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IL FINANCIAL TIMES INCORONA MONTI: “IL SUO DISCORSO SALVAGENTE PER L’EUROPA”

Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO PROMUOVE A PIENI VOTI IL NUOVO PREMIER: “UMILE, MAI CONFLITTUALE, HA SAPUTO TOCCARE I TASTI GIUSTI: UNA STRATEGIA INTELLIGENTE PER CONQUISTARE GLI ITALIANI” … “PUO’ DARE UNA CHANCE AL PAESE”

Il neo primo ministro Mario Monti domina le pagine della grande stampa internazionale.
Fra tutti i resoconti sul suo esordio politico in parlamento spicca l’editoriale che gli dedica il Financial Times.
L’opinione è chiara fin dal titolo: “L’uomo che potrebbe salvare l’Italia”. E il sottotitolo aggiunge: “Il primo discorso di Monti getta un salvagente al suo paese”.
Fin da quando il presidente Napolitano gli ha chiesto di formare un nuovo governo, comincia l’editoriale non firmato (dunque espressione della direzione) che apre la pagina dei commenti del Ft, egli “sapeva di camminare su un filo sospeso”: da un lato doveva portare avanti dure riforme economiche; dall’altro ottenere il sostegno sia del parlamento che del popolo italiano.
Nel suo discorso di ieri al Senato, l’ex commissario europeo “ha dimostrato di essere pronto per questo equlibrismo”, afferma il più importante quotidiano finanziario d’Europa.
Sul fronte economico, il discorso di Monti ha toccato tutti i tasti giusti, prosegue l’articolo: “La sua strategia per ridurre il deficit e far ripartire la crescita è quella giusta e va incoraggiata”.
Il suo programma di riforme politiche viene definito altrettanto valido, “un necessario primo passo per ridare credibilità  all’Italia sui mercati internazionali dopo la faciloneria di Berlusconi”.
Il problema è come realizzare riforme economiche e politiche di ampio raggio. Come tecnocrate non eletto da nessuno,
Monti può scoprire quanto sia difficile raccogliere l’appoggio del parlamento e dell’opinione pubblica, riconosce il Ft.
Ma i suoi primi giorni nell’incarico “offrono assicurazioni” al riguardo.
Il suo discorso d’esordio al Senato è stato “umile”. Il suo tono non è stato mai “conflittuale”.
Ha perfino ringraziato il suo predecessore Berlusconi per la sua disponibilità  a organizzare la transizione, “e ottenere il suo sostegno è importante poichè il Pdl è ancora il maggiore partito in parlamento”.
Ma ottenere l’appoggio del parlamento, ovvero dei partiti che sostengono il governo di unità  nazionale, “è solo metà ” di ciò di cui Monti ha bisogno, sottolinea il quotidiano della City.
L’altra metà  è “vincere i cuori e le menti degli elettori”.
Da questo punto di vista, la strategia del nuovo primo ministro appare “intelligente”: come primo passo si è impegnato a ridurre i costi del sistema politico italiano, mossa che lo renderà  popolare.
Inoltre ha fatto appello agli “outsider”, i giovani e le donne, due forze largamente escluse dal mercato del lavoro italiano e che egli sa di dover conquistare per portare avanti riforme strutturali.
Giudicando dai sondaggi, conclude l’editoriale del Ft, Monti e il suo governo “hanno un po’ di tempo a disposizione, ma devono agire rapidamente”.
I mercati “attendono impazienti di vedere nuove misure”.
E la sua “luna di miele con gli elettori potrebbe non durare a lungo”. Ciononostante, “l’abile capacità  politica di Monti può dare all’Italia una chance, e in tempi di profonda crisi non ci si può aspettare molto di più”.

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“L’AVANTI” TORNA AI SOCIALISTI DOPO LA TRUFFA DI LAVITOLA

Novembre 18th, 2011 Riccardo Fucile

CESSIONE A TITOLO GRATUITO DEL QUOTIDIANO DIRETTO DAL FACCENDIERE LATITANTE… IN QUESTI ANNI LAVITOLA HA INCASSATO 21 MILIONI DI EURO DEI FONDI DELL’EDITORIA GRAZIE ALLA TRUFFA SULLA TESTATA DEL GLORIOSO QUOTIDIANO SOCIALISTA

”Ci siamo ripresi l’Avanti!”, esclama Riccardo Nencini, segretario del Partito Socialista.
”Questa notizia allontana dal giornale quei nomi squalificati e indegni”, gli fa eco Maria Chiara Acciarini, ex senatrice del Pd ed ex sottosegretario alla famiglia nel secondo governo Prodi: suo nonno, Filippo Acciarini, ferroviere umbro vissuto per una vita a Torino, fu il direttore dell’Avanti clandestino in esilio, prima di morire nel campo di concentramento di Mauthausen.
Per una curiosa coincidenza la stagione berlusconiana si chiude con un furto d’eredita’ sanato, appunto, dopo 17 anni: con un atto di “cessione politica della testata” a titolo gratuito, firmato il 4 novembre scorso dal liquidatore del Psi, Francesco Spitoni e dal tesoriere-legale rappresentante del Ps, Oreste Pastorelli viene ceduta ” irrevocabilmente e in via esclusiva la proprietà , anche morale”, compresa la denominazione e la veste grafica, della testata “Avanti” proprio al Partito socialista.
La cessione smaschera la truffa di Walter Lavitola, un’operazione messa in piedi con Sergio De Gregorio degna di un film di Toto’, che nel corso di pochi anni gli ha fruttato oltre 21 milioni di euro dei fondi dell’editoria, raccolti grazie ad una L e ad un apostrofo apposti abusivamente sulla gloriosa testata, finita, nel 1994, nel calderone del fallimento del Psi.
Registrata la nuova pubblicazione, L’Avanti, uguale nella grafica allo storico quotidiano, Lavitola comincia a lavorare di bianchetto e in poche settimane sparisce prima la L e poi, magicamente, anche l’apostrofo.
E per completare il clamoroso falso, compare, sul frontespizio, la frase ”Quotidiano socialista dal 1896”.
”Lavitola? E’…spaventoso, non mi viene altro in mente, fa impressione vedere l’ Avanti come oggi e’ rappresentato da questo ex direttore che porta nel fango un nome di questo genere”, dice la senatrice Acciarini, nipote del direttore dell’Avanti in esilio, durante il fascismo.
Tra i due direttori ”in esilio” (Lavitola latitante, Acciarini perseguitato dai fascisti) corrono anni luce.
L’ uno, avventuriero massone amico di Berlusconi, trasportato come un nababbo dalla corrente del potere occulto e sottotraccia di questo Paese fin dentro il cuore dei vertici delle istituzioni, l’altro militante socialista antifascista che non ebbe neanche il tempo di vedere l’ultima copia del ”quotidiano del partito socialista italiano di unita’ proletaria” dal titolo ”O vivremo del lavoro o pugnandosi morra”’, fresco di stampa dalle macchine di una tipografia clandestina torinese, perche’ fu arrestato nel marzo del ’44 e deportato a Fossoli e poi a Mauthausen, dove mori’. Due mondi opposti, ”il bianco e il nero”, come dice la senatrice Acciarini, e quella di suo nonno e’ stata ”proprio il contrario di queste vite (di Lavitola e dei suoi amici, ndr) dedite esclusivamente al conseguimento di un risultato economico”.
”Per mio nonno L’Avanti e’ stata la sua vita — racconta – appena ha potuto l’ha fatto rinascere: dell’ultima edizione ne e’ rimasta una sola copia, quel giorno del marzo ’44 lui doveva andare a ritirare le copie fresche di stampa, ma rimase vittima di una soffiata e fu arrestato. Terrorizzato da quella merce scottante, il tipografo distrusse tutte le copie, tranne una, finita nelle mani di compagni del partito socialista di unita’ proletaria che, anni dopo, me la consegnarono”.
Oggi la senatrice conserva la memoria del nonno e dice: ”Leggere di Lavitola fa male, e’ drammatico, fa impressione: ho sofferto molto, ma avrei sofferto di piu’ fossi stata piu’ coinvolta anch’io nella vicenda del partito socialista, da cui ho preso le distanze quando Craxi sostitui’ Di Martino”.
Leonida Bissolati, Pietro Nenni, Riccardo Lombardi, Sandro Pertini, Antonio Ghirelli, furono tutti direttori de L’Avanti prima che un faccendiere massone ne deviasse la storia su un binario giudiziario.
Per la truffa allo Stato oggi Lavitola e’ indagato dai pm di Napoli, e il coordinatore della segreteria Psi, Marco Di Lello annuncia la costituzione di parte civile.
”Il falso de “L’ Avanti” è stato possibile proprio perchè il vero “Avanti” era bloccato — conclude Nencini — ma ora e’ diverso, Lavitola è avvertito: ”Se dovesse provarci non esiteremmo un istante a trascinarlo in tribunale”.

Giuseppe Lo Bianco
(da “La Repubblica“)

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MONTI CONQUISTA LA STAMPA ESTERA: “CON LUI L’ITALIA SI RITIRA DAL BURRONE”

Novembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI DEDICATE AL POSSIBILE INCARICO A MONTI…”SOLO LUI PUO’ RIDARE CREDIBILITA’ AL PAESE, MA PREOCCUPA IL VUOTO DELLA POLITICA”

Mentre sta per uscire dal governo, Silvio Berlusconi è già  uscito dalle prime pagine della grande stampa internazionale, sostituito   –   anche lì   –   da Mario Monti.
Al “professore”, come lo chiamano alcuni, sono dedicati ritratti, commenti e servizi di rilievo sui media stranieri di oggi, dalla carta stampata ai notiziari televisivi.
“Gli italiani si coalizzano attorno a Monti” è il titolone di apertura della prima pagina del Wall Street Journal, che dà  conto dell’ampio sostegno espresso da numerose forze politiche per una sua guida di un governo di transizione   –   e del fatto significativo che gli interessi sul finanziamento del debito italiano e lo “spread” siano entrambi scesi da quando l’ex-commissario europeo è emerso come il favorito per rimpiazzare in tempi rapidi Berlusconi a Palazzo Chigi.
“Un outsider della politica”, lo definisce il quotidiano di Wall Street, osservando che è quello di cui opinione pubblica e mercati sembrano avere bisogno per ridare credibilità  all’Italia e salvare il nostro paese, l’eurozona e il mondo dall’orlo del precipizio a cui si erano affacciati nei giorni scorsi.
“Ritraendosi dal burrone, l’Italia si affida a un tecnocrate”, è per l’appunto il titolo di prima pagina dell’Herald Tribune, edizione internazionale del New York Times, un cui articolo nota che, pur non essendo già  l’alba di una nuova era nel Mediterraneo, si avverte una tendenza che va al di là  del nostro paese.
L’ascesa di tecnocrati che riscuotono larga fiducia è confermata dalla selezione di Lucas Papademos, stimato economista ed ex-vicepresidente della Banca Centrale Europa, per prendere il posto di Papandreou come nuovo primo ministro in Grecia.
Un editoriale del Financial Times afferma tuttavia che in questo momento non basta mettere dei “manager di valore” al comando di nazioni in profonda crisi, ma “c’è bisogno di leader, la competenza tecnica non basta per Grecia e Italia”.
E’ vero che in entrambi i paesi gli elettori sono così stanchi di una classe politica inefficiente “che solo un outsider sembra in grado di superare gli ostacoli immediati alle dolorose riforme necessarie a riportare la crescita economica”, ammette l’editoriale, non firmato e dunque espressione della direzione del quotidiano finanziario.
Ma c’è il rischio che scelte del genere siano viste dall’opinione pubblica come “soluzioni imposte dalla Germania” e dalla Unione Europea.
“E’ vero che in Italia c’è un significativo consenso popolare per un governo a interim” e che nel nostro passato l’esperienza di leadership di un tecnocrate è stata spesso positiva, aggiunge l’articolo, ma “gli elettori non potrebbero tollerare a tempo indeterminato” un governo del genere, specie se li costringerà  a duri sacrifici.
E il nuovo leader deve riconoscere che “nulla può essere realizzato senza il sostegno popolare”.
Sempre sul Financial Times, un articolo dell’economista di fama internazionale Nouriel Roubini mette l’accento sul rischio che “l’Italia abbia i giorni contati nell’eurozona” e possa essere costretta, nonostante gli sforzi di un possibile governo Monti, a uscire dall’euro e tornare alla lira, un evento che, date le dimensioni e il peso del nostro paese, porterebbe “alla rottura di fatto dell’eurozona”.
Con la Germania contraria per ora a emissioni di eurobond, la Banca Centrale finora senza la volontà  politica e le risorse per un intervento di enormi dimensioni, e il Fondo Monetario Internazionale nelle stesse condizioni, più la prospettiva che misure di austerità  imposte dal nuovo governo peggiorino la recessione nel breve termine, Roubini teme che l’abbandono dell’euro sia un’opzione sempre più credibile per l’Italia. “a meno che la Banca Centrale Europea non diventi un creditore senza limiti, l’euro scenda alla parità  con il dollaro e la Germania fornisca uno stimolo fiscale, in modo da scongiurare il disastro”.
Tre esperti consultati dal quotidiano della City, Raj Badiani dell’Ihs Global Insight, Divyang Shah dell’Ifr Markets e Steve Barrow della Standard Bank, ritengono tuttavia che l’Italia “sia meno vulnerabile” di ciò che appare.
Anch’essi auspicano però, per evitare il pericolo di un collasso dell’eurozona, un maggiore coinvolgimento della Bce e dell’Fmi.

Enrico Franceschini
(da “La Repubblica“)

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L’ECONOMIST SALUTA IL CAVALIERE: “INADATTO FINO ALL’ULTIMO, SENZA BERLUSCONI L’ITALIA HA ANCORA UNA POSSIBILITA'”

Novembre 11th, 2011 Riccardo Fucile

IL SETTIMANALE BRITANNICO HA DEDICATO LA SESTA COPERTINA AL PREMIER ITALIANO: “THAT’S ALL, FOLKS”

E’ stato uno dei critici più severi di Silvio Belrusconi. E il settimanale britannico The Economist, ora saluta il tramonto del Cavaliere con una copertina, la sesta, dedicata a lui ritraendolo in una dipinto» che riproduce una scena da festino romano.
Il titolo è invece da cartoon: «That’s all, folks!», come dire «è finita, ragazzi», la stessa frase con la qual chiudono da sempre i cartoni animati della Warner Bros, quelli di Silvestro, Wile Coyote, Bugs Bunny e Speedy Gonzales.
La piccola nota a destra della copertina è la più perfida: «Ha detto di mandare il conto alla signora Merkel a Berlino».
La stessa immagine con il medesimo titolo appare da ieri sul sito del settimanale britannico.
Nell’articolo, l’analisi è severa come già  lo era stata in passato su Berlusconi.
Ma concede diverse chance all’Italia per riprendersi «senza» Berlusconi.
«L’Economist – si legge – ha sostenuto da tempo che Berlusconi fosse inadatto a governare. Ma persino noi siamo rimasti scioccati nel vedere come, mentre la crisi dell’euro si stava avvicinando all’Italia, egli abbia dedicato il suo tempo alle feste e ai giochi politici e abbia accantonato la necessità  di fare le riforme».
Adesso «senza Berlusconi, l’Italia ha ancora una possibilità . Il suo debito, benchè, alto, è stabile.   Non ha patito una bolla immobiliare e il conseguente crollo del sistema bancario.
Gli italiani sono dei buoni risparmiatori e gli introiti fiscali del governo non dipendono troppo dalla finanza o dalle proprietà . Prima di applicare il pagamento degli interessi, l’Italia può persino godere di un avanzo primario».
Le buone notizie però finiscono qui. «Nulla ora può evitare una crisi del debito in Italia». Secondo l’Economist infatti i tassi sul denaro che l’Italia prende in prestito resteranno comunque «superiori a prima della crisi».
Per evitare il peggio la Bce dovrebbe impegnarsi a proteggere l’Italia e le banche europee senza se e senza ma.
Quanto al possibile incarico a Mario Monti «la sua nomina – scrive il settimanale – delizierebbe i mercati. Il governo provvisorio avrà  una parte da giocare nei prossimi mesi. Ma le riforme dovranno essere protratte per anni. E questo richiede, più di ogni altra cosa, legittimità  democratica».
In conclusione «perchè l’euro sopravviva serve che l’Italia si salvi».
In questo senso la «promessa» uscita di Berlusconi offre agli italiani, secondo l’Economist, la possibilità  di lasciarsi alle spalle anni di stagnazione, «sociale, economica e politica. È ora di cambiare spiaggia».

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FINANCIAL TIMES: “GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE, UNICA SALVEZZA PER ROMA”

Novembre 10th, 2011 Riccardo Fucile

DURO ATTACCO AL “COMPORTAMENTO IRRESPONSABILE” DI BERLUSCONI CHE “HA MESSO I PROPRI INTERESSI DAVANTI A QUELLI DEL PAESE”…LA STRADA MAESTRA E’ UN ESECUTIVO CHE PORTI AVANTI LE RIFORME CON AMPIA MAGGIORANZA

“L’unica strada possibile per la salvezza di Roma”: è questo il titolo dell’editoriale che apre oggi la pagina delle opinioni e dei commenti sul Financial Times.
Il sottotitolo spiega quale sia questa via da seguire: “Un governo di unità  nazionale deve fare seguito alle dimissioni di Berlusconi”.
L’articolo non firmato, dunque espressione della direzione del più importante quotidiano finanziario d’Europa (e scritto ieri pomeriggio, evidentemente prima delle ultime indicazioni di Berlusconi a favore di un governo di transizione guidato da Mario Monti), comincia notando che il comportamento del Cavaliere negli ultimi giorni non potrebbe essere un migliore esempio della sua   irresponsabilità  politica: “Prima ha rifiutato ostinatamente di dimettersi, quindi ha voluto un voto sul budget 2010 nonostante le ammonizioni che non aveva più una maggioranza, poi dopo averlo perso ha acconsentito a dare le dimissioni ma solo secondo i suoi tempi”, e nel fare ciò ha messo “i propri interessi davanti a quelli del paese”.
La reazione di panico dei mercati è stata la drammatica risposta.
E’ vero che la situazione italiana peggiora in parte per ragioni tecniche, osserva il Ft, ma ciò spiega solo in parte quanto sta accadendo.
“Gli investitori sono preoccupati da quanto ci vorrà  per risolvere la crisi politica”.
In un mondo ideale, prosegue l’editoriale, Berlusconi dovrebbe ripensarci e dimettersi subito. In alternativa, il parlamento deve approvare nel più breve tempo possibile la legge sulle misure d’emergenza richieste da Bruxelles.
Ma a questo punto nemmeno questo basterebbe.
Perciò, conclude il Financial Times, il parlamento deve anche “appoggiare un nuovo governo che porti avanti l’agenda delle riforme, guidato da una figura che può promettere con credibilità  di pareggiare il budget e realizzare un piano di crescita economica.
E deve essere un governo con un’ampia base, inclusa una rilevante proporzione dell’attuale coalizione di centro-destra”.
Nonostante le sue molte debolezze, afferma l’editoriale, l’economia italiana, con una ricchezza stimata in 8600 miliardi di euro cioè quattro volte il debito nazionale, è in condizioni molto migliori della politica italiana.
“I parlamentari italiani devono fare tutto quello che possono per risolvere dunque quello che è il vero problema di Roma”.

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STAMPA ESTERA: IN ITALIA IL “CREPUSCOLO DEGLI DEI”

Novembre 9th, 2011 Riccardo Fucile

ALCUNI TITOLI: “PASSA IL RENDICONTO FINANZIARIO, MA LA MAGGIORANZA NON C’E’ PIU’”… “IL SUO MIGLIOR ALLEATO ORA NE CHIEDE   LE DIMISSIONI”

“Berlusconi perde la maggioranza dopo la richiesta dell’alleato di dimettersi” si legge sulla hompepage del New York Times che riporta l’approvazione del rendiconto finanziario e riprende l’invito rivolto da Umberto Bossi al premier affinchè faccia un “passo di lato”.
La conta, però, ha dimostrato che “non ha più il supporto della maggioranza” e questo “aumenta la pressione per richiederne le dimissioni”.
La CNN si domanda se sia arrivata “la fine di un’epoca” e pubblica un’immagine tratta da una manifestazione dove compare la foto di Berlusconi con la scritta: “Il playboy al di sopra di ogni sospetto”.
Duro il Wall Street Journal che titola: “Berlusconi perde la maggioranza di governo”. Il primo ministro, riporta il quotidiano finanziario, “non è riuscito a radunare la maggioranza in un voto chiave al Parlamento”.
Un fatto che sfocerà  in “una catena di eventi che potrebbe portare alle sue dimissioni e la possibile formazione di un governo di unità  nazionale”.
Occhi puntati sui numeri mancanti anche per il Guardian e per la BBC, che sottolinea le richieste di dimissioni del premier.
The Independent parla invece di un “voto umiliante” per il Cavaliere mentre il   Times riconosce la vittoria sul rendiconto ma la sconfitta della maggioranza.
Dalla Germania, la Bild apre con un titolo shock e parla di un sonoro “schiaffone” nei confronti del Presidente del Consiglio.
Homepage sulla crisi di governo italiana anche per Der Spiegel perchè “Berlusconi ha perso la maggioranza in Parlamento”.
Il sito della tv tedesca N-Tv parla di “Berlusconis Gà¶tterdà¤mmerung”, che riprende l’opera wagneriana “Il crepuscolo degli dei” in un pezzo dal titolo: “State lasciando la nave che affonda” e per il Financial Times Deutschland “Berlusconi è la crisi in persona”.
Su Le Monde “un nuovo voto indebolisce Silvio Berlusconi”, El Mundo si concentra sui numeri mancanti e su “El Pais”
E trovano spazio numerosi editoriali sul Cavaliere tra cui “La atroce agonia dei Caimano”, “L’errore di Berlusconi” e “Dibattito: conviene all’Italia un governo di unità  nazionale?”.
Il quotidiano spagnolo sottolinea infine che la “permanenza di Berlusconi aumenta la pressione sul debito pubblico”.

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STAMPA ESTERA: “ULTIME ORE PER BERLUSCONI?”

Novembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

DAL FINANCIAL TIMES A LE MONDE, DA BILD A EL PAIS, DA EL MUNDO AL NEW YORK TIMES AL WALL STREET JOURNAL: TUTTI I GIORNALI SCANDISCONO UNA FINE VICINA

Le voci sulle possibili dimissioni di Silvio Berlusconi travalicano i confini nazionali e arrivano ben presto all’estero: in Gran Bretagna la BBC apre con la foto del Cavaliere corredata dal titolo “record per i tassi di prestito dell’Italia” e osserva che “la preoccupazione” dei mercati verte “non tanto sull’economia italiana ma sulla sua situazione politica”, oltre a sancire che “potrebbe essere l’inizio della fine per Berlusconi”, riportando le affermazioni di un esperto della City.
“Le speculazioni su Berlusconi irritano i mercati” è invece il titolo, in prima pagina, del Financial Times.
In Francia, la stampa non è più clemente: “Silvio, è finita, inutile accanirsi”, titola Le Monde, citando le parole del ministro dell’interno Roberto Maroni pronunciate ieri a “Che tempo che fa?”.
In Germania il popolare tabloid Bild scrive: “Berlusconi, ultime ore al potere?” ed evidenzia che “il governo è senza maggioranza”.
Per lo Spiegel Online: “Berlusconi nega i rumors sulle sue dimissioni” anche se “i mercati sperano in un suo ritiro”.
In Spagna El Pais titola “Berlusconi accelera i tempi per salvare il governo” benchè, secondo il quotidiano iberico, il premier “stia crollando”.
El Mundo punta l’attenzione sulla volontà  di Berlusconi di non dimettersi:“L’Italia annega nel mercato del debito mentre Berlusconi si aggrappa al posto”.
Oltreoceano, il New York Times in prima pagina titola “Berlusconi nega i rumors sulle dimissioni” e sottolinea come la crisi del debito europeo oggi “ha minacciato il secondo governo dell’Ue (dopo la Grecia, ndr) visto che il sostegno al premier è sembrato erodersi rapidamente”.
Il Wall Street Journal, infine, apre con il titolo “Il futuro di Berlusconi è appeso a un filo” ed evidenzia come il premier stia mettendo in campo “gli ultimi disperati sforzi per salvare la coalizione”.

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FINANCIAL TIMES: “IN NOME DI DIO E DELL’ITALIA, BERLUSCONI VATTENE”

Novembre 5th, 2011 Riccardo Fucile

“IL PREMIER ITALIANO NON HA PIU’ CREDIBILITA E HA RINNEGATO TUTTE LE SUE PROMESSE”

Il Financial Times ha rivolto al presidente del Consiglio italiano un invito inequivocabile: “In nome di Dio, dell’Italia e dell’Europa, vai”.
Il quotidiano inglese dedica alle vicende italiane tutta la prima pagina per affermare quello che nel Belpaese è noto a sempre più persone: “solo un cambio di leadership potrà  ridare credibilità  all’Italia”.
Se il cambio della guardia a Palazzo Chigi è un “imperativo”, il Ft mette però in guardia anche quelli che pensano che la cacciata di   possa essere la panacea di tutti i mali per uscire dalle secche della crisi economica e del debito.
“Sarebbe ingenuo credere che quando Berlusconi se ne andrà , l’Italia possa reclamare subito piena fiducia dei mercati”, scrive il foglio britannico.
Negli articoli di cronaca si sottolinea poi che al G20 di Cannes, l’Italia ha accettato un monitoraggio del Fondo monetario internazionale “altamente intrusivo”.
E, secondo i cronisti inglesi, è una “concessione senza precedenti” perchè l’Italia, per il momento, è un paese che non è ancora fallito.
Ma le parole più brucianti sono nell’editoriale in cui il Cavaliere viene paragonato a   George Papandreou, primo ministro greco. “Tutti e due si reggono su una sottile e risicata maggioranza parlamentare, e tutti e due stanno litigando con il loro ministro delle Finanze. Ma, la cosa più importante di tutte, hanno entrambe la tendenza a rinnegare le loro promesse in un periodo nel quale i mercati sono preoccupati sulle finanze pubbliche dei loro paesi”.
E poi la stoccata finale: “Il rischio che potrebbe minare il Paese riguarda il leader attuale: avendo fallito l’obiettivo di realizzare riforme nelle due decadi passate in politica, Berlusconi manca della credibilità  per portare avanti questi significativi cambiamenti”.
Così, anche se non sarebbe una soluzione a tutti i problemi, “il cambio di leadership è imperativo” e “un nuovo primo ministro impegnato nell’agenda della riforma potrebbe rassicurare il mercato, che è alla ricerca disperato di un piano credibile per bloccare la corsa del quarto debito più grande del mondo”.
Tuttavia il fatto che il Cavaliere sia arroccato alla sua poltrona, è cosa nota anche in riva al Tamigi.
Tant’è che il pezzo dedicato alla politica di casa nostra viene titolato così: “il sopravvissuto dell’Italia determinato a durare”.

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FINANCIAL TIMES: “SAGA DISPERATA DI BERLUSCONI: L’ULTIMO EPISODIO SI AVVICINA ALLA FARSA”

Ottobre 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO DELLA CITY METTE IN PRIMA PAGINA UNA FOTO DEL PREMIER CON LA TESTA TRA LE MANI E RICORDA CHE QUELLO DI OGGI E’ L’ENNESIMO VOTO DI FIDUCIA….SPIEGEL: “IL PDL HA PERSO   FIDUCIA NEL CAVALIERE”

Il Financial Times va giù pesante.
In prima pagina campeggia una foto di Silvio Berlusconi con la testa tra le mani, con accanto Giulio Tremonti dopo il suo intervento alla Camera.
Il titolo è: “Mal di testa: Berlusconi affronta l’ennesimo voto di fiducia”.
Nella didascalia il quotidiano della City ricorda che “quello di oggi è il 51esimo voto di fiducia per l’attuale governo da quanto (il Cavaliere) è tornato al potere nel 2008”. Poi c’è l’analisi impietosa del corrispondente a Roma Guy Dinmore: “L’ultimo episodio della saga disperata di Berlusconi si avvicina alla farsa”.
Dinmore ripercorre le vicende politiche delle ultime due settimane fino al voto di fiducia di oggi, reso necessario dal ‘no’ dell’aula di Montecitorio al primo articolo del rendiconto dello Stato.
Una fiducia che, anche se il presidente del Consiglio dovesse spuntarla per pochi voti, come molti prevedono, “probabilmente confermerebbe che la sua capacità  di controllo durata 18 anni sulle disparate forze del centrodestra sta arrivando alla fine”.
“Il cosa o chi verrà  dopo – si legge ancora sul Financial Times – è la domanda che circola di più a Roma e fa paura ai mercati”, che “hanno punito la conseguente paralisi nelle decisioni aumentando gli interessi sul debito a livelli insostenibili nel lungo termine senza un aiuto sostanziale dell’Ue”.
“Non ci sono alternative” ha detto ieri Berlusconi davanti all’aula semi-deserta (l’opposizione è uscita durante il discorso, ndr), ripetendo uno slogan comune ai tempi di Margaret Thatcher, ricorda il Ft. “Questo almeno è ciò che il miliardario magnate dei media vorrebbe che gli italiani credessero – conclude Dinmore – Gli analisti prevedono elezioni anticipate di un anno, nella primavera del 2012, e i sondaggi non sono favorevoli a Berlusconi”.
Spiegel on line sottolinea le difficoltà  del Cavaliere: anche se oggi supererà  il 51esimo voto di fiducia dal 2008, i suoi più stretti alleati si discostano da lui e la crisi economica è peggiorata a tal punto, che “il Paese di Berlusconi non si può più permettere di non fare niente”.
Nonostante tutto questo, osserva il settimanale tedesco, il premier si è mostrato come al solito: “Fuori dalla Camera dei deputati ha ghignato davanti alle telecamere, ha gridato ai giornalisti di avere ovviamente la maggioranza”.
E dentro, nel suo intervento, ha ribadito che “non c’è alternativa credibile al suo governo”.
Ma questa volta è diverso: “Anche se riuscisse a ricevere la maggioranza, in questi giorni in Italia sta succedendo qualcosa che finora era inimmaginabile: il partito di Berlusconi si allontana dal suo eroe. Il partito di Berlusconi ha perso la fiducia in Berlusconi”, scrive Spiegel che poi ricorda la sconfitta del governo sul rendiconto dello Stato e rimarca che anche alcuni ministri sono arrivati troppo tardi per votare.

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