L’UNIVERSITA’ DI SIENA HA 150 MILIONI DI DEBITI
NELLA CITTA’ ROSSA DEGLI AMMINISTRATORI VIRTUOSI E DELLA BANCA AMICA, L’UNIVERSITA’ MODELLO HA UN BUCO DI 150 MILIONI DI EURO… DA 4 ANNI NESSUNO PAGA I CONTRIBUTI PER I DIPENDENTI… ROSSO IN BANCA PER 35 MILIONI… MA SI SPENDEVANO 150MILA EURO DI AFFITTO PER 600 METRI QUADRI SU PIAZZA DEL CAMPO PER GLI OSPITI ILLUSTRI DEL PALIO
E’ una delle Università medie italiane, con meno di 20.000 studenti, considerata per anni un’università modello, cuore culturale di una città , Siena, tra le più belle del mondo.
Una bomboniera, un gioiello di famiglia, in una terra, la Toscana, dove partito e banca amica insegnano al resto d’Italia come si amministra virtuosamente la cosa pubblica. Ora Siena si è svegliata scossa dai sinistri scricchiolii della sua Università : il grido di allarme è venuto da l’Unità che ha raccontato il buco economico che sta travolgendo la sua istituzione, lasciando poco spazio a giustificazioni e speranze.
Si tratta esattamente di un passivo di 150 milioni di euro, 300 miliardi delle vecchie lire.
Le origini risalgono al periodo del vecchio rettore Piero Tosi che ha gestito l’ateneo per dodici anni, lasciando un buco di 30 milioni di euro. Nel 2004 e nel 2005 non vengono neppure pagati all’Inpdap i contributi per i dipendenti.
Cambia la gestione e si arriva al’attuale rettore, Silvano Focardi, ordinario di Ecologia e capitano della Chiocciola. Risultato: anche nel 2006 e nel 2007 l’università di Siena non versa i contributi all’Inpdap e, per fare buon peso, neanche l’Irap.
Ora il conto è mettersi le mani nei capelli: servono 90 milioni per l’Inpdap e 20 per l’Irap. A questi 110 milioni, vanno aggiunti i rossi con le banche, pari a 35 milioni di euro. Totale: 145 milioni. Con un escamotage, il bilancio viene fatto figurare a pareggio, iscrivendo a bilancio crediti che non si riusciranno mai a recuperare.
Ormai siamo alle carte bollate, alle commissioni di inchiesta, a consigli di amministrazione infuocati, a imminenti commissariamenti.
Per ora ci si è inventati una variazione di bilancio per pagare almeno gli stipendi dei dipendenti fino a dicembre. Poi non si sa che accadrà .
Saranno altri organismi che cercheranno di spiegare come sia stato possibile arrivare a un passivo di tal genere, senza che nessuno dicesse nulla o facesse qualcosa.
Se però si guarda nel capitolo spese emerge una tendenza singolare, quella degli sperperi. L’università di Siena per anni ha pagato 150mila euro annui di affitto per tre appartamenti, totale 600 metri quadrati, dentro il leggendario Palazzo Chigi Zondadari, proprio su Piazza del Campo. L’affitto era giustificato dal fatto che serviva ad accogliere una cinquantina di ospiti illustri, durante lo svolgimento del Palio che si corre proprio sotto il davanzale del Palazzo.
Insomma, per una spesa di rappresentanza, di fronte a un buco milionario, era “normale” continuare a sperperare 150mila euro l’anno di denaro pubblico per far assistere al Palio, in una posizione confortevole, qualche amico degli amici.
Ora la rossa Siena si sveglia e grida allo scandalo, in una città dove tutto è “sotto controllo” della sinistra, nessuno aveva controllato i conti dell’Ateneo…
Se un’azienda privata non versa i contributi per un anno, altro che per quattro, i titolari rischiano la galera…
Ma nella Siena “ben amministrata” e con “la banca amica”, nessuno si è accorto di nulla…
Ma stavolta finirà tutto a cantucci e vin santo? O qualcuno sarà chiamato a rispondere di questa gestione fallimentare?
All’argomento ha dedicato un articolo anche “Libera Siena” che ci fa piacere portare a conoscenza dei nostri lettori.
“I fatti recenti sul dissesto economico-finanziario dell’Ateneo Senese richiedono una forte difesa di tale istituzione, indipendentemente da chi governerà il risanamento, e inducono un senso di solidarietà per tutti i dipendenti.
E’ scontato che un dissesto di tali proporzioni ha origini lontane e responsabilità ben precise, che non può coinvolgere solo l’ultima gestione, ma deve essere ricercato già nella politica del Rettore Berlinguer e del successivo Rettore Tosi, dallo stesso designato, che ha proseguito la politica di un uso distorto dell’Istituzione per fini particolari e di gruppo, con iniziative che hanno distratto ingenti risorse dalle attività istituzionali.
Il culmine di questa politica lo si è raggiunto con la trasformazione del nostro ateneo da Istituzione gloriosa, antica e prestigiosa, in un carrozzone tramite discutibili politiche del personale e assunzioni, indiscriminate e clientelari.
Tale trasformazione è avvenuta con la compiacenza delle forze politiche che governano le istituzioni cittadine (Comune, Provincia, Fondazione MPS), e con la partecipazione di alcune sigle sindacali, che, di fatto, hanno guidato il processo di trasformazione dell’Ateneo in un ente assistenziale che non persegue più la propria funzione istituzionale.
Il Rettore Focardi, che aveva la possibilità di procedere al cambiamento tanto auspicato dal suo elettorato, si è purtroppo affidato nella gestione dell’Ateneo al gruppo dirigente del Rettore Tosi (continuando la politica delle precedenti amministrazioni), non ha così verificato lo stato economico-finanziario ereditato e, conseguentemente, non ha potuto procedere al necessario risanamento.
Ora è il momento di fare chiarezza, cominciando dai costi dei fastosi festeggiamenti del 750° anniversario, e di accertare tutte le responsabilità utilizzando strumenti trasparenti.
E’ inaccettabile la posizione di chi (partiti, sindacati e docenti legati alla maggioranza che governa la città ), con precise responsabilità nella genesi del fenomeno, oggi denuncia il dissesto dell’Ateneo, tentando di dissociarsene, e dettando addirittura sentenze e condizioni.
Infatti per tutto questo tempo hanno taciuto e ignorato la realtà , pur in presenza di dettagliate informazioni rese note anche dal professor Grasso sia sulla stampa cittadina che sul suo sito “Il senso della misura”.
Risulta perciò evidente che la riconquista dell’Ateneo Senese, da parte di chi ha contribuito a provocare questo dissesto, passa attraverso la richiesta di dimissioni di Focardi e la conseguente elezione di un loro “cavallo” che già scalpita.
E’ altrettanto evidente che, nell’ipotesi di dimissioni dell’attuale Rettore, già preceduta da una rimozione da parte della Procura del precedente Rettore Tosi, si verrebbe a delineare un quadro così eccezionale da rendere impraticabile la via ordinaria (elezioni di un nuovo Rettore) e potrebbe richiedere il ricorso ad un commissario ad acta.
Riteniamo infine corretta la consegna alla Procura di una memoria da parte del Rettore Focardi, a garanzia dell’accertamento di tutte le responsabilità senza inquinamento delle prove.
L’attacco del Sindaco a tale mossa può, forse, essere letto come un tentativo di escludere le precedenti gestioni dell’Ateneo dalle loro evidenti responsabilità , oppure di ostacolare, come spesso succede, un percorso trasparente?
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