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NIENTE REGALI DI NATALE PER UN ITALIANO SU QUATTRO

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

LA CRISI SI FA SENTIRE IN TANTE FAMIGLIE: PASSA DAL 19,7% AL 23,8% LA PERCENTUALE DI ITALIANI CHE NON ACQUISTERA’ DONI…IN AUMENTO LIBRI, VINO E LINGERIE, CALANO CAPI DI ABBIGLIAMENTO E VIAGGI

Un italiano su quattro non acquisterà  neppure un regalo di Natale.
La previsione della Cgia di Mestre si basa su un’indagine svolta da Panel Data su un campione di 900 italiani ai quali è stato chiesto quali saranno i doni che compreranno nei prossimi giorni con la tredicesima.
“E’ in crescita il numero di persone che quest’anno, a fronte della crisi economica che continua a preoccupare gli italiani, non farà  nessun regalo di Natale –   commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – Se nel 2009 questa percentuale riguardava il 19,7%, quest’anno raggiungerà  il 23,8%. Insomma, quasi un italiano su quattro risparmierà  qualcosa non acquistando nessun regalo. Un dato che, comunque, potrebbe essere più contenuto quando si farà  il bilancio dopo le feste. Infatti, come succede spesso, anche chi un mese prima non ha intenzione di farne, cede a qualche piccolo acquisto proprio nelle ultimissime ore prima del 25 dicembre”.
Secondo l’associazione, rispetto agli anni passati gli italiani riceveranno in dono più libri, più bottiglie di vino e più lingerie.
In forte discesa, invece, l’acquisto dei capi di vestiario (che comunque resta la scelta preferita), le calzature, i viaggi e le vacanze.
“Insomma – spiega la Cgia –   la crisi continua a farsi sentire e, probabilmente, i regali che riceveremo, almeno da un punto di vista economico, rischiano di essere meno impegnativi di quelli ricevuti l’anno scorso”.
Analizzando più da vicino i risultati, sottolineano dalla Cgia, il dono natalizio più diffuso saranno i capi di abbigliamento (61,5%), seguitidall’enogastronomico (60,1%) e dai libri (57,4%).
Seguono i prodotti tecnologici con il 32,80% delle preferenze, i giocattoli e l’arredo-casa con il 32,80%.
Chiudono la classifica i viaggi, i weekend e le vacanze con l’8,10%.
I ricercatori mestrini sottolineano che la somma delle percentuali riferite alle principali tipologie di regali non dà  come risultato 100, poichè gli intervistati avevano la possibilità  di scegliere più risposte diverse.
Nel confronto con il 2009 l’incremento più consistente lo registrano i libri (+6,4%), l’enogastronomia (+5,8% con una punta del +2,8% per i vini).
Stabili i prodotti tecnologici (+0,8%), i giocattoli e l’arredo casa (+0,8%).
“In forte contrazione, a conferma di una ridotta capacità  di spesa e della necessità  di destinare le risorse a consumi più utili, la percentuale di italiani che regaleranno, o si regaleranno, un viaggio o qualche giorno di vacanza (-2,7%)”.
Infine, pur essendo una tradizione sempre molto sentita, i capi di abbigliamento registreranno una riduzione del 5,6% (con una punta negativa del -4,3% delle calzature, anche se l’intimo registrerà , invece, un aumento del +3,6%).

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CASO BONEV, PER BONDI SI METTE MALE, I BULGARI CONFERMANO: “HA PAGATO L’ITALIA”

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

IL FILM DELLA BONEV, AMICA DI BERLUSCONI,   LA TRASFERTA A VENEZIA E “L’IMPEGNO” DI BONDI…IL GOVERNO BULGARO INCHIODA IL MINISTRO ALLA CULTURA ITALIANO…LA LETTERA UFFICIALE DEL MINISTRO BULGARO SMENTISCE BONDI

In questa storia c’è del marcio, ma la Danimarca è lontana.
Bugie ripetute che stanno spingendo Italia e Bulgaria sul crinale della crisi diplomatica.
La vicenda del premio fasullo inventato ad agosto per blandire Dragomira “Michelle” Bonev al Festival di Venezia regala una novità  al giorno.
Ieri mattina, l’ex pittore e ministro della Cultura, Vlady Rashidov, si è presentato in diretta telefonica sulle frequenze della televisione locale BTV per affrescare un quadro ostile alla versione italiana dei fatti.
“Il nostro viaggio al Lido? Il contribuente bulgaro non ha versato un euro. Ho un invito ufficiale del ministro Sandro Bondi e l’ufficio Esteri del nostro ministero, al tempo, mi fece sapere che eravamo invitati alla Biennale con tutta la troupe di Goodbye Mama a loro spese perchè avevamo vinto un premio”.
E poi, tra momenti di involontaria comicità : “Quando vado a cena da qualcuno, non chiedo lo scontrino del supermercato, ringrazio per l’ospitalità  e saluto” e passaggi rivelatori: “Gli italiani si rifiutano di confermare che hanno pagato loro per la crisi economica e gli scandali che investono il governo di Roma”, il colpo di teatro di Rashidov.
Una lettera protocollata del primo ministro bulgaro Borissov datata 30 agosto, che il Fatto è in grado di produrre. Sul documento ufficiale del premier di Sofia, l’autorizzazione al viaggio italiano è subordinata alla spesa da affrontare.
Trattandosi di centinaia di migliaia di euro (la comitiva di 32 persone, dopo aver viaggiato su un charter affittato in Germania dalla compagnia Private wings flugcharter GmnH, era ospitata tra il Cipriani e altri alberghi di extralusso), la missiva protocollata di Borisov lascia sul foglio parole inequivocabili: “La tratta si deve svolgere in aereo: Sofia-Venezia-Sofia, i fondi per l’assicurazione medica e la diaria per 4 giorni devono essere addebitati sul budget del ministero della Cultura bulgaro. Viaggio e alloggio, al contrario, saranno coperti da chi ci riceverà ”. Gli italiani.
Bondi, pesantemente tirato in ballo dall’omologo Rashidov anche sul versante economico dell’opera “questo film è una co-produzione tra il ministero della Cultura italiano e quello bulgaro” (particolare che l’ex sindaco Pci di Fivizzano ha sempre bollato come falso, ndr) – nega ogni coinvolgimento: “La Direzione generale per il Cinema del Mibac chiarisce definitivamente che in relazione alla presentazione del film Good bye Mama alla Mostra veneziana, nessuna spesa è stata sostenuta nè per il viaggio nè tantomeno per l’ospitalità  della delegazione bulgara, eventualità  peraltro non prevista dalla vigente normativa per i finanziamenti al cinema”.
Il ministero nello scandalo per le vicende Indaco (marito e figlio della compagna di Bondi, la deputata Manuela Repetti del Pdl, beneficiati a vario titolo dal suo-dicastero) e per l’invenzione a latere di un premio vero “Action for women”, di una patacca avente il solo scopo di compiacere una cara amica di Berlusconi (la spinta che portò Bondi a mobilitare il ministero in pieno agosto per l’ordine della falsa targa da consegnarle in laguna), e che indusse Galan, sul red carpet, il 3 settembre, a dire “Berlusconi mi ha pregato di portare personalmente i saluti a Michelle Bonev e lo farò con tutto l’entusiasmo di cui sono capace”, sostiene che alla propria verità  non ci sia “nessuna possibilità  di smentita”.
La ricostruzione di Bondi confligge con quella dettagliata di Rashidov e con i documenti ufficiali di Sofia.
La Biennale sostiene di non aver pagato nulla.
Se la cattiveria spinge a pensieri malvagi, leggi un intervento del presidente del Consiglio, è la voce di Paolo Bonaiuti nel tardo pomeriggio a smentire. Una prima telefonata interlocutoria: “Non ne so niente, verifico e le faccio sapere”, una seconda più netta: “Dopo un controllo rapido, non risultano direttamente spese di nessun genere per il film in questione”.
Qualcuno mente.
E non si spiega – se davvero avesse pagato direttamente Michelle-Dragomira, il suo fidanzato italiano o un soggetto terzo – perchè Rashidov e Borisov avrebbero dovuto coinvolgere un esecutivo straniero con cui la Bulgaria intrattiene ottimi rapporti.
Fu Berlusconi a introdurre Borisov alla prima riunione del Consiglio d’Europa lo scorso anno, e sempre lui a consigliare all’ex bodyguard dell’ultimo leader comunista bulgaro e poi del Re, di lavorare sullo statuto del Ppe per consentire alla sua formazione di centrodestra di crescere in vista dell’ingresso al Schengen.
Meno di un mese fa, Borissov era in Italia, a Pescara per una partita di beneficenza.
Sbarcati in 46 (a spese questa volta della Unicredit di Sofia) i bulgari si sono trattenuti a cena e all’improvviso – tra militari in alta uniforme e parlamentari italiani e balcanici delle più diverse estrazioni – a tavola è apparsa Michelle Bonev accompagnata da un’altra vecchia conoscenza di B., Dorina Pavlova, vedova del finanziere Iliya Pavlov (ucciso da un sicario nel 2003), ex fotomodella ed erede di un impero sterminato, poi in parte liquidato.
La Pavlova, che ama trascorrere l’estate a Porto Rotondo, avrebbe detto che vista la sua forzata assenza, il premier l’aveva pregata di presenziare.
In questa sciarada senza soluzioni in cui tutti smentiscono tutti, forse è utile tornare a Rashidov e alle sue parole alla BTV: “Ho avuto un invito personale da Bondi.
Il Ministero della Cultura bulgaro ha comunicato esclusivamente con il Ministero della Cultura Italiano e con nessun’altro.
Da Roma mi chiesero se a Venezia era possibile avere gli attori di GoodBye Mama.
‘Siamo in crisi’, risposi, ‘posso portare al massimo un’attrice e un operatore. La trasferta veneziana è un’operazione costosissima e non posso prendere soldi dal contribuente bulgaro per un aereo enorme, affittato per trasportare 30 persone a Venezia’.
In loco ho avuto incontri ufficiali con Mara Carfagna e il vice-ministro Galan, che si è scusato per la mancanza di Sandro Bondi.
Con loro ho discusso della creazione di un centro culturale bulgaro a Roma e la futura partecipazione di pittori bulgari alla più prestigiosa Biennale d’arte Contemporanea del mondo, quella di Venezia.
Non partecipiamo da 20 anni, la quota d’accesso è di 200.000 euro e lo stato bulgaro, non dispone con questi fondi”.
Qualcuno racconta il falso e questo, è l’ennesimo brutto film.

Malcom Pagani
(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA SPECTRE GLOBALE E LA TEORIA DELL’ETERNO COMPLOTTO

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO IL GOVERNO C’E’ CHI TRAMA CONTRO L’ITALIA: I RIFIUTI A NAPOLI, LE MACERIE DI POMPEI, GLI AVVISI DI GARANZIA PER IL CASO FINMECCANICA, LE RIVELAZIONI DI WIKILEAKS SAREBBERO IL FRUTTO DI UNA CONGIURA INTERNAZIONALE CONTRO IL NOSTRO PAESE… IN REALTA’ O QUALCUNO HA BEVUTO TROPPO O IL GOVERNO USA ARGOMENTI PER DISTRARRE L’OPINIONE PUBBLICA DAI PROPRI FALLIMENTI

Complotto contro l’Italia.
In un pirotecnico gioco di specchi, si potrebbe capovolgere così il titolo del magnifico romanzo di Philip Roth, dove la dura e rancorosa America di Lindbergh si chiude in se stessa per non vedere i suoi guai, e addita il mondo come nemico.
Oggi Silvio Berlusconi e il suo governo fanno la stessa cosa.
Per non vedere quanto è già  sotto gli occhi di tutti, dal disastro dei rifiuti al crollo di Pompei, dalle inchieste della magistratura su Finmeccanica ai file segreti di Wikileaks, il nostro Consiglio dei ministri si riunisce come fosse un gabinetto di guerra, e alla fine stila il suo comunicato farneticante, dove si rievoca una “Cosa” pericolosa e informe che somiglia tanto alla cara, vecchia congiura giudo-pluto-massonica.
“C’è una strategia per colpire l’Italia e la sua immagine internazionale”, scandisce il nostro ministro degli Esteri, ripreso in un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi.
Una “strategia” nella quale si mescola tutto, per confondere tutti.
La monnezza di Napoli e le macerie della Domus dei gladiatori, gli avvisi di garanzia sul caso Enav-Selex e le “rivelazioni imbarazzanti” sui rapporti Italia-Usa che il terribile e temibile Assange sta per diffondere in rete.
Un’enormità , sul piano politico e diplomatico: il governo italiano spara in alto, e nel mucchio, senza dire chi, dove, come, quando, perchè.
Poco più tardi, forse consapevole della sparata, lo stesso capo della Farnesina si corregge, con una prosa avventurosa: “Non c’è nessun complotto contro di noi, ma elementi preoccupanti che sono la combinazione di informazioni inesatte, di enfatizzazioni mediatiche, di fattori negativi per l’Italia”.
Salvo poi aggiungere, con involontaria comicità , che “non c’è un unico burattinaio, ma una combinazione il cui risultato è dannoso per la nostra immagine”.
Riepilogando.
C’è una strategia internazionale contro l’Italia e contro il suo governo.
Magari nasce in America, va a sapere, e poi dilaga in Europa. E non c’è una sola “centrale”, al lavoro contro il Belpaese. forse ce n’è più d’una.
È grottesco che si possa anche solo immaginare uno scenario da Spectre globale, soprattutto se rapportato alla nostra sostanziale irrilevanza nello scenario internazionale.
Possibile che il Cavaliere e i suoi accoliti non dubitino che di “centrale” anti-italiana non ce n’è proprio nessuna?
Possibile che non abbiano il ragionevole dubbio che l’unica “centrale” che, in questo momento, sta arrecando veri danni all’immagine e alla credibilità  dell’Italia è proprio l’istituzione che la governa?
È colpa delle cancellerie europee se la Campania è invasa dai rifiuti come due anni fa?
È colpa di Obama se l’inchiesta su Finmeccanica porta ad avvisi di garanzia che colpiscono al cuore la nostra industria della Difesa, strategica per il Paese?
È vero che ogni tramonto di un’illusione (è tale è il rovinoso declino del berlusconismo) contiene in sè elementi teatrali, oltre che tragici.
Ma qui stiamo davvero esagerando. Manca solo l’attacco frontale alla Perfida Albione, da un balcone di Palazzo Grazioli.
Poi la farsa sarà  davvero completa.

Massimo Giannini
( da “la Repubblica”)

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LE COSE CHE MARONI NON HA MAI FATTO E CHE SI E’ DIMENTICATO DI DIRE DURANTE LO SPOTTONE DA FAZIO

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

OLTRE ALLA LISTA DI PRESUNTE COSE FATTE (DA ALTRI), IL MINISTRO MARONI DIMENTICA SEMPRE DI RICORDARE CIO’ CHE NON HA FATTO E AVREBBE DOVUTO INVECE FARE, ESSENDO UN SUO COMPITO… GLIENE RICORDIAMO ALCUNE A PERENNE MEMORIA

Le anomalie nel comune di Fondi
(Latina)
Il comune di Fondi, uno dei primi misteri del ministro della legalità  e delle polizie ma non più dei servizi segreti.
Tra il 2008e il 2009l a Direzione investigativa antimafia aveva arrestato e indagato due clan di ‘ndrangheta e camorra con l’accusa di essersi infiltrati nel tessuto economico e politico della cittadina del basso Lazio e di condizionare il Mof, uno più grossi mercati ortofrutticoli del Mediterraneo.
Fu avviata la commissione di accesso e il prefetto di Latina, in due riprese, scrisse e motivò la necessità  di sciogliere quel comune.
In un primo momento anche Maroni sembrava d’accordo.
Poi, improvvisamente, a cavallo di Ferragosto 2009 la retromarcia: il comune di Fondi non sarà  sciolto.
Il risultato è che è diventato sindaco uno degli amministratori indagati nelle inchieste dell’antimafia.
L’autoriciclaggio non è punito
Nel Piano straordinario dell’antimafia, la cui lucida brochure il ministro porta sempre con sè nei salotti tv, è una somma di norme la maggior parte delle quali proposte dalle opposizioni.
E fin qui niente da dire, basterebbe ricordarlo.
Il punto è che in quel pacchetto manca la norma più importante sempre ostacolata da Maroni e dal governo: non è punito l’autoriciclaggio.
Il risultato è che il boss indagato per narcotraffico può tranquillamente e in prima persona riciclare i soldi guadagnati in modo illecito.
Lo scudo fiscale e i soldi sporchi
Il ministro Maroni ha fortissimamente voluto e votato lo scudo fiscale.
Ha permesso che tornassero in Italia in modo lecito e del tutto ripuliti qualcosa come 105 miliardi di euro illecitamente esportati.
Il taglio dei fondi alle forze dell’ordine
Polizia e carabinieri stanno ottenendo risultati straordinari, sono loro e la magistratura che fanno le indagini ed eseguono gli arresti.
Il tutto nonostante il taglio di oltre tre miliardi di euro nel biennio 2009-2010 che significa, ad esempio, volanti senza benzina, agenti delle squadre mobili costretti a lavorare in uffici senza riscaldamento o carta igienica e straordinari mai pagati. Maroni ha sempre sventolato il miraggio del Fug, il Fondo unico della giustizia dove finiscono i beni confiscati alle mafie e poi ridistribuiti alle forze dell’ordine per compensare i tagli in finanziaria.
Bene: finora non s’è visto un euro.
Lo stesso ministro ha ammesso di recente che “solo nel 2011 saranno distribuiti 79 milioni di euro”. Rispetto ai due miliardi tagliati…
La sanatoria per gli immigrati
La sanatoria per gli immigrati ha lasciato fuori gli onesti, chi magari ha avuto un contratto di lavoro per anni ma in quel mese, al momento del rinnovo, non più.
E estromette dall’Italia a 18 anni gli immigrati figli di genitori senza la carta di soggiorno che vale dieci anni. Si tratta di migliaia e migliaia di persone per bene. Il delinquente resta e ha trovato il modo di comprare un permesso falso.
Su Ruby, nessuna critica alla Questura
Il ministro Maroni ha ammesso, davanti a Camera e Senato, le interferenze e le bugie del Presidente del Consiglio sui vertici della questura di Milano per il caso Ruby. Ma non le ha mai criticate.
Gli accessi per i comuni infiltrati
In Lombardia ci sono otto comuni, due amministrazioni provinciali e la Regione coinvolte in indagini dell’antimafia.
Sono almeno quindici gli amministratori i cui nomi figurano agli atti delle inchieste sugli affari della ‘ndrangheta al nord, quattro sono leghisti, gli altri Pdl.
Perchè il ministro non avvia gli Accessi in quelle amministrazioni per valutare il rischio di infiltrazioni mafiose?
Zitto sullo scontro a fuoco dei libici
Il ministro Maroni non ha diffidato la Libia di Gheddafi dopo che la motovedetta libica ha sparato contro un nostro peschereccio.
Ci facciamo sparare addosso e stiamo zitti.

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LA PATACCA DEL GIORNALE SULL’AUTO DI FINI COSTRINGERA’ FINALMENTE IL PDL A FARE COME I COMUNI CITTADINI: PAGARE L’AFFITTO DELLE SEDI

Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

FINI, INVECE CHE USARE L’AUTO BLU CUI AVREBBE DIRITTO, PREFERISCE UTILIZZARE L’AUTO DI PROPRIETA’ DI AN, D’INTESA CON IL COMITATO DI GESTIONE…I KILLER DE IL GIORNALE SOLLEVANO LA SOLITA POLEMICA MA SI FANNO AUTOGOL: FINI RINUNCIA ALL’AUTO, COSI’ ORA GRAVERA’ SUI CONTRIBUENTI… MA GI EX AN ORA RECLAMANO GIUSTAMENTE IL PAGAMENTO DELL’AFFITTO DELLE SEDI CHE IL PDL OCCUPA SENZA VERSARE UN EURO DA ANNI: SONO CLANDESTINI O OCCUPANTI ABUSIVI?

“Gianfranco Fini restituisce l’auto del partito che aveva in uso al posto dell’auto blu, ma ora il Pdl paghi l’affitto degli immobili che erano di An e che ha finora utilizzato gratuitamente”:
Donato Lamorte, presidente del Comitato dei garanti di Alleanza nazionale, interviene per «bloccare» una nuova campagna stampa contro il leader di Fli sull’utilizzo della «auto blu» da parte del presidente della Camera.
«I solerti segugi del Giornale, di proprietà  della famiglia Berlusconi, non ce ne vogliano – afferma Lamorte – se roviniamo il presunto scoop scandalistico cui si stanno da qualche tempo dedicando. L’autovettura di servizio utilizzata dal presidente Gianfranco Fini non è di proprietà  della Camera dei deputati bensì di An, e al riguardo il Comitato di gestione dei beni del partito non ha avuto fino ad oggi alcunchè da obiettare».
«Così come – sottolinea – non risulta abbia mosso alcun rilievo circa il fatto che numerose proprietà  immobiliari di An siano utilizzate dal Pdl senza versare alcun canone di affitto. Poichè è doverosa la massima trasparenza, l’autovettura torna oggi stesso (per espressa volontà  dell’onorevole Fini) nella disponibilità  esclusiva del Comitato di gestione che, siamo certi, provvederà  sollecitamente a stipulare regolari contratti di affitto ai prezzi correnti di mercato per gli immobili che ospitano il Pdl».
Siamo dinanzi a un’ulteriore tappa della controversia sulle proprietà  di An, terreno fertile evidentemente per trovare spunti utili ad alimentare il gossip su Fini e ad invelenire i rapporti tra Fli e Pdl.
Una guerra che rischia di deflagrare con toni da campagna elettorale anticipata e che forse era meglio risolvere nel reciproco rispetto evitando che i giornali berlusconiani si divertissero a costruire altre spy story.
Ma stavolta i futuristi, fiutando l’aria, hanno giocato d’anticipo sul Giornale aprendo il contenzioso sulle sedi nella disponibilità  del Pdl che appartenevano ad Alleanza nazionale e chiudendo il capitolo dell’auto di servizio che è stata restituita alla fondazione An.
Ma quante sono le sedi di An concesse al Pdl?
Ebbene sono in totale 60 appartamenti, molti dei quali situati in quartieri storici delle principali città  d’Italia.
In Lombardia, feudo di La Russa, ce ne sono almeno undici, tutte controllate da uomini del Pdl.
Tre in Emilia Romagna.
A Roma ci sono sedi storiche del Msi oggi usate dal partito di Berlusconi: quella di via Sommacampagna, già  sezione principale del Fronte della Gioventù, e quella di piazza Bologna, situata in un quartiere capitolino dove la destra raccoglie numerosi consensi.
A Palermo c’è la sede di piazza Politeama, a Catania un’altra sede storica, quella di Corso Italia.
In Toscana le sedi sono quattro.
Nelle Marche sette. In Umbria tre.
A Salerno l’unica sede ex An è diventata un circolo controllato da Edmondo Cirielli, il presidente della Provincia che ha scatenato la guerra con Mara Carfagna, additandola come “nemica” per i suoi rapporti con i finiani.
In Calabria ci sono altre tre sedi.
In sostanza questi appartamenti sono una fetta consistente dell’ex patrimonio del partito di Fini, sul quale fino a ieri valeva una sorta di patto di non belligeranza non scritto.
Adesso tutto sembra cambiare: oltre alla guerra del simbolo scoppia anche il duello sulle sedi.
Chi ha diritto a farne uso e, soprattutto, l’utilizzazione deve essere gratuita? Visto che gli immobiliaristi si sono scatenati sulla casa di Montecarlo, sarebbe bene che qualche agenzia valutasse affitti congrui anche per le ex sedi di An. Le eredità  immateriali non si devono svendere, figuriamoci quelle materiali.
Abbiamo un paese allo sbando, ministri della Repubblica che sistemano parenti, amici e amanti senza alcun ritegno, abbiamo un premier che costringe (in verità  senza insistere troppo) il ministro della Cultura ad inventarsi un premio per una modesta attrice bulgara, abbiamo una città  al collasso, sommersa dalla “munnezza”, abbiamo una città  distrutta dal terremoto e abbandonata a se stessa, abbiamo cricche di affaristi senza scrupoli che saccheggiano le nostre risorse, abbiamo “mafie” che controllano territori sempre più vasti e fatturano cifre superiori a quelle della finanziaria, abbiamo un sistema politico incapace di rinnovarsi e reagire, abbiamo aziende che chiudono o espatriano, abbiamo un’economia che stenta a riprendersi e l’incubo di un collasso dietro l’angolo e dovremmo stare a preoccuparci di quante volte Fini usi una BMW?
Ma andate a zappare la terra.

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EMERGENZA RIFIUTI, LA UE: “NON BASTANO TRE GIORNI, CI VORRANNO ANNI PER TORNARE ALLA NORMALITA'”

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

DOPO LA VISITA SUL POSTO, I COMMISSARI EUROPEI SCRIVONO: “LE MISURE RICHIESTE NON SONO STATE APPLICATE. MANCANO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA, I TERMOVALORIZZATORI E UN PIANO ORGANICO”… ALTRA AMMENDA IN VISTA, MENTRE BERLUSCONI SE LA PRENDE CON LE AUTORITA’ LOCALI CHE AVREBBERO DOVUTO COSTRUIRE GLI IMPIANTI… FA FINTA DI NON SAPERE CHE PER COSTRUIRE UN TERMOVALORIZZATORE OCCORRONO ALMENO TRE ANNI, NON TRE GIORNI

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha emanato il decreto legge su rifiuti nel testo definitivo trasmesso dalla presidenza del consiglio dei ministri che, si legge nella nota del Quirinale, “tiene significativamente conto delle osservazioni e delle richieste di chiarimento formulate dal capo dello Stato”.
Ma la Commissione Ue ha fatto sapere che “le misure necessarie per dare esecuzione alla sentenza pronunciata nel marzo scorso dalla Corte di giustizia europea non sono ancora state applicate”.
Lo ha dichiarato il commissario ue all’ambiente Janez Potocnik, dopo avere ricevuto la relazione della delegazione Ue che si è recata recentemente a Napoli.
Secondo Bruxelles, “anche se la costruzione dell’inceneritore di Acerra ha consentito dei progressi, il sistema soffre ancora di lacune significative”.
In particolare – ha precisato Potocnik – “suscita preoccupazione la mancanza di un sistema di raccolta differenziata a Napoli, la maggiore agglomerazione della regione. In mancanza di un efficace piano di gestione dei rifiuti per la Campania continuerebbero i rischi per la salute umana e i danni a livello ambientale, ai quali la Corte fa esplicita menzione nella propria sentenza”.
“Continuo a temere che ci vorranno ancora diversi anni per creare le infrastrutture necessarie a garantire un’adeguata gestione di tutti i rifiuti domestici prodotti in Campania – 7200 tonnellate al giorno – e per scongiurare l’insorgere di ulteriori emergenze rifiuti”, ha aggiunto il commissario.
Il che non significa che la Ue rimarrà  ad aspettare pazientemente che la situazione si risolva da sola. In mancanza di un efficace piano di gestione, la Commissione, ha detto Potocnik, sarebbe obbligata a rivolgersi nuovamente alla Corte, la quale probabilmente imporrebbe delle ammende all’Italia.
Non è colpa del governo, ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, se l’emergenza rifiuti è tornata, più grave di prima.
“Era necessario che le autorità  locali adempiessero agli impegni come la costruzione dei termovalorizzatori in tempi brevi, uno a Napoli est un altro a Salerno. Le autorità  locali non hanno fatto nulla”.
Vi sono due contraddizioni evidenti nel solito spottone mal riuscito del premier.
Se il problema era risolvibile da “ghe pensi mi” in tre giorni, come aveva garantito, perchè prendersela ora con le autorità  locali?
E come avrebbero potuto queste ultime costruire due termovalorizzatori in pochi mesi, quando notoriamente occorrono per farlo almeno due-tre anni?
Basta con le palle mediatiche, non ci crede più nessuno.

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PROTESTA STUDENTESCA: QUEST’ITALIA CHE HA BISOGNO DI SALIRE UN PO’ PIU’ IN ALTO

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

LA SPERANZA DI RISCATTO, IN FONDO, SI CERCA SEMPRE IN MEZZO ALLE STELLE

Pensate alla gru degli operai immigrati di Brescia che combattono in nome di sacrosanti diritti dei lavoratori; e adesso pensate ai tetti degli studenti che riscoprono una nuova stagione d’impegno in nome della cultura e della ricerca.
E poi pensate a un alpinista che cerca se stesso sulle vette più alte.
Infine pensate al desiderio di fuga da un’Italia caduta sempre più in basso: moralmente, culturalmente, esteticamente.
Ecco, in questa spinta all’ascesa c’è, fortissimo, il desiderio di riscatto.
C’è il desiderio di mettersi tutto alle spalle, di guardare finalmente dall’alto in basso una classe dirigente che non dirige nulla, che non può più spacciarsi come tale.
È la realtà  che prende il sopravvento su una politica che non ha saputo nè voluto cambiare davvero il paese, che non ha saputo nè voluto esaudire le promesse fatte, che non ha saputo nè voluto scegliere tra il giusto e lo sbagliato.
Sì, in questa Italia che sale in alto, c’è anche bisogno di una gerarchia valoriale che sappia indicare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Perchè non è vero che è tutto uguale.
C’è il bisogno tutto politico di un’Italia finalmente cresciuta che vuole prendere in mano il proprio destino facendo suo il credo di Franco Battiato: “Non sto nè a destra nè a sinistra. Sto in alto”.
Salire sui tetti e sui monumenti non significa solo protestare per cose sacrosante e concrete.
Significa cercare una via di fuga culturale per un paese che non vuole più essere coinvolto e gettato a terra, che non vuole più vivere nei bassifondi e nelle fogne della civiltà .
E che non vuole nemmeno ricadere nel tragico errore della piazza come luogo di scontro ideologico.
Salire per crescere, per migliorarsi.
Un paese stufo di vergognarsi di se stesso che vuole usare il cervello e non la pancia.
Che vuole alzarsi in piedi alla ricerca di un nuovo eroismo collettivo.
Perchè tutti insieme si ha meno paura.
E per salire lassù bisogna combattere le proprie paure.
Perchè la speranza di riscatto si cerca sempre lassù, tra le stelle, tra i sogni di un popolo.
In ogni cultura, l’ascesa verso l’alto è sinonimo metaforico di conoscenza, di sapienza, di sacro.
Di autenticità , anche.
Ecco quello che urlano i giovani sui tetti d’Italia.
Basta, fatela finita, è giunta l’ora di vivere pericolosamente per guardare l’orizzonte e costruire finalmente il futuro.

Filippo Rossi
FareFuturoweb

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AL VIA IL CONGRESSO DELL’ASSOCIAZIONE MAGISTRATI: “GIUSTIZIA AL COLLASSO”

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

AL 30° CONGRESSO DEL SINDACATO DELLE TOGHE L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE: “SERVONO 1.210 GIORNI PER RECUPERARE UN CREDITO, I RITARDI DELLA GIUSTIZIA COSTANO ALLE IMPRESE 2,3 MILIARDI DI EURO”…. MESSAGGIO DI FINI: “OCCORRE SEMPRE SOSTENERE LA MAGISTRATURA”

La giustizia in Italia «è al collasso».
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, nella sua relazione introduttiva al 30esimo congresso del sindacato delle toghe, non gira intorno al problema.
Lo affronta in modo diretto, e denuncia il «cattivo funzionamento del servizio» e, quindi, «il mancato rispetto della ragionevole durata del processo che assumono carattere oggettivamente prioritario e necessitano di interventi urgenti».
Il «preciso intento» della magistratura associata, osserva Palamara, è quello di «voltare pagina, lasciando alle spalle ciò che in questi anni non ha funzionato nella macchina giudiziaria, nei rapporti tra politica e magistratura, ma anche al nostro interno, dando centralità  ai temi dell’autoriforma, della questione morale e dell’organizzazione».
Il problema centrale, sottolineato da Palamara, resta quello dei tempi con cui si arriva a sentenza in Italia.
Nel rapporto Doing Business 2011, della Banca Mondiale il nostro Paese, spiega ancora il leader dell’Anm, «figura tra i peggiori quanto a durata delle procedure: 1210 giorni necessari per recuperare un credito» e una stima di Confartigianato «calcola che i ritardi costano alle imprese 2,3 miliardi di euro: una tassa occulta di circa 371 euro per azienda che ricade su imprenditori, fornitori, clienti, consumatori».
Altro male dell’Italia su cui si sofferma il presidente dell’Anm: la corruzione. «In Italia questo fenomeno è ancora largamente diffuso; nel 2009 le tangenti nel nostro Paese hanno inciso sulle tasche degli italiani per circa 60 miliardi di euro».
È per questo che il presidente dell’Anm, Luca Palamara, ritiene «essenziale» che la lotta alla corruzione sia «tra le priorità  dell’agenda delle riforme».
A causa di questa «piaga», ricorda Palamara, l’Italia è al 67esimo posto nel rapporto pubblicato da Trasparency International.
Stanno meglio di noi non solo «tutti i Paesi Ue, G8 e G20», con poche eccezioni, ma anche Malesia, Turchia, Tunisia, Croazia, Macedonia, Ghana, Samoa e Ruanda.
«Bisogna fissare regole rigorose finalizzate a evitare commistioni improprie tra la funzione giudiziaria e l’impegno politico» , compresa «la possibilità  di tornare a fare il magistrato dopo l’esperienza in politica».
Nè è convinto il presidente dell’Anm Luca Palamara, che lancia la proposta dal palco del XXX congresso della sua organizzazione e indica nella degenerazione del correntismo un «male da estirpare».
«È inaccettabile che trapeli l’immagine di una magistratura contigua a gruppi lobbistici e impegnata in impropri interventi volti a influire sull’assegnazione di affari e di incarichi prestigiosi. I magistrati si legittimano esclusivamente nello svolgimento dell’attività  giurisdizionale esercitata con indipendenza e   imparzialità  e senza che si insinui il dubbio di illeciti condizionamenti esterni”.
Basta con le “ambiguità ‘ o con gli atteggiamenti gattopardeschi”.
Luca Palamara ritiene che non si possa prescindere dalla questione morale: “Vogliamo ribadire la centralità  della questione morale – dice – a fronte delle gravissime vicende emerse negli ultimi mesi che coinvolgono le istituzioni del Paese”.
Al riguardo, annota ancora, “non possono esservi ambiguità  o atteggiamenti gattopardeschi. Non possiamo tollerare distinguo o sofismi: o si sta da una parte o si sta dall’altra”.
E aggiunge: “Non ci sono più spazi di compromesso – dice – perchè il nostro modello di magistrato non entra ed esce dal mondo della politica senza seguire percorsi trasparenti, non frequenta lobby e salotti dove garantisce ciò che non può garantire, non fa pressioni per diventare capo di un ufficio, non si ispira a una logica clientelare”.
«Oggi più che mai la collocazione centrale della magistratura, non solo di quella ordinaria, nell’attuale contesto istituzionale e sociale, rende i magistrati più esposti ai giudizi e alle critiche» afferma il presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo messaggio inviato al presidente .
«A tutto questo – aggiunge Fini – i magistrati devono rispondere unicamente con il loro impegno, con la loro dedizione alle istituzioni repubblicane, nella consapevolezza, come non a caso ha affermato di recente il capo dello Stato, di rendere un servizio fondamentale ai diritti e alla sicurezza dei cittadini, un servizio, e non è retorico ricordarlo, per il quale tanti hanno sacrificato la loro vita».

argomento: criminalità, destra, emergenza, Fini, Giustizia, Politica, radici e valori, Sicurezza | Commenta »

LA “MIGNOTTOCRAZIA” DEL CAVALIERE: UN SISTEMA PER STRAVOLGERE LE REGOLE

Novembre 26th, 2010 Riccardo Fucile

ESCE OGGI IN LIBRERIA “MIGNOTTOCRAZIA” DI PAOLO GUZZANTI (ALIBERTI EDITORE)…IL RAPPORTO DEL PREMIER CON LE DONNE COME UN MODO PER RACCOGLIERE CONSENSO…ALCUNI STRALCI: “MA LE HAI MESSO LE MANI SUL CULO?”

Esce oggi nelle librerie l’ultimo libro di Paolo Guzzanti, “Mignottocrazia”, (Aliberti editore). Ne pubblichiamo alcuni stralci.
“Quando Berlusconi, di fronte al caso della ragazza Ruby afferra i microfoni dei cronisti e scandisce il fatto che lui fa e intende seguitare a fare come gli pare, a condurre lo stile di vita che vuole e che in quello stile di vita c’è la festa, le donne e il piacere, non fa una dichiarazione impudente o imprudente. Fa una dichiarazione politica. La dichiarazione politica è anzi ideologica. (…) Berlusconi si fa forte del disprezzo popolare – in Italia e soltanto in Italia – per tutte le forme di controllo. Quando lui definisce i controlli e i contrappesi «lacci e lacciuoli», chiama l’applauso dello stesso pubblico televisivo ed elettorale che apprezza, loda e anzi si entusiasma per le sue attività  sessuali vere o presunte, per il suo disprezzo per le regole e lo stile di vita che dovrebbe essere consono a un capo di governo”

“Le regole della vita civile come le regole della vita democratica sono faticose, pedanti, poco agili e create con l’esperienza di secoli proprio allo scopo di impedire che prevalgano gli istinti, la forza, la sopraffazione e anche un eccesso di carisma personale in competizione con le regole e che tende a soffocarle, ucciderle, deriderle. La mignottocrazia come sistema di potere ha esattamente questo scopo ideologico: assuefare l’opinione pubblica con un continuo e rivendicato stupro delle regole, delle norme, delle consuetudini, introducendo una prassi apparentemente anarchica, l’esibita passione per le feste piene di ragazze in attesa del loro regalino, ma in realtà  funzionale al mantenimento del potere”

“In tutte le salse le sue avventure o supposte tali sono state difese con una sloganistica semplificata: la sinistra protegge e si identifica con omosessuali di ogni varietà , transessuali, travestiti e comunque persone sessualmente ambigue, mentre la destra berlusconiana spiccia e casereccia si identifica con il maschio standard, quello delle barzellette cui piace fondamentalmente “la fica”. Daniela Santanchè, che come avversaria di Berlusconi aveva denunciato anche lei la maniacale sessualità  di quest’ultimo specificando di non aver mai ceduto alle sue seduzioni, una volta tornata all’ovile berlusconiano con una carica da sottosegretario si è sbracciata nella difesa di Berlusconi come maschio sanamente affamato di sesso femminile”

“Eravamo seduti e si svolse il rituale comizio del Cavaliere il quale sa avere con la folla il rapporto carnale che è un parafrasi dell’atto sessuale (…) Berlusconi sceso dal palco si stava dirigendo verso il punto dove ero seduto io (…) una folla a poltiglia si spalmò sulla mia fila di sedie e vari corpi mi si appiccarono contro (…). Fu a quel punto che il presidente del Consiglio dei Ministri del governo italiano, con un coup de thèatre dei suoi aprì il sipario dei corpi umani e apparve a pochi centimetri dalla mia faccia, raggiante, compagnone, studentesco e mi disse con un sorriso a quarantadue denti: “Bè? Ma l’hai toccata? Hai visto che gnocca che ti è venuta addosso? Le hai messo almeno le mani sul culo?”

“Ho sempre pensato che Berlusconi sarebbe caduto sulle donne. L’ho pensato negli anni in cui ero parlamentare di Forza Italia, quando accettai la candidatura per poter proseguire la mia inchiesta sul dossier Mitrokhin, e l’ho pensato quando ho lasciato lo stesso partito, prima che si compisse il rito equivoco dell’unificazione fra Alleanza nazionale e il partito di Berlusconi. (…) Un comportamento aziendale, padronale, fintamente paterno, segnato dal più profondo disprezzo per l’altro sesso, un disprezzo nasalmente negato nel modo più sinceramente sfrontato: «Io odiare le donne? Ma tu sei pazzo! Io amo le donne, corteggio le donne perchè le adoro e loro lo sanno”

“Molti anni fa Berlusconi disse a Beppe Piroddi, un celebre playboy degli anni Ottanta: «Il denaro, i mega-affari e il potere? Certo, caro Beppe, sono importanti, ma per me contano in quanto mi permettono di competere con te e i tuoi colleghi nella conquista delle più belle donne del mondo”

“Si vantava di massacrare due donne al giorno con una pillola che non era il Viagra perchè l’episodio è di molti anni fa. Ciò dimostra che per lui è più importante far sapere agli altri che è uno scopatore irrefrenabile, più che un conquistatore di donne, un amante desiderabile e desiderato. (…) La sua ex consorte Veronica Lario parla di lui come dell’imperatore, o del drago al quale vengono sacrificate legioni di vergini. In realtà , più modestamente, sullo scannatoio sacrificale del lettone di Putin vengono portate spesso delle puttane in offerta speciale”

“Bella ragazza e testa vuota Il sistema mignottocratico consiste nel creare una classe dirigente di esseri umani clonati, robotici, composta prevalentemente da donne ma non soltanto, selezionati secondo criteri di sex appeal. Che poi ci siano o non ci siano incentivi sessuali alla carriera, questo è un optional. Secondo la bibbia del berlusconismo, una bella ragazza con la testa vuota è sempre meglio di una brutta ragazza con la testa piena di idee e di cultura”

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