“NICOLE MINETTI, CON QUEI PRECEDENTI, NON MERITAVA L’AFFIDO”: LE PAROLE DEL DIRIGENTE DELLA DIVISIONE ADOZIONI DELL’ISTITUTO URUGUAGIO (INAU) CHE SI OCCUPO’ DELLA RICHIESTA DI NICOLE MINETTI E GIUSEPPE CIPRIANI. L’UOMO, CON UNA STRANA COINCIDENZA, DOPO UNA SETTIMANA DALLA NOTIZIA DELLA GRAZIA CONCESSA A NICOLE MINETTI, E’ STATO TRASFERITO
IL DIRIGENTE DELL’INAU RITENEVA CHE LA CONDANNA PER FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE DI MINETTI IN ITALIA COSTITUIVA UN PRECEDENTE INCOMPATIBILE CON I REQUISITI DI IDONEITÀ – PER QUATTRO ANNI NICOLE MINETTI NON L’HA CONTROLLATA NESSUNO. DELLE CONDANNE DEL 2022 ALLA GRAZIA DELLO SCORSO FEBBRAIO, MINETTI HA POTUTO FARE QUELLO CHE VOLEVA E VIAGGIARE LIBERAMENTE
Per ben quattro anni Nicole Minetti non l’ha controllata nessuno. Dall’unificazione delle sue condanne del 2022 alla grazia dello scorso febbraio scorso, Minetti ha potuto fare quello che voleva e viaggiare liberamente, non dovendo ancora scontare il servizio sociale che comporta il ritiro del passaporto.
E c’è chi già nel 2020 a Maldonado, quando si decideva sull’adozione del minore gravemente malato che le è valso la grazia si oppose dicendo: “Con quei precedenti non meritava l’affido”. Era il dirigente della divisione adozioni dell’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay (Inau): stranamente, è stato trasferito sei giorni dopo la rivelazione della grazia da parte del Fatto con l’accusa di aver gestito male gli affidi per anni.
Che nessuno sorvegliasse Nicole Minetti dopo la condanna definitiva del 2022 che cumula quella per favoreggiamento della prostituzione del 2019 e per peculato lo si capisce anche dalle parole del presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano Marcello Bortolato.
Raggiunto dal Fatto, fa chiarezza su un tema che sembra laterale o tecnico-procedurale ma invece non lo è affatto, specie se di mezzo c’è un atto di clemenza che viene concesso nel 2026 sul presupposto che il condannato nel frattempo “ha cambiato vita”.
Bortolato ha una lunga esperienza in materia da Padova a Firenze ed è appena approdato a Milano. Spiega che quando nel 2022 arriva il cumulo delle condanne a 3 anni e 11 mesi, i legali di Nicole Minetti chiedono l’affidamento al servizio
sociale, ma l’udienza per stabilire l’esecuzione della pena alternativa è fissata solo per il 3 dicembre 2025.
Udienza che poi slitta su disposizione del Tribunale stesso per acquisire una serie di elementi che la difesa di Minetti aveva dedotto a sostegno dell’istanza per ottenere l’affidamento in prova. Quell’udienza si celebrerà lo stesso “a breve”, ma come mera presa d’atto dell’estinzione della pena per effetto della grazia, lo stesso procedimento per l’affidamento al servizio sociale si chiuderà presumibilmente con un “non luogo a deliberare”.
E questo perché le famose “risposte entro 24 ore” promesse dal ministero della Giustizia il 27 aprile in risposta alla nota del Quirinale che chiedeva di fare chiarezza ad oggi non sono arrivate.
E meno ragionevole ancora è ritenere che le attività investigative a tutto campo disposte dalla Procura generale della Corte d’Appello a partire da quel giorno forniscano in tempo utile elementi decisivi per cambiarne il parere, e far partire così quel complesso procedimento di revoca al buio, perché non è mai successo.
“Il Tribunale di Sorveglianza di Milano non era neppure informato dell’istanza di grazia perché ha competenza solo per i soggetti in regime di detenzione e non per quelli liberi sospesi, come era Nicole Minetti”.
E infatti il procuratore Gaetano Brusa ha richiesto il fascicolo ora, trovandoci ben poco, come ha spiegato al Fatto. Le novità arrivano semmai dal “fronte Uruguay”, e non sembrano deporre a favore di Minetti.
Si apre un pozzo attorno alla scoperta che – diversamente dall’istanza di grazia che sosteneva che nessuno volesse quel bimbo malato – c’era una coppia di Maldonado “incensurata” che prima di quella italiana aveva intrapreso il percorso di adozione, durato due anni e terminato con la comunicazione che era subentrata un’ altra coppia.
Due le questioni che si sono aperte. L’Observer rivela che proprio la fedina penale di Nicole Minetti aveva indotto il dirigente della divisione adozioni Darìo Moreira si era opposto perché la condanna per favoreggiamento della prostituzione di Minetti in Italia costituiva un precedente incompatibile con i requisiti di idoneità.
Ma gli avvocati Santiago Martínez e Lucía Lorente presentarono un ricorso nell’interesse della coppia italiana in cui argomentavano dal punto di vista giuridico che il reato contestato in Italia a Minetti non dovesse essere preso in considerazione in Uruguay, dato che in questo paese la prostituzione era un’attività autorizzata. Ma la condanna era per favoreggiamento, che è un reato.
Il dirigente è stato trasferito ad altro incarico il 17 aprile, una settimana dopo la rivelazione sul Fatto della grazia concessa a Minetti.
La direttrice del dipartimento Valeria Caraballo da cui dipendeva Moreira e che riferiva direttamente al Consiglio di amministrazione aveva fatto sapere che l’uomo della coppia concorrente originario di Maldonado aveva a che una denuncia per violenza domestica presentata da una ex a carico dell’uomo della coppia concorrente, che non sarebbe allegata al fascicolo e non vi sarebbero nemmeno atti successivi registrati presso il Ministero dell’Interno al riguardo. E infatti lui aveva già consegnato il suo certificato di buona condotta risultando incensurato, tanto che per quasi tre anni Inau lo aveva autorizzato a tenere il bambino con sé.
(da Il fatto Quotidiano)
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