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IL VIRUS MINZOLINI COSTA 10 MILIONI DI EURO ALLA RAI: LA CONCESSIONARIA SIPRA DENUNCIA IL GRAVE DANNO DEL TG1 PER LA RACCOLTA PUBBLICITARIA

Luglio 15th, 2011 Riccardo Fucile

SHARE AL 20% IN CADUTA LIBERA, TRE ANNI FA ERA AL 30%….IL TG1 E’ ORMAI UN VELENO PER I PROGRAMMI CHE SEGUONO E UN BALSAMO PER LA CONCORRENZA…TRE MILIONI DI TELESPETTATORI IN MENO IN TRE ANNI

In ritardo di un paio di anni, inchieste giudiziarie per la carta di credito, un terno di multe e clamorose censure e omissioni, la Rai scopre il problema Augusto Minzolini. Che per il presidente Paolo Garimberti è serio e preoccupante.
Che per il direttore generale Lorenza Lei è tema di riflessioni profonde.
Forse le analisi di Sipra, la concessionaria pubblicitaria di viale Mazzini, suona la campana persino per chi vuole apparire sordo.
La crisi di ascolti del Tg1 è ormai una malattia cronica: “Per l’anno in corso possiamo stimare un danno di almeno 10 milioni di euro”, dicono fonti interne di Sipra
La cura per conciliare Minzolini e le notizie è introvabile, e l’azienda ha rinunciato volentieri.
Ma la tassa-direttorissimo è troppo alta, anche per i berlusconiani più spinti, ecco perchè soltanto il Consiglio di amministrazione conoscerà  l’inarrestabile discesa del Tg1. Il primo telegiornale del servizio pubblico, ridotto a una civetta del Cavaliere, fa male ai conti di viale Mazzini.
Il Tg1 al 20 per cento di share è un veleno per i programmi che seguono e un balsamo per la concorrenza.
Nella preziosa fascia 19:45-21:00, presidiata dal Tg1 di Minzolini, Rai1 perde 3,10 punti rispetto al 2010 e addirittura 4,4 sul 2008, direzione di Gianni Riotta.
L’anonimo indice share ha un costo: “Un punto di share vale 20 milioni di euro nell’intera giornata di Rai1, tre punti in prima serata almeno 40 milioni”.
E Minzolini cade al centro di quel pezzetto di palinsesto, le quattro ore più ambite dagli inserzionisti.
Il Tg1 fa peggio del gioco a premi che precede e azzoppa il varietà  che segue, dunque brucia 10 milioni di euro poichè influenza un’ora su quattro: “La cifra è calcolata a mercato costante. Non è nemmeno pessimistica”, spiegano in Sipra.
L’autodistruzione del Tg1 può ritoccare all’insù i 10 milioni, a giugno Minzolini ha registrato un minimo storico al 20,6% di share con 3,6 milioni di telespettatori.
I numeri fanno impressione se paragonati al 2008, l’ultimo anno completo di Riotta a Saxa Rubra.
Non è passata un’epoca, eppure la differenza è impressionante : appena tre anni fa, 6,5 milioni di italiani guardavano il telegiornale di Rai 1 che pietrificava i rivali con il 30% di share.
Abboniamo il 2009 al direttorissimo perchè spezzettato con l’addio di Riotta, l’interim di Andrea Giubilo e il suo arrivo.
Nel 2010, però, Minzolini ha già  sperperato l’eredità : via mezzo milione di spettatori che, in queste settimane, salgono a 800 mila.
Ora il Cda processerà  l’ex notista politico, i consiglieri tempesteranno di domande i vertici di Sipra e il risultato sarà  un prevedibile nulla di fatto.
Come sempre.
La verità  su Minzolini l’ha detta il medesimo Minzolini: “Resterò al mio posto finchè dura il governo di Berlusconi”.
Più lunga sarà  la permanenza al suo posto (pubblico) e più grave sarà  il danno per l’azienda.
La spesa è lunga e ancora aperta: 458 mila euro di multe dall’Autorità  di garanzia, 86 mila euro di viaggi e cene con la carta di credito di viale Mazzini.
La raccolta pubblicitaria va male, il servizio pubblico arranca ovunque e fatica a sopportare fallimenti come il Tg1 e la trasmissione di Sgarbi.
Ma Il direttorissimo è intoccabile fin quando vuole Lui.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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IL GOVERNO SALVA TELECOM E LA7 ROMPE CON SANTORO: RICATTI DI REGIME

Luglio 2nd, 2011 Riccardo Fucile

NEL GIORNO DEL NO A SANTORO, SCOMPARE DALLA MANOVRA UNA NORMA AMMAZZA-TELECOM SULLA RETE TELEFONICA…SALTA L’ACCORDO CON IL GIORNALISTA E MIRACOLOSAMENTE IL PROGETTO SPARISCE

La metafora di Giovanni Stella annunciava la discesa in campo (televisivo) di Telecom: io aspetto paziente sotto il banano-Rai che ne scendano i macachi-conduttori.
L’amministratore delegato di Telecom Italia   rompeva il bipolarismo di Rai e Mediaset: La7 è disposta a prendersi il gruppo di giornalisti che il servizio pubblico e il Biscione, per motivi diversi ma di uguale matrice (il Cavaliere), non vogliono e non possono permettersi.
Stava nascendo una televisione all’apparenza poco controllabile per il Silvio Berlusconi imprenditore e politico, ma estremamente influenzabile per la sua versione di capo del governo.
La trattativa con Michele Santoro era chiusa, mancava un tratto di penna: la firma (alle prime voci, il titolo di La7 crebbe in un giorno del 20%; l’altro ieri, al niet, ha perso il 4 e ieri il 3). Martedì scorso, l’ultimo incontro tra l’inventore di Annozero e il dirigente di La7 conosciuto con il soprannome di “canaro” per i suoi modi spicci ed efficaci fino al sadismo.
E che succede martedì, proprio quel giorno?
Il governo scrive e riscrive e infine diffonde la bozza di manovra economica: tagli, pensioni , tasse e finte rivoluzioni liberali e liberiste.
In un articolo del provvedimento, a sorpresa, si materializza il conflitto d’interessi che Santoro ha denunciato.
Il governo, se vuole, può fare male a Telecom, la multinazionale proprietaria di La7.
E con una norma, infilata di soppiatto, Palazzo Chigi ha dimostrato come può farle male.
La bozza prevedeva un progetto del ministero per lo Sviluppo economico di Paolo Romani: “Un piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet”.
E come? “Mediante la razionalizzazione, la modernizzazione e l’ammodernamento delle strutture esistenti”.
Parole astruse e verbi incrociati per sottrarre a Telecom l’ultimo bene invidiato da tutti i concorrenti: la rete fisica, quella che porta il cavo telefonico in tutte le case e gli uffici, eredità  del monopolio pubblico.
Il governo pensava di aprire il mercato e le connessioni veloci imponendo “obblighi di servizio universale”.
Tradotto: Telecom investe per migliorare la sua struttura e poi deve metterla a disposizione dei concorrenti.
Il governo di lievi e dure sforbiciate, che spinge all’infinito una correzione nel bilancio statale da 47 miliardi di euro, sentiva l’urgenza di ricorrere ai soldi della Cassa depositi e prestiti per “finanziare il piano nazionale su Internet”.
Poche righe nascondevano un possibile esproprio del tesoro più sensibile per i vertici di Telecom.
L’ipotesi dura due giorni, esattamente 48 ore, fin quando ieri accadono due fatti all’apparenza distanti ma forse strettamente legati: La7 annuncia la fine di qualsiasi negoziato con Santoro, azzoppando così l’ipotesi terzo polo televisivo; e, in contemporanea, il governo cambia la norma, stravolge il suo “piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet” e cancella dal testo della manovra quei passaggi — “la razionalizzazione, l’obbligo di diritto universale” — che minavano la stabilità  patrimoniale di Telecom e preoccupavano i suoi azionisti (anche stranieri).
Anche se il numero uno di Telecom Italia Franco Bernabè giura che tra i due fatti non c’è alcun nesso, e ribalta su Santoro l’accusa di aver cercato pretesti per far saltare la trattativa con La7, i casi sono due: o le idee del ministro Romani e del governo sono talmente labili da evaporare nel breve volgere di 48 ore, oppure la rivoluzione telematica di Berlusconi era un atto di forza, un segnale per intimorire La7.
Per capire dov’è intrappolata la ragione è utile ricordare che la Rai di centrodestra, in trincea contro i giornalisti sgraditi dal Cavaliere, adesso comincia a riflettere: forse è meglio trattenere Santoro, forse Vieni via con me era davvero importante, forse Report è un prezioso settimanale d’inchiesta, forse Lucia Annunziata è una figura professionale irrinunciabile per il servizio pubblico.
Togliendo i forse, resta l’ordine di servizio di Berlusconi, il più recente: è più facile controllare il servizio pubblico, senza indebolirlo troppo, per giocare di sponda con Mediaset, che combattere un terzo polo televisivo.
Nella peggiore delle ipotesi, un colossale ricatto.
Nella migliore, l’ultima trasfigurazione del conflitto d’interessi.

Giorgio Meletti e Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SANTORO SHOW METTE LA RAI ALL’ANGOLO: “PRONTO A CONDURRE A UN EURO A PUNTATA”, POI DISTRUGGE I DUE PATETICI SERVI DEL SULTANO

Giugno 9th, 2011 Riccardo Fucile

CASTELLI E BRUNETTA STARNAZZANO CHE NON VOGLIONO PAGARE IL CANONE PER SENTIRE TRAVAGLIO, SANTORO SNOCCIOLA I DATI: “ANNO ZERO E’ COSTATO 6 MILIONI E NE FA INCASSARE 45 ALLA RAI, SIAMO NOI CHE PAGHIAMO MINZOLINI”… LA BECERODESTRA DELLA VERGOGNA E DELLA CENSURA HA MOSTRATO IL SUO VOLTO: E’ TEMPO DI UNA DESTRA CIVILE, MAI PIU’ CON CERTA FECCIA UMANA

Ultima chiamata per la Rai.
Michele Santoro, adesso che il contenzioso con l’azienda non è più a tre con i giudici, mette viale Mazzini alle strette: “Vorrei che lei, presidente Garimberti, scegliesse in libertà  se in questa azienda una trasmissione così la volete o no. Io non ho ancora firmato con nessun altro editore e quindi da domani teoricamente potrei essere disponibile a riprendere questo programma al costo di un euro a puntata nella prossima stagione”.
Il conduttore ha scelto il prologo dell’ultima puntata di Annozero per il suo affondo, forse non finale.
“Caro presidente Garimberti, se fossi in lei non mi preoccuperei di quello che sto per dire, ma di quello che lei sta per fare — ha iniziato il conduttore -. Chi è il vero artefice del destino della Rai? Io sono un giornalista della Rai. Anche Celentano è della Rai. Chi è che gli impedisce da anni di fare un programma sulla tv pubblica?”.
E proprio durante una telefonata in diretta del Molleggiato scoppia la polemica. Il ministro Roberto Castelli, ospite in studio, si dice democratico ma anche “stufo di pagare Travaglio con i mie soldi”.
A queste parole, Santoro non si contiene: “Adesso basta. Noi non prendiamo un euro dal canone — urla -. Dovete lasciare libera la Rai, fuori i partiti!”. “Dovete capire che c’è gente che non si compra — continua -, noi siamo del mercato”.
E mentre Santoro mette nell’angolo i vertici Rai, Antonio Verro, consigliere di maggioranza di viale Mazzini, va a trovare Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli.
Lo stesso consigliere che in giornata si era espresso negativamente contro un’altra trasmissione Rai, ‘Ballarò’, chiedendo più pluralismo.
“Nella mia visione della vita c’è la dignità  del lavoro — spiega Santoro — che è la condizione della libertà ”.
Perchè il giornalista, ricorda lui stesso, oltre ad essere “della Rai” è anche figlio di un ferroviere.
“Quando si attacca la gente come me — continua — offende la gente come mio padre, perchè gli impedisce di avere un sogno”.
Eppure, adesso è stanco. ”Non si può sempre resistere resistere resistere”, spiega.
Il conduttore è in attesa del giudizio della Cassazione sul suo reintegro, già  disposto dai giudici in primo grado e in appello, che hanno anche rigettato il ricorso dell’azienda.
Un contenzioso che “si è ritenuto di far cessare per recuperare la piena reciproca autonomia decisionale”, spiegava la Rai tre giorni fa in una nota, annunciando il divorzio “consensuale” dell’azienda da Santoro.
Una fuoriuscita, quella del conduttore, posta come condizione per qualunque accordo da viale Mazzini.
”Io non voglio più andare in onda perchè lo decidono i giudici — sottolinea il conduttore -. Ma anche se avessi vinto in Cassazione,   non sarei stato contento. Perchè non sarei stato considerato uno della Rai, ma uno graziato dai giudici di sinistra”.
Una battaglia che parte da lontano.
E che ha il suo scontro principale nel 2002, quando il presidente del Consiglio emana quello che è passato alla storia della televisione come ‘Editto bulgaro’. “Biagi, Luttazzi e Santoro hanno fatto un uso criminoso della televisione pubblica”, dice il premier da Sofia.
Risultato: i tre vengono allontanati dalla Rai.
E Santoro apre il suo contenzioso con l’azienda, ancora non concluso.
In mezzo ci sono polemiche, una telefonata in diretta dell’ex direttore generale della Rai Mauro Masi e uno scandalo.
“Uno scandalo mondiale”, lo definisce oggi Santoro. ”Presidente Napolitano — è l’appello del conduttore — ci rendiamo conto che siamo l’unico Paese in cui l’arbitro della comunicazione è espresso direttamente dai partiti?”.
Il riferimento è all’Agcom che, tra i numerosi attacchi alla trasmissione, ha un posto di rilievo.
Quello nel fascicolo della procura di Trani, in cui compaiono le telefonate tra un ex dipendente dell’Autorità  garante per le Comunicazioni, Giancarlo Innocenzi, e il premier.
Conversazioni in cui Berlusconi chiede di mettere fine a programmi come ‘Annozero’ e commenta che se l’Agcom non ne è capace allora fa davvero “schifo”.
“C’è una cosa che ha urtato la mia sensibilità  — ha aggiunto il giornalista -. Voi dicevate che ero in onda per giudici, ma mentre ‘Annozero’ incassava milioni di euro, questi erano spesi da avvocati per portarmi in tribunale fino in Cassazione”.
”Se la mia andata via serve ad evitare il bombardamento di ciò che rende grande il servizio pubblico, come Fazio, Gabanelli, Dandini, Iacona – prosegue Santoro — preferisco andare via”.
“Ora al diavolo ‘Annozero’ — conclude — comincia l’Annonuovo”.

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INTROITI MINORI A CAUSA DELL’ADDIO DI SANTORO? LA RAI PENSA AD UN AUMENTO DEL CANONE

Giugno 8th, 2011 Riccardo Fucile

UNA MOSSA PER RECUPERARE I MANCATI INTROITI PUBBLICITARI: SI STUDIA L’INSERIMENTO DEL CANONE NELLA BOLLETTA ELETTRICA

E adesso il governo studia l’aumento del canone.
Una bella cura da cavallo, stavolta, non l’euro e 50 centesimi del ritocco 2011.
Ci sono i costi del servizio pubblico che galoppano, certo, ma dal prossimo anno andrà  compensato – tra le altre voci in perdita – anche il mancato introito pubblicitario del prime time del giovedì su Raidue, che con Santoro e Annozero ha garantito dal 2006 incassi a sei zeri.
Quando ieri mattina il ministro alle Comunicazioni Paolo Romani ha chiamato il direttore generale Rai Lorenza Lei per congratularsi del benservito a Michele Santoro, per aver compiuto “con successo” la missione nella quale aveva fallito per due anni l’ex Mauro Masi, l’impegno (verbale) è stato preso.
La dg le congratulazioni le ha incassate, ma ha anche esternato tutte le sue preoccupazioni per le prospettive non rosee dell’azienda di Viale Mazzini.
E l’ex imprenditore televisivo milanese, vicinissimo al premier, su questo è stato in grado di sbilanciarsi, promettendo un intervento del governo.
Il dossier “canone” è sulla scrivania di Romani. E tra le ipotesi contempla anche la possibilità  di agganciarne il pagamento alla bolletta elettrica.
Espediente ritenuto utile per combattere l’evasione, che sulla tv è ancora dilagante.
Nella stagione televisiva che sta per concludersi, il programma di Santoro ha avuto una media di 5,8 milioni di spettatori, con uno share del 20,71, stando ai dati diffusi dallo staff di Annozero. Garantendo così a Raidue il successo in prima serata il giovedì: il 12 per cento in più rispetto alla media di rete.
Non è un caso, d’altronde, se ieri a Piazza Affari i titoli de La7, la TiMedia, hanno subito un balzo del 17,56 per cento, dopo le indiscrezioni sul passaggio di Santoro alla controllata Telecom.
Una crescita del valore delle azioni in Borsa stimato in 29 milioni di euro.
A tutto questo, meglio, al già  previsto crollo pubblicitario la Rai chiede al governo di porre rimedio.
E l’unica leva sarà  appunto il canone (oggi già  a 110,50 euro).
La pillola amara al contribuente sarà  somministrata a fine anno, quando Tesoro e Comunicazioni dovranno annunciare che l’aumento di 1,50 euro del 2011 non è stato sufficiente.
Ha permesso d’altronde di incassare 30 milioni di euro in più, poca cosa, appena il 10 per cento rispetto ai 300 milioni di fabbisogno che aveva stimato la dirigenza Rai.
Tutto questo, al momento, al presidente del Consiglio Berlusconi interessa poco, raccontano. Soddisfatto com’è del risultato raggiunto con la liquidazione di Santoro.
Anche perchè al momento della nomina della Lei, il Cavaliere non aveva fatto mistero con la dg del suo personale auspicio. Suo, ma non di Fedele Confalonieri.
Sembra che già  ieri il numero uno di Mediaset abbia confidato al vecchio amico di sempre tutte le sue preoccupazioni per i pezzi pregiati che la Rai sta “regalando” a La7, con tutte le ripercussioni che il terremoto dei palinsesti avrà  sullo share della tv in chiaro dal prossimo autunno.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)

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I PROGRAMMI ANTI-BERLUSCONI SONO GLI UNICI IN ATTIVO: DA FAZIO ALLA GABANELLI, DA SANTORO A FLORIS UN FIUME DI SPOT ARRICCHISCE LA RAI

Giugno 8th, 2011 Riccardo Fucile

SHARE E SPETTATORI IN CONTINUO AUMENTO, PER LA RAI UN AFFARE D’ORO…I CONTI IN TASCA ALLE TRASMISSIONI: QUEST’ANNO HANNO TUTTE AUMENTATO SHARE E NUMERO DI SPETTATORI

Una trasmissione televisiva è fatto non solo di volti, chiacchiere, balletti e canzoni, ma soprattutto di numeri di share, curve di ascolto, vendite pubblicitarie, costi, ricavi e in ultimo, ma proprio in ultimo, di Qualitel.
Ovvero il gradimento che il pubblico riserva ai programmi.
Un indice istituito nel contratto di servizio del 2007-2008 con cui i telespettatori, intervistati da una società  commissionata dalla Rai, danno il loro parere sui programmi in onda.
Una sortadi auto-esame per la Rai, che ha dato una prima sentenza: Report di Milena Gabanelli è il programma più apprezzato.
Al seondo posto Fabio Fazio con Che tempo che fa.
I numeri non sbagliano.
Report ha registrato un ascolto medio del 13% con 3,5 milioni di spettatori.
Lo scorso anno si era fermata a 2,9 milioni e 12,35% di share. Un punto di share per i pubblicitari significano tanti soldi.
Uno spot in Rai da 30 secondi all’interno di Report costa dai 52.000 ai 58.000 euro.
Se il costo medio del programma all’anno è di circa 2 milioni, alla Rai ne rientrano più di 4.
Anche Ballarò ha incrementato gli ascolti, ottenendo una media del 16,79% con 4,5 milioni di spettatori.
Lo scorso anno la media è stata del 15,72% con 3,9 milioni di ascolti.
A fronte di 3,5 milioni di costi, Ballarò   ne incassa 8.
Per 30 secondi di spot si pagano tra i 37 e 53mila   euro.
Che tempo fa di Fabio Fazio ha un 14% di share di media con 4 milioni di spettatori, ma il 2 giugno è arrivato a 5,7 milioni.
Costa 10,5 milioni di euro l’anno e incassa 17 milioni: uno spot arriva a costare anche 78.000 euro.
E finiamo l’analisi con Anno Zero che ha sfondato quest’anno il muro dei 7 milioni di spettatori e del 25% di share.
Ogni puntata costa circa 200.000 euro i ricavi più del triplo: gli spot, una ventina a puntata, vengono pagati fino a 66.000 euro.
Inutile dire che essendo tutte queste trasmissioni ritenute dal premier a lui contrarie, essere contro di lui evidentemente genera maggiori introiti per la Rai.

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SANTORO SE NE VA: “IMPOSSIBILE CONTINUARE COSI'”. E ORA MICHELE TRATTA CON LA7

Giugno 7th, 2011 Riccardo Fucile

“ANNOZERO” FINISCE LA STAGIONE IN RAI: MISSIONE COMPIUTA PER I BERLUSCONES… LA BECERODESTRA CHE NON SA CONFRONTARSI E PRODURRE PROGRAMMI ALTERNATIVI DI QUALITA’ PREFERISCE FAR TACERE CHI DISSENTE…PER LA RAI UN BAGNO DI MILIONI, DI CUI DUE A SANTORO

Chi in queste ore ha parlato con Michele Santoro lo descrive rassegnato a questa soluzione. Non furioso come in altre occasioni, nè tanto meno contento di vedere chiudere così, con la risoluzione del contratto, l’avventura di Annozero.
Dispiaciuto, esasperato di sentirsi a malapena tollerato da un’azienda in cui è campione di ascolti. «Sembra che gli sia concesso andare in onda solo perchè c’è una sentenza a stabilirlo, come se non contassero i sei milioni di spettatori che quest’anno gli hanno fatto vincere 16 prime serate su trenta. Non può rivedere minimamente il format, non può spostare manco una pianta che la Rai lo riprende», sottolinea un amico.
Tanto per capire quanto l’azienda pubblica punti sul suo conduttore da 21 punti di share, basti ricordare che non ha mai rinunciato a ricorrere in Cassazione contro la sentenza che ne ha disposto il reintegro.
Oggi il conduttore spiegherà  in una conferenza stampa le sue motivazioni.
E forse svelerà  anche la sua prossima destinazione, su cui le voci si rincorrono senza trovare una conferma ufficiale.
Gli amici giurano: non ha ancora firmato nessun altro contratto.
Ma sono certe trattative con La7: nulla ancora di definitivo, non c’è la firma nero su bianco, ma sono talmente avanzate che si parla già  della possibile disposizione oraria, una prima serata e due seconde serate.
E a darne conferma interviene lo stesso direttore del Tg de La7, Enrico Mentana, in apertura del telegiornale di ieri sera: «Con la nostra emittente le trattative, i rapporti, i discorsi ci sono stati: ora spetta a Santoro prendere la decisione definitiva».
Sciogliendo il contratto e «recuperando la piena reciproca autonomia decisionale», l’azienda pubblica non gli avrebbe infatti chiesto nessun patto di non concorrenza della durata di due anni, cosa che avviene spesso con i manager. E il fatto che non ci sia un accordo di questo tipo desta qualche inquietudine tra consiglieri di amministrazione, come Antonio Verro: «Sono molto preoccupato».
Quando l’anno scorso si parlò di una possibile risoluzione del contratto, trattata con l’allora dg Masi, venne subito stabilito che si sarebbe occupato di docufiction per l’azienda pubblica: evitando così di vederlo migrare su emittenti concorrenti insieme ai suoi milioni di fan.
«Sul raggiungimento dell’intesa non metto lingua – ha aggiunto Verro – la seguo con molto distacco perchè è frutto di una valutazione maturata tra il direttore generale e Santoro».
Un accordo su cui chiede di applicare la massima trasparenza il centrista Roberto Rao: «La Rai deve rendere pubblici tutti i particolari dell’accordo transattivo per permettere di sapere chi ha guadagnato e chi ha perso in questa operazione».
Già , perchè resta la domanda su quanto possa costare all’azienda pubblica chiudere il rapporto con Santoro.
Trapela una cifra: si parla di circa due milioni di euro per 24 mensilità  di uscita agevolata. Di certo, comunque, l’ammontare della buonuscita deve essere inferiore ai 2,5 milioni: sopra questa cifra è necessario un passaggio in Cda che invece non è avvenuto.
Eppure, le voci di Viale Mazzini non danno ancora per escluso nemmeno un rientro in Rai tramite «altre e diverse forme di collaborazione», come recita il comunicato diffuso ieri.
Con il nuovo dg, Lorenza Lei, il conduttore ha avuto vari scambi e il rapporto, raccontano, è migliore – non ci voleva molto – rispetto a quello turbolento col predecessore Masi.
Si vocifera della possibilità  che si occupi di eventi per la Rai, o comunque di un trasloco in altra forma ma sempre nell’orbita dell’azienda pubblica.
Anche se dall’opposizione c’è chi scuote la testa: il sospetto è che la testa di Santoro (e la fine di Annozero) sia il prezzo da pagare perchè tutti gli altri programmi invisi alla maggioranza tornino regolarmente in tv in autunno.

Francesca Schianchi
(da “La Stampa“)

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LA 7 IN PIENA CAMPAGNA ACQUISTI: “UN PAIO TRA SANTORO, FAZIO, FLORIS E GABANELLI PASSERANNO DA NOI”

Giugno 4th, 2011 Riccardo Fucile

L’AMMINISTRATORE DELEGATO STELLA ANNUNCIA ANCHE CHE TELECOM CEDERA’ IL CONTROLLO DELLA RETE: PROBABILMENTE A CARLO DE BENEDETTI…IL TG DI MENTANA VELEGGIA AL 10%, LA 7 SEMPRE PIU’ AMBIZIOSA: CRESCE DEL 22% LA PUBBLICITA’

Qualche giorno fa, più diplomatico che incisivo, Giovanni Stella parlava per metafore.
L’amministratore delegato di La7 si paragonava a un paziente addestratore che aspetta i macachi-conduttori che scendono frastornati dal banano Rai.
Adesso l’ad Stella torna a fare onore al suo soprannome, il canaro, un dirigente concreto nel maneggiare affari e dichiarazioni.
Mira al banano di viale Mazzini: “Uno o due fra Michele Santoro, Milena Gabanelli, Giovanni Floris e Fabio Fazio verranno a La7”.
E poi pettina le disordinate indiscrezioni sul futuro di Telecom Italia Media, la società  del gruppo La7 che fa capo a Telecom: “Entro fine anno avremo un azionista di maggioranza relativa con il 40 per cento del capitale, il 37 all’attuale proprietà  e il 23 sul mercato”.
Qualcuno avvisi viale Mazzini.
Come cambiare l’immagine di un Cda Rai che in apparenza conferma i programmi sgraditi al Cavaliere e in pratica tiene in bilico mezza Raitre (oltre Annozero)?
E come spiegare la sfilata dei direttori di rete che illustrano i progetti al direttore generale Lei e scopriranno di aver sbagliato previsioni?
Ecco come la racconta chi aspetta un cenno per firmare i contratti: “Manca un particolare: il voto del Cda Rai. Le porte sono aperte e noi — aggiunge Stella – abbiamo un accordo di massima con almeno due conduttori del servizio pubblico. Posso dire che uno o due verranno a La7, ma preferisco usare il condizionale: potrebbero. Vedremo nei titoli di coda chi avrà  ragione”.
Con chi discute l’amministratore delegato di La7? Sente Beppe Caschetto, l’agente di Floris e Fazio? “Spesso”. E Santoro? “Anche”.
Stella è in piena campagna acquisti nel servizio pubblico che per pubblicità , canone e ascolti dovrebbe sovrastare l’emittente di Telecom; ma la politica e il governo frantumano la solidità  di viale Mazzini e così La7 è l’unico approdo sicuro.
Fermi, le trattative sono chiuse, però Stella sigilla le buste con i nominati: “Ripeto: uno o due dei quattro che ho citato. Ora osserviamo le mosse della Rai”.
E poi fa intuire che Santoro è tra i più indiziati assieme a uno fra Fazio e Floris.
à‰ facile capire i motivi.
Sul giornalista di Annozero pende il ricorso di viale Mazzini contro il suo reintegro: la sentenza in Cassazione arriverà  mercoledì.
E la Rai nasconde le carte a Fazio — senza contratto come Floris — per la terza serata di Che tempo che fa, che compare e scompare come nei giochi di prestigio.
Stella offre libertà  editoriale più che accordi milionari: contratti a rendimento, un minimo garantito e premi per i risultati Auditel.
L’indice share e il conto in banca cresceranno con la stessa velocità  sul modello Enrico Mentana: la scommessa era il 7,5 per cento del telegiornale, ora veleggia sul 10.
Per investire Telecom ha bisogno di capitali freschi: “Avremo un compagno di viaggio per sanare i conti e migliorare il prodotto”.
In corsa (nonostante la smentita) c’è l’ingegnere Carlo De Benedetti con il gruppo Espresso-Repubblica: “È una fra le tante ipotesi”, dice Stella.
Il valore in Borsa di Telecom Italia Media è di 278 milioni di euro, il 40 per cento vale circa 300 milioni fra capitale azionario e offerta pubblica di acquisto (opa).
E quanto vale La7?
Nei primi tre mesi del 2011 ha incassato il 22% in più di pubblicità , passando dai 27,5 milioni nel trimestre 2010 ai 33,5 milioni nel 2011, in proporzione cala il passivo fra costi e ricavi.
I numeri migliori sono fuori dal bilancio.
à‰ l’abbondante 10 di share di Mentana che trascina Otto e Mezzo, l’Infedele e In Onda e fissa la fascia 18-20:30 al 4,26% (media giornaliera al 3,4).
Dal 2009 a oggi, i canali generalisti di Rai e Mediaset hanno perso l’8% di share, ma La 7 è cresciuta soltanto di mezzo punto.
Ecco perchè Stella s’è piazzato sotto il banano più grosso e masochista.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SILVIO STRAROMPI, IL PICCOLO STALKER BRIANZOLO

Maggio 28th, 2011 Riccardo Fucile

DOPO PAOLO PANELLI E ALBERTO SORDI, BERLUSCONI E’ IL NUOVO GRANDE CARATTERISTA DEL PERSONAGGIO DELLO “SCOCCIATORE”… CON OBAMA SI E’ SUPERATO

L’ha rifatto ancora.
Profittando del fair play diplomatico che impone ai leader del mondo di non mandarlo affanculo, il Cainano in gita premio al G7 e mezzo ha attaccato un bottone sull’emergenza toghe rosse al leader russo Medvedev, dopo aver fatto altrettanto con Obama.
La scena ricorda quella di certi vecchietti scatarranti che bivaccano nei bar della Brianza e raccontano al primo avventore che capita le proprie disavventure con la moglie che li tradisce con l’idraulico.
Ma esistono anche precedenti nel mondo dello spettacolo: da Strarompi, indimenticabile personaggio di Paolo Panelli, a Gianrico, il giovane rompipalle interpretato da Sordi in Via Padova 46 . Lo scocciatore, che si apposta dietro l’uscio in attesa che esca per la passeggiata pomeridiana il vicino di pianerottolo, Arduino alias Peppino De Filippo, poi gli s’appiccica addosso guastandogli il relax e insufflandogli nelle orecchie con voce petulante i suoi problemi personali: “Sor Arduì, ho passato una notte d’inferno, m’ha mozzicato una zanzara, ma proprio in un punto che nun me posso gratta’ nè di qua nè di qua, che me farebbe un grattino alla schiena, sor Arduì?”.
Così al vertice in Francia il piccolo stalker brianzolo arpiona a uno a uno i grandi della terra per coinvolgerli nei suoi guai giudiziari.
Incredibilmente infatti Obama, Medvedev, Sarkozy, Merkel, Zapatero, Cameron, Naoto Kan se ne sbattono allegramente dei suoi processi, preferendo concentrarsi su problemi trascurabili come le radiazioni di Fukushima, la guerra in Libia, la primavera araba, i negoziati israelo-palestinesi, la crisi finanziaria internazionale, i tornado che devastano l’America, cosette così.
Da un po’ di tempo i vertici del G7 e mezzo si son trasformati in autentici calvari per i sette leader del mondo, a causa di questo anziano molestatore che si apposta dietro gli angoli, con fotografo al seguito, per sfogarsi un po’ con loro sui suoi problemi privati.
Avevano anche pensato di non invitarlo più, ma poi hanno avuto pena per lui. Così si sono passati parola: appena lo vedono avvicinarsi, si rifugiano alla toilette simulando improvvisi attacchi di gastrite o danno disposizione ai rispettivi staff di chiamarli al telefono non appena lui si aggira nelle loro vicinanze.
Ma Strarompi, in un modo o nell’altro, riesce sempre a vanificare le misure di sicurezza.
L’altro ieri, a uno stranito Obama e all’esterrefatta interprete che faticava a tradurre concetti tanto sconnessi, ha raccontato la dittatura dei magistrati di sinistra e la riforma epocale della giustizia.
Ci aveva già  provato due anni fa al G7 e mezzo di Londra, quando alla foto di gruppo si mise a sbraitare “Mister Obamaaaaaa! Sono quiiii!”, ma quel giorno era presente la regina Elisabetta d’Inghilterra che, rompendo un silenzio cinquantennale, si voltò di scatto, strinse a sè la borsetta e borbottò un “che bisogno c’è di strillare così forte?”.
Questa volta, intrufolandosi in un attimo di distrazione delle badanti e degli infermieri che lo hanno in cura, il nanerottolo s’è fiondato con agile balzo sul presidente Usa per rovesciargli addosso le sue manie di persecuzione. Sperava di ricavarne, oltre alla foto ricordo accanto all’abbronzato più famoso del pianeta, almeno una frase di circostanza o di comprensione da spendere nella campagna elettorale domestica.
Invece Obama, che non l’ha mai voluto incontrare se non in luoghi molto affollati, l’ha liquidato con un paio di “ok” (traducibili in un romanesco “e sti cazzi?”), mentre la Merkel faceva la faccia spazientita e Sarkozy richiamava all’ordine l’attempato discoletto invitandolo a tornare al posto.
Ieri il petulante vecchietto s’è sfogato sulle “ben 24 accuse infondate” con Medvedev, che l’ha assecondato sorridendo, come si fa con i casi clinici, non senza rimpiangere quei bei manicomi siberiani di una volta.
Manca solo che qualcuno, impietosito dalle sue precarie condizioni psicofisiche, gli allunghi una banconota dicendo: “Tenga, buon uomo, ora però abbiamo da fare”.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ILLECITE LE INTERVISTE TV AL PREMIER, CONDANNATI I TG: ADESSO PAGHINO I DIRETTORI

Maggio 24th, 2011 Riccardo Fucile

L’AGCOM PUNISCE RAI E MEDIASET: 258.000 DI MULTA A TG1 E TG4. 100.000 EURO PER TG2, TG5 E STUDIO APERTO… L’ASSURDO E’ CHE NELLE RETI PUBBLICHE LA MULTA LA PAGHERA’ IL SOLITO CONTRIBUENTE… E’ ARRIVATO IL CONTO DELL’INVASIONE ELETTORALE DEL PREMIER

L’Agcom ha inflitto multe pesanti a Rai e Mediaset per le interviste a reti unificate a Berlusconi in violazione della par condicio.
L’Autorità  ha comminato la massima sanzione prevista dalla legge ai «recidivi» Tgl e Tg4 (258.230 euro), per Tg2, Tg5 e Studio Aperto la sanzione è di centomila euro ciascuno.
Dal centrosinistra c’è chi chiede ora una class action verso i direttori.
Dal centrodestra si parla di intimidazione politica, lesiva della libertà  di stampa.
Le supermulte spaccano intanto l’Autorità  per garanzie nelle comunicazioni. La commissione Servizi e prodotti ha preso la decisione a maggioranza (favorevoli Michele Lauria, Gianluigi Magri, Sebastiano Sonino e il presidente Corrado Calabrò) con il voto contrario di Antonio Martusciello.
Ma con lui altri tre commissari Agcom di centrodestra (Stefano Mannoni, Roberto Napoli, Enzo Savarese) in una nota hanno stigmatizzato la decisione come «un precedente che vulnera la certezza del diritto e il principio di legalità ».
Mediaset non intende pagare la sanzione (che ammonterebbe a 458mila euro) e il presidente Fedele Confalonieri annuncia un ricorso al Tar.
Il presidente Rai, Paolo Garimberti, ha inserito la questione all’ordine del giorno del Cda di domani.
Reagiscono i direttori dei tg sanzionati. Augusto Minzolini (Tgl) si dice «esterrefatto». Per Emlio Fede (Tg4) trattasi «offesa gravissima all’autonomia dei giornalisti e dei direttori». Clemente Mimun (Tg5) giudica la multa «una pesante intimidazione», sconfessato dal cdr del Tg5: «L’Agcom è un organismo super partes, svolge una missione di garanzia a tutela di tutti i cittadini italiani».
Dal Tg2, il direttore ad interim Mario De Scalzi non parla, ma sembra che in un primo tempo le “interviste” del premier fossero state frazionate in giorni diversi, per grado di importanza del Tg (prima scelta al Tgl, poi il Tg2), De Scalzi si sarebbe opposto. L’Usigrai dice la sua sulle multe: «La Rai si rivalga sui direttori che le hanno determinate».
Calabrò nega «valutazioni politiche» e ribadisce che «vige il dovere di equilibrio e completezza di informazione fino alla conclusione della campagna elettorale con i ballottaggi in corso».
Ma la polemica tra gli opposti schieramenti è inevitabile.
Il leader Udc Pierferdinando Casini dice che «le sanzioni servono a poco», ma dall’Api il senatore Riccardo Milana invoca «una class action» dei contribuenti.
Dal Pd arriva il plauso alle sanzioni Agcom.
Per Giorgio Merlo, vicepresidente in Vigilanza, le «multe non sono altro che la conferma di ciò che diciamo da tempo.
Ora va ripristinata la piena legalità  informativa».
Per David Sassoli, capogruppo Pd al Parlamento europeo, «la campagna elettorale di Berlusconi è pagata dai cittadini», ora bisogna andare avanti: «Ok le multe, ma il riequilibrio quando arriverà , ad urne chiuse?».
Dall’Italia dei valori, Antonio Di Pietro annuncia che il suo partito presenterà  «un esposto alla Corte dei conti per danno erariale».
Un tema che di sicuro infiammerà  il Cda Rai di domani.
Il consigliere Nino Rizzo (Pd) Nervo porrà  il tema «della responsabilità  personale di chi provoca danni», con allusione al recidivo Minzolini.

Palestini Leandro
(da “La Repubblica)

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