IL PEGGIOR MODO PER FARE IL PONTE È AVERLO MESSO NELLE MANI DI SALVINI, NON SI POSSONO CONSEGNARE I PONTI, QUELLI FATTI E QUELLI DA FARE, A UN DEMAGOGO PATACCARO
SALVINI SOSTIENE DA SOLO TUTTO IL PESO DEL PONTE. NON GLI CREDE NESSUNO E NEPPURE CONQUISTERÀ QUATTRO VOTI NEL SUD CHE DAL ‘SALVINI BRIDGE’ NON SI FARÀ BABBIARE
Sembra buon senso dire che l’importante è, comunque, fare il Ponte. Purtroppo, però, il peggior modo di non farlo, straziando il vecchio sogno della sinistra meridionalista, è averlo messo nelle mani di Salvini.
Non si possono consegnare i ponti, quelli fatti e quelli da fare, a un demagogo pataccaro. Già ridotto a topos della comicità, come il Sarchiapone, l’ombrello di Altan e le sei corsie di “pilu” di Cetto Laqualunque, il ponte affidato all’inaffidabile prelude adesso alle penali economiche, al solito gioco di guardie e ladri, ai tira e molla delle sospensioni e dei ricorsi amministrativi, a una pena ben peggiore delle altre, più piccole, spavalderie come le deportazioni in Albania e le chiusure dei porti.
Ma voglio dirlo in un altro modo: se Salvini avesse avuto veramente a cuore il Ponte sullo Stretto avrebbe fatto un passo indietro.
Il modello vincente è infatti Genova, dove per rifare il ponte Morandi nel momento fatale tutti si unirono attorno a Renzo Piano e non attorno a Salvini.
Qui c’è invece Salvini che, sputando il solito fuoco, sostiene da solo, come Atlante, tutto il peso del ponte. Non gli crede nessuno e neppure conquisterà, come spera, quattro voti nel Sud che, pur essendo lo scenario naturale degli imbonitori, dal “Salvini Bridge” non si farà babbiare.
(da Repubblica)
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