L’EUROPA ARCHIVIA L’ERA ORBAN. L’UE SBLOCCA IL PRESTITO DA 90 MILIARDI ALL’UCRAINA: L’UNGHERIA HA RIMOSSO IL VETO DOPO LA RIPARAZIONE PER MANO UCRAINA DELL’OLEODOTTO DRUZHBA. FORMALMENTE, IL PREMIER FILOPUTINIANO È ANCORA IN CARICA, MA RINUNCERÀ AL CONSIGLIO EUROPEO DI CIPRO DOPO LA CLAMOROSA SCONFITTA
IL SUO SUCCESSORE, PETER MAGYAR, ORA DEVE RISTABILIRE I RAPPORTI CON L’UE
Il doppio segnale è arrivato ieri verso l’ora di pranzo, quando il petrolio russo è tornato
a scorrere nei tubi dell’oleodotto Druzhba.
L’ambasciatore ungherese e quello slovacco hanno dato il loro via libera all’avvio della procedura scritta per approvare definitivamente il prestito da 90 miliardi all’Ucraina e anche il ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, quest’ultimo bloccato da due mesi.
L’iter burocratico per adottare le due decisioni si concluderà formalmente soltanto oggi: se nessun governo dovesse sollevare obiezioni – circostanza che più fonti Ue tendono ad escludere – questa sera i leader europei potranno celebrare il doppio “successo” nel primo giorno del vertice informale in programma a Cipro, che si aprirà proprio con un intervento di Volodymyr Zelensky.
Una notizia che servirà a salvare la faccia a un summit nel quale si discuterà molto, ma si deciderà poco. Al tavolo non ci sarà Viktor Orban che, pur essendo ancora in carica, dovrebbe rinunciare al suo ultimo summit dopo 16 anni ininterrotti al potere. Il primo ministro ungherese uscente ha scelto di non presentarsi da sconfitto, per giunta dopo aver mollato sul dossier Ucraina. Ma il suo governo non considera il via libera al maxi-prestito e alle sanzioni come una resa: al contrario, è stato rivendicato come un successo.
Secondo il governo ungherese, i flussi di petrolio sono ripresi a circolare nell’oleodotto Druzhba intorno alle 11.35 di ieri e oggi dovrebbero raggiungere anche la Slovacchia, come ha confermato il ministero dell’Economia di Bratislava.
Per Volodymyr Zelensky, il via libera Ue rappresenta «il segnale giusto» perché consentirà all’Ucraina di avere accesso al maxi-prestito che è fondamentale per le casse pubbliche e in modo particolare per garantire il finanziamento delle spese militari. Il presidente ucraino è ora intenzionato a tornare alla carica su un altro dossier che era stato tenuto in ostaggio dal veto di Orban, ma dietro il quale si erano nascosti anche i dubbi di molti alti governi: il processo di allargamento. Diversi Stati membri si oppongono a una corsia preferenziale per Kiev, ma l’Ucraina non vuole una “membership” di secondo livello.
Oltre alle questioni bilaterali, Zelensky intende riportare al centro dell’attenzione il processo per aprire i negoziati di pace, che di recente è stato offuscato dal conflitto in Iran. Il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, ha spiegato che l’Ucraina sta
sollecitando l’avvio di colloqui diretti tra Zelensky e Vladimir Putin e ha chiesto alla Turchia di facilitare il dialogo
(da La Stampa)
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