PROTEZIONE CIVILE: LUSSI, SPRECHI E VOCI DI BILANCIO INAMMISSIBILI
LA RELAZIONE ISPETTIVA DELLA RAGIONERIA DI STATO LO AVEVA DENUNCIATO GIA’ NEL 2008…IRREGOLARITA’ CHE AUMENTAVANO I COSTI, INDEBITE EROGAZIONI, ABUSI NEL CONFERIMENTO DEGLI INCARICHI, PAGAMENTI IN ASSENZA DI DOCUMENTAZIONE, SPESE INAMMISSIBILI, ILLECITO UTILIZZO DELLE AUTO DI SERVIZIO
Il documento cui facciamo riferimento è quello della Ragioneria generale dello
Stato, guidato da Stefano Canzio, e si chiama “Relazione annuale 2008 sull’attività svolta dall’Ispettorato Generale di Finanza”: si tratta di una ispezione contabile alla Protezione civile, sulla base di un protocollo di intesa tra le due parti per un controllo dei conti.
Nell’analisi vi sono tre capitoli che vengono alla luce.
Il primo fronte è quello che gli ispettori definiscono “irregolarità e carenze che comportano incrementi del costo degli interventi”.
Sono stati rilevati “l’utilizzo improprio di somme destinate agli interventi, ma girate al rimborso spese dei dipendenti”, “spese inammissibili” per interventi non urgenti”, “eccessiva lentezza nella revoca dei contributi in caso di somme non dovute”, “erogazione di contributi per alloggi a favore di soggetti che non ne avevano diritto”.
Il secondo capitolo affrontato è quello relativo alle “irregolarità concernenti il funzionamento degli uffici Commissariali, degli organi consultivi e delle strutture delegate alla realizzazione degli interventi”.
Qui la lista delle censure è imbarazzante: “erogazione di compensi plurimi ai responsabili delle strutture”, “illeggittimo utilizzo delle auto di servizio”, “indebita corresponsione dell’indennità di missione”, “sovrabbondante numero di personale comandato presso strutture commissariali”, anche proveniente da aziende private e “spesso privo di competenze specifiche”.
In pratica clientelismo puro.
Il terzo gruppo di censure riguarda “le irregolarità nel conferimento di incarichi professionali, nell’acquisizione di servizi e nell’affidamento ed esecuzione di opere”.
A cominciare dall’affidamento diretto di appalti di forniture per importi superiori alla soglia comunitaria “in mancanza dei presupposti normativi previsti.
E ancora: lavori ordinari assegnati con la massima urgenza e mancata applicazione delle penali previste dalle convenzioni.
Per ultimo la Ragioneria denuncia l’effettuazione di pagamenti “in assenza di adeguata documentazione giustificativa”.
Un quadro che avrebbe dovuto allarmare il governo già un anno prima dello scandalo scoppiato adesso.
Mario Canzio nella audizione alla Commissione Bilancio della Camera il 23 settembre 2009 lanciò il grido di allarme, sostenendo che “ci sono 20 miliardi di spesa pubblica che sfuggono al controll: “alla Ragioneria non arrivano i bilanci di alcuni Enti come la Corte dei Conti, la Protezione civile e le Università , in virtù dell’autonomia loro garantita”.
Eppure, nonostante queste premesse, il governo stava per dare il placet alla “Protezione civile Spa”, il cui costo la Ragioneria aveva già quantificato in 2 milioni di euro.
Stoppata appena in tempo, dopo l’insorgere dello scandalo.
In Italia la prevenzione non funziona, ha ragione Bertolaso, ma purtroppo neanche nella struttura da lui diretta.
Non serve segnalare prima, quando nessuno prende le misure in tempo.
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