Ottobre 31st, 2016 Riccardo Fucile
PIERLUIGI ALTAVILLA TROVA IL MODO DI SORRIDERE ANCHE NELLA DISGRAZIA
“Io sono una camicia nera vecchia maniera. Boia chi molla, e io non mollo”. All’indomani della
terribile scossa che ha devastato il centro storico di Norcia, il vicesindaco Pierluigi Altavilla – intervistato dal Tempo – non nasconde le proprie preferenze politiche ma in cima ai propri pensieri ha la gestione dell’emergenza nella sua città .
“Stiamo cercando di governare la situazione. Un’opzione è quella di portare con i bus la gente negli alberghi fuori Norcia”, per dargli modo di riposare un po’. Ma credo nessuno abbia voglia di allontanarsi dalle loro case”.
Pur nell’emergenza, Altavilla trova il modo di sorridere sulla sua appartenenza politica, in controdendenza in una regione tradizionalmente più orientata a sinistra”.
“Questa mattina due ingegneri sono venuti a fare un sopralluogo a casa mia. Erano due volontari toscani, e si sa: i toscani hanno sto difesso, so’ compagni. Aperto lo sgabuzzino della caccia, in mezzo alle cartucce, ci sta sempre il Duce che mi saluta, sta sempre lì. Allora ho pensato: questi lo vedono e mi fanno casa inagibile. Ma non è finita, quando ho visto uno dei due andare nello studio, sono impallidito. Lì c’era la testa del Duce grossa così! Ho aspettato, perchè non usciva nè diceva nulla. A un certo punto lo sento dall’altra stanza: “E quella?”, mi fa. Gli ho risposto: “Ma perchè non ti fai i ca..i tuoi?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 31st, 2016 Riccardo Fucile
PER LA SERIE: QUALSIASI COSA FAI NON VA MAI BENE…SE METTI LE TENDE VOGLIONO L’ALBERGO E VICEVERSA…IL GOVERNO: “NIENTE TENDOPOLI IN MONTAGNA”
Prima notte del dopo terremoto trascorsa in auto o nelle strutture di accoglienza per la popolazione colpita dal nuovo terremoto tra Umbria, Marche e Lazio, il più forte dal 1980.
“Ridateci le tende” è la richiesta che arriva dalla maggior parte degli abitanti di Norcia che hanno scelto di rimanere in città pur avendo le case inagibili o non potendo rientrare per la paura o perchè all’interno della zona rossa.
La Regione assicura comunque che già nelle prossime ore saranno montate tensostrutture collettive dove la comunità potrà passare la notte.
“In modo che nessuno sia costretto a rimanere in auto” sottolineano.
Lo sfogo.
“Le tende non dovevano essere smontate” affermano a Norcia quelli che si ritrovano per la colazione nella struttura antistante il palasport. Parole urlate anche durante una assemblea con il sindaco Nicola Alemanno.
“Non sono più ‘solo teli’ come una volta – afferma Adolfo, uno degli sfollati – ma ambienti confortevoli e riscaldati. Possono permettere a chi rimane qui di affrontare meglio le difficoltà di queste ore”.
Una situazione che la presidente della Regione Catiuscia Marini ha affrontato stamattina in un incontro a Cascia con il capo della protezione civile Fabrizio Curcio e il commissario governativo Vasco Errani. Vertice che si è poi spostato negli altri centri colpiti dal sisma.
Renzi: “No a tendopoli in montagna sotto la neve”.
“Le cose da fare sono difficili, ma chiare. Primo, mettere in sicurezza”. Matteo Renzi, dalla sua enews, fa così il punto sul lavoro di ricostruzione nelle aree terremotate.
“Ne parleremo anche oggi, nel Consiglio dei ministri straordinario che abbiamo convocato per le 17, dove saranno presenti anche i 4 presidenti di Regione, il commissario Errani e il capo della Protezione Civile Curcio”, ricorda il presidente del Consiglio.
“Non possiamo avere le tende per qualche mese in montagna – ribadisce Renzi – sotto la neve. Gli alberghi ci sono, per tutti. Ma molti dei nostri connazionali non vogliono lasciare quelle terre nemmeno per qualche settimana. Dunque dovremo gestire al meglio questa prima fase, l’emergenza”.
Poi si deve pensare alla “ricostruzione” delle zone colpite dal terremoto. “A regola d’arte. Con il controllo dell’opinione pubblica e di tutti i cittadini. Non va sprecato nemmeno un centesimo e dobbiamo dimostrare chi siamo: persone che – a differenza di alcune vicende del passato – sanno fare opere pubbliche senza sprechi e senza ladri”, dice Renzi che aggiunge: “Non ci sono morti, stavolta. E questa notizia ci dà enorme sollievo. Ma i danni al patrimonio abitativo, economico, culturale e religioso sono impressionanti. Questi borghi sono l’identità italiana: dovremo ricostruirli tutti, presto e bene”.
Renzi ricorda infine come il piano Casa Italia sia “un piano strategico per il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti. Non solo l’emergenza, non solo la ricostruzione: ma – finalmente – la prevenzione. Il lavoro è già partito ma richiederà anni, “un paio di generazioni” come ci ha spiegato Renzo Piano illustrandone i concetti”.
Catiuscia Marini: “Dobbiamo assistere oltre 5.000 persone”.
“Ferma restando l’opzione volontaria da parte dei cittadini di scegliere, per l’immediato, la sistemazione in alberghi o altre strutture ricettive come hanno già fatto centinaia di persone la Regione Umbria, anche raccogliendo le istanze degli stessi cittadini, attraverso la Protezione civile nazionale e regionale, è fortemente impegnata per poter garantire già dalle prossime ore anche l’allestimento di tende collettive dove poter trascorrere le prossime notti in condizioni, seppur precarie, di sicurezza”.
E’ quanto ha affermato la presidente della Regione, Catiuscia Marini, sottolineando che “in Umbria la situazione resta difficilissima”. “Siamo ancora impegnati nella massima emergenza – ha spiegato – per continuare ad assistere la popolazione e garantire tutte le necessità minime per quanti hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. Purtroppo ora siamo in presenza di numeri che non hanno più nulla a che vedere con il sisma del 24 agosto. Ora invece dobbiamo assistere oltre 5.000 persone”.
Gli sfollati.
Sono oltre quindicimila le persone assistite dal servizio nazionale della protezione civile. In particolare, oltre cinquecento sono accolte in strutture alberghiere nell’area del Trasimeno e oltre quattromila negli alberghi sulla costa adriatica.
A queste si aggiungono circa tremila persone in Umbria e altre settemila nelle Marche ospitate in strutture di prima accoglienza allestite a livello comunale. I dati, riferiti alla tarda serata di ieri, sono da considerarsi in continua evoluzione e aggiornamento. Rimangono, inoltre, tra gli assistiti a seguito del sisma del 24 agosto, oltre 1100 cittadini ospitati in alberghi e strutture ricettive.
I soccorritori.
Prosegue senza sosta e si è fatta stamani ancora più intensa l’attività dei soccorritori a Norcia. In città stanno affluendo personale e materiali come coperte, viveri e bagni chimici. In volo anche gli elicotteri di vigili del fuoco e delle altre forze di polizia. Tutto mentre continuano ad avvertirsi scosse di terremoto, anche intense.
Nuove scosse.
Nella notte la terra ha continuato a tremare senza sosta. Le scosse legate alla faglia che si è aperta con i terremoto del 24 agosto sono state oltre 100. La piu forte, alle 4.27, di magnitudo 4,2 a 11 chilometri di profondità e a soli 3 chilometri da Norcia. Diverse le scosse avvertite chiaramente dalla popolazione e dagli sfollati. “Dormire? Qui è tutto un dondolio, che ti vuoi dormire? Ha pure gelato stanotte”, ha commentato sconsolato il sindaco di Ussita Marco Rinaldi, che è rimasto con soli altri 14 cittadini, più le forze dell’ordine e i volontari a tentare di riposare nel campeggio del paese, senza andare a dormire sulla costa a Porto Recanati o Porto S.Elpidio come gli sfollati.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 31st, 2016 Riccardo Fucile
I SINDACI “MIGRAZIONE EPOCALE”… MA C’E’ CHI DICE: “RESTIAMO”
Poco prima delle 14 arriviamo a Pieve Torina, provincia di Macerata, insieme al presidente delle
Marche, Luca Ceriscioli.
Non è facile dare un’idea di che cosa è diventato questo mondo. Questo paese e tutti gli altri, uguali nella desolazione, nella desertificazione, nel silenzio tombale interrotto da quel rullo di tamburi che ogni poco sale da sotto, e lo scuotimento delle case inagibili e dei nervi sempre più fragili.
Facce rosse di contadini e montanari, insonni, con le moglie e i figli già lontani, le bestie da accudire, nessun posto dove trascorrere la notte.
Gli sfollati delle Marche sono circa 28 mila. Quelli dell’Umbria ancora non si sa. Il totale potrebbe arrivare a 100 mila.
Soltanto a Norcia circa un terzo dei seimila abitanti è partito coi pullman verso il lago Trasimeno.
Ad Arquata del Tronto, che sta dentro il disastro da due mesi, ieri mattina gli ultimi tenaci abitanti hanno ceduto, basta con questa follia, si sono lasciati alle spalle un paese che a questo punto non c’è più, letteralmente. Sono andati sulla costa picena.
A pochi chilometri c’è Accumuli, «sono rimasti in piedi solo tre edifici, anche le frazioni sono rase al suolo», ha detto il sindaco Stefano Petrucci; era lì, ieri mattina, con un centinaio di persone, reduci provvisori dei 667 che costituivano la popolazione prima del 24 agosto. Accumuli è isolata sia sul versante di Rieti sia su quello di Ascoli. Appena si libererà la strada, la imboccheranno anche gli ultimi cento.
Oggi non ci sono morti, ma i paesi stanno morendo per la disperazione
«Voi non capite, dovete andarvene da qui. Questo bel sole vi sta ingannando, fra pochi giorni farà freddo», dice Ceriscioli a una decina di uomini di Pieve Torina.
«Fa già freddo, stanotte c’erano tre gradi», dice uno con gli occhi vitrei e la polvere nei ricci scuri. «Che restate a fare?». «Io ho le bestie, le lascio qui? E chi bada a loro?». «Chi ha le bestie avrà una sistemazione ma tutti gli altri via». «Io ho sessant’anni, ho sempre vissuto qui, se devo morire meglio morire dove sono nato. Dateci le casette».
«Intendiamoci: per le casette di legno servono sette mesi, forse nove. Per i moduli dai due ai tre mesi. E intanto? Dormite in macchina? Liberi di deciderlo ma poi non lamentatevi con noi quando sarà insostenibile».
Il sindaco di Pieve Torina, Alessandro Gentilucci, spiega a Ceriscioli che vorrebbe riaprire la scuola, far arrivare ogni mattina con gli autobus i bambini che sono già andati via, da parenti nei centri vicini, o sulla costa, «sennò questa comunità muore». Spiega che i commercianti vorrebbero riaprire i loro negozi ma se tutti se ne vanno, a chi venderanno la loro merce? La più importante fabbrica del paese, che dà stipendio a trentacinque famiglie, dovrebbe riaprire stamattina, ma gli operai dove saranno?
«E’ una migrazione epocale», dice Claudio Corvatta, sindaco di Civitanova Marche, a sud di Ancona.
Gli alberghi sono già quasi tutti pieni, il sindaco conta di aprire il migliaio di seconde case lasciate vuote dopo l’estate.
«Questa gente è ostinata, ed è la loro forza, e più saliamo in montagna più è ostinata. Ma deve anche capire che più aspetta e più gli toccherà andare lontano, quando si decideranno», dice Ceriscioli.
«Andatevene», ha detto il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio. «Andranno tutti in hotel», ha detto Matteo Renzi.
A Fabriano gli sfollati sono trecento, ieri notte hanno dormito nel Palasport e in un treno messo a disposizione delle Ferrovie.
L’intero centro storico di Leonessa è stato evacuato. A Ussita, devastata dalla scossa del 26 ottobre, sono rimasti in duecento, prima erano quasi cinquecento.
Questa terra a cavallo fra Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche, circa centomila abitanti, è ridotta a un niente di macerie e case medievali inabitate, sottoposta a un esodo senza senso ma senza alternativa. «Ci sono ancora molte strutture agibili, ma come facciamo? Oggi è cambiato lo scenario, c’è una crisi sismica di cui non conosciamo gli sviluppi. Quando arriverà la prossima scossa distruttiva? E dove? E che danni farà ? Bisogna andarsene, non è una deportazione, è una messa in sicurezza per un periodo congruo», dice Catiuscia Marini, presidente dell’Umbria.
A Norcia non c’è l’acqua potabile, l’energia elettrica manca in quasi tutta la zona. I paesi attorno – Cascia, Preci – con le botte degli ultimi giorni sono impraticabili o insicuri.
Claudio Marsili è un consigliere comunale di Pieve Torina. Cammina attorno a sè, in circolo, e racconta della sua famiglia.
«Mia moglie faceva l’infermiera nella casa di cura di Pieve, ma ora gli anziani sono stati trasferiti all’ospedale di Matelica, e lei è là . Mio padre ha 87 anni, ha dormito due notti in macchina, con addosso due coperte e il cappotto e ogni tanto accendeva il motore per scaldarsi. Ora sta arrivando mio fratello da Bra, provincia di Cuneo, e se lo porta con sè e io non so se lo rivedrò. Ho una figlia con un bimbo di tre anni in un paese qua vicino ma non vuole rimanere, è terrorizzata, andrà dall’altra mia figlia a Latina. E io? Io ho promesso al sindaco di dargli una mano. Rimango. Ma la mia famiglia non c’è più, divisa, spezzettata per l’Italia».
Non c’è più una logica. Si fa fatica a ragionare. Si sente nell’aria la spossatezza, l’esasperazione, nuove ospiti di questi borghi.
Due fratelli, qui a Pieve, sono stati divisi dai carabinieri, e non si è nemmeno capito perchè litigassero.
A Vescia, frazione di Foligno, un uomo è saltato dalla finestra e si è rotto le gambe. A Norcia una donna ha fatto lo stesso ed è ricoverata con un grave trauma cranico. A Norcia c’è stata un’assemblea pubblica e il sindaco è stato violentemente accusato di aver trascurato lo sciame sismico, di non essersi procurato le casette di legno e nemmeno le tende.
«Lo stress non diventi rassegnazione», ha detto Renzi ma è diverso, è molto peggio che rassegnazione, è terrore, è delirio, è orecchio teso al suolo, è certezza che il peggio non è passato, deve ancora arrivare.
«Su 3 mila e 400 abitanti avrò sette, ottocento sfollati», dice il sindaco di Sarnano. Ad Ancona è stato aperto il palasport, per chi vuole dormire più al sicuro.
A Rieti è stato diramato un elenco di parcheggi sicuri dove trascorrere la notte in auto. Dai paesi in provincia di Teramo centinaia di persone sono state ricoverate in alberghi di Giulianova.
Sulla costa, fra Porto Sant’Elpidio, Conero, Marotta e Senigallia, sono arrivate cinquemila richieste di ospitalità . «Ma è un numero che crescerà , e di molto», dicono gli albergatori. Ormai è tardi. Cala il sole su questa terra del finimondo, dove in un intero giorno non si è visto nè un cane nè un bambino.
Mattia Feltri
(da “La Stampa“)
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Ottobre 30th, 2016 Riccardo Fucile
SISMA MAI COSI FORTE DAL 1980
La scossa di terremoto nel centro Italia registrata questa mattina alle 7.40 e’ una delle piu’ forti
dell’ultimo secolo in Italia, sicuramente quella con la magnitudo maggiore dal 1980, anno del terremoto in Irpinia, a oggi, surclassando persino il sisma dell’Aquila del 2009. Per ritrovare una magnitudo di 6.5, registrata oggi dall’Ingv, bisogna andare per l’appunto al 1980, quando una scossa di identica magnitudo devasto’ i comuni tra il Vulture e l’Irpinia causando oltre 2.900 vittime.
Il terremoto dell’Aquila, pur cosi’ distruttivo, aveva una magnitudo leggermente inferiore, pari a 6.3.
Altri terremoti di potenza intorno al grado 6 negli ultimi decenni furono quello in Molise (2002), con magnitudo 5.8, in Pianura Padana (2012) di magnitudo 5.9 e quello di pochissimi giorni fa, sempre tra Umbria e Marche, con magnitudo 5.9.
“Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta. Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti. Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi”.
Lo spiega in una nota l’Istituto di geologia ambientake e geoingegneria del Consiglio nazionale delle ricerche.
“Il terremoto – viene puntualizzato – si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale.
Purtroppo – sottilinea l’Igag-Cnr – non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, nè possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi. Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 30th, 2016 Riccardo Fucile
IN ZONA MARCONI PRECIPITA UN ASCENSORE
Per “verifiche tecniche” dopo il terremoto, il servizio sulla metro A, B e B1 di Roma è “momentaneamente sospeso”.
Lo annuncia il profilo Twitter di Atac, la municipalizzata dei trasporti di Roma. Sulla metro C si segnalano “lievi ritardi” per lo stesso motivo.
Verifiche sono in corso sul Colosseo e sull’intera area archeologica di Roma in seguito al terremoto che questa mattina ha colpito il centro Italia. Al momento non si riscontrano conseguenze.
Crepe e cornicioni caduti nella basilica di San Paolo a Roma in seguito al terremoto avvertito stamattina.
Secondo quanto si è appreso, la basilica è stata chiusa per effettuare le verifiche. Segnalato anche il distacco di uno dei supporti che tiene un grosso candelabro. Sul posto vigili del fuoco e polizia.
Verifiche anche nella basilica di SanLorenzo a Roma per frammenti di calcinacci caduti nella navata. Sul posto la polizia. Secondo quanto si è appreso, la richiesta d’intervento è arrivata dal parroco ed è stata chiusa la parte della navata interessata in attesa dell’arrivo dei pompieri per le verifiche.
Un ascensore è precipitato in un palazzo di via Bartolomeo Cristofori, in zona Marconi a Roma, dopo la scossa di terremoto.
Sul posto vigili del fuoco e polizia municipale. Sono in corso verifiche dei pompieri per accertare le cause dell’incidente. Dalle prime informazioni sembrerebbe che fosse vuoto.
L’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica comunica che, in considerazione della forte scossa di terremoto che ha colpito l’Italia Centrale, è stata disposta , in via precauzionale, la sospensione delle visite al Palazzo del Quirinale e di rinviare il concerto previsto per oggi alla Cappella Paolina per consentire i necessari controlli di sicurezza sulle strutture.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 30th, 2016 Riccardo Fucile
ERA UNO DEGLI EMBLEMI DEL MEDIOEVO CRISTIANO IN ITALIA
La basilica di San Benedetto a Norcia è stata interamente distrutta dalla scossa di magnitudo 6.5 che si
è verificata stamattina.
Era il cuore storico e religioso della città , che ha subito danni diffusi e vastissimi.
La basilica, secondo la tradizione, sorgeva sulla casa natale dei santi Benedetto e Scolastica. Era stata costruita nel XIII secolo e poi ampliata nel 1570.
Importanti ed estesi crolli hanno interessato le antiche mura che circondano la città di Norcia. Le mura erano già state danneggiate dalle precedenti scosse: ora presentano delle aperture ed anche alcuni torrini sono crollati.
La chiesa sorgeva su quella che secondo la tradizione era la casa natale dei santi Benedetto e Scolastica, nati nel 480 d.C. da una nobile famiglia, come riferisce san Gregorio Magno nei suoi Dialoghi. Nel giugno del 1966 papa Paolo VI l’ha elevata alla dignità di basilica minore.
La facciata, il portale laterale e la base del campanile appartengono alla fine del sec. XIV. I muri laterali sono stati ricondotti ad un’altezza unica durante il restauro che finì nel 1958; si demolirono allora le volte a vela del portico laterale e si mise in luce il portale a sesto acuto assieme alle strutture di tre finestre superiori appartenenti alla fabbrica trecentesca.
Il portico delle Misure fu addossato alla fiancata destra della chiesa verso il 1570 per volontà del Comune e delle autorità ecclesiastiche, con lo scopo di creare una specie di mercato coperto dei cereali.
La fiancata oltre il campanile, in corrispondenza del transetto era stata rinforzata da una speronatura entro la quale si apriva un’edicola con affresco raffigurante la Madonna con Gesù Bambino di pittore tardogotico.
La basilica è a forma di croce latina, con un’unica navata. L’abside e la calotta sono all’incrocio del transetto e si presentano nelle forme della ricostruzione settecentesca. Con i restauri degli anni ’50 è ricomparso in alto l’arco trionfale trecentesco, unico indizio superstite della navata gotica.
In occasione dei lavori giubilari del 2000, importanti modifiche sono state apportate all’interno della basilica: la pavimentazione, l’altare maggiore, il nuovo accesso alla cripta, la sistemazione dell’area archeologica sottostante, i lavori di adeguamento dell’ex monastero benedettino.
Dal 2 dicembre 2000 era amministrata dalla comunità benedettina Maria Sedes Sapientiae, guidata da padre Cassian Folsom.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 30th, 2016 Riccardo Fucile
DECINE DI FERITI, CROLLA LA CATTEDRALE DI SAN BENEDETTO.. LA SCOSSA PIU’ FORTE IN ITALIA DAL 1980, PIU’ DI QUELLA DELL’AQUILA
Una nuova fortissima scossa di terremoto è stata avvertita questa mattina alle 7,40 in tutto il Centro Italia.
Secondo i primi dati si tratta di un sisma di magnitudo 6,5 e profondità 10 km con epicentro tra Marche e Umbria, nella zona già duramente colpita dagli eventi del 24 agosto e di questa settimana.
Alle 9,45, il capo della Protezione civile fa un primo punto sul nuovo sisma: “E’ stata una scossa importante e rilevante, al momento non risultano vittime, ma ci sono decine di feriti, almeno uno grave”.
Il terremoto è stato avvertito distintamente in tutto il centro Italia, con gente in strada a Roma. Le località prossime all’epicentro, spiega la Protezione civile, sono nuovamente Castelsantangelo, Norcia e Preci.
Ma il terremoto è stato sentito dal Nord al Sud d’Italia, e anche in Austria.
Verifiche dei tecnici anche a Roma, dove è stata chiusa la basilica di San Paolo.
Crolli a Preci.
Diversi i crolli nella zona di Preci dove il sindaco Pietro Bellini sta verificando le condizioni della popolazione. “La mattina la gente torna nelle abitazioni per prendere le cose che gli servono. Stiamo verificando che nessuno sia stato colpiti”. Bellini ha parlato di “crolli, anche di chiese, nelle frazioni e negli altri centri minori di Preci”.
“I feriti di Norcia portati in ospedale con l’elicottero”.
Sono “notizie drammatiche” quelle che stanno giungendo da Norcia alla presidente della Regione Catiuscia Marini che ha raggiunto il centro di Protezione civile di Foligno.
Il capo della Protezione civile: “Collegamenti difficili, strade bloccate: i feriti di Norcia portati in ospedale con l’elicottero”. I vigili del fuoco parlano di “nuvole di polvere” che si sono viste alzarsi a Norcia, Cascia e Preci.
Oltre ad incontrare posti di blocco in diverse delle possibili strade che portano a Norcia e nelle frazioni vicine, le testimonianze di chi le sta percorrendo in questo momento raccontano di crepe e massi in vari punti. I mezzi di soccorso sono stati dirottati su piccole strade rurali. Black out elettrico.
Tre estratti vivi dalle macerie a Tolentino.
Tre persone sono state estratte vive dalle macerie a Tolentino, dove si sono avuti diversi crolli a seguito dell’ultima scossa. Lo si apprende da fondi della Protezione civile. Non vengono segnalate al momento vittime.
Messe in salvo due persone ad Amatrice.
Due persone sono state salvate subito dopo la forte scossa di terremoto a Poggio Vitellino una frazione di Amatrice. Secondo quanto riferiscono i soccorritori, crolli di massi ci sono stati sulla Salaria, mentre è in corso una verifica nella frazione di Casali di Ussita dove sono stati segnalati crolli importanti e dove erano presenti ancora degli abitanti. E ad Amatrice è crollata la chiesa di Sant’Agostino. Su Twitter il governatore del Lazio Nicola Zingaretti scrive: “In contatto con Protezione Civile e sindaci del nostro territorio. Ci sono crolli ad Amatrice e Accumoli”.
“Si è aperta la terra”.
Drammatico il racconto del sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Mauro Falcucci: “Io sono a Fano, dove vivo, ma mi dicono che ci sono stati crolli, che è un disastro! Si è aperta la terra, c’è fumo,un disastro. Spero che i testoni che erano rimasti a Santangelo si siano spostati nella notte”.
“Vedo colonne di funo, è crollato tutto”.
Il sindaco di Ussita, Marco Rinaldi: “È crollato tutto, vedo colonne di fumo, è un disastro, un disastro. Dormivo in auto, ho visto l’inferno.”
“Spero non ci sia nessuno sotto le macerie”. “Ho molti crolli nelle frazioni, speriamo che non ci sia nessuno sotto le macerie”, ha detto Sante Stangoni, sindaco di Acquasanta Terme.
“Il centro era stato già evacuato, spero che il lavoro fatto in questi giorni abbia salvato delle vite umane”. “Sono relativamente tranquillo, perchè spero che il lavoro fatto in questi giorni sia stato sufficiente per salvare vite umane: il centro è stato evacuato, gli edifici dei quartieri più a rischio dichiarati inagibili, ma ho 47 frazioni, casolari sparsi, finchè non ho riscontri qualche timore ce l’ho”. Così il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui, che parla di nuovi crolli in città , dopo quelli causati dal sisma del 26 ottobre.
Il sindaco di Accumoli: ” Tutto crollato, i ponti sono sollevati di 20 centimetri”
Ospedale di Cascia in corso di evacuazione: E’ in corso in questi momenti l’evacuazione dell’ospedale di Cascia, centro situato a una decina di chilometri da Norcia.
“Via Salaria chiusa al km 112 per chi viene da Roma”. “Muovetevi solo se necessario” e anche i volontari “lo facciano solo in forma organizzata”. In conferenza stampa da Rieti Fabrizio Curcio, capo dipartimento protezione civile, spiega che “ci sono grandi problemi di viabilità , la Salaria è chiusa, ma ci sono problemi dappertutto”. E invita le persone delle aree colpite di raggiungere la costa adriatica”, perchè “al momento non c’è la possibilità di assistenza in loco”.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 29th, 2016 Riccardo Fucile
CONTROLLI SISMICI, LISTE D’ATTESA, PREFABBRICATI: LAVORO AZZERATO… DIFFICILE RISPETTARE LA SCADENZA DI 7 MESI
Il commissario straordinario al terremoto e alla ricostruzione, Vasco Errani, in questi giorni sembra una trottola. S
ale e scende da un pullmino nero con Fabrizio Curcio, il capo della Protezione civile. Prima e dopo ogni conciliabolo con i sindaci, fuma nervosamente una sigaretta da solo, davanti al portellone, e poi via.
Ma sembra che a ogni tappa gli si incurvino di più le spalle. Si va rendendo conto che l’emergenza sta montando a velocità esponenziale.
«A questo punto non è più un terremoto – si sfoga in un vicolo buio di Castelsantangelo sul Nera – ma sono due. Anzi, abbiamo a che fare con un secondo terremoto che s’è innestato sul primo».
Sembra filosofia, invece è un discorso terribilmente concreto. Gli hanno appena spiegato, infatti, che laddove occorrevano 11 casette temporanee, come appunto a Castelsantangelo, ce ne vorranno il triplo o il quadruplo. E così in tutti i 64 comuni del cratere senza considerare che ci sono centinaia di sfollati pure fuori dall’area più colpita. E se prima era già difficile accontentare tutti, ora occorre un miracolo.
Tutto da rifare
Un esempio: i controlli effettuati dai tecnici finora – erano state redatte faticosamente 24mila schede, con liste di attesa lunghissime – si buttano nel cestino e si ricomincia da zero. Ogni edificio visitato va riesaminato di nuovo.
Nel frattempo le richieste sono aumentate in maniera pazzesca. Per sistemare le casette, poi, che sono prefabbricate in legno o in acciaio, i Comuni terremotati devono individuare le aree da urbanizzare, le Regioni devono fare le gare per individuare le ditte e procedere ai lavori, la Protezione civile ci installa i prefabbricati…
Farcela nei fatidici sette mesi prima di mercoledì era una difficile gara contro il tempo. Ora è un impegno ciclopico (per non parlare dei costi). Dramma nel dramma, tanti abitanti dei Sibillini che in questi due mesi avevano trovato alloggio nella casa del vicino, e ricevevano dalla Protezione civile il «contributo di autonoma sistemazione», ora sono di nuovo senza un tetto.
E stavolta non c’è più nemmeno una casa da affittare nelle vicinanze. A Ussita, il sindaco con un’ordinanza ha dichiarato inagibili tutti gli edifici. L’intero centro di Castelsantangelo è zona rossa. Lo stesso dicasi per Visso.
Tempistiche da rivedere
Sul rispetto dei tempi, insomma, non scommette più nessuno. Possiamo già dirlo che si allungheranno i tempi, allora? Errani ha un sussulto.
«Noi – reagisce – i tempi li abbiamo parametrati su un terremoto. Se però i terremoti diventano due a distanza di sessanta giorni uno dall’altro, non è colpa di nessuno. Certo non è colpa del governo. Ma è evidente che i tempi tecnici non possono non risentirne».
Allontanare le persone
Con il freddo alle porte, l’urgenza è sistemare tutta questa gente in albergo e non in tenda. Per fortuna la costa è vicina e di camere libere ce ne sono a iosa. Ma la gente di qui deve essere convinta a spostarsi.
Ed è anche per questo che Errani sta facendo personalmente il giro dei centri terremotati, senza tralasciare anche quelli un po’ più distanti dall’epicentro. Lo sforzo, ora, con l’aiuto dei sindaci, è convincere i più riottosi a mollare.
Errani capisce che occorre usare parole flautate. «Tutte queste nuove terribili scosse – dice – producono, come è pienamente comprensibile, grande preoccupazione e paura tra la popolazione. Ma devono sapere tutti che noi garantiamo la piena ricostruzione, prime o seconde case che siano. Mi pare che sia una bella premessa, no?».
La paura aumenta
Sembra però che la seconda botta abbia fatto venire giù, prima ancora che i muri, le certezze. Errani sospira: «Guardi, purtroppo io sono diventato un esperto di terremoti doppi.
A Finale Emilia la seconda botta arrivò una settimana dopo la prima e ho sperimentato di persona l’effetto psicologico che produce sulle persone. So benissimo quanto sia profonda l’inquietudine. Tuttavia vado ripetendo alle comunità che l’unico modo per affrontare lo sciame sismico è darsi una grande spinta di reazione tutti assieme».
Intanto la sigaretta è finita, una stretta di mano e via verso un altro appuntamento, un altro sindaco che ha mille guai da illustrare.
Francesco Grignetti
(da “La Stampa”)
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Ottobre 27th, 2016 Riccardo Fucile
INDIGNAZIONE SUI SOCIAL PER IL TWEET DI PESSIMO GUSTO DEL SENATORE M5S CIOFFI E LUI LO CANCELLA
Un tweet di pessimo gusto. 
Mentre l’Italia è sconvolta dalle due scosse di terremoto che hanno interessato il centro Italia, il senatore del Movimento 5 Stelle Andrea Cioffi pubblica su twitter un cinguettio: “A Roma due forti scosse di terremoto in due ore. Il Senato ha retto benissimo. Reggerà anche alla deforma di Renzi. Io voto No”.
Il suo post non è passato inosservato e ha subito suscitato una marea di critiche sui social network.
Tant’è che il senatore si è visto costretto a cancellare il tweet. E ora sul suo profilo ne appare uno di solidarietà “alle popolazioni colpite colpite ancora dal #Terremoto. Priorità assoluta agli interventi di ripristino scuole e ospedali”.
Ma lo screenshoot continua ancora a girare sui social, accompagnato dalle accuse di sciacallaggio rivolte al parlamentare grillino.
(da “Huffingtonpost”)
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