Aprile 4th, 2011 Riccardo Fucile
ESPLODE LA CRISI DELLA LEGA, CON MARONI CHE NON SA CHE PESCI PRENDERE SUL TEMA PIU’ CARO, L’IMMIGRAZIONE.. ALTRO CHE FUORI DALLE BALLE, NON SANNO NEANCHE TRATTENERLI DIETRO UNA RETE… UN CONTO SONO I COMIZI A PONTIDA, ALTRA COSA GOVERNARE: IL CARROCCIO E’ ORMAI SOLO UN PARTITO DI SOTTOGOVERNO
La crisi della leadership berlusconiana a stento riesce a mascherare un’altra crisi che sta esplodendo in questi giorni: la crisi della Lega.
È la crisi che è raffigurata come meglio non si potrebbe dalla foto di quella rete del campo profughi di Manduria, semiabbattuta e superata d’un balzo da centinaia di tunisini poi dispersisi nei dintorni.
Con l’incisività perentoria delle immagini essa mostra l’impotenza di un ministro leghista dell’Interno, Maroni, che, molto bravo ad arrestare mafiosi e camorristi, non sa invece che pesci pigliare proprio sul tema forse più caro alla propaganda e all’ideologia del suo partito: quello dell’immigrazione.
Bossi ha un bel dire agli immigrati «fuori dalle palle».
Il suo ministro non è capace neppure di trattenerli dietro una rete: non dico neppure, naturalmente, di respingerli in mare lasciandoli al loro destino, così come invece, ascoltando le grida di Bossi, qualche ingenuo e feroce leghista forse si è immaginato che potesse accadere.
Ma evidentemente un conto sono i comizi a Pontida, un altro conto fare seguire alle parole i fatti.
La verità è che quanto accade in questi giorni sta mostrando l’impossibilità /incapacità della Lega ad essere un vero partito di governo.
Con l’ideologia leghista si può essere ottimi sindaci di Varese e perfino di Verona, ma non si riesce a governare l’Italia.
Non si riesce, cioè, a pensare davvero i problemi del Paese in quanto tale (non solo nella sua interezza, ma anche nella complessità dei suoi rapporti internazionali), e tanto meno immaginarne delle soluzioni.
Con l’ideologia leghista al massimo si può stare al governo, che però è cosa del tutto diversa dal governare.
Si può al massimo, cioè, essere alleati gregari di una forza maggiore e occupare dei posti: ma al solo scopo, in sostanza, di chiedere mance e favori per i propri territori.
Il limite della Lega è per l’appunto questo: a chiacchiere essere contro «Roma ladrona», ma poi essere condannata a comportarsi nei fatti come un tipico partito di sottogoverno.
Questa posizione sostanzialmente subalterna della Lega è l’inevitabile conseguenza di quel vero e proprio bluff ideologico che è l’evocazione della Padania (con implicito sottinteso separatista).
Non si può governare nulla che riguardi l’Italia, infatti, tanto meno un problema come l’immigrazione, volendo essere solo «padani».
Quello della Padania, in realtà , è un bluff che solo la stupida timidezza delle forze politiche «italiane» non ha fin qui avuto il coraggio di «vedere», e che Bossi adopera all’unico scopo di marcare il proprio impegno territoriale e il proprio feudo elettorale.
Ma che per il resto è di un’inconsistenza assoluta presso lo stesso elettorato leghista.
Lo dimostrano con il loro comportamento gli stessi amministratori locali della Lega, i quali, molto saggiamente, quando è il momento della verità non se la sentono quasi mai di onorare davvero il bluff «padano».
Come si è visto ad esempio – uno solo tra i tanti – quando nei giorni scorsi il governatore Cota, dovendo scegliere tra il partecipare solennemente alle celebrazioni dell’Unità d’Italia e del ruolo in essa avuto dal suo Piemonte, e in alternativa avallare invece le idiozie anti italiane delle «camicie verdi» restandosene a casa, non ha esitato a scegliere.
Ben consapevole che, qualora se ne fosse restato a casa, molto probabilmente si sarebbe giocata la rielezione.
Ernesto Galli Della Loggia
(da il “Corriere della Sera“)
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Marzo 31st, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI, DOPO AVER SPACCIATO FUMO SULL’ISOLA, OGGI SE LA PRENDE CON IL GOVERNO DI TUNISI, REO DI NON FARE QUELLO CHE VUOLE LUI…LA COMPAGNIA DEI PIAGNONI SI LAMENTA DELL’EUROPA PER NASCONDERE LE PROPRIE MANCHEVOLEZZE
Sono 3.731 gli immigrati presenti attualmente a Lampedusa, dopo i trasferimenti avvenuti con le prime navi e con due ponti aerei.
Il dato è stato fornito dal sindaco dell’isola, Bernardino de Rubeis.
All’alba sono partiti 1.716 migranti con la nave Excelsior della Grandi Navi Veloci.
Poi dal molo di Cala Pisana è salpata la «Catania» della Grimaldi con 600 migranti, entrambe dirette a Taranto, mentre 200 sono stati portati via con due ponti aerei.
Intanto, alla fonda davanti al porto di Lampedusa ci sono altre 3 navi: la «Clodia», la «Waitling Street», e la nave militare San Marco.
Nelle prossime ore la Clodia dovrebbe attraccare al molo di Cala Pisana per iniziare l’imbarco di circa 500 persone.
Nel frattempo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare dei problemi degli immigrati.
“Il governo tunisino non sta mettendo in atto gli accordi sull’immigrazione stipulati con l’Italia” ha sostenuto Berlusconi “Il governo aveva assicurato di fermare le barche degli immigrati ma questo non è avvenuto» (lo dice lui n.d.r.).
«Il Cdm sta affrontando il problema dei rapporti con la Tunisia perchè il governo ha garantito impegni finanziari per la ripresa economica delle città tunisine e di contro il governo tunisino deve accettare il rimpatrio dei suoi concittadini. Si tratta di 5 mila tunisini che non sarebbero accettati perchè noi sappiamo che dalle loro carceri sono evasi in 11 mila ed abbiamo il sospetto che possano arrivare da noi».
Oggi, dal cappello a cilindro, il premier ne ha tirata fuori un’altra: non sono più terroristi islamici, ma delinquenti scappati dalle carceri.
L’unica cosa che Berlusconi fa finta di non capire è che sono in gran parte solo persone in difficoltà a cui avrebbe semmai potuto destinare la somma di oltre due milioni di euro che ha pagato per la villa spot a Lampedusa, impiantando qualche attività turistica in Tunisia.
Peccato che il premier si sia dimenticato di spendere una parola di cordoglio per gli 11 migranti, tra cui un bimbo, annegati stanotte nel mare di Sicilia mentre cercavano di raggiungere il nostro Paese.
Forse contano meno del Casino’ promesso, pazienza.
In realtà esiste un trattato con la Tunisia che prevede di poter “restituire” non più di 4 clandestini al giorno, ovvero 120 al mese, ovvero 1.440 l’anno.
Da qua si parte.
Considerando che siamo di fronte a una “emergenza umanitaria” conclamata, per la quale e in nome della quale abbiamo chiesto non a caso l’aiuto europeo, il governo italiano dovrebbe porsi a breve solo un obiettivo: trovare in Italia una collocazione adeguata e umana ai 19.000 tunisini arrivati, seguire la prassi legale internazionale prevista e contemporaneamente negoziare sia col governo di Tunisi che con l’Europa il rientro o la ridistribuzione degli immgrati.
Un Paese civile sa ospitare per qualche mese 19.000 persone senza bisogno di lamentarsi ogni giorno.
Per procedere al rimpatrio degli immigrati clandestini è necessario l’accordo con i Paesi d’origine, lo ha ribadito il portavoce della commissaria Ue agli Affari interni, Cecilia Malmstrom: “Bisogna distinguere fra i rifugiati che hanno diritto alla protezione internazionale, che non rappresentano più del 15/20 per cento di chi è sbarcato a Lampedusa nelle ultime settimane, e quelli che invece sono immigrati irregolari senza titoli per restare in Europa”.
Frattini e Maroni dicono che l’Europa non so muove: non è vero.
Sarà il prossimo Consiglio Affari interni, programmato a Lussemburgo per l’11 aprile, l’occasione per i 27 ministri Ue di affrontare la delicata questione del “burden sharing” per quanto riguarda i rifugiati, ovvero la ripartizione fra stati membri di chi ha diritto di ottenere la protezione internazionale.
Secondo quanto si apprende a Bruxelles, inoltre, sul tavolo della riunione di aprile ci sarà anche la possibilità di far scattare per la prima volta la direttiva sulla “protezione temporanea”, istituita nel 2001 per far fronte a eventuali arrivi in massa di sfollati da zone in crisi.
L’obiettivo sarebbe di arrivare a un’approvazione da parte dei capi di Stato del “principio di solidarietà ed equa ripartizione delle responsabilità fra gli Stati membri, anche sul piano finanziario” in materia di immigrazione e asilo.
La Malmstrom ha sottolineato che la solidarietà si attiva “su base volontaria” fra Stati membri, aggiungendo che nel consiglio dell’11 aprile i ministri “lavoreranno su due scenari di riallocazione” come fatto per gli ultimi due anni per Malta o per iracheni distribuiti in Europa.
Certo che se qualcuno pensava di risolvere il problema alla Gheddafi, affogando i profughi, o anche restituendoli al mittente di forza, forse rivela qualche nostalgia per i regimi totalitari.
Nei Paesi civili funziona diversamente.
Non solo: dato che l’arrivo di profughi era ampiamente prevedibile, le strutture per ospitarli avrebbero dovuto essere pronte da tempo, invece che ricorrere alle tendopoli dei terremotati.
Qua invece l’improvvisazione regna, la demagogia pure e le palle governative volano.
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Marzo 30th, 2011 Riccardo Fucile
PER SISTEMARE I PROFUGHI DI LAMPEDUSA VOGLIONO PIAZZARE LE TENDE IN PIENA CAMPAGNA, ACCANTO ALLA PISTA DI UN AEROPORTO MILITARE…EPPURE FU PROPRIO IL GOVERNO BERLUSCONI A VOLER COSTRUIRE IL NUOVO CENTRO PER GLI IMMIGRATI, MAI UTILIZZATO E COSTATO UNA CIFRA
Il progetto del governo prevede l’allestimento in un campo sulla pista di un
aeroporto militare.
In realtà alle porte della città esiste già una struttura, voluta da Berlusconi e costata sei milioni di euro, ma mai utilizzata
C’è l’emergenza profughi e il governo pensa a tendopoli da disporre in Italia. Tra i siti individuati dal Viminale compare anche quello di Trapani.
Ma qui qualcosa non torna.
Sì, perchè alle porte della città una struttura già esiste.
E’ terminata, ma inspiegabilmente risulta inutilizzabile. Il governo però tira dritto.
E la cronaca dell’emergenza racconta della rabbia dei trapanesi che questa mattina hanno fermato i camion che portavano le attrezzature per allestire la tendopoli all’aeroporto militare di Kinisia.
Tantissimi hanno assediato la prefettura.
Ma il vero cortocircuito sta in questa struttura, che oggi sorge all’uscita dell’autostrada tra un circolo tennis e la base dell’agenzia spaziale italiana.
Si tratta di una sorta di super carcere circondato da un doppio muro, al di là del quale si vedono i tetti di una serie di edifici e un’alta palazzina quasi fosse una torre di controllo.
La storia di questa struttura è piuttosto singolare.
In città , infatti, prima che iniziassero i lavori già esistevano due centri di accoglienza, uno di trattenimento (il Vulpitta) e un altro che funziona da centro di identificazione, dove vengono sistemati gli immigrati che hanno chiesto asilo politico.
Nel 2006, la commissione europea, pur criticando la gestione dei centri, aveva bocciato l’idea di costruirne un terzo.
Il governo Berlusconi, arrivato subito dopo decide di rendere carta straccia quel parere.
Il nuovo centro per gli immigrati clandestini è stato costruito in un battibaleno, il costo ha superato i sei miliardi di vecchie lire, forse è costato ancora di più, il ministero dell’Interno tiene questi conti “riservati”.
Il centro è pronto ma dentro non può entrarci nessuno.
Il budget di spesa si è esaurito quando dovevano fare gli allacci alla fognatura e alla rete idrica.
E’ brutta a vedersi questa struttura ma potrebbe servire all’emergenza di oggi, e invece i profughi libici da venerdì prossimo finiranno dentro una tendopoli in mezzo alla campagna trapanese, dall’altra parte rispetto al centro che resta chiuso.
Tante tende sistemate in fila indiana su quella che una volta fu la pista di un aeroporto, militare, quello di Kinisia, la cui storia si incrocia con i gialli della Gladio trapanese, con i misteri di un traffico di armi tra mafia e servizi segreti stranieri che Mauro Rostagno avrebbe scoperto negli anni dell’attività giornalistica a Trapani, prima di essere ucciso.
Gli strani scherzi del destino.
La guerra infine ha portato proprio i libici a trovare accoglienza in questa pista, come se fossero tanti terremotati.
Rino Giacalone
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 28th, 2011 Riccardo Fucile
IL NUOVO CAMPO VOLUTO DA MARONI E’ UN COLABRODO: HANNO VOLUTO TRASFORMARE IN CIE LA PISTA DI UN VECCHIO AEROPORTO CON 150 TENDE, MA SENZA ALCUN CRITERIO DI CONTROLLO…DATO CHE LE TV AVEVANO DOCUMENTATO LA FACILE FUGA, MARONI HA PENSATO BENE DI IMPEDIRE NON LE FUGHE, MA LE RIPRESE TELEVISIVE…SIAMO ALLA FARSA IN SALSA PADANA
Duecentocinquanta profughi tunisini sono arrivati ieri nella tendopoli di Manduria,
30.000 metri quadrati di campagna tra le province di Taranto e Brindisi trasformati in improvvisato Cie per accogliere una parte dei disperati portati via da Lampedusa.
Altri 850 sono attesi per oggi, 150 tende sono state montate in tutta fretta nella notte, per il momento sono ubicate oltre la recinzione metallica alta due metri che delimita l’area dell’ex aeroporto militare ma presto saranno spostate all’interno del campo.
La prima promessa dei giorni scorsi, di ospitare temporaneamente poche centinaia di extracomunitari provenienti da Lampedusa, è già disattesa.
Così come quella veicolata venerdì dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, di riuscire a controllare perfettamente gli ospiti presenti nella tendopoli.
Illusione smentita già ieri, a poche ore dall’arrivo degli immigrati sugli autobus che li hanno portati a Manduria dal porto di Taranto, dove sono sbarcati dalla nave San Marco: in tarda mattinata, senza neppure passare dall’ufficio identificazione allestito in un container, una trentina di uomini ha tentato la fuga.
In totale, su 546 arrivi nel centro, i migranti fuggiti sono già 136, 411 quindi quelle rimaste dentro, salvo fughe dell’ultim’ora
Troppo facile scavalcare la recinzione metallica alta due metri, troppo esteso il perimetro dell’area per poterlo controllare centimetro per centimetro.
Le auto delle forze dell’ordine girano incessantemente nel Cie, qualche angolo è monitorato dalle camionette, l’ingresso è blindato, ma non basta. Dopo le riprese televisive di ieri, che hanno documentato dal vivo la facilità con cui alcune persone hanno scavalcato la recinzione dandosi alla fuga nelle campagne, oggi è stato inibito l’ingresso nel campo ai giornalisti, come se non poter raccontare cosa sta accadendo in quell’angolo di Puglia, a 6 chilometri da Manduria e 3 da Oria, potesse rendere la situazione meno grave.
Invece la situazione è incandescente. Il sindaco di Manduria, Paolo Tommasino, se n’è già dovuto rendere conto.
E se inizialmente aveva cercato di accogliere con serenità il “regalo” piovuto da Roma, oggi si rende conto che sulla sua testa pende una vera e propria spada di Damocle.
“La situazione è ingestibile”, afferma senza mezzi termini, puntando il dito contro il Governo che nei giorni scorsi aveva fornito rassicurazioni non veritiere sulla sicurezza della tendopoli.
L’esperimento durato appena poche ore ha dimostrato che la parola sicurezza è una chimera, che uscire dal campo è più facile che entrare, che il numero degli ospiti non sarà limitato alle poche centinaia previste inizialmente e che i paesi di Oria e Manduria non resteranno immuni al ciclone immigrati.
Il rischio di tensioni, tra la popolazione e gli extracomunitari è alto, perchè non tutti accolgono di buon grado la presenza di un Cie in mezzo a queste vigne. Ieri se ne è avuto un esempio lampante: un tunisino che ha provato ad uscire dal centro ha raccontato di essere stato preso a sassate da un motociclista di passaggio e, addirittura, da alcuni blog è partita l’incitazione ai giovani salentini ad organizzare ronde per stanare gli immigrati in fuga.
La preoccupazione cresce ora dopo ora.
Questa mattina a Manduria è riunito un Consiglio comunale straordinario, alla presenza sempre di Alfredo Mantovano.
Il sindaco Tommasino chiede rassicurazioni precise, ma — di fronte a qualsiasi decisione romana — non ha alcuna possibilità di dissentire. Le indiscrezioni sul futuro della tendopoli, tuttavia, non lasciano presagire nulla di buono, perchè lo spazio, spianato nei giorni scorsi dai mezzi dei vigili del fuoco e già preparato con il pietrisco per l’allestimento delle tende, è molto più grande di quello attualmente occupato. Inizialmente si è parlato di 720 posti letto disponibili, ma è stato calcolato che su quell’area di 30.000 metri quadrati possono essere montate 800 tende e poichè ognuna di esse può contenere fino a 8 persone, la moltiplicazione è presto fatta: in totale “l’albergo” di Manduria potrebbe arrivare ad ospitare fino a 4.800 profughi. Numeri da brivido, che le fonti istituzionali non hanno confermato ma neppure smentito e che creano ansia e timore tra la popolazione salentina e gli amministratori locali.
Il campo, così com’è stato concepito, è un vero colabrodo.
Non garantisce sicurezza, nè agli ospiti nè alla gente di Oria e Manduria.
È una bomba innescata in mezzo alle campagne.
Pronta ad esplodere, come Lampedusa.
Chiara Spagnolo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 27th, 2011 Riccardo Fucile
L’UNICO ATTUALE SEGRETARIO DI PARTITO CONDANNATO A 8 MESI DI GALERA PER TANGENTOPOLI, ASSISTITO DALL’UNICO MINISTRO DEGLI INTERNI CONDANNATO A 3 MESI DI CARCERE PER RESISTENZA ALLE FORZE DELL’ORDINE, SI PERMETTE DI PARLARE DI SPRECO DI DENARO PER UNA ASSISTENZA UMANITARIA… “CACASOTTO FRATTINI” QUASI SI GIUSTIFICA DELL’IDEA, INVECE DI RINCHIUDERE I CLANDESTINI LEGHISTI IN UN CENTRO DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE DALL’ITALIA
”Ma che pagare? Io non gli darei niente, li caricherei e li porterei indietro. E se tornano li riportiamo a casa ancora”.
Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, ha le idee chiare sulla proposta del ministro degli Esteri Franco Frattini che, in un’intervista sul Quotidiano Nazionale, parla di una ‘dote’ da mettere a disposizione di ogni immigrato che accetterà di rimpatriare volontariamente nel proprio paese.
”L’Organizzazione delle migrazioni, dà una ‘dote’ di 1.500 dollari. Noi possiamo superare questo importo, fino a duemila o magari 2.500 dollari, dando così la possibilità di creare le condizioni per un rientro di migliaia di persone”, si legge nell’articolo su QN.
”Abbiamo detto al governo di tunisino — spiega Frattini, che ieri è stato a Tunisi con il collega Roberto Maroni — che ovviamente dobbiamo rimpatriare i clandestini e loro hanno ben presente che questo si deve fare”.
Ma chi paga? Nell’intervista Frattini attribuisce al “governo italiano” l’onere di “mettere a disposizione un aiuto economico per aiutare il reinserimento sociale di ogni tunisino che accetti volontariamente il rimpatrio”.
Non si fanno attendere le critiche della Lega, contraria all’utilizzo di soldi italiani per sostenere il rimpatrio assistito degli immigrati.
In una nota, infatti, il vice presidente dei senatori della Lega Nord Sandro Mazzatorta sottolinea come la proposta di Frattini sia ricevibile solo a patto che ”per il rimpatrio volontario assistito dei clandestini tunisini nel loro paese siano utilizzati esclusivamente i soldi del Fondo dell’Unione Europea per i rimpatri volontari”.
In caso contrario, avverte Mazzatorta “dovranno essere seguite rigorosamente le procedure previste dalla legge Bossi Fini per l’espulsione dei clandestini tunisini”.
Frattini ingrana la retromarcia e ai microfoni di Sky Tg24 assicura: “La dote che verrà messa a disposizione di ogni clandestino che accetterà volontariamente di tornare nel suo Paese (circa 1.700 euro) arriverà da fondi dell’Ue“.
Per il ministro, l’Italia, “al massimo si limiterà ad anticipare”.
La Lega Nord non ha nessuna ragione per allarmarsi visto che, spiega Frattini “l’Italia ha già attuato negli anni passati progetti di questo tipo verso immigrati di Paesi dell’Africa sub-sahariana, per esempio nigeriani e in questo caso furono soldi anticipati dall’Unione Europea. E’ possibile che stavolta sia lo Stato ad anticiparli, ma comunque il rimborso finale è sempre e comunque dell’Unione Europea, che ha proprio un fondo ‘ad hoc’”.
La vicenda ci porta ad alcune considerazioni.
1) Questione etica: l’unico pregiudicato ancora segretario di partito, condannato a 8 mesi di galera per aver intascato una tangente Enimont di 200 milioni ai tempi di Tangentopoli, si chiama Umberto Bossi.
E l’unico ministro degli Interni condannato a 4 mesi per resistenza a pubblico ufficiale si chiama Roberto Maroni.
In qualsiasi Paese occidentale nessuno dei due sarebbe a rappresentare le Istituzioni, certamente nessuno riconoscerebbe loro il titolo di parlare di “spreco di denaro” e di questioni etiche.
2) Questione contabile: solo un coglione incapace di fare due conti potrebbe pensare che questa soluzione non sarebbe in ogni caso vantaggiosa.
Se il tunisino incassasse 1.500 euro dalla Ue e 1.000 dall’Italia e se ne andasse domani dal nostro Paese ci costerebbe solo 1.000 euro.
Se invece facesse richiesta di asilo politico, la pratica durerebbe tra i tre e i sei mesi.
Ogni profugo costa tra i 60 e gli 80 euro al giorno, quindi circa 2.000 euro al mese, 6.000 in tre mesi, 12.000 in sei mesi, 24.000 in un anno.
Senza contare le strutture e i costi del personale distaccato.
3) Questione politica: con i rivolgimenti in atto nel Magreb siamo di fronte a una emergenza umanitaria.
Queste persone non sono clandestini, ma profughi, sfollati da zone di guerra. La civiltà e il buon senso dovrebbero indurci a ospitarli per un breve periodo e poi gradualmente favorire la crescita della democrazia nel loro Paese e il loro ritorno a casa.
Ovviamente di concerto con l’Europa, ma per questo occorrerebbe anche avere credibilità internazionale.
4) A suo tempo abbiamo avuto l’invasione di 25.000 kossovari e nel 2008 abbiamo addirittura accolto 32.000 immigrati a Lampedusa, senza starnazzare così tanto.
Qua siamo a 16.000 arrivi e Maroni è già in bambola da settimane.
5) Il governo non ha saputo organizzare una assistenza adeguata, intasando Lampedusa di 5.000 tunisini, quando sarebbe bastato noleggiare subito dei grandi traghetti e smistare i nuovi arrivati presso altri centri.
Invece siamo ora alla soluzione tendopoli, come all’Aquila.
6) Questione culturale: i nuovi arrivati sono innanzi tutto “esseri umani” e vanno accolti con rispetto.
Siamo la sesta potenza economica mondiale e come tali dobbiamo comportarci.
Poi i tunisini sfollati andranno rimpatriati con gradualità entro qualche mese e secondo le norme internazionali sottoscritte dal nostro Paese.
Se qualcuno è mosso da concezioni razziste, si accomodi davanti a un giudice: in Italia la propaganda razzista o xenofoba è punita dal codice penale e sarebbe ora che il codice venisse applicato anche contro gli istigatori.
Il leghista Zaia ha sostenuto che questi profughi hanno le scarpe firmate.
Che il fighetto trevigiano, un passato da animatore da discoteca, sia legato all’ambiente in cui ha iniziato a sculettare in pista e a notare la marca dalle calzature è cosa nota.
Ma c’è un limite anche all’indecenza: chi ha visto le condizioni in cui sono arrivati tanti sfollati prova solo indignazione per dichiarazioni di un clandestino del genere umano che si permette di sostenere certe falsità .
I centri di identificazione ed espulsione dall’Italia andrebbero usati per certa classe dirigente leghista che con la storia di umanità e solidarietà del nostro Paese non ha nulla a che spartire.
I veri clandestini sono loro.
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Marzo 23rd, 2011 Riccardo Fucile
GLI IMMIGRATI NELL’ISOLA SONO QUASI 6.000, SISTEMATI IN STRUTTURE CHE POTREBBERO OSPITARE AL MASSIMO 850 PERSONE…IL RISULTATO E’ CHE SI DORME ALL’ADDIACCIO SENZA RIPARO DALLA PIOGGIA… QUANTO CI VOLEVA A DISTRIBUIRLI SUBITO NELLE VARIE REGIONI?
L’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR 1) esprime molta preoccupazione per la situazione umanitaria dei circa 5.000 migranti presenti sull’isola di Lampedusa, inclusi i quasi 2.000 che si trovano all’interno del centro di accoglienza, in condizioni di estremo sovraffollamento.
Questa struttura ha una capienza massima di 850 posti e non è in grado di ospitare un così alto numero di persone.
Di conseguenza, circa 3.000 migranti sono costretti a dormire all’addiaccio sia negli spazi adiacenti al centro di accoglienza che direttamente sul molo, senza neanche potersi riparare dalla pioggia, in condizioni igienico sanitarie sempre più critiche.
In questa insostenibile situazione, nonostante gli sforzi degli operatori umanitari, lassistenza fornita è altamente al di sotto degli standard minimi.
Con l’eccessivo numero di persone presenti sull’isola si è creata una situazione allarmante che è alla base di una crescente tensione, sia tra i migranti che tra loro e la popolazione locale.
La proporzione in termini di presenze sta toccando la soglia di un migrante per cittadino di Lampedusa.
Il centro di Contrada Imbriacola è stato realizzato per fornire una prima accoglienza ai migranti e richiedenti asilo soccorsi in mare, in attesa del loro rapido trasferimento verso appositi centri dislocati su tutto il territorio nazionale, dove i loro casi vengono presi in esame.
Senza un adeguato sistema di rapido trasferimento dei migranti fuori dallisola si rischia anche di far saltare un equilibrio di convivenza con la comunità lampedusana che vive questa situazione con grave disagio e comprensibile apprensione.
Ma la crisi libica non c’entra.
I migranti presenti sullisola sono quasi esclusivamente tunisini, partiti da diversi porti della Tunisia e motivati a lasciare il paese in prevalenza per ragioni economiche.
Solo un’esigua minoranza ha manifestato bisogno di protezione internazionale. LUNHCR ritiene che il flusso di giovani tunisini a Lampedusa non sia correlato alla crisi in atto in Libia.
Come confermato dal personale delle Nazioni Unite e delle agenzie partner che operano in Tunisia, alcuni villaggi sulla costa si sono svuotati della popolazione di giovani uomini mentre sono rimasti solo anziani, donne e bambini.
Con laggravarsi della situazione in Libia aumenta la probabilità di un possibile flusso di civili bisognosi di protezione internazionale che potrebbero riversarsi sia verso i paesi confinanti – come già sta avvenendo da settimane – che verso i paesi della sponda nord del Mediterraneo, inclusa lItalia.
Anche considerando questa prospettiva, l’Alto Commissariato auspica che i trasferimenti dei migranti vengano urgentemente intensificati attraverso un sistema logistico strutturato affinchè il centro di Lampedusa possa essere quanto prima decongestionato e rimanere un luogo di transito a disposizione per il primo soccorso.
A tal fine, e in previsione di possibili consistenti arrivi dalla Libia, l’UNHCR sollecita le autorità competenti a mettere rapidamente in atto piani di intervento e ad individuare nuove ed ulteriori strutture d’accoglienza sul territorio italiano.
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Marzo 21st, 2011 Riccardo Fucile
TRE ANNI FA ABBIAMO ACCOLTO 32.000 PROFUGHI, PERCHE’ ORA NON SAREMMO IN GRADO DI SISTEMARNE 14.000?….A CHI FA COMODO TENERE FERMI 5.000 TUNISINI A LAMPEDUSA, INVECE CHE SMISTARLI ALTROVE?…TRA RICATTI ALL’EUROPA E SPOT ELETTORALI… LA GERMANIA NE ACCOLSE 90.000 SENZA CHIEDERE AIUTO A NESSUNO
Sale la tensione a Lampedusa dopo l’arrivo di altri barconi carichi di immigrati, che
hanno portato il totale sull’isola a sfondare il numero dei 4mila. Alcune centinaia, con i vestiti inzuppati dalla pioggia e alcuni in precarie condizioni fisiche, restano sulla banchina del molo bloccati dalla popolazione dell’isola.
Un braccio di ferro tra lampedusani e governo di cui stanno facendo le spese i nordafricani appena sbarcati.
Il problema, ha spiegato il sindaco di Lampedusa, Dino De Rubeis, è legato alle tende che si trovavano a bordo del traghetto arrivato domenica mattina da Porto Empedocle: i lampedusani non le vogliono e ne hanno impedito lo sbarco fino a sera perchè chiedono che non sia allestito un campo sull’isola ma che gli immigrati vengano trasferiti.
«Il governo non rispetta la popolazione e sta mettendo in serio pericolo tutti i cittadini di Lampedusa – dice il sindaco De Rubeis – c’è il rischio di uno scontro con le forze dell’ordine e la responsabilità è di Maroni e del prefetto Caruso. Lampedusa ha dimostrato un’accoglienza esagerata mentre il resto dell’Italia dimostra di non volere neanche un immigrato».
In serata c’è stata la mediazione del ministro Alfano che ha parlato con il sindaco e ha assicurato che della questione dell’isola si parlerà al Consiglio dei ministri in programma oggi.
In ballo ci sono una zona franca per Lampedusa, riduzione delle tasse, forse dell’Iva, rimborso dei danni immagine per il turismo, una nave in rada per accogliere i migranti, nessuna tendopoli e soprattutto l’impegno a portare via da martedì 500 clandestini al giorno.
Sono stati fatti sbarcare i tir dal traghetto che aveva fatto scattare l’ultima rivolta ma questi sono rimasti in porto, senza che venisse montata alcuna tenda.
Una beffa finale per le centinaia di migranti, destinati a passare un’altra notte all’addiaccio.
Sul traghetto che riparte con 12 ore di ritardo, sono stati imbarcati 200 migranti.
Il sindaco domenica ha anche rivolto un appello al presidente della Repubblica Napolitano affinchè intervenga nuovamente «per sbloccare la situazione e non fare affondare l’isola».
«L’atteggiamento dello Stato è vergognoso – ha concluso – l’Italia sta consentendo che queste migliaia di immigrati vengano trattati come bestie, obbligate a dormire sotto l’acqua. Tutta l’Italia dovrebbe vergognarsi».
A Lampedusa c’è una situazione «inaccettabile» e serve «una risposta celere» affinchè siano garantite condizioni di vita migliori per gli immigrati.
Lo dice il commissario straordinario della Croce Rose, Francesco Rocca, che è arrivato sull’isola.
«Comincia ad esserci numeri importanti – dice – serve una risposta celere perchè è inaccettabile questa situazione ed è inaccettabile che le persone passino la notte in queste condizioni».
Rocca ha anche assicurato che la Croce Rossa è pronta anche ad aumentare la presenza del personale sia a Lampedusa e sia negli altri centri sparsi in Italia.
Ma è l’ora di esprimere un severo giudizio politico su questa vicenda e capire perchè il governo stia giocando con il fuoco e la propria inefficienza.
Quando sono arrivate le prime barche di tunisini in fuga dal loro Paese, Maroni per giorni si è rifiutato di aprire le porte del Centro di assistenza di Lampedusa, sostenendo che farvi accedere gli immigrati avrebbe rappresentato un segnale pericoloso che avrebbe indotto altri a venire in Italia.
Quindi meglio nasconderli distribuendoli in altri Centri.
Tesi bizzarra, tipicamente leghista, che dopo qualche giorno è stata sconfessata dallo stesso ministro.
A quel punto si è aperto il Centro che può accogliere 800 persone, fino ad un massimo di 2.000, facendo dormire la gente per terra.
Siamo arrivati a quasi 5.000 presenze e il governo non ha più spostato nessuno.
Il motivo ufficiale? Non c’è posto altrove.
Ma qui sta il bluff.
I profughi arrivati ultimamente in Italia sono 14.000 in totale, meno della met�
dei 32.000 arrivati tre anni fa, prima dell’accordo con Gheddafi.
Come mai tre anni fa ne abbiamo accolto 32.000 senza fare tanto casino e ora che sono appena 14.000 non ci sono più posti?
In realtà si vuole forzare la vicenda per due scopi:
1) far vedere alla Comunità europea che non riusciamo a gestire l’esodo e che quindi se li devono prendere in carico anche altri Paesi
2) sfruttare questi poveri profughi per ricreare in Italia la psicosi immigrazione e poterla sfruttare elettoralmente a vantaggio leghista
Se in linea di principio la ripartizione degli immigrati tra i vari Stati europei ha un senso logico, perchè la Germania poco tempo fa si è dovuta fare carico da sola di ben 90.000 profughi dai paesi dell’est senza che nessun altro Stato europeo (in primis l’Italia) muovesse un dito?
La Germania ha accolto 6 volte i profughi di cui stiamo oggi discutendo senza starnazzare come sta facendo il governo italiano.
Maroni e compagni di merende farebbero bene a fissare un tetto di accoglienza perlomeno analogo ai 32.000 di tre anni fa e organizzare strutture adeguate e degne di un Paese civile.
Nel frattempo cercare una soluzione a livello europeo di comune solidarietà .
Altro che pattugliamenti e respingimenti con la forza, come già si cerca di ventilare.
Altro che bloccare 5.000 esseri umani a Lampedusa e farli dormire seminudi sul molo.
Li sfamino le regione ricche della Padania, invece che bloccarli nelle isole povere del Sud.
Questa è solidarietà umana verso chi fugge dalla guerra.
E poi il governo si faccia promotore di inziiative economiche e imprenditoriali nei Paesi del Magreb, attraverso opportuni investimenti che aiutino le nuove democrazie a decollare.
Aiutarli a casa loro, certo.
Peccato che l’Italia sia uno Stato moroso e perennemente in ritardo nei versamenti previsti dagli accordi internazionali di cooperazione che pur abbiamo sottoscritto.
Senza dimenticare che per ottenere aiuti dalla Ue occorre anche avere quella credibilità che purtroppo il governo del “bunga bunga” non ha nel consesso internazionale.
E chi ci rimette come al solito sono i più poveri, costretti a dormire sui moli a Lampedusa, perchè l’Italia ha scordato le parole solidarietà ed efficienza.
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Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
COLPITI OBIETTIVI PRECISI E DIFESE AEREE LIBICHE: MISSILI CRUISE STANNO MARTELLANDO TRIPOLI … OBAMA HA DATO IL VIA LIBERA ALL’OPERAZIONE “ODISSEA ALL’ALBA” PER DISTRUGGERE LA DIFESA CONTRAEREA DI GHEDDAFI
E’ in corso l’operazione ‘Odissea all’alba” per distruggere la contraerea libica. Lo annuncia il Pentagono, precisando che oltre agli Usa sono coinvolti Gb, Francia, Italia e Canada.
Le operazioni americane sono guidate dal generale Carter Ham, e hanno l’obiettivo di consentire le operazione decise dall’Onu.
In teleconferenza dal Pentagono,un portavoce ha precisato che sono coinvolti missili Cruise e che l’obiettivo delle operazioni condotte in particolare dagli Usa è la distruzione delle installazioni della contraerea libica, che è integrata e si trova essenzialmente lungo la costa.
L’approccio dell’operazione è multifase ma le fonti militari Usa non ne hanno precisato la durata, e altri paesi potrebbero unirsi ai cinque attualmente coinvolti nelle operazioni complessive.
A spingere Usa ed alleati ad intervenire, è il fatto che il colonnello Muammar Gheddafi si sta muovendo “in maniera chiaramente offensiva”, hanno precisato le fonti.
Una volta neutralizzata la contraerea libica, entreranno in funzione i caccia alleati per sorvegliare la no-fly zone.
Nel pomeriggio i caccia bombardieri francesi avevano distrutto quattro carri armati. Ma è con il sopraggiungere della sera che il Pentagono ha annunciato l’inizio dell’operazione “Odissea all’alba”.
I missili cruise lanciati dalle navi statunitensi stanno martellando Tripoli, Misurata e l’est del Paese.
Nei raid aerei in corso su Misurata, città della Tripolitania, sono stati bombardati i depositi che contengono le riserve di carburante delle brigate di Muammar Gheddafi.
E’ stata bombardata poco fa anche una base militare utilizzata dalle brigate Gheddafi nella città di Misurata.
Secondo quanto annunciano i siti dell’opposizione libica, è stata presa di mira la caserma che ospita l’accademia aeronautica, occupata nei giorni scorsi dai fedelissimi di Gheddafi.
Poco fa gli insorti avevano annunciato la presenza di caccia francesi sui cieli della città e la fuga dei soldati di Gheddafi dalla sede dell’accademia.
Le operazioni dell’aeronautica militare francese contro il regime libico di Muammar Gheddafi dovrebbero proseguire durante la notte. Lo dice una fonte del ministero della Difesa di Parigi.
I missili britannici e americani hanno colpito oltre 20 obiettivi strategici libici, in larga parte a ovest del Paese.
Si tratta di sistemi di difesa aerea e altri snodi di comunicazione strategica, tutti situati sulla costa.
“Il colonnello Muammar Gheddafi sta vivendo le sue ultime ore”.
E’ quanto ha affermato Fatha al-Bahja, portavoce del Consiglio nazionale dell’opposizione libica, nel corso di un collegamento telefonico con la tv araba ‘al-Jazeerà .
“Con l’intervento militare internazionale potremo dimostrare di essere in grado di sconfiggere le brigate di Gheddafi — ha aggiunto — vedrete presto come i mercenari ed i criminali al soldo di Gheddafi si arrenderanno. Ora possiamo eliminare le forze del regime”.
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Marzo 19th, 2011 Riccardo Fucile
SARKOZY: “IL COLONNELLO HA IGNORATO IL NOSTRO AVVISO, ASSICUREREMO IL RISPETTO DELLA RISOLUZIONE DELL’ONU: I NOSTRI CACCIA STANNO GIA’ IMPEDENDO I RAID SU BENGASI”….”I MILITARI DI GHEDDAFI SI RITIRINO NELLE CASERME: SIAMO PRONTI AD ATTACCARE ANCHE LE FORZE DI TERRA”
Muammar Gheddafi «è ancora in tempo per evitare il peggio, conformandosi senza ritardi e senza
riserve» alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Al termine del vertice sulla Libia che si è tenuto a Parigi, e che ha dato ufficialmente il via libera ad un’azione militare contro il Raìs, il presidente francese Nicolas Sarkozy concede così al leader libico l’ultima possibilità di scongiurare l’offensiva militare.
«La porta della diplomazia si riaprirà solo quando la sua aggressione finirà – ha spiegato il leader francese -, la nostra determinazione è totale. Ognuno è messo davanti alle sue responsabilità .
Il leader libico e «tutti coloro che sono ai suoi ordini – si legge nella dichiarazione finale del vertice di Parigi – devono immediatamente porre fine agli atti di violenza contro i civili, ritirarsi da tutte le aeree in cui sono entrati con la forza, rientrare nelle loro caserme, e consentire un pieno accesso umanitario».
“Già da adesso le nostre forze aeree si opporranno ad ogni aggressione contro il popolo di Bengasi. Abbiamo già impedito attacchi aerei sulla città . Altri aerei sono pronti a intervenire contro i blindati che aggrediscono civili disarmati”, ha aggiunto Sarkozy al termine del vertice internazionale straordinario sulla Libia a Parigi.
Dopo l’approvazione della risoluzione Onu, l’ultimatum al Colonnello della comunità internazionale: “Il cessate il fuoco sia effettivo”.
Aerei francesi sorvolano la Libia e Bengasi. Sarkozy: “Pronti ad attaccare anche le truppe di terra”.
L’intervento militare delle forze alleate in Libia è sostanzialmente già iniziato. A spiegarlo è stato lo stesso Sarkozy, parlando brevemente alla fine del summit e spiegando che caccia francesi stanno già impedendo gli attacchi aerei del Colonnello contro Bengasi (teatro sabato di violenti scontri). Il presidente francese ha anche aggiunto che l’aviazione è pronta a colpire i tank del Colonnello che assediano la città .
I «Rafale» francesi sono in volo sulla Libia da ore senza incontrare ostacoli.
Unità navali americane dispiegate nel Mediterraneo, nel frattempo, si stanno preparando a bombardare la contraerea e le piste di atterraggio degli aeroporti e delle basi in Libia, nel quadro delle operazioni finalizzate alla creazione della «no fly zone» sui cieli del Paese, operazioni che verranno condotte da aerei di Paesi europei e arabe, spiegano fonti americane ed europee citate dal Washington Post.
Aerei provenienti da Francia, Gran Bretagna, Danimarca e Emirati arabi uniti stanno cominciando a convergere sulle basi in Italia e intorno all’Italia, si precisa.
Il comando e il controllo dell’operazione sarà assunto dagli Stati Uniti dalla loro base di Napoli.
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