Febbraio 4th, 2010 Riccardo Fucile
AL VERTICE ITALIA-ISRAELE, POLEMICHE PER LE ECCESSIVE PRESENZE NELLA DELEGAZIONE ITALIANA AL SEGUITO DEL PREMIER…SETTE I MINISTRI PRESENTI CON STAFF RELATIVO: IL GOVERNO SI GIUSTIFICA CON GLI ACCORDI SOTTOSCRITTI, MA LA STAMPA ISRAELIANA PARLA DI POCHI AFFARI
Eppure il premier si era raccomandato di non esagerare con la presenza di ministri in Israele, in occasione del vertice a Gerusalemme, per non rischiare troppe assenze al dibattito parlamentare sul legittimo impedimento.
Alla fine si è invece assistito a una moltiplicazione, più che dei pani e dei pesci, dei ministri e dei funzionari al seguito.
Ben sette i ministri presenti: Ronchi, Matteoli, Frattini, Prestigiacomo, Scajola, Fazio e Sacconi.
Ciascuno con almeno uno staff di diverse persone al seguito.
E ancora la squadra di tecnici di Palazzo Chigi, gli addetti all’ufficio stampa, quelli del cerimoniale che preparano i viaggi del presidente del Consiglio, i consiglieri per la politica estera, le guardie del corpo.
Pare che il personale dell’albergo King David abbia dovuto faticare parecchio per soddisfare le richieste italiane: ben 200 erano state le camere prenotate già in anticipo, più i necessari, successivi assestamenti.
Sarà anche stato un vertice atteso al quale hanno voluto partecipare un po’ tutti, ma forse non si è un tantino esagerato?
Diamo un’occhiata ai ministri.
Quello delle politiche comunitarie, Andrea Ronchi, pare che per due giorni abbia trattato con il vicepremier israeliano la possibilità di inserire i guardiani della rivoluzione iraniana nella “black list” della Ue, sulla scia di Hamas.
Non crediamo che i due abbiano una visione così diversa da dover discutere nel merito della questione così a lungo.
Il ministro del’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, unica donna della delegazione e quindi molto intervistata dai media israeliani, ha avuto incontri con il collega del governo di Gerusalemme e ha firmato intese su fonti rinnovabili e acque. Continua »
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Febbraio 3rd, 2010 Riccardo Fucile
DOPO AVERNE FATTO UN EMBLEMA VINCENTE SUI MEDIA, PER BERLUSCONI SAREBBE UNA SCONFITTA DALLE GRAVI CONSEGUENZE…LE PERSONE SISTEMATE NELLE CASE SONO APPENA 12.000, NE RESTANO FUORI ANCORA 13.000, PIU’ QUELLI IN ALBERGO…MENTRE LA RICOSTRUZIONE NELLA ZONA ROSSA E’ FERMA
Il Pdl all’Aquila è a rischio sismico: per fortuna la causa non sono da ricercare in nuove scosse
di terremoto, ma nelle prossime elezioni per il rinnovo della presidenza della Provincia, che vedono per la sinistra ripresentarsi Stefania Pezzopane, la minuta e combattiva presidente uscente, vista spesso in tv nei mesi scorsi.
Berlusconi, ogni volta che vicende nazionali o personali lo hanno visto in difficoltà , ci ha abituato a vederlo improvvisamente comparire all’Aquila a inaugurare qualche casa antisismica o una scuola, al fianco del fido Bertolaso, facendo della gestione della “emergenza terremoto” uno dei suoi successi da “spendere” a livello nazionale.
Tutti i media hanno decantato il “progetto impossibile”, il fatto che “nessuno al mondo è riuscito a fare quello che ho fatto io”: viene naturale immaginare che gli aquilani a questo punto vorranno ringraziarlo, portando in trionfo il Pdl alle prossime elezioni provinciali, con una percentuale bulgara.
Ma se invece non dovesse stravincere o addirittura perdere, immaginate che ripercussioni vi sarebbero a livello non solo nazionale?
Molti direbbero: “ma allora non era tutto oro quello che ci hanno fatto vedere luccicare” e per il premier sarebbe uno schiaffo peggiore che perdere in Puglia.
Perchè in fondo se vince Vendola, puoi pur sempre trovare una giustificazione politica, ma se perdi all’Aquila crolla il castello di carte abilmente e mediaticamente costruito per mesi.
Chi come noi ha seguito le vicende aquilane senza paraocchi, sa che la situazione è a rischio e anche nel Pdl lo sanno molto bene.
Perchè all’Aquila è stato fatto certo un buon lavoro, ma nessun miracolo, perchè all’Aquila sono stati commessi errori iniziali di valutazione e non sono state mantenute le promesse nei tempi di realizzazione delle casette antisismiche, tanto è vero che a tutt’oggi vi hanno trovato rifugio solo 12.000 terremotati, mentre ne restano fuori ben 13.000. Continua »
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Febbraio 3rd, 2010 Riccardo Fucile
FEDELI AL MOTTO “TENGO FAMIGLIA”, IL FIGLIO DI BOSSI PARACADUTATO NEL COLLEGIO SICURO DI BRESCIA: 12.000 EURO AL MESE FANNO COMODO…. ANCHE IN PADAGNA “I FIGLI SONO PIEZZ’ E’ CORE” E VANNO SISTEMATI: ECCO LA MERITOCRAZIA LEGHISTA
E’ nato pochi giorni fa e il simbolo lo riproduciamo qua accanto: parliamo del gruppo “Regionali 2010: da buon bresciano leghista non scrivere Renzo Bossi” apparso su Facebook.
Accompagnato da un disegno esplicativo: “no alla trota” nel logo che mostra un’urna e e un pesce sbarrato di rosso con la scritta “no grazie”.
I commenti degli iscritti al gruppo variano da un esplicito”che vada a Varese” a un “forse a Milano non hanno capito che non siamo qua per farci prendere in giro, facciamoci sentire”.
La base leghista bresciana ha mal digerito la decisione assunta dal comandante Bossi di assicurare un posto sicuro in Regione Lombardia per il suo figliolo studioso e prediletto.
Dopo averle tentate tutte, dopo aver rimediato figure patetiche per difenderlo persino dagli “insegnanti meridionali”, rei di bocciarlo alle superiori per evidenti carenze scolastiche, dopo averlo sistemato nell’Osservatorio sulla trasparenza della Fiera di Milano, mandato poi a studiare in Inghilterra, ma senza mai portare a termine un progetto concreto, alla fine il senatur si è rassegnato a sistemarlo nell’azienda di famiglia: la Lega meritocratica, quella dura e pura, quella che si batte contro le clientele romane, trevigiane e parmigiane reggiane.
Quella che non fa marchette, insomma, ma i capi di marca li indossa tra una proletaria carnevalata in sezione con fazzoletto verde d’ordinanza al collo e un party serali in lungo, in mezzo alla finanza che conta.
Su Facebook alcuni leghisti bresciani si chiedono: “perchè a Brescia? La nostra provincia avrà migliaia di giovani padani in grado di fare quel percorso e ci impongono Renzo Bossi. Che può sapere lui della nostra terra, non ne conosce la criticità , come può rappresentarci? E noi militanti ora dovremmo pure fagli la campagna elettorale?”. Continua »
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Febbraio 3rd, 2010 Riccardo Fucile
GESTIONE AFFIDATA ALL’EMERGENZA E ALLA DISCREZIONALITA’, ASSENZA DI GENERI DI PRIMA NECESSITA’, INSUFFICIENTE ASSISTENZA LEGALE E SANITARIA…. NEI CIE SONO FINITI IMMIGRATI CHE IN MEDIA RISIEDEVANO IN ITALIA DA OLTRE 7 ANNI, CHE NON HANNO COMMESSO REATI, MA SOLO PERSO IL LAVORO…TENSIONI, MALESSERI E SUICIDI
Dopo una prima analisi compiuta cinque anni fa, l’organizzazione internazionale “Medici senza
frontiere” è tornata a monitorare i luoghi di trattenimento degli immigrati privi di permesso di soggiorno.
In Italia se ne contano 21, tra CIE (Centri d’espulsione), CARA (Centri per richiedenti asilo) e CDA (Centri d’accoglienza): due equipe, composte da medici, infermieri, operatori sociali e mediatori culturali, li hanno visitati per redigere un secondo rapporto, dopo quello del 2003.
Non è cambiato quasi nulla: nella relazione si legge che “la gestione dei centri per migranti, dopo 10 anni dalla loro istituzione, sembra ancora ispirata da un approccio emergenziale e in larga parte è lasciata alla discrezionalità dei singoli enti gestori”.
Scarsa tutela dei diritti fondamentali, mancanza di protocolli d’intesa col Servizio sanitario nazionale, insufficiente assistenza legale, sociale, sanitaria e psicologica, episodi di autolesionismo, risse e rivolte, assenza dei generi di prima necessità : questo il quadro generale che emerge dallo studio di Medici senza Frontiere.
E’ solo cambiato lo scenario di riferimento: si è esteso da due a sei mesi il periodo massimo di trattenimento all’interno dei Cie e si sono interrotti gli arrivi di migranti a Lampedusa via mare.
Permangono i fattori di cattivo funzionamento delle strutture e si verificano sempre episodi di scarsa tutela dei diritti individuali.
Medici senza Frontiere si è sentita opporre un rifiuto da parte del ministero degli Interni circa la possibilità di visionare le convenzioni stipulate tra i singoli gestori e le locali Prefeture : “i centri per immigrati sembrano operare come enclave con regole, relazioni e dimensioni di vita propria, senza controlli esterni e indicatori di qualità “, commenta MSF.
La situazione più grave è quella dei Centri di espulsione, dove si trova di tutto: dagli ex detenuti agli stranieri con anni di soggiorno alle spalle, figli e famiglia in Italia.
Il tempo medio di permanenza in Italia di questi immigrati è di 7 anni e 4 mesi. Continua »
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Febbraio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
RENATA DIFENDE GLI IMMIGRATI, PROPONE NORME A TUTELA DEI DIRITTI DELLE COPPIE NON SPOSATE, PARLA DI EDILIZIA POPOLARE: NEL PDL E’ PSICODRAMMA…”SI ATTENGA AL PROGRAMMA” DICONO GLI EX SOCIALI ALEMANNO E STORACE… “NEI MANIFESTI NON HA MESSO IL SIMBOLO DEL PDL E NEMMENO IL NOME DI BERLUSCONI”: MEGLIO, FORSE COSI’ PRENDE QUALCHE VOTO IN PIU’
Sinistra spiazzata, centrodestra in pieno psicodramma: “meno male che Renata c’è”, verrebbe da cantare, mutuando i salmodianti cori forzaitalioti.
E’ bastato che la candidata del Pdl alla presidenza della Regione Lazio parlasse di “edilizia popolare e riforma della sanità al fine di dare una casa decente e un servizio ospedaliero adeguato al popolo laziale” e già i notabili del partito hanno avuto una crisetta, pressati dalle telefonate di qualche loro amico costruttore e di qualche proprietario di cliniche private.
Quando poi ha contestato giustamente (dati alla mano) l’improvvida frase del premier “meno immigrati=meno criminalità “, sostenendo che “immigrazione non è assolutamente sinonimo di violenza”, la Polverini ha suscitato i latrati dei leghisti della padagna del magna magna e dei suonatori di corte di Palazzo Grazioli.
Ora è uscita con un concetto semplice sulle coppie di fatto, ovvero quelle che convivono senza essere unite in matrimonio.
Ecco il testo: ” Al centro della mia politica c’è e ci sarà sempre la famiglia, istituzione cardine della nostra società .
Sono nettamente contraria a qualsiasi forma di unione che possa apparire come un’altra forma di matrimonio o come un surrogato della famiglia tradizionale. Ma credo che chi compie scelte differenti debba poter trovare delle forme di tutela per diritti fondamentali, che sono del resto previste dalla Costituzione e dal codice civile.
Non si tratta di una scelta ideologica, ma di una semplice questione di buon senso. Chi sceglie di non contrarre matrimonio, religioso o civile che sia, oggi è costretto a seguire strade tortuose per veder concretizzati diritti e doveri reciproci”.
Se questi concetti, che valgono in tutti i Paesi civili, di dare norme che regolino anche le unioni di fatto, ha scatenato le fobie di qualcuno nel centrodestra, sono problemi loro.
Fa specie che tra i primi a lagnarsi sia stata una delle ex coppie di fatto più note della Capitale, ovvero il sindaco Gianni Alemanno e l’ex presidente della Regione, Francesco Storace. Continua »
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Febbraio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
OCCORRONO 1.210 GIORNI PER RECUPERARE UN CREDITO, 1.549 PER UNA CAUSA CIVILE, 1.039 PER UNA DI LAVORO, 781 PER UN DIVORZIO, 3.333 PER UN FALLIMENTO…MA LA PRODUTTIVITA’ PRO-CAPITE DEI GIUDICI ITALIANI E’ IL DOPPIO DI QUELLA DEGLI ALTRI GRANDI PAESI…IL PROBLEMA SONO L’ORGANIZZAZIONE E LE SCARSE RISORSE
Analizziamo il problema giustizia in Italia con dati esteri “super partes”, onde evitare il solito
litigio tra potere politico e magistratura: sono quelli che emergono dal rapporto Doing Business 2009 della Banca mondiale che stima l’efficienza del sistema giudiziario di una nazione.
Nella apposita classifica redatta dall’organismo internazionale, su 180 Stati considerati, il sistema giudiziario italiano rotola al 156° posto.
Subito dopo di noi ci sono Gibuti, Liberia, Slovenia, Sri Lanka, Bangladesh, Afghanistan.
Davanti guida il Lussemburgo (1° posto), la Germania è al 7° posto, il Belgio al 21°, la Gran Bretagna al 23°, la Svizzera al 29°.
Altri dati che emergono dal rapporto: per recuperare un credito ci vogliono in Italia 1.210 giorni, con un costo del 29,9% del debito azionato.
I ritardi della giustizia costano 371 euro di tassa occulta su imprenditori, fornitori e clienti.
Sono 1.549 i giorni in media necessari per una causa civile davanti alla Corte d’Appello, 1.021 per un processo di previdenza, 1.039 per uno in materia di lavoro.
In tribunale si arriva in 762 giorni al nord, 954 al centro, 1.172 al sud.
Un divorzio rimane in piedi 571 giorni al nord, 781 al centro, 693 al sud.
I fallimenti richiedono 2.561 giorni al nord, 3.333 al centro, 4.052 al sud.
Ciò nonostante (dato Eurispes 2010), la fiducia degli italiani nella magistratura, che nel 2006 era al 38,6%, è salita al 47,8%, segno evidente che molti attribuiscono le cause della mala-giustizia ad altri fattori.
Non a caso la stessa Commissione europea per l’efficacia della giustizia, nel famoso rapporto Cepej sui processi civili, scrive che “la produttività pro-capite dei giudici italiani è corca il doppio di quella degli altri grandi Paesi europei e 50 volte quello degli inglesi”.
Cosa non va allora?
Intanto gli italiani sommergono i Palazzi di giustizia di migliaia di cause di poco conto, quasi fosse ormai un’abitudine rivolgersi ai giudici anche per anla più banale bega condominiale.
Invece di usare il buon senso, spesso si finisce per ingolfare un sistema che già boccheggia da solo. Continua »
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Febbraio 2nd, 2010 Riccardo Fucile
RAPPORTO EURISPES: A PARITA’ DI POTERE D’ACQUISTO, L’ITALIA AL 23° POSTO SU 30, CON UN SALARIO MEDIO DI 14.700 EURO…. SUPERIAMO SOLO I PAESI DELL’EST E IL PORTOGALLO: STIPENDI INFERIORI DEL 28% RISPETTO AI TEDESCHI, DEL 19% AI GRECI, DEL 14% AGLI SPAGNOLI… SIAMO SOTTO DEL 23% RISPETTO ALLA MEDIA EUROPEA
Tanto per chiarire un volta per tutte che la vera emergenza italiana è quella sociale e non certo quella giudiziaria, un buon punto di riferimento per valutare la situazione ci viene dal Rapporto 2010 dell’Eurispes : gli italiani hanno gli stipendi più bassi tra i Paesi industrializzati.
A parità di potere d’acquisto, nell’area Ocse, il nostro Paese occupa il 23° posto sui 30 paesi monitorati, con un salario medio netto annuo che ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro.
Tra i paesi con il maggior salario medio netto annuo per un lavoratore senza carichi familiari si collocano tra i primi dieci: Corea del Sud (39.931 dollari), Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Novergia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Paesi Bassi (30.796) e Usa (30.774).
Il nostro Paese, con 21.374 dollari, occupa la 23° posizione, collocandosi dopo quegli altri Paesi europei con retribuzioni nette annue intorno ai 25.000 dollari, tra i quali Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632) e superando solo Portogallo, Turchia, Messico, Polonia, Slovacchia, Rep. Ceca e Ungheria.
La distanza dell’Italia dal vertice della classifica è notevole, essendo la differenza dei salari piuttosto elevata: i dipendenti italiani percepiscono infatti uno stipendio annuale netto inferiore di 18.557 dollari rispetto ai coreani, di 16.773 rispetto agli inglesi, di 14.600 rispetto agli svizzeri. Continua »
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Febbraio 1st, 2010 Riccardo Fucile
A REGGIO CALABRIA, IL CONSIGLIO DEI MINISTRI STRAORDINARIO AVREBBE DOVUTO ANNUNCIARE I DIECI COMANDAMENTI: ALL’ULTIMO MINUTO SCOMPARE LA TAVOLETTA DEI SOLDI, GARANTITA DA MARONI… MA I FONDI SEQUESTRATI ALLA MAFIA NON SONO CERTI E TREMONTI LI FA CANCELLARE
A molti la cosa sarebbe passata inosservata, vista l’enfasi del momento: dopo gli attentati
della ‘ndrangheta e la decisione del governo di tenere un Consiglio dei ministri nella blindatissima Reggio Calabria, la maggior parte dei notisti politici era intenta a promulgare ai quattro venti i “dieci comandamenti”, ovvero le dieci misure preannunciate da giorni da Maroni e da Alfano su come la “linea dura” governativa avrebbe affrontato e sconfitto la mafia calabrese.
Ma come ha rivelato il “Secolo XIX”, quotidiano indipendente genovese, alla fine si è assistito ad un “miracolo all’italiana”: i comandamenti sono rimasti nove e la tavoletta scomparsa, tanto per cambiare, è quella relativa ai soldi da stanziare per realizzare gli altri nove.
Da giorni il ministro degli Interni e quello della Giustizia avevano fatto sapere ai giornali che dalla riunione sarebbe uscito un piano articolato in dieci punti. Maroni aveva anticipato alla Padania, giornale della Lega, alcuni dei principali contenuti della summa teologica : il giorno prima del Consiglio dei ministri il quotidiano leghista è infatti uscito con un articolo titolato “Il decalogo per vincere la guerra”.
Nell’articolo si poteva leggere: “il Cdm sarà l’occasione per ripartire i fondi del Fondo unico per la giustizia”, alimentato dai beni sequestrati o confiscati alle mafie.
E infatti il giorno della riunione, ecco i principali quotidiani italiani e le Tv dare fiato alle trombe e parlare del decalogo contro i boss. Continua »
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Febbraio 1st, 2010 Riccardo Fucile
DOPO AVER SPECULATO PER ANNI SULLE TRADIZIONI PADANE, ORA ZAIA CONCEDE IL PATROCINIO DEL MINISTERO ALLA NEGAZIONE DELLA CUCINA ITALIANA…IL GIORNALE INGLESE “GUARDIAN” LO ACCUSA DI TRADIMENTO DELL’IDENTITA’ NAZIONALE E LUI REPLICA PRENDENDOSELA CON GLI “ORTODOSSI STALINISTI”
Il popolo italiano ora può tirare un sospiro di sollievo: di fronte alla crisi economica, sta arrivando il sostegno da tanti auspicato.
Pensate forse a un aumento degli ammortizzatori sociali, senza sottrarre i fondi europei a quelli destinati alla formazione professionale del Sud ?
No, tranquilli, arriva l’hamburger di governo, confezionato dalle amorevoli mani del ministro Zaia, il quale, nella sua qualità di guida spirituale del ministero delle politiche agricole, forestali e alimentari, ha deciso di concedere il patrocinio del proprio dicastero al McItaly, l’ultimo prodotto lanciato sul mercato dalla catena americana McDonald’s.
Dopo aver fatto affiggere per anni migliaia di manifesti sui muri del nord in cui la Lega diceva “No al cous cous, sì alla polenta”, dopo essersi eretti a difensori del “made in Italy” e della tradizione della cucina e dei prodotti italiani, i leghisti sono caduti sul pisello, come la signora Longari, pardon sull’hamburger.
Un prodotto che è la negazione della cucina tricolore e rappresenta un attentato a quella regionale, un peccato mortale per un leghista.
Basti pensare che l’intuizione della catena McDonald’s è stata quella di riproporre lo stesso gusto in ogni angolo della terra a un prezzo standard (al massimo con un cetriolo in più o in meno), una scelta commerciale che non rappresenta certo un rispetto delle tradizioni e dei prodotti locali.
Il giornale inglese “Guardian” ha infatti parlato di tradimento dell’identità nazionale, in merito all’iniziativa di Zaia di concedere il patrocinio all’hambuger. Continua »
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