COSI’ NETANYAHU CHIESE AL QATAR DI FINANZIARE HAMAS: “IO USO LA TECNICA DEL PADRINO”
NEL DOCUMENTARIO DI ALEXIS BLOOM, INACCESSIBILE IN ITALIA, I RAPPORTI TRA IL PRIMO MINISTRO ISRAELIANO E HAMAS: UN MILIARDO DI FINANZIAMENTI TRAMITE IL QATAR
Il documentario “Bibi Files”, il lavoro di Alexis Bloom sui processi per corruzione del
primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, è inaccessibile in Italia e in altri paesi a causa del blocco richiesto dai legali del leader del Likud.
Nel doc vengono raccolti i video degli interrogatori originali dei testimoni di accusa contro il Netanyahu e dei presunti beneficiari della corruzione, come il produttore di Hollywood Arnon Milchan e il magnate della telefonia Shaul Elovitch. Ma ci sono anche i video degli interrogatori che la polizia israeliana ha fatto con lo stesso Netanyahu. La parte finale dei “Bibi Files” è dedicata a una vicenda che ha del clamoroso e che ha rappresentato uno dei motivi di maggiore imbarazzo per il
primo ministro israeliano, ovvero la ricostruzione di come Bibi avrebbe consentito l’arrivo di quasi un miliardo di dollari ad Hamas da parte del Qatar.
Nel documentario la vicenda non solo è documentata e commentata, ma risultano particolarmente inquietanti le parole pronunciate dallo stesso Bibi durante gli interrogatori. Il capo del Likud usa la metafora della strategia del “Il Padrino”, il celebre film di Francis Ford Coppola su una famiglia mafiosa italo americana. “Tieni stretti gli amici, ma tieni più stretti i tuoi nemici”, dice Netanyahu ai poliziotti che lo interrogano quando allude ai rapporti con Hamas. I fatti denunciati nel documentario si svolgono molto prima del 7 ottobre, e gli stessi interrogatori, tra cui quelli al primo ministro, sono antecedenti alla data della terribile strage compiuta dai guerriglieri di Hamas. Proprio per questo però l’accusa di aver consentito il finanziamento del gruppo fondamentalista islamico, e gli stessi termini con cui Netanyahu spiega alla polizia i rapporti che intratteneva con loro, risultano inquietanti.
L’accusa: “Ha consentito il finanziamento di Hamas”
Nei “Bibi Files” vengono riportati diversi commenti e testimonianze su quelle che sono state le mosse politiche e le relazioni che il primo ministro israeliano ha intrattenuto fino al 2023. Tra i grandi accusatori di Netanyahu, figura l’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert che in una intervista esplicita chiaramente le responsabilità di Bibi nella crescita di Hamas: “Ha permesso che più di 1 miliardo arrivasse ad Hamas perché sapeva che così poteva controllare il livello di odio” dice l’ex presidente. Una circostanza rispetto alla quale vengono addirittura mostrati dei documenti all’interno del documentario.
Anche un ex collaboratore di Bibi rincara la dose: “Nello stesso momento in cui era sotto inchiesta ha fatto in modo che Hamas ricevesse 35 milioni di dollari ogni mese dal Qatar. La sua strategia era alimentare gli estremisti di Hamas e indebolire i moderati di Fatah. Questa cosa ci è esplosa in faccia nel modo più brutale il 7 ottobre”. Il primo ministro israeliano non solo era al corrente dei rapporti economici tra il Qatar e Hamas, ma avrebbe addirittura favorito questo asse. Lo scopo era ben chiaro, limitare, contenere e isolare Al Fatah, il partito moderato alla guida dell’Autorità Nazionale Palestinese in Cisgiordania, e favorire e alimentare Hamas,
creando in questo modo una conflittualità tra le due forze in grado di rompere il fronte palestinese.
Una strategia che però non mirava certo alla pace, bensì a una crescita dell’ala più estremista tesa a legittimare e giustificare l’uso della violenza da parte di Israele. Il 7 ottobre questa strategia è esplosa in tutte le sue contraddizioni. Ad analizzare bene i finanziamenti di Hamas è l’ex deputato arabo israeliano Sami Abu Shehadeh: “Sono state fotografate valige piene di soldi che sono state mandate dal Qatar ad Hamas. Ma perché i qatarioti conoscevano Bibi, gli avevano chiesto di inviare per iscritto le sue richieste, perché sapevano che avrebbe mentito in futuro”. In “Bibi files” vengono mostrate sia le foto delle valige piene di soldi sia i documenti che testimonierebbero la richiesta di Netanyahu al Qatar di finanziare Hamas. 35 milioni di dollari al mese, per un totale di quasi 1 miliardo di dollari, questa è l’entità del finanziamento che sarebbe stato sollecitato da Netanyahu stesso.
Le parole di Netanyahu: “Trasmetto messaggi ai nostri nemici”
Nell’iter delle indagini la parte dei rapporti con Hamas viene fuori all’improvviso, dopo ore e ore di interrogatori in cui il primo ministro israeliano si era limitato ad una lunga sequela di “non ricordo”, rispetto alle accuse di corruzione che gli venivano mosse. Quando negli interrogatori spunta il tema, le parole di Netanyahu sono inquietanti. “Ricordate la linea de “Il Padrino” ? Tieniti gli amici stretti ed i nemici ancora più stretti. Abbassare le fiamme, mantenere un dialogo. Vi faccio un esempio: oggi con i nostri nemici, siamo in trattativa. Nessuno pensa che possiamo farcela a raggiungere un accordo con loro, ma noi controlliamo l’altezza delle fiamme intorno a loro”.
Bibi quindi ammette apertamente di avere un canale di comunicazione costante con Hamas. La sua sarebbe una strategia mutuata dai mafiosi di fantasia de “Il Padrino”. E ancora continua il primo ministro: “Questa è una confidenza e non può trapelare, noi abbiamo dei vicini qui, dei nemici giurati, trasmetto loro costantemente messaggi. Li confondo, li induco in errore, mento loro, per poi colpirli sopra le loro teste”. Bibi quindi crede che la sua strategia di far arrivare soldi ad Hamas, inviargli messaggi, mantenere un rapporto, gli consenta il controllo della situazione. “Per decidere l’altezza delle fiamme intorno a loro” dice.
Il 7 ottobre però non solo fa crollare ogni plausibile logica dietro a questa strategia, ma a questo punto getta enormi ombre sulla dinamica stessa che ha portato alla decisione di compiere la strage. Prima del 7 ottobre, Bibi era accerchiato dalle proteste contro la sua riforma della giustizia. Era ai minimi storici nei sondaggi di gradimento. Dopo aver portato al governo la destra più estremista e suprematista di Ben Gvir e Smotrich, pur di formare un governo che lo mettesse al riparto dai processi per corruzione, Netanyahu rischiava comunque di vedere il suo governo sciogliersi. A quel punto avrebbe dovuto rispondere, senza scudi politici, ai processi.
Dopo il 7 ottobre però, Israele entra in una dimensione di guerra permanente che va avanti da oltre due anni. Il genocidio a Gaza, la guerra al Libano, la guerra all’Iran, con l’alleato Trump sempre pronto a spalleggiarlo e l’opinione pubblica internazionale che ha messo sempre più nell’angolo Israele e la sua leadership. Ma questa guerra permanente gli permette di non andare alle udienze dei processi per “ragioni di sicurezza”. Insomma le rivelazioni di “Bibi Files” sui rapporti tra Netanyahu ed Hamas forniscono una chiave di lettura completamente diversa degli eventi degli ultimi anni. Un leader politico sul banco degli imputati con gravissime e documentate accuse di corruzione a suo carico, una opposizione interna sempre più forte e crescente, una leadership traballante. E poi la stagione della vendetta che ha fatto di lui e degli esponenti del suo governo dei bersagli della giustizia internazionale con accuse di crimini di guerra.
(da Fanpage)
Leave a Reply