Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
IN SARDEGNA E’ STATO BATTUTO IL SUO MEDICO ESTIVO NIZZI, UOMO DALLE MILLE RISORSE ….AD ARCORE VINCE IL PD ED IL CENTROSINISTRA ARRIVA IN TESTA AL BALLOTTAGGIO
Perdere a casa è un po’ come perdere la Casa. 
Non avere più quella che Rilke chiamava la Heimat.
Povero Berlusconi senza più Casa, letteralmente: spaesato. Tra le tante iatture che deve fronteggiare in queste ore il Cavaliere c’è pure il centrosinistra che vince a Olbia, città satellite di Villa Certosa, e il Pd che stravince ad Arcore, provincia di Villa San Martino.
Quando cadono i simboli anche la politica, e forse gli affari, non stanno più insieme.
E tutto rischia di finire male.
Succede che nella città sarda il Pdl, che nel 2007 stravinceva col 70 per cento, si spacca, s’insulta, mette di fronte due suoi uomini.
E stavolta è il centrosinistra – dal Pd all’Idv a Sinistra e Libertà – che s’incunea nella divisione e batte l’uomo di Silvio.
Converrà però anche ricordare chi sia, quest’uomo, non uno qualunque, uno che passava di lì, ma uno dei personaggi chiave del «berlusconismo sardo», quel divertente ma pure assai scaltro mix di sbruffonate estive, affari immobiliari in Costa Smeralda, serate al Billionaire (il bunga bunga verrà dopo).
Succede quindi che ad Arcore il Pd è il primo partito, si va al ballottaggio con Rosalba Colombo che supera di più di sei punti il rivale berluscoleghista, Enrico Perego.
L’uomo del Cavaliere a Olbia è il grande perdente.
Si chiama Settimo Nizzi, e non è solo stato a lungo sindaco della città , ma anche medico estivo del Cavaliere, oltre che suo proconsole per tutta una serie di questioni locali.
Devi atterrare a Olbia in gran segreto con Putin?
È Settimo che se ne interessa.
Vuoi che la Finanza non si allarmi troppo per le fiamme che escono da casa a Ferragosto, provenienti dal tuo vulcano privato?
È Nizzi che solleciti.
Ritrovi delle tombe fenicie nel terreno annesso a Villa Certosa e l’opposizione protesta invocando interrogazioni parlamentari?
Rispondi: «L’avevo regolarmente comunicato a Nizzi».
Questo simpatico ortopedico cinquantaquattrenne è anche uno dei principali organizzatori degli eventi politici di Silvio in Sardegna.
Per dire, nel 2002 era stato lui ad apparecchiargli una delle più memorabili foto-opportunity del berlusconismo, la gita-shopping in centro commerciale, vestito in tuta da ginnastica.
Lo raccontò Berlusconi, «è stato Nizzi. Mi ha detto: “Presidente, sabato pomeriggio vieni al centro, voglio portarti in un negozio di scarpe dove ne puoi comprare un paio per fare jogging la prossima estate”.
Io gli ho creduto, sono venuto qui vestito, come vedete, in tenuta operaia e… guarda un po’ che bella sorpresa».
Una piazza stracolma di gente.
In questa campagna elettorale Nizzi imitava il suo idolo, con i camion-vela, con un camper che mandava le note dall’inno («Meno male che Nizzi c’è»), con un aereo con striscione a rombare nei cieli…
E ora il Capo dovrà gestire tutto questo – affari, vacanze, amici e potere – con un sindaco non amico, e anzi forse nemico.
Gianni Giovannelli era uno del Pdl, tra i fondatori di Forza Italia, fino a quando non s’è dimesso, accusando «un certo modo di fare politica».
Va’ a sapere cosa ne verrà fuori.
E sarebbe ancora poco se guardate a queste elezioni da un’altra casa e un nuovo grandioso investimento.
Ad Arcore la democratica Rosalba Colombo è davanti al suo rivale 46,8 contro 40,2.
E non è per Silvio solo il fastidio di avere le zecche nel salotto: anche qui sono in gioco progetti, politica, ambizioni dinastiche.
Lei già annuncia: «Niente speculazioni ambientali».
Un anno fa Idra, l’immobiliare di famiglia, presentò alla giunta di centrodestra un investimento da 220 milioni per realizzare ad Arcore un megacomplesso chiamato Parco della Valle del Lambro.
E chi doveva istruire la pratica, da sottoporre poi alla Regione?
Ovviamente il Comune, allora però di centrodestra.
Cosa accadrebbe se passasse Rosalba, che ha fatto calare il Pdl dal 37 al 24 per cento, e diventare il Pd primo partito di Arcore col 25,8?
Il Pd primo partito di Arcore.
Anche solo scriverlo fa un po’ impressione, persino il correttore ortografico fa fatica ad accettarlo.
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Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
LA SINISTRA RECUPERA GLI ASTENUTI IN PASSATO, IL PDL SOFFRE IL “NON VOTO” … GIUDIZI NEGATIVI SULLA COMUNICAZIONE DELLA MORATTI, POSITIVI PER PISAPIA…UNO SU OTTO HA SCELTO NELL’ULTIMA SETTIMANA
Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni amministrative?
Di certo, si è assistito ad una significativa sconfitta, anche personale, di Berlusconi nelle consultazioni cardine, quelle di Milano.
Ma, più in generale, sono stati puniti i partiti maggiori, sia per la diminuzione dei consensi in assoluto, sia per il successo, in diversi contesti, delle forze politiche più radicali e più legate all’antipolitica.
Ha invece vinto soprattutto la rinnovata capacità di molti elettori di scegliere autonomamente, sulla base della propria valutazione della figura dei candidati, al di là (o talvolta contro) l’appartenenza o la simpatia di partito.
Lo mostra, tra l’altro, il fatto che, ad esempio nel caso milanese, più del 35% ha dichiarato di avere effettuato la propria scelta soprattutto sulla base dell’immagine (e della comunicazione) del candidato.
È un fenomeno indicato anche dalla pratica così diffusa del voto disgiunto, nel quale l’elettore ho optato per un candidato sindaco diverso dalla propria indicazione di partito.
Proprio questa ritrovata indipendenza della valutazione personale ha spinto molti a procrastinare nel tempo la scelta definitiva, valutando e soppesando i diversi messaggi emersi nella campagna elettorale.
Nel capoluogo lombardo, il 13% dei cittadini ha deciso infatti cosa votare solo nell’ultima settimana prima della consultazione.
E un altro 4% ha definito il proprio orientamento solo nell’ultimo mese.
Si tratta dei famosi indecisi (frequenti soprattutto tra chi dichiara di sentirsi politicamente di centro ma anche tra chi – e sono tanti – afferma di non avere una precisa posizione politica), corrispondenti a quasi il 20% dell’elettorato, che sono giunti ad una decisione solo alla fine (o quasi) della campagna elettorale.
A costoro va aggiunto forse quel terzo di astenuti che ha deciso invece di disertare le urne proprio all’ultimo momento.
Tutti costoro sono stati dunque fortemente influenzati nella loro scelta dalla campagna elettorale.
La quale, almeno per ciò che riguarda i due candidati principali, è stata giudicata in modo differenziato.
Nel caso della Moratti, le valutazioni negative sulla comunicazione (39%) superano quelle positive (32%).
Viceversa, la campagna elettorale di Pisapia fa riscontrare una prevalenza dei giudizi di plauso o, quantomeno, di sufficienza (38%) su quelli di critica più o meno intensa (30%).
Già questi dati sulla percezione della campagna possono spiegare in buona misura l’insuccesso della Moratti.
Il fatto poi che, come si è detto, una quota significativa abbia deciso all’ultimo momento dimostra come l’errore finale della comunicazione del Sindaco uscente (in occasione del dibattito televisivo con il suo avversario) abbia contato non poco nella sua sconfitta in questo primo turno.
Ma cosa hanno comportato queste scelte, spesso tardive e/o difformi dall’appartenenza di partito?
Come hanno votato oggi gli elettori rispetto alle elezioni regionali dell’anno scorso?
Le stime dei flussi elettorali rilevabili a Milano forniscono diverse indicazioni.
Le più significative sembrano riguardare l’intensità dei movimenti da e per il non voto: intendiamo con questa espressione chi, in questa elezione o nella precedente, si è astenuto, ha votato scheda bianca o ha scelto di manifestare la propria preferenza solo al candidato senza indicare alcuna lista di partito.
Ad esempio, ciò può spiegare in parte il calo (14.000 elettori circa) degli elettori del Pdl.
Molti (secondo le nostre stime quasi 40.000) di quanti avevano scelto il partito l’anno scorso si sono rifugiati in questa alternativa.
È vero che il Pdl ha conquistato, al tempo stesso una parte di chi si era astenuto invece l’anno scorso, ma il saldo rimane negativo.
Lo stesso fenomeno ha investito, sia pure in misura minore la Lega (che ha ottenuto in queste elezioni circa 14.000 voti in meno rispetto all’anno scorso) anche se, in questo caso, i flussi sono stati molteplici: è indicativo notare che una piccola parte di ex leghisti, forse più vogliosa di protesta, ha scelto addirittura di spostarsi sul Movimento 5 Stelle.
Il Pd ha invece guadagnato consensi rispetto alle ultime regionali.
Anche per questo partito hanno contato molto gli (ex) astenuti, sebbene esso registri flussi a suo favore da parte dei partiti di tutto l’arco politico.
In definitiva, queste elezioni sembrano mostrare la diffusione di un elettorato più mobile e pronto a spostarsi da una forza politica all’altra e da e per l’astensione. Ciò che potrebbe segnare l’avvio di una nuova e diversa fase nella vicenda politica del nostro paese.
Renato Mannheimer
(da “Il Corriere della Sera“)
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Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
BERNARDINI: “BERSELLI SE NE VADA”… LA LEGA DOVEVA SFONDARE E ALLA FINE SI RITROVA CON UN MISERO 11%…. E BERNARDINI SUPERA APPENA IL 30% NELLA CITTA’ IN CUI GUAZZALOCA ERA RIUSCITO A DIVENTARE SINDACO… ALTRO CHE COMIZI DI BOSSI
Mentre a Milano i vecchi alleati alle corti di Bossi e Berlusconi sono gelidi, nenanche
riescono a polemizzare, il day after delle elezioni che hanno incoronato Virginio Merola sindaco di Bologna al primo turno diventa per la Lega il giorno della resa dei conti.
Con il Pdl, ovviamente.
Il dialogo, se mai c’è stato, è finito e sono scambi di accuse su chi ha contribuito di più a far perdere il Carroccio.
Il candidato del centrodestra, che la Lega aveva voluto con tutte le sue forze, Manes Bernardini, se la prende in particolar modo con Filippo Berselli, coordinatore regionale dei berlusconiani, senatore, presidente della commissione giustizia e colui che doveva essere l’uomo della sfida con Merola prima che Bossi (padre e figlio) e Maroni imponessero il loro uomo: “Per colpa di Berselli abbiamo perso tempo per la nostra campagna elettorale. Con anche 10 giorni in più avremmo potuto recuperare voti preziosi”, dice Bernardini.
Un botta e risposta a distanza senza esclusione di colpi, e segnato dall’amarezza del giovane Manes che non vuole farsi carico delle responsabilità del mancato traguardo del ballottaggio.
“Il mio nome ha ottenuto quasi 4 punti in più rispetto alla coalizione. Quindi la scelta è stata giusta — spiega, lanciando poi un chiaro rimprovero — Berselli avrebbe dovuto svegliarsi prima, per darci più tempo di fare campagna elettorale porta a porta. Purtroppo l’infinito balletto di nomi ci ha fatto perdere tempo e voti che, forse, avrebbero potuto fare la differenza”.
Lasciato da parte il fair play, le strette di mano sul palchi dei comizi, Bernardini invita il Pdl a “rottamare” i vecchi dirigenti, così resta solo lui.
Il mancato sindaco si scaglia anche contro chi, tra le file del Pdl, ha accusato la Lega di aver fatto campagna elettorale solo per sè .
Torna poi sul ricorso annunciato ieri dalla vicepresidente del Senato Rosi Mauro, per verificare la correttezza delle operazioni di voto e di spoglio: “Non si tratta di un ricorso contro Merola — spiega — vogliamo fare chiarezza sulle irregolarità segnalateci dai cittadini e dalla stampa”.
In attesa della replica di Berselli, forse il gasato Manes dovrebbe anche chiedersi come mai la Lega parlava di sorpasso e i sondaggi davano il Carroccio al 16%, salvo poi attestarsi nella realtà a un misero 11%, solo in leggero aumento, mentre il Pdl ha preso il 16%.
Che dipenda dal comizio di Bossi che avrà fatto perdere voti?
La verità è che laddove anni fa Guazzaloca vinse con oltre il 50%, ora un candidato leghista supera a malapena il 30%.
Forse farebbe meglio a guardare anche in casa propria.
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Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELLA CEI RINGRAZIA GLI ABITANTI DELL’ISOLA… SULL’EMERGENZA IMMIGRAZIONE OSSERVA: “LA STORIA CHIAMA L’EUROPA A MISURARE SE STESSA”
”Sono venuto a Lampedusa per incrociare il vostro sguardo e per dirvi grazie: la vostra accoglienza fatta di gesti semplici è un esempio per quanti parlano molto e fanno poco”.
Lo ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in quella che sembra essere anche una critica dell’operato del governo e di Silvio Berlusconi. Visto che a fronte delle promesse fatte, l’emergenza non è mai stata risolta.
Nella sua omelia ai lampedusani, Bagnasco ha più volte ringraziato la comunità di Lampedusa esortandola a continuare a essere un esempio per tutto il Paese. “Accompagnati nelle vostre legittime necessità personali e sociali”, ha sottolineato però il porporato con riferimento alle richieste di sostegno e di attenzione che arrivano da Lampedusa, dove le attività economiche rischiano di subire il contraccolpo dell’ondata di sbarchi avvenuta nelle scorse settimane.
Le situazioni gravi come l’emergenza immigrazione rappresentano, secondo Bagnasco, “un appuntamento al quale la storia chiama l’Europa, per misurare se stessa, per verificare le proprie intenzioni, per costruire il suo volto nel mondo. L’Europa ha una grande opportunità di essere sulla via della vera unità , che è più profonda della via dell’unificazione: quella tocca le giuste procedure, questa plasma l’anima dei popoli”.
Poi l’appello: ”L’Italia e l’Europa non dimentichino Lampedusa”.
”Preghiamo per chi giunge da lontano”, ha detto il presidente della Cei, facendo riferimento anche alle parole del Papa sulla necessità di fermare il conflitto in Libia.
La speranza è “che tacciano le armi e si riprenda la via della riconciliazione e della pace”.
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Maggio 19th, 2011 Riccardo Fucile
DIETRO ALLA POSIZIONE UFFICIALE CHE RICONOSCE AGLI ELETTORI CENTRISTI LIBERTA’ DI VOTO, SI CELA UNA MEDIAZIONE, MA ANCHE UN AIUTO AL CENTROSINISTRA
L’annuncio del vertice del Terzo polo che oggi ha dato libertà di voto ai propri elettori nei
ballottaggi, sta a significare che Casini, Fini e Rutelli si muoveranno, ove possibile, senza accordi espliciti, in aiuto al centrosinistra al secondo turno delle elezioni.
Non lo diranno mai apertamente, ed anzi difenderanno fino all’ultimo la loro ufficiale scelta di non scegliere, ma ci sono vari indizi che fanno pensare che alla fine andrà così.
Soprattutto a Milano e a Napoli, nelle due realtà dove, rispettivamente, un eventuale capovolgimento, o una conferma della tendenza manifestatasi domenica e lunedì, potrebbe consentire a Berlusconi di cancellare il brutto risultato del primo turno e proclamarsi vincitore.
Dall’interno del Fli si sono già levate le prime voci di Ronchi e Urso a favore di un ripensamento e di un appoggio ai candidati del centrodestra, ma Bocchino, premettendo che per i finiani sarebbe impossibile votare per un candidato della sinistra radicale come Pisapia, le ha subito qualificate come sortite personali.
A trattare con il vincitore, intanto, pensa Tabacci, in nome della vecchia amicizia ambrosiana, suggerendogli anche – consiglio subito accolto – di fare la prima mossa a favore del candidato sindaco terzista battuto Palmieri.
Pisapia ha aperto un canale di comunicazione anche con i grillini.
A Napoli la situazione è più complicata per le venature antipolitiche del candidato De Magistris, che ha fatto campagna contro tutti, a cominciare appunto dai terzisti, qui in gran parte ex democristiani provenienti da Margherita e Udc, e per la collocazione del partito di Casini nella giunta regionale a fianco del centrodestra.
Ma quel dieci per cento di voti raccolti attorno al nome del rettore dell’Università di Salerno Pasquino fanno troppa gola a De Magistris, che ha già pronunciato, anche lui, un appello pubblico al Terzo polo.
Seppure nei ballottaggi non è automatico che gli elettori seguano le indicazioni dei leader dei partiti di riferimento, questa serie di movimenti, sotterranei e non, viene seguita con una certa apprensione da parte del Pdl.
Lo schema di Berlusconi resta quello di spaccare il Terzo polo ed offrire a Casini la possibilità di tornare al governo con tutti gli onori.
Ma è assai difficile che il leader dell’Udc accetti oggi di seguire la strada che considerava percorribile, a certe condizioni, a novembre, e che lo stesso Cavaliere ostruì con il suo rifiuto di aprire una crisi formale per rendere più evidente il passaggio a un esecutivo rinnovato.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, e anche per Casini, ormai, la situazione è in movimento.
Marcello Sorgi
(da “La Stampa“)
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Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile
CON UN VICE-SINDACO RAZZISTA NON PUO’ ESSERCI NESSUNA CONVERGENZA IDEOLOGICA… NON DIMENTICHIAMO LE SUE FRASI CONTRO I MERIDIONALI CHE PUZZANO, LA SUA RIVENDICAZIONE “PADANIA NON E’ ITALIA”, IL SUO DISPREZZO DELL’UNITA’ NAZIONALE, LA SUA COSTANTE ISTIGAZIONE XENOFOBA… PISAPIA E’ DISTANTE DA NOI, MA E’ UNA PERSONA PERBENE E INTENDE IMPEGNARSI NEL SOCIALE
Tra dieci giorni vi sarà il ballottaggio a Milano e diversi esponenti dei partiti tagliati fuori dal rush finale stanno esprimendo il proprio orientamento.
E’ di oggi la dichiarazione dei grillini che lascieranno libertà di voto ai propri elettori anche se, sottolineano, “molti dei nostri stanno con Pisapia”.
Altrettanto sembra orientata a fare “Futuro e Libertà “, dove solo Urso e Ronchi, adempiendo al loro ruolo di quinte colonne dei berluscones, dichiarano che non vi possono essere dubbi nel preferire la Moratti, mentre Granata ha affermato che voterebbe Pisapia.
E parere di molti opinionisti che per i finiani sia un modo per non decidere, ma che sotto sotto le simpatie vadano per i candidati che si oppongono al Pdl.
Non vediamo, in questa posizione, nessuna anomalia:
1) Perchè non si tratta di “tradire una tradizione di destra”, essendo il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti non una coalizione di destra, ma un esecutivo affaristico-razzista con una spruzzatina di deputati venduti.
E chi ha radici culturali di destra nulla può avere a che spartire con quella che Staiti ha definito la “becerodestra” al potere in Italia.
2) Perchè non si può uscire da quella corte di miracolati, corrotti e puttanieri e poi appoggiarli anche solo localmente.
Si deve solo contribuire alla loro dipartita il prima possibile, dopo tutto il fango, le calunnie, le diffamazioni, i dossier taroccati, i falsi attentati, le false escort che hanno vomitato contro chi ha osato dissentire dal loro unico interesse: salvarsi il culo dai processi.
Mai in Italia si era assistito a operazioni sporche come quelle messe in atto da un partito di accattoni che, sotto di 9 voti alla Camera, invece che avere la dignità (da uomini di vera destra) di sottoporsi al giudizio degli elettori, ha condotto una lurida campagna acquisti di deputati, formalizzando un “gruppo dei venduti”, cosa che non sarebbe accaduta in alcuna democrazia occidentale.
3) Nessun uomo di destra può appoggiare un candidato il cui leader chiama una delle principali istituzioni del Paese un “cancro da estirpare” e i giudici “brigatisti”.
Un uomo di destra ai processi si presenta e si difende, non fugge da vigliacco.
A destra si sta con coerenza e dignità , e, quando si vince, dimostrando semmai umiltà , non arroganza.
Nell’interesse del popolo italiano, non a difesa dei propri.
Un uomo di destra vuole vedere emergere chi vale e chi merita, non servi e maggiordomi, donnette isteriche e piduisti riciclati.
4) Un uomo di destra ha rispetto per chi ha scelto itinerari diversi, opposti ai suoi, ma li ha percorsi con coerenza.
Non esistono più nemici, come farebbe ancora comodo a qualcuno, ma solo avversari, con cui confrontarsi.
Noi abbiamo l’orgoglio di cercare di far “vincere” le nostre idee, affinchè diventino patrimonio comune e maggioranza nel Paese, ma se provassimo a farlo con l’inganno, con la corruzione, con l’intrallazzo, avremmo già perso in partenza.
Perchè avremmo tradito proprio quelle idee.
E chi governa deve essere pulito e non concedere favori a nessuno, neppure a figli aspiranti Batman.
5) Il confronto a Milano non è in realtà tra Pisapia e Mestizia Moratti, ma tra Pisapia e il leghista Matteo Salvini, già designato vice-sindaco con poteri di controllo sulla stessa sindaco.
Matteo Salvini rappresenta l’antitesi dei valori di destra ed è il modello del becerume leghista, degli egoismi e degli interessi di bottega di appena il 9% dei milanesi.
Leggesi che sta sui coglioni al 91% dei meneghini e degli italiani.
La sua attività politica è limitata a far finta di cacciare i rom, salvo poi farsi beccare in un fuori onda dove dice l’opposto. Circostanza che in qualsiasi altro Paese civile lo avrebbe fatto cacciare a pedate nel culo dal partito, salvo ovviamente che dal circo Barnum di via Bellerio.
Salvini è colui che fa finta di non volere i profughi e gli immigrati a Milano, ma poi non ha la coerenza di dimettersi dal partito quando Maroni glieli impone.
E’ il classico esponente della Lega “di lotta” anticasta che percepisce 16.000 euro al mese dal Parlamento europeo dove non lo vedono mai.
E’ quel losco figuro che cantava in compagnia di altri beoni padani canzoni da caserma contro i “meridionali che puzzano” o che si fa fotografare con la maglietta “Padania is not Italy”, ma non gli fa schifo incassare lo stipendio dallo Stato italiano.
E’ colui che gira nei quartieri fomentando avversione verso gli immigrati, salvo dimostrare l’incapacità del suo governo di allontanare dal paese chi veramente delinque e di assicurare invece strutture e integrazione a chi vive onestamente.
Qualcuno dirà che Pisapia ha un passato in Rifondazione e un presente nel partito di Vendola: certo, siamo distanti da lui su molti temi, ma mai quanto l’altro potenziale sindaco che usa Mestizia come prestanome.
Dalla Milano da bere non vogliamo passare alla Milano dei beoni e dei ladroni.
Per questo voteremmo per un volta un avversario almeno leale e che offre garanzie di impegno sociale verso i più deboli.
La “becerodestra” è come il muro di Berlino: bisogna prima abbatterla per poter ricostruire una nuova destra civile, sociale e nazionale.
Anche turandosi il naso.
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Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile
PER IL GOVERNO UN’AMARA RIPRESA DEI LAVORI PARLAMENTARI, DOPO LE AMMINISTRATIVE… ESECUTIVO BATTUTO POI ANCHE DA MOZIONI IDV E PD SU CUI AVEVA ESPRESSO PARERE NEGATIVO
Rientro amaro in Parlamento per il governo alla ripresa dei lavori parlamentari dopo le
amministrative.
Infatti la maggioranza è stata battuta in Aula alla Camera nel corso delle votazioni delle mozioni sulla situazione delle carceri.
L’esecutivo è andato sotto quattro volte: sui documenti presentati da Fli, dal Pd e da Idv su cui aveva espresso parere negativo e che invece sono stati approvati dall’Assemblea di Montecitorio, poi sul testo, respinto, presentato dalla maggioranza su cui il parere era positivo.
Il testo di Fli, su cui il governo aveva espresso parere contrario, è passato con 254 no e 264 sì, quindi dieci voti di differenza.
Il testo della mozione impegna il governo «ad assumere iniziative volte ad adeguare, in vista dei prossimi provvedimenti finanziari, la spesa pro capite per detenuto, prevedendo, rispetto alla base del 2007, una riduzione non superiore a quella media relativa al comparto Ministeri».
Nella mozione si chiede poi l’impegno dell’esecutivo «a predisporre sul piano normativo un complesso di riforme – dalla depenalizzazione dei reati minori, a una più ampia e più certa accessibilità delle misure alternative alla detenzione, dalla definizione di parametri più accessibili per la conversione delle pene detentive in pene pecuniarie, ad una più severa limitazione del ricorso alla custodia cautelare in carcere – che avrebbero, nel complesso, un effetto strutturalmente deflattivo, concorrendo a migliorare le condizioni di detenzione e a rendere servibili quegli strumenti di trattamento che perseguono le finalità rieducative costituzionalmente connesse alla pena».
Infine si chiede di «implementare il «piano carceri» attraverso il ricorso a forme di partecipazione privata ai programmi di edilizia penitenziaria, utilizzando quegli strumenti di mercato che, anche sul piano urbanistico, possono incentivare gli investitori privati a collaborare con lo Stato ad un progetto di riconversione del sistema e dei modelli di detenzione e di riqualificazione delle case circondariali e di reclusione non più utilizzabili per l’ospitalità dei detenuti».
I Responsabili «delusi» si fanno sentire.
È tra le file del neogruppo nato a sostegno del governo Berlusconi che si registrano le assenze più evidenti che hanno portato il governo ad andare sotto nella prima votazione a Montecitorio dopo la pausa elettorale.
Oggetto del voto, le mozioni delle opposizioni sulle carceri, in particolare quella di Fli, nulla di grave dunque, ma nel gruppo di Scilipoti&co. gli assenti sono stati ben 12 su 29, tra i quali spiccano Francesco Pionati e Maria Grazia Siliquini che attendono ancora una nomina da sottosegretario.
Assenti anche il neoministro Saverio Romano e Arturo Iannacone, il neoconsigliere economico del premier, Massimo Calearo e poi tra i neofiti della maggioranza si segnalano assenti anche Luca Barbareschi e Italo Tanoni.
Non hanno partecipato al voto – che si è concluso con 264 sì per la mozione firmata dal finiano Della Vedova, e 254 no, 4 astenuti tra i quali i Pdl Luigi Vitali e Marcello De Angelis – anche 16 deputati del Pdl, tra i quali il vicecapogruppo Massimo Corsaro e Nicola Cosentino, e 2 dell’Mpa.
Assenti anche due deputati della Lega.
Si vedono i primi effetti dello Tsunami di domenica e lunedì: dopo la botta elettorale la maggioranza evapora anche in Parlamento.
Tira una brutta aria e lo si capisce dall’assenza in Aula dei sottosegretari dei cosiddetti Responsabili.
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Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile
LETIZIA: “NON VOGLIO PIU’ INTROMISSIONI NE’ COMIZI DAVANTI AI TRIBUNALI, SONO IO CHE VINCO O PERDO, DECIDO IO COME PORTARE AVANTI LA PARTITA”…SILVIO: “E IO MI SFILO, SE PERDI E’ SOLO COLPA TUA, HAI LA PUZZA SOTTO IL NASO”
“Non voglio che si parli più di giustizia, di temi nazionali. Basta intromissioni e comizi davanti a Palazzo di Giustizia.Sono io che vinco o perdo, è la mia partita e voglio essere io a decidere come portarla avanti”.
Letizia Moratti non ha usato toni morbidi con il premier ieri, durante un rapido incontro, e ha posto una serie di condizioni: “Per continuare la battaglia, è necessario che tu faccia un passo indietro, bisogna trattare dei problemi della città , non del governo”.
E’ il messaggio che Silvio aspettava: così, in caso di sconfitta, potrà dare la colpa alla Moratti.
Di conseguenza non parteciperà alla campagna elettorale in queste due settimane: niente comizi, niente raduni, niente show davanti alle aule processuali.
Il Pdl milanese gli ha chiesto perlomeno di organizzare una iniziativa con Bossi, ma lui a impegnarsi per la Moratti e di sfilare accanto al Senatur non ne vuole neppure sentir parlare.
Prima erano tutti amiconi, ora non riconosce più nessuno.
Della Moratti ora dice, con la solita modestia: “Se non fosse stato per me, avrebbe perso già al primo turno, non ha mai attirato le simpatie della gente, ha la puzza sotto il naso”.
E per il compagno di merende Umberto: “Ha remato contro, tifa per Tremonti, ma il gioco non gli riuscirà “.
E’ un clima di veleni quello che si respira all’interno della maggioranza.
Il premier fa i conti con la sconfitta, difficile se non impossibile recuperare al ballottaggio uno svantaggio simile.
Silvio se la prende anche con Formigoni, reo di non essersi impegnato abbastanza nella campagna elettorale.
Poi ritorna sui suoi soliti temi: “Dobbiamo smascherare chi sta dietro a Pisapia”. E oggi escono i soliti manifesti in cui chiede ai milanesi di non consegnare la città ai centri sociali.
Ai ministri ha detto “ora metteteci voi la faccia”, lui non lo farà .
La strategia sarà quella di depotenziare il voto per non far ricadere la sconfitta sul governo.
Se prima il voto era politico e a favore o contro di lui, ora improvvisamente è un semplice voto amministrativo.
Nello stato maggiore del Pdl si fa strada la convinzione che l’impostazione della campagna elettorale sia stata completamente sballata e che Silvio abbia solo creato danni alla Moratti.
Ma il premier, annichilito ormai dalla sua presunzione, ha ancora il coraggio di dire: “Senza di me si perde, ma non posso fare tutto io”.
In effetti per la vittoria della sinistra ha già fatto abbastanza.
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Maggio 18th, 2011 Riccardo Fucile
UN PARTITO A RIMORCHIO DEGLI INTERESSI PERSONALI DEL PREMIER E UN ELETTORATO PADANO FLUTTUANTE CHE USA LA LEGA PER RIVENDICARE O PROTESTARE…PDL E LEGA CONDIVIDONO LO STESSO RETROTERRA CULTURALE, PER QUESTO HANNO PERSO ENTRAMBI… LO SPECCHIO BERLUSCONIANO SI E’ DEFORMATO
La “strategia della sineddoche”, questa volta, non ha funzionato. 
O meglio: ha funzionato al contrario.
La sineddoche. Una parola usata per identificare la parte per il tutto. O viceversa.
Milano, Italia: come evocò, per primo, Gad Lerner vent’anni fa. E viceversa. Oggi: Berlusconi riassunto di Milano. E viceversa.
La guerra personale fra Berlusconi e i Magistrati e ai Comunisti.
Riassunta nella consultazione amministrativa di Milano. E viceversa.
La strategia della sineddoche, al primo turno delle amministrative, ha travolto l’inventore, Silvio Berlusconi.
Insieme alla sua candidata milanese, Letizia Moratti.
E ha annichilito il suo non-partito: il Pdl.
Neanche il 29%, a Milano. Un calo di oltre 7 punti rispetto alle Regionali del 2011. Addirittura 12 rispetto alle precedenti Comunali del 2006 (considerando insieme Fi e An).
La “strategia della sineddoche”. Ha proiettato i suoi effetti all’esterno. Coinvolgendo il suo principale alleato. La Lega Nord.
Fino a ieri anello forte del Centrodestra. Ora non-si-sa-più.
Perchè la Lega, a Milano, si è fermata al 9 %. Quasi 6 punti al di sotto rispetto alle Regionali del 2010. Meno che a Bologna.
Indubbiamente pochino per la Lega Padana nella Capitale della Padania.
Il fatto è che la sineddoche milanese, nella costruzione di Berlusconi, ha ridotto la realtà a uno stereotipo banale.
Con l’esito di scoraggiare una componente ampia degli elettori di centrodestra. E di far scomparire la Lega e i leghisti.
Provo a spiegarmi meglio.
Fra i segreti del successo di Silvio Berlusconi c’è la capacità di rappresentare una parte del sentimento del Paese.
Trascurata e rimossa da altri attori politici, soprattutto dalla Sinistra. L’individualismo, lo spirito imprenditivo, l’insofferenza verso le regole, lo Stato e il pubblico.
Un’etica relativa, intrisa di gallismo e omofobia.
Berlusconi ha “rappresentato” tutto questo.
L’ha messo in scena sui (suoi) media. Ne è divenuto il campione esemplare. La Lega l’ha assecondato. Anche perchè, in parte, condivide questo retroterra socioculturale. Marcato dalla personalizzazione.
Se Berlusconi è il Pdl, la Lega si riconosce in Bossi.
Anche se ha un radicamento sociale ben diverso, rispetto al Pdl.
Di suo, la Lega ha aggiunto altri tratti del “carattere nazionale”, particolarmente sviluppati nel Nord. Il localismo, le paure verso gli stranieri e la globalizzazione. I
l distacco nei confronti di Roma, dell’Europa, del Mondo.
“Insieme”, Pdl e Lega, Berlusconi e Bossi, hanno conquistato Roma. Partendo da Milano.
Padrona di Roma e dell’Italia. Insieme? Qui sta il problema.
Perchè lo specchio berlusconiano, negli ultimi tempi, si è deformato in modo rapido e violento.
Berlusconi ha ridotto, per intero, la sua rappresentazione politica e sociale intorno a se stesso.
Tutti i problemi del governo e del Paese: ridotti ai suoi personali problemi con la giustizia.
Alla sua guerra contro i magistrati. Milanesi.
Così, Berlusconi ha usato una volta di più le elezioni, queste elezioni – amministrative – come una resa dei conti – politica.
E ha trasformato Milano nel teatro simbolico della battaglia. Tra se stesso e i “suoi” nemici. Si è “imposto” come capolista del Pdl alle comunali. Ha “imposto” alla candidata Moratti il suo linguaggio e i suoi argomenti. Ha, di fatto, sponsorizzato il candidato Lassini. Quello che: “fuori le Br dalla Procura di Milano!”. Ha occupato la scena milanese. Ogni lunedì davanti alla Procura, un comizio.
Assecondato da una claque “grigia”, aizzata dalla Santanchè.
Una parte dell’Italia berlusconiana, però, ha guardato lo specchio e non si è riconosciuta.
Così, la Moratti ha perso 11 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni. Finendo sotto di quasi 7 punti rispetto a Pisapia.
Lassini, il campione del neo-berlusconismo aggressivo, ha racimolato 800 preferenze. Ventesimo in graduatoria.
Lui, Silvio, ha quasi dimezzato le preferenze personali rispetto a cinque anni fa (e questa volta non potrà accusare i sondaggisti comunisti di aver taroccato i dati sulla sua popolarità ).
Allargando lo sguardo agli 11 capoluoghi delle Regioni del nord dove si è votato, il Pdl ha perduto dappertutto rispetto alle Regionali del 2011 (unica eccezione Novara) e, in misura ancor più ampia, rispetto alle Comunali del 2011.
Insomma, Berlusconi è andato troppo oltre.
Il suo specchio, ieri, rifletteva, in parte, il sentimento popolare. Oggi invece riflette solo i suoi interessi. Ma lui non se n’è accorto. Continua a considerarlo e a considerarsi il riassunto del senso comune.
La Lega, in questo gioco, è apparsa gregaria.
Le sue bandiere – il Nord, il Federalismo – si sono allineate dietro all’unico stendardo issato dal Cavaliere. La giustizia.
E poi, la responsabilità di governo rende difficile fare anche l’opposizione.
Ma oggi la Lega governa. In centinaia di Comuni, 14 Province, 2 Regioni. E a Roma. Accanto a Berlusconi.
Come spiegare ai suoi elettori che “non c’entra” con gli effetti della crisi? Come spiegare agli ascoltatori incazzati di Radio Padania che è giusto giustificare le avventure erotiche del Presidente del Consiglio?
E assecondarne le battaglie per una giustizia giusta (per se stesso)?
Difficile.
Così, anche così si spiega il risultato deludente della Lega in queste elezioni. Non solo a Milano. Un po’ dovunque.
Non tanto in termini di amministrazioni conquistate o perse. In 40 dei 49 comuni maggiori (di 15 mila abitanti) del Nord in cui è presente si va al ballottaggio.
Ma di peso elettorale.
La Lega è scesa in misura significativa, rispetto a un anno fa. Quasi dovunque. In 9 capoluoghi di provincia su 11.
Unica vera eccezione: Bologna, dove però presentava il candidato sindaco della coalizione.
Il che evoca l’ombra inquietante del passato.
La Lega fluttuante, che passa dal 10% al 3%, nel corso degli anni Novanta. Dopo il 1996. E negli anni 2000 risale. Faticosamente. Al 4% nel 2006. Per impennarsi, dopo il 2008 e fino al 2010. Quando supera il 10%. E tocca il 12%, secondo i sondaggi degli ultimi mesi.
La Lega fluttuante. Radicata, dal punto di vista organizzativo e dell’elettorato “fedele”, sale e scende sulla spinta degli elettori “infedeli”.
Che la scelgono e la usano in base ai momenti.
Per rivendicare e/o protestare. Perchè è il sindacato del Nord e delle province produttive.
Il partito del federalismo che garantisce meno tasse, più servizi, risorse e poteri. Non il contrario, come si comincia a temere.
Di certo non è votata per difendere Silvio, i suoi interessi, le sue battaglie personali con i magistrati.
Per questo il futuro della coalizione è difficile da decifrare.
Perchè Berlusconi, ormai, è prigioniero della propria sindrome autistica. Perchè la Lega, senza Berlusconi, rischia di ritrovarsi fuori gioco.
Lontana da Roma. Improduttiva.
Un amplificatore dei disagi e del malessere che finisce ai margini della scena politica.
Perchè insieme a Silvio rischia di apparire schiava di Roma, alleata del Sud (unica zona dove il Pdl abbia mantenuto i suoi consensi).
E poi è difficile fare la Lega “responsabile”.
D’altronde, oggi, fare i “responsabili” accanto a Berlusconi, nel senso comune significa essere “reclutati”.
Ma è difficile anche fare gli estremisti. Perchè lo spazio estremo l’hanno occupato Berlusconi, La Russa, la stessa Moratti.
Così la strategia della sineddoche di Berlusconi rischia di lasciare senza parole i due leader del Centrodestra. Bossi e Berlusconi.
Non parlano, per ora.
E parlarsi tra loro, in futuro, sarà difficile.
Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, elezioni, governo, la casta, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »