Ottobre 18th, 2010 Riccardo Fucile
FORNIVA NOTIZIE RISERVATE SUI VIP: TRA I CONTROLLATI AGNELLI, DI PIETRO, GENCHI, TRAVAGLIO E GRILLO… AVVISO DI GARANZIA PER IL GIORNALISTA DI PANORAMA GIANCARLO AMADORI, ARRESTI DOMICILIARI AL FINANZIERE PER ACCESSI ABUSIVI AGLI ARCHIVI INFORMATICI… A QUANDO IL GEMELLAGGIO CON ST.LUCIA ?
Avete presente quante località più o meno turistiche italiane sono gemellate con
altrettante cittadine straniere?
Il gemellaggio è una delle principali occupazioni di tanti comuni italiani, anche perchè permette un viaggio annuale all’estero a spese dei contribuenti, con relativo seguito di segretarie, cortigiani e gonfalone.
Ovviamente contraccambiato dal sindaco o borgomastro straniero, con relative feste e ricchi cotillon.
E’ giunta l’ora che anche lo Stato italiano segua decisamente questa strada, non sappiamo se in base ai sacri principi federalisti o più semplicemente per adattarsi alla piega degli avvenimenti in cui siamo ormai precipitati ignominosamente.
Sarà opportuna anche una revisione costituzionale, con i due terzi del Parlamento, per sancire che non siamo più una Repubblica fondata sul lavoro (anche perchè il lavoro è sparito, si vedono solo precari e disoccupati in giro, a parte i maniaci), bensì sugli spioni e i dossieraggi.
E’ il momento storico di gemellarci con Stati usi alle nostre abitudini, come St Lucia, ad esempio.
Antigua per ora regge, ma St Lucia corrisponde alla bisogna.
E non parliamo della legge sulle intercettazioni: quelle operate dalla magistratura sono sacrosante, basta non divulgare fatti privati che non c’entrano nulla coi reati contestati.
Parliamo degli spioni privati che ormai sono annidati ovunque, da Montecarlo ai Caraibi, da Roccacannuccia al Guatemala.
Al servizio di faide, di lobbie, di politici che fanno killeraggio per screditare il nemico, persino quello interno allo stesso partito.
Magari attraverso equivoci giornali che impostano campagne mediatiche e monotematiche per abbattere militarmente chi la pensa diversamente.
Una fogna a cielo aperto che al confronto le dsicariche di Napoli profumano di ciclamino.
Poche ora fa l’ultima notizia: un militare della Guardia di finanzia in servizio a Pavia è stato posto agli arresti domiciliari per ordine della magistratura di Milano, per una seria di accessi abusivi agli archivi informatici delle Fiamme Gialle.
Le informazioni date a Giacomo Amadori, giornalista di Panorama, che ha ricevuto un avviso di garanzia per concorso nello stesso reato, si riferivano ad una serie di noti personaggi, tra cui: componenti della famiglia Agnelli, Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris, il giudice Mesiano, Beppe Grippo, Marco Travaglio e la escort Patrizia D’Addario.
Informazioni riservate sarebbero state raccolte e fornite anche su Gioacchino Genchi, già consulente in vari procedimenti penali alcuni dei quali diretti dall’ex pm De Magistris, e su Beppe Grillo.
Gli arresti domiciliari, eseguiti da uomini delle Fiamme Gialle, fanno seguito al provvedimento emesso dal Gip presso il Tribunale di Milano.
Secondo l’ipotesi investigativa, il militare arrestato, nel periodo gennaio 2008-ottobre 2009, ha eseguito, non per motivi di servizio, numerose interrogazioni a terminale.
Successivamente, secondo l’accusa, avrebbe poi passato le informazioni riservate, riguardanti nomi noti della politica e dello spettacolo in particolare, al giornalista di Panorama, Giacomo Amadori.
Il finanziere aveva accesso a informazioni contenute nell’anagrafe tributaria sui beni e sulle dichiarazioni dei redditi dei vip.
Avanti così per rinnovare la politica italiana.
Panorama è di Mondadori e caso strano le informative riguardano tutti personaggi dell’opposizione: da partito dell’amore a partito del delatore?
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Ottobre 14th, 2010 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DEGLI INTERNI CERCA DI SCARICARE SU BELGRADO LA RESPONSABILITA’ DEGLI INCIDENTI, MA LA VERITA’ E’ CHE GLI ALLARMI C’ERANO E SONO STATI IGNORATI…SNOBBATA LA NOTA DELLA DIGOS GENOVESE, NON SI E’ TENUTO CONTO DELLA COMUNICAZIONE DELLA MATTINA DA BELGRADO E DI QUELLA UNGHERESE…COME MAI NESSUNO PARLA DELL’ELENCO DI SEGNALATI O DELLA COLLABORAZIONE CON LA POLIZIA SERBA CHE NESSUNO HA CHIESTO?
Da genovesi, verrebbe subito da porre una domanda al governo: chi risarcirà la città
degli 80 milioni di euro di danni subiti grazie alla cattiva gestione dell’arrivo di 300 teppisti dalla Serbia, in occasione dell’incontro di calcio con la nostra nazionale?
Il bilancio parla di 16 feriti, 138 identificati e 17 in via di arresto.
Da due giorni il ministero degli Interni cerca di giustificare il proprio (mancato)operato, scaricando le colpe sul governo di Belgrado (che sicuramente ne ha molte), mentre il ministro Maroni dice che “lo fanno ridere” le critiche che gli sono state rivolte e gli inviti a dimettersi.
E sventola un fax delle autorità serbe di 4 giorni prima della partita: “Il messaggio che abbiamo ricevuto dall’Interpol di Belgrado parlava di cento tifosi che sarebbero partiti per Genova per assistere all’incontro di calcio, divisi in due gruppi. E si riservavano di comunicare ulteriori notizie nel caso fossero sopraggiunte”.
Quindi, non prevedendo grossi problemi, sarebbe stato predisposto un piano sottotraccia.
“E’ chiaro che se ci avessero detto che arriva una banda di criminali ultras che potrebbero mettere a ferro e fuoco la città , avremmo gestito in modo diverso” sostiene Maroni.
Peccato che le cose non stiano così.
1) La mattina di martedi, giorno della partita, è arrivato un secondo fax da Belgrado, più allarmante: “si comunica che i biglietti venduti in Serbia sono circa 1.300 e ci risultano partiti diversi pulmann a auto private stanotte”.
2) Nella stessa mattinata arriva una informativa dalla polizia ungherese che segnala un intenso traffico notturno di tifosi serbi alla sua frontiera, in direzione Croazia (e quindi Italia).
3) La Digos di Genova aveva analizzato nei giorni precedenti la situazione e aveva indicato molte criticità intorno a questo incontro, segnalandole a chi di dovere.
4) L’intelligence italiana non si è mossa, le comunicazioni e lo scambio di informazioni hanno seguito trafile burocratiche, senza porre in essere quelle procedure di acquisizioni notizie per lo meno consigliabili dopo i gravi incidenti al Gay Pride.
5) Secondo l’ambasciatrice serba a Roma, le autorità di Belgrado avevano inviato addirittura l’elenco di un centinaio di “teppisti” diretti in Italia, definiti “gruppo di tifosi a rischio”.
La stessa ambasciatrice ha sottolineato che “i tifosi in Serbia non possono nemmeno usare i fumogeni”. Una recente legge contro gli hooligan prevede addirittura il carcere, in Serbia sarebbero finiti tutti in galera, forse per quello che sono venuti in Italia, conoscendo bene la sedicente “linea dura” di Maroni.
6) Nonostanti le segnalazioni di cui sopra, si sono attese le 20 di sera per chiedere rinforzi ai reparti mobili di Milano e Torino, permettendo che nel pomeriggio, dalle 18 in poi, 300 teppisti serbi si impadronissero del centro di Genova, minacciando, bevendo, importunando e facendo chiudere i negozi e scappare intere famiglie.
7) Nessuna operazione di “accompagnamento” dei 15 pulmann dal confine allo stadio di Marassi (durante il percorso avrebbero potuto fare qualsiasi cosa), nessuna perquisizione dei tifosi quando i pulmann sono stati parcheggiati nel settore apposito accanto allo stadio. Nessuno ha mai chiesto alla federazione europea le schede segnaletiche di 400 teppisti serbi con nome, cognome e foto allegata.
Eppure dal mattino si sarebbe potuto organizzare un altro tipo di servizio d’ordine.
Se “il morto non c’è scappato”, come dice Maroni, non è certo merito suo: gli agenti in servizio hanno fatto al meglio il proprio dovere, qualcuno in alto no.
Questa è la sola certezza che emerge.
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Ottobre 13th, 2010 Riccardo Fucile
VIOLENZE IN CENTRO CITTA’, RAZZI E COLTELLI A MARASSI PER ITALIA-SERBIA… TRASCURATO L’ALLARME DEI SERVIZI DI BELGRADO: LA SICUREZZA HA FATTO FLOP… GLI AGENTI ERANO POCHI, CON L’ORDINE DI CONTROLLARE E DI NON INTERVENIRE… UNA CITTA’ OSTAGGIO DI 300 DELINQUENTI E VITTIMA DI MARONI
Genova si risveglia attonita dopo un pomeriggio e una notte di follia.
Sono stati arrestati i teppisti responsabili degli scontri a Genova in occasione dell’incontro tra Italia e Serbia per le qualificazioni a Euro 2012.
Tra i fermati c’è anche l’uomo incappucciato che, salito sulle barriere divisorie dello stadio Marassi, aveva guidato il lancio di petardi e fumogeni che ha portato all’annullamento della partita.
A quanto si apprende, dopo ore di tensione con la polizia italiana, i serbi sono stati convinti a salire sul pullman che avrebbe dovuto ricondurli in patria.
Le forze dell’ordine hanno invece scortato il mezzo verso la questura.
Le persone fermate sarebbero 17, altre 35 sono state denunciate, oltre cento sono in via di identificazione attraverso i fermati della Digos.
Ivan, questo il nome dell’uomo incappucciato le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, è stato scovato dagli agenti nel vano motore di uno dei pullman dei tifosi nel quale aveva tentato di nascondersi.
Le forze dell’ordine che lo hanno arrestato stamani alle 3, lo hanno identificato attraverso una data che è tatuata sull’avambraccio dell’uomo.
Vari i reati contestati, dal danneggiamento al lancio di oggetti pericolosi
alla resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
Gli scontri, preceduti dalle devastazioni prepartita nel centro di Genova, erano proseguiti dentro lo stadio con il lancio di petardi e il tentativo di sfondamento della barriera antiproiettile che divideva gli ultras dal resto del pubblico genovese.
E poi erano deflagrati all’ uscita dello stadio, quando tutto il pubblico era tornato a casa e anche Italia e Serbia erano rientrate nei rispettivi alberghi.
La guerriglia è durata fin oltre le due di notte.
Negli incidenti, proseguiti per tutta la notte, sono rimaste ferite 16 persone, tra cui anche due carabinieri.
Agli ultrà serbi sono stati sequestrati bastoni, spranghe e coltelli.
Ma sono troppe le cose che non tornano e che dimostrano palesi responsabilità dei vertici del Viminale nella cattiva gestione della vicenda.
Un rapporto riservato della polizia serba era stato inviato lunedì pomeriggio ai colleghi italiani: si avvisava dell’arrivo a Genova in pulmann di circa 400 ultras serbi del gruppo “Delije”, confusi tra i 1.500 tifosi al seguito della squadra.
A questi si sarebbero poi uniti un numero imprecisato di cani sciolti del gruppo dei “Grobari” che hanno in passato sporcato di sangue le curve di mezza Europa.
Delinquenti che nel settembre 2009 hanno assassinato un tifoso della squadra francese del Tolosa.
Un misto di teppaglia della Stella Rossa, del Partizan e del Fk Rad, tre squadre di Belgrado, che doveva essere fermata prima e che non avrebbe neanche dovuto varcare i confini del nostro Paese.
Chi ha permesso che entrassero in Italia?
Perchè non è stata presa in considerazione la black list in possesso dell’Uefa che viene normalmente consegnata a tutte le questure interessate a un evento internazionale?
Perchè nessuno ha fermato i 400 ultras che su questa lista nera sono indicati con nome, cognome e foto segnaletica?
Perchè nei confronti della tifoseria di una nazione che è nella lista nera del calcio internazionale si è scelto un basso profilo di intervento, permettendo che già nel pomeriggio sfasciassero vetrine nel centro città , imbrattassero muri, pisciassero sui muri, insultassero gli italiani, picchiassero un ragazzo di colore?
Perchè non sono stati prese a spranghate come avrebbero meritato, invece che “limitarsi a controllarne gli spostamenti”, nonostante le denuncia del sindaco?
Perchè sono stati spinti a forza nel settore di loro competenza (visto che non volevano accettare quella dislocazione), evitando di fatto ogni perquisizione personale che avrebbe impedito l’entrata di coltelli, spranghe, petardi e fumogeni?
Perchè una volta dentro lo stadio si è permesso loro di aggredire chiunque non facesse parte della loro feccia, distruggendo reti, vetri e seggiolini?
Perchè si è dovuto attendere l’arrivo dei rinforzi dei reparti mobili di Milano e Torino, chiamati in tutta fretta in serata, quando già dal pomeriggio era evidente lo stato di inferiorità delle forze di sicurezza a disposizione?
Sono solo alcuni dei principali interrogativi che si pongono non solo i genovesi, ma gli italiani tutti.
Quanto al governo serbo avrebbe fatto bene a far ritirare subito la squadra, chiedendo scusa al mondo civile: chi porta in giro per l’Europa del canagliume del genere dovrebbe solo vergognarsi di farli uscire dal proprio Paese.
Se fossero un governo serio, soggetti del genere andrebbero seppelliti in una miniera a 1.000 metri di profondità , ma senza trivella per farli uscire.
L’umanità non ne sentirebbe certo la mancanza.
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Ottobre 11th, 2010 Riccardo Fucile
DEI 5 PUNTI INDICATI DAL PREMIER, AGLI ITALIANI INTERESSA IL FISCO, SOLO ALL’ULTIMO POSTO IL FEDERALISMO…IL PDL SCENDE AL 29%, GIOVANI E MERIDIONALI LO ABBANDONANO… TRA CHI NON HA ANCORA DECISO SE E CHI VOTARE, BEN L’81% E’ DELUSO DAL GOVERNO E DAL PREMIER…IL 53% DEGLI ITALIANI NON CREDE PIU’ ALLE FUTURE PROMESSE.
L’ultima conferma, dalle colonne del “Corriere della Sera”, è arrivata
dall’Osservatorio di Renato Mannehimer: i consensi del governo sono scesi ormai al 30%.
I cinque punti che Berlusconi ha indicato come priorità (tasse, giustizia, Mezzogiorno, sicurezza, federalismo) costituiscono un programma ampio, sulla cui realizzazione però molti nutrono dubbi.
Dei cinque punti, il fisco è quello più sentito dagli elettori, ultimo il federalismo.
È certo, tuttavia, che Berlusconi ha, in questo momento, necessità di imprimere nuova linfa all’azione dell’esecutivo.
Non solo in relazione agli equilibri politici interni, quanto per frenare il declino di consensi per l’operato del governo, in atto ormai da mesi e che ha portato a una forte contrazione del seguito per il Pdl, attestatosi in questi giorni attorno al 29%.
Se si domanda agli italiani «come valutate l’operato complessivo del governo fino a questo momento?», solo meno di un terzo (30%) risponde in modo positivo, mentre quasi tutti i restanti esprimono un giudizio critico.
È significativo il fatto che, su questo argomento e diversamente da quanto accade per tante altre questioni politiche, quasi tutti manifestano un’opinione e le risposte «non so» sono pochissime (2%).
I consensi per il governo sono in misura simile a quanto rilevato a inizio luglio (31%), ma sensibilmente inferiori a quanto emerso nei mesi precedenti: a marzo erano 39%, a giugno erano 33%.
Segno che la crisi crescente di fiducia verso l’esecutivo è ancora in atto. Naturalmente, essa non si presenta con la stessa intensità nelle varie categorie di cittadini.
Esprimono maggior disagio i giovani fino a 24 anni e i residenti nel Meridione (che vedono con più timore il federalismo). Nonchè, ovviamente, gli elettori del centrosinistra, tra i quali i giudizi critici superano l’84%.
Ma anche tra i votanti per i partiti di maggioranza c’è una considerevole area di insoddisfazione, che oltrepassa un quarto di questi ultimi.
E, ancora, si registra una pericolosa prevalenza (81%) di delusi dall’attività di governo nel settore cruciale degli indecisi sul partito (e, spesso, sullo schieramento) da votare alle prossime eventuali elezioni.
Tutto ciò comporta perplessità sulla effettiva capacità del governo di fare le riforme promesse.
Solo sei mesi fa la maggioranza degli italiani (58%) dichiarava di credere comunque all’attuazione di queste ultime.
Oggi, questa posizione è espressa dal 44%, mentre la gran parte degli intervistati (53%) si dice incredula sulla realizzazione.
Anche in questo caso, lo scetticismo è presente, in misura minoritaria (19%), nell’elettorato di centrodestra e, in maggioranza (67%), tra gli indecisi. Restano comunque diffuse le aspettative che qualcosa si realizzi.
Esse riguardano tutte e cinque le tematiche proposte da Berlusconi.
C’è tuttavia una graduatoria di priorità attribuita dagli italiani.
Essa vede primeggiare la questione fiscale e l’attesa della riduzione delle tasse, già oggetto più volte del programma elettorale del centrodestra e ribadita dal presidente del Consiglio anche nelle sue ultime dichiarazioni. Seguono la riforma della giustizia, il Mezzogiorno e la sicurezza, mentre il federalismo fiscale, pur reputato importante, si colloca in una posizione di minore urgenza percepita dalla popolazione, specie tra i residenti al Sud.
Insomma, gli italiani si mostrano fortemente scettici che qualcosa si riesca a fare.
Il fatto che Silvio, dalla dacia di Putin, dichiari che il calo di consensi del partito sia colpa del Pdl, non certo sua o del governo, dimostra come ormai abbia perso la bussola politica del nostro Paese.
Continuare ostinatamente con arroganza e presunzione, senza la minima autocritica, a perseguire solo leggi personali, non fa che allontanare sempre più questo governo dalle istanze degli italiani.
Che hanno bisogno di riforme sociali e solidali, non di egoismi e divisioni, di legalità non di impunità , di etica politica non di cattivi maestri, di rispetto e confronto, non di dossieraggi.
E di premier che non continuino ad andare allegramente a pesca con Putin mentre quattro giovani vite italiane sono stroncate in Afghanistan.
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Ottobre 9th, 2010 Riccardo Fucile
INTERVIENE ALL’ASSEMBLEA DELL’OSCE A PALERMO: “PIU’ LIBERTA’ DI INFORMAZIONE PER LA LOTTA CONTRO IL CRIMINE”…. “SI DEVE PASSARE DALLA GENERICA INDIGNAZIONE AL CONCRETO CORAGGIO CIVILE”… L’IMPORTANZA DI INTERNET E DEI SOCIAL NETWORK
Nel suo intervento all’Assemblea dell’Osce, in corso a Palermo, il presidente della
Camera Gianfranco Fini ha sostenuto che è il Parlamento a «dovere mettere a disposizione le risorse tecniche necessarie alle forze dell’ordine e alla magistratura che devono confrontarsi con la sofisticata tecnologia ormai nelle mani della mafia e della malavita».
«Si devono promuovere interventi legislativi e iniziative di carattere formativo e culturale – ha detto Fini – per ridurre la propensione delle persone, in specie dei giovani, ad alimentare la domanda dei mercati di beni illeciti, come ad esempio le sostanze stupefacenti»
Fini ha poi argomentato che «la lotta alla criminalità organizzata richiede la mobilitazione degli organi di informazione, presupposto importante per la mobilitazione dell’opinione pubblica che deve passare dalla generica indignazione morale al concreto coraggio civile».
«Per potere realizzare questi obiettivi – ha aggiunto Fini – occorre rafforzare gli spazi di libertà e di pluralismo della stampa e in generale dell’informazione. Un grande aiuto può giungere da Internet che attraverso lo sviluppo dei social network può rafforzare e rendere più coesa la reazione dell’opinione pubblica, agevolando forme di effettivo controllo da parte dei cittadini capaci di impedire o di ridurre le aree grigie che potrebbero consentire infiltrazioni alle forze criminali».
Per Fini, inoltre, «Kofi Annan, allora segretario dell’Onu, definì la Convenzione di Palermo per la lotta alla criminalità una risposta globale a una sfida globale. Occorre allora che la Convenzione e i tre protocolli allegati siano ratificati integralmente da tutti gli stati membri dell’Osce”.
“Senz’altro il più è stato fatto – ha osservato il presidente della Camera – ma ci sono ancora delle eccezioni che rischiano di alimentare zone d’inefficienza nella cooperazione internazionale, soprattutto nello scambio delle informazioni».
«In questa legislatura – ha sottolineato Fini – l’Italia ha fatto ulteriori passi in avanti. La Camera e il Senato hanno infatti ratificato l’anno scorso la Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla corruzione e quest’anno la Convenzione del Consiglio d’Europa per la lotta alla tratta degli esseri umani».
Ma l’invito del Presidente della Camera è di andare ancora più avanti sulla strada della legalità e della difesa dei cittadini, assicurando a magistratura e forze dell’ordine un sostegno adeguato nella lotta alle organizzazioni criminali.
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Ottobre 8th, 2010 Riccardo Fucile
INTERROGATO IN SEGRETO NEI GIORNI SCORSI HA AFFERMATO CHE SI TRATTAVA DI CONSULENZE LEGALI…. ANCHE LA SUA SEGRETARIA PERCEPIVA 2.000 EURO MENSILI “PER ORGANIZZARE FESTE”…. LA DITTA MYTHOS ERA GIA’ INDAGATA PER VARI EPISODI DI CORRUZIONE
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è indagato a Roma per finanziamento illecito in relazione a una consulenza da 60 mila euro pagata dalla società Mythos.
Viene così confermato quanto riportato da “L’espresso” in edicola oggi e che noi abbiamo anticipato ieri.
A quanto si apprende, Maroni è già stato interrogato in gran segreto nei giorni scorsi.
Nel corso dell’interrogatorio, il ministro avrebbe affermato che i soldi ricevuti dalla Mythos non costituiscono il compenso per alcuna attività illegale.
Si tratterebbe, secondo il numero uno del Viminale, del compenso di una consulenza legale effettuata in qualità di avvocato.
Gli atti dell’indagine che vede coinvolto Roberto Maroni sono ora al vaglio della magistratura romana che ha iscritto il nominativo del ministro nel registro degli indagati per l’ipotesi di finanziamento illecito ad un parlamentare.
L’inchiesta è condotta dal procuratore Giovanni Ferrara e dall’aggiunto Alberto Caperna.
Secondo l’ipotesi originaria di indagine, formulata dai pm di Milano, la somma incassata da Maroni sarebbe stata fatturata nel 2007-2008 ma la consulenza professionale non sarebbe mai stata svolta.
Nell’inchiesta risulta coinvolto anche Franco Boselli, manager della Mythos, società sotto inchiesta per tangenti versate a vari personaggi.
Lo stesso Boselli ha confermato che conosceva Maroni in quanto “lavoravamo insieme alla Avon” negli anni ’80.
E qui aggiunge di avergli pagato, a fine 2007, “consulenze legali, con regolari fatture”.
Solo allora il pm gli chiede quanto ha versato a Maroni.
Boselli, a mente, risponde: “Sessantamila euro”.
Ma cosa faceva Maroni?
“Ci diceva come muoverci a livello di Comuni, Province, Regioni”.
Il pm non capisce che lavoro svolgeva l’avvocato-parlamentare per meritare i soldi.
Boselli: “Essendo un legale, un amico e un esperto di situazioni del settore pubblico, mi ha dato un supporto per capire le disposizioni di legge per la gestione di asset lineari”.
In pratica, gli avrebbe solo “presentato persone”per vendere progetti “a province come Varese e Sondrio, in Emilia…”.
Ma c’è almeno una traccia scritta di queste consulenze?
Risposta di Boselli: “No, non serviva. Ho preso appunti. Abbiamo incontrato persone del Demanio o di altri enti pubblici e lui mi ha fatto da collettore e coordinatore”.
Finora si ignorava che Maroni continuasse a incassare parcelle da avvocato anche durante il suo mandato parlamentare.
E che avesse preso soldi dalla Mythos perfino due anni dopo i primi arresti per corruzione.
A fronte quindi di versamenti mensili di 5.000 euro al ministro, è singolare che anche la sua segretaria particolare e portavoce, Isabella Votino, beneficiasse anch’essa di un contratto da 2.000 euro mensili dalla stessa Mythos.
E perchè anche lei veniva pagata dalla Mythos?
“Per organizzare eventi a Roma, per promuovere la nostra società “, risponde Boselli.
Insomma, feste e incontri per favorire i contatti con i politici.
Ma i misteri non sono finiti.
Negli archivi della Mythos Business Development compaiono altri due versamenti a una società che organizza party a Roma.
Queste fatture seguono di pochi giorni la festa dell’ottobre 2007 per il compleanno di Isabella Votino a Roma, descritta anche da “il Giornale”. Musiche di Mariano Apicella, ospite d’onore Silvio Berlusconi.
Per chi volesse approfondire, rimandiamo all’articolo completo de l’Espresso, pubblicato nella nostra home page.
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Ottobre 7th, 2010 Riccardo Fucile
PAGATI NEL 2007 DA UNA SOCIETA’ FINITA SOTTO PROCESSO PER TANGENTI….GIUSTIFICATI COME CONSULENZE, MA LA PROCURA INDAGA PER FINANZIAMENTO ILLECITO…RIPORTIAMO L’ESCLUSIVA DELL’ESPRESSO
Che il ministro dell’Interno, prima che parlamentare e numero due della Lega Nord,
fosse anche avvocato e tastierista rock, lo sapevano in molti.
Ma forse neppure i più sfegatati elettori leghisti immaginavano che una società lombarda pluri-inquisita potesse sborsare migliaia di euro solo per ascoltare la voce di Roberto Maroni.
E tanto meno che tenesse a libro paga anche la sua portavoce.
E solo per organizzare “eventi” festaioli a Roma.
La questione morale torna a investire i vertici del Carroccio, 18 anni dopo Tangentopoli, con una nuova inchiesta per finanziamenti illeciti al partito.
L’indagine è stata aperta nel luglio 2009 dalla Procura di Milano ed è rimasta segreta fino allo scorso venerdì primo ottobre.
Quando un pm ha dovuto avvertire il tribunale che un dirigente d’azienda, chiamato a deporre dalle difese di un gruppo di presunti super- professionisti dell’evasione fiscale, non poteva essere sentito come testimone.
Perchè indagato, appunto, per una storia di versamenti “anomali”, giustificati da “consulenze orali”.
Soldi incassati da Maroni e dalla sua più stretta collaboratrice anche alla vigilia delle elezioni del 2008: l’attuale ministro dell’Interno, dice il manager, ha preso 60 mila euro, la sua portavoce altri 14 mila.
Pagamenti motivati, almeno sulla carta, da fatture che Maroni ha emesso nella sua qualità di avvocato.
Senza però impegnarsi in alcun procedimento.
E senza mai scrivere uno straccio di parere legale.
Nulla di documentabile, insomma, solo parole, consigli dati “a voce”, suggerimenti su politici ed enti da contattare per fare affari.
Al centro del caso c’è il gruppo Mythos, ex colosso delle consulenze aziendali, che secondo l’accusa era diventato una centrale nazionale dell’evasione e della corruzione fiscale.
Nei prestigiosi uffici alla Torre Velasca, pieno centro di Milano, arrivavano centinaia di clienti: industriali, imprenditori e professionisti, soprattutto lombardi, veneti e piemontesi. Il sistema entra in crisi cinque anni fa, quando due avvocati onesti denunciano alla procura che uno dei fondatori della Mythos, Giuseppe Berghella, pretende di farsi pagare una mazzetta, sostenendo di poter insabbiare una verifica fiscale fondata su una lettera anonima.
Il 29 settembre 2005 Berghella viene arrestato mentre versa tangenti per 50 mila euro a tre funzionari di vertice dell’Agenzia delle entrate di Milano.
Con le prime confessioni i pm Maurizio Romanelli e Gaetano Ruta allargano l’inchiesta a decine di casi di corruzione e frode fiscale. Molti patteggiano e risarciscono. Per altri nove imputati, il processo è in corso.
La loro prima preoccupazione è dimostrare di non aver sottratto denaro al gruppo, ovvero che tutte le fatture sono state effettivamente incassate da collaboratori e consulenti.
E qui arriva la sorpresa politica.
Nella lista dei testimoni a difesa spuntano l’attuale ministro, Roberto Maroni, la sua fidatissima portavoce, Isabella Votino, e un ex dirigente del gruppo Mythos, Franco Boselli, laurea alla Bocconi e una carriera di successo tra banche e finanza.
Boselli è il primo convocato in tribunale, venerdì scorso. Deve deporre come presidente della Mythos Business Development, la società che era la vetrina del gruppo a Roma: come spiega lui stesso, curava “le pubbliche relazioni con i vari enti, le varie persone, i vari Paesi, i vari imprenditori”.
Subito interviene il pm Ruta: Boselli non può essere sentito come teste, “perchè è stato indagato qui a Milano per finanziamento illecito ai partiti”. Brusio in aula: chi ha preso i soldi?
Boselli è stupefatto: “Non sapevo di essere indagato”. Il presidente del tribunale gli spiega che ora ha il diritto di non rispondere. Lui decide di parlare.
E il pm si limita a precisare che l’inchiesta sui soldi di Boselli ai partiti è stata da poco “trasmessa per competenza a un’altra procura”. Senza dire quale.
Il nome di Maroni salta fuori durante una risposta di Boselli all’avvocato che l’interroga.
L’ex dirigente del gruppo Mythos racconta di conoscere l’attuale ministro dagli anni Ottanta: “Lavoravamo insieme alla Avon”.
E qui aggiunge di avergli pagato, a fine 2007, “consulenze legali, con regolari fatture”. Solo allora il pm gli chiede quanto ha versato a Maroni. Boselli, a mente, risponde: “Sessantamila euro”. Ma cosa faceva Maroni? “Ci diceva come muoverci a livello di Comuni, Province, Regioni”.
Il pm non capisce che lavoro svolgeva l’avvocato-parlamentare per meritare i soldi. Boselli: “Essendo un legale, un amico e un esperto di situazioni del settore pubblico, mi ha dato un supporto per capire le disposizioni di legge per la gestione di asset lineari”.
Che significa? “Strade, fili, tubi..”. In pratica, gli avrebbe solo “presentato persone”per vendere progetti “a province come Varese e Sondrio, in Emilia…”.
Ma c’è almeno una traccia scritta di queste consulenze? Risposta di Boselli: “No, non serviva. Ho preso appunti. Abbiamo incontrato persone del Demanio o di altri enti pubblici e lui mi ha fatto da collettore e coordinatore”.
Finora si ignorava che Maroni continuasse a incassare parcelle da avvocato anche durante il suo mandato parlamentare.
E che avesse preso soldi dalla Mythos perfino due anni dopo i primi arresti per corruzione.
Analizzando la contabilità del gruppo inquisito, “L’espresso” ha verificato che Maroni è indicato come beneficiario di due fatture da 20.400 euro netti ciascuna.
L’ultima risulta saldata il 7 novembre 2007, mentre cade a pezzi il governo Prodi. L’otto febbraio 2008, due mesi prima del voto, la Mythos registra un terzo “preavviso di fattura” dell’avvocato Maroni, pagabile dal 28 febbraio, che avrebbe portato proprio a 60 mila euro il totale dei compensi.
Questi ultimi quattrini però non risultano pagati.
Ma perchè rinunciare alla terza parcella, se era tutto regolare?
L’unico indizio di risposta è la cronologia dei fatti: il 27 febbraio 2008 il gruppo Mythos è stato travolto da altri quattro arresti.
Nell’interrogatorio in tribunale, Boselli conferma che la società da lui diretta, nello stesso periodo, versava anche uno stipendio “da co.co.pro.” a Isabella Votino, “l’assistente di Maroni”.
Quanto? “Sui 1.500-1.800 euro al mese, mi pare”.
E perchè anche lei veniva pagata dalla Mythos?
“Per organizzare eventi a Roma, per promuovere la nostra società “. Insomma, feste e incontri per favorire i contatti con i politici.
Stando alla contabilità , la portavoce di Maroni incassava uno stipendio di duemila euro al mese.
Mentre per Maroni le fatture, emesse alla fine di due quadrimestri, equivalgono a un fisso di cinquemila euro al mese.
Ma i misteri non sono finiti. Negli archivi della Mythos Business Development compaiono altri due versamenti a una società che organizza party a Roma. Queste fatture seguono di pochi giorni la festa dell’ottobre 2007 per il compleanno di Isabella Votino a Roma, descritta anche da “il Giornale”. Musiche di Mariano Apicella, ospite d’onore Silvio Berlusconi.
di Paolo Biondani e Luca Piana
(da L’Espresso)
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Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile
PER IL 70,9% IL PROBLEMA DEL LAVORO E’ UNA PRIORITA’, PER IL 59,7% LO E’ IL SUD, PER IL 55,2% L’AMBIENTE E LA QUALITA’ DELLA VITA, PER IL 48,8% LE TASSE, PER IL 35,4% LA SICUREZZA, SOLO PER IL 24,6% L’IMMIGRAZIONE
I cittadini italiani si sono mostrati tiepidi rispetto al discorso del premier alla Camera e al
Senato.
E’ certo che l’andamento ondivago degli ultimi mesi non ha favorito il giudizio della popolazione nei confronti della politica.
Appena il 50% lo ha ritenuto convincente. Per il 51,6% degli intervistati è stato efficace mentre il 52,8% lo ha ‘bollato’ come ‘equilibrato’. Solo il 45,4% degli italiani pensa che sia stato rassicurante.
Ma quali sono i temi che gli italiani vorrebbero al centro dell’attenzione delle attività del governo?
Per piu’ di 7 cittadini su 10 la preoccupazione principale è rappresentata dal lavoro che si conferma il problema principale da Nord a Sud.
E’ il Mezzogiorno d’Italia invece il ‘tema’ sorpresa di questo sondaggio, occupando il secondo posto fra le aspettative dei cittadini che lo indicano con il 59,7% come una delle principali priorità di cui il governo dovrebbe occuparsi.
L’altra sorpresa è la voce che si piazza al terzo posto con il 55,2% e cioè l’ambiente e la qualità della vita. E’ forse la prima volta che una tematica di questo tipo si piazza cosi’ alta nei sondaggi.
Sotto il 50% (48,8%) è la percentuale di cittadini preoccupata dalle tasse.
Al 35,4% c’è la sicurezza che, insieme al 24,6% dell’immigrazione, rappresenta una quota di preoccupazione bassa.
Per il 31,1% dei cittadini è invece prioritario intervenire sulla giustizia.
E’ dunque importante comprendere la sintesi che l’opinione pubblica si è fatta, valutando come il discorso di Berlusconi rappresenti una chiusura della fase conflittuale della politica degli ultimi mesi che per il 51,2% è stata vinta dai finiani.
I berluscones ottengono invece il 28,8%.
Gli anti-berlusconiani si devono invece accontentare del 12,6% dell’opinione pubblica.
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Settembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
L’ESPERIMENTO SPACCIATO DAL MINISTRO COME LA SOLUZIONE AI PROBLEMI DI SICUREZZA NEGLI AEROPORTI E’ GIA’ FINITO DOPO SOLI SEI MESI…. BOCCIATI DAI TECNICI: NON SONO INFALLIBILI E I CONTROLLI SONO TROPPO LUNGHI
A sollecitare l’impiego delle apparecchiature che avrebbero risolto, molto in teoria, il problema
della sicurezza negli aeroporti era stato il ministro Maroni in persona.
Fedele alla linea della politica non della sicurezza, ma degli spot sulla sicurezza, aveva assicurato che con i body scanner gli italiani sarebbero stati al sicuro dal rischio attentati.
Preso dalla parte, si era anche fatto fotografare il 15 marzo scorso alla Malpensa in camicia bianca e cravattina d’ordinanza verde , mentre veniva “radiografato dallo scanner” tra scene di giubilo degli astanti.
Tutto aveva avuto origine dal fallito attentato di Natale sul volo Amsterdam-Detroit della Delta Airlines, quando un nigeriano beffò i controlli dell’aeroporto di Schiphol portando con sè un rudimentale ordigno nascosto nei pantaloni. Un episodio che aveva allarmato gli apparati di sicurezza di tutta Europa, accelerando le procedure per l’installazione dei controlli .
La decisione di installare gli scanner in Italia doveva rappresentare una svolta, ma dopo appena sei mesi di prova e uno stanziamento di 2 milioni di euro, ecco che vanno già in rottamazione.
Niente più scanner negli aeroporti: lo hanno confermato i tecnici del Comitato interministeriale sulla sicurezza.
Un verdetto formale che prende atto in realtà di una situazione già esistente. A Venezia il macchinario è già stato spento, così come a Palermo dove è stato addirittura sostituito.
Si è deciso di fermarsi anche a Roma e tra breve toccherà a Milano.
Una delle principali cause della bocciatura sono stati i disagi causati ai passeggeri, ma non solo.
In questi mesi si è accertato quello che peraltro era noto anche prima, ovvero come alcune parti del corpo che devono essere rese “non visibili”, per rispetto della privacy, potrebbero essere proprio i punti dove nascondere armi o materiale esplosivo.
Già la Federal Aviation Administration aveva ammesso a suo tempo come i body scanner a raggi X non possono escludere il rischio attentati in quanto il sistema non è infallibile.
Una settimana fa, il Comitato ha confermato: sugli scanner i risultati non sono buoni, ci vuole più tempo a esaminare una persona che attraverso un’ispezione manuale.
Finito lo spottone: nel frattempo milioni di italiani che non viaggiano mai in aereo continueranno a pensare, dopo aver visto la silhouette di Maroni al Tg1, che il nostro governo tuteli i cittadini negli aeroporti con l’infallibile body scanner.
Parola di Maroni.
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