Settembre 20th, 2011 Riccardo Fucile
“IN GERMANIA BASTA NOMINARE BERLUSCONI E TUTTI SI METTONO A RIDERE”…”IL PIU’ ANONIMO CONSIGLIERE COMUNALE QUA SAREBBE STATO COSTRETTO A DIMETTERSI: I TEDESCHI NON COMPRENDONO COME GLI ITALIANI RIESCANO A CONVIVERE CON TALE DEGRADO MORALE”
«Sospetti simili qui bastano a far dimettere un viceconsigliere comunale». 
Così parla Giovanni di Lorenzo, direttore di Die Zeit.
Direttore, che impressione fanno queste rivelazioni?
Non sembrano nuove, completano un’ immagine già ben nota. Quanto accade in Italia con Berlusconi in Germania non solo è inconcepibile, appare surrealeo tragicomico. Parlavo la settimana scorsa a due conferenze, con pubblico borghese. Bastava nominare Berlusconi o il suo governo e scoppiavano a ridere. Come italiano ciò mi addolora molto. E le voci di frasi irripetibili sulla cancelliera?
Voci, senza prove esaurienti come invece per le escort. Ma per come conosco la cancelliera, non farebbe una piega, non reagirebbe, perchè parliamo di qualcosa al di sotto del livello di una persona civile.
In Germania un politico locale, Boetticher, si è dimesso per un amore vero con una minorenne. Cosa sarebbe di un cancelliere che recluta escort?
Non riuscirebbe a sopravvivere una settimana. In Italia si sa da anni, senza conseguenze».
Con che conseguenze per l’ immagine dell’ Italia?
In Germania stupisce anche che tutte le intercettazioni finiscano sui giornali. Proprio in questo momento così drammatico rivelazioni da film di cattivo gusto sono il massimo di quanto non ci si vorrebbe aspettare. L’ abitudine a simili notizie dall’ Italia sfiora l’ inverosimile, in una Germania certo non bigotta: Boetticher si è dimesso non per l’ amore con la minorenne, ma perchè l’ aveva lasciata prima di candidarsi. Ministro degli Esteri e sindaco governatore della capitale sono gay dichiarati, il cattolico governatore bavarese ha un figlio extraconiugale e nessuno si scandalizza».
L’ imprevedibilità dell’ amore è diversa dal pagare escort?
Qui il solo sospetto basterebbe a far dimettere un viceconsigliere comunale. I tedeschi, sia di destra che di sinistra, non capiscono come gli italiani riescano a convivere con tale degrado morale. Se almeno un governo moralmente impresentabile lavorasse bene sul debito, sui gravissimi problemi del paese, chiunque lo governi. Invece no, vedono un governo concentrato sui propri problemi.
L’ Italia può ancora salvarsi?
Gli italiani sono capaci di tutto, persino di salvarsi. Qui causa scetticismo l’ apparente mancanza di forza di costruire un’ alternativa politica. –
Andrea Tarquini
(da “La Repubblica“)
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Settembre 17th, 2011 Riccardo Fucile
I SOSPETTI CHE LE INTERCETTAZIONI DI BARI SIANO STATE DEPURATE NELLE PARTI PIU’ SCABROSE: I DUBBI SUL RITARDO DEGLI ATTI DI BARI
«Stavolta una mano, almeno a Bari, ce la sta dando il procuratore Laudati. Ma non andrà
sempre così, come dimostra il massacro di Napoli. Sulle intercettazioni, ancora una volta, Napolitano mi ha fermato, ma io vi dico che entro un mese farò approvare la nuova legge»
È guerresca la voce di Berlusconi quando, con gli Alfano, i Verdini, i Ghedini, annuncia l’offensiva d’autunno.
Sul suo tavolo, a palazzo Grazioli, c’è ancora in bella vista il testo del decreto che, appena 24 ore prima, ha avuto perfino l’ardire di mandare al Quirinale.
Creando lì disappunto e fastidio profondissimi.
L’ora di pranzo, l’incontro col capo dello Stato terminato da neppure mezz’ora.
Ed ecco i motociclisti partire alla volta del Colle con il provvedimento urgente che il Cavaliere vorrebbe licenziare in serata nel consiglio dei ministri.
Napolitano gli ha già detto che non lo firma. Ma lui intigna. Tipico dell’uomo.
Passa un’ora, ma il silenzio del Quirinale è più eloquente di qualsiasi replica.
È in ansia per quello che potrà uscire dalla procura di Bari, le famose telefonate con Tarantini in cui parla pure della Merkel.
Ma c’è chi, solerte, lo rassicura.
«Stai tranquillo – gli dicono- quel procuratore è amico nostro. Vedrai che alla fine da lì non esce niente di catastrofico, nè un’incriminazione per favoreggiamento nella prostituzione, nè le tue telefonate imbarazzanti».
Lui non si tranquillizza.
Vuole subito la famosa legge bavaglio, quella che impedisce ai giornalisti di pubblicare subito gli atti di un processo e “silenzia” del tutto i brogliacci delle conversazioni.
Nella legge alla Camera, pur frutto di un compromesso con Fini e la Bongiorno, le intercettazioni non si salvano.
Le trascrizioni potranno diventare pubbliche solo durante il processo.
Questo c’era scritto nel decreto su cui Berlusconi ha tentato di forzare la mano.
Ci dorme sopra. Ma si sveglia con lo stesso chiodo fisso.
E parte la parola d’ordine in tutto il mondo berlusconiano.
Non a caso anche il direttore del Tg1 Minzolini s’impegna nel solito editoriale salva-Silvio.
Arriva a paragonare l’urgenza della manovra con la stessa urgenza di cambiare le norme sugli ascolti. Per tutta la giornata ha dato ordini precisi a Cicchitto e Quagliariello.
«Non dobbiamo perdere questo treno. Abbiamo pure la copertura di Napolitano che ha detto di accelerare la legge. Noi lo prendiamo in parola. Per fine ottobre la legge deve stare in Gazzetta. Non voglio più stare in ansia come in questi giorni».
Perchè ha paura davvero Berlusconi.
Terrore che a Bari il procuratore Laudati lo “tradisca”.
Per carità , i suoi non fanno che rassicurarlo.
Ma una svista, anche piccola, può capitare. Per tutto il giorno segue le agenzie.
Convinto che qualche brandello di telefonata alla fine esca. Invece niente.
Gli dicono i suoi: «Hai visto? Ti devi fidare. Quella situazione è sotto controllo».
In effetti il procuratore, arrivato a Bari direttamente dall’ufficio accanto a quello dell’ex Guardasigilli Alfano, il suo bel lavoro pare che lo abbia fatto.
Centomila intercettazioni aveva raccolto l’ex pm Pino Scelsi, il primo titolare del caso escort che, esasperato dai metodi di Laudati, ha preferito andarsene alla procura generale.
Di quelle centomila che resta ora nelle carte depositate? Solo dei “riassunti”.
Uno zelo che anticipa e va perfino oltre l’ormai prossima legge bavaglio.
Perchè lì è scritto che il “riassunto” dovranno farlo i giornalisti, ma negli atti le trascrizioni devono esserci. Invece a Bari il “riassunto” l’avrebbero fatto direttamente i pm.
Chissà se gli avvocati saranno contenti. Chissà se il diritto alla difesa sarà ugualmente tutelato. Chissà se quei “riassunti” non finiscono per sbianchettare qualcuna delle frasi di Berlusconi che lo hanno spinto a dire a Napolitano: «Lo sa, presidente, che se esce questa roba non ne vanno di mezzo io e il governo, ma tutto il Paese?».
E invece niente.
Gli atti opacizzano le responsabilità del premier.
Nel centrodestra arriva perfino a circolare la voce, seccamente smentita dal Quirinale, che consiglieri molto vicini al presidente siano intervenuti con i pm di Bari per chiedere se l’Italia, dopo l’uscita di queste intercettazioni, potrebbe rischiare una clamorosa rottura con paesi amici. Per adesso un fatto è certo.
Le carte ritardano. Rinvio su rinvio.
Quei brogliacci sono rimasti chiusi nel cassetto di Laudati dal 23 giugno, giorno in cui la Gdf ha consegnato il rapporto. Poi le vacanze.
Ora si aspetta oltre. Niente file o chiavette, solo copie cartacee.
Pare una singolare strategia per dare tempo al premier.
Se avesse fatto il decreto, un buio tombale sarebbe caduto sull’inchiesta.
È il buio che, se l’accelerazione di Berlusconi andrà a buon fine, cadrà su tutte le indagini italiane. Lui, mai come stavolta, è deciso ad andare fino in fondo.
«Mi hanno intercettato infischiandosene dell’immunità . Centomila registrazioni, puntualmente sputtanate sui giornali. Alla fine chi si vuole rinviare a giudizio? Berlusconi, non certo i pm che passano le carte».
Parla così dice il Cavaliere. Che, accompagnando alla porta i suoi interlocutori, chiude così: «Ha detto bene “Minzo”, le intercettazioni urgenti e sacrosante come la manovra. Sarà il mio slogan del prossimo mese».
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Settembre 14th, 2011 Riccardo Fucile
DURO EDITORIALE DEL QUOTIDIANO: “L’ITALIA MINACCIA LA STABILITA’ FINANZIARIA DEL VECCHIO CONTINENTE”
Un articolo nelle pagine dei commenti firmato da Frank Bruni, che anni fa fu corrispondente da
Roma.
Il New York Times pubblica un pezzo durissimo contro il premier italiano, dal titolo “L’agonia e il bunga a bunga”.
Parla di “baccanali di Berlusconi”, di uno spettacolo da “petit guignol” che va in scena mentre l’Italia è in crisi e addirittura minaccia la stabilità finanziaria di tutta Europa. Bruni ricorda il settembre nero italiano: in cui non si sa se il Parlamento riuscirà ad approvare la manovra finanziaria, se questa sarà sufficiente e come sarà giudicata dall’Europa.
Ma in questo momento drammatico – secondo il columnist del quotidiano americano – ci si domanda come il “lussurioso imperatore” del Paese vorrà festeggiare i suoi 75 anni.
Nell’articolo si ricordano il processo che il presidente del Consiglio dovrà affrontare perchè accusato di aver fatto sesso con una minorenne, i bunga a bunga in cui riunisce veri e propri harem di donne, spesso travestite da infermiere.
Bruni ammette: “Noi americani abbiamo trovato anche divertente tutto questo, perchè è terrificante, ma anche rassicurante”.
“Però – ammonisce i suoi connazionali – non dovremmo restare a bocca aperta e ridere. Perchè ora l’Italia minaccia la stabilità finanziaria di tutta l’Europa”.
“Il cammino dell’Italia dalla gloria al ridicolo – continua Bruni – spianato dalle distrazioni legali e carnali del premier, non dà benefici a nessuno. L’Italia ha una storia che dovrebbe rappresentare un monito per molte democrazie occidentali che si sono fatte cullare dal comfort nella compiacenza di sè. Aver tollerato troppe buffonerie ha provocato troppi danni”.
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Settembre 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA, CON ALEMANNO E LA POLVERINI, ATTACCA LA MANOVRA E “IL GIORNALE” LO CITA PER LESA MAESTA’… E PER TUTTO IL GIORNO NEL PARTITO DELL’AMORE SONO VOLATI GLI STRACCI
Alta tensione nel Pdl e cortocircuiti mediatici.
Con i berluscones che si sono scagliati contro il Giornale diretto da Alessandro Sallusti definendo “ricattatorio” un suo articolo.
Immediata la risposta del direttore
Avete scritto “un concentrato di ignoranza e stupidità ”: Roberto Formigoni si scaglia senza mezzi termini contro Il Giornale colpevole di aver suggerito ai governatori di far fronte ai tagli della manovra vendendo “i loro gioielli”, cominciando dal grattacielo Pirelli.
A corredo dell’articolo, il quotidiano di casa Berlusconi ha pubblicato i ritratti di Formigoni, di Renata Polverini e di Gianni Alemanno.
I tre esponenti del Pdl hanno reagito con l’aplomb che vige in via dell’Umiltà e, in una nota congiunta, hanno definito “messaggi dal sapore ricattatorio” quanto scritto dal Giornale.
Il direttore Alessandro Sallusti non si è fatto pregare. E ha ribattuto: “Toni da bulli di periferia”.
Un duro scontro verbale che è proseguito per tutto il giorno e che conferma, per l’ennesima volta, il nervosismo e le tensioni che ci sono nel partito di maggioranza ormai in stato confusionale.
Il più irritato è apparso Formigoni. Oltre al comitato congiunto, il governatore lombardo si è scagliato contro il quotidiano di via Negri durante un’intervista a Radio24.
Gli articoli sono “un concentrato di ignoranza e stupidità che hanno anche delle firme, del direttore dell’illustre giornale e che si chiama Alessandro Sallusti, non nuovo a cadute di questo tipo”, ha detto.
Lo stesso Sallusti, ricorda Formigoni durante l’intervista “consigliò ai milanesi di votare Lassini due giorni prima che Berlusconi lo mettesse fuori dalla lista”.
Mentre nel comunicato Formigoni, Polverini e Alemanno hanno scritto: “Sbaglia di grosso chi, tra giornalisti, direttori e loro eventuali suggeritori si illude di fermare con messaggi dal sapore ricattatorio la nostra giusta azione a difesa dei cittadini”.
Immediata la risposta di Sallusti: “Ecco chi ha suggerito l’articolo”, ha scritto sul sito internet.
“A parte il tono minaccioso da bulli di periferia del comunicato, siamo disposti a svelare chi ci ha suggerito l’articolo contestato. Il primo è stato Roberto Formigoni, che l’altra sera ospite su La7 ha concionato contro il governo con toni che neppure la Camusso ha mai usato. La seconda è Renata Polverini, che è andata oltre, concedendo a L’Unità una intervista delirante che la sinistra ha incorniciato a futura memoria. Il terzo è Gianni Alemanno, che tutti i giorni presta la sua faccia ai colleghi di sinistra che vogliono solo fare cadere Berlusconi. Il quarto sono i nostri lettori, che ci hanno sommerso di lettere di sconcerto per le performance dei tre suddetti amministratori. I quali farebbero bene a concentrarsi per far dimagrire la loro casta, quella degli enti locali, che non è meno costosa, sfarzosa e spesso inefficace di quella dei parlamentari”.
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Settembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile
ASPRA ANALISI DEL PRESTIGIOSO GIORNALE ECONOMICO STATUNITENSE
Il Wall street Journal mostra preoccupazione per le parole insensate del Premier italiano, nel passato le sue “pagliacciate”, hanno messo in ridicolo l’Italia, ora quello che più preoccupa i leader europei è che possa danneggiare l’intera zona Euro.
Il noto giornale americano evidenzia come il teatrino inconcludente della politica italiana possa ripercuotersi nella zona Euro.
“Le ripetute modifiche del primo ministro italiano alla manovra da 45,5 miliardi di euro – si legge – sono state necessarie per tamponare il rischio di un buco di bilancio, oltre a mettere in luce le perenni debolezze dell’Italia: la politica e la crescita”.
Il WSJ consiglia: “Roma dovrebbe prendersi una vacanza dalla politica”.
“L’Italia – si spiega – è sfuggita alla tempesta sui debiti sovrani del 2010 perchè a differenza di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna non ha speso troppo durante la crisi, e perchè il suo sistema bancario è solido e il debito delle famiglie è basso”.
L’Italia si trova davanti scelte difficili, il piano di austerity è necessario per raggiungere gli obiettivi di bilancio fissati per dare fiducia ai mercati. Se però dovessero esserci ulteriori ricadute le società di rating potrebbero uteriormente abbassare a distanza di poco tempo il coefficente, mettendo a rischio la fiducia nei mercati.
Questo avrebbe una ricaduta sui titoli pubblici italiani che vedrebbero compromesso l’acquisto degli stessi da parte della Bce.
L’acquisto dei Bond da parte della BCE hanno dato respiro ai mercati, ma cosa accradebbe se dovesse ventilarsi una nuova crisi?
L’Italia rischierebbe il default e l’Europa verrebbe risucchiata a causa del teatrino della politica italiana”.
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Agosto 23rd, 2011 Riccardo Fucile
COMMOSSO, “IL GIORNALE” DI FAMIGLIA LODA I SACRIFICI DEL PREMIER PER IL PAESE…”CHI GLIELO FA FARE?” SI CHIEDE L’EX DIRETTORE
Il barometro è infallibile, quando Vittorio Feltri indica nuvoloso significa che davvero per Silvio Berlusconi il meteo è plumbeo.
L’editorialista del Giornale, due volte ex direttore, ha abbandonato da tempo il ruolo di coscienza critica del berlusconismo (sostituito in questo da Mario Sechi del Tempo) per diventare a un tempo il tifoso sofferente e l’aspirante confessore del premier nella fase crepuscolare in cui il “Diavolo Berlusconi”, secondo lo stilema feltriano, è stato costretto a scoprire la categoria filosofica della necessità e quella monastica del sacrificio.
Tradotto: “à‰ costretto a sopportare politici politicanti, deve difendere la manovra di Tremonti e convincere Bossi sulle pensioni”, come si leggeva ieri in prima pagina sul Giornale a corredo di un editoriale di Feltri dal titolo “Quello che Silvio non può dire”.
E l’indicibile sarebbe questo: “A Silvio Berlusconi chi glielo fa fare di sbattersi in politica fra gente che lo disprezza perchè lui le impedisce di sgranocchiare la pannocchia e quella che lo blandisce per strappargli un pezzo di pannocchia da sgranocchiare?”.
Le risposte, Feltri ne è consapevole, sono fin troppo facili: da privato cittadino non potrebbe scriversi le leggi su misura dei suoi processi, o per tutelare le sue aziende (che comunque non se la passano benissimo, -43% in Borsa per Mediaset in sei mesi, anche per le difficoltà politiche del governo) e forse anche le feste eleganti di Arcore sarebbero meno affollate.
Ma Vittorio Feltri non crede a queste prosaiche esigenze di sopravvivenza penale e politica. Preferisce accreditare un recondito (e ben nascosto per 17 anni) afflato kennedyano nel Cavaliere, tormentato dalla ricerca del modo migliore per aiutare il Paese anzichè di come distorcere il Paese per aiutarsi.
Piaggeria? Forse, ma il Cavaliere in effetti ha cambiato linguaggio.
Il 22 giugno, per esempio, diceva che restare a palazzo Chigi “vi assicuro che è un grandissimo sacrificio”.
E poi ancora a luglio ha fatto appello allo “spirito di sacrificio con cui i cittadini sono disposti alla revisione di un welfare obsoleto che per garantire tutti non garantisce chi ha davvero bisogno”. E la sua candidatura nel 2013, notizia di pochi giorni fa, ci sarà solo se “necessario”.
Ancora ieri, sofferto, ha dovuto smentire pubblicamente le ritrovate velleità secessioniste di Umberto Bossi: “Mi spiace questa volta di non essere d’accordo con il mio amico Umberto Bossi. Sono profondamente convinto che l’Italia c’è e ci sarà sempre”.
Al Giornale di famiglia ci provano in tutti i modi a confortarlo, esasperando lo stoicismo con cui il Cavaliere sopporta il fardello della crisi (di cui, ci tengono sempre a precisare, non è assolutamente responsabile benchè governi quasi senza interruzioni da 10 anni).
Basta scorrere i titoli di questi giorni per cogliere lo sforzo di Feltri e del direttore Alessandro Sallusti: si va dal “Berlusconi: ci salveremo”, del 4 agosto a “Berlusconi, il piano c’è”, del 21 agosto passando per “gli ostaggi della Lega”, del 19.
Ma tutto è inutile, perchè a dispetto del conforto psicanalitico di Feltri — ormai distante chilometri dalla linea editoriale anti-casta del suo ex giornale Libero — da oggi la manovra bis, quella da 55 miliardi, arriva in Senato. E non si scherza più.
O vince la Lega, che vuole evitare ogni intervento sulle pensioni (auspicato invece dal babypensionato Feltri) oppure vince Berlusconi che, senza troppa convinzione, ha mandato avanti alcuni fedelissimi del Pdl a chiedere la revisione del contributo di solidarietà , cioè l’aumento dell’Irpef per i redditi medio alti.
A sollevare Berlusconi dal peso del sacrificio e a togliere Feltri dal rovello sul “chi glielo fa fare” potrebbero però pensarci gli elettori.
Renato Mannheimer, in un sondaggio Swg anticipato ieri, avverte che il Pdl sta sprofondando al 22-25 per cento dei consensi e la Lega arranca all’8.
E tutto questo prima ancora che la manovra bis sia entrata in Senato.
Figurarsi dopo.
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 20th, 2011 Riccardo Fucile
QUESTIONE DI LIBERISMO O DI COPIE VENDUTE?… LA MANOVRA DI TREMONTI APRE UN NUOVO CAPITOLO DELLA FAIDA INFINITA TRA “LIBERO” E “IL GIORNALE”
Questione di liberalismo o più banalmente di copie?
La manovra “socialista” o “comunista” del governo regala un nuovo e inedito capitolo della faida infinita tra “Libero” e “Giornale”, i due quotidiani più letti dai berlusconiani.
Il primo, fondato da Vittorio Feltri, è di proprietà della famiglia romana degli Angelucci.
Il secondo è controllato da Paolo Berlusconi, il fratello del premier.
Ma stavolta Feltri, protagonista di un incredibile andirivieni tra le due redazioni (oggi è al “Giornale”), non c’entra nulla.
A darsele di brutto sul ring della pancia di destra, incazzata per la tassa di solidarietà in nome della rivoluzione liberale, sono i due ex “secondi” del Diretùr.
Da un lato Maurizio Belpietro, numero uno di “Libero”.
Dall’altro Alessandro Sallusti, direttore responsabile del “Giornale”.
Lo scontro è andato in diretta su La 7 qualche sera fa, al programma “In Onda” di Luisella Costamagna e Luca Telese.
Ed è stato Sallusti a dare addosso a Belpietro, colpevole di fare titoli e articoli contro la manovra, guidando la fronda del Pdl: “Io trovo un’analogia tra le posizioni espresse da Belpietro e quelle di Bersani e Di Pietro. Anzi Di Pietro mi sembra più moderato di Belpietro”.
Il direttore di “Libero” non ha tirato la gamba indietro e si è buttato nella rissa, rinfacciando a Sallusti che Nicola Porro, vicedirettore del “Giornale” per l’economia, scrive le stesse cose sul blog ma non sul quotidiano, per la serie “Cavaliere non ci sono parole”.
Osserva Belpietro col suo ghigno da mastino: “Anche Porro è come Bersani e Di Pietro?”.
La lite continua e affronta un’altra questione cruciale.
Belpietro: “Qualcuno non vuole raccontare la verità a Berlusconi. Ecco, caro Cavaliere, te la diciamo noi che ti conosciamo da più anni di chi ti parla adesso. Io non voglio assistere al suicidio del centrodestra. Così il premier perde 500mila voti”.
Ribatte Sallusti: “Significa che tu consideri dei deficienti gli elettori di centrodestra, una manica di egoisti irresponsabili che non comprendono quando è il momento di fare sacrifici”.
Uno spettacolo vero, che aumenta il caos e le lacerazioni nella maggioranza, ormai ridotta a una guerra per bande.
Anche giornalistiche.
E quando si tratta di “Libero” e “Giornale” la guerra è soprattutto di copie.
Il conflitto va avanti da undici anni, da quando Feltri portò in edicola “Libero” il 18 luglio del 2000.
Oggi la differenza reale tra i due giornali cugini che si odiano è di circa 50mila copie: 105mila per Belpietro, 155mila per Sallusti.
Entrambi in calo costante, hanno ripreso un po’ di fiato in questa convulsa estate politico-economica ma è il “Giornale” ad avere i nervi più fragili, come dimostra il paragone di Sallusti su Belpietro come Bersani.
Il primo motivo è che l’ultimo ritorno di Feltri da “Libero” non avrebbe portato copie (si sperava almeno in 20-30mila).
Il secondo è legato all’attualità : Belpietro cavalca l’onda della destra anti-manovra mentre il “Giornale” non può farlo.
Lo dimostra anche la schizofrenia di Sallusti e Feltri su Giulio Tremonti: prima la minaccia di un metodo Boffo, poi la difesa del ministro dell’Economia, infine di nuovo gli avvertimenti: “Non è più tempo di primedonne”.
E ieri, per la cronaca, Feltri ha ricordato che l’unico regime italiano a non aver accumulato debito è stato quello di Benito Mussolini.
Per una volta è stato costretto a scrivere la verità .
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Agosto 6th, 2011 Riccardo Fucile
DALLA GRAN BRETAGNA ALLA FRANCIA, DALLA SPAGNA AGLI STATI UNITI. FINO AL PAKISTAN, TUTTI I GIORNALI STRANIERI SONO UNANIMI NEL CRITICARE L’INTERVENTO DEL PREMIER IN AULA… L’ECONOMIST: “UN DISCORSO MEDIOCRE”
C’è crisi? Per molti, ma non per tutti. 
Silvio Berlusconi infatti conserva il suo ottimismo nonostante la bufera dei mercati imperversi in Europa e nel Belpaese, mentre il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, al contrario, chiede all’Italia una seria agenda di austerity, misure anti deficit e tagli più convinti.
The Economist anticipa online la sua analisi sulle parole del premier.
“A differenza di Josè Luis Zapatero in Spagna, Josè Sà³crates in Portogallo e George Papandreou in Grecia che si sono dimessi o sono intenzionati a farlo, il Cavaliere non ha nessuna intenzione di fare un passo indietro, nonostante l’assenza di segni di ripresa”.
“Il discorso mediocre, quasi sbadato di Berlusconi è sembrato un’occasione mancata di influenzare il corso degli eventi”, scrive il settimanale britannico che prosegue: “Nel suo discorso al Parlamento, Berlusconi ha nuovamente promesso di rimanere al potere fino al 2013. Eppure — nota il giornale — c’è ampia evidenza del fatto che egli sia parte del problema.
Anche The Guardian non salva le parole del premier in Aula, perchè non ha indicato nè i sacrifici nè le riforme strutturali per uscire dalla crisi, limitandosi a osservare che “la stabilità è stata sempre un’arma vincente contro la speculazione”.
Dello stesso parere The Independent che evidenzia il vuoto di indicazioni per il pareggio di bilancio e il taglio della spesa pubblica entro il 2014.
In Spagna invece, El Pais rilancia la proposta di Berlusconi di rimandare la promessa di un piano di stabilità a settembre e se per il premier l’incontro con le parti sociali è stata “la riunione più cordiale degli ultimi 18 anni”, le imprese e i sindacati hanno invece sottolineato che la situazione è di “eccezionale gravità per il paese”. Nell’editoriale tranchant di Le Monde , poi, non ci sono dubbi: il problema dell’Italia è proprio lui.
Dato più volte per politicamente morto, il premier è sempre in grado di risorgere dalle ceneri e per questo è “prematuro” parlare della “fine del suo regno”.
Anche se, si legge sul quotidiano francese, i mercati finanziari non avranno “la stessa pazienza che gli italiani hanno avuto in tutti questi anni”.
Oltreoceano invece il New York Times osserva, come fa il Washington Post, che il premier non ha intenzione di dimettersi e che le sue parole in Parlamento non hanno convinto nè le opposizioni nè i mercati.
Infine cita Stefano Folli, editorialista del Sole 24 Ore, che lo ha valutato come “un discorso senza idee”.
Se nel Vecchio Continente e negli Stati Uniti incombe il terrore finanziario, il pakistano The Nation preferisce soffermarsi sulle questioni di cuore di Mister B.
E racconta che, mentre il paese crolla a picco, il Cavaliere trova il tempo per flirtare in aula con la deputata Pdl Micaela Biancofiore, tra carezze e sorrisi complici .
Alla fine, la crisi è solo un’opinione dei mercati.
Condivisa anche della stampa estera e degli italiani.
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Luglio 20th, 2011 Riccardo Fucile
UN COMUNICATO STAMPA DEI GOLPISTI DI “FLI GENOVA” ANNUNCIA CHE IERI MATTINA SI SAREBBE SVOLTA UNA CERIMONIA PRESSO LA LAPIDE IN MEMORIA DEL BRIGADIERE VOLPI…MA LA CORONA E’ SEMPRE QUELLA DI OTTO MESI FA, LA DELEGAZIONE CAPITANATA DA NAN NON APPARE IN FOTO, NESSUNO L’HA NOTATA E MANCA PERSINO LA TRACCIA DI UNA SCRITTA CHE CITI FLI… ECCO LE FOTO A CONFRONTO
Nel raccontare questa kafkiana vicenda, partiamo dal comunicato stampa che ieri ha raggiunto nelle prime ore del pomeriggio le redazioni genovesi:
“Futuro e Libertà ha voluto celebrare la giornata in cui si ricorda la strage di via d’Amelio, in cui trovarono la morte il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, con una cerimonia presso i Giardini Cavagnaro, vicino alla rampa autostradale di Genova Est. L’iniziativa si è tenuta presso la lapide in onore del brigadiere dei carabinieri Ruggero Volpi, medaglia d’oro, ucciso il 12 ottobre 1977 in un conflitto a fuoco con una banda di criminali che volevano liberare il bandito Cesare Chiti, durante il trasferimento di quest’ultimo dal carcere di Marassi.
Alla cerimonia ha partecipato Enrico Nan, coordinatore regionale Fli e commissario del coordinamento provinciale Fli Genova.
Nella stessa giornata in cui il presidente Fini è in via D’Amelio per ricordare la strage di 19 anni fa, abbiamo voluto rendere omaggio a un carabiniere e a un uomo simbolo, così come lo sono stati i giudici Borsellino, Falcone e tutti gli uomini e le donne che hanno dato la vita per difendere le istituzioni e il loro Paese”
La cerimonia ( e il comunicato stampa) è accompagnata da due foto: una un po’ tagliata che mostra, sotto la lapide, una parte della corona d’alloro, qualche fiocco colorato e un timido mazzetto di fiori.
Nessuna presenza umana.
Una seconda vede un anonimo soggetto di spalle accanto alla lapide che sembra sistemare dei fiori.
Viene spontaneo chiedersi: come mai non è stato fotografato il momento in cui la “folta delegazione” capitanata dal coordinatore regionale di Fli, Enrico Nan, ha apposto la corona, magari con il
nastro di Futuro e Libertà ?
Come mai ci si è limitati a inviare ai media solo una foto tagliata e senza immagine dei presenti?
La parziale risposta arriva dalle due nostre foto, scattate poche ore dopo la presunta grande cerimonia.
Nella prima potete vedere a campo largo che la povera corona è ancora quella di ottobre 2010, in occasione della cerimonia ufficiale delle autorità : foglie rinseccolite e cadenti, vecchi nastrini colorati e in alto a sinistra ecco spuntare un mazzetto con una rosa e qualche fiorelllino bianco (diciamo da 8 euro a stare larghi), probabilmente apposta dalla “folta delegazione” che si
sarà autotassata per l’occasione (mazzetto messo a fuoco nella seconda foto)
Oddio, se si voleva rendere omaggio a un uomo simbolo che ha dato la vita per le istituzioni, magari si poteva rinnovare almeno la corona, che ne dite?
O forse conta più l’articolo sul giornale che la sostanza?
Trattandosi di giardini frequentati, emerge poi un altro aspetto evidenziato peraltro già dalla mancanza di una immagine di Nan e della sua delegazione nelle foto inviate alla stampa: abbiamo chiesto ai frequentatori dei giardini Cavagnaro e nessuno ha visto ieri mattina una delegazione che apponeva fiori alla lapide e tanto meno Nan.
Forse si sarà trattato di un blitz sotto mentite spoglie?
O il gran cerimoniale avrà aspettato il momento propizio per non farsi vedere in giro?
E non avrà scattato foto magari per mancanza di soggetti fotogenici?
Per non pensare male, non resta che fare un appello stile Sciarelli: chiunque abbia visto Nan e la sua corte ai giardini Cavagnaro ieri mattina è pregato di mettersi in contatto con la nostra redazione.
Garantiamo l’anonimato, la resa degli otto euro investiti e la restituzione di Nan alla famiglia nel caso si fosse perso e non trovasse più la strada di casa.
Con tappa alla sede della Fiumara dove qualcuno ad attenderlo c’è sempre.
A sua insaputa ovvio.
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