ONORATO, L’ASSESSORE AI GRANDI EVENTI DI ROMA, LANCIA IL SUO “PROGETTO CIVICO ITALIA”, ALLA PRESENZA DI TUTTI I LEADER DEL CAMPO LARGO TRANNE RENZI CHE HA DECLINATO L’INVITO
I RAPPORTI SONO GLACIALI: ONORATO SCALPITA E AMBISCE A DIVENTARE LEADER DELLA TERZA GAMBA CENTRISTA DEL CAMPO LARGO, E L’EX PREMIER NON ACCETTA DI NON ESSERE IL REGISTA… INOLTRE ONORATO, GARANTENDO PER LUI GOFFREDO BETTINI, È CONSIDERATO AFFIDABILE ANCHE DAL MOVIMENTO 5 STELLE, CHE NON SI FIDA DI RENZI… ALTRE ASSENZE CHE SI SONO FATTE NOTARE: ERNESTO MARIA RUFFINI E SILVIA SALIS
Tre note, stop, do fa sol, stop. «Cos’è?». In mille urlano la risposta: «E Berta filava». «Sììì, bravi, siete bellissimi». Elly Schlein tarda ad arrivare, ma Alessandro Onorato non vuole iniziare senza lei, e allora improvvisa uno show e intrattiene la platea, del resto ha l’expertise, a Roma ha la delega ai Grandi eventi, e del resto così ha voluto il lancio del suo “Progetto civico Italia” – “Pci”, non ci si crede ma l’acronimo è questo, è il Pci di Alessandro Onorato – il suo show, all’entrata del palazzo delle Esposizioni dell’Eur si distribuiscono bandiere e cartelli blu per la coreografia, ogni cartello il nome di una città, di un quartiere o di un paesino: sono più di 200, il progetto dichiara i numeri per fare la gamba civica del fronte progressista, «In 235 giorni abbiamo 10mila iscritti, 685 amministratori e 400 comitati civici da Bolzano a Caltanissetta. Siamo una novità vera, una ventata di fresco».
La vera novità, con tutto il rispetto, del discorso torrenziale di Onorato (quasi un’ora), è la presenza in prima fila di tutti i leader del centrosinistra. Le poltroncine hanno i segnaposti perché la geopolitica dell’alleanza non sia lasciata al caso.
Onorato si sistema fra Elly Schlein e Giuseppe Conte, a seguire da una parte c’è il capogruppo M5s del Senato, Stefano Patuanelli, Riccardo Magi di +Europa, il socialista Enzo Maraio e il repubblicano Giorgio La Malfa. Dall’altra il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il dem Claudio Mancini, il collaboratore più stretto del sindaco di Roma Roberto Gualtieri (che manda un video), il presidente di Eur Spa Enrico Gasbarra, il segretario del Pd del Lazio Daniele Leodori.
Più in là l’assessore romano Massimiliano Smeriglio (ringraziato dal palco) e la dem Alessia Morani. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si collegano da Bologna. La foto si fa con i leader presenti più Manfredi, che è il primo a parlare: «Se vogliamo vincere le prossime elezioni, e noi le vinceremo, se vogliamo un governo che sia veramente un governo progressista, dobbiamo ascoltare i bisogni delle comunità, degli amministratori».
L’altra notizia, ed è vera notizia, è quello che si nota di più per l’assenza. Manca Matteo Renzi. È stato invitato, certo, ma ha declinato. Dal palco la vicedirettrice di La7 Gaia Tortora, che conduce la kermesse, chiede: «Renzi non c’è nella fotografia di oggi, vuol dire che non ci sarà?».
Onorato risponde freddino: «Oggi Renzi non c’è e non è che posso mettere la foto. Oggi parliamo di noi».
Traduzione libera e non autorizzata: i rapporti fra l’assessore e il leader di Italia viva si sono rovinati per due ragioni. La prima è che l’assessore ha ambizione da leader («Se ci saranno le primarie sicuramente ci sarà un nostro rappresentante», dice, intende lui), e Renzi sa di non poter essere front man, ma la regia dell’area la decide lui.
E dunque, come il Jep Gambardella di Paolo Sorrentino, vuole avere il potere di rovinare le feste. La seconda ragione è quella più importante, e spiega la presenza di tutti i leader, per l’occasione festanti e pazienti: sperano di utilizzare Onorato per ridimensionare Renzi.
Negli ultimi mesi fra gli esponenti pentastellati c’è chi ha rispolverato toni scettici sull’alleanza con Iv: una pillola amara che non va proprio giù. E invece sull’affidabilità di Onorato garantisce Goffredo Bettini, ringraziato dal palco anche da Conte. Che nel suo discorso, salutato da un fortissimo applauso della platea, avverte che per fare un’alleanza «occorre amicizia fra compagni di viaggio, rispettare l’autonomia, non alimentare tentazioni egemoniche» e soprattutto il progetto progressista «non ha l’obiettivo di vincere e governare, ma cambiare il paese per cinque anni».
Onorato si è convinto di essere il riferimento civico della coalizione, e i leader si sono convinti che questo è quel che passa il convento, sempre meglio che Renzi, del resto altri traccheggiano, da Ernesto Ruffini in giù. Lui non si schiera fra Schlein e Conte: «Non siamo bambini».
Pazienza se nel discorso non ci sono proprio novità sconvolgenti, ha preso da tutti un po’: «Siamo realisti con buon senso»; «il riformismo non è un’etichetta da appuntarsi sulla giacca»; «siamo liberali e siamo libertari, abbiamo votato No al referendum ma vogliamo una riforma della giustizia in senso garantista». Seguono proposte per lo più di buon senso su famiglia, sanità, «asili nidi gratuiti per tutti»; «sport gratuito per tutti fino a 16 anni»; «investiamo sugli insegnanti» – l’elenco è lunghissimo
In ogni passaggio attacca Giorgia Meloni, come hanno fatto tutti.
E dunque? «Non ci definiamo un’ala moderata»; «non vogliamo togliere voti a qualcuno, vogliamo aggiungere». Si vedrà nelle prossime ore se al campo progressista aggiungerà voti. O confusione.
(da Il Foglio)
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