CEUTA, VECCHI VIZI EUROPEI E COLONIALISMO AFFARISTA
GIBILTERRA, CEUTA E MELILLA: I TRE RELITTI DELL’EPOCA COLONIALE
Il Mediterraneo custodisce tre relitti dell’epoca coloniale che nessuno vuole chiamare col loro nome: Gibilterra, Ceuta e Melilla. Tre anomalie che la retorica europea sui “valori” e sul “diritto internazionale” preferisce non vedere, ma che la crisi migratoria esplosa in questi giorni a Ceuta ha riportato brutalmente sotto i riflettori.
Gibilterra è territorio spagnolo ceduto alla Gran Bretagna col Trattato di Utrecht del 1713, bottino della Guerra di successione spagnola. Londra si rifiuta da tre secoli di restituirla, benché l’Onu l’abbia iscritta fin dal 1946 nella lista dei territori non autonomi da decolonizzare. Ceuta e Melilla sono enclave spagnole in territorio marocchino: Melilla fu occupata dalla Corona di Castiglia nel 1497, cinque anni dopo la caduta di Granada; Ceuta, conquistata dai portoghesi nel 1415, passò alla Spagna con l’unione iberica e fu riconosciuta come preda spagnola dal Trattato di Lisbona del 1668. Madrid si rifiuta di cederle entrambe a Rabat con un argomento curioso: quando quei territori furono presi, lo Stato marocchino moderno non esisteva. Argomento fragile – un sultanato marocchino esisteva eccome, e resisteva pure – ma soprattutto argomento a doppio taglio: è esattamente il principio negato dalla Spagna e rivendicato contro Londra quando Madrid reclama Gibilterra. Madrid invoca la decolonizzazione sul lato europeo dello Stretto e la respinge dall’altro lato, sul Rif marocchino, a poche miglia di distanza. Londra fa l’inverso. L’ipocrisia è perfettamente simmetrica.
Il Marocco avrebbe dunque ragione da vendere, se non fosse stato contagiato a sua volta dal virus coloniale europeo. Rabat rivendica Ceuta e Melilla in nome dell’integrità territoriale, ma ha invaso e occupato dal novembre 1975 il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola che l’Onu considera dal 1963 territorio da decolonizzare: l’ultima colonia d’Africa. Il Marocco la difende ferocemente contro la lotta indipendentista del Fronte Polisario, in spregio al diritto all’autodeterminazione sancito dalle Nazioni Unite e alle sentenze della Corte di giustizia europea, che nell’ottobre 2024 ha annullato gli accordi Ue-Marocco estesi alle risorse saharawi.
E l’Occidente, che pretende di dare lezioni di legalità internazionale al mondo intero, ha finito col premiare l’occupante: il riconoscimento americano del 2020, barattato con la normalizzazione dei rapporti tra Marocco e Israele, ha aperto la strada a Spagna, Francia e Gran Bretagna, fino alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ottobre 2025 che ha di fatto archiviato il referendum promesso ai saharawi da trent’anni. Il diritto dei popoli, ancora una volta, sacrificato sull’altare degli affari e della geopolitica.
Se esistesse ancora una vera Onu e non l’ectoplasma attuale, ostaggio dei veti e delle potenze, questa sarebbe la materia di una conferenza internazionale capace di risolvere in modo relativamente agevole tutti i casi citati in nome ai principi dell’autodeterminazione e dell’integrità territoriale: restituzione negoziata delle enclave, garanzie per le popolazioni, referendum veri sotto controllo internazionale, dal Rif al Sahara allo Stretto di Gibilterra. L’ho visto da vicino negli anni al Palazzo di Vetro: la macchina delle Nazioni Unite sa produrre risultati quando le grandi potenze gliene lasciano lo spazio.
Nessuno è senza peccato e nessuno può scagliare la prima pietra. Ma proprio per questo qualcuno deve pur cominciare. E la Spagna governata dai socialisti, che della memoria storica ha fatto una bandiera in casa propria, avrebbe l’occasione per fare il primo passo verso la liquidazione delle scorie coloniali nel Mediterraneo, aprendo su Ceuta e Melilla il negoziato che pretende da Londra su Gibilterra. E invece l’Europa peggiore risponde nell’unico modo che conosce: strillando contro l’invasione dei barbari africani. Capofila, ancora una volta, l’Italia, che davanti alle decine di migliaia di disperati entrati a nuoto a Ceuta (e subito tornati indietro) ha sospeso il Trattato di Schengen con la Spagna, chiudendo frontiere marittime e aeree verso un Paese amico e alleato. Madrid ha convocato l’ambasciatore italiano.
Il Viminale ha ammesso che i controlli saranno “a campione”, cioè inesistenti. Politica dello spettacolo allo stato puro. Nessun effetto pratico, massimo effetto propagandistico. Si accusa la Spagna di debolezza verso il nemico alle porte, come se un ragazzo marocchino che nuota verso l’Europa fosse un esercito, e si tace sulla causa prima di tutto: un ordine post-coloniale mai davvero liquidato, che produce frontiere assurde; e frontiere assurde che producono tragedie (quattromila morti in vent’anni solo lungo quei reticolati).
Le colonie del Mediterraneo non sono un residuo pittoresco della storia. Sono la prova vivente che l’Occidente non ha mai fatto i conti con il proprio passato, e che preferisce militarizzare le conseguenze piuttosto che rimuovere le cause. Finché sarà così, Ceuta continuerà a riempirsi di corpi e l’Europa di muri.
(da Il Fatto Quotidiano)
Leave a Reply