Destra di Popolo.net

INSABBIARE, CONFONDERE, PARLARE D’ALTRO: LA TATTICA IN TV DEI BERLUSCONES PER NON TIRARE LE CUOIA

Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile

SPOSTARE L’ATTENZIONE SULL’EVENTO PER CONFONDERE GLI ARGOMENTI, AGGRESSIVITA’ PER SVALORIZZARE L’AVVERSARIO, EVENTI MEDIATICI PER INDURRE A PARLARE D’ALTRO… VIA LIBERA ALLE URLA E AGLI INSULTI DI SGARBI E SANTANCHE’ PER CERCARE DI TRATTENERE L’ELETTORATO DISGUSTATO…FINCHE’ QUALCUNO NON RIMEDIERA’ DUE SCHIAFFI IN FACCIA

Dopo gli exploit sul piccolo schermo di Santanchè e Sgarbi, e le telefonate del premier a Ballarò e l’Infedele, il politologo Roberto Chiarini e il docente di comunicazione Francesco Siliato spiegano la tecnica del presidente del Consiglio per fronteggiare lo scandalo Ruby: “Spostare l’attenzione sull’evento per confondere gli argomenti”.
“Aggressività  per svalorizzare l’avversario”, “eventi mediatici per spingere a parlar d’altro”.
È questa secondo politologi e massmediologi la strategia di comunicazione televisiva impartita da Silvio Berlusconi ai suoi uomini per fronteggiare lo scandalo Ruby.
Ed ecco che nei salotti televisivi, al fianco dei videomessaggi alla Bin Laden del premier, fanno il loro ritorno personaggi incendiari del calibro di Vittorio Sgarbi e di Daniela Santanchè.
Oltre allo stesso Berlusconi che per il momento partecipa alle dirette solo in collegamento telefonico, come ieri all’Infedele, quando il presidente del consiglio ha definito il programma di Gad Lerner, reo di affrontare nel suo salotto il tema del caso Ruby, un “incredibile postribolo televisivo”.
Ma la telefonata è solo l’ultima delle incursioni delle truppe berlusconiane da quando, lo scorso 15 gennaio, si è diffusa la notizia delle indagini per prostituzione minorile e concussione a carico del presidente del consiglio. All’Ultima parola, il programma di Gianluigi Paragone in onda il venerdì su Rai Due, Vittorio Sgarbi ha letteralmente coperto d’insulti Peter Gomez: al grido di “mafioso, sei solo un mafioso”.
Per non parlare di Daniela Santanchè e dei suoi plateali abbandoni: prima di Agorà , la striscia quotidiana del mattino di Rai Tre condotta da Andrea Vianello, se ne era andata anche da Annozero di Michele Santoro.
In mezzo non va dimenticato il fallito blitz telefonico del premier durante l’ultima puntata di Ballarò.
Giovanni Floris però non è caduto nella trappola e non ha passato la telefonata alla regia.
“La strategia di Berlusconi è chiara — dice il politogo Roberto Chiarini — Ed è quella di dare una scossa al suo elettorato che è rimasto tramortito dalle ultime vicende”.
Un’opinione condivisa anche da un altro maà®tre à  penser della comunicazione politica, Francesco Siliato.
“L’obiettivo di questa campagna televisiva è svalorizzare le tesi degli avversari — afferma il docente di Sociologia, Cultura dei Media — in modo sia diretto che indiretto. Direttamente, nel non fare parlare l’avversario, rifiutando la relazione con lui, marchiandolo come colui che non sa stare con l’ospite. E indirettamente, perchè quando il premier telefona in trasmissione, oppure quando Santanchè si alza e se ne va, l’attenzione dello spettatore cresce, e viene spostata sui soggetti dell’azione. Si crea così un mini evento mediatico che catalizza l’attenzione dello spettatore”.
Per Siliato il meccanismo è collaudato, e indipendentemente dall’argomento di cui si parla può contare sulla compiacenza dei media: “La strategia — dice — è possibile solo grazie alla sudditanza dei media di fronte agli interventi del potere”.
Una sudditanza che c’è sempre stata, ma che mai come in questo caso “sposta gli argomenti di conversazione da bar, da ufficio”.
In questo modo, il premier è sempre in grado di “creare l’agenda pubblica”. Insomma, se fino a ieri si parlava di Ruby e del caso giudiziario che coinvolge il premier, oggi si parla di dito medio alzato (Santanchè), fughe dagli schermi (ancora Santanchè), insulti a profusione (Sgarbi) e di “postriboli mediatici” (Berlusconi).
I due esperti sono d’accordo anche sugli obiettivi di questa strategia a partire da una constatazione: nel quadro attuale è difficile che il premier accumuli nuovi consensi.
“Semmai — spiega Siliato — l’intento è la conservazione del grado di consenso già  ottenuto”, anche se a prezzo di una radicalizzazione delle posizioni politiche.
Gli fa eco Chiarini che dice: “Il premier sta chiamando in trincea i suoi sostenitori cercando di rincuorare i più arditi”.
In compenso, la strategia tradisce la “debolezza del capo, “costretto a intervenire in prima persona per dire: ‘Sappiate che sono qui, che sono tosto’”.
Sembrano passati anni luce da quando B., di fronte al crescente consenso ottenuto dagli esponenti di Futuro e libertà , decise di rinnovare radicalmente la pattuglia dei suoi portavoce nelle trasmissioni televisive.
Al posto degli ormai sovraesposti Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Niccolò Ghedini e Maurizio Gasparri, il premier affidò il piccolo schermo a personaggi come Maurizio Lupi, volto rassicurante del cattolicesimo del Nord e Alfredo Mantovano e alla sua credibilità  da ex magistrato.
Con qualche new entry: dalla deputata campana Nunzia di Girolamo ad Angelino Alfano, ministro della Giustizia e da molti indicato come successore in pectore di Berlusconi.
“All’epoca dello scontro con i finiani, il presidente del consiglio era alla ricerca di figure e linguaggi in grado di tamponare l’emorragia verso il centro innestata dalle prese di posizione del presidente della Camera”, dice Chiarini. Ed ecco che nei salotti televisivi a rappresentare il berlusconismo erano gli esponenti più moderati del Popolo della libertà .
Oggi il frame è completamente diverso e la pacatezza e propensione al dialogo dei Lupi e dei Mantovano ha lasciato il posto alle performance pirotecniche di Santanchè e Sgarbi.
Una strategia che funziona solo in tempi di crisi.
Del resto, presidiare i media, per Berlusconi diventa quasi obbligatorio se si considera l’attenzione che il caso Ruby sta raccogliendo.
Ieri sera, ad esempio, la puntata dell’Infedele ha raccolto un milione e ottocentomila spettatori, più o meno il doppio del normale.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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BERLUSCONI LANCIA LA GUERRA ALL’INFEDELE: VA FUORI DI TESTA E INSULTA LERNER E I SUOI OSPITI IN DIRETTA

Gennaio 25th, 2011 Riccardo Fucile

TRISTE ESIBIZIONE SUL FAR DELLA NOTTE DEL PREMIER: “LEI CONDUCE UN POSTRIBOLO TELEVISIVO, LA SUA E’ UNA TRASMISSIONE DISGUSTEVOLE E UNA CONDUZIONE SPREGEVOLE E TURPE”…DIFENDE LA MINETTI “CHE SI E’ PAGATA GLI STUDI DA SOLA” (SENZA PRECISARE COME)   E CHE VALE MOLTO DI PIU’ DELLE SIGNORE PRESENTI DA LEI”.. LERNER REPLICA: “LEI E’ UN CAFONE, VADA DAI GIUDICI”

Silvio Berlusconi perde le staffe e telefona in diretta a “L’Infedele” di Gad Lerner insultando la trasmissione, il conduttore e anche gli ospiti, o meglio le ospiti, definite “cosidette signore”.
Mentre si parlava del caso Ruby, ormai alla fine del programma, il premier chiama in studio.
Lerner non si aspetta la valanga che lo avrebbe investito di lì a poco, dopo un saluto tirato.
“Una trasmissione disgustosa, una conduzione spregevole, turpe, ripugnante”, è l’incipit del presidente del Consiglio che poi continua: “Ho sentito delle tesi false, lontano dal vero ho visto una ricostruzione della realtà  lontano dal vero”.
Lerner non perde la testa e resta pacato chiedendo solo a Berlusconi perchè non va dai giudici.
Ma il premier non sente nessuno e continua la sua prepotente intemerata e al conduttore replica: “Io so quello che sto dicendo lei no”.
Poi prosegue: “Avete offeso la signora Minetti che è una splendida persona, intelligente, preparata seria. Si è laureata con 110 e lode, di madre lingua inglese e si è pagata gli studi lavorando. Vale molto di più delle cosidette signore presenti”.
Ovvero Carmen Llera Moravia, Ilaria D’Amico, Lucrezia Lante della Rovere e la “rottamatrice del Pdl” Sara Giudice ( a parte Iva Zanicchi e Maristele alle quali però il premier non si riferiva).
A questo punto Lerner replica: “Le signore non sono cosidette e lei è un cafone”.
Ma il premier è fuori dalla grazia di Dio e va avanti ribadendo ancora una volta di aver avuto solo “rapporti di amicizia e di affetto” sia con Nicole che con le altre “ospiti”.
Il finale è ancora più sconcertante. “Finisco – dice Berlusconi – invitando l’onorevole Iva Zanicchi ad alzarsi e venire via da questo postribolo televisivo”.
L’eurodeputata del Pdl si alza, difende Berlusconi ma alla fine non obbedisce e resta in studio fino alla fine della puntata.
Per il capo del governo, quella di stasera, è la terza ‘incursione’ a sorpresa in diretta televisiva degli ultimi sei mesi, non contando il tentativo respinto da Floris della settimana scorsa.
La prima, altrettanto accesa, fu il due giugno scorso quando a far andare su tutte le furie il presidente del Consiglio fu un servizio di Ballarò sulla manovra economica.
A novembre, invece – ma sempre a Ballarò – è stato un reportage sull’emergenza rifiuti.
Cambiano gli argomenti, ma cambia di poco o nulla il copione.
E anche stasera, a ‘sfumare’ lo sfogo del premier, è stato immancabilmente il suono della linea telefonica interrotta.
Patetico.
Un premier che non accetta mai il contraddittorio e usa la Tv solo per lanciare accuse a tutto il mondo è indegno di rappresentare la destra italiana.

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CONTINUA LA RIVOLTA NEL PDL CONTRO LA MINETTI: RACCOLTE 1500 FIRME DI MILITANTI PER FARLA DIMETTERE

Gennaio 22nd, 2011 Riccardo Fucile

ACCUSE DELLA BASE SUI METODI DI SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE DEL PARTITO: “CI VADA LEI AI GAZEBO, MAGARI SI PORTI LE ZOCCOLE DI LELE MORA”…”TANTA GENTE SI SENTE TRADITA NEL VEDERE COME SI FA CARRIERA, ALTRO CHE MERITOCRAZIA”

Rivolta nel Pdl: Nicole Minetti si deve dimettere dal consiglio regionale.
Lo chiede un folto gruppo di giovani militanti a Milano, la capitale del berlusconismo.
Con una raccolta di firme che in soli due giorni ha raggiunto le 1.500 adesioni.
Il malessere è diffusissimo, i “frondisti” inveiscono contro i metodi di selezione della classe dirigente del partito.
E annunciano lo sciopero della militanza, fino a quando il coordinamento regionale non avrà  convinto l’intraprendente Nicole a fare un passo indietro: «Ci vada lei ai banchetti e ai gazebo, magari in compagnia delle zoccole procacciate da Lele Mora», ha tuonato una giovane consigliera di zona, lunedì scorso, a una riunione del Pdl convocata nella sede di viale Monza.
A capitanare la rivolta dei giovani pidiellini, la 25enne Sara Giudice, eletta in un parlamentino di circoscrizione.
La ragazza si era fatta sentire pure la primavera scorsa, quando si seppe che l’igienista dentale di Berlusconi sarebbe stata inserita nel listino bloccato di Formigoni, e quindi automaticamente eletta in consiglio regionale.
E adesso rincara: «Il popolo del centrodestra ha la dignità  delle persone semplici, che si mette in politica perchè ha voglia di fare, nel Pdl c’è bisogno di ripensare totalmente al modo di selezione della classe dirigente; sono sempre di più quelli che come noi si sentono traditi, confusi e smarriti».
Forse il problema è proprio Berlusconi, e Sara non lo nega: «Sono stufa di sentir dire che lui aiuta la gente, come ha fatto anche la Gelmini da Vespa, io e tanti miei coetanei non vogliamo essere aiutati con la carità  o con qualcosa di peggio, ma con università  migliori, un nuovo welfare, opportunità  vere per tutti».
Aggiunge Benjamin Khafi, 35 anni, dirigente di una multinazionale: «Con l’elezione della Minetti, un caso non certo isolato, è stato sovvertito un principio fondamentale per le persone come me: quello del merito. Nel Pdl i giovani che vanno avanti non sono certo quelli con percorsi limpidi, le tecniche di reclutamento sono dei casting; una cosa è certa: io ai gazebo non ci vado più».
Poi Antonio Salinari, 26 anni, impiegato: «Da questi dirigenti non ci sentiamo più rappresentati, mi domando quale politica del fare sia possibile nel nostro partito».
Un annuncio di addio a Berlusconi?
«Vediamo che cosa succede dopo questa nostra richiesta di far dimettere la Minetti, prima i fatti poi si decide».
Ha già  deciso Fabrizio Hennig, anche lui consigliere di Zona: «Con questo squallore che emerge, ora si scopre il motivo vero per cui la Minetti è stata inserita nel listino. Nel Pdl non c’è futuro, il presidente è andato fuori di melone e io lascio il partito».

Rodolfo Sala
(da “La Repubblica“)

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L’EX AGENTE DI NOEMI: “PER LAVORARE CON EMILIO FEDE DOVEVI STARCI”

Gennaio 21st, 2011 Riccardo Fucile

L’EX BRACCIO DESTRO DI LELE MORA, SELEZIONATORE DI METEORINE E AGENTE ANCHE DI NOEMI, NON SI STUPISCE CHE FEDE SIA COINVOLTO NELL’INCHIESTA CON ACCUSE PESANTI…”NEL NOSTRO AMBIENTE SONO ANNI CHE GIRA LA VOCE DI FESTINI AD ARCORE E CHE SIA FEDE AD ACCOMPAGNARE LE RAGAZZE”…”LE RAGAZZE, SE VOLEVANO ANDARE IN ONDA, DOVEVANO FERMARSI A DORMIRE A CASA SUA”

“Sì, sono stato l’agente di Noemi Letizia”. A parlare è Francesco Chiesa Soprani, ex braccio destro di Lele Mora.
Quarantadue anni, ha selezionato le meteorine del Tg4 e nella sua scuderia, oltre alla papigirl di Casoria, sono passate Barbara Guerra, Marysthell Garcia Polanco e Nadia Macrì.
“A settembre nel 2009 ricevo un sms da Emilio Fede con il telefono di Noemi — racconta Chiesa Soprani — Penso che si tratti di un errore perchè con il direttore non avevo rapporti da un anno, comunque tramite un amico scopro che lei è in cerca di un agente e decido di farmi sotto”.
La telefonata va a buon fine e pochi giorni dopo a Milano si presenta Noemi in compagnia di Elio Letizia, suo padre.
“Non erano venuti per soldi, ma per ripulire l’immagine della figlia”, continua l’agente.
“Lo stesso Elio mi ha lasciato intendere che a occuparsi economicamente di loro fosse il premier”, dice il manager.
Fatto sta che lui è lì per avviare la carriera della ragazza nel mondo dello spettacolo.
“Era gentilissima, dolce e molto educata, ma aveva poco talento. Quando un quotidiano pubblica un articolo sui miei guai giudiziari il padre di Noemi mi chiama dicendomi che ‘dall’alto’ gli è arrivato l’ordine di prendere le distanze dalla mia agenzia”.
L’episodio è Vallettopoli, l’inchiesta che lo vede accusato (e poi assolto), assieme a Fabrizio Corona, di associazione per delinquere e induzione alla prostituzione.
È un fiume in piena Soprani, anche se assicura che le sue rivelazioni non sono una vendetta personale.
Dice di essere di estrema destra e votare Pdl, ma aggiunge che le ultime vicende giudiziarie lo hanno disgustato.
“È troppo anche per me”.
Ha lavorato anche per Emilio Fede.
“Il direttore l’ho frequentato per circa tre anni, gestivo il casting delle previsioni meteo del Tg4”.
Della colpevolezza di Fede, Soprani non ha dubbi.
Ha letto le carte dell’inchiesta e secondo lui sono tutte notizie che trovano riscontro nella sua esperienza diretta.
“Le ragazze che gli mandavo mi hanno confessato che subivano delle pressioni psicologiche dal direttore per avere dei rapporti , diciamo, più amichevoli. Se volevano andare in onda dovevano andare a cena con lui e, ad alcune di esse, chiedeva anche di fermarsi a dormire a casa sua”. Secondo Soprani, quando Fede scopriva che alcune di esse si erano fidanzate, le cacciava dal giornale in malo modo.
Secondo i magistrati milanesi, le ragazze reclutate per le feste bollenti nella residenza di Berlusconi passavano per le mani di Fede che si avvaleva della collaborazione di Lele Mora e Nicole Minetti.
Chiesa Soprani non ha dubbi: “Sono anni che nel nostro ambiente gira la voce dei festini nelle residenze del premier ed è sempre stato Fede a portargli le ragazze. Diciamo che conosce bene i suoi gusti in fatto di donne”.
A sostegno della sua tesi, il manager ricorda come una volta il direttore in una conversazione telefonica si lamentava di due gemelle che conducevano il meteo.
Per il direttore avevano il seno troppo procace.
Soprani racconta che al telefono Fede gli aveva detto che si doveva tenere “queste due zoccole perchè sono le preferite di Berlusconi”.
Il nome di Fede e quello di Berlusconi riemergono anche nel racconto del suo rapporto di lavoro con Nadia Macrì, la escort che ha dichiarato di avere avuto rapporti sessuali a pagamento con il premier e che ha aggiunto anche il particolare della droga ai festini.
“L’avevo conosciuta nel 2007 in una discoteca e dopo una breve esperienza a Uomini e donne l’ho mandata da Fede a fare un provino. Anche se gli era piaciuta, Nadia non è mai andata in onda. Lui comunque l’ha presentata al premier e poi sappiamo come è andata”.

Lorenzo Galeazzi e Davide Vecchi
( da “Il Fatto Quotidiano“)

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“NON VEDEVA L’ORA DI PRESENTARSI DAVANTI AL GIUDICE”, MA SILVIO INTENDEVA QUELLO DI FORUM CON RITA DELLA CHIESA

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

PER BERLUSCONI I PROCESSI NON SI FANNO IN TRIBUNALE, MA IN TV: PER QUESTO GHEDINI CHIEDERA’ CHE LA BOCASSINI SIA SOSTITUITA DA RITA DELLA CHIESA E LE AULE DEL TRIBUNALE DI MILANO DA QUELLE MEDIASET DI FORUM… ALLA FINE DIMOSTRERA’ CHE RUBY HA 87 ANNI, LELE MORA E’ UN NOVELLO PADRE PIO, LE FESTE SONO SOLO FUNZIONI RELIGIOSE E BELPIETRO E’ UN GIORNALISTA

«Un rilevante numero di giovani donne si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo».
È quanto si legge nella «domanda di autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari nei confronti del deputato Berlusconi» firmata dai pm di Milano e inviata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.
Da qualche ora i componenti della Giunta hanno di che sollazzarsi.
I pm di Milano, sempre secondo quanto si legge nella richiesta di autorizzazione a procedere, avrebbero trovato «ampi riscontri investigativi» sulle case date dal premier Silvio Berlusconi ad alcune ragazze che partecipavano alle serate di Arcore.
Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha aperto in mattinata il fascicolo, con la richiesta di autorizzazione a procedere per Berlusconi.
Le carte con cui la procura chiede di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, addetto alla contabilità  del Cavaliere, saranno fotocopiate e solo dal pomeriggio i commissari ne potranno prendere visione.
Castagnetti ha anche preannunciato l’intenzione di mettere la richiesta all’ordine del giorno della prossima convocazione della giunta, mercoledì, per l’avvio dell’esame.
Il Cavaliere in ogni caso non sembra intenzionato a presentarsi dai pm di Milano che l’hanno convocato per il prossimo fine settimana.
Ufficialmente non è stato deciso nulla, ma l’orientamento della difesa sarebbe quello di evitare, al momento, un interrogatorio davanti a chi lo accusa di concussione e prostituzione minorile per la vicenda di Ruby.
Dopo il videomessaggio con il quale ha respinto gli addebiti muovendo accuse all’operato dei pm di Milano, quale sarà  la prima contromossa «giudiziaria» del premier che venerdì ha ricevuto un invito a comparire in vista di una richiesta di giudizio immediato non si sa ancora con certezza.
Una delle ipotesi è che presenti un legittimo impedimento per il 21, il 22 e il 23 gennaio le tre date alternative indicate dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e dal pm Antonio Sangermano nell’atto di convocazione.
In questo modo, si guadagnerebbe il tempo necessario per mettere a punto la tattica difensiva per cercare di “sfilare” il procedimento alla magistratura milanese in quanto – secondo il premier ed i suoi difensori – non avrebbe la competenza funzionale.
Tesi ovviamente respinta dalla Procura di Milano.
Ci preme ricordare qua di seguito alcuni aspetti della vicenda.
1) Due giorni fa è stato lo stesso Berlusconi a dichiarare alla stampa che “non vedeva l’ora di presentarsi dinanzi ai giudici di Milano” per dimostrare la tesi della sua innocenza e del complotto contro di lui.
In poche ore si è rimangiato come al solito quanto dichiarato, attaccando pesantemente la magistratura e fuggendo al confronto.
Tutto l’opposto di quanto fa solitamente il comune cittadino chiamato in tribunale.
2) Nel messaggio registrato di ieri sera il premier ha cercato di costruire una verità  televisiva ben diversa da quella processuale.
a) “A casa sua fa quello che vuole”, ha ribadito: nessuno glielo vieta infatti. Ma la legge vieta di avere rapporti, ove fosse dimostrato, con minorenni e in ogni caso un presidente del consiglio dovrebbe avere una vita privata adeguata.
b) Sapendo che dalle indagini è emerso un giro di denaro a favore di Lele Mora (1,5 milioni di euro) ha cercato di giocare d’anticipo giustificandolo come prestito personale (si è mai visto uno che fa un prestito per affetto a un amico e poi lo va   a sputtanare in Tv?).
c) Sapendo che dalle intercettazioni sono uscite ammissioni di ragazze e frasi anche sue, ha fatto presente che “al telefono spesso si scherza e si millanta”, quindi qualsiasi cosa lui abbia detto non fa testo
d) Mirabile quella che negli stessi ambienti del Pdl viene ritenuta una colossale balla, ovvero che “ho avuto una relazione stabile con una persona”. Sembra frutto di un consiglio di chi cura la sua immagine, con una equazione chiara: “relazione stabile, nessun festino con ragazze”.
Peccato che nessuno di credibile abbia mai notato accanto a lui qualche “persona” che non fosse la solita corte dei miracolati.
Il premier contraddice se stesso, visto che poco tempo fa aveva detto che si sente un uomo solo e che le ragazze di cui si circonda   lo rendono meno triste.
Insomma non ci crede nessuno alla fidanzata che ora verrebbe comodo esibire.
Fa sorridere poi che la più citata stamane sui giornali come potenziale fiamma del premier sia Francesca Pascale, cons.prov Pdl a Napoli, passato da miss di concorsi di bellezza, nonchè ballerina di un night di Chiaia, chiuso per induzione alla prostituzione.
3) Lui sarebbe “un buono” che, conoscendo che tipacci girano nel mondo dello spettacolo, per tutelare le ragazze le farebbe sfilare con le tette di fuori nella sala del Bunga Bunga (come da numerose testimonianze convergenti), travestite da poliziotte e infermiere come se fossimo a Colpo Grosso o sul set di un film di Alvaro Vitali, con successiva consegna di buste con pezzi da 500 euro e selezione per la notte.
Sicuramente lo muove uno spirito da filantropo.
4) Riteniamo in conclusione che a Silvio siano necessarie in realtà  solo due leggi, molto semplici e anche in alternativa tra loro (che Ghedini farebbe bene a buttare giù velocemente):
a) si diventa maggiorenni a 16 anni,invece che a 18 e con effetto retroattivo, così Ruby è maggiorenne e amen.
b) in caso di giudizio, il presidente del Consiglio può decidere di essere giudicato non dai tribunali della Repubblica, ma da quello di Mediaset, durante la trasmissione Forum.
La Bocassini in questo caso verrebbe sostituta da Rita Della Chiesa e il giudice naturale da una comparsa di Cinecittà .
Il pubblico potrebbe certificare che Ruby aveva in realtà  87 anni al momento della causa, che Lele Mora è un novello Padre Pio e che i festini erano in realtà  cerimonie religiose.
Come cronisti giudiziari si potrebbero poi invitare Belpietro e Sallustri che avrebbero così l’occasione di essere scambiati finalmente per giornalisti.
Con il gran finale di Silvio portato in trionfo dal popolo pidiellino per la sua condotta di vita “elegante”, mentre sfumano i titoli di coda per dare spazio al TG.

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LE CARTE DELL’INCHIESTA SU RUBY: IL SOSPETTO SUL VERSAMENTO DI UN MILIONE E MEZZO DI EURO A LELE MORA

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

I PM IN CERCA DEI RAPPORTI ECONOMICI TRA BERLUSCONI E MORA ATTRAVERSO IL CASSIERE DEL PREMIER, GIUSEPPE SPINELLI… I VERSAMENTI A FAVORE DI MORA A CHE TITOLO SONO STATI ESEGUITI?

Verificare se soldi di Silvio Berlusconi siano arrivati a Lele Mora tramite il «cassiere» personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli: ecco cosa cercava la perquisizione venerdì nell’ufficio di Spinelli a Milano Due (Segrate), stoppata dall’interessato che su consiglio dell’avvocato del premier, Niccolò Ghedini, ha opposto alla polizia il fatto che quelle stanze fossero «di pertinenza» della segreteria politica dell’onorevole Berlusconi.
Ricerca delicata, questa dei «rapporti economico-finanziari gestiti da Spinelli e intercorsi con Mora o comunque con soggetti a lui riconducibili».
Soprattutto perchè, alla luce dei ruoli accreditati dalle tesi dell’accusa, gli eventuali rapporti finanziari nel triangolo Berlusconi-Spinelli-Mora si potrebbero anche tradurre così: soldi dell’«utilizzatore finale» di prostitute, a favore dell’impresario tv accusato di aver «selezionato un rilevante numero di giovani donne prostituitesi con Berlusconi presso le sue residenze dietro pagamento», e con l’intermediazione esecutiva dello stesso fiduciario del premier che proprio a quelle ragazze risulta aver liquidato periodiche «buste paga» con banconote da 500 euro di taglio.
Come quelle trovate ancora l’altro ieri a due delle dieci prostitute perquisite dalla polizia, in un caso con l’annotazione «Silvio B.» siglata dalla giovane in una busta con 10.000 euro.
L’immunità  ferma la perquisizione ma attiva la Camera dei Deputati
Lo stop alla perquisizione dell’ufficio del non indagato Spinelli è stato venerdì l’imprevisto che ha indotto la Procura di Milano a inoltrare alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati una richiesta di via libera all’atto d’indagine, con allegate le 300 pagine notificate a Berlusconi dai pm Ilda Boccassini, Piero Forno e Antonio Sangermano: quelle con le due ipotesi di reato di «prostituzione minorile» (per i suoi rapporti con la 17enne marocchina Karima «Ruby» el Mahroug), e di «concussione» per aver premuto sui poliziotti della Questura milanese affinchè la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 affidassero indebitamente la giovane, «segnalatami come parente del presidente egiziano Mubarak», alla consigliere regionale pdl Nicole Minetti.
Cioè proprio all’ex igienista dentale di Berlusconi preannunciata al telefono dal premier quale «delegata della Presidenza del Consiglio» che avrebbe preso in carico la minorenne, la quale finì invece subito di nuovo a casa della prostituta brasiliana che qualche ora prima aveva avvisato Berlusconi a Parigi, chiamandolo sul cellulare, del fatto che la minorenne scappata dalla comunità  fosse finita in Questura per essere identificata.
Par di capire che o l’esame dei conti delle società  di Mora o intercettazioni telefoniche facciano sospettare agli inquirenti che l’impresario tv abbia beneficiato della prospettiva di erogazioni di consistente entità , attorno al milione e mezzo di euro, dal ragionier Spinelli: cioè da uno dei collaboratori più fidati di Berlusconi (con il quale anni fa divise anche indagini e proscioglimenti nelle inchieste su contestazioni fiscali attorno a Medusa Film e alla compravendita dei terreni circostanti la villa di Macherio), storico amministratore del «portafoglio» personale del Cavaliere, già  consigliere d’amministrazione in tre delle holding italiane di Berlusconi e dei suoi figli, consigliere nelle immobiliari Dolcedrago e Idra (nel cui patrimonio c’è la villa di Arcore), nonchè presidente del consiglio d’amministrazione della società  che edita il quotidiano Il Foglio.
Visto che la perquisizione interrotta nell’ufficio di Spinelli non ha potuto accedere alle «documentazioni bancarie, copie di assegni circolari/bonifici e documentazioni societarie» indicate nel decreto autorizzativo stilato dai pm, allo stato è impossibile accertare se ci sia stata solo l’idea, o invece anche una disponibilità  reale, o infine proprio un vero prestito di Berlusconi a Mora; se in caso positivo i soldi siano stati davvero più di un milione di euro; e se Mora (qualora li abbia ricevuti) li abbia magari poi già  rimborsati.
C’è però un sicuro dato di contesto storico.
Oltre un anno fa vi fu un periodo nel quale Mora, alle prese con il fallimento della sua società  «LM Management» schiacciata da un passivo di 17 milioni di euro, stava disperatamente cercando la boccata di ossigeno finanziario che gli consentisse di siglare con l’Agenzia delle Entrate un concordato fiscale da 6 milioni di euro in rate semestrali per 6 anni.
Il progetto però non si è mai perfezionato, tanto che il 17 dicembre scorso i pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci hanno chiesto il rinvio a giudizio di Mora per l’ipotesi di reato di bancarotta: a parte la difficoltà  di reperire denaro fresco, infatti, Mora non riuscì a trovare alcuna compagnia assicurativa disposta a rilasciargli una polizza fideiussoria sulla base della garanzia degli immobili che era disposto a offrire.
Già  prima dell’abortita perquisizione a Milano Due, del resto, i nomi di Spinelli e di Mora (che ieri ha protestato la propria correttezza al grido di «vendo divi e non prostitute») si sono incrociati una volta nell’inchiesta.
Quando la minorenne Ruby alle ore 19.45 del 22 settembre 2010, fermata in un (finto) casuale controllo dell’auto guidata da un suo amico a Genova, fu trovata con 5.000 euro in 10 banconote da 500 euro, la ragazza asserì che si trattava di «un regalo» datole quel giorno dalla segretaria di Lele Mora, presso la cui agenzia «LM Production» dichiarava di lavorare come ballerina di danza del ventre e samba.
Ma l’autista che era con lei riferì che nel primo pomeriggio si era fatta portare «in una zona residenziale vicino al San Raffaele-Milano Due che conosceva lei e, dopo essere scesa dal veicolo, si era allontanata all’interno di un palazzo» (la sede dell’ufficio di Spinelli, ndr) «dove restava per circa tre minuti (…) Non ho idea da dove provenga il denaro in possesso della ragazza, l’unica cosa che ho visto è una busta bianca di cui ignoro il contenuto».

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)

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ROTTAMATO ANCHE LUI: MATTEO RENZI VOLEVA PENSIONARE I NOTABILI DEL PD, ORA CORRE TRA ARCORE, VESPA E MARCHIONNE

Gennaio 14th, 2011 Riccardo Fucile

COSE SINISTRE: IL BAMBINO PRODIGIO ORMAI SI DIVIDE TRA CENE AD ARCORE, PRESENTAZIONE DEI LIBRI DI VESPA E DICHIARAZIONI A FAVORE DI MARCHIONNE…SI DIFENDE DICENDO “IO STO CON OBAMA”: SPERIAMO CHE IL PRESIDENTE USA NON LO VENGA MAI A SAPERE

Matteo Renzi, sindaco di Firenze, viaggia come un treno ad alta velocità  sul binario della politica nazionale e in poco tempo passa dalla “rivoluzione” dei Rottamatori del Pd, a quella anti-operaia di Sergio Marchionne, per rompere proprio sul confronto Fiat—Fiom il fronte dei “giovani contro la nomenclatura”. Infatti, Renzi al nuovo incontro dei Rottamatori a Roma neppure ci è andato.
Aveva di meglio da fare, cioè presentare il nuovo tomo di Bruno Vespa a Palazzo Vecchio, sede istituzionale della città  di Firenze.
Dopo il viaggio ad Arcore a dicembre (era andato a chiedere 17 milioni di euro per Firenze, ma nel milleproroghe neppure un centesimo) la presentazione del libro di Vespa appare come un cursus disonorum di tutto rispetto…
Ieri Renzi era, nella sua funzione di sindaco, a Palazzo Chigi, al fianco di Gianni Letta e del ministro Bondi, per presentare una card per i musei fiorentini, oltre ad annunciare novità  sugli introiti per il completamento dei lavori ai Grandi Uffizi.
Ma per non farsi mancare niente, nelle vesti di esponente del Pd, partecipa alla direzione del partito, dopo essersi allineato di fatto sulle posizioni dei vertici Fiat proprio come i “vecchi” Veltroni e Fassino.
È il 10 gennaio: il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, pubblica un sondaggio di Ipr Marketing: Matteo Renzi è il sindaco più amato dagli italiani. Due giorni dopo, intervistato dal TgLa7 di Enrico Mentana lo stesso Renzi si schiera al fianco dei vertici Fiat: “Io sono dalla parte di Sergio Marchionne. Dalla parte di chi sta investendo nelle aziende quando le aziende chiudono. Dalla parte di chi prova a mettere quattrini per agganciare anche Mirafiori alla Locomotiva America”.
Concetti che in realtà  il sindaco di Firenze aveva già  espresso il 31 dicembre proprio al quotidiano di Confindustria: “Io sto dalla parte di chi scommette sul lavoro, della Fiat, di Marchionne”.
E ha ribadito: “Sto con Obama, che scommette su Marchionne. Barack è reazionario…?”.
Spiazzati, però, i ragazzi che si sono riconosciuti in “Prossima fermata: Italia”, stretti attorno a Pippo Civati, per una seconda puntata di politica tra dj e video cult, dopo l’evento di novembre alla Stazione Leopolda di Firenze.
Civati prova a usare la carota con l’amico Matteo, però sulla Fiat ha solo il bastone: “Ha fatto pasticci con le dichiarazioni di questi giorni, dire che sta con Marchionne senza se e senza ma…”.
Francesco Nicodemo, consigliere comunale a Napoli, racconta: “Avevamo due autobus, ma dopo questa spaccatura abbiamo litigato e da Napoli siamo venuti con tre macchine”…
Da Fienze, intanto, dal palco condiviso con Vespa, Renzi prova a ricucire lo strappo: “Non mi sono riavvicinato a Bersani, credo non gradirebbe nemmeno più di tanto, nè mi sono allontanato dagli altri”, ma “la sinistra deve cercare di non appiattire le proprie politiche economiche su quello che dice il sindacato di turno, in questo caso la Fiom. Perchè se il mondo del lavoro è sotto ricatto, il ricatto non è di Marchionne ma della globalizzazione”.
Vespa, invece, ha indicato in Renzi il futuro del Pd: “Lui e Vendola hanno lanciato un Opa (offerta pubblica di acquisto, ndr) sul Pd, ma il sindaco di Firenze è in vantaggio”.
E Renzi ha apprezzato: “Penso che ci sia bisogno di uscire dal gruppo dirigente attuale: io non rientro nei ranghi e non creo una minicorrente, mi candido a dare una mano, ma facendo il     sindaco”, tanto da arrivare ad indicare nell’ex nemico Nicola Zingaretti una possibile futura guida del partito: “Uno a cui non faranno mai fare il leader sono io, Zingaretti ha caratteristiche di mediazione più forti delle mie, tanto che mette d’accordo D’Alema e Travaglio”.
Ritorniamo a Roma e Civati rassicura Renzi: “Non siamo una corrente, normale avere posizioni diverse”, mentre Nicodemo sbotta: “Non doveva definirci una corrente e stasera doveva essere qui”.
Pensare che solo a novembre, dalla Leopolda di Firenze, Renzi diceva: “Ho fatto ogni sforzo per far venire Bersani qui”.
La politica si capovolge in fretta.
Renzi scatena, inoltre, per la seconda volta, dopo la polemica sulla neve che bloccò Firenze, il suo mondo prediletto, quello di Internet.
Ieri non si contavano le critiche su Facebook (“Dopo Arcore hai pranzato anche con Marchionne…?”).
E, sempre sul web, è scoppiata una polemica con Gad Lerner.
Sul blog del giornalista, tra i commenti dei lettori è comparsa la frase “Renzi come Lando Conti”, il sindaco di Firenze ucciso dalle Br nel 1985.
Renzi si è detto “disgustato”.
Lerner aveva scritto: “Mi pare destinato al più classico salto della quaglia”, verso il centrodestra; dopo il commento Lerner ha espresso “solidarietà , non ne sapevo nulla, lo invito alla prossima puntata dell’Infedele”.
I Rottamatori, intanto, un po’ orfani di Renzi, chiedono le primarie alla direzione del partito con lo slogan: “Sono stanco di essere preso per il culo dai giovani di Vendola”…

Giampiero Calapà    David Perluigi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA CORTE DEI CONTI: “MASI RESTITUISCA ALLA RAI 700.000 EURO”

Gennaio 4th, 2011 Riccardo Fucile

I GIUDICI CONTABILI RITENGONO INGIUSTIFICATE LE BUONUSCITE DI 935.000 EURO ALL’EX CONDUTTRICE DEL TG1 BUTTIGLIONE E DI 700.000 EURO ALL’EX DIRETTORE DI RADIORAI DEL BOSCO… MASI ACCUSATO DI DANNO ERARIALE: ELARGIVA SOMME PER LIBERARSI DI GIORNALISTI A LUI NON CONGENIALI

Comincia male il 2011per il direttore generale della Rai Mauro Masi.
La Corte dei Conti gli contesta di aver procurato un danno erariale alla Rai, l’azienda che dirige e che ha i conti in rosso.
La Corte quantifica il danno in 680mila euro, che il dg Rai dovrebbe pagare di tasca propria per gli “esborsi ingiustificati” a carico dell’azienda legati alla cessazione del rapporto di lavoro dell’ex conduttrice del Tg1 Angela Buttiglione e Marcello Del Bosco (direttore di Radiorai fino all’agosto 2009). Cifre record per dei pre-pensionati: 935 mila euro per la Buttiglione (sarebbe andata comunque in pensione nel 2010) e 700mila euro per Del Bosco.
Il vice procuratore generale Massimo Di Stefano a dicembre ha depositato gli atti dell’istruttoria e chiesto la condanna del dg Rai.
L’udienza è fissata per il 7 aprile.
Masi dovrà  difendersi dall’accusa di aver pagato con soldi pubblici un discutibile “patto di non concorrenza e obbligo di riservatezza della durata di due anni successivi alla cessazione del rapporto di lavoro”.
Alla Buttiglione oltre all’incentivo (515mila euro) sono stati dati 420mila euro per astenersi da attività  concorrenti alla Rai dopo il licenziamento; per Marcello Del Bosco allo scivolo (435 mila euro) si sono aggiunti 260 mila euro, sempre per un patto di non concorrenza.
La Corte dei Conti si è messa in moto dopo gli esposti del consigliere Antonino Rizzo Nervo
La Corte nel censurare l’esborso “ingiustificato” praticato da Masi ricorda che “la decisione del Cda Rai di rimuovere i due giornalisti, senza decidere una ricollocazione adeguata al tipo di incarichi rivestiti in precedenza, implica di per sè l’insussistenza del timore che essi intraprendessero attività  concorrenti in grado di danneggiare l’azienda”.
Immotivato quindi l’esborso di ulteriori 680mila euro da parte del servizio pubblico per un “patto di non concorrenza”.
Sul tema degli sprechi Rai, la magistratura contabile ha passato ai raggi X anche i casi di dirigenti Rai “cessati” da precedenti incarichi e “rimasti privi di collocazione” o “ricollocati con ritardo, continuando peraltro a percepire lo stipendio”.
Si parla delle vicende del direttore di RaiTre Paolo Ruffini e dell’ex dg Rai Claudio Cappon.
Ruffini era rimasto senza incarico dal 25 novembre 2009, intraprendendo un contenzioso giudiziario con l’azienda, e la Corte segnala un “ulteriore danno erariale pari alla retribuzione corrisposta al dirigente durante il periodo in cui era rimasto senza incarico”.
Il magistrato Massimo Di Stefano ricorda che un “ulteriore danno erariale deriva dalla mancata ricollocazione del dottor Claudio Cappon”, ex direttore generale Rai.
Masi, pur di allontanare dirigenti sgraditi, ha insomma prodotto cause di lavoro costose e votate al fallimento.
Paolo Ruffini è stato reintegrato alla guida di RaiTre il 20 luglio 2010 da un giudice del lavoro. Claudio Cappon è stato nominato ad di NewCo Rai International.

Leandro Palestrini
(da “La Repubblica“)

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FARSA PADANA DI CAPODANNO: GLI ACCUSATI DEL “GRAVE ATTENTATO” DI GEMONIO ORA SI SCOPRE CHE SONO FIGLI DI MILITANTI LEGHISTI

Gennaio 2nd, 2011 Riccardo Fucile

LO HA AMMESSO LO STESSO BOSSI: “VENGONO DA FAMIGLIE LEGHISTE, I MIEI FIGLI LI CONOSCONO”…ORA IL SENATUR SI ARRAMPICA SUGLI SPECCHI: “MAGARI HANNO VOLUTO CHIUDERE IL CASO”: FORSE DIMENTICA CHE IL MINISTRO DEGLI INTERNI E’ IL SUO AMICO MARONI… MA NON ERANO ANTAGONISTI? ORA SONO PADANI? E CHI LI AVREBBE MANDATI ALLORA A SPARARE DUE PETARDI DI CAPODANNO PER POI MONTARE IL “GRAVE ATTENTATO”?

Gli uomini sospettati di essere i responsabili dell’attentato contro la sede leghista di Gemonio sono figli di militanti padani.
Lo ha ammesso Umberto Bossi, parlando con i giornalisti a Ponte di Legno.
Il leader leghista si è mostrato scettico sul fermo e la denuncia.
“Mia moglie pensa che abbiano voluto chiudere subito il caso”, ha spiegato. “Gli uomini coinvolti – ha aggiunto – “vengono da famiglie leghiste: i miei figli li conoscono”.
“La cosa non era tanto grave – ha concluso – quanto il messaggio inaccettabile”.
Il senatùr mostra quindi molte perplessità  sul fatto che le persone fermate e denunciate siano effettivamente gli autori dell’attacco alla sede del Carroccio a Gemonio.
Gli elementi a carico dei due sono i materiali ritrovati nelle loro abitazioni. Materiali adatti a fabbricare esplosivi, armi da taglio e una pistola elettrica.
E’ comunque ancora da chiarire se siano effettivamente loro gli esecutori materiali dell’attentato e se vi siano altre persone coinvolte.
Elementi utili potrebbero emergere dalle analisi delle impronte digitali sui resti dei petardi artigianali, dai filmati delle telecamere di videosorveglianza in paese e dalle analisi del materiale esplosivo sequestrato durante la notte.
Ma a questo punto le cose non appaiono affatto chiare.
Bossi insinua che le forze dell’ordine abbiano voluto chiudere il caso in questo modo?
Ma se il ministro degli Interni è il suo amico Maroni, suvvia, siamo seri.
E   quanto avrebbe dovuta durare la farsa del “grave attentato” alla sede della Lega, consistente in due petardi e nella semplice rottura di un vetro?
Bossi dovrebbe sapere che un attentato serio a una sede politica spesso la fa saltare per aria, altro che petardi di capodanno.
Seconda osservazione: i due fermati avevano in casa materiali adatti a fabbricare esplosivi, se sono figli di militanti leghisti, i genitori padani ne sapevano nulla?
Terza osservazione: o questi due ragazzi sono antagonisti, come hanno voluto farci credere fin dall’inizio, o sono padani, figli di militanti padani.
A questo punto chi li avrebbe mandati a   sparare due petardi contro una sede leghista per poi guadagnare le prime pagine dei media, neanche avessero fatto saltare un ponte strategico in tempo di guerra?

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