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FREQUENZE E DIGITALE TERRESTRE: LA LOTTERIA DEI RIMBORSI ALLE TV LOCALI

Gennaio 27th, 2012 Riccardo Fucile

PER LIBERARE LO SPAZIO D’ETERE ASSEGNATO ALLA TEL.EFONIA, LO STATO HA PREVISTO UN INDENNIZZO ALLE TV LOCALI… MA ANDRA’ LA STESSA CIFRA SIA A CHI HA POCHI SPETTATORI CHE A CHI HA CENTINAIA DI DIPENDENTI…PER TELELOMBARDIA “E’ UNA TRUFFA”

Che cosa hanno in comune Tele Sol Regina, emittente cremonese con tre collaboratori, e Telelombardia che, con i suoi 135 dipendenti e un centinaio di ripetitori, copre un bacino d’ascolto potenziale di 12 milioni di telespettatori?
A prima vista niente.
Eppure per il ministero dello Sviluppo economico sono esattamente uguali.
Tant’è che riceveranno gli stessi soldi per sgomberare il canale sul quale irradiano il proprio segnale.
Perchè? Entrambe trasmettono su una frequenza compresa fra i canali 61 e 69, una porzione d’etere molto particolare.
Sì, perchè è quella che lo Stato ha recentemente messo all’asta per potenziare la banda 4G (Internet senza fili e servizi multimediali per i telefonini) riuscendo a racimolare la bellezza di 4 miliardi di euro.
La gara era riservata alle compagnie di telecomunicazioni come Vodafone e Wind che, desiderose di ampliare la propria capacità  trasmissiva, a forza di rilanci hanno portato una notevole boccata d’aria alle disastrate casse dello Stato.
Il problema però è che a dicembre 2010, quando l’allora ministro Tremonti inserì in Finanziaria la gara, già  una decina di regioni avevano fatto lo switch off e cioè erano passate dalla trasmissione analogica a quella digitale terrestre.
E una parte dello spettro assegnato alle antenne locali, come Telelombardia e Tele Sol Regina, era proprio quello compreso nello slot 61-69.
Niente di preoccupante perchè il governo avrebbe messo a punto un decreto teso a risarcire le emittenti obbligate a fare i bagagli per lasciare spazio alle Internet key e ai videofonini.
Ora la bozza del regolamento è pronta, le sorprese non sono mancate.
Tutte le emittenti riceveranno lo stesso indennizzo economico: dall’emittente parrocchiale che trasmette per qualche centinaio di fedeli alle corazzate che, a livello regionale, se la giocano con Rai, Mediaset e La 7.
Ma per il titolare dello Sviluppo economico Corrado Passera fa lo stesso.
Tant’è che l’unico criterio introdotto per individuare il valore di una frequenza (e quindi il relativo rimborso per l’emittente che su quello spazio trasmette) è su base regionale: se in Trentino Alto Adige un canale viene valutato 559mila euro, in Emilia Romagna si sale a 2milioni e 300mila.
Testa di serie è la Lombardia, la più popolosa regione d’Italia, dove l’indennizzo sale a 5 milioni e 400mila euro.
“E’ una truffa — tuona Sandro Parenzo, patron di Telelombardia — . La tv del parroco che trasmette per 70 persone una messa e lo stesso film tutti i giorni, riceverà  lo stesso nostro indennizzo che produciamo informazione per tutta la giornata e abbiamo speso 85 milioni di euro per i nostri impianti di trasmissione. La tv del cugino dell’assessore che ha tre dipendenti avrà  gli stessi soldi nostri che ne abbiamo 135 e un centinaio di collaboratori”.
Ma cosa dice la bozza di regolamento emanata dal ministero dello Sviluppo economico? Che le “emittenti locali legittimamente operanti” nelle regioni “già  digitalizzate alla data dell’entrata in vigore della Legge 13 dicembre 2010 n. 220”, a seguito del “volontario rilascio delle frequenze oggetto di diritto all’uso” possono partecipare alla procedura “d’attribuzione di una misura economica di natura compensativa”: 170 milioni di euro complessivi da dividere fra le varie antenne.
La procedura prevista dal capo di via Vittorio Veneto non piace neanche a uno dei maggiori esperti italiani del settore, Antonio Sassano, consulente di Paolo Gentiloni quando era ministro delle Comunicazioni e docente universitario: “E’ un meccanismo punitivo per le emittenti migliori, quelle che vogliono fare veramente tv”.
E a Parenzo di essere considerato come Primarete Lombardia (capitale sociale di 81mila euro e cinque dipendenti), non gli va proprio giù: “Perchè mentre gli altri mandano in onda le televendite io ho un palinsesto che copre l’intera giornata”.
Basti pensare che la sua Telelombardia è la capo-cordata del network di emittenti locali che mandano in onda Servizio Pubblico, il format multi-piattaforma di Michele Santoro: “Centinaia di migliaia di telespettatori vedono il programma sul canale 64. Qualora cambiassimo spazio ci vorrebbero anni per spiegare che si deve ri-sintonizzare il televisore (o il decoder, ndr) perchè Telelombardia lì non c’è più”.
Le critiche dell’editore stanno facendo proseliti, dalle associazioni che raggruppano le televisioni commerciali e locali, come Frt e AerAnti Corallo, fino ai membri della commissione di Vigilanza sul servizio radiotelevisivo del Pd che hanno annunciato un’interrogazione per chiedere a Passera una modifica dei criteri.
Come?
E’ ancora Sassano a indicare la via prendendo spunto dal meccanismo di assegnazione di quelle regioni passate al digitale terrestre dopo il 2010, quando si sapeva che la banda 61-69 doveva essere lasciata libera per le tlc.
“In Toscana o in Liguria — spiega il professore — per assegnare le 18 frequenze disponili per le locali si è fatta una gara dove le emittenti migliori si sono prese gli spazi più competitivi”.
E nelle aree del Paese già  digitalizzate? “Si dovrebbe procedere con un’asta al ribasso, in modo da liberare almeno nove slot per poi procedere a una competizione nella quale le realtà  più serie si possano aggiudicare gli spazi migliori”.
Così facendo, secondo il professore, lo Stato risparmierebbe diverse decine di milioni di euro e introdurrebbe il criterio del merito per riassegnare una porzione di etere alternativa a quella venduta a Telecom e soci.
Se è vero che le frequenze sono un “bene dello Stato raro e prezioso che va attentamente ponderato”, come ha detto Passera quando ha dato il benservito al beauty contest e alle regalie per il duopolio Raiset, è altrettanto vero che l’annunciata rivoluzione delle antenne deve evitare di danneggiare quelle esperienze regionali che garantiscono rappresentanza locale e occupazione.

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“EMILIO FEDE LASCIA IL TG4” ANNUNCIA FRANCO BECHIS, VICE DIRETTORE DI “LIBERO”: “FORSE, MA NON CERTO A LUI”, REPLICA L’INTERESSATO

Gennaio 22nd, 2012 Riccardo Fucile

SI PARLA DI AFFIDARGLI UN PROGRAMMA SETTIMANALE DI APPROFONDIMENTO POLITICO: HA CHIESTO 7 MILIONI DI EURO DI BUONUSCITA…PER LA SUCCESSIONE TESTA A TESTA TRA GIORGIO   MULE’, DIRETTORE DI PANORAMA, E GIOVANNI TOTI, DIRETTORE DI STUDIOAPERTO

Emilio Fede lascia o non lascia?
Lascia il suo tg nel 2012 e forse raddoppia, con un programma settimanale tutto suo e un contratto di consulenza a Mediaset per i prossimi cinque anni.
Lo aveva annunciato lui stesso lo scorso novembre ai microfoni di Radio 24: “Lascio la direzione del Tg4 il 24 giugno del 2012 — aveva detto- mi prendo un mese di aspettativa e poi deciderò cosa fare” perchè “se Silvio Berlusconi molla, mollo anch’io e vado ad Antigua con lui”.
Dichiarazioni rimaste sospese per mesi senza ulteriori dettagli. Fino a ieri mattina.
E’ stato Franco Bechis, vice direttore di Libero, a pubblicare un post dal titolo inequivocabile: “Fede-Mediaset, divorzio consumato giovedì scorso all’ora di pranzo”.
Secondo il giornalista, “i vertici di Mediaset hanno affrontato con Emilio Fede tempi e modalità  della sua buonuscita dalla direzione del Tg4”.
Il direttore, poi, “ha assicurato che si prenderà  ‘tutto il tempo necessario’ a preparare l’addio” e Bechis ha aggiunto che “i vertici aziendali sembra abbiano ritenuto un po’ brusca la sua richiesta di buonuscita, per una cifra notevole che supererebbe i 7-8 milioni di euro”.
E inizia la caccia al successore per la poltrona del direttore.
Ad aggiungere altri dettagli è stato Oggi che sul blog ha pubblicato altre indiscrezioni.
Secondo il settimanale, Fede “rimarrebbe in forze della rete per i prossimi cinque anni, con un contratto di consulenza”.
Inoltre nel palinsesto di Rete 4 “troverebbe spazio un suo programma settimanale di approfondimento politico e non solo, in prima o seconda serata, un format che nelle intenzioni del direttore strizzerebbe l’occhio al Che tempo che fa di Fabio Fazio come al Report di Milena Gabanelli”.
Ma c’è dell’altro: infatti “Fede porterebbe a casa la qualifica di direttore editoriale di tutta l’area News di Mediaset, coordinando di fatto il lavoro di professionisti come Claudio Brachino (Videonews) e Mario Giordano (Tgcom24)”.
Decisioni che sarebbero avvenute durante i colloqui con Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset e il direttore generale Mauro Crippa.
Ora resta da sciogliere il nodo della buonuscita e nel valzer dei nomi per la successione alla guida del Tg, il favorito è il direttore di Panorama Giorgio Mulè, anche “se i bene informati — conclude Oggi- si dicono certi che a spuntarla sarà  alla fine Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto, anche lui in corsa”.
“Io amo il telegiornale che dirigo e ho scoperto che gli aspiranti alla direzione sono tutti in fila. Bechis, ad esempio, ci punta da quando è nato”, spiega Fede raggiunto dal Fatto quotidiano e non nasconde il fastidio per quanto pubblicato dal vicedirettore di Libero.
Per lui quelle sono tutte ‘frescacce’. Insomma, falsità .
“Visto che, quando sarà , potrò suggerire il nome del successore, Bechis non lo vorrei mai direttore di un tg condotto da un serio professionista come Emilio Fede”.
Mulè invece? “Possibile”.
Ma sulla data di dimissioni dal Tg4 rimane vago: “Deciderò con l’azienda quando e come. La mia ipotesi sincera è di lasciare nel 2032 al compimento dei 100 anni e di vedere passare davanti tutti gli aspiranti direttori uscire a mani vuote. Se lascio, comunque, rimango a Mediaset per condurre un programma di approfondimento”.
Bocca cucita invece su buonuscita e contratto di consulenza.
Ma è vero che si dimetterà  da direttore quest’anno?
“Non ho la sfera di cristallo, ma diciamo che nel 2012 farò felice Bechis. Basta, ha rotto con queste cose”.
Quindi lascia? “Sì, ma non a lui”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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TELEVISIONE: MENTANA SI E’ DIMESSO DA DIRETTORE DEL TG DE LA7

Dicembre 14th, 2011 Riccardo Fucile

IL DIRETTORE DEL TG ACCUSATO DI COMPORTAMENTO ANTISINDACALE DAL CDR DELLA TESTATA: “IMPENSABILE CONTINUARE A LAVORARE ANCHE SOLO UN GIORNO IN QUESTE CONDIZIONI”… LA CAUSA SAREBBE IL RIFIUTO DI LEGGERE IN DIRETTA IL COMUNICATO DELLA FNSI CHE SOLIDARIZZAVA CON LO SCIOPERO DEI POLIGRAFICI CONTRO LA MANOVRA DEL GOVERNO MONTI

Il direttore del Tg La7 Enrico Mentana si è dimesso.
Lo ha reso noto lui stesso dopo aver appreso la notizia di “essere stato denunciato alla magistratura ordinaria da parte del Cdr della testata” per comportamento antisindacale.
“Ieri pomeriggio – ha spiegato Mentana, protagonista del rilancio della testata 1 – ho appreso dalle agenzie di essere stato denunciato alla magistratura ordinaria dal mio Cdr. Ho atteso 24 ore per verificare eventuali ravvedimenti, che non ci sono stati. Essendo impensabile continuare a lavorare anche solo per un giorno con chi mi ha denunciato, rassegno da subito le dimissioni dalla direzione del Tg La7”. L’associazione Stampa Romana, d’intesa con il Comitato di Redazione, ha dato mandato all’avvocato Bruno Del Vecchio di sporgere denuncia per comportamento antisindacale (articolo 28 della legge 300/1970) contro l’emittente La7 e il direttore del Tg Enrico Mentana.
Si legge sul sito di Stampa Romana: “L’Asr, dopo ripetuti tentativi di conciliazione, si vede costretta a questo atto per le ripetute violazioni dell’articolo 34 del Cnlg da parte della direzione del Tg de La7 che si rifiuta categoricamente di intrattenere corrette relazioni con il Comitato di Redazione”.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il rifiuto del direttore di leggere nel Tg il comunicato della Fnsi che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici, indetto nell’ambito della mobilitazione di Cgil-Cisl-Uil e Ugl contro la manovra del Governo Monti.
Un rifiuto irricevibile e contrario a quanto previsto dagli accordi collettivi di lavoro. “Non possiamo consentire ad alcuno – afferma il segretario dell’Asr Paolo Butturini – di contravvenire alle regole sindacali. I dati di ascolto o l’innegabile professionalità  di un direttore non possono fare da schermo alla violazione delle norme che la categoria, alla quale anche Mentana appartiene, si è data per garantire la propria autonomia e la difesa dei propri diritti”.
“Ho personalmente e più volte richiamato il direttore del Tg de La7 a un comportamento più conciliante e al rispetto del contratto” continua Butturini, “mi dolgo che questi richiami siano caduti nel vuoto. Specialmente in questo momento difficile per il Paese e per la nostra categoria in particolare, possiamo discutere molte cose, ma non la tutela dei colleghi e i loro diritti sindacali così come sono normati nel contratto collettivo di lavoro. L’Associazione Stampa Romana resta disponibile al confronto, purchè avvenga all’interno di quelle regole, liberamente stabilite dalle parti, che garantiscono corrette relazioni industriali e professionali”.

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A PASSERA LA TRUFFA DELLE FREQUENZE NON INTERESSA

Dicembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

IL MINISTRO: “NON ABBIAMO ANCORA ESAMINATO IL PROBLEMA”

Quando il ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, nella conferenza stampa di domenica scorsa ha ammesso candidamente: “non abbiamo ancora esaminato il problema delle frequenze televisive”, il Governo ha certificato la sua debolezza politica. La prima prova d’esame alla quale dovrà  rispondere il professor Monti è la seguente: come si fa a chiedere agli ultimi di pagare il conto di un regalo ai primi?
Come può il Governo negare a un pensionato persino l’adeguamento all’inflazione dei suoi 700 euro al mese mentre dona quattro miliardi di euro ai magnati delle telecomunicazioni?
Come fa Monti a parlare di equità  mentre un suo ministro, Elsa Fornero, piange per i sacrifici dei poveri e il collega Passera un minuto dopo sorvola sul regalo all’uomo più ricco d’Italia
Anche il Pd ieri si è finalmente accorto dell’insostenibilità  di questo paradosso.
“È uno scandalo che Rai e Mediaset non abbiano pagato le frequenze ricevute dallo Stato”, ha detto Walter Veltroni, “chi ha ricevuto gratuitamente nuove frequenze, le paghi”.
Tutto lo stato maggiore dei democratici, da Pierluigi Bersani a Dario Franceschini passando persino per Anna Finocchiaro, ieri ha invocato un intervento del Governo per fermare lo scandaloso regalo alle tv, in testa Mediaset.
La risposta di Passera in conferenza stampa però non sembra una distrazione ma un atto di coerenza che certifica la dipendenza di questo Governo dal suo azionista di maggioranza, che purtroppo è lo stesso di Mediaset.
Il via libera ai sacrifici per gli italiani da parte del leader del Pdl si regge più che sulle parole spese da Monti su quelle omesse da Passera.
Il Cavaliere non ha nulla da temere. Le frequenze tv tra pochi giorni potrebbero essere assegnate gratuitamente a Mediaset in perfetta continuità  con la politica aziendale del Cavaliere .
In altri paesi lo spettro di frequenze liberato grazie al passaggio al digitale è stato pagato a caro prezzo dagli operatori.
In Germania l’asta ha permesso di incasssare 4,4 miliardi di euro.
Negli Stati Uniti sono arrivati nelle casse dello Stato 20 miliardi di dollari, in Canada si prevede un’asta che dovrebbe portare dai 4 ai 6 miliardi di euro e anche in Italia i tre principali operatori telefonici hanno pagato pochi mesi fa 4 miliardi di euro per implementare il 4g.
Solo le televisioni, in testa Mediaset, non tireranno fuori un euro. E oltre al danno, nella veste di contribuenti, c’è anche la beffa, stavolta nella veste di telespettatori.
Il Governo Berlusconi ha finto di volere il beauty contest (“concorso di bellezza”, dove vince senza pagare un euro chi ha i numeri migliori e non chi offre di più) per adeguarsi ai voleri dell’Unione Europea.
Bruxelles aveva aperto una procedura di infrazione contro il nostro paese per la concentrazione della proprietà  delle tv.
La scelta di donare le frequenze era stata contrabbandata come un’agevolazione all’ingresso dei nuovi entranti.
Ovviamente era una balla, un diversivo per evitare la gara.
Il ministro in carica fino a poche settimane fa, Paolo Romani, con la complice distrazione della sinistra e dell’Europa (che forse pensavano di aiutare Sky ad entrare nel digitale dalla porta principale) ha creato un bando fatto su misura per perpetuare l’oligopolio e tagliare le gambe ai veri operatori nuovi.
Alla fine anche Sky si è ritirata e il Pd ha ritrovato la voce.
Domenica Monti ha chiesto agli italiani molti sacrifici: l’Ici sulla prima casa, un’aliquota che può superare l’uno per cento sulla seconda casa, l’aumento dell’Iva.
Ma non ha presentato un provvedimento che da solo porterebbe almeno 4 miliardi di euro. E non ha intenzione di farlo.
Per capirlo bisogna parlare con il professor Vincenzo Franceschelli, un giurista 64enne scelto dall’ex ministro Paolo Romani, per comporre la commissione che dovrà  decidere le sorti delle frequenze tv liberate dal passaggio al digitale. Franceschelli, insieme al dirigente del ministero dello sviluppo Francesco Troisi e all’avvocato dello Stato in pensione Giorgio D’Amato, che presiede, dovrà  assegnare i punteggi.
In questo momento decisivo, il professore non si è mosso dal suo studio milanese.
I lavori della commissione sono fermi ma secondo lui la politica non c’entra nulla.
“Sono a Milano per la festa di Sant’Ambrogio. Immediatamente dopo le festività  la commissione riprenderà  i suoi lavori”, spiega.
A sentire Franceschelli il ministro Passera non ha contattato il presidente della commissione e lunedì prossimo, passate le feste, la commissione potrebbe assegnare le frequenze (probabilmente anche a Mediaset) senza chiedere il permesso a nessuno. “Nessuno mi ha informato del contrario. Ho un decreto di nomina e non mi è arrivata nessuna notizia di revoca”, spiega Franceschelli, “non credo che il presidente D’Amato abbia avuto contatti con il ministro. Dopo la nomina di una commissione nessuno può influire sui suoi lavori”.
Per Passera è rimasto poco tempo. “Nel bando non c’è un termine per chiudere i lavori”, spiega Franceschelli, “ma penso che prima di Natale chiuderemo”.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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FREQUENZE TV, IL CONCORSO-TRUFFA CUCITO SU RAI SET

Dicembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

SI POTREBBERO RECUPERARE 3-4 MILIARDI DALLA FREQUENZE TV, MA NESSUNO DICE NULLA

Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, può cancellare un pasticcio del governo Berlusconi e recuperare 3 o 4 miliardi di euro con un’asta pubblica.
Come per la vendita di frequenze per le telecomunicazioni, fruttata al Tesoro 4 miliardi di euro, quasi il doppio dei 2,4 previsti. Basta una firma.
Un decreto del ministero che annulli la farsa del beauty contest, il concorso a punti per assegnare alle televisioni le frequenze del digitale terrestre. L’Europa chiedeva di aprire il mercato a nuovi concorrenti, l’ex ministro Paolo Romani, fedelissimo del Cavaliere, pensò bene di confezionare una procedura che facesse subito partire Mediaset favorita.
Il bando gratuito mette in palio 5 multiplex , pacchetti di frequenze per trasmettere in alta definizione.
Un capitale tecnologico dal valore di 2 miliardi di euro che in un’asta a rilanci si può moltiplicare.
La procedura è praticamente finita, manca il responso di una commissione nominata da Romani con tre giudici considerati da alcuni dei partecipanti non proprio al di sopra delle parti: addirittura l’avvocato Giorgio D’Amato, ex segretario generale per l’Ufficio del Garante, decise che la proprietà  de il Giornale era di Paolo Berlusconi, non del fratello Silvio, quindi nessun conflitto di interesse per il Cavaliere.
Il giochino dei gemelli diversi funziona sempre.
La gara prevede che l’azienda con più risorse e dipendenti arriva prima, dunque Mediaset avrà  diritto a scegliere le frequenze migliori, e poi Rai e La7 si accodano volentieri.
Sul beauty contest, però, pendono i ricorsi al Tar di numerose emittenti locali, praticamente dissanguate con il passaggio analogico-digitale terrestre. Fiutato l’inganno, nonostante le battaglie legali per partecipare, Sky Italia ha ritirato due giorni fa la sua partecipazione al beauty contest per testare l’indipendenza del governo di Mario Monti.
Il gruppo di Murdoch non è impazzito: la mossa a sorpresa serve a mettere in difficoltà  il ministro Passera, offrendogli un’occasione per annullare il concorso e ricominciare da zero.
Rai e La7 tacciono perchè conviene.
Mentre Pier Silvio Berlusconi ha già  avvisato il professor Monti e l’ex banchiere Passera con un’intervista al Corriere: “Se l’assegnazione delle frequenze dovesse avvenire con un’asta a rilanci, vorrei vedere quale operatore tv sarebbe disposto a partecipare davvero”.
L’avvento del digitale terrestre, gestito direttamente dal governo Berlusconi, rende immortale la posizione dominante di Mediaset.
Il sottosegretario Antonio Catricalà , ex presidente Anti-trust, prima di tornare a Palazzo Chigi, s’è liberato di una pratica scottante: ignorando la supremazia di Mediaset nell’infrastruttura, torri e tralicci, strumenti necessari per trasmettere i programmi. Il potere del Biscione è immune, quasi automatico.
Per proteggere la forza di Mediaset, il governo del Cavaliere ha spogliato le emittenti locali. Prima con l’esproprio per l’asta per le telecomunicazioni promettendo 240 milioni agli editori (ma ne vogliono almeno 480), poi con il beauty contest per accontentare il Biscione.
Risultato: in regioni di confine, di terra o di mare, il segnale è debolissimo.
E i canali locali non si vedono. Mediaset è così sicura di vincere che già  utilizza in prova le frequenze messe in palio con il beauty contest.
L’uscita di scena di Sky, stranamente, non preoccupa La7: “Non ci ritireremo mai. Di più: vogliamo pure le frequenze Rai”, dicono dal gruppo.
Curiosa la coincidenza: proprio in questi giorni, a parte le smentite di rito, l’imprenditore Tarak Ben Ammar pare interessato a una quota del capitale di Telecom Italia Media, proprietaria di La7.
E Ben Ammar è da sempre un amico d’affari del Cavaliere. Anche la Rai è in corsa al beauty contest, più per inerzia che per un preciso disegno strategico.
A Passera la sentenza. Non ci sono scuse valide, per il ministro.
L’Europa sarà  clemente, il sistema beauty contest è un’idea geniale di Romani. A Bruxelles s’aspettano che l’Italia inizi a rompere il duopolio Rai-Mediaset, non certo una distribuzione di frequenze gratis come gustose caramelle.
Passera può fermare la truffa con un decreto e convocare un’asta a partire dal valore dei cinque multiplex per arrivare a 3 o 4 miliardi di euro di gettito per lo Stato.
Circa quanto vale a regime l’intervento sulle pensioni.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA POLITICA IN TV PERDE ASCOLTI

Dicembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LE DIMISSIONI DI BERLUSCONI IN CRISI TELEGIORNALI E TALK SHOW

Il calmante Mario Monti funziona benissimo per la televisione generalista e maluccio per i mercati.
Il 14 novembre il Professore riceve l’incarico, il 16 i ministri giurano al Quirinale, e le telecamere si spengono, e i telespettatori si rilassano, e l’ascolto si sgonfia.
I telegiornali senza distinzione e i programmi d’informazione, prima travolti dal flusso continuo di notizie, s’arrendono a un effetto camomilla che depura le tensioni del governo Berlusconi
Il pubblico preferisce zio Michele di Avetrana (Matrix) oppure il commento di Porta a Porta a Fiorello, le due uniche trasmissioni (tg compresi) che reggono.
Nessuno si preoccupa di Monti e dei ministri, tutti sobri, riservati, taciturni, e ovviamente tecnici. Niente interviste, niente indiscrezioni.
Novembre diviso a metà , due settimane col Cavaliere e due settimane col Professore, si racconta così: parte a razzo, arriva in frenata.
I numeri Auditel spiegano il fenomeno.
Ballarò ha guidato l’informazione Rai, unico protagonista, nonostante le affannose rincorse di Vespa e il pessimo 15,5% di share in prima serata.
Toccate le vette con sei milioni di telespettatori (21,8%), Ballarò scende a 4,3 milioni (15,8).
Leggera flessione per Qui Radio Londra (-50 mila utenti, sotto il 17%), però il giochino è sbagliato: Giuliano Ferrara era già  un disastro con l’amico-editore B. figuriamoci con l’odiato Monti.
Anche Gianluigi Paragone paga un bel conto, l’Ultima Parola cede 3 punti di share e s’allontana dal milione di italiani.
L’anestesia dei tecnici, addirittura, provoca vittime: chiude La versione di Banfi su Rete4, mentre Gianni Letta e Silvio Berlusconi lasciano Palazzo Chigi.
La volata di La7 s’interrompe, e colpisce ovunque.
Manca la spinta del telegiornale di Enrico Mentana, che segna -500 mila spettatori, e dunque soffrono Otto e Mezzo di Lilli Gruber, l’Infedele di Gad Lerner il lunedì e In onda di Porro-Telese sabato e domenica.
Non cambia il prodotto, cambia l’attenzione del pubblico, e soprattutto le notizie: a La7 cercano di spiegare la manovra economica di Monti, peraltro dispersa nelle nebbie, chiamando esperti come Piero Ichino e Tito Boeri che suscitano più interessi dei politici.
Ma l’argomento, seppur più importante, non vale la sensazione “liberazione da B.” dei primi giorni del mese.
E nemmeno Piazzapulita di Corrado Formigli evita la flessione, passando dal 6,4 (10 novembre) al 4,7 (24 novembre).
Su Alessio Vinci e Bruno Vespa cala l’immunità  col trucco: Porta a Porta e Matrix confermano il pubblico di metà  novembre, anzi a volte crescono, però evitano la politica.
Con spietata onestà , salutato il Cavaliere, Vespa disse al Fatto: “à‰ normale che la gente adesso sia stanca del governo, responsabili e voti di fiducia, credo che farò più cronaca”.
Promessa mantenuta.
Lunedì sera, sfruttando la scia di Fiorello, Vespa ha superato il 28% di share, e la sera successiva ha applaudito se stesso in studio.
Anche perchè si somigliano, stesso discorso per Vinci che trionfa con la saga di Avetrana e l’oracolo zio Michele.
Che il passaggio a vuoto, per una volta, accomuni Mediaset-Rai-La 7, lo dimostrano i telegiornali, tutti col segno meno.
Il Tg3 viaggiava con una media del 16,8 per cento di share, adesso torna al 15%. Un gruppo variegato ha perso un punto di share: Tg2, TgR, Studio Aperto. Senza Berlusconi, i telegiornali dei fedelissimi attutiscono il colpo: 145 mila per il Tg1 (-0,68%), 50 mila per il Tg4 (-0,2%), il Tg5 abbassa lo share (-0,07%) e cresce con il pubblico (+18 mila).

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PER SANTORO ASCOLTI ECCEZIONALI: SHARE DEL 14%

Novembre 4th, 2011 Riccardo Fucile

IL DATO PROVVISORIO, RELATIVO ALLE RETI REGIONALI, E’ DI 3 MILIONI DI TELESPETTATORI….RIZZI NERVO: “RIFLETTA CHI HA CACCIATO ANNOZERO DALLA TV DI STATO”

Boom di ascolti per la puntata di esordio di Servizio Pubblico, il nuovo programma di Michele Santoro andato in onda in prima serata su un network di reti tv regionali, oltre che su un canale della piattaforma Sky e sul web.
I primi dati parlano di uno share intorno al 14%, mentre per quanto riguarda il numero di telespettatori sintonizzati sulle reti regionali il dato è di tre milioni.
Un dato ufficioso che, sottolineano dalla redazione, potrebbe salire ancora visto che stanno arrivando nuove segnalazioni delle emittenti locali.
L'”audience” complessiva per quanto riguarda il web, più complicata da calcolare, sarà  resa nota più tardi.
C’era molta aspettativa alla vigilia di questa nuova sfida di Santoro e la risposta del pubblico è stata significativa.
“Un successone…”, il primo commento raccolto tra i collaboratori del giornalista. Un trionfo che riapre anche vecchie ferite all’interno dei vertici della Rai.
“Tre milioni di sonori schiaffi a chi ha determinato l’uscita di Michele Santoro dalla Rai”, commenta il consigliere di amministrazione della tv di Stato Nino Rizzo Nervo. “Fare il 12% di share su un circuito alternativo alle grandi reti generaliste è un risultato eccezionale – aggiunge – ma soprattutto un grave atto d’accusa nei confronti del direttore generale della Rai che senza un voto del Cda si è arrogato il potere di rinunciare ad una risorsa strategica della Rai”.
“Rifletta anche – conclude Rizzo Nervo – chi nel consiglio di amministrazione, per inerzia o per calcolo politico, ha consentito che si potesse cancellare una trasmissione come Annozero che garantiva grandi ascolti e importanti ricavi pubblicitari”.
Valutazioni simili arrivano anche da un altro consigliere di amministrazione Rai, Giorgio Van Straten.
“Credo che il risultato di ascolto della trasmissione di Michele Santoro – dice – vada al di là  delle più ottimistiche aspettative. Quel clamoroso 12% dimostra due cose: la prima è che il silenzio dei grandi network non impedisce alla voce di chi ha qualcosa da dire di raggiungere milioni di persone (ripeto: milioni di persone). La seconda è che la Rai ha fatto un vero e proprio autogol, come sosteniamo da mesi con i colleghi Rizzo Nervo e De Laurentis, rinunciando a Michele Santoro”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il commento del deputato dell’Udc e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Enzo Carra. “Il successo di ‘Servizio pubblico’ – afferma – determina un calo di ascolti delle reti Rai. Il che dimostra quanto sia stata miope ed autolesionista un’azienda che si è privata di una trasmissione così importante”.
Soddisfatti del risultato di Santoro i parlamentari Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto), portavoce dell’associazione Articolo21, e Vincenzo Vita (Pd).
“Per una volta – affermano in una nota congiunta – ha vinto davvero il ‘Servizio Pubblico’, si tratta di un risultato senza precedenti, pari al doppio degli ascolti, per fare un solo esempio, raggiunti dal telefilm trasmesso alla stessa ora, su Rai2 in quello spazio che un tempo era occupato proprio da ‘Annozero’. Chi ha ideato, prodotto, scelto di partecipare a questo coraggioso esperimento, ha contribuito a scrivere una nuova pagina della tv, anche dal punto di vista industriale, e ha ribadito un sonoro no ad ogni forma di censura e di bavaglio”.

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SEI FREQUENZE DIGITALI IN REGALO: COSI’ LO STATO BUTTA TRE MILIARDI

Agosto 23rd, 2011 Riccardo Fucile

CONCESSIONE A CHI NE HA I REQUISITI, IN CORSA SOLO RAI E MEDIASET… PERCHE’ NON VENGONO MESSE ALL’ASTA, VISTA LA SITUAZIONE DI CRISI DEL BILANCIO DELLO STATO?

E se una volta tanto a pagare fossero le televisioni?
Ora che la manovra di Tremonti chiede sacrifici ai pensionati, agli insegnanti e alle piccole imprese, viene alle mente chiara una strada alternativa che il governo può percorrere se solo vuole: mettere all’asta le frequenze che ha in mano e incassare tanti milioni dalle emittenti che se le aggiudicheranno.
Al momento, le frequenze stanno per essere regalate alle tv senza il minimo corrispettivo in cambio.
Nell’Italia dell’etere selvaggio, il Garante per le Comunicazioni è riuscito in un piccolo miracolo. Ha scovato 6 nuove frequenze nazionali che possono ospitare ripetitori e portare programmi tv agli italiani.
Cinque frequenze sono buone per il digitale terrestre mentre la sesta frequenza può veicolare la televisione in mobilità  (il Dvbh) che si vede   –   metti – su un cellulare o su un tablet.
Di questi tempi, con questi chiari di luna, il governo dovrebbe avere un preciso obbligo morale:   vendere all’asta queste frequenze e incassare il più possibile.
Questa battaglia è iniziata nel 2009 quando lo stesso Garante per le Comunicazioni   –   organo che vede il centrodestra in maggioranza   –   diede il via libera al “concorso di bellezza” (beauty contest).
In altre parole, il Garante ritenne legittimo e possibile che le frequenze venissero regalate agli editori   –   nuovi o vecchi, come Rai e Mediaset   –   forti di alcuni requisiti, di alcune qualità  imprenditoriali.
Poi sono arrivati il bando e il disciplinare di gara. Ed ora, il 6 settembre prossimo, partirà  la preselezione delle emittenti candidate ad ottenere le frequenze.
Un precedente, d’altra parte, c’è stato ed è ben noto a tutti.
A Natale del 1999, il Garante per le Comunicazioni spiegò come assegnare agli operatori della telefonia un certo tipo di frequenze: quelle che avrebbero permesso il lancio dei servizi di tipo Umts.
In quella occasione, il Garante si spese per la “licitazione provata”.
Suggerì, in altre parole, che le frequenze venissero date agli operatori attraverso una gara ad inviti.
A marzo del 2000, il ministero per le Comunicazioni stimò in 3000 miliardi (di lire) i soldi che sarebbero arrivati in cassa alla fine della gara.
Un mese dopo, il presidente del Consiglio Giuliano Amato lasciò i deputati a bocca aperta.
In un suo intervento alla Camera, annunciò il dietrofront. Le regole andavano cambiate, spiegò, e le frequenze assegnate attraverso un’asta con rilanci.
A gennaio del 2001, la Befana portò in regalo al governo Amato la bellezza di 26.750 miliardi di lire, effetto proprio dell’asta competitiva.
Oggi organizzare un’asta con rilanci per le frequenze stavolta televisive portererebbe in cassa dai 3 ai 4 miliardi di euro.
Tanta roba.
E sempre meglio di un regalo.

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LE PAPI-GIRL PRONTE ALLA CAMPAGNA D’AUTUNNO: MESSAGGI IN CODICE PRIMA CHE SI APRA LA STAGIONE DEI PROCESSI

Agosto 22nd, 2011 Riccardo Fucile

IL 3 OTTOBRE RIPARTE IL PROCESSO RUBY E BARBARA FAGGIOLI SI LAMENTA: “LA TV NON MI VUOLE PIU’, NON VEDO L’ORA DI ANDARE IN TRIBUNALE A RACCONTARE LA VERITA”… E SCATTA L’ALLARME ROSSO

Il 3 ottobre si avvicina.
Lunedì nero per il circolo Pickwick di Arcore: riparte il processo Ruby e inizia, con l’udienza preliminare, quello contro Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.
Come si dice, le conseguenze del caso.
Che l’autunno sarà  caldo è piuttosto evidente da un’intervistucola che Barbara Faggioli rilascia a Diva e Donna.
Il titolo è eloquente: “Silvio, perchè la tv non mi vuole più?”.
Accorato appello, ultima fermata prima di essere costretta a dar retta a Pier Luigi Celli che ieri invitava i ragazzi “a cercar lavoro nei ristoranti”.
Barbara confida con un certo strazio che dopo lo “tsunami” giudiziario lei è diventata trasparente.
Non solo non la cercano più, ma nemmeno le rispondono al telefono o alle e-mail. La colpa naturalmente è dello scandalo Ruby.
Anche di questo “la preferita di Silvio” parla nell’intervista.
E spiega (attenzione alla sequenza logica): “Nessuno lo dice ma il mio nome è diventato impronunciabile: nell’immaginario collettivo faccio parte dello scandalo Ruby. Ho partecipato alle cene ad Arcore, ma non ho fatto nulla di male, per giunta non sono nemmeno indagata. Non mi stancherò di ripeterlo e non vedo l’ora che mi chiamino in tribunale per urlare la mia verità . La cosa più assurda è che addirittura a Mediaset sembra proprio che abbia le porte chiuse. E a me fa star male che a nessuno tutto questo interessi”.
Nessuno chi? Il premier, naturalmente.
Che già  paga la retta della sua università  (studia giurisprudenza: un avvocato in più a B. può sempre far comodo).
Ma sarà  bene che s’interessi davvero della sua preferita perchè la frase “non vedo l’ora di andare in tribunale a urlare la mia verità ” può essere letta in diversi modi.
Alcuni dei quali hanno un’eco sinistra per il presidente del Consiglio più perseguitato degli ultimi 150 anni.
Spiega la fanciulla che al premier lei non vuole chiedere raccomandazioni, ma solo consigli, “e non m’interessa cosa fanno altre persone che gli stanno intorno”.
Di soldi non si parla, anche se resta vero l’eterno pecunia non olet.
Perchè in una telefonata del settembre 2010, all’indomani di un ricevimento arcoriano, diceva all’amica Nicole Minetti: “Son stata un po’ cogliona perchè non ho beccato nulla”.
E in un’altra telefonata intercettata dalla procura di Milano si lamentava con Emilio Fede di non essere stata convocata a una cena: “Se mi vuole vedere mi chiama lui. Emilio, io non è che posso stare dietro… se poi preferisce una massa di deficienti che ballano come delle mongoloidi… Sinceramente mi fa male, capito? Io che gli voglio bene, a me questa cosa mi fa male”.
Insomma, vabbè che le fanciulle del bunga bunga sono 33 e tener dietro a tutte deve essere un lavoro a tempo pieno, ma questa dimenticanza alla Faggioli non va giù.
E la sua verità  è lì che sta per essere urlata: forse un posticino nei palinsesti Mediaset Piersilvio lo può ancora scovare.
Del resto, come in un sms del gennaio scorso le ricordava l’amica Nicole, “quando lui si cagherà  addosso per Ruby, chiamerà  e si ricorderà  di noi.. adesso fa finta di non ricevere chiamate”.
E che succede agli altri amici del bunga bunga mentre si allontanano le spiagge di Ibiza e della Costa Smeralda?
Nicole Minetti si fa fotografare con Bobo Vieri e la Faggioli a Formentera, Emilio Fede non c’è verso di schiodarlo dal Tg4, Lele Mora resta in cella (il rancio non dev’essere dei migliori, pare sia dimagrito di 14 chili).
Le Olgettine naturalmente non hanno perso i privilegi abitativi, sono sempre lì, capeggiate da Maristelle Polanco.
Tre di loro hanno recentemente pensato di costruirsi un futuro, investendo nell’istruzione.
Si sono presentate al Cepu Iris Berardi (19 anni, forlivese di origine brasiliana) e Arisleida “Aris” Espinosa (22 anni, dominicana), per seguire un corso biennale per il diploma di scuola media superiore. Ioana Visan (26 anni, romena) ha chiesto invece di essere iscritta alla facoltà  di Giurisprudenza. Scrive Vanity Fair che per “qualsiasi necessità  hanno indicato al Cepu di rivolgersi al ragionier Giuseppe Spinelli, l’economo di Silvio Berlusconi.
Ma non sarà  lui a pagare le rette per le ragazze (21.600 euro all’anno per Ioana, 21.300 per Iris e Aris): i corsi sarebbero stati offerti direttamente da Francesco Polidori, patron del Cepu e grande sostenitore del premier”. Intanto le Papi girls aspettano che le signore della giustizia (la Boccassini e le tre giudici del collegio) le convochino per raccontare quanto eleganti erano le cene ad Arcore.
Momento favorevole per mettere a frutto le cortesie e le grandi dimostrazioni d’affetto verso il premier.
Alcune sono in doppia attesa: del processo e di un bambino.
È una specie di conversione di massa, capitanata da Ruby Rubacuori, apparsa in una foto di Chi con il pancino e il fidanzato a fianco.
Lei è la capofila delle capitalizzatrici finali: “Il mio caso è quello che spaventa tutti… Io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire con qualcosa: 5 milioni. Cinque milioni a confronto del macchiamento del mio nome”.
Così soavemente spiegava in un’ormai celebre intercettazione.
Ma Ruby non è l’unica futura mamma di questa storia: è in dolce attesa anche Eleonora De Vivo, del duo “deve solo sganciare” (riferito al munifico Silvio B).
In una telefonata del 25 settembre 2010 Imma dice alla gemellina Eleonora: “L’ho visto un po’ ingrassato, imbruttito, l’anno scorso era più in forma. Adesso sta più di là  che di qua. È diventato pure brutto. Deve solo sganciare. Speriamo che sia più generoso. Io non gli regalo un c…”.
Tanto per capirci, le due sorelline venivano così definite dalla danzatrice del ventre Maria Makdoum in un verbale allegato agli atti: “Le De Vivo erano in mutande e reggiseno. Il presidente le toccava e loro lo toccavano nelle parti intime. E si avvicinarono anche a Emilio Fede che le toccava il seno e altre parti intime”.
Il galateo di Arcore, in attesa di verità .
L’estate sta finendo, l’economia crolla e pure Papi Silvio non si sente troppo bene.
Ma ha ancora un mesetto per esercitarsi in quella che secondo il ministro Gelmini è la sua attività  preferita: “Fare beneficenza”.

Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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