ILVA, OPERAI IN PIAZZA A GENOVA PER DIFENDERE IL LAVORO
“ACELOR-MITTAL NON GARANTISCE IL FUTURO DELLA SIDERURGIA ITALIANA”
Sono gli stessi operai che qualche settimana fa combattevano la sacrosanta battaglia per la difesa
della salute. Oggi sono uno accanto all’altro con la mascherina) per difendere il proprio lavoro. A Genova, davanti agli stabilimenti della ex Ilva, i caschi gialli hanno manifestato contro la nuova cassa integrazione annunciata dall’azienda (a Genova e a Taranto dove c’è la più grande acciaieria d’Europa) e con la drammatica crisi del gruppo siderurgico italiano che ArcelorMittal e il governo non sono ancora riusciti ad affrontare, nonostante l’accordo raggiunto a marzo per una partnership pubblico-privato e per una trasformazione green degli impianti.
E’ di questi giorni, peraltro, la notizia della mancata assegnazione alla ex Ilva da parte dell’esecutivo, di una garanzia pubblica (in base al decreto Rilancio) per un prestito da 400 milioni di euro. Una ulteriore doccia fredda per gli oltre 10.000 addetti del gruppo e per le migliaia di lavoratori delle aziende dell’indotto.
Quella di Genova è la prima, grande protesta di piazza al tempo del coronavirus, e rappresenta plasticamente il dramma di un conflitto d’interessi (ambedue irrinunciabili) che in Italia non si è mai risolto e ora è ancora più pesante: il diritto al lavoro da una parte, quello alla salute dall’altro. Nel resto d’Europa quel nodo è stato sciolto da anni, con industria siderurgica e ambiente che convivono. Nel nostro Paese, come sanno bene gli operai dell’Ilva e i cittadini di Taranto, sembra un’utopia.
La manifestazione e lo sciopero sono stati organizzati dai sindacati dei metalmeccanici (Fim, Fiom e Uilm), dopo che l’azienda ha negato l’assemblea dei lavoratori programmata e nella quale le organizzazioni sindacali avrebbero voluto informare i lavoratori sulla situazione dell’acciaieria.
“Il ministro Patuanelli – dice Rocco Palombella, leader della Uilm – non può continuare ad eludere l’appello dei sindacati. La situazione dell’ex Ilva ha raggiunto il punto di non ritorno. Il ministro deve immediatamente prendere atto che ArcelorMittal non può garantire il futuro della siderurgia in Italia”.
(da agenzie)
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