IN CENTINAIA PER SILVIA SALIS AL TENDONE DELLA FESTA DELL’UNITA’ A GENOVA: “PRIMARIE CENTROSINISTRA? SONO DIVISIVE E NOCIVE, NON MI APPASSIONANO, LA GENTE VUOLE PROGRAMMI E IDEE CONCRETE”
SUL GOVERNO LA BATTUTA CHE FA SORRIDERE LA PLATEA E LA RENDE POPOLARE SUI SOCIAL: “COME IN TANTE COSE DELLA VITA, LA DURATA NON E’ SINONIMO DI QUALITA'”
“Mi nu ghe sun”. Lo ripete anche in genovese, Silvia Salis: «Io non ci sono». Si sfila dalla contesa delle primarie per la scelta del leader del campo largo, in cui tanti la vorrebbero veder gareggiare per incarnare l’ormai mitologico “terzo nome”, a far da incomodo tra i leader di Pd e M5S, Elly Schlein e Giuseppe Conte.
La sindaca di Genova lo ribadisce dalla Festa dell’Unità di piazza Caricamento, in mezzo a centinaia di militanti e cittadini che il giorno prima hanno acclamato la segretaria del partito. E che ora acclamano lei.
Anche la posizione sulle primarie è netta, e non si è mossa di un millimetro da quanto spiegato in passato. «Il leader del campo largo? Stiamo perdendo tempo su una discussione che non mi ha mai impressionato, le persone si aspettano programmi e idee – spiega Salis prima che inizi l’intervista sul palco, condotta dal giornalista Matteo Macor – Non capisco voler continuare a discutere di questo argomento, non appassiona me né gli italiani». Anche perché, spiega Salis, «la legge elettorale a oggi non impone la scelta del leader». Ancora sul futuro: «Non voglio continuare a ripetere ciò che dico da un anno, non so più in che lingua dirlo: sono la sindaca di Genova. Mi nu ghe sun».
La prima cittadina arriva quaranta minuti prima dell’inizio del suo dibattito, e si accomoda tra le panche di legno per cenare, con il figlio Eugenio in braccio. Accanto a lei c’è l’ex ministra Roberta Pinotti, e intorno praticamente tutti gli assessori e consiglieri comunali della maggioranza di Palazzo Tursi.
Si spostano poi tutti ad ascoltarla sotto il tendone: in prima fila c’è anche l’ex presidente della Regione, Claudio Burlando. L’accoglienza è più che calorosa, simile a quella rivolta alla segretaria Schlein quando è arrivata con Salis martedì: fianco a fianco, con un ingresso studiato per raccontare unità d’intenti e nessuna (neanche futura) rivalità. «Schlein non mi ha chiesto un contributo sulle primarie – spiega – Mi ha espresso sostegno al lavoro che stiamo facendo in giunta».
«Sono emozionata di essere alla festa dell’Unità di Genova, un abbraccio ai volontari: siamo orgogliosi di averla riportata in centro», esordisce Salis alzandosi in piedi. «Credo che i sindaci abbiano un senso di praticità e vicinanza ai problemi che devono risolvere, è normale che si guardi ai sindaci da parte delle forze politiche – ragiona – Il centro? Credo che il Pd abbia diverse anime, anche moderate, non è un’accusa fondata verso il partito dire che serve il centro. I partiti di quell’area esistono». E a chi le chiede che qualità dovrebbe avere il leader del campo largo, risponde netta: «Deve ispirare fiducia».
Sul governo Meloni si concede una battuta che fa sorridere tutta la platea. «Come in tante cose della vita, la durata non è sinonimo di qualità».
Poi si parla di temi locali: la sicurezza («tema serio, da affrontare però senza populismo») e di Amt, su cui passa all’attacco: «Nel 2024 non facevo io la sindaca, ci sono altri che devono spiegare i conti. Mi scuso per i disagi ma non abbiamo tolto neanche un posto di lavoro».
Ancora affondi: «Il modello Genova ho capito cos’era: depauperare di risorse le aziende pubbliche per non erodere consenso politico» è la stoccata al centrodestra.
E la luna di miele con i genovesi? «Sento grande fiducia, ma non è come all’inizio: il capitale politico l’ho eroso per risolvere i problemi della città: ma le partecipate non le usiamo come un bancomat». Ancora applausi e ed è standing ovation.
(da il Secolo XIX)
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