Destra di Popolo.net

WALL STREET JOURNAL ATTACCA L’ITALIA: “CONTI TRUCCATI PER ENTRARE NELL’EURO”

Ottobre 12th, 2011 Riccardo Fucile

UN EDITORIALE DEL QUOTIDIANO AMERICANO CI PARAGONA ALLA GRECIA E IPOTIZZA CHE LO STATO DELLE FINANZE ITALIANE SIA A RISCHIO SOLVIBILITA’

L’Italia come la Grecia. Ma non solo perchè potrebbe essere il prossimo Paese sull’orlo del naufragio.
L’Italia – accusa apertamente un editoriale del Wall Street Journal – potrebbe aver truccato i conti per entrare nell’euro.
“Ci sono tutte le ragioni per ritenere – scrive Alen Mattich – che il governo italiano sia stato aggressivo almeno quanto gli altri Paesi europei nel mascherare lo stato delle proprie finanze in modo da ottenere l’ingresso nell’area della moneta unica”.
E quindi, prosegue inesorabile, “se il debito pubblico di fondo dell’Italia fosse più alto e/o se lo stato del suo deficit fosse peggiore rispetto alle cifre ufficiali, allora la questione diventerebbe di solvibilità  piuttosto che di liquidità . Si ricordi lo shock avvertito dagli investitori quando la Grecia ammise di aver falsato i propri numeri”.
Il Wsj riconosce i punti di forza dell’Italia, a cominciare dal deficit di bilancio strutturale e dall’avanzo primario atteso (4 punti in termini di Pil, al netto delle spese per interessi), oltre al consistente risparmio privato, che in larga parte finanzia il debito pubblico. Inoltre, il sistema finanziario italiano “sembra più sicuro rispetto a quello di altri Paesi”. A minacciare il Paese sono però intanto la bassa crescita: “E’ probabile che l’Italia continuerà  a flirtare con la recessione, rendendo più difficile per il governo il raggiungimento dei target strutturali”.
Ma la difficoltà  maggiore è costituita dalla mancanza di credibilità , che non dipende solo dalle pessime battute di Berlusconi (“dell’infamous burlesque humor” del premier si parla in apertura dell’articolo), ma è giustificata dallo stato delle finanze italiane: “Il mercato sta probabilmente sottostimando il livello di difficoltà  con il quale l’economia italiana dovrà  confrontarsi e il fatto che l’attuale stato delle sue finanze sia peggiore di quanto riferito”. E se i conti italiani sono truccati, osserva il Wsj, gli acquisti di bond da parte della Banca Centrale Europea non risolveranno certo il problema.

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ENRICO COSTA: UN GHEDINI IN MINIATURA, E’ IL NUOVO RELATORE DELLA LEGGE BAVAGLIO

Ottobre 7th, 2011 Riccardo Fucile

IL PADRE RAFFAELE FU IL PRIMO CASTIGATORE DELLA CASTA LADRONA, IL FIGLIO ORA SI DISTINGUE PER FAR RALLENTARE I PROCESSI E IMBAVAGLIARE LA STAMPA

Sorrideva sicuro alla Camera, il giovane Enrico Costa, pidiellino di nobile lignaggio, avvocato cresciuto (politicamente parlando) all’ombra di Angelino Alfano e Niccolò Ghedini.
L’uscita di scena dalla prima linea del ddl intercettazioni, con porta sbattuta in faccia, della collega ed ex compagna di maggioranza Giulia Bongiorno gli regala nuovamente un posto di primo piano in uno dei ruoli in cui eccelle da sempre: fare lo sherpa di Berlusconi per tutto ciò che riguarda le leggi ad personam.
Si è sempre dato da fare, in questi anni, il deputato di Mondovì, località  in cui torna frequentemente soprattutto in inverno, quando usa la casa natia come base per le sue incursioni sciistiche a Limone Piemonte.
Classe ’69, tombeur de femmes, secondo le leggende metropolitane del Transatlantico politico romano, Costa è stato un soldato attento e fedele alla linea quando si è trattato di difendere con le unghie e con i denti il Lodo Alfano, meglio noto come legittimo impedimento, poi bocciato dalla Corte costituzionale e anche consigliere affezionato dell’ex ministro della Giustizia quando gli toccò di dirimere la questione del conflitto d’attribuzione tra poteri dello Stato sul processo Ruby.
Insomma, come si direbbe: piccoli Ghedini crescono.
E nel caso di Costa si può affermare senza tema di smentita. “Non ci vedo nulla di male — ha sempre schivato così le accuse di piaggeria nei confronti del ‘collega’ anziano — ci deve essere per forza un rapporto stretto tra il responsabile Giustizia del Pdl e il capogruppo in commissione alla Camera…”
Certo, poi però salta agli occhi quando in aula Ghedini lo chiama spesso a sè e pare dargli “consigli” su come muoversi nel limaccioso terreno della commissione Giustizia e chissà  dove altro.
E lui, sussiegosamente, accorre per poi eseguire, ne siamo certi, con cipiglio e innata fierezza sabauda.
Di sicuro l’autonomia non pare una delle migliori qualità  dell’uomo, a differenza del suo genitore, il vecchio liberale cuneese Raffaele Costa, antesignano delle battaglie contro i privilegi della Casta (indimenticabili i suoi libri “L’Italia degli sprechi” e “L’Italia dei privilegi”) purtroppo abbandonate quando lanciò l’erede nel firmamento politico per evitare di fargli ombra.
Il giovane Costa, però, negli ultimi anni si è dato da fare per togliersi di dosso l’ingombrante fama paterna.
Specialmente alla corte del Cavaliere.
Il suo colpo di genio è stato inventarsi (non si sa se da solo o con qualche suggerimento dall’amico Ghedini) quel disegno di legge che presto ritroveremo alla ribalta delle cronache e che rappresenta un obiettivo assoluto per Berlusconi; la legge Costa, ovvero, il processo lungo.
Insomma, il giovane figlio del primo castigatore italiano della casta ladrona è stato l’inventore di quella norma che impedisce al giudice di respingere i testimoni inutili citati dalla difesa e di acquisire le sentenze definitive per non dover dimostrare fatti già  consacrati dalla Cassazione: un trionfo alla corte del re.
A chi, nei primi giorni dopo la presentazione, gli chiedeva conto delle conseguenze, lui rispondeva sicuro: “Rallentare i processi? E perchè mai, offrendo più certezze si potrà  avere l’effetto contrario”.
Il successo, per uno così, non potrà  mancare.
Se poi porterà  a casa anche il ddl intercettazioni “come lo vuole lui” la strada verso via Arenula o via dell’Umiltà  non potrà  che essere spianata.
Piccoli Ghedini crescono felici…

Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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QUELLO CHE CON LA LEGGE BAVAGLIO NON AVREMMO MAI SAPUTO

Ottobre 4th, 2011 Riccardo Fucile

DA RICUCCI A TARANTINI I PM COSTRETTI A CHIEDERE PROROGHE OGNI 15 GIORNI AL COLLEGIO DEI GIUDICI DEL CAPOLUOGO

Ha sempre avuto due obiettivi la legge Alfano sulle intercettazioni.
Sin da quando è stata presentata in Consiglio dei ministri, era il giugno del 2008, governo Berlusconi fresco di un mese.
Complicare, fino ad ostacolarla, la vita dei pm nel permettersi la registrazione di una telefonata per avere la prova di un reato, ridurre di fatto il numero delle conversazioni sotto controllo con la scusa che “costano troppo”.
Vietare del tutto la possibilità  di pubblicare le intercettazioni comunque sopravvissute sui giornali.
Berlusconi avrebbe voluto una legge monstre, intercettazioni “solo per reati di mafia e di terrorismo”, niente corruzione, nessun reato punito fino a dieci anni, il doppio del limite attuale.
Il progetto iniziale non è passato, gli indizi sono rimasti “gravi” (li si volevano “evidenti”), ma resta una legge che costringerà  i pm a chiedere proroghe ogni 15 giorni, dimostrando ogni volta che c’è un’effettiva necessità  di tenere le microspie aperte.
Egli dovrà  rivolgersi a un collegio di tre giudici, che ha sede solo nel capoluogo del distretto, per ottenere gli ascolti.
Sarà  un’odissea.
Quanto ai giornali il bavaglio è assicurato. Pieno e totale. Ascolti blindati.
Nessuna intercettazione potrà  mai essere pubblicata, nè integrale, nè tantomeno per riassunto o nel contenuto. Un buco nero fino al processo.
Tutte le clamorose telefonate uscite in questi anni, dai “furbetti del quartierino” (lo diceva Stefano Ricucci nel 2005 nel pieno della scalata ad Antonveneta), per finire “alla patonza deve girare” detto da Berlusconi a Tarantini nell’estate 2008, tutto dovrà  restare chiuso nel fascicolo del pm.
Anche se queste telefonate saranno contenute nelle ordinanze di custodia cautelare, quindi conosciute dagli avvocati, non potranno in nessuna forma essere raccontate sui giornali. Sarà  censura.
Non c’è altro nome possibile per definire le conseguenze della futura legge.
I DIVIETI
Si potrà  ancora pubblicare l’intercettazione di Berlusconi che definisce “l’Italia un paese di m…”
Quella telefonata, registrata il 24 agosto tra il Cavaliere e il giornalista-faccendiere Valter Lavitola, contenuta negli atti dell’inchiesta di Napoli ora passata a Bari, se fosse stata in vigore la nuova legge sugli ascolti, non sarebbe mai potuta uscire sui giornali.
Nè quella, nè tutte le altre conversazioni tra Tarantini e Lavitola.
E neppure le telefonate tra Tarantini e Berlusconi depositate a Bari con la chiusura delle indagini. Tutto segreto, nè pubblicabile neppure “nel contenuto o per riassunto”.
– Quando si potrà  conoscere la telefonata tra Tarantini e Lavitola in cui il primo definisce “terrificanti” le sue conversazioni con Berlusconi del 2008?
Potrebbero passare degli anni, tanti quanti ne servono a fare il processo, prima di poter leggere quella conversazioni.
Essa, come tutte le altre, sarà  completamente segretata. Bisognerà  aspettare il pubblico dibattimento per poterla conoscere e quindi riferire sui giornali.
Resterà  invece segreta per sempre, chiusa in un armadio blindato in procura, se alla fine l’inchiesta dovesse essere archiviata.
– Si potranno pubblicare le ordinanze d’arresto e gli atti depositati dai pm per gli avvocati di fronte al gip o al Tribunale del riesame?
Nessuna ordinanza, nè atto del fascicolo del pm, verbali, relazioni della polizia, perizie tecniche, potrà  essere pubblicato integralmente sui giornali.
Tutto dovrà  restare segreto e riservato.
È ammesso un resoconto “nel contenuto”, ma soltanto quando i difensori degli imputati avranno avuto conoscenza delle carte. Il fascicolo del pm, nella sua interezza, potrà  diventare noto solo dopo la sentenza d’appello.
GLI OSTACOLI
Il pm potrà  intercettare le persone sotto inchiesta, se permane un indizio di reato, per tutto il tempo che serve o avrà  dei limiti temporali?
Per i reati con una pena fino a cinque anni, il pm potrà  all’inizio intercettare per 30 giorni, e poi per altri 45, ma con tre distinte proroghe.
In seguito, solo se egli è in grado di provare che sussistono “elementi fondamentali per l’accertamento del reato”, il pm potrà  chiedere altre autorizzazioni, che però saranno sempre di 15 giorni ciascuna.
Il pm potrà , come oggi, chiedere al gip che sta nello stesso Palazzo di Giustizia di autorizzare l’intercettazione e chiedergli altresì le proroghe
Non sarà  più il gip il referente del pm per chiedere e ottenere un’intercettazione.
Il pm dovrà  rivolgersi al tribunale collegiale, cioè a tre giudici che dovranno decidere insieme se un telefono può essere messo sotto controllo oppure se si può richiedere un tabulato telefonico. Questa procedura andrà  seguita per ogni intercettazione e, al suo interno, per ogni proroga ogni 15 giorni.
Chi vuole registrare la conversazione di qualcuno per poi fornirne una prova di quanto gli è stato chiesto potrà  continuare a farlo come avviene oggi?
Con la nuova legge rischia di essere punito con una pena fino a tre anni.
La norma prende spunto dal caso D’Addario, la escort barese che registrò le telefonate con il premier e poi produsse i nastri davanti al pm di Bari Pino Scelsi.
Il cosiddetto comma D’Addario, introdotto al Senato, considera fraudolente le registrazioni e le eventuali riprese e ne punisce l’uso “senza il consenso degli interessati”.

Liana Milella
(da “La Repubblica“)

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LA PIOGGIA DI SUSSIDI PUBBLICI SUI GIORNALI: DAL FOGLIO ALL’AVVENIRE

Ottobre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

NEL SECONDO ELENCO: MISSIONE CHI L’HA VISTO…IL FOGLIO RICEVE 3,5 MILIONI DI EURO, L’AVVENIRE CIRCA 6 MILIONI

Ci sono testate leggendarie come la Voce Repubblicana che, fra decine di scissioni atomiche del partito, adesso di leggendario ha soltanto la presenza, trasparente: non si vede in edicola, non si vede sul sito del Pri, a volte compare nella rassegna stampa di Montecitorio.
E poi ci sono le testate politiche trasformate in cooperative, come il Foglio di Giuliano Ferrara, che arranca sempre di più nonostante la proprietà  berlusconiana.
La seconda puntata sui giornali finanziati con i soldi pubblici apre due parentesi: una per i giornali economici e finanziari, Italia Oggi distribuito ovunque e il Denaro di Napoli con una genesi vicina a Forza Italia.
Nella lista c’è l’esempio massimo, la seconda parentesi, di Avvenire.
Il quotidiano dei Vescovi è ricco di nascita, ma riceve ugualmente quasi sei milioni di euro, spende tanto per il personale, somma decine di migliaia di abbonamenti (alcuni omaggio) grazie a una fitta rete di parrocchie e associazioni cattoliche.
La presenza in edicola, che richiede più spese, è abbastanza marginale. Infine c’è un lungo capitolo sui quotidiano locali, soprattutto provinciali, che incassano dal governo milioni di euro e, senza competere su pubblicità  e vendite, magari risparmiando sui giornalisti, riescono a resistere sperando che l’obolo di Stato sia sempre pesante e puntuale.

L’Avvenire
DIRETTORE: Marco Tarquinio
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 5,871 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: l’editore dichiara 107 mila copie diffuse, la gran parte abbonamenti (ricavi per 12,690 milioni di euro) e omaggi. Calcolando incassi per 4,593 milioni di euro e circa 307 uscite l’anno al prezzo di 1,2 euro, il giornale della Cei vende meno di 13 mila copie.
DIPENDENTI: l’organico conta 99 giornalisti e 80 impiegati/dirigenti. Il costo è di 17,362 milioni di euro

La Voce Repubblicana
DIRETTORE: Francesco Nucara
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 634 mila euro maturati nel 2009
VENDITE: la storica testata del Partito Repubblicano esiste ancora, non si vede, non si vende, ma esiste assicura il segretario Nucara al telefono. Anche se le vendite sono di poche centinaia fra iscritti e sezioni
DIPENDENTI: in redazione ci sono 4 giornalisti, aggiunge Nucara, il bilancio 2010 ancora non è disponibile

Italia Oggi
DIRETTORE: Pierluigi Mascagni
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 5,263 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: l’editore dichiara una diffusione di 82 mi-la copie, in gran parte con la voce abbonamenti (incasso di 3,249 milioni di euro). In edicola poche migliaia di copie per introiti pari a un milione di euro
DIPENDENTI: in organico ci sono 36 dipendenti di cui 28 giornalisti. Il costo per il personale è di 2 milioni di euro

Il Denaro
DIRETTORE: Alfonso Ruffo
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,455 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: nel bilancio 2010 c’è soltanto la voce aggregata di vendite sia da abbonamenti che da edicola pari a 1,411 milioni di euro. Il giornale esce 5 volte la settimana, vende in Campania meno di 3 mila copie
DIPENDENTI: il costo del personale è in costante crescita, adesso è di1,541 milioni di euro. L’organico conta 40 unit�

Il Foglio

DIRETTORE: Giuliano Ferrara
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,441 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: nel bilancio 2010, firmato dal ragioniere Spinelli, il cassiere di B. per il condominio Olgettina, si evince che i ricavi dalle vendite, escluso gli abbonamenti, è di 2,677 milioni di euro. Esce 6 volte la settimana al prezzo di 1,3 euro, dunque vende circa 6700 copie
DIPENDENTI: L’organico conta 29 unità , di cui 23 giornalisti, per un costo pari a 1,892 milioni di euro

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QUANTI LAVITOLA DI CARTA: GIORNALI CHE RICEVONO SOLDI, CHI VENDE E CHI RUBA

Ottobre 1st, 2011 Riccardo Fucile

IL QUOTIDIANO DEI SOCIALISTI, STORPIATO NEL NOME E NEI CONTENUTI, PESA 17 MILIONI: QUESTA E’ LA CIFRA CHE IL GOVERNO HA VERSATO A UNA SOCIETA’ DI LAVITOLA, IL PESCIVENDOLO LATITANTE

Martedì la Guardia di Finanza ha perquisito la redazione di Avanti! in via del Corso a Roma: come spende Lavitola, editore e direttore, i fondi per l’editoria?
Più di 2,5 milioni di euro soltanto nel 2010.
Il sottosegretario Paolo Bonaiuti, portavoce del Cavaliere, annuncia la rivoluzione di carta: basta favori, basta copie finte, soldi legati a vendite e occupazione.
Bonaiuti dovrebbe cominciare con le quattro pagine dell’amico Valter.
Non sapremo mai la diffusione e le spedizioni di una società  che nasconde nel bilancio migliaia di euro fra voci mezze vuote e capitoli di spesa stile cruciverba, una casella bianca, una nera.
La nostra prima puntata sui contributi ai quotidiani strascina con sè una promessa: ci sono testate come l’Unità  e il Manifesto con bilanci specchiati, vendite certificate e prodotti veri, che rischiano di pagare le conseguenze di uno sciagurato Lavitola.
E tanti emuli di Lavitola, blindati nel sottobosco di giornali di partito o presunti tali.
Sarebbe interessante capire perchè la Discussione, 2,530 milioni di euro nel 2010, inserisce nel bilancio l’affitto di un’Audi A8.
Sarebbe istruttivo capire perchè l’Opinione, 2 milioni di euro nel 2010, evita di riportare l’incasso con le vendite in edicola, tanto per fare una divisione con i numeri stampati nell’anno e approssimare le copie che un lettore paga (!). Sarebbe una scommessa da brividi trovare un italiano che compra Lab il Socialista, il giornale su misura del governatore campano Stefano Caldoro, mezzo milione di euro nel 2010.
Purtroppo, è pura fantasia.

L’Avanti

DIRETTORE: Valter Lavitola
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,530 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il quotidiano di 4 pagine è praticamente inesistente in edicola, nel bilancio 2010 dichiarava meno di 2 mila euro ricavati con gli abbonamenti e 972 mila con la distribuzione senza specificare di che tipo
DIPENDENTI: nel 2010 hanno lavorato per la testata 15 giornalisti, il costo del personale era di 642 mila euro

Liberazione
DIRETTORE: Dino Greco
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,340 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il giornale comunista prima del fallimentare governo Prodi e di varie scissioni nel partito vendeva sempre oltre le 10 mila copie, adesso supera a fatica le 3 mila copie compresi i circa 750 abbonamenti sottoscritti DIPENDENTI: non è ancora consultabile il bilancio 2010, ma nell’anno risultavano in organico 15 giornalisti

La Padania
DIRETTORE: Leonardo Boriani
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,896 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: nelle tante cause di lavoro, dovendo giustificare l’uscita di tanti giornalisti, l’editore disse che 5 mila copie al giorno di venduto fra edicola, partito e abbonamenti, sono poche anche per la Lega
DIPENDENTI: in questi anni, più volte la società  Editoriale Nord ha fatto ricorso alla cassa integrazione. Il costo per il personale resta alto: 2,250 milioni di euro

Secolo d’Italia
DIRETTORE: Marcello De Angelis
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,952 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: dal bilancio 2010 risulta che ha ricavato dalle edicole 181 mila 978 euro, esce 260 volte l’anno, dunque vende circa 700 copie al giorno DIPENDENTI: in organico ci sono 39 persone, di cui 8 impiegati e 8 operai. Il costo del personale è di 1,832 milioni di euro

Terra
DIRETTORE: Pino Di Maula
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,484 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: nel bilancio 2010 risulta che ha ricavato dalle edicole 188 mila e 409 euro, esce 307 volte l’anno al prezzo di un euro e dunque vende circa 613 copie al giorno
DIPENDENTI: il bilancio 2010 non specifica il numero del personale in organico, ma dichiara costi per 825 mila euro

Liberal
DIRETTORE: Ferdinando Adornato
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,798 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il giornale del deputato Udc, ex Forza Italia, dichiara nel 2010 ricavi da vendita di quotidiano e riviste di 630 mila euro. “Cronache di Liberal”, dicono, esordì con 100 mila copie di tiratura, ora la presenza in edicola è marginale
DIPENDENTI: il numero del personale non è specificato, ma i costi sono pari a 1,245 milioni di euro

EUROPA
DIRETTORE: Stefano Menichini
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,527 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: l’ex quotidiano della Margherita, ora del Pd, nel 2010 ha incassato 453 mila e 916 euro dalle vendite per diffusione (edicola e promozioni, dunque feste) escluso abbonamenti. Esce 260 volte l’anno, vende circa 1500 copie al giorno
DIPENDENTI: l’organico conta 25 unità , di cui 21 giornalisti per un costo di 1,618 milioni di euro

L’Opinione
DIRETTORE : Arturo Diaconale
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: la nota integrativa al bilancio 2010 tiene insieme il valore di produzione, omettendo i ricavi da edicola. Il direttore Diaconale riferisce di 3 mila copie vendute e 20 mila di tiratura al giorno
DIPENDENTI: il bilancio ignora anche il numero dei dipendenti, ma riporta il costo del personale pari a un milioni di euro

l’Unità 
DIRETTORE: Claudio Sardo
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 6,337 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: in questi giorni di settembre la tiratura oscilla tra 140 e 120 mila copie. Le vendite dichiarate dall’editoriale, secondo la media giugno 2010-maggio 2011, sono di 42.314 copie
DIPENDENTI: al bilancio 2009, depositato nel 2010, il costo del personale, in costante discesa, era pari a 9,833 milioni di euro

il Manifesto
DIRETTORE: Norma Rangeri
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 3,745 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: la tiratura media in questi giorni di settembre oscilla intorno alle 70 mila copie, il 2010 si è chiuso con 18.887 copie vendute al giorno, di cui 15.936 in edicola, gli abbonamenti sono 1903
DIPENDENTI: l’organico è diminuito nel 2010 di 3 unità , scendendo a 83 di cui 58 giornalisti. Il costo del personale è pari a 3,202 milioni di euro

RINASCITA
DIRETTORE: Ugo Gaudenzi
CONTRIBUTI: nel 2010 la cooperativa di giornalisti ha ricevuto 2,489 milioni di euro maturati nel 2009
VENDITE: il bilancio 2010 non è stato depositato, nel 2009, è incerta la vendita in edicola, il direttore dichiara una tiratura di 20 mila copie al giorno DIPENDENTI: i giornalisti in organico sono 16 più amministrazione e segreteria, nel 2009 il costo del personale era pari a 828 mila euro

La Discussione
DIRETTORE: Antonio Falconio
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 2,530 milioni di euro maturati nel 2009 VENDITE: il giornale del deputato Giampiero Catone, ex Pdl, ora al Gruppo misto, per un attimo in Fli, dichiara ricavi di vendita per 1 milione di euro sommando edicola e abbonamenti. Vende meno di 2 mila copie al giorno DIPENDENTI: Il personale è soltanto di 13 unità  per un costo di un milione di euro. Divertente la voce in bilancio di un leasing di un’Audi A8 dal valore di 99 mila euro

Il socialista Lab
DIRETTORE: Pino de Martino
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 480 mila euro maturati nel 2009 VENDITE: il direttore editoriale è Stefano Caldoro, governatore della Campania. La società  non ha ancora depositato il bilancio 2010, nel 2009 dichiarava 385 mila euro di vendite fra edicole e abbonamenti. Il quotidiano del nuovo Psi venderà  poche centinaia di copie
DIPENDENTI: sul sito risultano due soli redattori, ma il costo del personale è pari a 184 mila euro

Democrazia Cristiana

DIRETTORE: Alfredo Tarullo
CONTRIBUTI: nel 2010 ha ricevuto 303 mila euro maturati nel 2009 VENDITE: nel bilancio 2010, il quotidiano fondato dal ministro Gianfranco Rotondi, dichiarava soltanto 505 euro incassati dalle edicole e 119 mila con gli abbonamenti.Le vendite sono di poche decine al giorno con una diffusione soltanto ad Avellino, città  natale del ministro
DIPENDENTI: la redazione conta due giornalisti, il costo del personale è pari a 96 mila euro

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“QUESTO E’ UNO STATO DI POLIZIA” DICE BERLUSCONI: INFATTI VUOLE METTERE IL BAVAGLIO AL WEB CON LA NORMA “AMMAZZA BLOG”

Settembre 26th, 2011 Riccardo Fucile

COME NELLE DITTATURE SUDAMERICANE: OBBLIGO DI RETTIFICA ENTRO 48 ORE, NESSUNA POSSIBILITA’ DI REPLICA, MULTE SALATE… VA IN ONDA LA CENSURA SULLA STAMPA CON IL DECRETO ANTI-INTERCETTAZIONI

Il governo torna alla carica sul ddl intercettazioni, fortemente voluto dal premier Silvio Berlusconi.
Una questione su cui l’esecutivo è orientato a porre la fiducia, bloccando la via a ogni eventuale emendamento.
Ma il disegno di legge attualmente allo studio contiene ancora la norma cosiddetta “Ammazza blog”, una disposizione per cui, letteralmente, ogni gestore di “sito informatico” ha l’obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione.
Non c’è possibilità  di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa.
Una misura che metterebbe in ginocchio la libertà  di espressione sulla Rete, e anche le finanze di chi rifiutasse di rettificare, senza possibilità  di opposizione, ciò ha ritenuto di pubblicare.
Senza contare l’accostamento di blog individuali a testate registrate, in un calderone di differenze sostanziali tra contenuti personali, opinioni ed editoria vera e propria.
Ai fini della pubblicazione della rettifica, non importa se il ricorso sia fondato: è sufficiente la richiesta perchè il blog, sito, giornale online o quale che sia il soggetto “pubblicante” sia obbligato a rettificare.
Ecco il testo: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità  della notizia cui si riferiscono”.
Al di là  delle diffamazioni e degli insulti, ogni contenuto sul web diventerebbe potenzialmente censurabile, con l’invio di una semplice mail.
E sul ddl intercettazioni, il governo ha particolarmente fretta: il documento potrebbe passare così com’è entro pochi giorni.
Un caso unico in Europa che, come in passato, sta già  allarmando il popolo del web e mobilitando i cittadini in favore della difesa della libertà  di informazione, come già  accaduto ai tempi della contestata delibera AgCom.

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STAMPA ESTERA UNANIME: “ITALIA IN COMA BERLUSCONIANO”

Settembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

ALLARME E IRONIA SULLA STAMPA INTERNAZIONALE, VIGNETTE SARACASTICHE E ANALISI IMPIETOSE…”PIU’ VICINI AL MEDIOEVO CHE ALL’EUROPA”

“L’effetto Italia”. Lo chiama così, ormai, il Financial Times, e poi spiega quali conseguenze può mettere in atto: “il declassamento del rating solleva timori per l’eurozona”.
In altre parole, l’instabilità  italiana rischia di affondare l’euro.
Una preoccuazione che un altro grande quotidiano inglese mette in prima pagina, accoppiando il titolo, “In zona pericolosa”, con una foto di Berlusconi a occhi chiusi e mani giunte, l’immagine di un leader sconfitto.
Tutta la stampa e i netowrk televisivi internazionali battono su questo tasto, segnalando i nuovi rischi creati dal taglio del rating di Standard & Poor’s, rischi per l’Italia e per l’Europa.
E i media stranieri ironizzano anche sulla reazione del presidente del Consiglio secondo cui l’abbassamento del rating sarebbe solo “colpa dei giornali”, anzichè della crisi e della sua scarsa leadership, distratta da processi e prostitute.
Se un’immagine vale più di mille parole, in proposito la dicono lunga due vignette sulla stampa britannica.
Una dell’Independent ritrae Berlusconi, con il suo solito sorriso, intento a suonare
una viola che ha il corpo di una donna nuda inginocchiata ai suoi piedi: lo spartito della musica s’intitola “Fai il bunga bunga”, e intanto alle spalle del premier sta bruciando il Colosseo.
Anche la seconda vignetta, sul Sun, allude a Nerone che suonava la cetra mentre bruciava Roma: in questo caso Berlusconi, accompagnato da due giovani donne in abiti discinti, viene affrontato da un centurione con la scritta Fondo Monetario Internazionale sul mantello, a cui dice, “Crisi? Quale crisi?”, mentre dietro di lui brucia il Colosseo e crolla il Pantheon.
Non è solo questione di battute, tuttavia.
In una lunga analisi del caso italiano, il corrispondente da Roma del Financial Times, Guy Dinmore, spiega quale sia la ragione del taglio del rating: “La riluttanza dell’Italia a fare i cambiamenti necessari alla crescita dell’economia ha spinto Standard & Poor’s ad agire”. Altro che “tutta colpa dei giornali”.
Il quotidiano della City nota che alla base di tutto c’è il fallimento da parte di Berlusconi di mantenere quello che aveva promesso, cioè una “rivoluzione liberale” in grado di risvegliare il paese.
A questo punto, conclude il Ft, “i commentatori dei media in pubblico, e alti funzionari di governo in privato, parlano perfino con speranza di un altro ’25 luglio’, riferendosi al giorno del 1943 in cui re Vittorio Emanuele arrestò Mussolini dopo che gli alleati del Duce nel Gran Consiglio del fascismo si erano rivoltati contro di lui”.
Un altro commentatore, Nils Pratley sul Guardian, osserva che c’è una differenza tra la crisi economica in Spagna e quella italiana: “Non si sentono tanti industriali spagnoli fare commenti” negativi sulle misure d’emergenza del proprio paese, del tipo di quelli fatti da Sergio Marchionne quando si è lamentato recentemente che “il tempo degli impegni nebulosi, non speciicati e non dettagliati è finito”.
In un altro articolo, il Guardian cita anche le aspre critiche mosse al governo dal presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, secondo cui gli italiani sono “stufi di essere uno zimbello internazionale”.
Il Wall Street Journal e la Bbc mettono l’accento sulla poco convincente difesa del nostro premier, a proposito delle “colpe dei giornali” come motivazione del declassamento del rating italiano.
Mentre un tabloid popolare londinese, il Daily Express, preferisce oggi dedicare un paginone al “mondo vizioso di cortigiane da 10 mila sterline a notte” che circonda il capo del governo italiano.
Il tedesco Der Spiegel è il più duro di tutti: “L’economia italiana è in declino – scrive – e potrebbe trascinare tutta l’Eurozona con sè. Ma il primo ministro Berlusconi ha problemi più importanti per cui essere preoccupato: ha quattro processi sul collo, ogni giorno qualcosa di nuovo che rivela la sua stravagante vita privata. Rimane poco tempo per la politica”. E ogni mattina, quando si alza e si guarda allo specchio “ripete ‘mi piaccio, mi piaccio, mi piaccio'”.
Questo è il ritratto del nostro primo ministro dato dal Der Spiegel, che ricostruisce gli ultimi scandali che hanno coinvolto l’uomo da cui tutti si aspetterebbero una presa di posizione sui rischi per l’economia italiana preventivati da Standard and Poor’s.
“Tutti contro Berlusconi” intitola invece il Die Welt di Berlino.
“Il primo ministro ha risposto con rabbia – scrive il quotidiano – al declassamento di Standard and Poor’s: ‘è una scelta politica’, e minaccia una querela”.
La reazione furiosa del capo di governo è al centro anche dell’analisi sulla situazione italiana del Berliner Morgenpost: “Il primo ministro italiano Berlusconi – scrivono – ha reagito con rabbia al downgrade dei titoli di stato italiani. Ma la decisione dell’agenzia di rating è basata sul volto realistico dei piani di riforma varati dal governo”.
Il Kleine Zeitung riprende il governo: “Declassamento dei titoli, Berlusconi dice ‘non ho alcuna colpa’. Ma si fida di lui solo un quarto del Paese”.
La stampa francese incalza. “L’Italia è un bordello”, “Berlusconi sul filo del rasoio”, “L’Italia è in un coma berlusconiano”.
Le Monde intitola “L’Italia paga il prezzo della decandenza” ricostruendo, in uno zapping televisivo, le informazioni date dai media francesi sul declino economico, politico, e morale del Bel Paese.
“La notizia del declassamento, per gli italiani, più che uno schock è il calvario che continua, il prezzo da pagare per la decandenza morale del Paese” conclude la giornalista. “Berlusconi sul filo del rasoio”, intitola Le Figaro, ripercorrendo le divisioni interne alla maggioranza.
France Soir riprende lo stesso refrain: “L’instabilità  politica e la debolezza della crescita aumentano i dubbi sul futuro del Paese”.
La scelta di Standard&Poor’s sarebbe un allarme contro un governo debole e attraversato da scandali.
Il Courier International insiste: “Berlusconi, detto il degradante”, intitola, spiegando:”Se l’agenzia di rating Standard and Poor’s ha declassato l’Italia, la colpa è in particolar modo del presidente del consiglio, le cui azioni scandalose e l’assenza dai problemi del Paese lasciano la popolazione nel caos”.
Dalle testate americane la situazione italiana è ritenuta più che grave. In un reportage di ieri sul New York Times, la corrispondente Rachel Donadio ricostruisce un’Italia più vicina al Medioevo che all’Europa: “Per un numero sempre maggiore di critici – scrive – i dettagli scabrosi sui party del primo ministro, così come l’attitudine cospirativa con cui ogni critica è vista come una mancanza di lealtà , non sono che le ultime prove del fatto che il governo Berlusconi, benchè eletto democraticamente, è evoluto in qualcosa di un’altra epoca: una corte reale, dove ognuno, dai membri della coalizione alle giovani ospiti delle feste, serve solo al piacere del principe”.
Un sistema di corte regge così il governo, cui importano più i problemi di politica interna che non la crisi finanziaria che arriva a colpire anche l’Italia.

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I MEDIA TEDESCHI ALL’ATTACCO DEL BUNKER DELL’ESPERTO DI CULONI: “IL PEGGIORE CAPO DI GOVERNO D’EUROPA”

Settembre 22nd, 2011 Riccardo Fucile

“A BERLUSCONI MANCANO GIUDIZIO E RAGIONE”…”LA SUA REAZIONE E’ SEMPLICEMENTE QUELLA DI INVEIRE”…PIOVONO CRITICHE SIA DA DESTRA CHE DA SINISTRA

“Bunga bunga Berlusconi ci farà  affondare tutti in un aggravamento della crisi dell’euro? E’il peggior capo di governo d’Europa”.
L’interrogativo e l’accusa, sparate online dal sito della Bild, il quotidiano più letto d’Europa, riassume ed estremizza con efficacia il durissimo giudizio tedesco.
Come Standard&Poor sottolinea il problema dell’Italia è soprattutto politico, ma Berlusconi ancora una volta sembra non saper far nulla di meglio che inveire.
Ecco in sostanza il giudizio a caldo dei massimi media tedeschi, appena uscito nelle loro edizioni online a commento del declassamento dell’Italia da parte della grande agenzia di rating internazionale e soprattutto delle reazioni del presidente del Consiglio.
Un giudizio sparato in apertura o tra i primi titoli dei siti, che unisce trasversalmente media conservatori, liberal e progressisti, testate filogovernative o critiche verso l’esecutivo.
E che fornisce una conferma drammatica del pessimo rating politico di Berlusconi agli occhi dell’establishment della prima potenza europea.
“Standard&Poor ammonisce che l’insufficienza di riforme e la prospettiva di instabilità  politica sono problematiche, ma a Berlusconi mancano ravvedimento, giudizio, ragione, per cui la sua reazione è semplicemente quella di inveire contro l’agenzia di rating accusando i media e parlando di decisione fuori dalla realtà  e mossa da motivazioni politiche”, sottolinea Spiegel online.
Il quale sottolinea in modo impietoso i dati del debito sovrano italiano e della debole crescita economica.
Non meno duro il giudizio della Sueddeutsche. Il sito del quotidiano liberal di Monaco sottolinea che il downgrading è “un duro colpo al governo Berlusconi e alla sua lotta contro l’alto debito pubblico”, anche se non soprattutto perchè Standard&Poor mette sotto accusa la perdurante incertezza politica a Roma. Berlusconi, commenta la Sueddeutsche, “reagisce sfrenato”.
Di “duro colpo all’Italia” parla la liberalconservatrice Frankfurter Allgemeine.
Il declassamento deciso dall’agenzia, nota, sottolinea l’insufficienza di riforme e le carenze della manovra, e il premier reagisce subito con accuse.
Die Welt, quotidiano conservatore e filogovernativo di qualità  dell’editoriale Springer mette in rilievo come “attualmente Silvio Berlusconi non appare in grado di far uscire il paese dalla crisi”.
Spietato, anche con le immagini, Bild online.
Apre la sezione economia con una foto, con un euro spaccato in fotomontaggio al centro del tricolore e un’immagine di Berlusconi colto in una smorfia.
Bunga bunga Berlusconi ci tirerà  tutti a fondo?, si chiede l’articolo di Bild online. Ricorda il peso del debito pubblico italiano, cita i sondaggi sul crollo di popolarità  del Cavaliere, e sottolinea le critiche italiane e internazionali alla sua politica economica e di bilancio.
Non solo: definisce Berlusconi “il peggior capo di governo d’Europa” e racconta ancora una volta ai lettori gli scandali sessuali, il suo vantarsi (nelle note registrazioni) di aver posseduto otto donne, i processi a suo carico.
Nuovo colpo per l’euro, dice ancora Bild, e citando fonti del partito di maggioranza relativa (la CduCsu della cancelliera Merkel) sottolinea come per motivi politici il caso Italia sia pericoloso per tutta l’Eurozona e per le tasche degli elettori tedeschi.
Il giudizio di Standard&Poor, e la sua sottolineatura delle motivazioni soprattutto politiche del basso rating italiano, sono anche l’apertura dei tg del mattino della Ard, l’autorevole prima rete tv pubblica tedesca 8, e del suo sito.
Insomma, bocciatura da parte dei media della potenza-guida dell’Unione europea, non solo da Standard&Poor.
Bocciatura doppia: per le cifre e le cause del declassamento, e per la reazione tutta invettive del premier.

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“BERLUSCONI E’ ZOTICO E VOLGARE”: LA STAMPA TEDESCA CONTRO IL PREMIER

Settembre 21st, 2011 Riccardo Fucile

DER SPIEGEL COMMENTA L’INTERCETTAZIONE IN CUI IL CAVALIERE INSULTA LA MERKEL: “PAROLE CHE DIFFICILMENTE POSSONO ESSERE SUPERATE PER VOLGARITA’ E ROZZEZZA”

Il capo del governo italiano avrebbe detto «cose brutte» su Angela Merkel e i diplomatici adesso temono una crisi italo-tedesca.
Con questo incipit, e con un titolo ancor più esplicito, “Zotico e volgare”, il settimanale Der Spiegel torna sulle parole “sconce” che Silvio Berlusconi avrebbe pronunciato per definire la sua collega tedesca.–
E il settimanale, al contrario di altri media tedeschi, decide di metterle nero su bianco: “culona inchiavabile” avrebbe detto il presidente del Consiglio italiano, secondo quanto riportato dal Fatto quotidiano.
Poi lo Spiegel si lancia in un analitico tentativo di tradurre ad uso tedesco la colorita definizione.
«Si tratta di parole che possono difficilmente essere superate in quanto a volgarità  e rozzezza», commenta il settimanale, che oltretutto provengono dal premier della terza potenza economica europea e inoltre si rivolgono, offendendolo, al cancelliere di un paese che più di qualsiasi altro contribuisce al salvataggio dell’euro.
Non è la prima volta che Angela Merkel deve sopportare lo humor “sguaiato” del Cavaliere: quando a Trieste nel 2008 le fece cucù all’improvviso da dietro una statua, o quando a un importante vertice Nato in Germania fece attendere la padrona di casa a lungo sulla porta mentre era al telefono.
Ma nel mezzo di questa crisi – conclude lo Spiegel – queste esternazioni sono «insopportabili».
Poi lascia la parola a Antonio Puri Purini, ex ambasciatore italiano a Berlino: «Non è più un’Opera Buffa, ma una Tragedia. Dopo queste voci, chi potrà  ancora porgere la mano all’Italia, che pure ne ha così tanto bisogno in questa drammatica situazione economica?».

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