SECONDO “DOMANI”, LA DOMANDA DI GRAZIA DI NICOLE MINETTI È PASSATA AL VAGLIO DELLA ZARINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DEL MINISTRO NORDIO
SONO STATE AVVIATE NUOVE INDAGINI DEL MINISTERO E DELLA PROCURA GENERALE DELLA CORTE DI APPELLO DI MILANO…“DOPO IL CASO COSPITO E LA VICENDA ALMASRI QUESTO DELLA GRAZIA A MINETTI È L’ULTIMO REGALO DELLA BARTOLOZZI”, SUSSURRA UNA FONTE A VIA ARENULA
L’ex moglie di Silvio Berlusconi, Veronica Lario, lo aveva definitivo un ciarpame senza pudore. Si riferiva alle notti del bunga bunga con protagonista l’allora presidente del Consiglio e alle scelte politiche che maturavano nelle fila dell’allora Pdl, il partito che teneva insieme Forza Italia e gli ex An. Sembrava una vicenda archiviata tra gli scheletri della seconda Repubblica, ma di quei fantasmi bisogna ancora occuparsi.
Nicole Minetti candidata ed eletta nel consiglio regionale lombardo è stata il simbolo di quella stagione. Ora a distanza di anni, torna di nuova protagonista mandando in tilt le più alte istituzioni del paese. A metà pomeriggio è il Quirinale a riaprire un caso che sembrava chiuso: la decisione di concederle la grazia, un atto di clemenza per la necessità di prendersi cura del bambino afflitto da una grave malattia.
Ma è proprio la storia che ruota attorno al figlio che solleva molti interrogativi. Il comunicato vergato dall’ufficio stampa del Colle manda in subbuglio gli uffici e i dipartimenti del ministero della Giustizia. Le parole sono un chiaro allarme, lanciato dopo gli articoli del Fatto Quotidiano che ha sollevato la questione e pesanti dubbi sull’intero iter, con una perentoria richiesta di chiarimenti
«In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa», si legge nella nota.
Così il ministero della Giustizia si è subito attivato facendo sapere che già nelle prossime 24 ore dovrebbero arrivare risposte, sono in corso le verifiche di incartamenti e documentazione allegata alla richiesta di clemenza.
Una richiesta che è stata vagliata da Giusi Bartolozzi, un passato da deputata forzista, ora giudice a Roma dopo la burrascosa avventura da capo di gabinetto del ministro Nordio con seguito di dimissioni dopo la sconfitta referendaria e protagonista di molte delle vicende più discusse che hanno tenuto banco in questi anni di governo Meloni: dal caso Cospito a quello Almasri.
«Questo della grazia a Minetti è il suo ultimo regalo», sussurra più di qualche fonte a via Arenula. Bartolozzi non ha lasciato un buon ricordo da quelle parti. Nei fatti si è limitata a visionare l’incartamento, a chiedere accertamenti alla procura generale di Milano che li ha esperiti dando un parere positivo non vincolante. Lei contattata da Domani ha risposto così: «Gentile signore non so chi sia lei e neanche Domani». Insomma, non ha voluto commentare.
«Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali. L’acquisizione documentale è avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri», ha fatto sapere il sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa, in merito al caso della grazia a Nicole Minetti.
Ora i magistrati lombardi sono in attesa di ricevere l’autorizzazione dal ministero per svolgere ulteriori accertamenti sulla base di quanto sta emergendo. Di certo c’è che Minetti ha mandato nuovamente in subbuglio i palazzi, dalla procura al ministero, questa volta coinvolgendo anche il colle più alto.
Fonti presidenziali hanno fatto sapere che il capo dello Stato non dispone di autonomi strumenti indagine per accertare fatti, il ministero della Giustizia è competente in via esclusiva a svolgere l’attività istruttoria in merito alle domande di grazia, come sancito dalla Corte Costituzionale (sentenza numero 200 del 2006). In pratica la presidenza della Repubblica non dispone di propri strumenti d’indagine
I dubbi, sollevati dal Fatto, riguardano la nuova vita di Nicole Minetti, i trascorsi del compagno, l’imprenditore Giuseppe Cipriani, con Jeffrey Epstein, l’iter sanitario seguito dal bambino, ma anche la misteriosa scomparsa della madre biologica del piccolo, al quale si aggiunge l’ultimo mistero: l’avvocata che difendeva quella madre è morta carbonizzata insieme al marito, anche lui legale. I dubbi sollevati riguardano anche l’iter di affidamento del minore alla coppia Minetti-Cipriani.
Dubbi, appunti, che iniziano nelle prime dopo la pubblicazione dell’inchiesta del Fatto Quotidiano, così il Quirinale è costretto a intervenire sul caso. Era l’11 aprile. «La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere – si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati.
La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore», si leggeva in una nota dell’ufficio stampa del Quirinale. Adesso, però, tutto è tornato in discussione.
Minetti era stata condannata in via definitiva a un anno e un mese per peculato e a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo Ruby bis. La grazia ha chiuso i suoi conti con la giustizia. Almeno per il momento.
(da Domani)
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