Destra di Popolo.net

MENO ARRABBIATI, PIU’ STRESSATI E POCO COINVOLTI: ECCO COME STANNO I LAVORATORI ITALIANI

Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile

UNO STUDIO DI GALLUP HA MISURATO I LIVELLI DI TRISTESSA, STRESS, RABBIA E SOLITUDINE DEI LAVORATORI DI DIVERSI PAESI DEL MONDO

Sono stati diffusi i risultati raccolti nel corso del 2025 dallo State of the Global Workplace, autorevole report annuale sull’esperienza dei dipendenti pubblicato da Gallup, multinazionale americana di analisi e consulenza, che monitora lo stato del lavoro nel mondo. Ad allarmare molto nell’edizione 2026 è il calo del coinvolgimento dei dipendenti a livello globale, che è sceso al 20% nel 2025, registrando il livello più basso dal 2020, con una perdita di produttività stimata in 10 trilioni di dollari per l’economia mondiale. Ma come si sono sentiti o cosa hanno pensato il giorno prima dell’indagine i lavoratori dipendenti italiani? Ecco i risultati delle loro risposte.
Un dipendente su 10 in Italia si sente coinvolto nel suo lavoro
A livello italiano, lo studio riporta come il livello del coinvolgimento dei dipendenti italiani sia aumentato rispetto ai precedenti 12 anni, eguagliando così i valori del 2014. Il minimo storico del 4% era stato registrato nel 2017 e nel 2021. La percentuale di dipendenti soddisfatti è però ancora molto bassa ed è – nel 2025 – ferma all’11 per cento. La media europea è al 12 per cento.
Un italiano su 2 è appagato nella vita lavorativa
Un secondo valore in analisi è quello del senso di appagamento nella vita lavorativa. In questo caso si arrivano a toccare percentuali sensibilmente più alte di tutte quelle registrate negli ultimi 15 anni. Se nel 2010 la percentuale si aggirava al 39%, nel 2025 sarebbe arrivata al 51%, dopo un serie di alti e bassi. Come riporta lo studio, «si tratta di un incremento di 4 punti percentuali rispetto alla media mobile del triennio precedente». In linea se confrontato con la media europea, che è del 49%, ma nettamente migliore di quella mondiale, che si attesta al 34 per cento.
Italiani meno arrabbiati ma più stressati
Buone notizie sul fronte rabbia sul lavoro. A contraddire l’inflazionato paradigma che vede gli italiani sempre in preda a passioni indomabili e cocenti, arriverebbe un dato incoraggiante: solo l’11% dei lavoratori ha dichiarato di aver provato rabbia il giorno precedente all’intervista. Il valore è più basso della media europea, che si attesta al 15%, ed è nettamente più basso della media globale, che sarebbe al 22 per cento. Per l’Italia sarebbe un valore ulteriormente incoraggiante: è uno dei valori più bassi registrati negli ultimi 15 anni, fatta eccezione per il 2024, quando il valore
registrato era del 9 per cento. È lo stress sul lavoro, però, a far preoccupare: in Italia, il 51% dei dipendenti ha dichiarato di aver sperimentato molto stress il giorno precedente all’intervista. Dato inferiore rispetto ai picchi del 2018 e 2019, quando aveva toccato il 59%, ma che a sua volta si scontra con il 39% europeo e il 40% globale ed e il più alto dal 2019, dopo 5 anni di – seppur lieve – riduzione
Tristi sul lavoro come nel resto del mondo, ma un po’ meno soli
Il parametro d’indagine relativo alla tristezza sul lavoro provata nel giorno precedente all’intervista rivela che i dipendenti italiani sarebbero in media più tristi di quelli europei: 22% per la nostra Penisola, contro il 17% del vecchio continente. I valori più alti erano stati registrati negli anni della pandemia, con un picco al 29% nel 2020 e nel 2022. Il risultato non sarebbe particolarmente allarmante se si considera che la media globale è del 23 per cento. Il valore legato alla percezione di solitudine sul lavoro è invece del 14%, contro una media europea del 13% e una globale del 22 per cento.
Per un dipendente su 2 è facile trovare lavoro nella sua città
Il più incoraggiante dei valori riguarda il clima occupazionale percepito dai dipendenti: il 50% dei lavoratori sostiene che sia un buon momento per cercare – e trovare – lavoro nella sua città o nella zona in cui vive. Il risultato è decisamente positivo considerando che rappresenta il valore più alto dal 2010, quando si attestava al 9%, complice con ogni probabilità l’allora recentissima crisi economica globale. L’incremento più netto si e avuto tra il 2022 e il 2025, passando dal 20% al 50 per cento. A livello europeo soffrirebbe comunque un po’ confrontandosi con una media del 57%, mentre a livello globale sarebbe distanziato solo da due punti, con una media del 52 per cento.
I dati a livello globale e le colpe dei manager
Lo studio di Gallup sottolinea come a livello globale, nel 2025, il coinvolgimento dei dipendenti sia diminuito per il secondo anno consecutivo, raggiungendo il livello più basso dal 2020. Al tempo stesso, imputa a molti manager e alla loro gestione la colpa di essere la principale causa del recente calo del coinvolgimento dei dipendenti: ciò sarebbe dovuto al fatto che i datori di lavoro stanno riducendo i ruoli dirigenziali, soprattutto in Asia meridionale e in India, spesso a causa
dell’adozione dell’intelligenza artificiale. Lo studio riporta come «il calo maggiore su base annua nel coinvolgimento dei manager si è verificato tra il 2024 e il 2025, quando è diminuito di cinque punti percentuali, passando dal 27% al 22 per cento». La percezione, infine, dello stato di salute del mondo del lavoro si sarebbe ripresa dopo i duri anni della pandemia e dei suoi strascichi, senza però riuscire ad eguagliare i valori del 2019. Infine, per la prima volta negli ultimi tre anni, il benessere globale dei dipendenti ha registrato un miglioramento.
(da agenzie)

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LADY VIMINALE CLAUDIA CONTE FA SPARIRE IL SUO VECCHIO CURRICULUM DA ATTRICE

Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile

COSA C’ERA SCRITTO E COSA LA IMBARAZZAVA

Anche se il problema se l’è creato tutta da sola, Lady Viminale Claudia Conte ora è preoccupata per l’onda mediatica che ha l’ha travolta da quando ha reso pubblica la sua relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Dopo avere limitato e talvolta chiuso i commenti ai suoi social, la Conte ha iniziato anche a fare pulizia sulle tracce del suo passato. E ha cancellato in modo professionale ogni traccia del curriculum della sua prima professione da attrice e presentatrice televisiva pubblicato su “etalenta.eu”, piattaforma che raccoglie i dati biografici di chi lavora nello spettacolo. Un curriculum che era stato citato per alcune curiosità anche dalla
stampa all’indomani delle rivelazioni della Conte, ma che evidentemente aveva qualche particolare che rischiava di creare imbarazzo.
La sfilza di sport in cui Claudia eccelleva, compreso tiro con l’arco e freccette
Il curriculum da attrice di lady Viminale oggi non è più recuperabile nemmeno negli archivi delle pagine web, ma qualche frammento ancora si trova nelle cache di Google. Come l’annotazione che rimarca come lei «canta a cappella – buona- anche sul palco». E soprattutto la grande versatilità sportiva. La Conte si definiva «altamente qualificata» nell’atletica leggera, e giudicava «buone» le sue abilità in tantissimi altri sport, come canoa, ginnastica, pallavolo, tiro con l’arco e perfino «freccette». Ma difficilmente può essere stata questa parte curricolare la ragione dello sbianchettamento digitale del documento.
L’unione in teatro e nella vita con un attore e quella festa di fidanzamento al Just Cavalli
Nel curriculum artistico si citavano oltre ai primi libri pubblicati (di cui la Conte ha mostrato sempre di essere particolarmente orgogliosa) anche una serie di spettacoli teatrali di cui è stata protagonista fra il 2016 e il 2017. Sul palco sempre in coppia con Vincenzo Bocciarelli, attore di una ventina di anni più anziano di lei, con cui si era fidanzata nel 2014. La loro storia di amore era stata raccontata dai due nello studio di una televisione locale (esiste ancora il filmato su YouTube) nel 2015, raccontando dell’anello di fidanzamento ricevuto (con intaglio in corniola dell’antica Roma), della festa per celebrare il primo anno insieme al Just Cavalli di Milano e dei propositi di matrimonio. La coppia però si è separata nel settembre 2017.

(da agenzie)

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CLAUDIA CONTE, “PRODUCER” DI PATACCHE : SECONDO “DOMANI”, L’AMANTE DI MATTEO PIANTEDOSI NON SI È MAI LAUREATA ALLA LUISS

Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile

NÉ HA MAI FREQUENTATO LA SCUOLA DI POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI INTITOLATA A CARLO AZEGLIO CIAMPI, AL CONTRARIO DI QUANTO SOSTENUTO

Dal villaggio di Is Morus Relais, in Sardegna, passando per i corridoi dell’università Luiss a Roma, fino ai palazzi vaticani. Claudia Conte voleva andare dappertutto. Ma si è dovuta accontentare delle visite al Viminale.
Al dipartimento di Giurisprudenza del prestigioso ateneo privato le tracce della giornalista sono pressappoco nulle: come già raccontato da Domani la dottoressa, che nello scarno curriculum indica la laurea magistrale in Legge senza riferimenti al luogo di conseguimento o alla votazione conseguita, non si sarebbe mai laureata alla Luiss.
Non avrebbe inoltre frequentato la Scuola di politiche economiche e sociali intitolata a Carlo Azeglio Ciampi, al contrario di quanto sostenuto, e non risulta tra gli ammessi per gli anni 2023, 2022, 2021 alla Scuola politica di Sabino Cassese (possibile che la giornalista l’abbia frequentata in un altro anno). Anche in quest’ultimo caso, è quanto dichiarato da Conte nel suo curriculum.
Conte non sarebbe stata nemmeno un’habitué della Santa Sede: sulla sua pagina Instagram i selfie con papa Francesco sono innumerevoli.
Ma sono tutti autentici? In uno, in particolare, si scorge la dottoressa che mette uno dei suoi romanzi nelle mani del pontefice argentino. Due figure scontornate in primo piano e sullo sfondo un cielo turchese, quasi color Tiffany.
Abbiamo usato alcuni programmi informatici, necessari a capire se certi scatti siano veri o no: la foto con Francesco che riceve come dono il romanzo di Conte è un fotomontaggio.
Il colore dello sfondo è piatto e senza dettagli, tipico di uno sfondo aggiunto o sostituito, i contorni leggermente innaturali: soprattutto intorno alle figure. L’illuminazione è poco coerente: la luce sui due soggetti non sembra provenire esattamente dalla stessa direzione.
Lo conferma anche un tecnico informatico, consulente in processi di primaria importanza a Roma, che rimarrà anonimo: «Lo sfondo è troppo lineare». Claudia Conte, la foto col Papa, insieme ad altre a tema vaticano, le pubblica un anno fa, alla morte di Francesco. In realtà un incontro reale c’era stato, quando era stata inserita nella veste di portavoce di un’associazione, nella visita organizzata dalll’ex capo dela Figc Gabriele Gravina e il calciatore ucraino Andrij Ševcenko
Ma non aveva forse fatto una foto con il suo volume. È aprile 2025, Lunedì dell’Angelo, quando la professionista scrive su Instagram e tagga il pontefice: «le Tue parole saranno sempre un faro per la mia vita. Continua a pregare per noi dalla Casa del Padre».
Ma non è l’unico selfie che Conte pubblica con personalità appena scomparse. Tra i tanti autoscatti c’è quello con Silvio Berlusconi, morto a giugno 2023. «Anche in questo caso la foto è un fake», dice l’informatico a questo giornale
Dunque, la domanda resta solo una. Chi è davvero Claudia Conte? Ed è possibile che il ministro Piantedosi e le istituzioni con cui ha lavorato (in primis la Polizia e l’Esercito) non si fossero accorte delle pecche del curriculum e delle manipolazioni sui social?
(da Domani)

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UN GRIDO CONTRO IL FEMMINICIDIO, LA LOGICA DEL POSSESSO CHE UCCIDE: “PROFUMO DI VIOLE SFIORITE”, IL NUOVO LIBRO DI ANTONIO BORSA

Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile

“LA CULTURA E’ L’ARMA PIU’ POTENTE PER CAMBIARE LE COSCIENZE”… “L’AMORE E’ LIBERTA’ E RISPETTO”

Profumo di viole sfiorite è un grido contro il femminicidio. In un passaggio potente e commovente, Borsa mette in scena una vicenda di amore malato che sfocia nella tragedia, non per spettacolarizzare la violenza, ma per stigmatizzarla. L’autore si scaglia con forza contro la logica del possesso che ancora uccide, e lo fa senza retorica, con una scrittura che scuote e fa riflettere.
La sua voce, già distintasi nel panorama culturale per la sua sensibilità, diventa qui un manifesto etico: Borsa partecipa attivamente a eventi e iniziative contro la violenza sulle donne, convinto che la cultura sia l’arma più potente per cambiare le coscienze.
Come già accaduto ne I tre appuntamenti, suo romanzo d’esordio, anche qui l’amore non è mai controllo o prevaricazione, ma libertà e rispetto: un messaggio che si inserisce con urgenza nel dibattito culturale contemporaneo.
La storia ruota attorno a Ryan, un giovane che, devastato dalla fine di un amore, si
toglie la vita. Ma invece di trovare l’oblio, si risveglia nella Valle, un purgatorio desolato dove un Angelo lo guida in un percorso di rivelazioni. Qui, tra ombre e visioni, Ryan incontra anime che hanno affrontato il dolore senza cedere.
La Valle non è solo un luogo di espiazione, ma una aula magna della vita, dove ogni storia insegna a Ryan che il suicidio non è una soluzione, ma una ferita che si propaga. Il protagonista si rivolge direttamente al lettore con un appello sincero: “Non mollare, potresti cedere sul più bello”. È un messaggio che riflette la missione di Borsa: offrire speranza a chi lotta contro delusioni amorose, lutti o difficoltà economiche.
L’AUTORE:
Napoletano d’adozione, laureato in Scienze Biologiche e in Economia e Management, Antonio Borsa, informatore farmaceutico e atleta di Kick boxing, è alla sua seconda opera narrativa.
Dopo il successo di “I tre appuntamenti”, La bussola, 2024, che narra di un amore non corrisposto e diventato un manifesto contro la violenza di genere, Borsa dimostra con “Profumo di viole sfiorite” una maturità narrativa che va oltre l’esordio. Se il primo romanzo era un’esplorazione dell’amore e del rispetto, il secondo si allarga a una riflessione universale sulla resilienza.
il libro si può acquistare qui:

https://www.narranti.it/product/antonio-borsa-profumo-di-viole-sfiorite/

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TRUMP, IL PIÙ ODIATO DAGLI ITALIANI: SOLO IL 3% SOSTIENE LA POLITICA INTERNAZIONALE DEL PRESIDENTE AMERICANO

Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile

ALLA DOMANDA SULL’IMPATTO DELLA GUERRA SULL’ECONOMIA, IL 93%, DÀ UN GIUDIZIO NEGATIVO ESSENDO CONVINTA CHE LE CONSEGUENZE SARANNO SIGNIFICATIVE… APPUNTI PER GIORGIA MELONI: IL 63% DEGLI INTERVISTATI CHIEDE MISURE DI SOSTEGNO AL REDDITO

Italiani preoccupati dell’impatto economico della guerra in Iran. Temono soprattutto lo shock energetico e chiedono al governo contromisure in forma di sostegno al reddito, il 63% degli intervistati, e la revoca delle sanzioni contro la Russia, il 31%.
È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Izi, azienda di analisi e valutazioni economiche e politiche, presentato questa mattina nel corso della trasmissione l’Aria che Tira su La 7. Dalla rilevazione, emerge inoltre che un terzo degli italiani ritiene probabile l’uso dell’arma nucleare.
L’aumento insostenibile delle bollette energetiche e del carburante preoccupa un italiano su due, mentre solo il 3% sostiene la politica internazionale di Trump. Alla
domanda sull’impatto della guerra sull’economia italiana la quasi totalità degli intervistati, il 93%, dà un giudizio negativo essendo convinta che le conseguenze saranno significative.
In particolare lo shock energetico preoccupa quasi l’80% degli italiani, il forte aumento dell’inflazione il 70%, e la contrazione del Pil il 30%.
Nota metodologica. Interviste effettuate l’08/04/2026; popolazione di riferimento: popolazione maggiorenne residente in Italia; campionamento: casuale stratificato per genere, classe d’età e macroarea di residenza; ponderazione: vincolata per genere, classe d’età, macroarea di residenza, titolo di studio e voto alle precedenti elezioni politiche (2022); metodologia: tecnica mista CAMI/CAWI; totale interviste: 1.001 (margine di errore del 3,01% per un intervallo di confidenza del 95%).
(da agenzie)

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LA FIRST LADY MELANIA POTREBBE PASSARE ALLA STORIA COME LA MENO AMATA DI SEMPRE: SOLO IL 29% HA UN’OPINIONE “FAVOREVOLE” DELLA MOGLIE DEL PRESIDENTE USA, UN BRUSCO CALO RISPETTO AL 33% DELL’ULTIMA RILEVAZIONE DI GENNAIO, PRECEDENTE AL FLOPPONE DEL DOCUMENTARIO PRODOTTO DA AMAZON, E PAGATO 40 MILIONI DI DOLLARI

Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile

ANCHE LA STIMA NEI CONFRONTI DI DONALD È AI MINIMI STORICI (SOLO IL 31% DEGLI AMERICANI APPROVA IL SUO OPERATO)

Melania Trump potrebbe passare alla storia come la first lady meno amata dagli americani. Stando ad un sondaggio Cnn/Ssrs condotto tra il 26 e il 30 marzo, infatti, solo il 29% ha un’opinione “favorevole” della moglie del presidente Usa contro il 41% che ne ha una contraria.
Si tratta di un brusco calo rispetto all’ultima rilevazione sulla first lady a gennaio secondo la quale il 33% degli americani dichiarava di apprezzarla, mentre solo il 30% manifestava disapprovazione. Il dato potrebbe essere legato al flop del documentario ‘Melania’, uscito proprio a maggio e costato circa 40 milioni di dollari.
In tutto questo, Donald Trump ha deciso di tenere il controverso jet di lusso da 70 milioni di dollari noleggiato dall’ex segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem e metterlo a disposizione della moglie.
Il Boeing 737 Max 8, dotato di letto matrimoniale, docce, cucina, quattro televisori a schermo piatto e un bar, è più sfarzoso anche di quello del vice presidente Jd Vance e ha scatenato una bufera su Noem soprattutto quando è emerso che l’allora segretaria intendeva usarlo per “deportazioni di lusso”.
(da agenzie)

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È GUERRA TOTALE TRA USA E VATICANO. IN UN RAPPORTO DEL PENTAGONO SI ALLUDE A UNA MINACCIA MILITARE CONTRO LA SANTA SEDE, CON UN RIFERIMENTO VELENOSO ALLA CATTIVITÀ AVIGNONESE DEL XIV SECOLO. DELLA SERIE: SE NON FATE I BRAVI, PUNTIAMO SULLO SCISMA DELL’ALA TURBO-CONSERVATRICE, MAGGIORITARIA NELLA CHIESA A STELLE E STRISCE

Aprile 10th, 2026 Riccardo Fucile

SECONDO IL REPORT, LA DIFESA USA AVREBBE CONVOCATO L’AMBASCIATORE DELLA SANTA SEDE NEGLI USA, IL CARDINALE CHRISTOPHE PIERRE, PER UNA STRIGLIATA, DOPO LE DURISSIME PRESE DI POSIZIONE DI PAPA LEONE XIV CONTRO TRUMP E LE GUERRA IN IRAN

Il vicepresidente JD Vance è stato messo alle strette mercoledì su un recente rapporto secondo cui il Pentagono avrebbe minacciato il Vaticano con la forza militare.
Un articolo pubblicato lunedì da The Free Press descriveva il rapporto difficile tra la Casa Bianca del presidente Donald Trump e Papa Leone XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti nella storia della Santa Sede. Secondo il report, il Pentagono avrebbe invitato l’ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti, il cardinale Christophe Pierre, a un incontro in seguito a un recente discorso del Papa.
Durante quell’incontro, funzionari statunitensi avrebbero criticato il discorso e contestato alcune frecciate indirette lanciate da Papa Leone al presidente. Uno di questi funzionari, proseguiva il report, avrebbe persino fatto riferimento alla Cattività avignonese del XIV secolo — un periodo in gran parte caratterizzato dall’imposizione della volontà della Corona francese sulla Chiesa cattolica.
Parlando con i media a Budapest, Vance è stato interrogato da un giornalista sulla veridicità della notizia. Il vicepresidente ha inizialmente dichiarato di non sapere chi fosse Pierre. Quando gli è stato spiegato che si trattava dell’ex ambasciatore della Santa Sede, questo sembrava avergli rinfrescato la memoria.
«Ah, ok, ok, l’ho incontrato in passato», ha proseguito Vance. «Scusate, non ricordavo il nome. Non ho mai visto questo articolo. Mi piacerebbe parlare direttamente con il cardinale Christophe Pierre e, francamente, anche con le nostre persone, per capire cosa sia realmente accaduto. Credo sia sempre una cattiva idea esprimere opinioni su notizie non confermate e non corroborate, quindi non lo farò.»
Il giornalista indipendente Christopher Hale ha successivamente aggiunto che il Vaticano avrebbe interpretato il riferimento alla Cattività avignonese come una minaccia.
Ahmad Austin Jr.
per www.mediaite.com

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MATTEO RENZI RANDELLA LA PREMIER E PIANTEDOSI: “QUANDO GLI ELETTORI TI DICONO ‘NO’ NON SI FANNO I VIDEO CON GLI UCCELLINI, SI VA AL QUIRINALE E CI SI DIMETTE”

Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile

“LA PREMIER HA MESSO LA FACCIA SULLA SCONFITTA AL REFERENDUM? SÌ, QUELLA DI DELMASTRO, SANTANCHÈ E BARTOLOZZI. IL GOVERNO ‘VINAVIL’ HA UNA DATA DI SCADENZA MOLTO CHIARA, TRA POCO TOCCA A NOI”

“Meloni ha fatto in Parlamento il primo comizio della campagna 2027. La premier non governa il Paese (e si vede dai risultati), ma si diverte a provocare l’opposizione. È una sfida che va raccolta a viso aperto. Le rispondo alle 14.15 dal Senato in diretta televisiva e sui social”. Così Matteo Renzi su X.
Renzi, contro il governo c’è un ‘no’ che rimbomba, dopo il referendum
“A sentire il suo intervento oggi, uno si immaginerebbe che il suo governo gode di consenso, invece la verità è che c’è stato un ‘no’ grosso come una casa che cambia la storia politica di questa legislatura come in altre vicende i ‘no’ referendari hanno fatto negli anni. E se lo faccia dire da un esperto della materia”.E sempre riferendosi alla sconfitta al referendum sulla giustizia, ha aggiunto: “Questo è un ‘no’ che non riaccende ma rimbomba per i prossimi 15 mesi tutti i giorni”.
“Signora presidente del Consiglio, lei ha preso il 26% alle Politiche, la stessa percentuale di Bersani nel 2013. Perché allora dice che ha una maggioranza più stabile? Perché la sinistra si è divisa in tre parti e lei ha capito questo punto e oggi ha menato sulle opposizioni, perché si rende conto che se le opposizioni stanno insieme – magari scegliendo un leader alle primarie – lei va a casa e altro che un ‘no’ che l’accende, quello è un ‘no’ che la spegne”. “Avete una possibilità per restare in piedi, quella di far dividere l’opposizione. Perché se l’opposizione sta unita, il ‘no’ che rimbomba è un no che da qui al 2027 vi porterà a fare le valigie. Il governo Vinavil ha una data di scadenza molto chiara, tra poco tocca a noi”.
Il no citato da Renzi è quello del voto al referendum che ha bocciato la riforma della giustizia a marzo. E poco prima aveva detto rivolgendosi alla premier: “Io ho apprezzato la sua frase ‘Il sì conferma, il no riaccende’: l’ho trovata meravigliosa per i Baci Perugina. Per la politica, no. Presidente, il no se lo faccia dire non riaccende, il no rimbomba. E rimbomba per i prossimi 15 mesi tutti i giorni”.
“Quando gli elettori ti dicono no non si fanno i video con gli uccellini, si va al Quirinale e ci si dimette”
“La presidente -ha aggunto – dice che ci ha messo la faccia? Si, quella di Delmastro, Santanché, Bartolozzi. Siete tornati giustizialisti appena sono arrivati gli exit poll…”.”Fa bene – ha aggiunto in un altro passaggio – a chiedere lealtà sulla sua famiglia, io non ho mai attaccato la presidente ne’ per suo padre, madre, figlia e se vuole sapere chi attaccava le famiglie altrui riunisca il gruppo di FdI. Non ci venga a fare la morale”.
Renzi, Meloni ha fatto mettere la faccia agli altri, no a lezioni di garantismo
“La presidente del Consiglio dice oggi: ‘Ci ho messo la faccia’. Ma è quella della Santanchè. Dice così, ma la faccia è quella di Del Mastro, della Bartolozzi” e quindi “il dato di fatto è che la presidente del Consiglio non ci ha messo la faccia lei, l’ha fatta mettere agli altri. Eppure dice qui oggi – questa è una delle frasi più belle che§mi sono segnato – ‘Rimaniamo saldamente garantisti’ e qui una risata vi inseguirà. Presidente, lei è quella di Bibiano, non venga a dire garantismo a noi.
Lei è quella di Bibiano, il capo della Lega è il capo di un movimento che si è presentato in Parlamento 30 anni fa con il cappio e persino l’altro vicepresidente del Consiglio, che doveva essere l’unico a mantenere il profilo garantista, è riuscito alla Camera a dire: ‘Io sono una persona perbene perché non mi hanno mai indagato’. Voi siete tornati giustizialisti appena sono usciti gli exit poll, tant’è vero che avete fatto dimettere i tre indagati”.
“La verità è che la presidente del Consiglio fa bene a chiedere lealtà da parte delle altre forze politiche a proposito della sua famiglia e io qui voglio dirlo con molta chiarezza: io non ho mai attaccato la presidente del Consiglio né per suo padre o per sua madre né per la figlia.
Il punto vero, presidente, se vuole sapere chi attacca le famiglie degli avversari, riunisca il gruppo di Fratelli d’Italia, vada a vedere i video che lei faceva contro di noi, contro i cognati, contro le persone care. Presidente del Consiglio, non ci venga a fare la morale sul garantismo lei a noi, abbia il coraggio di dire: ‘Ho un governo nel quale non sono contenta di molti ministri, ma devo tenerli perché punto al record della longevità che è un fatto politico’”§”Meloni è in difficoltà, il ‘No’ ti insegue, il ‘No’ rimbomba. Dopo una botta del genere io non ero lucido”. Lo ha detto il leader di Italia viva Matteo Renzi, parlando con i giornalisti in Transatlantico al Senato, dopo il suo intervento sull’informativa della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, facendo riferimento all’esito del referendum sulla giustizia. “Mi ero preparato una battuta per Meloni ma non l’ho detta in Aula. Le volevo dire che il suo problema è Conte ma non Giuseppe Conte…”, ha spiegato l’ex premier, facendo riferimento al caso Conte-Piantedosi.
(da agenzie)

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IL “CAPOLAVORO” POLITICO DI TRUMP: ORA GLI STATI UNITI SONO CONSIDERATI UN NEMICO ANCHE DAGLI ALLEATI: SECONDO UN SONDAGGIO DI “POLITICO”, CONDOTTO IN SEI PAESI DELL’UE (TRA CUI L’ITALIA), GLI USA GUIDATI DA TRUMP SONO PERCEPITI PIÙ COME UNA MINACCIA CHE COME UN ALLEATO

Aprile 9th, 2026 Riccardo Fucile

ADDIRITTURA GLI STATI UNITI SONO CONSIDERATI COME UNA MINACCIA MAGGIORE DELLA CINA – L’OPINIONE PIÙ NEGATIVA NEI CONFRONTI DEGLI STATI UNITI È STATA ESPRESSA DAGLI SPAGNOLI: PIÙ DELLA META’ AFFERMA CHE WASHINGTON RAPPRESENTA UNA MINACCIA PER L’EUROPA

Secondo un nuovo sondaggio di Politico Pulse condotto in sei importanti Paesi dell’Ue, gli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump sono percepiti più come una minaccia che come un alleato.
Solo il 12% degli intervistati a marzo in Polonia, Spagna, Belgio, Francia, Germania e Italia considerava gli Stati Uniti un alleato stretto, mentre il 36% li vedeva come una minaccia. Al contrario, la Cina è percepita come una minaccia dal 29% degli intervistati nei sei Paesi.
A livello nazionale, la minaccia proveniente da Washington ha superato quella proveniente da Pechino in quattro Paesi, con i soli intervistati in Francia e Polonia che hanno percepito una minaccia maggiore da parte della Cina.
Il sondaggio European Pulse, condotto da Cluster17 per Politico e beBartlet, ha intervistato 6.698 europei in Spagna, Germania, Francia, Italia, Polonia e Belgio dal 13 al 21 marzo. In Spagna, l’opinione più negativa nei confronti degli Stati Uniti è stata espressa dal 51% degli intervistati, che ha affermato che Washington rappresenta una minaccia per l’Europa, la percentuale più alta tra tutti i partecipanti al sondaggio.
(da agenzie)

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