Luglio 16th, 2011 Riccardo Fucile
ITALIA NEL MIRINO: NON BASTA L’AUSTERITY, SONO INDISPENSABILI LE RIFORME STRUTTURALI…PROFESSIONI, BUROCRAZIA E MERCATO DEL LAVORO
Non basta la manovra di austerità del ministro Giulio Tremonti per salvare l’Italia dalla crisi, scrive il Financial Times in un’editoriale dal titolo “Tutelare la credibilità fiscale dell’Italia”.
La manovra “è lungi dalla perfezione” anche perchè una bella fetta è destinata all’applicazione nella prossima legislatura.
Tuttavia deve essere approvata il prima possibile.
Ma poi “per convincere i mercati che è credibile, l’Italia ha bisogno di qualcosa di più dell’austerità . Roma deve mandare un chiaro messaggio di intenti – sottolinea il quotidiano finanziario – in un mondo ideale questo significherebbe la rimozione del premier Silvio Berlusconi e la nascita di un governo di larga maggioranza guidato da tecnici”.
Tuttavia, continua il Ft, dal momento che l’uscita di scena di Berlusconi appare remota, i leader politici italiani (che non sarebbero “capaci di orchestrarla”) devono trovare altri modi per dimostrare la loro determinazione.
“L’approccio migliore sarebbe quello di accompagnare la manovra di austerità di Tremonti con un programma di riforme strutturali radicali, volte a incrementare il tasso di crescita a lungo termine del Paese”.
Il quotidiano della City indica quindi nella liberalizzazione delle professioni, nella riforma del mercato del lavoro e nello snellimento della burocrazia le riforme più urgenti per il Paese.
“E’ una vergogna che gli sforzi di Berlusconi in questa direzione siano stati quasi interamente rivolti a tutelare i suoi complicati interessi”, ammonisce il quotidiano, che bacchetta anche il tentativo del premier di inserire nella manovra di Tremonti una misura per rinviare il pagamento della multa alla Cir: “La sua volontà di mettere a rischio la credibilità del suo Paese per difendere il suo patrimonio personale è spregevole”.
In questo momento, riprende il Ft, “il Parlamento deve approvare senza indugi la manovra di Tremonti”, ma “se l’Italia vuole ripristinare la fiducia dei mercati, le riforme sono indispensabili”.
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Luglio 7th, 2011 Riccardo Fucile
INDAGINE A ROMA SUI FINANZIAMENTI AI GIORNALI DI ANGELUCCI… “LIBERO” NON AVRA’ PIU’ I VENTI MILIONI DI EURO PREVISTI
Il giorno nero dei giornali finanziati dai contribuenti è stato il 28 giugno scorso.
Il Dipartimento dell’editoria della Presidenza del Consiglio guidato da Elisa Grande quel giorno ha messo la parola fine alla grande abbuffata dei furbetti della stampa assistita.
A farne le spese sono stati Il Roma e l’Umanità (incredibile a dirsi ma il glorioso ex organo del Psdi è esistito fino alla fine del 2010), vicini a Italo Bocchino, ma soprattutto Libero e Il Riformista facenti capo al gruppo guidato dal deputato eletto nel Pdl Antonio Angelucci.
Il Dipartimento non ha fatto distinzioni tra nemici di Berlusconi e amici del premier. Anche Tempi di Luigi Amicone, venduto in abbinamento con Il Giornale dei Berlusconi, è finito nel mirino per una fattura che insospettisce gli occhiuti controllori del Dipartimento editoria.
E anche l’amico di Berlusconi, Valter Lavitola, sarà presto sottoposto con il suo Avanti (insieme ad altri giornali) a un controllo per verificare se le copie dichiarate per ottenere i contributi sono reali.
Gli accertamenti su Tempi e L’Avanti però sono agli inizi e potrebbero concludersi con un nulla di fatto.
Quelli su Libero e il Riformista; Roma e Umanità invece sono conclusi.
Sia Tonino Angelucci che la società partecipata con una quota del 37,4 per cento dalla (ormai ex) moglie di Italo Bocchino, Gabriella Buontempo, controllavano – secondo il Dipartimento editoria – non una ma due testate e hanno chiesto i contributi per entrambe facendo finta che non avessero nulla in comune dal punto di vista societario. Dopo una lunga indagine però la Guardia di Finanza e l’Autorità Garante delle Comunicazioni hanno scoperto l’inghippo: Umanità (Edizioni Riformiste Società Cooperativa in liquidazione) e Roma erano controllati entrambi dalla società Edizioni del Roma Spa partecipata dalla (ex) moglie di Bocchino.
Allo stesso modo sia la Editoriale Libero Srl sia la Edizioni Riformiste società cooperativa (quasi omonima di quella dell’Umanità ma editrice del Riformista) facevano capo alla persona fisica di Antonio Angelucci.
Dopo una deliberazione unanime della Commissione consultiva del Dipartimento editoria, presieduta dal sottosegretario Paolo Bonaiuti e alla quale partecipano anche i rappresentanti della Fieg (editori) e Fnsi (giornalisti) il direttore generale Iannelli del dipartimento editoria, guidato dalla dottoressa Grande, ha emanato una raffica di una mezza dozzina di decreti contro i quattro giornali per chiedere indietro i contributi degli anni già pagati e per bloccare quelli ancora da erogare.
Il conto più salato lo dovrà pagare il gruppo Tosinvest che controlla Libero e Il Riformista. Libero si è visto riconoscere 7 milioni e 953 mila euro per il 2006 e altri 7 milioni e 794 mila per il 2007 ed era in attesa di altri 12 milioni per il biennio 2008-2009.
Il Riformista invece ha avuto 2 milioni e 530 mila euro per il 2006 che diventano 3 milioni e 382 mila euro nel 2007.
Sommando i contributi già percepiti per il 2006 e per il 2007 (da restituire) a quelli da incassare per il 2008 e il 2009, già iscritti a bilancio, l’ammanco supera i 28 milioni di euro.
Un vero salasso che rischia di imporre in particolare al direttore Maurizio Belpietro, già consigliere e ora anche socio della Editoriale Libero, una dolorosa ristrutturazione annunciata dalla chiusura della cronaca di Roma, contestata dal Cdr del giornale.
Per mantenere gli organici attuali di Libero, che si aggirano sui cento dipendenti,
Il gruppo Angelucci dovrà tirare fuori subito 16 milioni di euro per restituire il maltolto e poi dovrà immediatamente reperire altri 12 milioni per chiudere il bilancio in pareggio.
Non basta: gli Angelucci dovranno tirare fuori anche i 5,8 milioni che la Presidenza chiede indietro al Riformista.
Tutto parte dagli accertamenti dell’Autorità Garante delle Comunicazioni .
All’esito di un’indagine dell’ apposito nucleo della Guardia di Finanza, su iniziativa del relatore Sebastiano Sortino, l’Agcom ha ravvisato sia per Angelucci sia per Il Roma il controllo di due testate.
Conseguentemente Agcom ha deliberato sia per la società Edizioni del Roma (vicina alla famiglia Bocchino-Buontempo) sia per Antonio Angelucci una multa da 103 mila euro.
A questo punto il Dipartimento della Presidenza del Consiglio ha fatto proprie quelle conclusioni.
Una scelta ovvia dal punto di vista giuridico ma per nulla scontata sotto il profilo politico.
Anche perchè la slavina che ha investito i giornali vicini politicamente a Bocchino e a Silvio Berlusconi ora potrebbe proseguire la sua corsa in Procura.
I pm di Roma hanno aperto un fascicolo nel 2010 e, dopo avere ricevuto le carte della Presidenza del Consiglio, potrebbe ravvisare anche un versante penale nell’indebita percezione di decine di milioni di euro da parte di giornali che non hanno detto la verità quando hanno chiesto i contributi.
Angelucci spera nella giustizia amministrativa. A maggio ha impugnato la delibera dell’Agcom davanti al Tar chiedendo la sua sospensione cautelare.
I magistrati romani però non l’hanno concessa e hanno solo fissato l’udienza per discutere il merito in tempi record, a ottobre.
Il Dipartimento Editoria a questo punto avrebbe potuto cedere alle pressioni politiche aspettando la decisione del Tar e invece ha preferito applicare la legge annullando subito i contributi del 2006 e 2007 e decretando il blocco per il 2008 e il 2009.
Se i magistrati non ribalteranno il verdetto della Presidenza del Consiglio, anche la società della moglie di Italo Bocchino (Gabriella Buontempo) che edita il Roma dovrà restituire 2 milioni e 530 mila euro già erogati con riserva dalla Presidenza del Consiglio per il 2008 e non incasserà mai il contributo per il 2009.
Per capire l’impatto catastrofico sui bilanci dei giornali basta leggere la relazione della società di revisione BDO che ha certificato l’ultimo bilancio di Libero con questa postilla: “i crediti al 31 dicembre 2009 includono 12 milioni di euro a fronte dei contributi all’editoria ex legge 250/90 equamente attribuiti agli esercizi 2008 e 2009 … al riguardo gli amministratori anche sulla base del parere dei propri consulenti ritengono che la società abbia pieno diritto al loro riconoscimento.
L’equilibrio economico e finanziario della società è strettamente legato all’ottenimento dei suddetti contributi”.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 4th, 2011 Riccardo Fucile
ECCO CHI SPUTTANA FLI GENOVA: I “NUOVI GESTORI” DEL PARTITO HANNO PERMESSO LO SCOOP A “IL GIORNALE” …. IL COMUNICATO STAMPA TAROCCATO NON SFUGGE AI BERLUSCONES: TRE MESI DI LAVORO DELLA VECCHIA GESTIONE BUTTATI AL VENTO DAI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA
Ora da Futuro e Libertà spuntano anche i comunicati taroccati.
Succede che per spiegare la posizione del partito finiano sui rifuti di Napoli che arriveranno in abbondanza nella discarica di Scarpino, dalla email del movimento arriva alla stampa un comunicato che riporta le dichiarazioni di Felice Airoldi sotto la dicitura di “responsabile ambiente Fli” a Genova.
Ma lo stesso Airoldi faceva parte di quel cartello di persone che tre giorni fa hanno rassegnato le dimissioni dal partito e hanno rimesso i loro incarichi insieme alla coordinatrice provinciale Rosella Oddone Olivari.
Il primo a stupirsi sembra essere il diretto interessato che è anche leader del Comitato per Scarpino: «In quel comunicato ci sono riflessioni mie, è vero. Sono le stesse comparse sulle pagine di un quotidiano, ma non mi sono mai sognato di stendere un comunicato per Fli perchè ho seguito la decisione della Olivari» chiarisce Airoldi spiegando che lui non aveva mai preso la tessera del partito e che la scelta di abbandonare il suo incarico era dovuta alla piena comprensione e solidarietà verso la ex coordinatrice provinciale: «Stava imbastendo un progetto ambizioso e facendo avvicinare al Fli giovani in gamba e c’è chi ha voluto tagliarle le gambe».
Il comunicato stampa a nome Felice Airoldi aveva messo in difficoltà la stessa Olivari che si era detta sorpresa: «Se nell’elenco dei dimissionari c’era il nome di Felice è perchè ha condiviso le nostre posizioni. Vedendo quel comunicato gli ho chiesto se aveva avuto ripensamenti ma lui è caduto dalle nuvole». Insomma era un falso.
Una guerra intestina in cui il leader del Comitato per Scarpino sembra essere finito nel mezzo, tra chi lo aveva coinvolto nel partito e dall’altra da chi, invece, vorrebbe dimostrare che la fuga da Fli è meno evidente di quello che si pensi.
Giuseppe Murolo, vice coordinatore regionale vicario dà un’altra lettura della vicenda: «Quel comunicato stampa è stato condiviso da Airoldi che è vivo e lotta con noi – spiega Murolo -. Non c’è nessuna interruzione dei rapporti con lui, tanto più che al momento non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione formale delle dimissioni di tutte quelle persone che avrebbero firmato il documento della Olivari».
Il fatto resta: chi ha scritto quel comunicato e quale è la posizione di Fli sui rifuti napoletani a Scarpino?
Federico Casabella
(da “Il Giornale”)
In merito alle dichiarazioni del vice coordinatore vicario di Fli, Giuseppe Murolo, è giusto precisare quanto segue:
1) Certo il “comunicato stampa è stato condiviso da Airoldi”: per forza, le dichiarazioni le aveva rese lui come portavoce del Comitato di Scarpino, ma non certo come responsabile Ambiente di Fli come qualcuno ha voluto far credere. Per il semplice motivo che Airoldi da quella carica si era dimesso.
2) La battuta che Airoldi “è vivo e lotta con noi” è sicuramente vera nella prima parte, non più nella seconda. Trattasi in fondo di slogan “veterocomunista”, un po’ da Avanguardia Operaia, espressione che Murolo ama rivolgere come accusa ad altri dirigenti di Fli tramite dichiarazione alla stampa.
3) Quanto al fatto che “non abbiamo ricevuto formale comunicazione delle dimissioni delle persone indicate in un elenco” si rassereni: sono state pubblicizzate a mezzo stampa e inviate alla direzione di Roma. Non riteniamo sia Murolo la persona adatta a parlare di rispetto della forma.
4) Ci stupiamo piuttosto che non sia intervenuto tempestivamente per impedire che Fli emanasse un comunicato stampa taroccato: se avesse dedicato a questa operazione di controllo la metà del tempo impiegato al telefono per cercare di convincere Airoldi a ritirare la sue dimissioni, peraltro senza riuscirci, avrebbe evitato che “il Giornale” potesse facilmente ridicolizzare la nuova gestione genovese di Futuro e Libertà
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Luglio 3rd, 2011 Riccardo Fucile
ECCO CHI SPUTTANA FLI GENOVA: I “NUOVI GESTORI” DEL PARTITO HANNO PERMESSO LO SCOOP A “IL GIORNALE” …. IL COMUNICATO STAMPA TAROCCATO NON SFUGGE AI BERLUSCONES: TRE MESI DI LAVORO DELLA VECCHIA GESTIONE BUTTATI AL VENTO DAI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA
Ora da Futuro e Libertà spuntano anche i comunicati taroccati.
Succede che per spiegare la posizione del partito finiano sui rifuti di Napoli che arriveranno in abbondanza nella discarica di Scarpino, dalla email del movimento arriva alla stampa un comunicato che riporta le dichiarazioni di Felice Airoldi sotto la dicitura di “responsabile ambiente Fli” a Genova.
Ma lo stesso Airoldi faceva parte di quel cartello di persone che tre giorni fa hanno rassegnato le dimissioni dal partito e hanno rimesso i loro incarichi insieme alla coordinatrice provinciale Rosella Oddone Olivari.
Il primo a stupirsi sembra essere il diretto interessato che è anche leader del Comitato per Scarpino: «In quel comunicato ci sono riflessioni mie, è vero. Sono le stesse comparse sulle pagine di un quotidiano, ma non mi sono mai sognato di stendere un comunicato per Fli perchè ho seguito la decisione della Olivari» chiarisce Airoldi spiegando che lui non aveva mai preso la tessera del partito e che la scelta di abbandonare il suo incarico era dovuta alla piena comprensione e solidarietà verso la ex coordinatrice provinciale: «Stava imbastendo un progetto ambizioso e facendo avvicinare al Fli giovani in gamba e c’è chi ha voluto tagliarle le gambe».
Il comunicato stampa a nome Felice Airoldi aveva messo in difficoltà la stessa Olivari che si era detta sorpresa: «Se nell’elenco dei dimissionari c’era il nome di Felice è perchè ha condiviso le nostre posizioni. Vedendo quel comunicato gli ho chiesto se aveva avuto ripensamenti ma lui è caduto dalle nuvole». Insomma era un falso.
Una guerra intestina in cui il leader del Comitato per Scarpino sembra essere finito nel mezzo, tra chi lo aveva coinvolto nel partito e dall’altra da chi, invece, vorrebbe dimostrare che la fuga da Fli è meno evidente di quello che si pensi.
Giuseppe Murolo, vice coordinatore regionale vicario dà un’altra lettura della vicenda: «Quel comunicato stampa è stato condiviso da Airoldi che è vivo e lotta con noi – spiega Murolo -. Non c’è nessuna interruzione dei rapporti con lui, tanto più che al momento non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione formale delle dimissioni di tutte quelle persone che avrebbero firmato il documento della Olivari».
Il fatto resta: chi ha scritto quel comunicato e quale è la posizione di Fli sui rifuti napoletani a Scarpino?
Federico Casabella
(da “Il Giornale”)
In merito alle dichiarazioni del vice coordinatore vicario di Fli, Giuseppe Murolo, è giusto precisare quanto segue:
1) Certo il “comunicato stampa è stato condiviso da Airoldi”: per forza, le dichiarazioni le aveva rese lui come portavoce del Comitato di Scarpino, ma non certo come responsabile Ambiente di Fli come qualcuno ha voluto far credere. Per il semplice motivo che Airoldi da quella carica si era dimesso.
2) La battuta che Airoldi “è vivo e lotta con noi” è sicuramente vera nella prima parte, non più nella seconda. Trattasi in fondo di slogan “veterocomunista”, un po’ da Avanguardia Operaia, espressione che Murolo ama rivolgere come accusa ad altri dirigenti di Fli tramite dichiarazione alla stampa.
3) Quanto al fatto che “non abbiamo ricevuto formale comunicazione delle dimissioni delle persone indicate in un elenco” si rassereni: sono state pubblicizzate a mezzo stampa e inviate alla direzione di Roma. Non riteniamo sia Murolo la persona adatta a parlare di rispetto della forma.
4) Ci stupiamo piuttosto che non sia intervenuto tempestivamente per impedire che Fli emanasse un comunicato stampa taroccato: se avesse dedicato a questa operazione di controllo la metà del tempo impiegato al telefono per cercare di convincere Airoldi a ritirare la sue dimissioni, peraltro senza riuscirci, avrebbe evitato che “il Giornale” potesse facilmente ridicolizzare la nuova gestione genovese di Futuro e Libertà
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Luglio 1st, 2011 Riccardo Fucile
DAL SECOLO XIX: “SI DIMETTONO IN 25, L’INTERA DIREZIONE PROVINCIALE.. UN SOCIO DI MAMONE PRESIEDE UN CIRCOLO”
Il commissariamento del partito a livello provinciale e cittadino, insieme alle dimissioni a raffica di 25 fra dirigenti e iscritti vari.
Per Enrico Nan, guida regionale di Futuro e libertà , si tratta della «normale soluzione a conflitti interni, preludio a un democratico congresso. E chiunque desse una chiave di lettura diversa o maliziosa, meriterebbe querele».
Ma ci sono due retroscena importanti, che potrebbero aver pesato (sebbene non in modo esclusivo) nel terremoto ufficializzato ieri fra gli esponenti del partito di Gianfranco Fini all’ombra della Lanterna.
Non è infatti un caso se il termine «codice etico» è segnato in neretto nel comunicato con cui i 25 hanno annunciato il proprio addio.
Perchè quel passo è stato preceduto da uno scambio di telefonate e mail al vetriolo, in cui si commentavano due episodi rimasti finora (parecchio) sottotraccia: un incontro riservato nella sede regionale del partito, fra lo stesso Enrico Nan e gli imprenditori Mamone (al centro di varie inchieste e sospettati di contatti con la criminalità calabrese).
E il ruolo di presidente di circolo, con annessa possibilità di rapido ampliamento, che s’era ritagliato Pietro Malatesti, un particolarissimo personaggio che la Finanza qualche anno fa intercettò per mesi.
Di entrambi questi fatti sarebbe stato informato Fabio Granata, esponente di spicco di Fli e vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, a Genova la settimana scorsa.
Ma per il momento il vincitore è Nan.
Flashback, allora.
Bisogna tornare al febbraio scorso, sede della Fiumara, per rievocare il blitz dei fratelli Mamone, Gino e Antonino detto Ninetto.
Il primo, patròn della Eco.Ge, colosso delle bonifiche e demolizioni, è sotto processo a Genova per corruzione e indagato per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta (avrebbe guidato un cartello d’imprese per spartirsi degli appalti) ed emissione di false fatture.
Il suo nome è stato più volte accostato a quello di alcune cosche calabresi, e lo stesso Gino – come certifica un video acquisito dalla Direzione distrettuale antimafia – fu protagonista agli inizi della sua carriera di un imbarazzante brindisi con alcuni personaggi che risulteranno poi conclamati capiclan.
Di cos’hanno parlato con Nan? «Si sono proposti a sostegno del movimento – conferma il coordinatore – ma il colloquio durò pochissimo».
Alcuni militanti non gradiscono; anche perchè da almeno quattro anni la stampa cittadina – Il Secolo XIX in particolare – ha dedicato fior di pubblicazioni alle vicende dei Mamone.
Nan non si scompone: «La mia segretaria mi fissa centinaia di incontri. È normale, per un rappresentante politico. Le questioni giudiziarie dei Mamone sui giornali? Lì per lì non ci ho pensato».
Poi succede dell’altro, e non sembra proprio scollegato.
Più o meno nello stesso periodo, una delle rappresentanti di “Generazione Futuro” (organizzazione giovanile di Fli) viene contattata da uno dei trenta iscritti di “Generazione Centro”, il circolo di cui è presidente tale Piero Malatesti.
L’interlocutore, che non è Malatesti, e lo confermano fonti qualificate interne a Futuro e Libertà , si qualificherebbe come rappresentante di un’associazione dove si potrebbe fare incetta di tessere.
L’ipotesi sfuma, ma vale la pena approfondire a questo punto la figura dello stesso Malatesti, la guida della sezione da cui parrebbe essere partita l’iniziativa del tesseramento industriale.
Malatesti (una mail di convocazione alla cena con due parlamentari lo include nell’indirizzario dei dirigenti genovesi) è stato al centro di indagini della Finanza nel 2007.
I militari ne rimarcavano in primis i continui contatti con Gino Mamone: insieme avevano provato ad avvicinare l’allora leader dell’Udeur, Clemente Mastella, a Palazzo Ducale, e allo strano blitz partecipò pure Onofrio Garcea, uno dei boss della ‘ndrangheta genovese arrestati nei mesi scorsi.
Malatesti era così descritto nell’informativa dei pm: “Ha innumerevoli contatti con il mondo imprenditoriale e politico, non giustificati dalla professione svolta, il tassista. Sovente è capitato d’intercettare conversazioni nelle quali parrebbe che lo stesso fosse impegnato in un ruolo di intermediario per un appalto nel settore petrolifero in territorio libico, congiuntamente a Gino Mamone. Sono state intercettate anche conversazioni in cui si parla della loro percentuale di guadagno”:
E’ perlomeno singolare che, soci in questo stranissimo business nel 2007 (quando le aderenze sospette degli stessi Mamone con le famiglie calabresi erano già note) ritornino quasi contemporaneamente nella vita di Futuro e Libertà .-
Così strano che potrebbe aver contribuito alle dimissioni in massa.
Enrico Nan ribadisce di non sapere “assolutamente nulla”di quella proposta di tesseramento partita dal circolo di Malatesti: “Il fatto che il suo nome ricorresse nelle intercettazioni di un’inchiesta penale, non può essere una dirimente all’iscrizione”.
Il Secolo XIX ha provato più volte a contattare Piero Malatesti sul cellulare, senza ottenere risposta
Matteo Indice e Giovanni Mari
(da “Il Secolo XIX“)
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Giugno 25th, 2011 Riccardo Fucile
OGNI VOLTA CHE VENGONO FUORI INTERCETTAZIONI IMBARAZZANTI PER IL GOVERNO, SCATTA LA VOGLIA DI CENSURA ….ANCHE A SINISTRA NON MANCANO I FAUTORI DI LEGGI BAVAGLIO
“I buoi sono scappati dalla stalla, serve una legge sulle intercettazioni prima della pausa estiva”. “Si approvi finalmente il ddl”. “Ci muoveremo nella stessa direzione dello scorso anno”.
Dichiarazioni rilasciate nell’ordine, dal ministro degli Esteri Franco Frattini, dall’avvocato-deputato Pdl Maurizio Paniz e dal ministro della Giustizia Angelino Alfano.
Mentre il premier Silvio Berlusconi rincara la dose: “C’e’ la possibilità che si riprenda dal testo Mastella” del 2007.
Insomma, a meno di un anno dal naufragio della cosiddetta “legge Bavaglio” (il ddl Intercettazioni che nel giugno del 2010 passò al Senato per poi essere di fatto stoppato alla Camera), il Popolo della libertà torna alla carica.
Lo scandalo P4, che si sviluppa ancora una volta attorno a colloqui intercettati tra diversi esponenti del governo e buona parte dei manager dei grandi gruppi economici, attraverso la mediazione del lobbista Luigi Bisignani, sta svelando trame che, dal punto di vista degli esponenti della maggioranza, devono restare segrete.
O quantomeno non essere raccontate sui giornali.
“Non intendiamo fare un decreto legge nè orientare la prua in una direzione diversa da quella del ddl che il 29 luglio scorso era stato discusso alla Camera”.
Il Guardasigilli Alfano non ha dubbi, dimenticando la durissima opposizione — nel Palazzo ma soprattutto nelle piazze — che lo scorso anno portò il ddl ad arenarsi a Montecitorio, contribuendo non poco ad acuire la tensione tra Berlusconi e Fini.
Ancora ieri il presidente della Camera ha detto che non ci sono i requisiti di necessità e urgenza per procedere per decreto.
Ma non sono solo i numeri dei finiani a mancare in un ipotetico computo dei voti in Parlamento.
A pesare, in questa offensiva dei colonnelli di Berlusconi, è il silenzio della Lega.
Il partito di Bossi, finora, non è stato toccato dall’inchiesta. Nè si ha notizia di esponenti padani coinvolti nei verbali sulla P4.
Inoltre, in questi giorni, il partito appare più che mai diviso tra il leader storico e il ministro dell’Interno Roberto Maroni, al quale ieri proprio il Senatùr ha dedicato frasi polemiche: “E’ scontento per la conferma di Reguzzoni capogruppo? Peggio per lui”.
Insomma, la Lega è concentrata su altro e, all’indomani di Pontida, sembra comunque poco disposta a concedere nuove deleghe in bianco alle manovre del premier.
Forse anche per questa ragione il ministro degli Esteri Frattini auspica l’appoggio dell’opposizione: “Credo che ci voglia una buona legge, e sarebbe un bell’esempio per il Parlamento che maggioranza e opposizione la concordassero in tempi rapidi visto che c’è una proposta della sinistra depositata, ma non approvata, che ha elementi molto buoni”.
Del resto ieri era stato il suo predecessore, Massimo D’Alema, a dichiarare che in questi giorni “leggiamo una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che vedere con vicende penali e sgradevolmente riferiscono vicende private delle persone”.
Che l’idea del Bavaglio sia bipartisan è dimostrato anche dal voto, nel 2007, sotto il governo di centrosinistra, di un provvedimento analogo a quello di cui si discute oggi.
Allora votarono tutti a favore, con 7 astenuti.
Il Guardasigilli ha espresso più o meno lo stesso concetto di D’Alema, ad eccezione dei tempi per una nuova legge.
Dopo avere definito quelle predisposte nell’ambito dell’inchiesta sulla P4 “irrilevanti e costose”, il ministro rincara la dose: ”Oltre che a essere sbagliato moralmente è anche un reato da perseguire la pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti”.
Tuttavia, secondo Alfano, “nessuno si fa carico di riparare al torto” mentre anche questo è un “reato da perseguire in base al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale”.
Ed ecco la benedizione del super-avvocato Paniz (capogruppo Pdl della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera) al suo nuovo coordinatore di partito: “Ancora una volta il ministro Alfano detta la linea in maniera efficace a onta di quei detrattori che continuano a pensare e dire che lavora al ministero solo part-time. Si approvi finalmente il ddl sulle intercettazioni”.
Un’offensiva respinta al mittente dal senatore Pd Vincenzo Vita: “E’ angosciante assistere a un’altra puntata del teatro dell’assurdo. Ogni qualvolta viene fuori la trascrizione di intercettazioni imbarazzanti per il governo e le sue zone periferiche, scatta la voglia forcaiola di censura. E’ un fenomeno che si colloca tra la psicologia e la politica, tipico di un regime agli ultimi colpi”.
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Giugno 24th, 2011 Riccardo Fucile
FILIPPO ROSSI: “OLTRE I VECCHI SCHEMI DI DESTRA E SINISTRA PER IL RECUPERO DI VALORI CONDIVISI E L’AFFERMAZIONE DELLA FORZA DELLA VERITA”… FABIO GRANATA: “A LUGLIO LA COMMISSIONE ANTIMAFIA IN AUDIZIONE A GENOVA: IL CRIMINE ORGANIZZATO E’ ENTRATO NEGLI AFFARI LEGALI, GENOVA SECONDA SOLO A MILANO”
Posti a sedere tutti occupati, i ritardatari abbarbicati sulle scale o in piedi per due ore ad assistere ieri a Genova, nella splendida cornice di Palazzo Ducale e nella prestigiosa sala della Società di Conversazioni e Letture Scientiche, alla presentazione del periodico di area finiana “Il Futurista”.
Era parecchio tempo che in città un evento culturale di area di destra non suscitava tale interesse anche da parte dei media: il Tg Rai e le principali testate cittadine hanno intervistato il direttore del settimanale, Filippo Rossi, e l’on. Fabio Granata di Futuro e Libertà , in qualità anche di vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia.
Con qualche annotazione di merito: due donne a presentare l’evento (la coordinatrice prov. di Fli, Rosella Olivari, e la responsabile giovanile di Generazione Futuro, Paola Del Giudice), 150 persone inchiodate per due ore in sala senza battere ciglio, una frequente interazione tra oratori e pubblico, con rapide domande e risposte, una predominanza di giovani tra i presenti.
Si respirava area diversa insomma da quella “becerodestra” che governa il Paese, anche nel taglio degli interventi.
Filippo Rossi ha ripercorso la storia de “Il futurista”, settimanale di politica, cultura e società , con il suo stile molto coinvolgente, semplice e narrativo, ribadendo quanto in Italia si senta la necessità vitale di una informazione indipendente di fronte allo strapotere delle lobbies editoriali. Rossi ha sottolineato che la recente vittoria dei Sì ai referendum e il raggiungimento del quorum hanno dimostrato l’importanza della “rete”, capace di mobilitarsi e battere chi detiene il monopolio dei media nel nostro Paese.
Non a caso la versione web del periodico ha avuto un grande riscontro di visite di internauti, coinvolti nel progetto di una informazione che superi i vecchi schemi di destra e sinistra intervenendo nel dibattito politico con la sola, dirompente forza delle ricerca della verità .
L’intervento “politico” di Fabio Granata è stato incentrato su due aspetti.
Il deputato di Fli ha prima illustrato le vicende che hanno portato alla separazione di Fini da Berlsconi, precisando che alla base della sua scelta c’è stata la scelta di campo della difesa della legalità : “La nostra destra non può che fare riferimento al sacrificio di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta: sono loro i nostri eroi, non certo Mangano, lo stalliere di Arcore”. 
Fabio Granata ha poi denunciato il clima di corruzione che ha generato il clima di compravendita di voti nel nostro Parlamento, fino al degrado delle istitituzioni che vanno invece difese, insieme ai diritti civili e al concetto di unità nazionale.
Il deputato futurista ha poi rimarcato il problema delle infiltrazioni della criminalità organizzata al Nord, un’emergenza che vede Genova e la Liguria seconde solo alla Lombardia nella triste classifica della malpianta mafiosa e ha annunciato che a fine luglio la Commissione antimafia si riunirà proprio a Genova per dare un segnale al contempo di allarme e di attenzione.
“La criminalità organizzata è entrata nell’economia locale – ha rivelato Granata – tenta di condizionarne il funzionamento e trarne vantaggio” .
Una stoccata finale Granata la riserva al Pdl imperiese, dopo lo scioglimento del comune di Bordighera per infiltrazione mafiose: “Il Pdl sostiene che la questione andrebbe ridimensionata? Anche a Milano c’era un prefetto che sosteneva che la mafia non esiste: Si è visto come è finita”.
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Giugno 19th, 2011 Riccardo Fucile
ATTESO APPUNTAMENTO PER LA DESTRA GENOVESE CON IL DIRETTORE DELLA RIVISTA MOVIMENTISTA E IL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA…. I DUE ESPONENTI FINIANI PARLERANNO NELLA PRESTIGIOSA LOCATION DI PALAZZO DUCALE, IN PIAZZA MATTEOTTI… FUTURO E LIBERTA’ PER UNA GENOVA FUORI DAGLI STECCATI
Due voci fuori dal coro, sicuramente due esponenti di area finiana fuori da schemi precostituiti e dal carattere anticonformista che li ha portati ad assumere posizioni anche “provocatorie”. Filippo Rossi è stato uno degli intellettuali di riferimento di FareFuturoweb per lungo tempo, fino alla realizzazione del nuovo progetto “il Futurista” che ha assunto sia la forma redazionale sul web che la cadenza settimanale in edicola.
Animatore di Caffeina e organizzatore di numerosi confronti con intellettuali di aree diverse, Filippo è uno spirito libero, slegato da schemi culturali pregressi, convinto che la destra del futuro vada fondata su nuovi presupposti, costruiti attraverso un percorso nuovo e comune, patriottico, laico e repubblicano.
Le stesse basi, ma in chiave politica, sono l’elemento che caratterizzano Fabio Granata, considerato uno dei più stretti collaboratori di Gianfranco Fini nella nuova avventura di Futuro e Libertà .
Fabio è un punto di riferimento per la Destra che difende la legalità , il rispetto delle Istituzioni e della magistratura.
Nelle sua veste di stimato vicepresidente della Commissione Antimafia è stato protagonista di numerose iniziative a sostegno degli operatori della giustizia e della sicurezza nella lotta che portano avanti contro la criminalità mafiosa in territori difficili come in Sicilia.
Si è impegnato nell’opera di moralizzazione della casta politica, proponendo un rigoroso codice etico per chi entra nelle Istituzioni.
Spesso ha rappresentato l’anima critica anche in Futuro e Libertà convinto che nella coerenza delle scelte politiche risieda il futuro di una destra deberlusconizzata che ambisca un domani a governare il Paese.
Un partito nuovo che sappia volare oltre i vecchi schematismi e le tradizionali alleanze., per ritornare a parlare di valori, di idee e di programmi.
La presentazione de “il Futurista” è fissata per le ore 18 di giovedì 23, a Genova , nella splendida cornice di Palazzo Ducale (P.za Matteotti 5, primo piano) e nella prestigiosa sala (g.c.) della Società di Letture e Conversazioni Scientifiche.
Ora che lo sapete, cercate di esserci…
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Giugno 15th, 2011 Riccardo Fucile
IL TRIONFO DEL QUORUM IN PRIMA PAGINA SU MOLTI QUOTIDIANI NEGLI USA E IN EUROPA….”PREMIER OSTAGGIO DELLA LEGA”… “SCHIAFFO BRUCIANTE” E “SCONFESSIONE”
La sconfitta di Silvio Berlusconi nei referendum finisce in prima pagina sui più importanti
giornali del mondo, che concordano nel ritenerla un altro “duro colpo” alla capacità di sopravvivenza politica del premier italiano.
“Una bruciante sconfitta politica”, la definisce il New York Times.
“E’ probabile che non provocherà l’immediata caduta del governo”, scrive Rachel Donadio, corrispondente da Roma del più autorevole quotidiano americano, “ma facendo seguito alle sconfitte sofferte dai candidati di Berlusconi nelle elezioni amministrative, dove ha perso la corsa per il sindaco a Milano e Napoli, la seconda e la terza maggiore città italiana, i risultati del referendum indicano una nuova realtà : l’uomo che un tempo sentiva il polso dell’Italia ha perso contatto, non ha più il suo tocco magico”.
“Un colpo a Berlusconi”, è il titolo che apre la prima pagina del Wall Street Journal.
Il quotidiano finanziario Usa, soprannominato “la bibbia del capitalismo”, giudica il risultato dei referendum “un segno di scontento popolare” nei confronti del primo ministro italiano, il quale “conserva la maggioranza in parlamento ma vede ormai scendere da mesi il consenso nel paese”.
Il Journal sottolinea che la Lega Nord, più importante alleato di Berlusconi in parlamento, “sembra averne abbastanza” di ricevere sberle in faccia, citando le parole del ministro Calderoli.
Prima pagina per Berlusconi, sotto il titolo “Roman defeat” (Sconfitta romana) e una foto del premier per una volta non sorridente scattata ieri a Villa Madama, anche sul Financial Times.
Il quotidiano della City parla di una “grave sconfitta” per il premier, “un altro duro colpo alla sua credibilità “, predicendo che i referendum aumenteranno le divisioni in seno all’alleanza di governo e scateneranno la lotta per una successione a Berlusconi all’interno del centro-destra, rendendo nel frattempo il premier “sempre più un ostaggio” della Lega Nord in parlamento.
Anche il resto della stampa britannica dedica ampio spazio all’esito dei referendum. “Berlusconi va verso un divorzio dall’Italia” è l’ironico titolo del Daily Telegraph, principale quotidiano conservatore, che definisce il risultato come “un’umiliante sconfitta” per il premier.
L’altro grande quotidiano conservatore del Regno Unito, il Times, usa quasi le stesse parole: “Un passo falso umiliante, dal punto di vista personale e politico, per Berlusconi”, afferma l’articolo, descrivendo il primo ministro come un uomo “schiacciato dagli elettori”, nonostante il suo appello a boicottare le urne.
Quanto ai giornali progressisti, il Guardian parla di una “schiacciante sconfitta” per Berlusconi e di una importante vittoria per il movimento anti-nucleare e per l’opposizione, segnalando che, dopo avere perso le amministrative poche settimane prima, ormai molti sostenitori chiedono a questo punto ai loro leader di “liberarsi di Berlusconi”.
E il quotidiano Independent intervista un politologo dell’American University di Roma, il professor James Walston, secondo cui il voto nei referendum dimostra che Berlusconi è ora politicamente “impotente”.
Titoli analoghi sulla Bbc, sulla rete televisiva araba al Jazeera – che si chiede “quanto a lungo Berlusconi riuscirà a mantenere la sua fama di sopravvissuto” – e sulla stampa francese.
Il moderato Figaro parla di una “umiliazione” per Berlusconi, Le Monde di “schiaffo bruciante”, Sud-OVest di “disfatta”, Ouest-France di “sconfessione”.
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