Aprile 8th, 2026 Riccardo Fucile
LE 10 CONDIZIONI DELL’ACCORDO SONO SORPRENDENTI, VISTO CHE ACCOLGONO QUASI TUTTE LE RICHIESTE DELL’IRAN
Questa notte è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco di quattordici giorni tra
USA e Iran. Le condizioni di questo accordo sono piuttosto sorprendenti e questo lascia pensare che si tratti di un accordo instabile.
Dell’accordo esistono come sempre due versioni, con retoriche differenti.
La versione americana è: l’Iran è stato costretto ad accettare un cessate il fuoco dagli attacchi di ieri (tra i più pesanti della guerra); la condizione tassativa che viene posta per il mantenimento del cessate il fuoco è l’apertura dello stretto di Hormuz. Quanto alle condizioni per trasformare la tregua in una pace, Trump riferisce che i 10 punti proposti dall’Iran sono una buona base negoziale su cui lavorare.
La versione iraniana è, naturalmente, alquanto diversa: gli USA e Israele sarebbero stati costretti dalla vigorosa difesa iraniana a pervenire obtorto collo ad un accordo che rappresenterebbe una chiara sconfitta. E la ragione a sostegno di questa versione sarebbe l’accettazione da parte americana dei 10 punti della proposta iraniana.
Ora, se guardiamo a questi 10 punti, se questi fossero il punto di caduta finale di un accordo di pace, sarebbe difficile dare torto all’interpretazione iraniana. Tali punti infatti recitano:
1- Gli Stati Uniti si impegnano in maniera fondata a garantire l’assenza di aggressione futura.
2- L’Iran manterrà il controllo sullo Stretto di Hormuz
3- Si riconosce la possibilità di arricchimento dell’uranio
4- Si revocano tutte le sanzioni primarie
5- Si revocano tutte le sanzioni secondari
6- Si annullano tutte le risoluzioni del Consiglio di Sicure
7- Si annullano tutte le risoluzioni del Board of Governors USA (scongelamento fondi iraniani)
8- Verrà pagato un risarcimento all’Iran per i danni subiti
9- Tutte le forze combattenti statunitensi dalla regione devono essere ritirate
10- La guerra dev’essere fermata su tutti i fronti, compresa la lotta contro la resistenza islamica del Libano.
Ora, è abbastanza chiaro che se questi punti fossero accettati pienamente, si potrebbe parlare letteralmente di una capitolazione della coalizione Epstein.
L’espressione usata da Trump, di essere una base su cui si può lavorare (workable) è sufficientemente ambigua da consentire molte varianti.
Si potrebbe dire che questo sarebbe un esito troppo bello per essere vero, e che ci dev’essere qualcosa dietro.
Si è saputo che dietro le quinte la Cina ha spinto per il raggiungimento di questo esito negoziale, e dal punto di vista cinese si può ben capire sia l’interesse sia la capacità di spingere l’Iran su posizioni conciliatorie.
Quanto a Israele, sembra aver cercato fino alla fine di remare contro l’accordo. Nelle prime ore c’è stato anche un interessante siparietto dove Netanyahu ha dapprima sostenuto che l’accordo non includeva il fronte del Libano, salvo venir ricondotto alla moderazione da una comunicazione del Primo Ministro del Pakistan, che affermava che il Libano era incluso.
Ora, che prospettiva emerge da questo quadro?
Nell’immediato c’è un sollievo collettivo per la rapida discesa del prezzo del petrolio, attestatosi a 95 dollari al barile dai 110 dollari di ieri.
Che gli USA possano accettare integralmente quei 10 punti mi sento di escluderlo.
Anche l’accettazione della metà di essi sarebbe un trionfo per l’Iran.
D’altro canto, non credo che la dirigenza iraniana né possa né voglia accettare un accordo troppo chiaramente al ribasso, dopo gli enormi sacrifici fatti.
Dunque nei prossimi giorni ci si muoverà lungo un crinale assai sottile e la possibilità che il conflitto si reinneschi è altissima
La mia personale impressione è che qui ci sia un unico attore, non comparso in prima persona sulla scena, che ha la capacità di condurre questa tregua nel porto sicuro di una pace duratura, ed è la Cina. La Cina ha un chiaro interesse alla preservazione della sovranità iraniana, e ha i mezzi per spingere sia gli USA sia l’Iran ad accettare condizioni indigeste. Rispetto all’Iran, la Cina è il maggior partner commerciale e la maggiore forza capace di aiutare nella ricostruzione. Rispetto agli USA, la Cina ha la capacità di minacciare credibilmente un rafforzamento delle capacità iraniane, sia militari che di resistenza economica nel lungo periodo (nel caso di una ripresa del conflitto).
Detto questo, basterà un soffio di vento, un gesto inconsulto perché l’intera regione riprenda immediatamente fuoco.
Andrea Zhok
(da Infosannio)
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Aprile 8th, 2026 Riccardo Fucile
QUATTRO I FRONTI: IL BILANCIO AMT, I CONTI IN ROSSO DEL TEATRO DELL’OPERA E IL MANCATO GETTITO DELLA TASSA SUI PASSEGGERI. I SOVRANISTI RIMARRANNO A PIEDE LIBERO?… SILVIA PRESENTA ALTRE QUERELE CONTRO I LEONI DA TASTIERA (PREPARATEVI A VEDERLI PIAGNUCOLARE IN TRIBUNALE)
Nuovo incontro nel tardo pomeriggio di oggi tra la sindaca di Genova Silvia Salis e il procuratore Nicola Piacente dopo quello di due settimane fa. La sindaca era accompagnata dal capo di Gabinetto Marco Speciale. Nessun commento sull’oggetto dell’ennesimo confronto, né dalla sindaca né dal Procuratore.
Non è escluso che si sia trattato di un nuovo approfondimento sulla vicenda Amt su cui la Procura di Genova ha aperto un’inchiesta per bancarotta fraudolenta e falso in bilancio, indagato l’ex presidente Ilaria Gavuglio e l’ex Cda (di area sovranista).
Un altro oggetto dell’attenzione della Procura potrebbe essere la segnalazione inviata ieri dal Comune di Genova alla Corte dei conti e per conoscenza proprio alla Procura della Repubblica circa il mancato introito derivante dalla mancata applicazione, da parte della passata amministrazione, dell’addizionale sui passeggeri delle navi in transito dopo che l’accordo era stato sottoscritto nel novembre 2022 dal sindaco Marco Bucci e dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano.
Il Comune, sulla base di una normativa dedicata alle città sovraindebitate, si impegnava a introdurre un’addizionale comunale sui diritti di imbarco portuale, pari a tre euro a persona, da versarsi direttamente all’entrata del bilancio comunale a decorrere dal 1 gennaio 2023″. Il 10 dicembre Tursi ha ricevuto la lettera del ministero dell’Interno che ha dichiarato il Comune di Genova “inadempiente”.
La nuova amministrazione vuole introdurre la tassa a partire da giugno 2026 in modo che non incida sui biglietti già venduti ma nel frattempo il clima con gli operatori del settore è teso tra fumate nere degli incontri e minacce di ricorsi al Tar. Così la nuova giunta, anche in autotutela rispetto al Ministero, ha segnalato alla Corte dei conti il mancato introito per circa 17 milioni di euro, inviando per conoscenza la segnalazione anche alla Procura.
Un altro tema che potrebbe essere stato trattato è quello del Carlo Felice: anche qui la nuova amministrazione ha dichiarato di aver ereditato un buco in bilancio da 2 milioni di euro. E non è escluso che anche su questo la Procura possa aver chiesto documentazione per instradare un fascicolo ‘gemello’ a quello dell’azienda di trasporto pubblico.
Infine c’è un’altra questione, che riguarda direttamente la sindaca per il ruolo ricoperto, più che l’amministrazione nel suo complesso. La sindaca nelle scorse settimane ha sporto diverse querele per diffamazione nei confronti degli haters, che da mesi commentano con insulti sessisti e offese personali violente i video e i post pubblicati per raccontare le iniziative del Comune.
E – si apprende – alcune lettere dello stesso tenore sarebbero arrivate anche a casa della sindaca. Anche sulle querele depositate, al momento, la sindaca e il suo staff, non hanno voluto rilasciare dichiarazioni.
(da Genova24)
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Aprile 8th, 2026 Riccardo Fucile
È DALLA SECONDA METÀ DEL 2022 CHE LE APPARIZIONI DI CLAUDIA CONTE A EVENTI E INIZIATIVE DI ESERCITO, AERONAUTICA, MARINA, POLIZIA, SONO DIVERSE. COME TESTIMONIANO I SUOI SOCIAL. I COLLEGAMENTI CON RADIO ESERCITO, LA MILLE MIGLIA, I SERVIZI “GIORNALISTICI” PER L’ACCADEMIA DI MODENA E PER LA SCUOLA MILITARE DELLA NUNZIATELLA
Non solo Rai. Prima del documentario acquistato dalla tv pubblica, Claudia Conte – la
donna che ha dichiarato di avere una relazione con il ministro Matteo Piantedosi – aveva anche realizzato reportage per il Corriere della Sera e La7 grazie ai suoi rapporti con l’Esercito.
E così il 22 maggio 2023 aveva fornito un video con immagini del sorvolo delle zone alluvionate dell’Emilia Romagna grazie a cui La 7 aveva mandato in onda un’esclusiva grazie alle “immagini incredibili, realizzate dall’Esercito con la collaborazione di Claudia Conte” e video – specifica La7 – “realizzato” proprio da Conte.
Fonti dell’Esercito (che precisano come tutte le collaborazioni con Conte non siano mai state retribuite) spiegano che anche per il video dell’alluvione, la donna aveva chiesto immagini che le sono state fornite come a tutti i cronisti che in quel momento si interessavano alla vicenda.
A ogni modo anche grazie a questa attività Conte, a luglio del 2023, prende contatti con il Dipartimento della Protezione civile per un’intervista all’allora Capo Dipartimento, Fabrizio Curcio, utile invece per il famoso documentario che sarebbe stato acquistato dalla Rai anche se il Servizio pubblico ad oggi ancora non ha rivelato a che prezzo.
Ma quel che è certo è ciò che scrive Conte alla Protezione civile per descrivere il progetto. È il 27 luglio del 2023 e la giornalista si presenta così: “Da anni sono attiva nella produzione e comunicazione di progetti di responsabilità sociale in collaborazione con le più autorevoli istituzioni.
A seguito della grave alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna, ho deciso, in collaborazione con l’Esercito Italiano, di realizzare a bordo dell’NH90 dei reportage per Corriere e La7 per documentare dall’alto la grave calamità” scrive agli uffici del Dipartimento di Via Ulpiano offrendo altri dettagli.
“Grazie al prezioso materiale raccolto, ho ritenuto importante produrre anche un documentario per sensibilizzare tutti i portatori di interesse. Nel documentario sono presenti, oltre alle immagini filmate in quei giorni drammatici, emozionanti interviste a soccorritori dell’Esercito, al Ministro Crosetto e al Presidente della Regione Emilia Romagna Bonaccini”.
Intervista quest’ultima che non compare nel documentario poi messo in onda su RaiPlay ma che è stata comunque realizzata (nell’agenda dell’allora governatore era fissato un appuntamento di circa 15 minuti per il 27 luglio 2023, stessa data della richiesta inviata per l’intervista a Curcio).
Diverso il caso del ministro Corsetto: l’intervista, richiesta da Conte, non è mai stata concessa.
Nell’interlocuzione per ottenere l’intervista con Curcio, Conte fornisce anche altri dettagli sul documentario con la Rai: “Ideato e prodotto da Claudia Conte in collaborazione con l’Esercito Italiano e la Rai (…). Nel documentario saranno presenti anche testimonianze del mondo della cultura che si è mobilitato con iniziative di raccolta fondi ai quali hanno aderito tanti artisti e sportivi tra cui Russel Crowe, Del Piero e Pupi Avati”.
Ma è dalla seconda metà del 2022 che le apparizioni di Claudia Conte a eventi e iniziative di Esercito, Aeronautica, Marina, Polizia, sono diverse. Come testimoniano i suoi social. Si comincia con i collegamenti con Radio Esercito
Eccola nel 2023 a sostenere la presenza dell’Esercito alla Mille Miglia con un ringraziamento all’allora “Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Pietro Serino”. Ad agosto 2023 ecco gli scatti con “l’ammiraglio Enrico Credendino, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare” (ruolo ricoperto fino al 2025).
A dicembre presenta il Concerto di Natale dei Vigili del Fuoco, “alla presenza del Capo Dipartimento Franceschelli”. A marzo 2024 su Instagram ecco la foto con il ministro Matteo Salvini e l’allora comandante generale della Guardia Costiera, l’ammiraglio Nicola Carlone.
Per il 163simo anniversario dell’esercito italiano pubblica una foto con il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il Capo di Stato Maggiore Generale Carmine Masiello.In mezzo a queste foto di cerimonie ed eventi ci sono i servizi giornalistici realizzati da Claudia Conte per l’Accademia di Modena e per la scuola militare della Nunziatella.
(da il Fatto Quotidiano)
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Aprile 8th, 2026 Riccardo Fucile
LA STORIA DEL NUESTRA AMERICA CONVOY, LA SPEDIZIONE UMANITARIA CHE HA SFIDATO IL BLOCCO STATUNITENSE
«Alle prime luci del sole, stavamo costeggiavamo il Malecón, abbiamo visto centinaia di persone con bandiere e striscioni che erano lì a fare i cori e a cantare», racconta Umberto Cerutti. Umberto è uno dei volontari che ha seguito l’organizzazione del convoglio europeo diretto a Cuba e si è imbarcato sulle navi partite dal Messico. «Sembrava di essere degli eroi, quindi quasi esagerato, ma bellissimo» aggiunge. Il Nuestra América Convoy, a bordo del quale viaggiava, è arrivato in un momento di estrema difficoltà per Cuba, segnata dalla scarsità di combustibile e dalle sanzioni statunitensi. L’iniziativa, lanciata da Progressive International, ha unito associazioni e cittadini da tutto il mondo per portare aiuti concreti e sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla situazione cubana. Umberto ha raccontato a Open la missione, le difficoltà incontrate e l’impatto umano di un’azione solidale dal basso.
Una missione tra aiuti umanitari e sensibilizzazione politica
Il convoglio è partito a febbraio con il doppio scopo: fornire aiuti alla popolazione e accendere i riflettori sull’isolamento dell’isola. «Cuba è sotto embargo dagli Stati Uniti da decenni, e la perdita del principale fornitore di petrolio, il Venezuela, ha aggravato la crisi», spiega Umberto, che a Cuba vive da un anno. Prima della crisi, il Paese importava circa il 50% del suo petrolio dal Venezuela. Oggi il carburante è razionato, i blackout sono frequenti e spostarsi nel Paese è complicato. A questo si aggiunge l’aumento costante del costo della vita e le difficoltà per famiglie e comunità nel reperire beni essenziali. «Il messaggio che volevamo lanciare è semplice: là dove i governi non riescono ad arrivare, i popoli e le persone, se si organizzano, riescono a fare la differenza», continua Umberto. Il convoglio, quindi, non era solo un trasporto di medicinali e beni materiali, ma anche un simbolo di solidarietà internazionale e di vicinanza al popolo cubano.
L’organizzazione del convoglio europeo
Preparare il convoglio europeo ha richiesto oltre due mesi di lavoro intenso e coordinamento tra associazioni e volontari provenienti da tutta Europa. L’attività principale consisteva nella raccolta e catalogazione delle donazioni, nella gestione logistica e nellìorganizzazione dei voli e delle spedizioni marittime. Volontari provenienti da diversi Paesi hanno preso aerei e imbarcato valigie piene di medicinali, mentre tre navi sono partite dal Messico cariche di generi di prima necessità. La nave principale, Granma 2, è stata preparata giorno dopo giorno. «Abbiamo passato giorni a sistemare e riparare le barche», racconta Umberto. Ma, prima ancora, c’è stato il problema di reperirle: nessuno voleva affittare ai volontari barche dirette a Cuba perché le assicurazioni non coprono quel territorio. Alla fine, Umberto e gli altri hanno trovato tre imbarcazioni disponibili: quasi dei relitti che hanno avuto bisogno di numerosi interventi prima di poter essere rimessi in acqua e caricati con i beni da consegnare sull’isola.
Difficoltà e i prossimi passi
La delegazione europea ha trasportato oltre cinque tonnellate di medicinali, sull’isola. Per Umberto il momento più significativo è stato la consegna delle donazioni all’ospedale William Soler dell‘Avana. «Vedere i camion scaricare le donazioni, gli occhi dei medici e dei pazienti emozionati, è stato unico. Anche se è solo una goccia nell’oceano, l’aiuto arriva davvero alle persone». La campagna Let Cuba Breathe, lanciata dall’AICEC, l’Agenzia per l’Interscambio Culturale ed Economico con Cuba e dai partner internazionali, continua a dare voce alla situazione cubana organizzando nuove iniziative. La seconda edizione del convoglio europeo, prevista dal 21 aprile al 2 maggio, si concentrerà sulle regioni orientali dell’isola, da Santiago a Guantánamo.
Le difficoltà affrontate
Non sono mancati ostacoli durante la missione. Umberto ci racconta che l’organizzazione sul campo è stata «abbastanza complicata ma penso sia anche stata uno degli aspetti più belli di questo viaggio perché è stata un’organizzazione dal basso». Alcune difficoltà si sono presentate dal lato statunitense dove alcuni partecipanti hanno subito pressioni al momento del ritorno. «Molti sono stati
detenuti per ore e i loro computer sequestrati, un chiaro tentativo di ostacolare la solidarietà con Cuba», denuncia Umberto.
La situazione a Cuba
Cuba vive una crisi complessa, frutto di decenni di isolamento economico e pressioni internazionali. L’embargo statunitense, in vigore dal 1962, limita fortemente l’accesso a beni essenziali, petrolio, medicinali e tecnologie. La perdita del Venezuela ha aggravato la scarsità di carburante, rendendo i trasporti instabili e provocando blackout, mentre la pandemia e il calo del turismo hanno ulteriormente ridotto le entrate. Questa situazione è esacerbata da un periodo complicato per cuba da dopo la pandemia che ha segnato un calo del turismo che ha ridotto ridotto le entrate e le risorse disponibili, accentuando le difficoltà quotidiane di milioni di cubani. Nonostante queste difficoltà, il popolo cubano mostra grande resilienza e creatività. Umberto racconta infatti che «il cubano è maestro dell’arte dell’inventare: mezzi elettrici improvvisati, tricicli artigianali, soluzioni creative per andare avanti». Questa capacità di adattamento ha permesso a comunità intere di affrontare carenze e sfide spesso senza aiuti esterni.
(da Fanpage)
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Aprile 8th, 2026 Riccardo Fucile
IN PUGLIA GLI EX DIRIGENTI DI FI CHIEDONO LA TESTA DEL SEGRETARIO REGIONALE TAJANEO MAURO D’ATTIS. IN SICILIA BALLA LA POLTRONA DI SCHIFANI, ACCERCHIATO DAGLI SCANDALI E DAI PROCESSI DEI SUOI. E IN CAMPANIA IL SEGRETARIO REGIONALE FULVIO MARTUSCIELLO HA MESSO IL PARTITO IN ROTTA DI COLLISIONE CON FRATELLI D’ITALIA
Gli sherpa sono impegnati per far incontrare Marina Berlusconi e Antonio Tajani e
mentre è in corso questo lavorìo, tutt’altro che semplice, Forza Italia ribolle non solo sul piano nazionale ma anche in alcune regioni.
In ambienti azzurri circola con insistenza la voce che, prima di vedere la presidente di Fininvest, il segretario azzurro potrebbe incontrare Gianni Letta chiamato a fare da mediatore tra i due affinché le posizioni possano avvicinarsi in vista del faccia a faccia che non dovrebbe essere prima di giovedì o venerdì.
Sul tavolo, la ripartenza dopo la sconfitta del sì al referendum sulla giustizia e la possibile sostituzione del capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, su cui Tajani oppone resistenza. Una linea su cui, anche secondo alcuni fedelissimi, potrebbe ammorbidirsi se dovesse ricevere garanzie riguardo i congressi regionali e nazionale. In quel caso viene considerata probabile la promozione di Deborah Bergamini, anche lei come Stefania Craxi da sempre vicina alla famiglia Berlusconi.
Il partito a livello locale intanto in queste settimane ribolle. In Puglia un gruppo di ex dirigenti ed ex simpatizzanti di Forza Italia ha scritto una lettera indirizzata a
Marina Berlusconi e al vice presidente della Camera Giorgio Mulè per far sapere che in molti sarebbero pronti a «fare un passo indietro» e a tornare in Forza Italia se venisse azzerato il vertice regionale. Viene quindi chiesta la testa del segretario Mauro D’Attis, considerato vicino a Tajani.
A guidare la rivolta in Sicilia è l’eurodeputato Marco Falcone che chiede al governatore azzurro Renato Schifani un cambio di passo per una gestione «più equilibrata» e non «gestita da una sola corrente». Quindi invoca il congresso regionale «con una proposta politica centrata sulle priorità dei siciliani» ma aggiunge di comprendere «allo stesso tempo le ragioni di un eventuale commissariamento».
Sullo sfondo ci sono anche tutte le questioni giudiziarie e in prima linea ancora Mulè che il commissariamento di Forza Italia in Sicilia, ora guidata da Marcello Caruso, lo considera necessario per traghettare il partito fino alle elezioni regionali e le politiche.
In Campania l’europarlamentare e segretario regionale Fulvio Martusciello ha messo il partito in rotta di collisione con Fratelli d’Italia attaccando il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli (FdI) sostenitore della candidatura alle amministrative del cognato Nicola Campitiello. Nella regione 88 Comuni a maggio saranno chiamati al voto e la coalizione di centrodestra stenta a trovare l’intesa, il timore di alcuni azzurri è che FI venga penalizzata.
Nel mese di maggio, Tajani vorrebbe celebrare i congressi regionali. Il segretario dice che serviranno a «normalizzare» il partito, ma i suoi detrattori sostengono che verrebbero fatti solo a blindare lui e i suoi fedelissimi. Tutto questo sarà oggetto di discussione con Marina Berlusconi.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2026 Riccardo Fucile
L’EX DEPUTATA MARJORIE TAYLOR GREENE INVOCA LA RIMOZIONE DEL PRESIDENTE: “NON POSSIAMO UCCIDERE UN’INTERA CIVILTÀ. È FOLLIA” … L’EX ANCORMAN DI “FOX NEWS”, TUCKER CARLSON S’INCAZZA PER QUEL “SIA LODATO ALLAH”: “CHI PENSI DI ESSERE? FARSI BEFFE DELLA FEDE DEGLI ALTRI VUOL DIRE FARSI BEFFE SULL’IDEA STESSA DI FEDE” …LA PODCASTER DI DESTRA CANDACE OWENS: “UN RE PAZZO, PROFONDAMENTE MALATO” – IL “FINANCIAL TIMES”: LA GUERRA FINORA È COSTATA AGLI USA 22-31 MILIARDI DI DOLLARI
“25mo emendamento. Neanche una bomba è stata sganciata in American. Non possiamo uccidere un’intera civiltà. Questa è follia”.
Lo afferma Marjorie Taylor Green, la repubblicana ex fedelissima di Donald Trump, commentando l’ultimo messaggio del presidente su Truth. Il 25mo emendamento prevede la rimozione del presidente senza che sia necessario sollevare accuse precise. E’ sufficiente che il vice presidente e la maggioranza del gabinetto trasmettano una lettera al Congresso sostenendo che il presidente non è in grado di esercitare i poteri e i doveri del suo ufficio.
A criticare duramente Trump è anche Tucker Carlson, l’ex volto noto di Fox, che punta il dito contro il presidente per il messaggio volgare di Pasqua sull’Irana. “Chi pensi di essere? Stai prendendo in giro la religione dell’Iran e nessuna persona perbene si prende gioco della religione altrui. Farsi beffe della fede degli altri vuol dire farsi beffe sull’idea stessa di fede”, ha detto Carlson.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2026 Riccardo Fucile
IN “RAPPORTI CON AMICO” CI SAREBBERO STATE PAOLA FRASSINETTI E CARMELA BUCALO, ENTRAMBE DI FRATELLI D’ITALIA. MONICA RIZZI, EX ASSESSORE REGIONALE E FONDATRICE DEL GRANDE NORD, SILVIA BOTTICHIO, CANDIDATA SINDACO A OSSIMO E NOMINATA RESPONSABILE DEL GRANDE NORD IN VALCAMONICA E ROBERTO CAON, EX DEPUTATO ELETTO NEL VENETO, PRIMA DELLA LEGA E POI DI FORZA ITALIA. E ANCORA PIETRO TATARELLA
Passa attraverso i rapporti con la politica la “‘crescita imprenditoriale’ delle
organizzazioni criminali di tipo mafioso” che in questo modo, infiltrando “l’apparato istituzionale”, riescono ad “inquinare il tessuto economico” e sociale tramite il cosiddetto “capitale sociale”.
E’ quanto emerge dalla monumentale informativa del 2023, migliaia di pagine, agli atti dell’indagine ‘Hydra’, della dda di Milano, che ha tra i protagonisti Gioacchino Amico, presunto referente del clan Senese in Lombardia ora pentito.
Nell’atto si riportano i nomi di una quindicina di politici locali e nazionali, in alcuni casi ancora in carica, tutti del centrodestra. In “rapporti con Amico”, si legge nell’informativa, ci sarebbero state Paola Frassinetti e Carmela, detta Ella, Bucalo, entrambe di Fratelli d’Italia e non indagate: la prima è deputata e sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, la seconda invece è componente della commissione cultura del Senato e vice responsabile del Dipartimento Istruzione del partito guidato da Giorgia Meloni.
Sempre secondo l’informativa, in “rapporti” con Amico, ora collaboratore di giustizia, ci sarebbero stati oltre a Monica Rizzi, ex assessore regionale e fondatrice del Grande Nord, Silvia Bottichio, candidata sindaco per il comune di Ossimo e
nominata responsabile sempre del movimento Grande Nord in Valcamonica. E ancora, tra gli altri, Roberto Caon, ex deputato eletto nel Veneto, prima della Lega e poi di Forza Italia, che ha concluso il mandato nel 2023. Nessuno dei politici nominati nell’atto è tra gli indagati nell’indagine che ipotizza un’alleanza strutturale tra Camorra, Cosa Nostra e ‘Ndrangheta per fare affari sul territorio lombardo.
“Asseriti” anche i rapporti tra Pietro Tatarella, l’ex consigliere regionale azzurro, è il presunto referente del clan Senese in Lombardia il quale, in uno dei verbali resi di recente, dopo la sua decisione di collaborare all’inchiesta, ha raccontato di essere stato coordinatore a Canicattì, comune della Sicilia, per il ‘Movimento Fare’, fondato dall’ex sindaco di Verona Flavio Tosi.
Un verbale, questo, in gran parte omissato, evidentemente, per non svelare, la rete creata con i politici. Oltre a lui, nell’informativa depositata tempo fa dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, che coordinano l’inchiesta con il procuratore di Milano, Marcello Viola, emergono anche i contatti di Paolo Errante Parrino, referente della mafia trapanese in Lombardia e punto di “raccordo tra il sistema mafioso lombardo e Matteo Messina Denaro”, con Giovanni Sparacia, fondatore e promotore di un club di FI di Gallarate, comune del Varesotto di cui è stato ex assessore e per il quale si è candidato nell’ottobre 2021 nella lista ‘Forza Italia – Berlusconi Presidente’.
E poi con Cesare Francesco Nai, dal 2017 sindaco di Abbiategrasso, nel Milanese, e con i suoi assessore e consigliere Flavio Lovati e Francesco Chillico. Giancarlo Vestiti, altro luogotenente del clan Senese, avrebbe avuto “rapporti” con l’avvocato “collegato al gruppo parlamentare Fratelli d’Italia” Mario Silvio Claudio Marino, anche lui estraneo all’indagine, con l’ex sindaco di Cologno Monzese, Angelo Rocchi, di area Lega. Tra gli altri nomi di politici riportati nell’atto c’è pure Giuseppe Cesare Donina, ex deputato leghista non indagato.
(da ANSA)
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Aprile 7th, 2026 Riccardo Fucile
“QUESTO SIGNORE ENTRAVA E USCIVA DAL PARLAMENTO PERCHÉ QUALCUNO DENTRO FRATELI D’ITALIA GLI FACEVA AVERE UN PASS” – “HO VISTO LA RISPOSTA DELLA PREMIER MA IL PROBLEMA GRAVE È QUESTA PERSONA CHE AVEVA PRECEDENTI PENALI IMPORTANTI NEL MOMENTO IN CUI FREQUENTAVA AMBIENTI DI FRATELLI D’ITALIA”
“Nessuno mette in discussione l’onestà della premier, ma lei omette di dare particolari su quello che emerge dall’inchiesta di Giorgio Mottola: questo signore entrava e usciva dal Parlamento perché qualcuno dentro Frateli d’Italia gli faceva avere un pass. Forse la premer farebbe bene a guardare in casa, dentro FdI, e capire chi e perché dava i pass a questa persona”.
Così Sigfrido Ranucci, ospite di Serena Bortone a Radio2 Stai Serena, a replicato alla premier Giorgia Meloni a proposito della nuova inchiesta di Mottola, che andrà in onda domenica su Rai3 nel nuovo ciclo di Report, e in particolare del selfie che ritrae la presidente del Consiglio con Gioacchino Amico, presunto referente del clan senese in Lombardia, pubblicato sui profili social del programma.
“Ho visto la risposta della premier – ha detto ancora Ranucci – ma il problema grave è questa persona che aveva precedenti penali importanti nel momento in cui frequentava ambienti di Fratelli d’Italia, poi è diventato collaboratore di giustizia, vediamo cosa sta raccontando ai magistrati”. Quella di Meloni, per Ranucci, “è una lettura parziale: il tema è la denuncia del problema, non chi lo denuncia”.
(da agenzie)
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Aprile 7th, 2026 Riccardo Fucile
LASCIANO IL CRITICO MEREGHETTI E LO STORY EDITOR GALIMBERTI
Terremoto nella commissione che assegna i contributi selettivi al cinema dopo la
clamorosa esclusione del documentario su Giulio Regeni, ritenuto dagli esperti nominati dal ministro Alessandro Giuli non meritevole di ricevere alcun finanziamento pubblico.
Mentre il titolare della Cultura continua a tacere, di fatto avallando una scelta che ha scatenato la protesta dei produttori e delle opposizioni, oggi due (dei 15) esperti chiamati a valutare le opere secondo criteri di “qualità artistica” e “identità culturale” hanno rassegnato le proprie dimissioni.
Massimo Galimberti – consulente editoriale e story editor per progetti cinematografici e televisivi, oltre che organizzatore culturale e docente all’Università RomaTre – faceva parte della prima sezione della Commissione incaricata di esaminare film per la tv e il cinema, le serie e le produzioni di giovani autori. Paolo Mereghetti – critico cinematografico di prima grandezza – era invece componente della seconda sezione che si occupa delle sceneggiature per il grande e
il piccolo schermo, per il web e i cortometraggi. Entrambi stamattina hanno scritto una lettera al capo della Direzione Cinema e audiovisivo Carlo Giorgio Brugnoni per dire basta. Una rinuncia destinata a fare molto rumore.
Il mancato finanziamento con fondi pubblici al docufilm su Giulio Regeni è diventato un caso ed è arrivato anche alla Camera, con le interrogazioni di Partito democratico, +Europa e Avs che chiedono risposte al ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Il documentario Giulio Regeni, tutto il male del mondo, diretto da Simone Manetti e vincitore del Nastro della Legalità 2026, ripercorre la storia del ricercatore italiano rapito, torturato, ucciso in Egitto nel 2016, ancora senza un motivo né un colpevole. Una storia che ha scosso e indignato l’Italia ma che, secondo gli esperti del ministero della Cultura, non merita nulla dei contributi previsti per supportare opere cinematografiche, come denunciato da Domenico Procacci di Fandango, che ha prodotto il lavoro insieme a Ganesh di Mario Mazzarotto. “Una scelta politica”, proprio secondo Procacci.
Chiede “risposte immediate” la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga, annunciando l’interrogazione che porta la prima firma della segretaria Elly Schlein e dei componenti della commissione Cultura. “Parliamo di un’opera di evidente valore civile e culturale. È una valutazione di natura politica quella che ha portato all’esclusione dal sostegno pubblico?”. E l’episodio, aggiungono i dem, non è un caso isolato ma conferma le criticità sollevate sulla riforma del sistema di assegnazione dei fondi al cinema voluta dal governo Meloni, “che ha di fatto riportato a una gestione più discrezionale e politicizzata”.
Il docufilm è già uscito in sala e 76 università italiane hanno aderito all’iniziativa promossa dalla senatrice Elena Cattaneo per proiettarlo negli atenei. E il 5 maggio sarà presentato al Parlamento europeo. Anche il segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha annunciato una interrogazione parlamentare sulla questione, rivolta sempre al ministro Giuli. Un’altra interrogazione la presenterà Angelo Bonelli, deputato Avs, che parla senza mezzi termini di bavaglio. “Si impedisce di portare nell
e sale un’opera che racconta una verità che evidentemente si preferisce non mostrare. O il ministero non è stato in grado di riconoscere il valore dell’opera, oppure ha avallato una decisione politica”.
(da Repubblica)
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