Marzo 10th, 2012 Riccardo Fucile
ALTRI 61 MILIONI DESTINATI A RICAPITALIZZARE LA SOCIETA’ STRETTO DI MESSINA PER UN PONTE CHE NON SI FARA’
Ecco l’ennesimo spreco, potrà commentare qualcuno di fronte alla notizia, pubblicata ieri dal
quotidiano Mf con il titolo: «Altri 61 milioni al Ponte che non si farà ».
La vicenda a cui si riferisce l’autrice dell’articolo, Luisa Leone, riguarda la ricapitalizzazione della società Stretto di Messina, concessionaria pubblica dell’opera, effettuata lo scorso dicembre da parte dei suoi azionisti Anas e Ferrovie dello Stato.
Più che uno spreco, tuttavia, non è altro che l’emblema dell’enorme ipocrisia che ha sempre avvolto questa infrastruttura, fin dal suo concepimento.
Basta ricordare la sequenza di docce calde e fredde a cui abbiamo assistito da 11 anni a questa parte.
Nel 2001, con l’arrivo di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, sembrava cosa fatta. «Poseremo la prima pietra alla fine del 2004 e l’opera sarà completata in cinque-sei anni», annunciò il ministro Pietro Lunardi.
Ma nel 2006 non era stata posata alcuna pietra.
Anzi: con il ritorno di Romano Prodi il progetto del Ponte finiva nel cassetto.
Logica avrebbe voluto che fosse tumulata insieme anche la concessionaria Stretto di Messina. Inaspettatamente, però, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro la salvò dalla tomba.
Così nel 2008, con il rientro del Cavaliere a Palazzo Chigi, il Ponte ripartì in pompa magna. Ma era tutta un’apparenza.
Mentre il progetto definitivo tagliava (evento storico) il filo di lana, la tensione politica scemava.
Finchè un giorno di ottobre del 2011, approfittando di una presa di posizione di Bruxelles che aveva giudicato l’opera non più prioritaria, lo stesso governo Berlusconi accettò che venisse nei fatti accantonata con un ordine del giorno parlamentare dell’Italia dei Valori.
E Mario Monti, arrivato a novembre, non ha potuto far altro che prenderne atto.
Ma anche se tutti sono ormai coscienti che il Ponte, a meno di un miracolo, non si farà , nessuno ha il coraggio di dirlo apertamente.
E si continua nell’ipocrisia.
Chissà ancora per quanto tempo…
Sergio Rizzo
(da “Corriere della Sera”)
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Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile
DAI FINTI POVERI DEL PIEMONTE AL DENARO SPESO PER UN PRANZO DI NOZZE… TURISMO, AGRICOLTURA E CASE NELL’OCCHIO DEL CICLONE
È un pilastro sempre più solido delle relazioni della Corte dei conti: lo sperpero di
finanziamenti pubblici, quello incorniciato da sentenze e citazioni a giudizio, ha portato via oltre 700 milioni di euro.
Soldi dilapidati per incapacità amministrativa o interessi clientelari.
Ma soprattutto sottratti ai bilanci in seguito a truffe.
Il danno erariale è in costante aumento, negli ultimi quattro anni.
Ma ciò che si riesce ad accertare, per ammissione dello stesso organo di controllo, è solo una goccia nel mare dello spreco.
E la “refurtiva” dell`Italia dei furbetti che vampirizzano anzitutto le risorse di Regioni, Stato, soprattutto dell`Ue.
E accanto alle istruttorie dell` Olaf, l`organismo deputato ad accertare le frodi comunitarie che pone il nostro Paese al secondo posto in Europa, c`è – appunto – la lunga teoria di inchieste della magistratura contabile: centonovanta procedimenti aperti da Nord a Sud, alle quali si somma un crescente numero di sentenze (111, l`anno scorso) che hanno evidenziato il pregiudizio subito dagli enti.
Riflettori accesi su piccoli e grandi raggiri: dallo scandalo del network internazionale con cuore meneghino che faceva sparire le risorse comunitarie per i progetti di ricerca a quello del consorzio Casa Lazio che ha beffato 2.500 famiglie private di un appartamento a prezzo agevolato.
Dai 266 finti poveri piemontesi che hanno ottenuto contributi sugli affitti, sconti alle mense e borse di studio senza averne diritto agli agricoltori siciliani destinatari di contributi europei pur essendo sottoposti a sorveglianza speciale.
Non tutto è truffa.
Nelle inchieste della Corte dei conti c`è pure il frutto di un ordinario malgoverno, più difficile da sanzionare.
Ma l`elenco è altrettanto lungo: i 4 milioni di euro spesi dalla Regione Siciliana per dotarsi di un archivio di leggi e sentenze, i 600 mila euro stanziati a Trieste per un museo dell`immagine mai realizzato, i 251 mila euro dirottati da Bolzano a Tblisi, Georgia, per un ospedale pediatrico che non ha assistito mai un bambino.
Sezioni dolenti dell`almanacco dello spreco.
Lombardia Lazio
Una sofisticata rete di società attira-soldi che si dipanava da Milano dove un ex funzionario della Commissione, Giorgio Basaglia, aveva creato la Sineura, un`azienda che lanciava ambiziosi progetti di ricerca internazionali con l’inconsapevole partecipazione di colossi come Glaxo o Telecomltalia.
Ma i progetti non venivano avviati e l`unico scopo della società era quello di produrre falsi rendiconti o dirottare i fondi su altre attività . Danno stimato: 53 milioni di euro.
Una delle più grandi truffe degli ultimi anni.
Ora i magistrati contabili chiedono il conto ai protagonisti dello scandalo del consorzio «Casa Lazio» che fra il 2003 e i12004 riservò una beffa a 2.500 famiglie:
titolari, ma solo sulla carta, di appartamenti e ville nella zona Sud Ovest di Roma.
Il titolare del consorzio Francesco Falco e la figlia Eleonora secondo i giudici utilizzarono i fondi regionali per la copertura di debiti pregressi e per scopi personali, fra i quali l`acquisto di camper, orologi di pregio e per un pranzo di nozze.
Danno da 8 milioni 800 mila euro.
Sicilia
I soldi extra al manager ai contadini in odor di mafia una frode da 107mila euro Cospicui finanziamenti europei ad agricoltori in odore di mafia. E sottoposti a misure di prevenzione.
Tre i casi sanzionati nel 2011 dalla Corte dei conti: le condanne hanno colpito produttori di olio di olivo delle province di Palermo ed Agrigento soggetti al regime di sorveglianza speciale.
I beneficiari dei finanziamenti obbligati alla restituzione delle somme percepite: 75 mila euro in tutto.
Ma ci sono altri episodi all`esame della magistratura contabile, tanto da far supporre un danno erariale milionario.
Friuli
Le fatture per prestazioni inesistenti o utilizzate illegittimamente due volte.
Così il vicepresidente del consorzio Turismo Friuli Venezia Giulia, il commercialista Massimo Ragogna, avrebbe ottenuto guadagni-extra per200 mila curo. Un illecito, personale, arricchimento a spese del bilancio regionale e comunitario: una truffa perpetrata fra il 2004 e il 2007, di cui Ragogna è chiamato ora a rispondere di tasca propria.
Dopo la condanna a tre anni e dieci mesi, la Corte dei Conti contesta all`ex dirigente del consorzio, ora in liquidazione, un danno erariale di 107 mila euro.
Trentine Adige
Il contributo all` ospedale inguaia i politici regionali
Nel mirino dei giudici contabili trentini gli aiuti umanitari: e in particolare un contributo da 251 mila curo concesso per la realizzazione di un poliambulatorio pediatrico a Tblisi, in Georgia.
Un`opera che, in dieci anni, non è servita ad assistere neppure un bambino ma che ha messo nei guai una nutrita pattuglia di ex amministratori regionali, accusati di aver concesso il finanziamento sulla base di un semplice progetto di massima e «di aver eluso in modo macroscopico l`onere di rendicontare la spesa».
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Marzo 5th, 2012 Riccardo Fucile
L’IDEA DEL SINDACO SICILIANO DI COMITINI… ILPAESINO CITATO DAL NEW YORK TIMES COME SIMBOLO DELLA CATTIVA POLITICA
Se qualche lettore di buon cuore passasse per Comitini, avverta quel paesino siciliano che il governo Monti ha varato una manovra da lacrime e sangue, le imprese chiudono, siamo in piena recessione e abbiamo sfiorato il crac: non lo sanno.
O almeno non lo sa il sindaco, che in questi mesi di vacche magrissime regala a vecchi e piccini, alla vigilia delle elezioni, una settimana di crociera.
Comitini non è un paese qualunque.
Dopo essere stato «lanciato» dal Corriere della Sera e fatto poi conoscere ai telespettatori da Michele Santoro, qualche mese fa è finito in prima pagina sul New York Times come contrada simbolo della cattiva politica e del sistema clientelare italiano: pur essendo stato svuotato dall’emigrazione e ormai ridotto 960 anime, infatti, ha 65 dipendenti comunali. Uno ogni 14 abitanti.
A colpire Rachel Donadio, all’arrivo sulla piazza del paesino a pochi chilometri da Agrigento, fu la prima immagine: due dei nove (nove!) vigili urbani che, anzichè smistare il traffico, inesistente, se ne stavano seduti al bar a bere un aperitivo.
Stando lì, le spiegarono, lavoravano: «Lavori come questi mantengono viva la città – si giustifica Caterina Valenti, uno degli ausiliari al traffico che guadagna circa 800 euro al mese per un lavoro di 20 ore alla settimana -. «Vedi, stiamo seduti qui al bar e aiutiamo l’economia locale».
Prosit.
In chiesa stavano celebrando un matrimonio e l’inviata del giornale americano fece notare ai due che, mentre sorseggiavano l’analcolico, c’erano delle auto parcheggiate dove era vietato. Le risposero distrattamente facendo spallucce: «Evitiamo di multarli. Qui ci conosciamo un po’ tutti, è una città così piccola…».
Avrebbe raccontato la giornalista: «A New York non ci volevano credere».
Letto l’articolo, Massimo Giletti invitò il sindaco, Nino Contino, all’«Arena» di «Domenica in». Dove spiegò: «So bene che 65 lavoratori comunali in una città di poco meno di mille abitanti sono molti. Ma se non gli avessimo offerto un lavoro, queste persone sarebbero emigrate, magari in America. Avremmo sessanta persone e sessanta famiglie che cercano un’occupazione altrove».
E poi, che gli importa della spesa? «La città non li paga: sono lo Stato e la Regione che lo fanno. I dipendenti sono pagati solo per il 10% dal Comune».
Peggio il rattoppo del buco.
Fatti i conti, se tutti i comuni italiani seguissero la strategia economica «rooseveltian-girgentina» di Nino Contino (che già aveva riassunto il suo pensiero ad «AnnoZero» dicendo che se avesse potuto di assunzioni ne avrebbe fatte altre ancora perchè «zucchero non guasta bevanda») avremmo 4 milioni e 285 mila dipendenti comunali.
E da chi li faremmo mantenere: dai tedeschi e dai finlandesi?
Ma l’industrioso sindaco di Comitini eletto alla testa di una lista di centrodestra, come dicevamo, si è inventato ora un altro modo per mungere alle generose mammelle della Regione e dello Stato.
E poichè tra poche settimane ci sono le elezioni amministrative, ha avuto una bella pensata. Sistemare i tombini?
Controllare i lampioni?
Tappare qualche buco sulle strade?
No: mandare in crociera un po’ di anziani compaesani e i ragazzi della III media.
Vi chiederete: a parte l’assurdità con questi chiari di luna di spendere soldi non per il pane ma per i circenses, non sarà un momento sbagliato per donare proprio una crociera?
Ma lui tira diritto.
Dice di essere riuscito a recuperare 35.000 euro dall’assessorato autonomie locali e funzione pubblica della Regione e a quella somma aggiungerà un 20 percento di fondi comunali.
Così da offrire a una trentina di vecchi, grazie a un mega sconto, la possibilità di passare otto giorni serviti e riveriti su una nave Msc, lungo un itinerario mediterraneo che partendo dall’Italia toccherà la Tunisia, la Spagna, la Francia.
«Si tratta della prima tappa», ha spiegato ai giornali locali, «di un progetto portato avanti in favore degli anziani. Un progetto lungo un anno che prevede oltre alla crociera anche delle altre escursioni in luoghi della Sicilia, momenti di animazione e intrattenimento e un ciclo di incontri tematici importantissimi perchè focalizzati sulle patologie della senilità come infarto, diabete, tumore alla mammella».
E i picciliddri? Niente per i picciliddri?
Tranquilli: il buon sindaco ha pensato anche a loro.
ecidendo di regalare la crociera anche ai 14 scolaretti (e a un loro insegnante accompagnatore, si capisce) della terza media: «È un modo per festeggiare il loro primo traguardo e non potevamo che farlo approfittando di questa opportunità economica legata alla crociera».
L’importante, si capisce, è che non se ne accorgano Mario Monti e Vittorio Grilli e il ragioniere generale dello Stato e la Corte dei Conti e tutti i tirchi che in questi mesi stanno cercando di rosicchiare euro sull’euro per contenere gli sprechi.
E che non se ne accorgano, soprattutto, i cittadini italiani. I quali potrebbero chiedersi: quando se ne accorgeranno, al governo, che la prima cosa da fare è chiudere le migliaia di rubinetti della politica clientelare da cui, goccia dopo goccia, viene disperso un mare di denaro?
Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)
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Marzo 4th, 2012 Riccardo Fucile
PROGETTI CHE CAMBIANO, SCADENZE CHE SLITTANO, UN TUNNEL CHE DAREBBE LAVORO A SETTEMILA ADDETTI PER UN COLLEGAMENTO PER MOLTI INUTILE… SCEMPIO AMBIENTALE PER UNA LINEA SOTTOUTILIZZATA
Ventidue di lotta contro la Tav, tra progetti che cambiano, scadenze che slittano e migliaia di persone pronte a scendere in piazza ogni volta in cui la Torino-Lione è sul punto di passare dalle carte dei progetti ai cantieri sul territorio.
È successo nel 2005 a Venaus, quando doveva partire il sondaggio per il tunnel geognostico che fu bloccato, innescando il processo di radicale revisione del progetto.
E accade anche in questi tormentati giorni.
Ecco quali sono i nodi di una vicenda che sta dividendo l’intero Paese.
ALTA VELOCITà€
La Torino-Lione disegnata sulla carta è un megatunnel di 57 chilometri sotto le Alpi, di cui 14 in Italia.
A Susa, all’uscita dalla montagna, una stazione internazionale dove fermeranno i Tgv per Parigi.
La linea si infila poi nella montagna dell’Orsiera per quasi 20 chilometri, attraversa la pianura sotto la Sacra di San Michele per poi infilarsi nella collina morenica, entrare allo scalo ferroviario di Orbassano, toccare Torino per poi correre nella pianura padana.
La versione attuale è però low cost con il doppio obiettivo di placare le proteste riducendo l’impatto e rendere affrontabili gli investimenti per le casse pubbliche.
Saranno realizzati appena 28 chilometri sugli 81 previsti. Il resto dopo il 2023.
CANTIERI
Seicentomila metri quadrati di territorio sono destinati ai cantieri con oltre 17 milioni di tonnellate di materiali di scavo. Una cifra uguale alla quantità di zucchero esportata dal Brasile o a quella del riso prodotto Thailandia in un anno.
Con la versione attuale spariscono però, almeno per dieci anni, i cantieri della basse valle e quello di Rivoli, vicino all’ospedale e nel mirino degli agricoltori.
Per non intasare la viabilità locale è già previsto che il materiale di scavo sarà portato fuori solo attraverso i treni.
EUROPA
L’Europa contribuisce al 30% dei costi della tratta di confine: 2 miliardi di euro, di cui 671 già previsti, ridotti a 662 a dicembre per i ritardi accumulati sul progetto.
Ma per mettere mano al portafoglio ha imposto in questi anni scadenze precise, puntualmente disattese.
Aveva chiesto l’avvio del cantiere di Chiomonte nell’autunno del 2010. Inverno e tempi di approvazione del progetto hanno fatto slittare l’appuntamento con le ruspe al 31 marzo. Anche quella data però è andata buca.
Nuovo termine il 31 maggio, diventato poi 30 giugno.
Scadenza centrata a metà : il cantiere è aperto, ma mancano la firma dell’accordo internazionale tra Italia Francia e l’approvazione del progetto.
Solo allora l’Europa confermerà i fondi: mercoledì il banco di prova nel vertice bilaterale a Roma. I lavori a Chiomonte dureranno fino al 2015.
Nel 2013 dovrà invece partire il buco per il megatunnel sotto le Alpi e i lavori finiranno nel 2023.
FRANCIA
Sono tre le discenderie gemelle di quella prevista a Chiomonte già realizzate in Francia, nella regione della Maurienne.
Quattro milioni e mezzo di euro per le gallerie di Saint Martin del Porte, La Praz e Modane.
I lavori che in Italia sembrano così difficili da digerire in Francia sono partiti già nel 2001 e terminati.
Grazie a una legge del governo di Parigi, che il Piemonte ha replicato da questa parte delle Alpi, nei cantieri delle gallerie geognostiche francesi hanno lavorato per il 48% aziende e maestranze locali.
INVESTIMENTI
La Torino-Lione costa 14 miliardi di euro: 10,5 per la tratta internazionale, da dividere tra Italia, Francia e Unione Europea.
Pesano poi tutti sulle casse di Roma i 4,3 miliardi della tratta da Chiusa San Michele a Torino; su Parigi i 6 miliardi previsti per la linea oltreconfine.
La versione low cost consente un risparmio per la casse pubbliche di 4 miliardi rimandando al 2035 il resto della spesa.
NO TAV
Ventitrè comuni della Valle e migliaia di cittadini da anni si oppongono al supertreno.
Nel 2005 nel mirino i rischi per la salute per amianto e uranio presenti nelle rocce.
Oggi la battaglia si gioca soprattutto sui costi e sulle motivazioni dell’opera: “Uno scempio ambientale e uno spreco inaccettabile, in un momento in cui si chiede a tutti di tirare la cinghia”.
La linea ferroviaria è secondo i No Tav più che sufficiente ad assorbire il traffico perchè oggi è sottoutilizzata e sarà saturata non prima del 2025-30″.
SàŒ TAV
La Tav metterà il Piemonte al centro dell’Europa e consentirà una crescita di 1,5 punti di Pil l’anno e 7 mila posti di lavoro.
Pensare di cavarsela con la linea storica “è antiquato e poco serio” sostengono i Si Tav. È stata progettata nel 1857: è come se l’Olanda avesse un solo collegamento ferroviario, dicono i tifosi della Tav.
Maria Chiara Giacosa
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Febbraio 15th, 2012 Riccardo Fucile
ABBIAMO EVITATO UNA SPESA PUBBLICA GIGANTESCA TRA CANDIDATURA, STRADE E ALBERGHI… LE CRICCHE ERANO GIA’ IN AGGUATO
Al premier Mario Monti avevano chiesto di sottoscrivere la dichiarazione di sostegno del governo alla
candidatura della Capitale.
Secondo il preventivo, comunque mai rispettato fin dallo scandalo degli stadi d’oro di “Italia ’90”, sono 8 miliardi e 200 milioni che lo Stato deve garantire.
Sommati al miliardo e 600 milioni da stanziare per l’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino, fanno quasi 10 miliardi.
Già soltanto a parlarne si paga.
Il comitato Roma2020 istituito per l’occasione ha calcolato un acconto iniziale di 42 milioni. Soldi pubblici e privati.
Un terzo è destinato alla promozione della “domanda per candidarsi”, la fase uno.
I due terzi per sostenere la candidatura vera e propria, la fase due.
Inutile dire che la maggior parte di questi costi sarebbe stata a carico pubblico: “Il budget”, è scritto nella proposta di candidatura, “sarà finanziato… da parte del Comune di Roma, della Regione, della Provincia e di altri soggetti pubblici”.
Insomma, soltanto per predisporre il virgolettato riportato qui sopra, appaltare i sondaggi, girare gli spot pubblicitari, aprire il sito Internet e così via, se ne sarebbe andato qualche decina di milioni.
Quanti insegnanti, quanti medici, quanti ingegneri, quanti ricercatori si possono formare o assumere con 42 milioni?
Pensare di bruciare una cifra così forte soltanto per la promozione e senza la certezza del risultato è un gioco d’azzardo.
Ovviamente l’azzardo è a carico dei cittadini, visto che i giocatori di questa partita non rischiano nulla.
“L’Espresso” è tornato sui luoghi simbolo
Dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006. Agli impianti di Roma 2009.
Il risultato è una rassegna di monumenti all’italico modo di fare. Milioni di metri cubi di cemento armato. Tonnellate di ferro. Campagne e boschi deturpati per sempre. Capitali trasformati in opere abbandonate. Come i trampolini per il salto con gli sci a Pra Gelato, in Piemonte. Avrebbero potuto costruire una struttura provvisoria.
Hanno scelto quella fissa: disboscamento di mezza montagna, oltre 34 milioni di costo, un milione all’anno di spese di manutenzione e trampolino inutilizzato dal 2009.
Stessa sorte per lo stadio del freestyle a Sauze d’Oulx: 8 milioni bruciati, 15 giorni di apertura, 700 mila euro da spendere ora per la demolizione.
Oppure la pista di bob a Cesana, chiusa con le sue 40 tonnellate di ammoniaca nell’impianto refrigerante, l’anello del biathlon a San Sicario e il villaggio olimpico a Torino.
Quelli che Alemanno, Rutelli e Gianni Letta volevano far svolgere a Roma sono i Giochi estivi. Dal 24 luglio al 9 agosto 2020.
Una follia anche per uno che le Olimpiadi le ha vissute dal di dentro.
Pietro Mennea, 60 anni, campione di atletica, medaglia d’oro nei 200 metri a Mosca 1980 e molto altro, il 26 gennaio consegna queste parole schiette alla cronaca romana del “Corriere della sera”: “Oggi non è pensabile chiedere l’organizzazione dei Giochi del 2020. Siamo un Paese senza sangue, devastato da una crisi economica spaventosa: come si può proporre, oggi, una cosa del genere?”.
E ancora: “Come si fa a parlare di Giochi a costo zero? Come si fa a sostenere una balla così colossale? Non esistono Giochi a costo zero e non lo dico io, ma lo dice la storia delle Olimpiadi moderne, lo dicono i dati, i numeri, le cifre… Il gigantismo è la malattia che affligge da decenni i Giochi olimpici e ha messo in ginocchio paesi come la Grecia, dopo Atene 2004”.
E non solo la Grecia.
Il comitato promotore di Roma2020 non se l’aspettava. Mennea ha studiato la questione. Ha da poco pubblicato il libro “I costi delle Olimpiadi” (Delta 3 edizioni).
Basterebbe infatti riflettere con buon senso. Per sospettare di una formula già vista nei lavori pubblici. Guadagno privato con investimento pubblico. Il solito motto. Per i soliti nomi.
Sentite qua. A pagina 25 la proposta di candidatura di Roma2020 prevedeva la costruzione del bacino per le gare di canottaggio, canoa e slalom vicino al Tevere a Settebagni, periferia nord di Roma. Un grande impianto per 20 mila spettatori. Lavori da eseguire tra il 2014 e il 2016. Prezzo: 130 milioni di preventivo.
Praticamente ogni posto in tribuna ci costerebbe la bellezza di 6.500 euro.
A Settebagni un famoso centro sportivo offre già corsi di canottaggio e tante altre cose.
E’ il Salaria sport village. Ve lo ricordate? Sì, proprio quello dei massaggi alla schiena dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
Il club esclusivo di proprietà di Diego Anemone, 41 anni, aperto con il figlio di Angelo Balducci, l’ex maggiordomo del papa, alto dirigente del ministero delle Infrastrutture e dei Beni culturali la cui squadra è costata alle casse dello Stato centinaia di milioni in opere pubbliche dal dubbio utilizzo.
Dal G8 mancato sull’isola della Maddalena ai Mondiali di nuoto a Roma, appunto.
Nel maggio 2010, pochi giorni dopo la scarcerazione, Anemone si intesta il cento per cento delle quote della società proprietaria del centro sportivo: otto milioni 750 mila euro di capitale sociale, prima affidato a due fiduciarie.
Se un impianto così famoso avesse accanto un bacino di gara da 20 mila posti, godrebbe di una ricca opportunità da vendere ai propri clienti. Ma c’è un’altra necessità , più nascosta. Più importante.
Poco più a valle del Salaria sport village, il Tevere è sbarrato dalle chiuse di Castel Giubileo. Durante le piene, è la barriera che protegge il centro di Roma. E l’acqua trattenuta va ad allagare le campagne a Settebagni. Una valvola naturale.
Ma proprio su uno di quei terreni agricoli di sfogo, Diego Anemone ha costruito la nuova grande piscina coperta, con foresteria-hotel, centro massaggi e parcheggio.
E’ uno dei capitoli dell’inchiesta del 2010 sulle scorciatoie dei Mondiali di nuoto e sulla cricca dei lavori pubblici. Quando il Tevere si riempie e Castel Giubileo alza le paratie per salvare Roma, il gioiellino di Anemone rischia di finire sotto la melma.
Certo, perchè lì non dovrebbe esserci nessuna costruzione. Quello che esiste è totalmente abusivo.
Per questo la Procura ha messo sotto sequestro il cantiere.
E voi pensate che l’imprenditore amico di Bertolaso e Balducci abbia rispettato l’ordine di stop ai lavori? Eccome no.
Proprio a Settebagni il comitato Roma2020 contava di far spendere allo Stato 130 milioni. Chissà che tra un bacino di gara e il rifacimento degli argini, più alti perchè il pubblico veda meglio, non ci scappi qualche barriera che, casualmente, protegga dalle piene le opere abusive. “Se così fosse”, spiega Corbucci, “verrebbe meno una delle motivazioni del sequestro: cioè il fatto che il nuovo impianto del Salaria sia stato costruito su un’area pericolosa”.
Lo stesso vale per i terreni alluvionali che, dopo le Olimpiadi, potrebbero finalmente diventare edificabili. Naturalmente sono semplici coincidenze.
Da queste parti tutto avviene all’insaputa di protagonisti e beneficiari. Come per la casa con vista sul Colosseo pagata da Anemone all’ex ministro Claudio Scajola.
Si prende il grande raccordo anulare. E nel traffico lento del pomeriggio si arriva a Tor Vergata. Nella tabella dei “42 impianti di gara di cui 33 esistenti” pubblicata dal comitato Roma2020, quelli destinati alla pallacanestro e alla pallavolo sono segnalati in blu sotto la colonna “esistente”. E’ la Città dello sport progettata dal famoso architetto Santiago Calatrava.
La vela di acciaio disegnata dall’archistar di Valencia appare da lontano nel cielo nuvoloso. Delle due previste, soltanto una è stata costruita.
Sotto la vela, lo scheletro di cemento armato è la sola struttura finita. Basta entrare nel cantiere per rendersi conto in che condizioni sia l’impianto “esistente”. Piove acqua dalle crepe di assestamento e dai soffitti.
Chilometri di tondini speciali per le armature si arrugginiscono nelle pozzanghere. Lo spazio non è ancora l’ideale per giocare a basket o a volley.
A destra, una grande spianata di fango su cui si affacceranno le tribune.
A sinistra, sotto l’unica vela già innalzata, le due buche dentro cui si sarebbero dovuti lanciare i tuffatori.
Doveva diventare lo stadio del nuoto in tempo per i Mondiali. Il fatto che nel 2009 le gare le abbiano fatte lo stesso al Foro Italico dimostra come queste opere fossero completamente inutili.
Dobbiamo ringraziare il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che le ha deliberate il 29 dicembre 2005 con procedura d’urgenza e affidate al sempre presente Angelo Balducci.
Il cartello di cantiere, ormai scolorito, indica l’importo dei lavori: 136 milioni 320 mila euro. E’ solo il costo iniziale.
Perchè queste tre buche di milioni ne hanno già ingoiati 256.
A beneficio, stando sempre al cartello, di un consorzio di imprese diretto dalla Vianini spa del gruppo Caltagirone. Una barzelletta anche la fine dei lavori. Data di consegna: 27 marzo 2007. Data di ultimazione: 30 giugno 2011.
Infatti, di solito le opere prima si consegnano. Poi si completano.
Ovviamente fino a oggi non sono state nè consegnate nè completate.
Ma continuiamo a pagare i custodi. E perfino i progettisti e i tecnici dell'”Ufficio del commissario delegato per lo svolgimento dei Mondiali di nuoto”.
Chiusi nelle baracche di cantiere ai piedi dalla vela di Calatrava, tutti i giorni dal 2008 progettisti e tecnici si confrontano sulla “costruzione della viabilità perimetrale e delle reti di fognatura a servizio della Città dello sport di Tor Vergata”, come spiega un altro cartello davanti alle loro auto parcheggiate.
Nonostante la procedura d’urgenza e i 12 milioni 800 mila euro già spesi per la viabilità , i risultati sono piuttosto lenti a manifestarsi. Anche lo svincolo autostradale è rimasto a metà . Le imprese se ne sono andate senza nemmeno chiudere a chiave l’ufficio di cantiere. Documenti e mappe per terra. Tra scarpe abbandonate, una scrivania e un letto sfatto.
Ecco, con la scusa delle Olimpiadi vogliono far dimenticare lo scempio della Città dello sport. La lobby dei grandi eventi prevede di spendere qui 500 milioni per costruire la seconda vela e completare lo stadio. Così è scritto nel documento di previsione del comitato Roma2020. Portando il costo dell’impianto di Tor Vergata da 136 a 700 milioni. Forse qualcuno ha sottostimato i prezzi prima.
Forse li stanno sbagliando ora.
Ma come può un’opera sopravvalutarsi del 400 per cento in cinque anni?
L’ultimo colpo alla decenza, in un Paese dove migliaia di scuole non hanno capacità antisismica e i vecchi soffitti crollano sugli studenti, è in via della Vasca Navale.
Siamo sempre a Roma, zona dimessa fra il centro e l’Eur.
Alla fine della strada, tra il deposito dei mezzi della nettezza urbana e il canile municipale, l’Ufficio del commissario delegato per i mondiali di nuoto ha appaltato la costruzione del polo natatorio di Valco San Paolo. Due piscine coperte e una scoperta. Una tribuna. Una palestra. Spogliatoi per un esercito. Basta chiedere in giro. Gli abitanti del quartiere non sanno nemmeno dove siano.
Gli autobus di qui non passano. Giorno e notte è un assordante abbaiare di cani chiusi in gabbia. Anemone e Malagò non avrebbero mai aperto una piscina in un posto del genere. E infatti i loro centri sportivi privati, il Salaria e l’Aquaniene, sono lontani chilometri. E pieni di iscritti.
Ma Valco San Paolo è un centro pubblico. L’abbiamo pagato 16 milioni.
Fra tutte le architetture possibili, ne hanno scelta una tra le più coraggiose e meno economiche. Pilastri inclinati di 30 gradi. Copertura pesantissima in cemento armato. E giardino sulla copertura. Il polo l’hanno finito. E chiuso.
Cade già a pezzi. Vengono giù i controsoffitti. E perfino le pareti e la volta di cemento sono segnate dalle crepe.
Il perchè lo si sa dall’inchiesta sulla cricca di Balducci: hanno rimosso i supporti quando il calcestruzzo non era ancora maturo.
Ma all’unità tecnica di missione della presidenza del Consiglio non si sono arresi.
Visto che il tetto ha qualche crepa, hanno affidato un nuovo appalto. Dice così il cartello di cantiere, abbandonato in una stanza: “Interventi urgenti per la messa in sicurezza delle strutture e la collaudabilità del blocco piscina coperta”. Non il collaudo. La collaudabilità .
Il collaudo è pagato a parte. Progettista e coordinatore dei lavori del nuovo appalto è sempre lo stesso ingegnere che nella costruzione del polo di Valco San Paolo era responsabile unico del procedimento.
Cioè la figura chiave che nell’interesse della pubblica amministrazione avrebbe dovuto verificare “l’esistenza di errori nel progetto esecutivo” ed “esercitare le funzioni di vigilanza in tutte le fasi di lavorazione”.
Gli unici frequentatori delle piscine da qualche giorno sono quattro gattini appena nati e la loro mamma randagia. Una nursery da 16 milioni. Tutta per loro.
Di questo, ovviamente, nel dossier che candida Roma (e l’Italia) al salasso delle Olimpiadi, non si parlava.
Fabrizio Gatti
(da “l’Espresso”)
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Febbraio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
MILIARDI DI EURO BUTTATI, SPESSO ORA SONO STRUTTURE ABBANDONATE AL DEGRADO… GRAZIE ALLA CERTOSINA RICERCA DI UN SITO INDIPENDENTE, SIAMO IN GRADO DI PUBBLICARE L’ELENCO COMPLETO DEGLI SPRECHI ITALIANI
Questa lista la si dovrebbe far imparare a memoria nelle scuole così magari poi la gente ci pensa
quando vota.
Il sito “Incompiuto Siciliano” non si è limitato a redarre una lista, ha anche organizzato un tour turistico all’incompiuto come corrente artistica.
E si sono perfino portati una colonna di cemento armato alla Biennale di Venezia, come forma di denuncia e di provocazione.
Ecco la lista della vergogna (che pochi media pubblicheranno in Italia)
Invaso incompleto — Cammarata (AG)
Variante di Porto Empedocle — Sicilia — Porto Empedocle
Viadotto Burgio — Sicilia — Burgio
Trenino Cogne-Pila — Valle D’Aosta — Cogne
Ospedale Sant’Isodoro — L’Aquila
Stadio “Tommaso Fattori” — L’Aquila
Palazzo dello sport — L’Aquila — Paganica
Centro Polifunzionale — L’Aquila
Metropolitana — L’Aquila
Bretella tra Brignano e Torrione — L’Aquila
Depuratore — Chieti — Francavilla al Mare
Porto di Francavilla al mare — Chieti
Ponte — Chieti
Campus universitario di Madonna delle Piane — Chieti
Ospedale — Chieti — Ripa Teatina
Ospedale Clinicizzato “Santissima Annunziata” di Colle dell’Ara — Chieti
Villaggio del Fanciullo — Teramo — Silvi
Complesso Ospedaliero di Casalena — Teramo
Ospedale “Sant’Egidio alla Vibrata” — Teramo
Ponte ciclo pedonale — Teramo — Silvi
Autoporto di Castellalto — Teramo
Autoporto di Roseto — Teramo — Roseto degli Abruzzi
Carcere Mandamentale — Matera — Irsina
Aeroporto di Pisticci — Matera
Ferrovia Matera-Ferrandina — Matera
Cinema Ariston — Potenza
Ex caserma dei Vigili del Fuoco — Potenza
Ex-Cip Zoo — Potenza
Ex-dispensario — Potenza
Palestra — Potenza
Stazione autobus extraurbani — Potenza
Diga sul Monte Marello — Catanzaro — Cannalia
Diga di Gimigliano sul fiume Melito — Catanzaro
Diga sull’Alaco — Catanzaro — San Sostene
Diga del Redisole — Catanzaro — Torrente Fiumarella
Ospedale — Catanzaro — Girifalco
Centro Polifunzionale — Catanzaro
Palazzetto dello sport — Catanzaro — Borgia
Piscina comunale di San Giovanni in Fiore — Catanzaro
Diga sul Laurenzana — Cosenza — Fiume Trionto
Diga sul Monte Pettinascura — Cosenza
Grande mattatoio consortile — Cosenza — Cetraro
Nuovo mercato coperto — Cosenza — Diamante
Mattatoio comunale — Cosenza — S. Pietro di Guarano
Diga di Tarsia — Cosenza
Diga sul Basso Savuto — Cosenza
Mattatoio consortile di Diamante — Cosenza
Diga Basso Esaro — Cosenza
Diga sull’Alto Esaro — Cosenza
Mercato coperto di Diamante — Cosenza
Casa albergo — Cosenza — Buonvicino
Diga del Votturino — Cosenza — Altopiano della Sila
Mattatoio consortile — Cosenza — Casole Bruzio
Sala Conferenze di Diamante — Cosenza
Casa albergo — Cosenza — Saracena
Scuola Materna — Cosenza — Diamante
Istituto di riabilitazione “Papa Giovanni” — Cosenza — Serra d’Aiello
Ospedale di Scalea — Cosenza
Stadio di Paola — Cosenza
Palazzetto dello Sport — Cosenza — Cittadella di Capo
Trasversale di Serre — Cosenza — Serre
Campo di calcio di Crotone
Diga sul Lordo — Reggio Calabria
Diga inutilizzata — Reggio Calabria — Laureana in Borrello
Diga sul fiume Metrano — Reggio Calabria — Gioia Tauro
Diga sul Melito — Reggio Calabria
Diga sul Menta — Reggio Calabria — Roccaforte del Greco
Ospedale di Cittanova — Reggio Calabria
Ospedale di Gerace — Reggio Calabria
Palazzetto dello sport — Reggio Calabria — Taurianova
Bretella di completamento — Reggio Calabria — Lauria
Autostrada A3, Salerno — Reggio Calabria
Tangenziale Est di Vibo Valentia
Biblioteca comunale — Caserta
Mattatoio comunale — Caserta — Piedimonte Matese
Mattatoio comunale e foro boario — Caserta
Ospedale “San Rocco” — Caserta — Sessa Aurunca
Piscina — Caserta — Piedimonte Matese
Ospedale di S. Bartolomeo in Galdo — Benevento
Ospedale “Maria SS. Delle Grazie” — Benevento
Albergo — Napoli — Alimuri
Vasca d’alaggio — Napoli — Torre Annunziata
Ospedale — Napoli — Boscotrecase
Ospedale “S. Maria di Casascola” — Napoli — Gragnano
Spirito nuovo tra antiche mura — Salerno — Sassano
Cementificio — Salerno — Sapri
Nuova casa comunale “Spirito nuovo tra antiche mura” — Salerno — Sassano
Ospedale “San Michele di Pogerola” — Salerno — Amalfi
Ospedale — Salerno — Roccadaspide
Palazzetto dello sport — Salerno — Cava de’ Tirreni
Rampa di collegamento (Ponte) — Salerno — Cava de’ Tirreni
Ex-statale 447 — Salerno
Ospedale del polo di Cona — Ferrara
Variante di valico — Bologna
Bowling — Pordenone — Roveredo
Diga Ravedis — Pordenone — Montereale Valcellina
Ospedale Nuovo — Frosinone
Centro Intermodale — Latina
Autostrada Rieti-Torano
Parcheggio sotterraneo — Roma
Anello ferroviario, stazione Vigna Clara — Roma
Colonia Fano — Genova
Messa in sicurezza del Torrente Sturla — Genova — Bavari
Ospedale “Luigi Frugone” — Genova — Busalla
Ospedale civile “Arnaldo Terzi” — Genova
Sede dell’Agenzia delle Entrate — Bergamo
Borgo di Consonno — Lecco
Canale fluviale Milano-Cremona
Ponte di Vedano — Milano
Strada provinciale Mirazzano — Vimodrone — Milano
Chiusa Golasecca — Varese
Palazzetto dello sport — Varese — Cantù
Pista d’Atletica Zengarini — Tribuna — Pesaro — Urbino — Fano
Traforo della Guinza — Pesaro — Urbino — Mercatello sul Metauro (PU)
Centro visite del sito archeologico di Sepino — Campobasso
Ospedale “Vietri” — Campobasso — Larino
Ospedale “SS. Rosario” — Isernia
Palafuksas — Torino
Orfanotrofio ex-Ipai — Vercelli
Parcheggio interrato Piazza XX Settembre — Bari — Trani
Ponte — Bari — Palese
L’asilo incompiuto a Trani o rudere di Via Di Vittorio — Bari
Casa di riposo — Bari
Stazione ferroviaria di Palese — Bari
Pretura — Brindisi
Impianto per il trattamento dei rifiuti solidi urbani — Brindisi
Istituto “Tanzarella” — Brindisi
Centro per anziani — Brindisi
Palazzetto dello sport — Brindisi — Fasano
Piscina Coperta — Foggia — Vieste
Invaso Pappadai — Lecce
Casa di riposo per anziani — Lecce — Nardò
Centro sportivo — Lecce — Cesarea Terme
Impianto sollevamento acqua — Taranto
Scuola elementare — Cagliari — Monserrato
Chiesa San Giovanni Evangelista — Cagliari — Quartu Sant’Elena
Elettrificazione della “dorsale sarda” — Cagliari
Strada “La Fumosa” — Olbia — Tempio — Tempio Pausania
Campo sportivo — Oristano
Teatro — Sassari — Villasor
Ufficio senza destinazione d’uso — Sassari — Li Punti
Mercato civico — Sassari — Villasor
Nuova caserma dei carabinieri — Sassari — Bono
Ospedaletto — Sassari — Benetutti
Piscina — Sassari — Benetutti
Centro sportivo polivalente — Sassari — Benetutti
Ippodromo — Sassari — Benetutti
Strada camionale — Sassari
Teatro popolare Samonà — Agrigento — Sciacca
Museo di via Roma — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Piscina comunale — Agrigento — Sciacca
Museo — Contrada La Salina — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Pretura — Agrigento
Deposito d’acqua di Monte Imbriacola — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Deposito di Aria Rossa — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Diga di Gibbesi — Agrigento — Naro
Deposito d’acqua zona scalo nuovo di Cala Pisana — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Deposito di Poggio Monaco — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Case popolari — Agrigento — Cattolica Eraclea
Approdo di Cala Pisana — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Casa per anziani — Agrigento — Casteltermini
Deposito d’acqua di Taccio Vecchio — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Ospizio — Agrigento — Cattolica Eraclea
Ospedale — Agrigento — Cattolica Eraclea
Piscina Comunale Ctr Imbriacola — Agrigento — Lampedusa e Linosa
Campo di calcio Villaggio Mosè — Agrigento
Piscina — Agrigento — Cattolica Eraclea
Polisportivo coperto — Agrigento — Castrofilippo
Campo da rugby Villaggio Mosè — Agrigento
Palazzetto dello sport — Agrigento — Cattolica Eraclea
Piscina Comunale Coperta — Agrigento — Sciacca
Stadio d’atletica — Agrigento
Linea ferroviaria Canicattì — Riesi — Agrigento
Messa in sicurezza della statale SS 115 — Agrigento — Sciacca
Carcere mandamentale — Caltanissetta — Gela
Diga Disueri — Caltanissetta — Gela
Caserma dei carabinieri — Caltanissetta — Gela
Diga Comunelli — Caltanissetta — Gela
Dissalatore — Caltanissetta — Gela
Caserma dei Vigili del Fuoco — Caltanissetta — Gela
Piscina comunale — Caltanissetta — Milena
Linea ferroviaria Caltanissetta — Misteci — Caltanissetta
Svincolo Irosa — Caltanissetta — Resuttano
Teatro Nuovo — Catania — Giarre
Teatro di viale Moncada — Catania
Centro congressi comunale — Catania — Mascali
Approvvigionamento idrico della città di Catania — Piedimonte Etneo
Mercato dei fiori — Catania — Giarre
Centro diurno e comunità alloggio per anziani — Catania — Giarre
Case popolari — Catania — Bronte
Case popolari — Catania — Adrano
Pretura — Catania — Giarre
Parco tematico dei divertimenti — Catania — Fiumefreddo
Diga di Pietrarossa — Catania
Depuratore delle acque — Catania — Biancavilla
Distaccamento provinciale dei Vigili del Fuoco — Catania
Diga di Pietrarossa — Catania — Caltagirone
Parcheggio multipiano — Catania — Giarre
Pista delle macchinine — Catania — Giarre
Parco — Catania
Ponte cosiddetto “Dei Sospiri” — Catania — Linguaglossa
Mercato ortofrutticolo — Catania — Caltagirone
Bambinopoli — Parco “Chico Mendes” — Catania — Giarre
Ospedale Vittorio Emanuele — San Marco — Catania
Nuovo complesso policlinico Universita di Catania
Ospedale — Catania — Biancavilla
Ospedale — Catania — Grammichele
Ospedale Sant’Isodoro — Catania — Giarre
Ospedale — Catania — Randazzo
Ospedale “Rinaldi” — Catania — Vizzini
Casa albergo per anziani — Catania — Giarre
Campo di polo — Catania — Giarre
Palestra comunale — Catania — Mascali
Campo sportivo — Catania — Misterbianco
Velodromo “Salinelle” — Catania — Paternò
Palestra comunale — Catania — Sant’Alfio
Centro sportivo polifunzionale — Catania — Giarre
Piscina Olimpionica coperta — Catania — Giarre
Piscina comunale — Catania — Giarre
Palazzetto dello Sport — Catania — Palagonia (CT)
Colonnato lungo i binari — Catania — Bronte
Ponte — Catania — Randazzo
Diga Morello — Enna — Villarosa
Teatro “Garibaldi” — Enna
Parco archeologico del castello di Nicosia — Enna
Invaso Olivo — Enna
Invaso Pozzillo — Enna — Ragalbuto
Mercato ortofrutticolo — Enna
Mercato ortofrutticolo Leonforte — Enna
Carcere — Enna
Diga Ancipa — Enna — Troina
Mattatoio comunale — Enna — Nicosia
Ospedale “Ferro Branciforte Capra” — Enna — Leonforte
Sanatorio — Enna — Pergusa
Palazzetto dello sport — Enna — Leonforte
Piscina — Enna — Centuripe
Superstrada nord — sud — ss177 — Enna — Leonforte
Linea ferroviaria Leonforte — Nicosia — Enna
Superstrada NORD-SUD — ss117 — Enna — Nicosia
Carcere — Messina — Patti
Dissalatore — Messina — Lipari
Carcere — Messina — Mistretta
Lavori di consolidamento del torrente Simeto — Messina — San Piero Patti
Casa per anziani — Messina — Mistretta
Linea ferroviaria Santo Stefano di Camastra — Mistretta — Messina
Ponte sullo stretto di Messina
Strada “Dei due Mari” — SS 117 Centrale Sicula — Messina — Santo Stefano di Camastra
Diga dello Scanzano — Palermo — Lago Scanzano
Diga di Blufi — Palermo
Diga di Rosamarina — Palermo — Termini Imerese
Diga Poma — Palermo — Lago Poma
Centro servizi — Palermo — Capaci
Diga Garcia di Roccamena — Palermo — Termini Imerese
Asilo nido — Palermo
Scuola media — Palermo — Mezzojuso
Azienda ospedaliera “Villa Sofia” — Palermo
Sanatorio — Palermo — Piana degli Albanesi
Ospedale “Villa delle Ginestre” — Palermo
Padiglioni polichirurgici e Ospedale via Ingegneros — Palermo
Ospedale “Casa del Sole” — Palermo
Azienda Ospedaliera “V. Cervello” — Palermo
Viadotto sul cuore delle Madonie — Palermo
Anello metroferroviario — Palermo
Passante ferroviario. Raddoppio metropolitana Palermo centrale — Punta Raisi — Palermo — Cinisi
Linea ferroviaria Palermo Lolli — Santa Ninfa
Sottovia scatolare — Palermo — Bolognetta
Galleria interna al parco delle Madonie — Palermo — Petralia Soprana
Raccordo Autostradale — Palermo
Adduttore del fiume Irminio — Ragusa
Ex ospedale psichiatrico — Ragusa
Ospedale “G.B Odierna” — Ragusa
Teatro Comunale di Siracusa
Invaso di Lentini — Siracusa
Asilo nido — Siracusa — Priolo Gargallo
Centro scolastico polivalente per scuole elementari e materne — Siracusa — Priolo Gargallo
Scuola-albergo — Siracusa
Ex Ospedale Neuropsichiatrico — Siracusa
Ospedale civile — Siracusa — Pachino
Casa albergo per anziani — Siracusa — Priolo Gargallo
Ospedale “E. Muscatello” — Siracusa — Augusta
Centro diurno per gli anziani — Siracusa — Priolo Gargallo
Nuovo ospedale generale — Siracusa — Lentini
Sopraelevata SP26 — Siracusa — Rosolini
Porto di Pantelleria — Trapani
Teatro di Gibellina — Trapani
Monumento ai Mille — Trapani — Marsala
Pista ciclabile — Trapani — Mazara del Vallo
Chiesa Madre (c.d. Chiesa di Quaroni) — Trapani — Gibellina
Dissalatore — Trapani — Nubia
Ponte — Trapani — Mazara del Vallo
Acquedotto di Montescuro-ovest — Trapani
Alloggi della polizia — Trapani — Gibellina
Serbatoi Paceco, Trinità , Rubino, Zafferana — Trapani
Centro turistico — Trapani — Gibellina
Cimitero — Trapani — Contrada Ciappola — Cutusio
Scuola — Trapani — Erice
Piscina comunale — Trapani
Ospedale “San Biagio” — Trapani — Marsala
Ospedale “Vittorio Emanuele II” — Trapani — Castelvetrano
Centro cure per disabili — Trapani — Castellammare del Golfo
Ospedale Nuovo — Trapani — Marsala
Palestra — Trapani — Erice
Litoranea Nord — Trapani
Porto “Banchine versante Ronciglio” — Trapani
Linea ferroviaria Kaggera — Vita — Salemi — Trapani
Porto di Castellammare del Golfo — lavori di prolungamento e messa in sicurezza — Trapani
Galleria tra la Valle dell’Adige e il lago di Garda — Trento
Linea tramviaria Scandicci — Santa Maria Novella — Firenze
Acquario pubblico “Diacinto Cestoni” — Livorno
Porta del parco Appennino Tosco Emiliano — Massa Carrara — Filattiera
Scolmatore acque — Pisa — Pontedera
La strada quadrilatero umbro-marchigiana — Perugia
Superstrada Perugia-Ancona
Nuovo ospedale comprensoriale — Terni
Superstrada Terni — Rieti
Metropolitana — Terni
Diga di Beauregard — Aosta — Valgrisenche
MO.S.E. — MOdulo Sperimentale Elettromeccanico — Venezia
Idrovia Venezia — Padova
Ospedale “San Bortolo Nuovo” — Vicenza
Istituto Elioterapico — Vicenza — Roana
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Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile
VIA LIBERA ALL’ACQUISTO DI 400 NUOVI VEICOLI: 10 MILIONI DI EURO PRONTI PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI, CON IL LIMITE DI 1.600 CC DI CILINDRATA E ZERO OPTIONAL… MA SPUNTA L’OPZIONE DI AUTO “BLU MINISTERIALE”
Le auto blu, uscite dalla porta, rischiano di rientrare dalla finestra.
Il governo con un decreto ha deciso la stretta sui veicoli in uso alle pubbliche amministrazioni stabilendo tetti nella spesa, nuove regole per l’uso e per l’acquisto.
Ma dieci giorni dopo il ministero dell’Economia lancia un bando per acquistarne 400 nuove di zecca, personalizzabili con vari colori compreso un bel “blu ministeriale”.
Il tutto per la modica cifra di 10 milioni di euro.
L’incoerenza della politica, a quanto pare, non risparmia il governo dei tecnici.
Era il 13 dicembre quando il consiglio dei ministri dichiarava guerra al fenomeno, tutto italiano, delle auto di rappresentanza e di servizio in uso presso le amministrazioni pubbliche, centrali e periferiche.
Nel mirino non solo le auto blu ma tutto il parco dei mezzi in dotazione presso enti, comuni, province e regioni che secondo un censimento ancora in corso sarebbero oltre 70mila.
Un segnale importante per gli italiani in un momento in tempi di nuovi sacrifici, aumenti delle tariffe e liberalizzazioni.
“Stop all’auto blu come status symbol” è il messaggio che passa sui giornali.
Ma ecco che il 24 gennaio, sul sito del Ministero dell’economia e sul portale Aquistinretepa.it, compare un bando nel quale si annuncia proprio il contrario, cioè la disponibilità a comprare altre 400 vetture per le amministrazioni che ne faranno richiesta.
La base d’asta per le imprese fornitrici è di 9.571.000 euro e il termine per le loro offerte è fissato l’8 marzo.
Le cilindrate oggetto della gara sono tutte inferiori a 1600 cc con standard minimi di equipaggiamento (climatizzatore, abs, controllo di trazione e stabilità elettronici e ovviamente airbag) e accessori facoltativi ed “extracapitolato” come sensori di parcheggio e pressione pneumatici, sistema start&stop.
Gli acquisti saranno effettuati tramite il sistema centralizzato di gestione Consip in base alle diverse esigenze che perverranno dalle amministrazioni senza limitazioni.
Potranno aderire amministrazioni pubbliche senza distinzioni, centrali e periferiche, enti locali e territoriali, corpi di polizia, vigili del fuoco, Asl e così via.
Potrebbe essere una buona notizia per le forze dell’ordine che da anni lamentano un parco veicoli ormai obsoleto e insufficiente.
Ma da una vocina del capitolato si riaffaccia il rischio che, alla fine, anche chi vorrà far man bassa di auto blu avrà la strada spianata.
A leggere la documentazione allegata, le note tecniche e tutto il nutrito materiale del bando si precisa infatti che sono compresi colori base, come il grigio, e “colori di istituto”.
Così tra il verde “vem” per le vetture militari e il rosso “ral” per i vigili del fuoco ecco che spunta anche un bel “blu ministeriale”.
Il bando precisa poi che gli interni sono standard.
Non tutti però, perchè l’amministrazione potrà fare richiesta al fornitore di allestimenti diversi e aggiungere a sue spese “interni di pregio”, con relativi costi a proprio carico.
Insomma, la versione base è compresa, se vuoi quella elegante a scopo di rappresentanza devi metterci del tuo.
Che poi è sempre il nostro, perchè che a pagare sia l’amministrazione centrale o quella periferica, sempre di soldi pubblici si tratta.
La notizia stupisce per varie ragioni.
A partire dal fatto che solo dieci giorni fa il governo ha approvato con apposito decreto il taglio alle auto di servizio.
L’annuncio è stato riportato con enfasi e titoli a sei colonne: “Adesso tocca alle auto blu. Parola di governo”.
In realtà la stura alle auto di Stato non riguarda solo quelle blu che sono la pietra dello scandalo antico, ma tutte quelle in servizio alle amministrazioni e a carico del pubblico che dal punto di vista economico incidono in modo molto maggiore.
Così il decreto del 13 gennaio si abbatte su amministrazioni centrali dello Stato ma anche su comuni, province e regioni ed enti. Nessuno si salverebbe.
Il testo, messo a punto dal ministro Patroni Griffi, si propone dunque di sfrondare l’intero parco mezzi ma cerca anche di dare una regolata al loro uso, limitando quello di rappresentanza a poche categorie ben individuate.
“L’auto sarà concessa al ministro ma non al direttore generale, al sindaco ma non agli assessori o al segretario comunale”, spiegava lo stesso ministro Griffi.
Che prometteva anche maglie più strette per i controlli e per la verifica degli acquisti eliminando la possibilità per le amministrazioni di comunicare entro trenta giorni l’acquisto effettuato al Dipartimento della funzione pubblica.
D’ora in poi, dice il decreto, la segnalazione deve essere immediata.
Ma a frenare gli entusiasmi è un dettaglio non da poco.
Il taglio, infatti, non scatta subito come molti vorrebbero.
E il motivo è che — nonostante gli sforzi compiuti — ancora oggi non si sa neppure quante siano le auto blu in Italia.
Il ministero ha infatti avviato un censimento già lo scorso anno tramite il Formez ma i dati finora pervenuti sono solo parziali: al censimento hanno risposto 5.600 amministrazioni per un conteggio di 50mila auto e all’appello mancano ancora 2.500 amministrazioni, il 30% del totale.
Così, da una parte e si ipotizza un parco superiore ai 70mila veicoli e dall’altro si rimanda la stretta a quando si avranno dati completi, utili anche per capire cosa fare delle vetture in eccesso (per le quali il governo ipotizza una vendita all’asta).
Il punto è che nell’interludio tra nuove e vecchie regole, non è scattato l’auspicato stop agli acquisti.
Anzi, mentre il governo prendeva provvedimenti per riportare la spesa delle quattro ruote sotto controllo già si preparava il bando procedere a nuovi acquisti.
La notizia causerà qualche malumore anche perchè il decreto del governo è stato accompagnato da un corredo di dati e di episodi non proprio “illuminanti” sulla diffusione e sull’uso dell’auto blu.
Si è scoperto ad esempio che le vetture in uso esclusivo sono 1.737, 1.692 e 44.356 quelle di servizio.
Nell’Italia che fa i conti con il rischio default la media di vetture di rappresentanza è di 2,6 ogni centomila abitanti, molto superiore a quella di paesi europei dall’economia meno disastrata. Solo la Lombardia, capofila tra le regioni, ha 200 vetture con uso esclusivo, 230 non esclusivo e 7.100 di servizio.
Non si capisce come facciano ad andare avanti le amministrazioni di Liguria, Molise, Basilicata, Calabria e Trentino che, tutte insieme, non arrivano a tanto.
E al censimento mancano ancora le dotazioni ministeriali, cosa non di poco conto se si pensa che solo il Ministero della Difesa ne conta 700 (oltre alle 9 Maserati blindate fonte di tante polemiche).
La pubblicazione dei primi dati è stata poi accompagnata da un poco edificante corredo di aneddoti e cronache circa l’uso disinvolto che si fa di questo patrimonio pubblico su gomma: il Messaggero Veneto, ad esempio, ha pizzicato il presidente del consiglio regionale a scorrazzare in lungo e in largo per il Friuli tra partite di calcio e impegni private.
L’ultima la racconta l’Espresso e riguarda l’assessore siciliano Gaetano Armao che cede l’Audi 6 regionale alla fidanzata.
L’autista, pagato dai contribuenti, va a prenderla sotto casa e attende la fine dello shopping, poi la riaccompagna alla sua abitazione.
Dettaglio: lei si chiama Lara Bartolozzi, è un magistrato della sezione fallimentare del Tribunale di Palermo e come tale è sicuramente edotta di cosa significa l’espressione abuso del bene pubblico.
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Gennaio 15th, 2012 Riccardo Fucile
IL CASO DELLA MIALE DI FOGGIA, CEDUTA ALLA BNP PARIBAS E POI PRESA IN AFFITTO…DOPO SETTE ANNI LO STATO LA RIVUOLE SBORSANDO IL DOPPIO
«SPQR: Sono Pazzi Questi Risanatori», ridono i francesi di Bnp Paribas, facendo il verso ad
Asterix, se pensano a certe cartolarizzazioni all’italiana: traffico di coca e d’armi a parte, dove lo trovi un investimento che renda in 7 anni oltre il doppio del capitale come la caserma «Miale» di Foggia?
Una pazzia da manuale. O da inchiesta penale.
«Tesoro: immobili; no “svendopoli”, cambio d’uso per valorizzare», titolava l’Ansa il 23 agosto 2001 spiegando che Giulio Tremonti voleva risanare i conti a partire dalla vendita di migliaia e migliaia di edifici di proprietà pubblica come certi edifici militari nel quartiere Prati di Roma e tanti altri sparsi per la penisola.
Un anno dopo, un’altra Ansa spiegava che era in arrivo «la più grande cartolarizzazione mai fatta in Europa».
Si è trattato, in realtà , di due percorsi paralleli.
Uno seguito con l’obiettivo di vendere, nelle più rosee speranze, 90 mila immobili di vari enti pubblici e portato avanti attraverso la costituzione di un paio di società in Lussemburgo («Con un capitale di 10 mila euro, due fondazioni olandesi come azioniste e un cittadino scozzese di nome Gordon Burrows alla presidenza», rivelò l’Espresso ) dal nome sventurato (Scip: Società cartolarizzazione immobili pubblici) ideale per i titoli giornalistici sugli edifici «scippati». L’altro con la parallela dismissione di strutture militari.
Quale sia stato l’esito della prima operazione lo hanno spiegato varie inchieste giornalistiche («un saldo negativo di 1,7 miliardi») e il procuratore generale della Corte dei Conti Furio Pasqualucci. Il quale un paio d’anni fa, bollando il risultato come «poco lusinghiero» (disastroso, con parole non «magistratesi») invitò chi volesse insistere a pensarci settanta volte sette giacchè una nuova «alienazione deve essere attentamente dosata nel tempo e studiata in modo da conseguire risultati migliori di quelli derivanti dalle recenti cartolarizzazioni che a fronte di un portafoglio di 129 miliardi, ha fruttato ricavi per 57,8 miliardi, con un rapporto ricavi/cessioni pari al 44,7%».
Molto meno della metà .
Quanto alle caserme, il tragicomico esempio foggiano è illuminante.
Dovete dunque sapere che a Foggia, a due passi dalla facoltà di Giurisprudenza e a poche centinaia di metri dal cuore storico che ruota intorno alla cattedrale barocca della Beata Maria Vergine Assunta in cielo, c’è un grande edificio ottocentesco ancora in ottime condizioni, la «Caserma Miale da Troia».
Nelle foto dall’alto e su Google Maps è inconfondibile: è il palazzo più grande del centro cittadino.
Elegante, tre piani, si sviluppa su circa 16 mila metri quadri coperti e ha un cortile interno di altri 6.500, pari (si calcola com’è noto il 25%) a un totale di 17.625 metri quadri.
Valore? Altissimo, dice l’attuale proprietario trattando la vendita all’Università di Foggia: dove lo trovi uno spazio altrettanto grande e appetibile nel cuore del capoluogo?
Eppure grazie alla «cartolizzazione» tremontiana, quel proprietario, il Fondo «Patrimonio Uno» gestito dai parigini di «Bnp Paribas Rei Sgr», comprò poco più di sei anni fa quel ben di Dio (all’interno di un pacchetto con altri edifici) per una cifra intorno agli 11 milioni di euro. Pari, per capirsi, a circa 624 euro al metro quadro. Un affarone.
Affarone raddoppiato dalla decisione parallela del ministero degli Interni di prendere contestualmente in affitto la caserma venduta dal Demanio per poterci lasciare dentro la Scuola di polizia fino al 2023.
Canone concordato: un milione e 160 mila euro l’anno.
Facciamo i conti in tasca ai francesi?
Comprata per 11 milioni, la caserma avrebbe loro fruttato in soli 18 anni (un battito di ciglia, per una banca) la bellezza di quasi 21 milioni di affitti (per l’esattezza 20.880.000) dopo di che sarebbe rimasta comunque loro la proprietà rivalutata.
Rovesciamo le parti?
Lo Stato italiano fece la parte del giocatore impazzito che, rovinato dal demone febbrile della roulette o del poker, svende a un usuraio la casa in cui vive per prenderla poi in affitto a un canone stratosferico. Un delirio.
Ma l’ingloriosa avventura finanziaria della Miale non era ancora finita.
Due anni dopo (solo due anni!) aver firmato il contratto di vendita e di affitto, infatti, il Viminale ha deciso che la Scuola di polizia, lì dove stava, a quei prezzi, non gli serviva più. E l’ha chiusa.
Risultato: l’edificio è oggi utilizzato solo in minima parte (diciamo un dieci o al massimo un quindici per cento) per la mensa della Questura, per una foresteria di poche stanze e per le esercitazioni del poligono di tiro.
E intanto i cittadini italiani continuano a portare sul gobbo il canone stratosferico di 96.666 euro al mese: 3.178 al giorno.
A metterci una pezza, come dicevamo, è arrivata l’Università di Foggia.
La quale, come spiega il rettore Giuliano Volpe, il primo a essere scandalizzato per la vicenda, potrebbe trarre «enormi vantaggi dall’acquisizione di questa struttura (nelle immediate vicinanze delle Facoltà di Giurisprudenza e di Economia), per la sistemazione del Rettorato, dell’amministrazione centrale e poi di aule, laboratori, servizi agli studenti, residenze e così via».
L’altro ieri se ne è discusso al Cipe e grazie ai «fondi Fas» nell’ambito del «Piano per il Sud» pare che la cosa, per la quale anche Nichi Vendola si è speso molto, possa andare in porto.
Prezzo concordato per il «riacquisto» da parte dello Stato: 16 milioni e mezzo di euro.
Cinque e mezzo in più di quelli ricavati dalla vendita del 2005.
Ma poi, ammiccano i francesi fregandosi le mani, c’è da contare gli affitti incassati in questi sei anni e passa.
Facciamo cifra tonda? Sette milioni di euro di canoni.
Per un totale (16,5+7) di 23,5 milioni. Il doppio abbondante di quanto era stato investito.
Visto dalla parte nostra: abbiamo fatto la parte dei baccalà .
Ammesso, si capisce, che si sia trattato di baccalà sventurati ma in buonafede e non baccalà furbetti ingolositi da qualche «esca» inconfessabile…
E dopo aver visto svendere ai soliti «amici» attici a San Pietro da 113 mila euro e case al Colosseo da 177 mila e poi caserme come la Miale con le modalità descritte vogliamo venderci ancora i gioielli di famiglia?
O cambia tutto o mai più, così.
Mai più.
Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)
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Gennaio 3rd, 2012 Riccardo Fucile
MENTRE PER GLI 800 DIPENDENTI “TAGLIATI” NON C’E’ FUTURO, LE FERROVIE SPUTTANANO MILIONI DI SOLDI PUBBLICI… UNA DELLE 20 CARROZZE COSTATE 15 MILIONI DI EURO E’ DIVENTATA A ROMA UN RIFUGIO PER BARBONI: MORETTI VERGOGNATI!
Metri, solo poche centinaia di metri separano l’Italia di chi difende mille euro di stipendio da chi sputtana milioni di soldi pubblici.
Roma, via Prenestina: i ferrovieri del servizio “treni notte” dal 24 novembre hanno occupato una palazzina di Trenitalia; poco più avanti giace la prestigiosa cabina Excelsior, un cadavere abbandonato con i suoi velluti, la radica, spazio bar, doccia e pure le suite.
Lorenzo, Roberto, Claudio, Giuseppe, Simone e Mario (alcuni degli 800 lavoratori delle aziende Rsi, Servirail ex-Wagon Lits) nell’edificio diventato il loro avamposto di lotta riordinano invece la stanza dove vivono e dove hanno deciso di rimanere perchè per loro l’accordo firmato a Milano, nel palazzo della Regione Lombardia il 30 dicembre, non ha valore. “Scatole cinesi di appalti su appalti che in questo caso riguarderebbero comunque solo i colleghi lombardi” spiega Roberto Scarbotti sfogliando le quattro pagine che Cgil e Filt-Cgil non hanno firmato.
Lo schema finale del verbale sul cosiddetto “piano di tutela” dei lavoratori parla unicamente di una regione e della possibile collocazione di 161 dipendenti.
E degli altri? “Non c’è traccia e nessuno sembra volersene interessare” prosegue Giuseppe Maggiolini che ripete come la vicenda dei “treni notte” vada gestita dal governo e non tanto sul piano regionale.
I ferrovieri hanno scritto ai ministri Passera, Fornero e al presidente Napolitano promettendo che continueranno la loro protesta.
Loro cercano di difendere il diritto di lavorare mentre a poca distanza c’è la carrozza simbolo del peggio il cui nome evoca grandi successi: Excelsior appunto, i cui costosissimi interni sono stati immortalati in un video..
Questa carrozza, ora diventato rifugio di senza tetto, è solo una delle 20 costate milioni di euro (circa 15) che oggi non solo non circolano più ma sono state abbandonate al degrado.
Pensare che solo il 22 aprile 2008, alla stazione centrale di Milano, in pompa magna ne avevano presentate ben 4 frutto di un restyling.
Gli uffici stampa parlavano di una nuova proposta viaggio del gruppo Fs, adeguatamente pubblicizzata prima dei ponti di primavera durante i quali erano attesi oltre 2 milioni di viaggiatori: “Ambienti realizzati con arredi e soluzioni tecnologiche all’avanguardia, come ad esempio un sistema di comunicazione con l’operatore di bordo, un sistema di videosorveglianza”.
Tante parole, soldi buttati, tutto finito nelle immagini della Excelsior in via Prenestina.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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