Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
INDIPENDENTEMENTE DAGLI ORIENTAMENTI POLITICI, TUTTE LE SIGLE SINDACALI CRITICANO MARONI…NON E’ PIACIUTA LA DIFESA DELLA LEGA DA PARTE DI UN MINISTRO CHE DOVREBBE OPPORSI AI TAGLI SULLA SICUREZZA E INVECE FA SOLO SPOT
Il ministro dell’Interno a “Vieni via con me” è riuscito a suscitare critiche bipartisan da parte dei sindacati di polizia.
Per le associazioni sindacali, Roberto Maroni alla trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano non ha detto nulla di nuovo rispetto alla linea seguita in questi due anni di governo.
In compenso, non è piaciuta la difesa d’ufficio della Lega Nord da parte del titolare del Viminale il quale, secondo i sindacati, avrebbe dovuto difendere con la stessa veemenza, in qualità di ministro, le forze dell’ordine dai tagli del governo.
Ecco i commenti dei segretari dei principali sindacati di polizia di entrambi gli orientamenti politici raccolte a caldo, subito dopo l’intervento di Maroni alla trasmissione di RaiTre.
Enzo Letizia, segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia. “Ringraziamo il ministro Maroni per gli elogi alle forze dell’ordine. Tuttavia non siamo d’accordo con il suo modello federale della polizia per combattere le mafie. I nostri studi hanno evidenziato che la polizia locale, poichè subisce le pressioni degli amministratori, perde indipendenza, imparzialità e terzietà . Se la polizia non è forte e autonoma dalla pubblica amministrazione, rischia di “non controllare” eventuali comportamenti corruttivi dei pubblici amministratori che rappresentano la gran parte delle cause degli scioglimenti dei comuni per infiltrazioni mafiose. Se oggi, con una polizia forte e autonoma, non è stato concesso dal governo lo scioglimento del comune di Fondi richiesto
dallo stesso ministro Maroni, figuriamoci che cosa potrà succedere nel caso in cui la polizia sarà alle dipendenze di amministrazioni colluse con le mafie. Non si arriverà neppure alle richieste di scioglimento”.
Filippo Girella, segretario nazionale Ugl (area centrodestra).
“Gli arresti sono merito dei poliziotti e dei carabinieri grazie al loro spirito di responsabilità e sacrificio, nonostante le sempre più esigue risorse messe a disposizione dal governo. Ieri sera il ministro ha avuto il buon senso di riconoscere (contrariamente a quanto ha sempre fatto), che quegli arresti non sono merito del governo ma delle polizie. A proposito della lotta alla mafia, dal ministro gradirei però in futuro sentir parlare di misure che garantiscano la certezza della pena. Gradirei sentir parlare di misure legislative che consentano a polizia e carabinieri di continuare a fare indagini senza avere limitazioni alle intercettazioni. Gradirei che il ministro proponesse l’adozione di sgravi fiscali per finanziare la produttività delle forze dell’ordine. Visto che gli stipendi non ce li possono aumentare, che almeno ci concedano sgravi fiscali a riconoscimento dei grandi meriti da loro stessi riconosciuti nella lotta alla mafia”.
Claudio Giardullo, segretario nazionale Silp-Cgil.
“La caccia ai latitanti è ovviamente un’attività fondamentale nel contrasto all’attività mafiosa. Si deve però sapere che se dovesse essere promosso per meriti straordinari qualcuno di quei poliziotti che hanno arrestato il boss della camorra Iovine, prenderebbe solo una qualifica sulla carta. Ma non percepirebbe alcun trattamento economico perchè la Finanziaria di quest’anno ha tagliato i fondi per i premi. Se arrivasse quella promozione, sarebbe poco più che una beffa. La caccia ai latitanti sbandierata da Maroni è un’attività fondamentale, ma non l’unica: le mafie sono ormai delle holding e per quanto in difficoltà , riescono sempre a sostituire il boss-amministratore delegato che finisce in carcere. Accanto alla caccia ai superlatitanti andrebbe anche fatto il contrasto al loro radicamento nel territorio. Il piano straordinario contro la mafia di quest’estate contiene ottime norme come quelle sulla tracciabilità dei flussi finanziari, ma ha l’enorme limite che non prevede alcun potenziamento degli apparati delle forze dell’ordine. La lotta alla mafia non è solo una questione di norme. Il merito di Saviano è di aver interrotto la tendenza della rimozione della mafia al Nord dove la questione sicurezza è relegata al mero controllo del territorio. Dalle inchieste emerge invece un enorme problema di mafia anche nel Settentrione”.
Franco Maccari, Coisp (area centrodestra).
“Maroni che c… è andato a dire di nuovo? Mi spiace dirlo perchè lo ritengo un uomo di spessore, purtroppo, però, da due anni continua a ripetere sempre la stessa tiritera trita e ritrita degli arresti dei latitanti. Ma come ha detto il procuratore di Reggio Calabria Gratteri, quei risultati vengono grazie ad anni di indagini. Anzi, la dico tutta: questo governo di leggi che servano all’operatività delle polizie non ne ha fatta mezza. A noi poliziotti non ci ha aiutato per nulla. Forse un aiuto arriverà un domani quando sarà disponibile il fondo di soldi sequestrati alla mafia, soldi propagandati dal governo come gli aerei di Mussolini. A oggi non è stato impiegato un solo euro di quel fondo, però hanno creato le strutture che li gestiranno. Concludo con una battuta: se Maroni vorrà essere al cento per cento ricordato come un grande ministro, dovrà farsi ascoltare dal resto del governo. In questi due anni a tal proposito ha fallito su tutta la linea. Voglio ricordargli che gli arresti li facciamo noi, con i nostri sacrifici, mentre il governo propone leggi vergogna che ci impediranno di fare intercettazioni”.
Felice Romano, segretario generale Siulp.
“Rispetto alle roboanti premesse sullo scontro Saviano-Maroni, ho preso atto con molto piacere che il ministro ha rispettato il suo ruolo istituzionale. Ho preso atto altresì della foga con la quale ha difeso il suo partito da quelle che riteneva accuse infondate. Quando ha parlato della vittoria dello Stato, però, mi sarei aspettato che con la stessa fermezza con la quale ha difeso la Lega avesse difeso anche le forze dell’ordine dai tagli disastrosi e devastanti che questo governo sta facendo. Al di là della presunta panacea del Fondo unico giustizia, la realtà è che l’esecutivo è impegnato nel ridurre risorse alle polizie e quindi alla sicurezza del Paese. Stiano tranquilli però sia Maroni sia il ministro della Giustizia Alfano, perchè i poliziotti, che il governo cada o no, continueranno ad arrestare i latitanti e i mafiosi fino a quando avranno almeno in tasca quei quattro soldi dello stipendio con il quale fino a oggi hanno anticipato la benzina e gli alberghi per poter catturare quei latitanti di cui ora tutti si vantano. Stiano tranquilli, perchè, nonostante l’andazzo del governo, sembra che lo stipendio non sia ancora stato messo in discussione”.
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Novembre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
A PESCHIERA BORROMEO AL NUMERO VERDE RISPONDE LA POLIZIA LOCALE…DOPO LA BOCCIATURA DA PARTE DEL PREFETTO DEL DECRETO ANTI-BURKA, FALLISCE MISERAMENTE ANCHE IL SOLITO SPOTTONE SULLA PRESUNTA SICUREZZA… RESTA SOLO IL CONTO DEI MANIFESTI DA PAGARE
In funzione da otto mesi ha prodotto appena due segnalazioni. 
Il sindaco, però, difende la scelta.
Nella scorsa primavera, il prefetto di Milano aveva bocciata un’ordinanza anti-burka firmata dal primo cittadino
Il Comune di Peschiera Borromeo ci riprova.
Dopo l’ordinanza anti-burqa, bocciata lo scorso febbraio dal prefetto di Milano (che in una lettera ha scritto: “i sindaci possono emanare ordinanze in tema di sicurezza urbana ma non di ordine pubblico e sicurezza”), la giunta di centrodestra del paesone alla porte di Milano ha attivato “uno sportello contro le illegalità ”, in funzione da marzo ma con risultati deludenti.
Lo scopo è segnalare le violazioni della 94/2009, la legge fortemente voluta dalla Lega Nord, che ha introdotto il reato di clandestinità per le persone senza permesso di soggiorno.
A Peschiera Borromeo lo sportello è un numero verde al quale risponde la Polizia Locale per segnalazioni anonime.
Creato ad hoc per contrastare matrimoni di convenienza allo scopo di acquisire la cittadinanza italiana, lotta ai reati di immigrazione clandestina, iscrizione anagrafica subordinata alle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile, tutela del decoro urbano e i reati di impiego di minori dall’accattonaggio.
Tutto, nelle intenzioni del Comune, semplicemente alzando la cornetta.
E i risultati?
Sono arrivati dopo 8 mesi di attività , lo scorso 15 novembre è arrivata la risposta del sindaco Antonio Salvatore Falletta (siciliano di Agrigento eletto nel 2009 con una lista civica di centro destra) all’interpellanza del consigliere Francesco Ortugno per verificare i risultati del numero verde.
I pescheresi lo usano come numero fisso per chiamare la Polizia Locale e solo due casi sono stati segnalati: “Il primo per la presenza di un camion e furgone aperto per persone occupate a caricare della merce risultava un trasloco e la seconda per cani che facevano i propri bisogni senza che i padroni provvedevano a rimuovere gli escrementi”.
Risultato?
Nessuna notizia di reato, nonostante la pubblicità comunale con volantini, manifesti e a mezzo stampa.
E anche il sindaco Falletta, nella risposta scritta, ammette “lo scarso risultato del servizio per difetto di informazione del nuovo servizio”.
Ma nonostante la bocciatura dello sportello Falletta non abbandona l’idea delle segnalazioni, anzi intende “rafforzare l’iniziativa anche in previsione dell’Expo 2015, perchè la tranquillità dei cittadini non è un optional”.
Se errare è umano, perseverare è diabolico.
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Novembre 22nd, 2010 Riccardo Fucile
CON L’OSPITATA A “VIENI VIA CON ME” A CUI SI E’ AUTOINVITATO, A FRONTE DEI 32 MINUTI DI SAVIANO, MARONI RAGGIUNGE UNA PRESENZA IN TV IN UNA SETTIMANA DI BEN 2 ORE E 45 MINUTI…LUI NON ARRESTA NESSUNO, SI IMPOSSESSA SOLO DEI MERITI DI ANNI D’INCHIESTE DI QUEI MAGISTRATI OSTEGGIATI DAL GOVERNO E DI QUELLE FORZE DELL’ORDINE CUI HA TAGLIATO I FONDI
“Mi hanno invitato e ho accettato”.
Diciamo piuttosto che dopo una settimana da piagnone si è autoinvitato e in Rai hanno obbedito.
Dopo le esternazioni di Saviano a “Vieni via con me” in cui lo scrittore aveva sfondato una porta spalancata, rivelando che “la ‘ngrangheta non sta solo al Sud, ma anche al Nord dove cerca il potere della politica e interloquisce con la Lega”, ricordando il caso del consigliere regionale Angelo Ciocca, fotografato dalla Dia mentre incontra il boss Pino Nieri, il ministro Maroni è sembrato per giorni in preda a furore mediatico.
Recitando la parte, a uso padagni, dell’ offeso e indignato per le parole infamanti di Saviano, ha fatto fuoco e fiamme per avere”il diritto di replica” in uno show televisivo.
Alla fine in Rai si sono calati le brache, come avviene solitamente di fronte ai potenti, e stasera Bobo avrà i suoi due minuti e trenta di gloria per recitare il solito rosario di amenità .
In fondo in Italia è rimasto l’unico a pensare che sia merito suo l’arresto dei latitanti e non invece di quelle forze dell’ordine a cui il suo governo ha tagliato i fondi o di quei magistrati che il suo governo accusa di nefandezze quando vogliono arrestare Cosentino o processare Dell’Utri.
Piccolo dettaglio: se l’accusa di Saviano riguarda i rapporti tra la Lega e la ‘ndrangheta”, che c’entra poi la replica del ministro degli Interni, la cui competenza sono polizia e carabinieri?
Perchè non ci va Bossi che è il segretario del partito a spiegare che provvedimenti ha preso la Lega contro Ciocca?
Ma passiamo ad un’altra considerazione.
Maroni parla ogni giorno da tutti i Tg con una miriade di spottoni elettorali, recitando il rosario “nessuno ha mai arrestato tanti esponenti della mafia come me”.
In realtà lui non arresta nessuno, al massimo potrebbe unirsi al plauso degli italiani verso magistratura e forze dell’ordine che dirigono realmente le operazioni.
Anche perchè questo governo potrebbe vantare qualche merito se avvesse almeno promulgato norme legislative innovative contro la criminalità (il che non è), se avesse evitato polemiche contro la magistratura, aiutandola (è invece l’opposto), se avesse aumentato stipendi e mezzi in dotazione alle forze dell’ordine (mentre invece ha tagliato per 3 miliardi i fondi per la sicurezza).
In compenso, a fronte dell’intervento di Saviano durato lunedi scorso 32 minuti e 9 secondi, nella scorsa settimana, Maroni ha fatto le seguenti comparsate TV: a Matrix ospite unico per 1 ora e 15 minuti, a Porta a Porta per 21 minuti di diretta, a L’ultima parola per 36 minuti, a In mezz’ora per 30 minuti.
Totale spot di Maroni: 2 ore, 45 minuti, 44 secondi.
Altro che i 32 minuti di Saviano.
Stasera, invece che leggerci il solito elenco dei latitanti da lui non catturati, potrebbe almeno a questo punto fare qualcosa che gli è più congeniale.
Potrebbe suonare un pezzo al sax, ad esempio.
O magari spiegare agli italiani la vicenda che lo vede inquisito per le parcelle legali di alcune decine di migliaia di euro emesse per presunte “consulenze orali” a favore di un imprenditore soto inchiesta, il quale aveva anche destinato una cifra minore, per organizzare feste, alla segretaria del ministro, come riportato dagli atti giudiziari pubblicati dall’Espresso.
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Novembre 21st, 2010 Riccardo Fucile
DETENZIONE A CASA PER CHI DEVE SCONTARE CONDANNE INFERIORI A UN ANNO…SONO ESCLUSI I DELINQUENTI ABITUALI, PROFESSIONALI O PER TENDENZA… DECIDE IL PM, CONTROLLA IL GIUDICE DI SORVEGLIANZA… ENTRO IL 2013 USCIRANNO CIRCA 7.000 DETENUTI: UN PALLIATIVO PER RIDURRE IL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI
Per tamponare la situazione esplosiva del superaffollamento nelle carceri italiane, sempre in
attesa di un piano straordinario penitenziario, il Senato ha approvato in via definitiva un provvedimento che consente la detenzione domiciliare per chi deve scontare condanne inferiori a un anno.
Ne beneficeranno, entro il 31 dicembre 2013, oltre a chi ha condanne molti lievi anche quei detenuti che stanno per completare il periodo di detenzione e vedono avvicinarsi il sospirato momento della fine pena.
Si calcola che il ddl dovrebbe interessare almeno 7 mila detenuti e consente (in teoria) l’ assunzione di circa 2000 agenti penitenziari per sopperire alle carenze di organico.
Abitazione dove scontare la pena: la pena detentiva è eseguita presso l’abitazione del condannato o altro luogo pubblico o privato di cura, assistenza e accoglienza che può definirsi un domicilio.
A chi non è applicabile: ai detenuti considerati «delinquenti abituali, professionali o per tendenza»; ai detenuti che sono sottoposti al regime di sorveglianza particolare; quando vi è la concreta possibilità che il condannato possa darsi alla fuga o quando sussistono specifiche e motivate ragioni per ritenere che il condannato possa commettere altri delitti oppure quando non sussiste «l’idoneità e l’effettività del domicilio anche in funzione delle esigenze di tutela delle persone offese dal reato».
Decide il pm, controlla il gudice di sorveglianza: spetta al pubblico ministero la trasmissione al giudice di sorveglianza della richiesta di sospensione della reclusione corredata da un verbale di accertamento della idoneità del domicilio.
Il magistrato di sorveglianza dispone l’esecuzione domiciliare degli ultimi 12 mesi di pena o di assegnazione a centri di recupero, presso una struttura pubblica o privata accreditata, in caso di condannati tossicodipendenti.
Inasprimento pene se si evade da casa: in caso di evasione dai domiciliari la pena che era prevista dal codice penale da 6 mesi fino a tre anni passa da uno fino a cinque anni.
Si prevede un adeguamento dell’ organico del Corpo di polizia penitenziaria di circa 2000 unità per fronteggiare la situazione emergenziale in atto.
Ammesso che si trovino i soldi per pagarli.
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Novembre 15th, 2010 Riccardo Fucile
VOLEVANO IMPEDIRLE DI RACCONTARE LA VERITA’ SU QUANTO ACCADUTO IN QUESTURA A MILANO LA SERA DEL FERMO DI RUBY… MASI HA PROVATO A DISSUADERE LA ANNUNZIATA DALL’INVITARLA, IL TRIBUNALE DI MILANO LE HA PREANNUNCIATO UN’AZIONE DISCIPLINARE SE IL PM CI FOSSE ANDATA… MA LEI HA RIBADITO: “MAI CONCESSO AFFIDAMENTO, AVEVO DETTO DI ACCOMPAGNARLA IN UNA COMUNITA”
E’ cominciato il venticello della calunnia: Annamaria Fiorillo? Una un po’ isterica. 
Ma chi ha visto ieri pomeriggio la trasmissione di Lucia Annunziata “In mezz’ora” ha capito perchè quel venticello ha cominciato a soffiare.
Quella che ha visto sullo schermo è un pubblico ministero della procura per i minori di Milano, seria, chiara e puntuale nella ricostruzione di quella notte del 27 maggio scorso, quando Silvio Berlusconi ha chiamato la questura per far rilasciare Ruby.
In molti volevano fermare il magistrato. Impedirle di raccontare in televisione i fatti che smentiscono la versione del procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati e del ministro dell’Interno, Roberto Maroni.
Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha provato a dissuadere Lucia Annunziata: non puoi invitarla, il ministro Maroni ha già annunciato querela nei suoi confronti.
Se viene in trasmissione, querela anche noi.
Il direttore è arrivato persino a dire alla giornalista (che difendeva la sua scelta) se proprio la devi invitare, parlate d’altro (sic!).
Fiorillo, invece, alla vigilia della trasmissione, ha ricevuto una lettera del procuratore Monica Frediani che le annunciava un provvedimento disciplinare se fosse andata in televisione. Ma non si è fatta fermare.
Nè dallo spauracchio di una sanzione nè dalle facili critiche, come accade spesso in questi casi, di essere scambiata per una toga in cerca di notorietà .
A Lucia Annunziata ha confermato quanto scritto al Csm: non ho mai autorizzato la polizia ad affidare la minorenne alla consigliera regionale del Pdl, Nicole Minetti.
Con toni pacati, guardando sempre negli occhi la conduttrice, sottolinea un elemento importante: in casi come quello di Ruby, cioè di intervento “penale, il pm non prende accordi con la polizia, ma dispone”.
Quindi, sostiene Fiorillo, io ho disposto in un modo (comunità o notte in questura) e la polizia ha fatto in un altro.
E quando Annunziata ricorda quanto riferito da Maroni in Parlamento e cioè che la polizia ha affidato Ruby a Minetti “sentito il pm”, Fiorillo ribatte: “Ma poi hanno fatto quello che volevano loro”.
Ed è a questo punto che la trasmissione affronta quella che è stata definita dalla giornalista “la corda a cui vogliono impiccarla”.
Quel “non ricordo di aver autorizzato l’affidamento”, che si legge nella relazione del magistrato.
Fiorillo non tentenna, anzi vuole chiarire la sua affermazione, che è stata per la procura di Milano un appiglio per liquidare questo pezzo di inchiesta.
E lo ha fatto senza mai averla ascoltata, al contrario dei funzionari di polizia e dell’allora questore, Vincenzo Indolfi. In quella relazione, dice Fiorillo, avrei dovuto scrivere: “ricordo di non aver autorizzato”, perchè il senso è questo.
Alle domande di Annunziata: Maroni è un bugiardo? Perchè il procuratore, una “toga rossa”, ha detto che il caso era chiuso?, il pm cerca di sottrarsi: “Non compete a me rispondere”.
Ma sul ministro, alla giornalista che insiste, alla fine dichiara: “Parlava a nome del governo, avrà anche delle ragioni politiche per aver detto quello che ha detto. Potrebbe essere, chiamiamola in modo molto generico, ragione di Stato. Ma qualunque ragione di Stato non può essere così assorbente da superare la violazione della legalità ”.
Fiorillo risponde poi a un’altra domanda che in molti si sono fatti: perchè dopo quella notte così tesa, per sua stessa ammissione, l’indomani non si è informata su che fine avesse fatto la ragazza? “Avevo finito il mio turno e come per ogni altro caso, il seguito documentale passa ad altri colleghi”. Delle telefonate di Berlusconi, invece, non era stata informata dalla polizia: “ L’ho appreso dai giornali”.
Un’autocritica però Fiorillo la fa anche in tv, come nei giorni scorsi sulla carta stampata: “Non ho capito che la funzionaria di polizia (Giorgia Iafrate, ndr) potesse essere in difficoltà . Avrei dovuto dirle di non preoccuparsi, di eseguire esattamente quanto da me disposto ed eventualmente di farmi parlare con i suoi superiori”.
Invece, ricorda, sembrava “come se fosse tenuta allo svolgimento di quell’atto. Era rigida e io mi sono indispettita e ho avuto con lei una sorta di diverbio. Ho spiegato di nuovo quali erano le mie disposizioni: la fotosegnalazione, l’inserimento della giovane in una comunità protetta e, qualora non ci fosse stato posto, “trattenerla finchè non fosse stata reperita una struttura che la potesse ospitare. Poi non mi dicono più niente”.
Eppure nelle varie telefonate, al pm avevano anche detto della “parentela” di Ruby con Mubarak. “Dissi ‘allora io sono Nefertiti, la regina del Nilo’.
Mi sembrava una situazione paradossale. Come fa una ragazza con parenti così importanti a stare in mezzo a una strada?”.
L’intervista al pm si è chiusa con Lucia Annunziata che le ha chiesto: non teme che possa accaderle quello che è già successo “a torto o a ragione a un’altra donna magistrato, Clementina Forleo, di passare per una instabile? Perchè delle donne si dice spesso così”.
Il viso di Annamaria Fiorillo si contrae: “L’ho messo nel conto”, risponde.
Poi si lascia andare a un sorriso e conclude: “Io sono una persona comune con un ruolo importante, devo ai cittadini la verità dei fatti”.
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Novembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
IL TESTO DELL’EMENDAMENTO APPROVATO IERI ALLA CAMERA CON IL VOTO DETERMINATE DI FUTURO E LIBERTA’ DIMOSTRA CHE CICCHITTO E LA RUSSA RACCONTANO PALLE… NESSUN VIA LIBERA AI CLANDESTINI, SOLO TUTELA DELLA LEGGE CHE SANCISCE IL LORO DIRITTO A PRESENTARE RICHIESTA DI ASILO POLITICO: LA DITTATURA LIBICA, CON LA QUALE L’ITALIA INTRALLAZZA, E’ UNA VERGOGNA DELL’UMANITA’
Tre volte sotto. E non su un argomento qualunque, ma sul discusso trattato di amicizia
Italia-Libia.
Tutto è cominciato con l’emendamento presentato dal radicale Mecacci, approvato con i voti di Futuro e Libertà , con il quale si chiede che i respingimenti vengano effettuati in base agli accordi internazionali e ai principi umanitari.
E ancora, il governo viene impegnato a “sollecitare con forza le autorità di Tripoli affinchè ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l’ufficio dell’Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia”.
Parere contrario del governo, approvazione dell’Aula.
Da lì, come una reazione a catena, l’esecutivo, rappresentato dal sottosegretario Mantica, ha visto altre due volte soccombere i gruppi di maggioranza.
Polemiche immediate, ovviamente, con i finiani accusati ancora una volta di tradimento e di voto “boomerang”.
E invece, bisognerebbe riflettere su un dato importante: i respingimenti sono stati il primo argomento di attrito tra Gianfranco Fini e il Pdl, ben prima degli strappi finali e della creazione del nuovo soggetto politico.
Ecco, dunque, che il voto di oggi più che una prova tecnica di non si sa bene cosa, rappresenta il coerente tentativo di dar vita a una destra nuova, una destra dei diritti che non asseconda o addirittura incentiva la clandestinità , ma che al contempo non può chiudere tutti e due gli occhi di fronte a un evidente problema di diritti umani.
Fini lo aveva detto chiaramente a Perugia: centralità della persona, dell’individuo e dei suoi diritti. E nemmeno il più acceso berlusconiano duro e puro può mettere in discussione l’onestà intellettuale di chi oggi ha voluto trasformare in atto concreto quella dichiarazione di intenti.
Nessun via libera all’immigrazione clandestina nè uno stop ai respingimenti.
Il problema riguarda la Libia, le sue credenziali sul tema spinoso e fondamentale dei diritti umani.
Il governo italiano ha scelto di “appaltare” alle autorità libiche la verifica dello status di rifugiato.
Siamo sicuri che Tripoli voglia e possa farlo? Questo è il punto della questione e gli esponenti di Futuro e Libertà lo stanno ripetendo come un mantra, confidando nella buona fede di chi, magari avversario politico, tenta di modificare la realtà dei fatti per strumentalizzazioni di basso livello.
Piuttosto che urlare al tradimento o alle prove di una nuova maggioranza, gli esponenti del Popolo della Libertà farebbero meglio a riflettere sulle loro posizioni in materia di garanzia dei diritti civili, soprattutto quelli connessi all’immigrazione.
Un partito di centrodestra moderno ed europeo non può delegare a Gheddafi e ai leghisti un tema del genere.
In caso contrario, ed è la strada scelta ormai da tempo dal Pdl, il centrodestra moderno ed europeo si trasforma in un partito xenofobo di estrema destra che sacrifica i diritti dell’individuo sull’altare della pur condivisibile lotta all’immigrazione clandestina.
Ma leggiamo bene l’emendamento, a firma del radicale Mecacci, che richiede all’esecutivo di “impegnarsi a rivedere il trattato di amicizia con la Libia alla luce di quanto accaduto recentemente, a chiarire i termini degli accordi relativi ai pattugliamenti congiunti in corso, in particolare per quanto riguarda la catena di comando e le regole d’ingaggio, incluso l’uso delle armi durante tali operazioni; ad attivarsi, sia attraverso i contatti bilaterali con Tripoli, che a livello internazionale, per ottenere che la Libia riconosca i confini marittimi sanciti dal diritto internazionale e consenta ai pescatori siciliani di pescare legalmente in acque internazionali senza il rischio di subire attacchi armati o il sequestro dei pescherecci”.
Previsto anche che si sospenda “la politica dei respingimenti dei migranti in Libia, anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, dato che tale politica viola sia il principio fondamentale di non respingimento (non-refoulement) previsto dalla Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati del 1951 (ratificata dall’Italia nel luglio 1954) e considerato un principio di diritto internazionale generale, sia il pieno accesso alle procedure di asilo nell’Unione europea”.
La reazione di Ignazio La Russa e di Cicchitto sta in questa delirante dichiarazione: “Oggi l’Aula di Montecitorio ha voluto indebolire l’azione del governo che in questi due anni ha combattuto contro l’immigrazione clandestina. Questo è stato possibile per la posizione irresponsabile dei deputati del Fli che hanno tradito un preciso impegno assunto tutti insieme di fronte agli elettori. Fli ha dichiarato oggi, nel modo più fragoroso, che vuole il ritorno dei barconi carichi di clandestini, merce umana in mano alla criminalità “.
La verità è che ora risulta palese chi difende le convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato e chi difende invece degli assassini, chi vuole verificare se un clandestino ha o meno il diritto a ottenere il diritto di asilo politico e chi vuole impedirgli di fare persino la richiesta, delegando il suo affogamento a terzi, tra chi difende la prassi in uso nei paesi democratici e chi intrallazza con i regimi militari.
Dovrebbero vergognarsi semmai coloro che non hanno mai risarcito gli italiani cacciati dalla Libia da un attentatore criminale e che a quel soggetto hanno pochi mesi fa regalato 5 miliardi di dollari per “danni di guerra” che solo dei coglioni potevano riconoscergli.
Gli stessi che quando costui arriva in visita in Italia si genuflettano ai suoi piedi da servi quali sono, fornendogli pure ragazze immagine per fare propaganda religiosa.
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Novembre 10th, 2010 Riccardo Fucile
POSSIBILE CHE UNA ESCORT ACCUSATA DI NARCOTRAFFICO E UFFICIALMENTE ASSISTENTE DI UN SENATORE DEL PDL AVESSE UN FILO DIRETTO CON LA RESIDENZA DEL PREMIER?….CENTINAIA DI TELEFONATE ANCHE CON BONDI E BRUNETTA
Nei quattro anni che hanno segnato l’ascesa di Perla Genovesi ci sono ben 48 contatti telefonici (in entrata e in uscita, tra telefonate e messaggi sms) con il telefono di Arcore.
Il “Fatto Quotidiano” ha visionato i tabulati telefonici che dimostrano ancora una volta
quanto sia facile per personaggi discutibili, spesso di sesso femminile, accedere ai vertici del Pdl.
La Genovesi, arrestata per narcotraffico, aveva un filo diretto con la casa di Berlusconi.
Altro che assistente sfigata di un oscuro senatore di periferia, altro che sconosciuta centralinista della Regione Emilia Romagna.
Perla Genovesi, la ragazza parmense di 32 anni, già portaborse del senatore Enrico Pianetta di Forza Italia, fermata nel 2007 e poi arrestata nel luglio scorso con l’accusa di traffico di stupefacenti insieme a un gruppo di siciliani, era entrata davvero nel cuore del potere berlusconiano.
Questa giovane dalla doppia vita a cavallo tra i politici romani che oggi occupano le poltrone più importanti del Governo e i narcotrafficanti siciliani era arrivata a parlare con Villa San Martino.
Il Fatto Quotidiano ha visionato i tabulati telefonici della ragazza nei quattro anni che hanno segnato la sua ascesa dall’Emilia alla Capitale e ha scoperto ben 48 contatti (in entrata e in uscita, tra telefonate e messaggi sms) con il telefono di Arcore.
Nello stesso periodo Perla Genovesi aveva contatti e collaborava con i narcotrafficanti Vito Faugiana e Paolo Messina, arrestati con lei nel luglio scorso. Una circostanza che dimostra ancora una volta la permeabilità dei vertici del Pdl da parte di personaggi, spesso di sesso femminile, legati alla criminalità organizzata.
Dopo Barbara Montereale, l’amica di Patrizia D’Addario fidanzata con un rampollo del clan Parisi di Bari, dopo il caso Ruby e la pubblicazione da parte di “Oggi” delle foto di Lele Mora , indagato per favoreggiamento della prostituzione, che recapita in villa pacchi di ragazze al premier, le telefonate ad Arcore di una ragazza in rapporti con narcotrafficanti siciliani ripropone il problema della ricattabilità e della possibile infiltrazione da parte della criminalità dei vertici del Pdl.
Non solo il premier ma, come dimostra questo caso, anche il suo entourage e i suoi uomini più fidati sono a rischio per le loro spericolate frequentazioni.
Quando hanno visto i 48 contatti con Arcore, inizialmente gli investigatori hanno pensato al Cavaliere. Era naturale accoppiare l’utenza 039 6013… di Arcore, intestata all’Immobiliare Idra (società proprietaria di gran parte delle ville di Berlusconi) al padrone di casa.
Quel numero era stato rinvenuto tanti anni fa nella memoria del cellulare di Marcello Dell’Utri come recapito riservato per contattare l’amico Silvio.
In realtà , esaminando alcune telefonate intercettate sull’utenza di Perla Genovesi, si è scoperto che quando chiamava quel numero la ragazza cercava non Silvio ma Sandro.
Il 16 aprile 2005, al centralinista che risponde “Villa San Martino”, infatti, secondo i Carabinieri, “Perla chiede del Dott. Giuseppe Villa che però non c’è. E chiede anche di tale Bondi ma non c’è neanche quest’ultimo”.
Questo è l’unico contatto con Arcore segnalato dai Carabinieri nella loro informativa nella quale si annotano anche 13 contatti con l’attuale ministro della difesa Ignazio La Russa, “tutte attinenti al suo compito ufficiale e prive di interesse investigativo”.
I contatti con Arcore tracciati dai tabulati cominciano nel 2003. Sono molte le telefonate in partenza dalla magione del Cavaliere: il 19 settembre del 2003 alle 13 e 32, per esempio, il telefono di Arcore chiama il cellulare di Perla Genovesi e la conversazione dura 8 minuti.
Il giorno dopo c’è un’altra chiamata più breve sempre in partenza dalla villa e poi ancora il 3 ottobre, il 27 ottobre, il 9 novembre, il 25 dicembre, il primo marzo del 2004 e così via.
Sono in tutto undici le chiamate in uscita mentre molte di più sono le volte che è Perla a chiamare il suo ignoto interlocutore di Arcore. Una volta, forse per sbaglio e per un solo secondo, Perla chiama anche alle 6 di mattina.
Non è possibile sapere (a parte l’unico caso citato nell’informativa dei Carabinieri visionata dal Fatto) chi e cosa cercasse la ragazza parmense ad Arcore.
Fin quando non saranno rese pubbliche le trascrizioni delle conversazioni (e non solo i tabulati che indicano solo il chiamante e il chiamato oltre alla durata della conversazione) si possono fare solo dei ragionamenti basati sulle altre telefonate che precedono e seguono quelle di Villa San Martino.
A leggere i tabulati, probabilmente era proprio Sandro Bondi, nominato nel 2005 coordinatore del partito Forza Italia, o qualche altro personaggio dell’entourage del Cavaliere, l’interlocutore misterioso della ragazza, che ha sempre detto di non essere mai andata ad Arcore.
Perla Genovesi ha riferito solo in via indiretta i racconti dei festini nella villa di Silvio Berlusconi ai quali avrebbe partecipato la sua amica Nadia Macrì ma ha sempre aggiunto di non essere mai stata coinvolta in prima persona in quelle feste e di avere partecipato ad incontri con altri politici a Roma e a Palermo.
Nei tabulati della ragazza ci sono invece tantissime telefonate che, secondo gli investigatori, sono riferibili alle utenze di Sandro Bondi.
Nei tabulati risultano 37 contatti tra Bondi e Perla Genovesi tra il 19 settembre del 2003 e il 2 ottobre di quell’anno.
Poi l’apparecchio telefonico di Bondi cambia sim e comincia ad usarne una intestata a Forza Italia, probabilmente concessa in uso al politico di Fivizzano.
Perla Genovesi intrattiene ben 570 contatti telefonici nel periodo monitorato, dal settembre del 2003 al settembre del 2007, con questa scheda di Forza Italia probabilmente in uso a Bondi.
Nello stesso periodo ci sono un centinaio di contatti con utenze riferibili all’attuale ministro del Pdl Renato Brunetta, al quale poi Perla Genovesi presenterà Nadia Macrì.
Marco Lillo
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 9th, 2010 Riccardo Fucile
UN PREMIER INCAPACE, MINISTRI INQUISITI, SCANDALI QUOTIDIANI… UN GOVERNO SOTTO PERENNE RICATTO XENOFOBO CHE E’ RIUSCITO IN UN’IMPRESA STRAORDINARIA: AD ESSERE CONTESTATO DA IMPRENDITORI E LAVORATORI, CHIESA E LAICI, OPPOSIZIONE E SUA STESSA MAGGIORANZA… GLI SPOT SONO FINITI: DAL VENETO ALL’AQUILA, DALLA IMMIGRAZIONE ALLA SCUOLA, DALLA SICUREZZA ALL’ECONOMIA, RIEMERGE LA POLVERE NASCOSTA SOTTO IL TAPPETO… E’ ORA CHE CHI HA INFANGATO LA DESTRA TORNI A CASA
Chi ci segue da qualche tempo non potrà che darci atto di aver messo sull’avviso i nostri lettori, da almeno due anni, che qualcosa sarebbe accaduto.
Lo scrivevamo in solitudine quando il Pdl aveva ancora il 37,4% , ovvero dieci punti in più di quelli che oggi i sondaggi gli accreditano.
Lo abbiamo ripetuto quando il Pdl era calato alle europee e alle regionali, mentre tanti servi zelanti si ostinavano a parlare di “vittoria del centrodestra”, preferendo la politica dello struzzo.
Lo gridavamo anche quando tanti finiani purtroppo stavano ancora in silenzio.
Perchè dalla base del popolo di destra stava salendo una insofferenza grande e motivata verso un governo che dimostrava ogni giorno evidenti lacune.
Un premier dalla straordinaria abilità nel vincere la competizione elettorale ma altrettanto incapace di governare, interessato solo a sfuggire ai suoi processi. L’antitesi di un vero uomo di destra che i processi li affronta, non scappa da vile.
Un premier incapace di equilibrio, presuntuoso, che ha finito per delegare alla Lega poteri e scelte, con il cavallo di troia di Tremonti a fare da sponda.
Nessuno aveva il coraggio allora di dire che Maroni era il peggiore ministro degli Interni della storia repubblicana, capace solo di fare spot e inanellare una brutta figura dietro l’altra.
Non si è mai visto un uomo di destra vera che taglia di tre miliardi i fondi alle forze dell’ordine, che delega la sicurezza alle ronde, che riesce a far fallire pure queste, che sputtana l’Italia a livello internazionale delegando ai libici il lavoro sporco di affogamento dei profughi senza neanche permettere loro di chiedere asilo politico, come da convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato.
Un ministro che poi si prende il merito degli arresti dei latitanti, neanche avesse partecipato personalmente a un solo blitz con il mefisto calato sul viso.
Salvo poi scoprire che è inquisito per aver preso quattrini da un privato per consulenze legali “orali”.
Come non si era mai visto un condannato a sei mesi di carcere in via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale diventare ministro degli Interni.
Come non si erano mai viste diventare ministre le “amiche” del premier.
Come non si erano mai visti cosi tanti ministri sotto inchiesta: chi per mafia, chi per favori in cambio di massaggi, chi per corruzione, chi per regalie ricevute.
Come non si erano mai visti tanti “affaristi e manutengoli” avere libero accesso nelle stanze del potere, tante ragazzotte di facili costumi salire le scale di Palazzo Grazioli e tante escort di lusso provare i materassi del lettone di Putin.
Come non si era mai assitito, neanche fossimo abbonati al digitale terrestre, a una serie di spot incredibili che dipingevano il nostro Paese come il paradiso terrestre, dove tutto funziona perfettamente e i treni arrivano in orario meglio che a Zurigo.
Ci hanno fatto intendere che i tagli alla scuola si dovevano chiamare “storica riforma”, che le patetiche uscite di Brunetta si dovevano declinare in “riforma della Pubblica amministrazione”, che i tagli alla sicurezza erano solo “razionalizzazione” della stessa.
Che con i 40 euro della social card avevamo reso ricchi anche i poveri e che con qualche banconota della Brambilla tutti gli italiani potevano andare alle Maldive.
Nel frattempo impazzava, nel silenzio interessato di tanti, la deriva leghista e razzista e diversi comuni padani proponevano norme che in altri Paesi li avrebbero semplicemente condotti in galera.
Ma Silvio taceva: troppo importante salvarsi il culo dai processi per temperare, mediare, stabilire una democrazia interna..
Sappiamo noi gli insulti che ci siamo presi per mesi per aver compiuto il delitto di lesa maestà .
Ma lentamente è emersa la verità : quella di un governo che non è affatto di destra, è solo “maldestro”.
Un governo che è riuscito in una missione impossibile, farsi criticare da tutti: lavoratori e imprenditori, chiesa e laici, opposizione e persino maggioranza.
Un governo senza bussola e senza valori che si è schiantato su troppi scogli per avere diritto all’onore delle armi.
Un governo, un premier e una classe dirigente che è ora che torni a casa.
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Novembre 5th, 2010 Riccardo Fucile
OGGI E’ ANDATO IN ONDA IL SOLITO SPOT SULLA SICUREZZA, SPACCIATA PER STRETTA SULLA PROSTITUZIONE DI STRADA, ESPULSIONE DEI CITTADINI COMUNITARI, VIOLENZA AGLI STADI… IL PREMIER SI MISURA : “NESSUNO ALL’ALTEZZA QUANTO ME”
Certo che quanto a materiale per le trasmissioni satiriche di tutto il mondo, questo
governo ne fornisce a vagonate, più che di autocompattatori in Campania.
Nel giorno in cui Bertolaso toglie finalmente il disturbo, ritirandosi a vita privata, in modo da potersi dedicare alla sua cervicale e alle relative massaggiatrici, ecco il formidabile duo “Berlusconi-Maroni” che lancia la campagna elettorale direttamente sui vostri schermi.
In un attimo libero dai rispettivi impegni di corte, il primo specializzato nel ricevere pulmini di ragazze per le feste di palazzo, il secondo nel fornire consulenze legale “orali”, assistito dalla Isabella, oggi hanno insieme presentato l’ennesimo “pacco” sicurezza.
Investimenti economici per poter pagare la benzina alle volanti?
Pagamento degli straordinari agli agenti?
Rinnovo dei mezzi sfasciati o fondo per consentire ai funzionari di cambiarsi la camicia almeno una volta l’anno?
Elargizione di croccantini ai cani poliziotto per evitare che l’agente debba pagarli di tasca propria?
Saldo dei fitti arretrati delle questure prima che siano esecutivi gli sfratti?
Dimezzamento delle scorte ai politici che non si fila nessuno, neanche con uno sputacchio?
No, tranquilli, “foglio di via per le prostitute di strada”, quello che già era in atto due decenni fa e che ora viene riproposto come la panacea al decoro urbano.
Una presa per i fondelli, ma condita, diamogli atto, in chiave umoristica.
Silvio prende la parola davanti ai giornalisti e annuncia: “Adesso faremo la lotta alle prostitute in strada”.
L’italiano medio si piega dal ridere: “Ma non è meglio controllare quelle che fa entrare a casa sua?”
Poi Silvio si supera nell’auto-umorismo: “Nessuno è mai stato all’altezza quanto me”.
Che si riferisca alla sua statura? Ma quella fisica? O quella morale?
Ma ecco in soccorso Maroni che dopo aver combinato il casino della tessera del tifoso ora vuole estendere la flagranza di reato ai tifosi teppisti (già esisteva in passato, nulla di nuovo).
Non contento dice che ora si potranno espellere i cittadini comunitari nulla facenti che dopo tre mesi stazionano ancora in Italia: peccato che nessuno li andrà mai a cercare, come peraltro è accaduto in questi due anni, causa carenza di uomini e mezzi.
Badate bene, non di espulsione peraltro realmente si tratta, ma di “invito ad allontanarsi”: se uno non lo fa, in teoria potrà essere espulso.
E dov’è la novità ? Tanto chi lo trova più? E con che mezzi verrà accompagnato al suo Paese visto che non abbiamo neanche i soldi per cambiare la marmitta rotta della Volante?
Altro che teatrino della politica, siamo al lancio elettorale di fumogeni e gas asfissianti.
Ma il buon borghese militonto forzaleghista sarà contento: quando così esce la sera con la moglie non vedrà più “spettacoli indecenti” per strada, mentre per le “marchettare di livello” da 5.000 euro a botta che frequentano i palazzi della politica tutto rimarrà come prima.
Le prostitute batteranno in periferia o sulle provinciali, al massimo la sera dopo, quando la moglie è a casa, il buon borghese forzaleghista dovrà solo fare un giro più lungo per trovarle.
La finta destra oggi ha “battuto” (mai concetto fu più adatto) un colpo, per quella vera c’è ancora tempo.
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