IL MINISTERO MISE FRETTA AI GIUDICI SULLA GRAZIA A MINETTI
FARO SU PARTY E CONTATTI DI CIPRIANI
La fretta del ministero. E la “second life” di Nicole Minetti, unico vero elemento che
potrebbe portare la Procura generale di Milano a cambiare il parere sulla concessione della grazia.
Per capire la nuova fase della vicenda Minetti è necessario tornare indietro di qualche mese. A fine novembre, quando sul tavolo della Procura generale di Milano arriva un sollecito da parte del ministero della Giustizia: «Dovete fare in fretta sulla vicenda della grazia a Nicole Minetti, stiamo aspettando il vostro parere da inviare al presidente della Repubblica», è scritto, in sintesi. Il fascicolo era arrivato a luglio e i tempi dell’istruttoria si stavano avvicinando alla soglia dei 90 giorni prevista dalla normativa per la definizione di questo tipo di procedimenti. È in quel passaggio che da Roma arriva l’accelerazione.
Il 16 dicembre il dossier viene quindi affidato al sostituto procuratore generale Gaetano Brusa, magistrato di lunghissima esperienza, già alla guida del Tribunale di sorveglianza di Genova, esponente di Area. Un profilo di grande esperienza e garanzia, difficilmente accostabile, per storia e collocazione, a qualunque sospetto di vicinanza all’ex consigliera regionale lombarda. Brusa lavora in tempi strettissimi. In meno di un mese, ai primi di gennaio, dopo aver disposto gli accertamenti previsti dal modulo standard trasmesso insieme al fascicolo, deposita un parere favorevole. Non vengono svolte indagini all’estero, anche perché la scansione temporale – segnata proprio dal sollecito ministeriale – impone una chiusura rapida della prima istruttoria. Verifiche che invece partono adesso, nella seconda tranche.
È qui che si apre il punto più delicato. Per riaprire il caso e arrivare a un eventuale nuovo parere negativo non servirà dimostrare la commissione di nuovi reati. Il nodo è la valutazione del percorso personale: capire se quella «radicale presa di distanza dal passato deviante», indicata nella richiesta di grazia, sia reale e verificabile. Nel documento si parla di un «contesto ormai chiuso e, per il corso della vita successiva, irripetibile». E nel parere del 9 gennaio 2026 Brusa sottolinea come «negli anni successivi la condannata ha dimostrato di essere oggi persona impermeabile», con una «positiva riabilitazione» dei «valori della convivenza civile» e una «concreta volontà di riscatto sociale».
È questa fotografia che ora viene rimessa sotto esame, anche all’estero, in particolare in Uruguay, attraverso gli strumenti di cooperazione giudiziaria e con il supporto di Interpol. Ma è soprattutto su un altro scenario che si concentrano gli approfondimenti, secondo quanto risulta a Repubblica: Ibiza. Le verifiche in corso ruotano attorno a una serie di presenze e frequentazioni sull’isola spagnola, un contesto già di per sé sensibile perché richiama ambienti e dinamiche non troppo distanti da quelli descritti nelle sentenze sul passato di Minetti.
E il punto non sono tanto le feste, quanto i contatti del suo compagno Cipriani con alcuni personaggi. In particolare, secondo quanto risulta, sotto osservazione ci sarebbero alcune frequentazioni riconducibili all’imprenditore: ambienti esclusivi, feste private, circuiti relazionali che riportano al tema centrale dell’istruttoria, la continuità o meno con quel passato. Contatti che però i legali di Minetti – con l’avvocato Emanuele Fisicaro – escludono categoricamente. Così come escludono procedimenti in corso. Una circostanza che, allo stato, trova riscontro anche in un primo screening, già effettuato a livello internazionale. Oltre al lavoro svolto dal tribunale di Venezia, che aveva già effettuato verifiche prima di dare il via libera definitivo all’adozione.
Resta poi il nodo delle visite tra il San Raffaele e Padova, che negli ultimi atti sono state ridimensionate a semplici consulti. Un elemento che, preso da solo, difficilmente basterebbe a ribaltare il parere positivo.
Il baricentro si sposta quindi tra Uruguay – nel ranch Gin Tonic – e Ibiza. È lì che si misura la coerenza della “second life” con la narrazione della discontinuità. Non serve un reato: basta incrinare l’idea che quel mondo sia davvero alle spalle. È su questa linea sottile che la Procura generale di Milano sta costruendo la nuova valutazione. Questa volta senza la fretta del ministero.
(da repubblica)
Leave a Reply