SACRIFICARE O NON SACRIFICARE LA “ZARINA”? GIUSI BARTOLOZZI, POTENTE CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, HA RACCONTATO DI NON AVER SOTTOPOSTO A NORDIO LA BOZZA DEL PROVVEDIMENTO CHE AVREBBE EVITATO LA SCARCERAZIONE DEL TORTURATORE LIBICO: UNA FRASE CONTRADDITTORIA, VISTO CHE AVEVA DETTO DI AVER INFORMATO NORDIO “NON APPENA AVUTO NOTIZIA DELL’ARRESTO”
“CI SENTIAMO QUARANTA VOLTE AL GIORNO, SEMPRE, OGNI COSA CHE ARRIVA. OGNI VOLTA CHE C’ERA LUI, C’ERO ANCH’IO”… LA CHAT SU SIGNAL E LE VOCI CHE SI INTENSIFICANO IN MAGGIORANZA: “O SI SACRIFICA LA ZARINA, O NON SE NE VIENE FUORI”
“Basta, basta, basta! Non comunicate più! Segnati su Signal. Non faccia altro e si fermi così”. Negli atti trasmessi dal tribunale dei ministri al Parlamento emerge una posizione particolarmente delicata: quella della capa di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi.
È lei che parla a un dirigente del ministero chiedendo, poche ore dopo l’arresto di Almasri, di bloccare non soltanto le
comunicazioni. Ma anche ogni atto che avrebbe potuto evitare la scarcerazione del torturatore libico. Anche quelli sollecitati dalla Corte di appello.
È lei che, davanti ai magistrati, ha fornito una versione dei fatti ritenuta “sotto diversi profili inattendibile e, anzi, mendace”, si legge negli atti. Oggetto dello scontro la bozza del provvedimento, preparato dagli uffici, e che avrebbe consentito di evitare la scarcerazione di Almasri.
Bartolozzi ha raccontato di non “aver ritenuto opportuno di sottoporgli quella bozza”. “Un’affermazione contraddittoria laddove affermava, da un lato, che, non appena avuto notizia dell’arresto, ne aveva informato il Ministro”, scrivono le magistrate. Aggiungendo: “Dopo la prima riunione su Signal del 19, lo aveva richiamato.
E, in generale, “si sentiva con lui quaranta volte al giorno, sempre ogni cosa che arriva…noi ci sentiamo immediatamente; io quando ricevo gli atti glieli mandavo… ogni volta che c’era lui, c’ero anch’io”, scrivono citando un passaggio del verbale della Bartolozzi.
Per arrivare quindi alla conclusione che non fosse verosimile che non le avesse sottoposto il provvedimento. E ancora.
“È logicamente insostenibile”, dice il tribunale dei ministri, “che si sia arrogata il diritto, così violando la normativa regolamentare, di sottrarre al Ministro […] un elemento tecnico da valutare e tenere in considerazione ai fini della decisione da assumere”.
“In terzo luogo”, si legge ancora negli atti, la Bartolozzi avrebbe mentito quando diceva che non si erano posti i problemi dei
tempi. “La dirigente del ministero ricordava espressamente di aver parlato del problema dei termini da rispettare, tant’è che le aveva anche informate che l’udienza della Corte d’Appello era stata fissata per il giorno 21 gennaio.
In più, quanto al contenuto delle riunioni con gli altri vertici istituzionali, era stato raccontato che non era stata affrontata solo la questione giuridica sulla legittimità o meno dell’arresto ma anche il cosa sarebbe stato fatto nell’eventualità in cui la Corte d’Appello avesse disposto la scarcerazione dell’Almasri”.
(da La Repubblica)
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