PENOSO SCARICABARILE: LA RESPONSABILITÀ DELL’INCREDIBILE FUGA DELLA SPIA RUSSA ARTEM USS PER LA MELONI E’ COLPA DELLA MAGISTRATURA
IL CAPO DEL DIS, RISPETTO A UNA SPIA RUSSA, CON UNA GUERRA IN CORSO E UNA RICHIESTA DI ESTRADIZIONE DELL’INTELLIGENCE USA, NON PUÒ NON OCCUPARSENE… UNA SPIA RUSSA AI DOMICILIARI CON UN BRACCIALETTO ELETTRONICO CHE PERO’ NON ERA DOTATO DI GPS E CON FUNZIONARI RUSSI IN PERENNE VISITA NON AVREBBE DOVUTO COSTITUIRE UN AVVERTIMENTO DI PERICOLO DI FUGA?
“Non e’ stata colpa del Governo, ma di un altro organo dello Stato”.
Lo avrebbe affermato la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Copasir sull’evasione di Artem Uss, l’uomo di affari russo che era ai domiciliari a Basiglio.
La magistratura aveva concesso concesso i domiciliari a Uss nelle more del verdetto della Cassazione sull’estradizione chiesta dagli Stati Uniti. Ma Elisabetta Belloni, capo del Dis che coordina Aisi e Aise, rispetto a una spia russa, con una guerra in corso in Ucraina e una richiesta di estradizione dell’intelligence americana, non può non occuparsene.
Non era stato organizzato alcun servizio speciale di controllo nei confronti di un detenuto che, non fosse altro per la capacità economica di cui disponeva, non era “comune”.
La vigilanza era affidata ai carabinieri di Basiglio, piccolo centro nella provincia di Milano, che lo controllavano a casa ogni 72 ore.
Bene, qualche anima pia avvisi la Belloni e company che i servizi segreti non sono all’ordine della magistratura.
Per come è stata ricostruita fino a oggi, la fuga di Artem Uss è una lunga catena di errori e di sottovalutazioni che ha regalato all’Italia una figuraccia internazionale.
La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di almeno quattro slavi che hanno contribuito alla fuga ma dalle indagini che stanno svolgendo i carabinieri — coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia — emerge chiaramente che le responsabilità sono anche di chi avrebbe dovuto vigilare sul detenuto e invece non lo fatto.
Primo punto: dopo la decisione del tribunale di Milano di concedere i domiciliari a Uss nelle more del verdetto della Cassazione sull’estradizione chiesta dagli Stati Uniti, non è stato organizzato alcun servizio speciale di controllo nei confronti di un detenuto che, non fosse altro per la capacità economica di cui disponeva, non era “comune”.
Nessun uomo dei nostri Servizi era stato interessato della vicenda e questo perché, spiegano a Repubblica fonti di intelligence, «nessuno, né ci aveva informato che Uss rappresentasse un problema per la sicurezza nazionale».
Per l’imprenditore russo la Corte d’Appello milanese aveva concesso l’estradizione chiesta dagli Stati Uniti per reati di tipo finanziario: è contestata la violazione dell’embargo sul petrolio del Venezuela, venduto in Cina e in Russia, e la frode bancaria, per alcune transazioni avvenute negli Stati Uniti. Non era stata però riconosciuta l’accusa cruciale per delinearne il profilo criminale: un presunto traffico di materiale “dual use”, uso civile ma anche militare, anche all’inizio della guerra in Ucraina.
Gli avvocati di Uss hanno fatto ricorso in Cassazione e la procedura per la consegna agli Stati Uniti si è bloccata. E fuori dalla casa di Basiglio — in un complesso già utilizzato dall’ambasciata russa per ospitare dei funzionari — a vigilare non c’erano nostri agenti.
(da agenzie)
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