TURNO UNICO O BALLOTTAGGIO? SULLE PRIMARIE IL CAMPO LARGO RESTA SPACCATO GRAZIE AI SOLITI GIOCHINI DI CONTE CHE FA DI TUTTO PER EVITARE IL BALLOTTAGGIO: PREFERISCE UNA SFIDA CON TANTI PARTECIPANTI, CONTANDO SU UNA DISPERSIONE DI VOTI CHE DANNEGGEREBBE ELLY
I LEADER DEL CENTROSINISTRA HANNO DECISO CHE IL LEADER DELLA COALIZIONE ANDRÀ SCELTO ENTRO FEBBRAIO, MA ANCORA NON È CHIARO SE CI SARÀ O MENO UN SECONDO TURNO TRA I DUE CANDIDATI CHE PRENDERANNO PIÙ VOTI, SCHLEIN LO REPUTA GIUSTAMENTE NECESSARIO… CONTE CONTINUA I SOLITI DISTINGUO SU UCRAINA E RENZI, AVANTI COSI’ CHE LA SCONFITTA E’ VICINA
Le primarie si faranno entro febbraio, ma come? Archiviata la lunga trattativa sul calendario, nel centrosinistra resta un punto ancora da chiarire: il secondo turno. Il Pd lo reputa necessario.
Nel M5S preferirebbero evitarlo, puntando su una consultazione secca, nella quale chi prende più voti vince. Un meccanismo che renderebbe più semplice e rapida la scelta del candidato premier, e che — dettaglio non secondario — si pensa favorirebbe Giuseppe Conte, vista la possibile scomposizione del voto tra più candidati.
Diverso il discorso sul voto online, soluzione gradita ai 5 Stelle e sulla quale, almeno per il momento, dal Pd non arrivano particolari obiezioni.
Intanto, sui territori, la macchina del leader del M5S ha già cominciato a muoversi. Da qualche settimana stanno nascendo autonomamente comitati a sostegno della sua candidatura. «Non possiamo dare vantaggi a Meloni», avverte Conte ospite di Accordi e Disaccordi sul Nove, parlando di primarie «a inizio febbraio».
Sulla partecipazione, non c’è ovviamente nessuna intenzione di restringere il campo: «Le primarie sono un esercizio democratico, se fossero chiuse non sarebbero primarie. Chi sono io, ma aggiungo chi è Elly Schlein per dire quanti devono essere i candidati?».
Resta il nodo legato a Matteo Renzi, il cui ingresso in coalizione continua a non andare giù: «Nel caso dovessi vincere tu le primarie — dice a Schlein, e a Renzi — dobbiamo dirlo prima: garanzie politiche, perché se no il Movimento non ci sta. Se vincessi io le primarie, le garanzie politiche le darò io».
Servirà, comunque, «una legge seria sul conflitto d’interessi», afferma.
«Presenti la proposta di legge – ribatte Iv – già depositata da Renzi al Senato, che impone a tutti di non poter esercitare alcun lavoro ulteriore rispetto al ruolo di parlamentare, ad esempio avvocato d’affari».
Bisognerà trovare un’intesa sul programma, da qui a un mese. Conte annuncia che il M5S porterà ai tavoli della coalizione venti punti, «che riassumono forse il progetto più avanzato, progressista, o chiamatelo di sinistra, di cambiamento della società».
Partendo dal ritorno del reddito di cittadinanza. Non tutto è destinato a filare liscio nel confronto tra le diverse forze, a cominciare dall’Ucraina. Conte ribadisce che per il M5S c’è un punto «assolutamente non negoziabile»: interrompere la linea seguita finora sul conflitto.
Parole che si scontrano con quelle di Lorenzo Guerini, esponente dell’ala riformista del Pd ed ex ministro della Difesa. Nel nuovo libro di Bruno Vespa, Guerini sostiene che un eventuale governo di centrosinistra dovrebbe contribuire agli aiuti militari a Kiev «in maniera più consistente di quanto abbia fatto il governo Meloni». […]
Nel frattempo Schlein rivendica la propria leadership e respinge le critiche sulla collocazione troppo a sinistra del Pd. Sempre nel libro di Vespa ricorda che alle europee del 2024 i democratici raggiunsero il 24 per cento, mentre le presunte «praterie al centro» non si sono materializzate.
E manda un messaggio a chi ne contesta la linea: «Se qualcuno non si rassegna a un Pd autonomo che risponde soltanto ai propri elettori e ai propri iscritti, se ne faccia una grandissima ragione».
(da Repubblica)
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