistono persone (svariati milioni di persone) che vengono pagate per insegnare, potrebbe venire qualche volta il dubbio, a certi genitori, che non ci si può improvvisare docente?
Capisco che stare sulla scena dà una sorta di dipendenza, ma – mi chiedo – possibile che non abbiate altro di cui occuparvi? Per esempio, l’Isis, la sicurezza… già passati di moda come temi? Il doppio presidio del centro destra davanti alla scuola è vergognoso.
Perchè non si occupano di sistemare i bagni invece di portare cd natalizi? Non sarebbe un bel regalo dare ai bambini la possibilità di vivere in una scuola che non cade a pezzi?
Caro Babbo Natale, puoi regalare un po’di vergogna ai politici che davanti una scuola che cade a pezzi intonano canti di Natale invece di pagare operai per sistemarla?
Il cemento è meno natalizio del “Tu scendi dalle stelle”? Sicuramente è più faticoso.
Se davvero i gruppi politici che stanno facendo la processione a scuola vogliono “insegnare” qualcosa, perchè non si rimboccano le maniche? Salvini ha messo in giro le foto dei bagni della scuola “dirrupata”. A che pro? È una notizia? È mai entrato in un’aula in vita sua? Basta, davvero basta. Giù le mani dalla scuola.
Caro Babbo Natale, puoi far sedere quella gente tra i banchi e mettere in cattedra un bambino, uno qualsiasi degli studenti, in modo che possa insegnare a questi politici come si vive la quotidianità in una scuola tutta rotta?
Il caso Rozzano esiste ma non è il Natale: è lo specchio di chi una parte politica che cerca di cavalcare la “tigre” della comunicazione per non scomparire dalla scena. Spettacolo natalizio ancora più indegno, su un caso inesistente ma politicamente appetibile.
Caro collega, a te la mia solidarietà . “Approfittane” per farti rifare la scuola nuova.
Sarebbe un buon risarcimento danni.
Anna Maria De Luca
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 30th, 2015 Riccardo Fucile
PERMETTE ALLA SOCIETA’ DI NON ESPLODERE: NON CI SONO DUE CLASSI UGUALI, DUE BAMBINI UGUALI, DUE SITUAZIONI UGUALI, OCCORRE IL BUON SENSO
Proibire d’autorità i presepi a scuola è insensato tanto quanto imporli e infatti non c’è circolare,
programma ministeriale o linea guida del Miur che lo faccia.
Questo vuol dire che le scuole, sulle scelte didattiche che toccano situazioni sensibili in cui sono in gioco le identità , le appartenenze, il mobile confine fra discriminazione e accoglienza, sono, grazie alla nostra splendida Costituzione, libere.
Proprio libere. Libere di proporre e trovare insieme a tutte le componenti della scuola, cioè i ragazzi, i genitori, i docenti, il modo più adatto a costruire la convivenza nelle scuole. Di fare il presepe oppure no.
Quel che capita oggi nelle scuole è un miracolo perchè malgrado i tagli di organico, per cui da anni sono state annientate le compresenze necessarie non solo all’integrazione degli alunni immigrati, ma anche al recupero degli italianissimi nostri studenti che arrivano da situazione di svantaggio culturale e sociale, malgrado questo la scuola riesce ad essere quell’ormai unico laboratorio di convivenza che impedisce alla società presente e futura di esplodere.
Chi si è riconosciuto amico sui banchi di scuola non si fa la guerra a vent’anni o trent’anni.
Bene, questo lavoro richiede sapienza, lettura della realtà concreta delle classi, dei genitori, alleanza con il territorio (Comuni, sindaci e servizi).
Questo lavoro la scuola lo fa ogni giorno, un miracolo di intrecci e alleanze che non sono buonismo ma sapienza e anche buon senso.
È un volare altissimo con mezzi limitati e professionalità infinita.
Nel mentre che un preside o due finiscono a luccicare per un momento sui blog, loro malgrado o forse anche no, a combattere o sostenere il presepio a volte con motivazioni sorprendentemente extrascolastiche, l’acrobatico miracolo di tenuta della scuola va avanti, nella discrezione necessaria al dialogo.
È insensato pensare che un preside vada assunto o licenziato in funzione del suo essere obbediente agli interessi politici di un assessore regionale di turno, o di un sindaco che minaccia controlli sulle attività natalizie delle scuole.
Un delirio che confonde competenze, nasconde opportunismi politici tanto malinconici quanto pericolosi perchè insabbiano lo spirito critico, la paziente fatica di comprendere i fenomeni.
I presidi buoni sono quelli nelle cui scuole l’integrazione funziona attraverso scelte pedagogiche nate dalle condizioni oggettive della realtà scolastica.
Un quarto di quanti cercano rifugio in Europa sono bambini, il 9% dei nostri studenti ha cittadinanza non italiana, ma in molte scuole sono il 50%, e più.
Non ci sono due classi uguali, due studenti uguali, due situazioni uguali.
È sbagliato non permettere il presepio a scuola quando il presepio è parte integrante di un percorso scolastico riconosciuto da genitori e bambini, fatto proprio grazie ad appuntamenti negli anni attesi, con il corredo di canzoni e di doni scambiati con le famiglie, il concerto organizzato dopo aver scelto canti e poesie con la prudenza di chi conosce ambiente, persone, storia dei luoghi.
E la prudenza non è debolezza, è forza che sa tenere insieme quel che siamo e si apre a quel che riconosciamo diverso ma parte della nostra comune umanità .
Di sicuro però sono altrettanto sbagliate e indecenti le maleparole pelose con cui ci si appropria della profondità di una tradizione cristiana per usarla come una clava demagogica con cui nutrire i propri interessi politici e tentare di stordire la nostra intelligenza.
Mariapia Veladiano
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 26th, 2015 Riccardo Fucile
LA DOCENTE: “I VERI PROBLEMI SONO ALTRI”
“Renzi, riprenditi la tua elemosina”. Non c’è solo Giovanni, l’insegnante umbro che ha
commentato positivamenteo su facebook il bonus docenti di 500 euro e che il premier Matteo Renzi ha rilanciato sul suo profilo.
C’è anche Mary Lo Fiego, un’insegnante di base a Roma che ha dato mandato al suo istituto bancario di restituire i soldi che il ministero dell’Istruzione ha accreditato sul suo conto.
Secondo l’insegnante, infatti, i 500 euro del bonus per i docenti sono “un’elemosina”, perchè la riforma della scuola approvata dal governo Renzi non affronterebbe i veri problemi, come la retribuzione dei docenti precari o il rinnovo del contratto nazionale.
“Caro Sig. Renzi, in data odierna ho firmato mandato al mio Istituto Bancario, per procedere alla restituzione al mittente dei 500 euro arbitrariamente accreditati sul mio conto corrente in data 19.10”, scrive Mary Lo Fiego su facebook allegando la foto della lettera inviata al suo istituto bancario.
“Con tale cifra la invito a comprare e studiare il manuale ” Come rinnovare il CCNL COMPARTO SCUOLA” e “Come retribuire regolarmente i docenti precari, senza stipendio da settembre”. Con profonda disistima.”
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 20th, 2015 Riccardo Fucile
ANNA ASCANI SU TWITTER: “SOLO IN PIEDI AL CONVEGNO SULLA BUONA SOLA”…POI SI ACCORGE DELLA GAFFE MA ORMAI E’ TROPPO TARDI
Gaffe o svista? Chi lo sa, ma il tweet di Anna Ascani è di quelli che prestano il fianco ad attacchi ironici.
La deputata, esponente di spicco del renzismo televisivo, ha partecipato a un incontro per discutere della riforma della scuola del Governo Renzi.
Una riforma che è stata ribattezzata dal premier come “La buona scuola”, con tanto di hashtag su twitter.
Ed è stato proprio l’hashtag a rivoltarsi contro la deputata del Pd.
Perchè la Ascani ha pubblicato la foto di un incontro con il giovane rampollo renziano e consigliere comunale Pd Marco Pierini, con questa didascalia: “Solo posti in piedi a casa di Pierini per la buona sola”.
Errore del suggeritore di twitter, probabilmente. “La buona sola” infatti è il nome che i detrattori hanno dato alla riforma scolastica del ministro Stefania Giannini. Alla Ascani deve esserle sfuggito, tant’è che poco dopo il tweet scompare e riappare con la dicitura corretta: “La buona scuola”.
Ma ormai è troppo tardi.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 7th, 2015 Riccardo Fucile
PER RAGGIUNGERE IL MINIMO SALARIALE OCCORRONO 40 ANNI, CONTRO I 20 DEL NORD EUROPA E I 10 DELL’IRLANDA
Prima di varare “La buona scuola”, nel suo discorso di insediamento al Senato, Matteo Renzi aveva
detto di voler “restituire valore sociale agli insegnanti”.
Per il momento, però, i docenti italiani restano fra i meno pagati di tutto il continente.
E sono gli unici, insieme a quelli di pochi altri Paesi, ad avere da anni lo stipendio bloccato.
È quanto emerge dall’ultimo studio di Eurydice, rete che fornisce informazioni e analisi sui sistemi educativi all’interno dell’Unione.
Il rapporto Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe — 2014/2015 (Salari dei docenti e dei dirigenti scolastici in Europa) contiene numeri poco lusinghieri per la nostra scuola.
Lo stipendio di un insegnante italiano va da un minimo di 23.048 euro lordi nella scuola primaria e dell’infanzia, ad un massimo di 38.902 euro nella secondaria di secondo grado (i licei).
Tutti compensi che al netto si riducono di circa la metà (difficile superare i 1.800 euro al mese).
Soprattutto, compensi che sfigurano al confronto dei vicini di casa. In Spagna un insegnante può guadagnare fino a 46.513 euro, in Francia fino a 47.185 euro, in Germania addirittura fino a 70mila euro.
Eurydice ci colloca nella fascia centrale della classifica degli stipendi: lontanissimi dai miseri 6mila euro dei prof della Bulgaria, ma anche dai 141mila euro di quelli del Lussemburgo, in testa alla particolare graduatoria.
Non sono solo i valori assoluti a giocare a sfavore degli italiani.
Il nostro Paese è anche quello dove esiste uno dei minori scarti del continente fra il minimo e il massimo salario che un insegnante può conseguire nel proprio percorso di carriera.
Una delle questioni su cui più ha insistito il governo, che ha tentato di imprimere una svolta meritocratica all’avanzamento stipendiale.
Prima tentando di abolire gli scatti di anzianità , poi ripiegando su un meccanismo di bonus supplementari.
Il confronto col resto d’Europa, però, dimostra come il cosiddetto “primo contratto” sia molto vicino a quello degli altri Paesi (intorno ai 25mila euro), mentre la forbice si crea nel progresso degli anni.
La differenza non è tanto nel come (per merito, o anzianità ), ma nel quanto. All’estero la busta paga cresce di più e più velocemente: in Italia per toccare il massimo bisogna prestare 40 anni di servizio, nel nord Europa (Danimarca, Finlandia, Scozia) solo 20, in Irlanda del Nord appena 10.
C’è un dato su tutti, però, per cui l’Italia è fanalino di coda nel continente.
Mentre più o meno ovunque negli ultimi anni gli stipendi sono aumentati, gli insegnanti italiani sono gli unici — insieme a quelli di Grecia, Cipro, Lituania, Slovania e Liechtenstein — ad avere lo stipendio bloccato.
Da noi, addirittura dal 2010 (misura valida per tutti gli statali, e di recente dichiarata illegittima dalla Consulta).
Adesso verranno avviate le trattative per il rinnovo del contratto e arriveranno le misure de La buona scuola: i bonus meritocratici (per alcuni, non tutti), la “carta del prof” con 500 euro da spendere in formazione. Piccoli passi in avanti.
Ma la strada da fare per avvicinarsi al resto d’Europa è ancora molto lunga.
Lorenzo Vendemiale
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 1st, 2015 Riccardo Fucile
SUPERMERCATI CON CATALOGHI DI PREMI DEDICATI ALLA DIDATTICA: LE SCUOLE COSTRETTE A INVITARE I GENITORI A REPERIRE IL MATERIALE CHE MANCA ALLE CLASSI PER MANCANZA DI FONDI STATALI
Un bollino dopo l’altro, puntano al computer nuovo per l’aula di informatica, alla stampante che
sostituisca quella rotta in segreteria, al proiettore per completare l’aula magna.
Davanti alle classi, nei corridoi vicino all’ufficio del preside, compaiono contenitori e scatole di cartone forate: “Quando fai la spesa fai un regalo alla tua scuola”, scrive qualcuno con il pennarello indicando il salvadanaio improvvisato dagli insegnanti.
Mamme e papà passano ogni giorno e svuotano le tasche qui dentro: gli adesivi che ricevono quando pagano lo scontrino alla cassa del supermercato non li usano per portarsi a casa padelle o servizi da caffè.
I buoni li regalano alla scuola dei figli.
Servono per comprare l’attrezzatura tecnologica che gli istituti non si possono permettere. Ma anche per riempire gli armadi di asili ed elementari di pastelli e tempere, risme di A4 e cartucce per le fotocopiatrici, di carta igienica.
L’ultima frontiera del mondo dell’istruzione in tempo di crisi passa dalla raccolta punti collettiva al discount e al supermercato.
Una staffetta per recuperare risorse che era nata come esperimento per alcune realtà scolastiche, e che oggi vede migliaia di istituti a corto di fondi armati di cartelle e cartelline per accumulare premi che vengono riempite grazie alla spesa delle famiglie.
In tutte le Coop di Piemonte, Lombardia e Liguria ogni dieci euro battuti sullo scontrino si ha diritto a un bollino per le scuole.
La più grande rete di supermercati italiana è stata fra le prime, tre anni fa, a lanciare un catalogo dedicato solo alla didattica.
Dentro c’è di tutto: lavagne interattive multimediali e pc, mouse e stampanti laser, scorte di colla vinavil, forbici con la punta arrotondata a misura di bambino. I presidi devono compilare un modulo online per iscrivere l’istituto.
Il resto è affidato alla buona volontà dei genitori e non solo: nella caccia ai premi sono arruolati anche bidelli, insegnanti, segretari, custodi.
Lo scorso anno nelle tre regioni si sono iscritte più di 4mila scuole. Hanno raccolto oltre 40 milioni di punti trasformati in materiale didattico.
Da settembre sono state fatte già 150 domande a Milano, altrettante a Torino, 70 a Genova. Non solo Coop.
Fra le catene che hanno una raccolta punti ad hoc ci sono i supermercati Famila, gli Elite, e da quest’anno Esselunga che in estate ha inviato una lettera direttamente ai dirigenti.
Risultato: sono oltre 6mila le scuole che collezionano tagliandi. La metà lombarde, un migliaio in Toscana, 450 in Emilia.
Più schede punti, come con le cartelle della tombola, più possibilità di collezionare materiale. Con un occhio al politicamente corretto.
“È un tema delicato – spiega Laura Barbirato, preside della scuola Maffucci di Milano – non vogliamo costringere i genitori a scegliere una determinata catena pur di dare una mano”.
Per questo in tanti aderiscono a più campagne. Così, sulle cattedre spuntano le schede di discount Lidl accanto a quelle delle catene a base territoriale come i supermercati Alì, diffusi in Veneto ed Emilia Romagna.
Sui siti web delle scuole compaiono circolari di invito alla raccolta: “A breve troverete vicino al bar i punti di raccolta – scrive la preside del Giorgi, tecnico milanese – partecipate numerosi”.
Lo scorso anno nel comprensivo di Omegna, sul Lago D’Orta, grazie ai bollini sono arrivate le lavagne multimediali.
“Non ce le saremmo mai potute permettere – ammette il dirigente Alberto Soressi – per anni i finanziamenti per le scuole sono stati ridotti all’osso. Quest’anno forse cambia qualcosa ma nel frattempo dobbiamo arrangiarci”.
Gli istituti più grandi aspirano alla tecnologia, quelli più piccoli fanno scorte di materiale indispensabile per la vita di una classe.
“Compriamo fogli di carta, pennelli e pitture – spiega Daniela Giorgi, maestra in una scuola dell’infanzia di La Spezia – in questo modo non dobbiamo chiedere il contributo volontario alle famiglie”.
Tiziana De Giorgio
(da “La Repubblica“)
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