Destra di Popolo.net

BOCCHINO, FOTOGRAFATO A RAVELLO CON L’APE REGINA DI BERLUSCONI, L’ATTRICE SABINA BEGAN, PARLA DI “TRAPPOLA”

Agosto 17th, 2011 Riccardo Fucile

COME DISSE UNA VOLTA LUI DEL PREMIER: “MA POSSIBILE CHE DI GENTE NORMALE NON NE CONOSCA?”… LEI SOSTIENE: “VOLEVO FARLI RICONCILIARE”, MA LE FOTO FINISCONO SU “CHI” E “OGGI”… NON SAREBBE MEGLIO FREQUENTARE MENO I SALOTTI BUONI E MAGGIORMENTE I MERCATI RIONALI?

Di cosa parliamo quando parliamo di politica?
Perfino di questo (brandelli d’Italia): il capogruppo degli scissionisti di Futuro e libertà  a Montecitorio, Italo Bocchino, viene fotografato (su Chi e Oggi) in Costiera con Sabina Began, l’ape regina del raffinato bunga bunga a casa del premier, intrattenimento serale che a breve verrà  spacciato per un gioco a carte stile canasta.
Naturalmente dei fatti loro chissenefrega, ma la questione viene ripresa dai giornali per un ipotetico risvolto politico non smentito dalla signora.
La quale viene da questo giornale interpellata perchè accusata su Libero dal disinvolto onorevole Fli di “avergli teso una trappola”, in favore di paparazzi.
E soprattutto perchè si è parlato di lei come possibile ambasciatrice di pace (ma che ci tocca scrivere) tra i finiani e il Pdl.
La replica dell’ape regina è di seguito trascritta senza aggiunta di coloranti.
“Ma quale trappola? Io non sono quel genere di persona. Trappola vuol dire una cosa non carina. E io nella mia vita faccio solo cose buone. Mi dispiace se Bocchino pensa questo. Io sono una persona positiva, penso alle cose belle della vita. Se faccio qualcosa è a fin di bene”.
Ha davvero cercato di ricucire lo strappo tra il premier e Fli?
Risposta (meglio sedersi prima di leggere): “Io vedo tanta tristezza nel mondo, c’è guerra ovunque. Ora abbiamo bisogno di pace, è quello che tutti si augurano. Sarebbe bello che ci fosse anche una pace politica nel governo e nel parlamento italiani. Se ci fosse la pace si affronterebbero meglio anche le questioni gravi dell’economia, con la mente più serena. Quando c’è odio e cattiveria, le cose sono più difficili”.
Sembra di capire che il premier sarebbe disposto a una tregua con Fini.
“Io credo che Silvio Berlusconi desideri solo avere pace tutto intorno a sè”.
Per questo le ha chiesto di mediare? “No, l’ho fatto io di mia spontanea volontà ”.
A che titolo non si capisce: la Began non è (almeno per ora) un consigliere di Palazzo Chigi. A beneficio di chi volesse fare le valigie e cambiare Paese, lei precisa: “Io non faccio politica, non m’interessa. Ho altri pensieri: mi piace la meditazione, mi piace la spiritualità ”.
E dulcis in fundo: “Se ci fosse la politica dell’amore la farei. Siccome non esiste, la politica non è un posto che fa per me”.
Ma perchè l’onorevole Bocchino dovrebbe accettare l’intermediazione di un’“attrice” con le iniziali di Berlusconi tatuate sulla pelle con la scritta “L’incontro che mi ha cambiato la vita”?. “Non sopravvalutiamo la signora Began”, dice il deputato Fli. “E poi tutti sanno quel che penso di Berlusconi. È stata solo una gita tra amici. Eravamo in tanti, ma “Chi” ha tagliato le foto in modo da far apparire qualcosa di intimo che non c’è. Per questo ho detto che mi è stata tesa una trappola. La macchina del fango funziona così”.
A parte che sarebbe ora di abolire l’espressione “macchina del fango” (vale anche per Saviano), se si attaccano i giornali di Berlusconi sarebbe comunque meglio non intervenire in abiti carnevaleschi alle trasmissioni di Alfonso Signorini come ha fatto qualche tempo fa Bocchino vestito da chef (sic).
“È vero: con il direttore di Chi ho un buon rapporto personale, ma loro fanno gli interessi dell’editore”.
Il settimanale Oggi però non è di Berlusconi. E allora?
Il direttore Umberto Brindani spiega: “Quelle foto sono arrivate in redazione con una didascalia che diceva: Italo Bocchino a pranzo con una ragazza. Il fotografo non aveva riconosciuto la Began, è stata una mia brava redattrice ad accorgersi che era lei. Le abbiamo pagate poco e niente anche per questo. Ma noi siamo usciti prima di Signorini. Come siano state fatte le altre foto, quelle pubblicate da “Chi”, non so. Ma non credo sia lo stesso paparazzo”.
Ricordiamo che una volta, dagli schermi Tv, Bocchino ebbe una felice battuta sulle frequentazioni del premier: “Possibile che voglia aiutare sempre e solo splendide e giovani modelle e mai una vecchietta?”.
Una battuta che ora rischia di valere anche per lui: tra telefonate con Bisignani, pranzi con ape regine e discutibili amicizie locali che ogni tanto gli sono valse anche convocazioni dai magistrati, viene da chiedersi se l’esponente più in vista di Fli non conosca anche persone normali, senza collegamenti con Berlusconi o con presunti neopiduisti o con intrattenitori di rapporti con uomini della ‘ndrangheta.
Forse sarebbe meglio frequentasse meno salotti e più mercati rionali: sarebbe certamente più in sintonia con la base del partito.

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STORIE ITALIANE: “NOI IMPROVVISAMENTE POVERI CON 1000 EURO AL MESE”

Agosto 17th, 2011 Riccardo Fucile

PRECARI, CON FIGLI A CARICO, COSTRETTI A TORNARE NELLA CASA DEI GENITORI….E’ LA SITUAZIONE DI TANTI ITALIANI CHE SONO PASSATI DALLA SERENITA’ ALLA MISERIA

Gianna P. ha trentasette anni, un bel bambino e un grande sorriso.
“La povertà ? Io l’avevo assaggiata da piccola, quando mio papà  è morto in un incidente. Solo assaggiata, però. Se chiedevo un paio di scarpe, queste arrivavano, magari dopo quattro mesi. Sono andata a scuola, mi sono diplomata, ho avuto la macchina come tutte le mie amiche. Adesso sì, sono povera. E ho capito che ad essere povera la cosa che manca di più è la libertà . Se avessi ancora il mio lavoro e il mio stipendio, anche se mi sono separata dal marito, potrei affittare un appartamento per me e per mio figlio che ha sette anni. E invece sono tornata a vivere da mia madre, non potevo fare altro. Sei sempre una bimba, per i tuoi genitori, e così ti trattano. Io l’ho provata, l’indipendenza economica, l’avevo conquistata”.
“Da più di un anno l’ho persa e assieme a lei se n’è andata la libertà  di vivere in un posto tutto mio. Le vacanze al mare, le gite nel week-end? Ormai sono un ricordo ma questo non mi pesa. Mi manca la chiave della mia porta, della mia cucina… “.
La parola “povertà ” ha un sapore amaro, soprattutto in questa terra emiliana che sembrava tutta ricca.
Ricorda i libretti dell’Eca (Ente comunale di assistenza), chiamati semplicemente “i libretti dei poveri”, tenuti nascosti nei comò ed esibiti solo per avere le medicine gratis o un sussidio per mandare i figli in colonia.
Gianna P., perdendo il lavoro, si trova dentro l’11% delle famiglie italiane che hanno una capacità  di spesa inferiore a 992,46 euro al mese.
“Adesso mi sveglio al mattino e mi dico: Gianna, fatti coraggio. Fai finta di essere ancora una ragazzina, alla ricerca del primo lavoro. Se sei stata capace di andare avanti, devi essere capace di tornare indietro e di ricominciare. Ho cominciato a lavorare nel 1995, avevo 21 anni. Primo stipendio, 800 mila lire. Prima receptionist, poi impiegata di buon livello. Due anni dopo mi sono sposata e le cose andavano davvero bene. Prima che l’azienda andasse in crisi, io e mio marito portavamo a casa 3100 euro al mese, 1500 io, 1600 lui. E c’erano la tredicesima e la quattordicesima, e anche i buoni pasto da 6,45 euro, che quando li hai quasi non ci badi ma quando spariscono ti accorgi quanto siano utili. Ci sentivamo non ricchi ma tranquilli. Un appartamento in affitto, a 600 euro al mese. Quattrocento euro per l’asilo nido del piccolo. Ecco, in questi giorni di caldo ci preparavamo per andare al mare, dieci o quindici giorni in un appartamento o in un hotel. E d’inverno ci prendevamo un’altra pausa, quattro o cinque giorni in Trentino, senza sciare ma con lunghe passeggiate sulla neve. Al ristorante o in pizzeria? Quasi mai. Preferivamo risparmiare per le nostre piccole vacanze o per portare il bimbo a Gardaland”.
Arriva la separazione dal marito ma le cose non cambiano troppo. “Con il mio stipendio e l’assegno dell’ex coniuge per il bimbo – 350 euro al mese – ce l’avrei fatta a vivere in autonomia. Ma all’inizio del 2010 arriva la crisi dell’azienda, con gli stipendi che tardano prima un mese poi due poi sei mesi e ti trovi all’acqua. L’affitto non lo puoi più pagare, torni dalla mamma e meno male che ha un appartamento suo. In azienda arriva il nuovo proprietario, tornano gli stipendi ma solo per qualche mese. Adesso non so di quale statistica Istat io faccia parte. So soltanto che da marzo ad oggi, e forse fino a novembre, non prendo un euro. In teoria c’è la cassa integrazione speciale, perchè anche i nuovi padroni hanno dichiarato fallimento, ma gli assegni da 700-800 euro ancora non si vedono. L’unico reddito è l’assegno del mio ex. Io però sono una che non accetta di farsi mantenere. A mia madre non pago l’affitto ma partecipo a tutte le spese, dal vitto alle bollette, dalla benzina all’assicurazione della macchina. Se ne vanno in media 450 euro al mese, che prendo in gran parte dai miei risparmi”.
Non è purtroppo una mosca bianca, Gianna P.
“Seguo i lavoratori delle aziende metalmeccaniche nei Comuni di Casalecchio e Sasso Marconi – dice Cristina Pattarozzi della Fiom – e purtroppo l’80% vivono ormai di ammortizzatori sociali. Chiusure, fallimenti, cassa integrazione, mobilità … A volte noi sindacalisti dobbiamo fare un altro mestiere, quello dell’assistente sociale. Ci sono famiglie dove tutti sono in cassa integrazione e se gli assegni sono, come sempre, in ritardo, non hanno i soldi per comprare da mangiare o per pagare bollette e mutui. E allora vai in Comune, spieghi la situazione, intervieni per bloccare uno sfratto. Le donne e gli stranieri sono i più colpiti ma forse anche i più forti. Sanno reagire, cercano nuove strade. Per molti uomini, anche giovani, la crisi dell’azienda è invece vissuta male. Si sentono persi, vanno in depressione. Stanno male perchè non hanno i soldi per andare al solito supermercato e vanno al discount quasi di nascosto perchè si vergognano”.
Non è facile essere poveri e accendere la tv per sentire uno che dice che “il lusso è un diritto”.
I bar sono pieni, si paga un caffè e si sta lì mezza giornata.
“Io sono senza stipendio da quattro mesi e allora, all’inizio di giugno, ho preso i miei due figli e sono andato a pranzo dai miei genitori. Non ho dovuto spiegare nulla. Hanno apparecchiato e solo alla fine mia madre ha detto: va bene alle 13 anche domani?”.
“Io ho tirato giù dal solaio la tenda, non andavo in campeggio da vent’anni. Insomma, con la crisi si torna giovanotti”.
“Ad agosto porto i miei tre bambini al mare, ma solo perchè mia suocera ha pagato l’affitto dell’appartamento. E’ stata gentile, non mi ha fatto pesare nulla. Ha detto: ho preso un appartamento con tre stanze, un’occasione. Venite con me?”.
“Ho controllato i punti della Coop e ho scoperto che ho speso meno di un terzo, rispetto all’anno scorso. Vado al discount per spendere meno. Al mattino presto, oppure mi sposto nei Paesi vicini, dove non mi conoscono”.
Gianna P. deve andare via, per prendere il bambino al centro estivo.
“Si paga anche lì, è un sacrificio ma non voglio che il mio piccolo abbia meno degli altri. E’ stato anche al mare, con suo papà  che per fortuna ha ancora lo stipendio. Se il bimbo sta bene, sto bene anch’io. Quest’anno per me niente vacanze, ma non importa. Io sono una cui non piace “stare in schiena” e nessuno. Vuol dire che non mi piace farmi mantenere, nè dalla mamma nè dallo Stato. E così proprio l’altro giorno sono andata all’Inps per interrompere la cassa integrazione. Ho trovato da lavorare in un’azienda, da una settimana. Sono in prova, spero che mi assuma davvero. Certo, cercare lavoro oggi è come subire una rapina a mano armata. Prendevi 1500 euro? Te ne do 1025, prendere o lasciare. Se tengo conto dell’assegno di 700-800 euro al mese che dovrà  pur arrivare e delle spese per andare in macchina nella nuova azienda, faccio pari e patta. Prenderei gli stessi soldi restando a casa, ad aspettare cassa integrazione o mobilità . Ma ho un figlio e devo dargli un futuro. E poi sono fatta così. Se devo ricominciare, ricomincio davvero. Non sono più una ragazzina ma non voglio uscire dal mondo del lavoro. Se sei fuori, anche con un assegno dell’Inps, è un macello. A non lavorare si sta male, perchè ti senti vuota e inutile. Niente ferie, niente piscina, niente vestitino nuovo e va bene così. Ma io, quella voglia che avevo dentro quando ho cominciato a lavorare, la sento ancora. E’ una voglia di stipendio, di casa, di libertà . Chiedo troppo?”.

Jenner Meletti
(da “La Repubblica“)

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BOSSI SE LA FA SOTTO E ANNULLA IL COMIZIO: IL BLUFF PADANO ORMAI GENERA LE PROTESTE DELLA BASE LEGHISTA

Agosto 17th, 2011 Riccardo Fucile

NIENTE DISCORSO PUBBLICO A CALALZO DI CADORE DOVE E’ TRADIZIONE CHE IL SENATUR TENGA UN COMIZIO PRIMA DI PARTECIPARE ALLA CENA PER IL COMPLEANNO DI TREMONTI… ERA PREVISTA UNA CONTESTAZIONE ORGANIZZATA DAL PRESIDENTE LEGHISTA DELLA PROVINCIA DI BELLUNO CONTRO I TAGLI VARATI DAL GOVERNO

La Lega costretta a cancellare il comizio di Umberto Bossi per evitare le proteste non del Pd o del Movimento 5 stelle, ma dei suoi elettori.
La base del Carroccio è talmente esasperata che ormai il partito è costretto a nascondere il Senatùr.
E l’incontro non era previsto in una città  ostile, ma in un paese da sempre rifugio della Lega per le vacanze: Calalzo di Cadore.
Qui Bossi e Roberto Calderoli vengono due volte l’anno.
I primi di gennaio per l’ormai famosa cena degli ossi e a metà  agosto per il compleanno di Giulio Tremonti che qui trascorre le sue vacanze estive — ha una casa a Lorenzago — e il 18 festeggia con i due amici leghisti e pochi altri intimi, con una cena all’hotel Ferrovia gestito dal Gino Mondin.
La festa è sempre stata preceduta, il giorno prima, da un comizio di Bossi.
Ma stamani è stato annullato: un gruppo di uomini del Carroccio, capitanati dal presidente della Provincia di Belluno, Gianpaolo Bottacin, hanno annunciato che sarebbero venuti a chiedere conto dei tagli.
A loro si è accodato il Partito Democratico, così stamani Mondin, organizzatore del comizio, ha deciso di annullare l’incontro dopo aver chiamato anche Calderoli.
Ma il risultato è stato l’opposto: invece di fermare la protesta la ha alimentata.
E a metà  pomeriggio si è trovato all’ingresso dell’albergo Bottacin con la bandiera della provincia listata a lutto.
Bottacin si è seduto sui tavoli all’esterno e si è messo ad aspettare Bossi e Calderoli che arriveranno a fine pomeriggio da Ponte di Legno.
“Non è una protesta”, ci tiene a dire Bottacin, “ma una semplice richiesta di chiarimento: i tagli della manovra mi costringono a chiudere la Provincia. Da Belluno mandiamo a Roma ogni anno 800 milioni di euro, ce ne arrivano indietro 25 circa e io solo di costo del personale ho 10,5 milioni di spese, il nostro territorio è colpito da seimila frane delle novemila che ogni anno si registrano in Veneto, poi dobbiamo spalare la neve, ci sono le scuole. Insomma la cancellino loro perchè altrimenti devono mettermi in condizione di gestire il territorio”.
Bottacin è un leghista della prima ora.
Finora ha tentato di risolvere i problemi parlando direttamente con Calderoli e Tremonti.
Poi ha preso carta e penna e scritto anche al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
Che gli ha risposto. “Ma non può fare un decreto, deve agire il governo e questi qui invece continuano a tagliare”.
E così ha deciso di venire a protestare di persona.
“Voglio dire ai nostri ministri che così non si può andare avanti”, dice scuotendo la testa, mostrando delusione per il suo partito. “Io devo rispondere prima di tutto ai cittadini che mi hanno votato, a loro devo rendere conto, soltanto dopo mi preoccupo del colore di chi è che fa gli errori a Roma”.
Da un sacchetto di plastica tira fuori un libro rilegato. Titolo: Tirate al petto.
Lo mostra. “L’ho ricevuto pochi giorni fa, è un libro che il presidente della Provincia di Cosenza ha inviato a tutti i presidenti di Provincia italiani, ed è completamente pagato dal suo ente. Capisce? E io non ho i soldi per riparare le strade. Degli 800 milioni che ogni anno mandiamo a Roma magari alcuni sono stati regalati a Cosenza e li hanno spesi per questo. Non esiste, non esiste”.
I malpancisti leghisti aumentano ogni giorno.
E per quanto Bossi si ostini a dire che nel partito non ci sono spaccature è la base a mostrare sempre più evidenti segni di staccamento dai vertici.
Basti pensare allo scorso fine settimana, quando Bossi non si è presentato a Ponte di Legno fino a lunedì e dalle strade sono stati cancellati gli slogan che inneggiavano al Capo e che erano qui da dieci anni, lungo i tornanti del Tonale ad accompagnare chi saliva verso i rifugi montani.
E ora arrivano persino all’hotel Ferrovia, ritiro storico dei leader del Carroccio. Gino Mondin, il proprietario, fuori dall’albergo ha appeso due cartelli: “Albergatore armato”.
Per tenere lontano gli scocciatori certo, che nessuno avrebbe immaginato sarebbero stati leghisti.
A protestare arriverà  a Calalzo anche il Partito Democratico.
E’ stata creata una pagina facebook “comitato accoglienza Bossi Calderoli Tremonti” per pubblicizzarle la manifestazione: domani alle 17.30 e fino alle 23 circa trenta persone si presenteranno a volantinare contro i tagli alla Provincia.
Ma l’opposizione è stata battuta dalla Lega che a protestare è venuta oggi.
E Bottacin non ha intenzione di mollare. “A Bossi e Calderoli io dirò una cosa semplice: o ci date la possibilità  di rispettare i cittadini fornendogli i servizi per cui pagano profumatamente Roma, oppure è inutile tenere aperta la provincia. Io sono pronto a dimettermi subito e devono farlo anche i tre ministri veneti, compreso Galan che il territorio lo dovrebbe conoscere piuttosto bene visto il suo passato, e i quattro deputati eletti a Belluno, a partire da Paniz che al governo si è ambientato e sembra sappia far valere le proprie idee quando vuole, e tutti i bellunesi che hanno incarichi negli enti. Così possiamo dare un bel segnale. Noi aiuti dallo Stato non ne riceviamo”.
E a Bossi che due giorni fa aveva semplificato dicendo che anche “i nostri amministratori son diventati terroni, aspettano i soldi”, Bottacin risponde chiaro: “Siamo noi che mandiamo i soldi a loro, qui non arriva niente. Se potessimo andremmo in Svizzera”.
Non oltre confine, certo, ma un anno fa la Provincia aveva chiesto di poter indire un referendum per passare al Trentino Alto Adige e diventare come le province di Bolzano e Trento.
“A Roma ce l’hanno bocciato, capito? Io devo dare delle risposte ai miei elettori quindi o mi mettono in condizione di poter almeno coprire le buche delle strade oppure la Provincia devo chiuderla o la aboliscano subito loro; aboliscano tutte le province ma basta scherzare con la gente, così non si può andare avanti”.
A sentirlo parlare sembra un esponente dell’opposizione.
Tanta la rabbia, la delusione, l’indignazione.
Nella Lega di territorio che si vanta di essere l’unico partito realmente presente e con un legame profondo con la base, un presidente di Provincia del Carroccio che parla in toni così critici nei confronti dei suoi ministri di riferimento non si era mai visto prima.
Finora dal via Bellerio le voci negative sono sempre state azzittite, cancellate, commissariate. Questa volta invece è Bossi che è costretto a difendersi.
E a Calalzo di Cadore, tra i leghisti, c’è già  chi fotografa lo stato del partito con la solita delicatezza padana: “Ormai non possiamo neanche più esporlo come facevano con Breznev“.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BUONE VACANZE A TUTTI…. DESTRA DI POPOLO RITORNA IL 18 AGOSTO

Agosto 10th, 2011 Riccardo Fucile

………………

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OLTRE UN MILIONE DI VISITE: GRAZIE A VOI, “DESTRA DI POPOLO” FA OPINIONE E CONTROINFORMAZIONE

Agosto 9th, 2011 Riccardo Fucile

TAGLIATO UN TRAGUARDO CHE BEN POCHI SITI DI DESTRA HANNO MAI RAGGIUNTO… OLTRE CINQUEMILA ARTICOLI POSTATI… RACCONTANDO SEMPRE VERITA’, ANCHE QUELLE SCOMODE: SOLO COSI’ PUO’ GERMOGLIARE UNA NUOVA DESTRA SOCIALE E POPOLARE CHE DIA SPERANZA AL NOSTRO PAESE

Nel concederci una settimana di ferie, approfittiamo dell’occasione, per una volta, per parlare di noi e festeggiare con i nostri lettori il raggiungimento di un traguardo impensabile: un milione di visite, obiettivo raggiunto da pochissimi siti italiani di destra.
Il nostro/vostro blog (senza il vostro aiuto non sarebbe stato possibile arrivare a certi numeri) è cresciuto in modo impressionante nell’ultimo anno con oltre 400.000 visite, pur non essendo pubblicizzato da nessuno, in quanto notoriamente diamo fastidio a tutti (in primis alla “becerodestra” che governa il nostro paese).
Ogni giorno cerchiamo di interpretare lo spirito e i valori che dovrebbero animare la destra sociale italiana: solidarietà , meritocrazia, unità  nazionale, attenzione ai ceti deboli e più esposti alla crisi economica, lotta alla Casta e alla corruzione, alla criminalità  e alle infiltrazioni mafiose nei partiti.
Ci siamo fatti tanti amici in quell’Italia pulita e onesta che, a destra come a sinistra, lotta per una società  migliore e una politica pulita.
Siamo felici di rappresentare questa Italia, fatta di giovani, di donne, di uomini che non svendono la propria dignità  e i valori, anche differenziati, in cui credono, comunque la pensino.
Ci siamo fatti anche qualche nemico, ma non è un problema: di lerciume in Italia ce n’è tanto, saremmo dei folli se pensassimo che non diamo fastidio a certi soggetti.
C’è a chi fa comodo che esistano ancora una destra e sinistra intrallazzate tra loro negli scandaletti da Prima Repubblica, c’è chi trova funzionale ai propri interessi una destra becera e puttaniera, reazionaria e borghese, parolaia e tangentara.
Siamo anche orgogliosi, insieme agli amici genovesi di Futuro e Libertà , di avere denunciato anomalie nella gestione della politica locale del partito di Fini, offrendo a Gianfranco una opportunità  unica, finora non sfruttata.
Quella di rappresentare il primo partito in cui, proprio dall’interno e prima di eventuali provvedimenti di altro genere, tali anomalie vengono denunciate: abituati ai berluscones che difendono l’indifendibile, negando persino l’evidenza o a un certo Pd alla Penati e alla Pronzato dove tanti sapevano ma troppi sono stati zitti per convenienza, anche questa scelta è elemento di speranza e novità  per il sistema politico italiano.
Noi dettagliamo, documentiamo, denunciamo, sempre e solo dati alla mano.
Siamo riusciti, con la nostra piccola macchina da guerra mediatica, a fare diventare giustamente il caso Fli-Genova un caso nazionale: ora qualcuno dovrà  decidere a Roma da chi vuol farsi rappresentare.
E rivolgiamo nell’occasione un invito a chi milita in altri partiti: se vedete cose che non vanno o infiltrazioni della ciminalità  fate come noi, denunciatele.
Così si fa pulizia morale, così si costruisce una nuova politica, solo cosi può rinascere la fiducia nella “cosa pubblica”.
Senza la vostra coraggiosa denuncia state certi che dai vertici nessuno farà  mai un cazzo (ammesso che lo faccia dopo).
Vi o ci espelleranno da qualche organismo, non vi o ci daranno retta?
Peggio per loro, si sputtaneranno da soli, altro che parlare di legalità , dovranno chiudersi in casa a doppia mandata.
Sono cose che stiamo vivendo serenamente e lucidamente sulla nostra pelle, tra minacce, scippi persino di pagine facebook con iscritti in carico, diffamazione continuata, diffide patetiche.
Noi rispondiamo coi fatti e coi documenti, con le testimonianze e le norme giuridiche che abbiamo sempre osservato (a differenza di altri che saranno chiamati a risponderne) ): il fronte della legalità  si è allargato, stampa e opionione pubblica sono con noi.
E’ la rivolta degli “indignados” futuristi che vogliono un partito pulito e la possibilità  di fare politica senza inciuci e frequentazioni con inquisiti e condannati, attenzionati e pataccari.
Qualche autorevole esponente nazionale di Futuro e Libertà  ha chiesto il commissariamento del partito in Liguria: vedremo chi in Fli oserà  opporsi e poi magari continuare ad andare in Tv a parlare di legalità , rischiando gavettoni di ridicolo.
Comunque vada, abbiamo vinto.
Buon ferragosto a tutti, ci rileggiamo il 18 agosto.

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FABIO GRANATA: “MACCHE’ DIALOGO, VADE RETRO PDL”

Agosto 9th, 2011 Riccardo Fucile

FINIANI TRA FALCHI E COLOMBE… DOPO L’APERTURA DI BOCCHINO, LA RISPOSTA DELLA BASE FUTURISTA, BEN RAPPRESENTATA DAL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA

Domenica ha provato a fare la pace, e a una battagliera come Daniela Santanchè succede raramente.
Su Libero, il sottosegretario ha fatto sapere che con Fini e i suoi si potrebbe tornare a parlare, perchè “c’è un tempo per essere falchi e un tempo per essere colombe”.
Dal “falco” Italo Bocchino, sul Corriere della Sera, è arrivata una risposta inimmaginabile per un deputato Fli : “Non è il caso di litigare ora”.
Che è successo?
Lo abbiamo chiesto a un altro dei “falchi” che ha lasciato la maggioranza per seguire Gianfranco Fini, Fabio Granata.
E a quanto pare, lui di litigare ha ancora parecchia voglia.
Sostiene che in Futuro e Libertà  sono “responsabili”, ma solo “nei confronti del Paese”.
Bocchino sembra più conciliante
Bocchino la linea sua e di Fli l’ha espressa chiaramente nel discorso di mercoledì alla Camera. Non daremo nessun supporto a questo governo, che con la crisi ha un rapporto di causa-effetto.
Non tornerete a parlare con gli ex colleghi di maggioranza?
È normale che il Pdl cerchi sponde. L’introduzione del pareggio di bilancio, gli stati generali dell’Economia e la riapertura delle Camere, tra l’altro, sono proposte che abbiamo lanciato noi. Prendiamo atto che sono condivise, ma da qui alla riapertura del dialogo ce ne passa.
È una questione di principio o ci sono divergenze concrete tra voi e loro?
Intanto il berlusconismo è al crepuscolo, non saremo noi a rianimarlo. E poi noi siamo interessati a dare una direzione alla manovra, non siamo disposti a votare a occhi chiusi: ci sono fasce di privilegi e di enorme ricchezza, non può essere che alla fine paghino sempre dipendenti e pensionati.
Eppure, dice Bocchino, il Pdl ha accolto alcune delle vostre richieste di un tempo, come il coordinatore unico…
Parliamo del coordinatore unico di un partito che non è il nostro: e noi siamo impegnati a costruirne un altro. E poi parliamo di Alfano…
Ovvero?
Uno che anche da ministro della Giustizia non ha brillato per autonomia. È uno dei più fedeli che si potevano trovare.
Anche la Santanchè è una fidatissima del premier, eppure dice che “bisogna pensare al futuro”
Le cose che dice la Santanchè non appartengono al novero delle cose serie. La Santanchè è una categoria antropologica, non può cambiare. Quindi, quello che dice non ci riguarda.
Mi par di capire che non sarà  una degli invitati a Mirabello, a settembre.
Non ci sarà  nessuno del Popolo della libertà . Avremo ospiti esponenti del Pd e dell’Italia dei Valori. E abbiamo invitato il ministro Maroni.
Di cosa parlerete?
Ribadiremo la nostra linea, sempre la stessa: Berlusconi deve fare un passo indietro e lasciare posto a un governo di unità  nazionale.

Paola Zanca
(da Il Fatto Quotidiano)

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GIAMPAOLO PANSA: “ECCO PERCHE’ NON MI FIDO PIU’ DEL PAROLAIO SILVIO”

Agosto 9th, 2011 Riccardo Fucile

LE VICENDE DEGLI ULTIMI GIORNI DIMOSTRANO CHE IL “PAROLAIO BLU” NON SA PASSARE DALLE CHIACCHIERE AI FATTI CONCRETI… CHE ALLA FINE CI VENGONO IMPOSTI DA ALTRI GOVERNI

Voglio dirlo fuori dai denti: di Silvio Berlusconi non mi fido più.
Qualche anno fa, per indicare il vetero comunista Fausto Bertinotti, avevo inventato il personaggio del Parolaio rosso.
Era un’etichetta beffarda che, purtroppo, oggi si adatta anche al nostro premier. Lui sta dimostrando, ogni giorno di più, di essere un altro parolaio, sia pure di colore diverso: il Parolaio Blu.
Mercoledì 3 agosto, nel discorso alla Camera e al Senato, il Cavaliere aveva garantito al paese che tutto andava per il meglio.
La crisi finanziaria globale non cancellava i fondamentali dell’economia italiana. Inutile darsi da fare.
Bastava restare fermi ad aspettare che la bufera passasse.
Il giorno successivo, giovedì 4 agosto, nell’incontro con le parti sociali, Berlusconi ha intonato la medesima tiritera. Con un corredo di battute surreali: «Le borse? Sono un orologio rotto», «La crisi non si aggraverà , credete a me. Partito da zero, ho 56 mila dipendenti e non sono rincoglionito di colpo», «Se avete dei titoli azionari, non vendeteli, teneteli al sicuro nel cassetto del comò», «Siamo in stallo perchè il governo non ha poteri».
Poi, di colpo, dopo appena ventiquattro ore, la sera di venerdì 5 agosto ecco l’improvvisa conferenza stampa del Cav, di Giulio Tremonti e di Gianni Letta.
Qui viene annunciata una svolta mai accennata prima.
A cominciare dall’anticipo della manovra al 2013 e dall’inserimento nella Costituzione dell’obbligo di tenere in pareggio il bilancio statale.
Nel giro di tre giorni, il Parolaio Blu ha cambiato tutte le carte in tavola.
Informandoci che siamo davvero sul Titanic, come ci aveva avvisato Tremonti nel dibattito sulla finanziaria. E che se non vogliamo affondare, è indispensabile stringere la cinghia.
Per raggiungere il pareggio nel 2013, dovremo prepararci a sopportare nel 2012 una quantità  impressionante di tagli e di tasse.
Naturalmente il Cavaliere non ha usato queste parole crude. Berlusconi, ormai lo sappiamo, non ama il dramma.
Predilige un genere teatrale più allegro e giocondo.
Ma nel comportarsi così, fa un torto a se stesso e, soprattutto, agli italiani.
Chi è anziano ricorda che cosa disse agli inglesi Winston Churchill, all’inizio della guerra contro Hitler: «Vi prometto soltanto lacrime e sangue».
I figli di Mamma Italia sono di stomaco più debole dei sudditi di Sua Maestà  britannica? Penso di no.
Se la verità  che ci aspetta è brutta, perchè il nostro premier insiste a nasconderla?
Sappiamo tutti che la svolta del 5 agosto è arrivata sotto l’urto di richieste perentorie. Venute dalla Banca centrale europea, dalla Germania, dalla Francia e, forse, dagli Stati Uniti. È chiaro che anche loro non si fidano più del governo italiano.
E gli hanno imposto di anticipare la manovra di un anno.
Con tutto quello che ne consegue.
Già , ma che cosa comporterà  l’anticipo?
Anche su questo, il Parolaio Blu, invece di spiegare, ha fatto scena muta.
Avrebbe dovuto passare dalle chiacchiere alle previsioni dure. Ma non è stato capace di farlo. Alla fine della conferenza stampa rideva. Ha persino annunciato che lui e Tremonti si sfideranno a duello: «Domani mattina all’alba, dobbiamo soltanto scegliere l’arma».
Nonostante le battute del Parolaio, da oggi in poi qualcuno ci spiegherà  che cosa può avvenire nel nostro orribile 2012.
Prima di tutto, ci troveremo di fronte a molti miliardi di nuove tasse, si dice venti o giù di lì.
È facile prevedere che verrà  varata un’imposta patrimoniale, sulla quale però c’è ancora il buio più totale.
Riguarderà  soltanto i nostri conti correnti, con un prelievo più forte di quello che fece il governo Amato?
Sarà  una bastonata secca, commisurata al reddito dichiarato? Investirà  anche il patrimonio edilizio dei privati, ossia la casa o le case possedute?
Anche se navighiamo nell’oscurità , su questa probabile imposta una certezza c’è già . Colpirà  soprattutto i contribuenti più fedeli, quelli che hanno sempre dichiarato il loro reddito vero, sino all’ultimo euro.
È una tradizione tutta italiana stangare gli onesti e lisciare il pelo ai disonesti. Un sistema balordo che sta per essere messo in atto per il pagamento dei nuovi ticket sanitari.
Volete un esempio? Ecco che cosa hanno deciso i governi di tre regioni rosse, la Toscana, l’Umbria e l’Emilia-Romagna.
A partire da lunedì 8 agosto, la misura del ticket verrà  calcolata in base al reddito denunciato nel 740. Sono previste quattro fasce. Per chi sta nella prima, da zero a 36 mila euro all’anno, non è previsto il pagamento di alcun ticket.
Chi si trova nelle successive tre fasce (da 36 a 70 mila euro, da 70 a 100 mila, oltre i 100 mila) dovrà  sopportare un ticket via via più alto.
Il governatore toscano, Enrico Rossi, ha dichiarato a Repubblica: «Ci siamo opposti all’ingiustizia del ticket, poi siamo stati obbligati a introdurlo. Ma almeno lo faremo a modo nostro, facendo pagare di più chi ha di più».
Mi sembra un principio sacrosanto, uno dei pilastri della democrazia economica. Che tuttavia presenta una falla assai grande: sono certi, in Toscana e nelle altre due regioni rosse, di sapere con sicurezza chi ha di più?
La domanda è inevitabile data la spaventosa evasione fiscale che affligge l’Italia, anche nelle tre regioni guidate dalla sinistra.
Chi ci garantisce che le categorie fissate a proposito dei ticket corrispondano alla ricchezza reale?
Basta sfogliare le tabelle pubblicate dall’Agenzia delle entrate per rendersi conto che moltissimi commercianti, ristoratori e artigiani dichiarano redditi ben al di sotto dei 36 mila euro lordi all’anno
L’evasore verrà  esentato, il contribuente fedele sarà  tartassato.
Pazienza, l’asino onesto continuerà  a tirare il carro per conto di tutti. E non è improbabile che altre regioni seguano questo esempio.
Sempre sull’accomodante Repubblica del 5 agosto, Vasco Errani, presidente dell’Emilia-Romagna ci ha offerto la seguente rivelazione: «Noi non siamo regioni rosse. Questo è un modo vecchio di leggere la situazione. Noi siamo regioni europee!».
Avanti con i carri, dunque, lungo la strada decisa dall’Europa per noi. La scelta di accelerare la manovra è stata subito approvata dal Terzo Polo, ossia da Casini, Fini e Rutelli. Inoltre, Pier Ferdinando Casini ha rivolto a Bersani, a Di Pietro e a Vendola un saggio ammonimento: «Basta con le inutili litanie sulle dimissioni di Berlusconi».
Il leader dell’Udc ha ragione. Sappiamo tutti che il Cavaliere non lascerà  mai Palazzo Chigi di sua volontà .
In fondo è giusto così. Berlusconi è stato eletto dal popolo e soltanto il popolo potrà  mandarlo a casa. È un principio di democrazia elementare.
Che tuttavia non obbliga un cittadino ad avere fiducia in lui.
Il sottoscritto, per il poco che vale, non si fida più del Parolaio Blu.
Spero soltanto che Berlusconi si renda conto di stare sull’orlo di un abisso, come tutti noi del resto.
E la smetta di raccontarci la favola di Cappuccetto rosso.
Siamo adulti e vaccinati. La storia ci ha insegnato che il lupo cattivo può vincere, talvolta.
Dio non voglia che accada all’Italia.

Gianpaolo Pansa
(da libero-news)

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DRAGHI INCALZA IL PREMIER: “NON SI PUO’ TERGIVERSARE, LA BCE PRETENDE FATTI”

Agosto 9th, 2011 Riccardo Fucile

LA TELEFONATA DI OBAMA A BERLUSCONI…IL CONTATTO CON TREMONTI, MA IL GELO RESTA

A Porto Rotondo, nella war room allestita a villa Certosa, il telefono di Berlusconi squilla tutto il giorno.
È il lunedì decisivo, quello del verdetto dei mercati, e la situazione è di massima allerta.
Alla fine, alla chiusura delle borse, con lo spread Btp-Bund sceso intorno a quota 300, la telefonata più importante arriva da Mario Draghi.
Il governatore della Banca d’Italia risolleva il morale del premier, confermando che la giornata è andata benino, che l’ombrello steso dalla Bce ha funzionato.
Ma questo non deve assolutamente portare ad abbassare la guardia: “Adesso – così si congeda Draghi – il governo deve dare seguito agli impegni presi, non possiamo assolutamente permetterci di tergiversare”.
Le cose da fare sono lì, nero su bianco, nella lettera (firmata anche da Draghi) che Trichet ha scritto a Berlusconi.
Un menù fatto di tagli, liberalizzazioni da varare immediatamente “per decreto”, privatizzazioni, meno vincoli ai licenziamenti e alle assunzioni e, soprattutto, una correzione del rapporto deficit/Pil per il 2012 dal 2,7% all’1,5%.
Un taglio di oltre un punto percentuale, equivalente a circa 20 miliardi di euro.
Una mazzata talmente forte che Berlusconi sta raccogliendo le idee di tutti, consultando più gente possibile per capire come procedere: dal presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua al presidente di Equitalia Attilio Befera.
Consigli preziosi, anche perchè stavolta il Cavaliere non intende lasciare la partita nelle mani del solo Tremonti.
Tra il premier e il ministro dell’Economia la fiducia si è incrinata, tanto che una telefonata che c’è stata ieri a proposito del G7 – pura routine – è stata comunicata alle agenzie con la formula del colloquio “lungo e cordiale”, quasi fossero due estranei.
Un colloquio “cordiale” è invece quello che c’è stato tra Berlusconi e Obama. Entrambi i leader sono appannati e in difficoltà , entrambi i paesi affrontano crisi gemelle.
Così i due hanno cercato di farsi un po’ coraggio a vicenda, anche perchè pochi minuti prima c’era stato il tonfo di Wall Street.
A palazzo Chigi raccontano che Obama abbia esordito criticando con vigore il declassamento del rating Usa, passando quindi rapidamente a commentare la situazione italiana: “Ho sentito che avete deciso di anticipare il pareggio di bilancio al 2013. Bene, molto bene. Se farete tutto quello che avete annunciato risolverete sicuramente i vostri problemi”.
Incassato il sostegno americano, Berlusconi ha illustrato la sua teoria su quanto accaduto in questi giorni neri sulle borse: “L’attacco non è stato contro l’Italia, nel mirino della speculazione c’era l’euro. È successo a noi, domani potrebbe accadere a un altro grande paese. Per questo occorre un maggior coordinamento delle politiche europee”.
Nel governo si fronteggiano diverse (e opposte) idee su come rispondere all’ultimatum della Bce sul risanamento del bilancio.
La strada più gettonata sembra essere quelle di un intervento drastico sulle pensioni, ma Umberto Bossi è già  sul piede di guerra.
Lo stesso Berlusconi è incerto, teme un autunno caldo con i sindacati in piazza.
Anche per questo ha deciso di non presenziare alla riunione di domani con le parti sociali, proprio perchè non sa ancora cosa dire.
Da un’altra parte chi ne ha raccolto lo sfogo assicura che il Cavaliere sarebbe anche tentato di prendere il toro per le corna: “Se non ora quando? Possiamo approfittare della crisi per approvare tutto quello che in tempi normali non riusciremmo a fare”. Nel caso gli riuscisse di tirare il paese fuori dalle secche, Berlusconi immagina di essere considerato un salvatore della patria.
La prospettiva inizia a solleticarlo.
Da qui l’ipotesi di un consiglio dei ministri straordinario da fissare proprio il giorno di Ferragosto, per dare agli italiani l’immagine di un governo che lavora e approva per decreto le misure necessarie.
Oltretutto sul rigore il terzo polo è pronto a dare una mano, persino votando a favore in Parlamento.
Un’occasione davvero insperata per riagganciare l’Udc. “Casini ci propone di superare le contrapposizioni – spiega il ministro Raffaele Fitto – e non possiamo lasciar cadere questa offerta di collaborazione. L’opposizione è divisa in tre: Di Pietro chiede le elezioni, Bersani chiede le dimissioni di Berlusconi, mentre il terzo polo vuole salvare con noi il paese. Io dico di andare a vedere”.

Francesco Bei
(da “La Repubblica“)

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LAMPEDUSA, C’È CHI CI GUADAGNA: PER IL TRASPORTO DEI MIGRANTI SI PAGANO 140.000 EURO AL GIORNO PER LA NAVE MOBY

Agosto 9th, 2011 Riccardo Fucile

CALO DEL 70% DI TURISTI SULL’ ISOLA… COME MAI NON SI USANO I MEZZI MILITARI, DELLA GUARDIA DI FINANZA O DELLA SIREMAR ?

L’emergenza profughi continua ad occupare le aperture dei tg e dei giornali, seminando paura tra i turisti, che scelgono altre mete.
Risultato: a Lampedusa i migranti non ci sono. O meglio, quelli che ci sono stanno rinchiusi in quella specie di lager che chiamano centri di accoglienza (ieri ne sono sbarcati altri 430, il Cie è di nuovo al collasso con 1200 presenze) e non ci sono neppure i turisti.
Il 70% in meno dell’anno scorso, percentuale che rischia di raggiungere l’80% a fine mese.
Le spiagge hanno il passo della vita settembrina più che ferragostana: ombrelloni semi-vuoti, nessuno in fila per mangiare o nei bar della centrale via Roma per gustare una granita.
Tutta colpa dello spauracchio migranti? Sicuramente, ma soprattutto dei rari voli che collegano l’isola al continente e dei costi elevatissimi che hanno.
Per venire qui abbiamo pagato un biglietto di sola andata da Roma 300 euro con la Blue Panorama.
La stessa compagnia che il ministro del Turismo Michela Brambilla nella conferenza stampa che seguì alla visita del premier Silvio Berlusconi sull’isola, invitava ad utilizzare in quanto avrebbe garantito lo sbarco a Lampedusa con soli 50 euro.
Forse intendeva il costo del taxi per arrivare a Fiumicino dal centro città .
Per non parlare dell’Alitalia che garantisce un volo al giorno, solo il sabato e la domenica.
Eppure l’atmosfera misteriosa e incontaminata del mare e delle baie, la gentilezza ruvida e autentica dei pescatori, continua a rendere Lampedusa la più bella isola che guarda all’Africa.
E abbassa gli occhi di fronte all’indifferenza e all’incapacità  dei nostri governanti. L’emergenza immigrazione non conosce la parola fine.
Mentre conosce bene il suo prezzo. In termini umani, ovviamente, e questo non è quantificabile. E in termini di costi. Questi sì quantificabili.
Come i 140 mila euro al giorno che per due mesi — tanti ne sono trascorsi finora — fanno 8 milioni e quattrocento mila euro per pagare la nave Moby, che trasporta in altri luoghi gli immigrati che non trovano posto nei centri.
Affidamento diretto in nome dell’emergenza all’armatore Vincenzo Onorato socio di Cin, l’Associazione temporanea d’impresa che si è aggiudicata la gara per l’acquisto della Tirrenia, un tempo società  pubblica.
Ci si chiede perchè non vengano utilizzate le motovedette della Guardia di Finanza, le navi militari o quelle della flotta Siremar, compagnia partecipata dalla Regione Sicilia. Domande destinate a restare senza risposta.
Come quella che in molti si pongono sull’isola: che fine fanno i barconi sui quali arrivano i migranti una volta che vengono caricati con la gru sulla nave?
In quali mani finiscono?
Mentre si sa dove vengono portati i bambini.
Raggiungiamo in sella ad un motorino la ex base Loran poco distante dall’Isola dei Conigli.
E lo spettacolo che ci attende toglie il respiro.
Occhi neri, blu e perfino celesti, con capelli biondi e pelle scura, magia della miscellanea delle razze.
Sguardi imploranti che trapelano come raggi di sole dalla rete.
Mani piccole e già  coraggiose aggrappate al filo spinato. Lamenti che si perdono nel vento.
Ecco dove sono i bambini. Non possiamo entrare. Non ce lo permettono.
Li possiamo solo guardare. E ascoltare.
Prigionieri senza colpa di una modernità  che calpesta la dignità , ma una cosa non riesce a fare: azzerare l’istinto di sopravvivenza, altrimenti come potrebbero resistere qui dentro? La sola cosa che ci viene permessa è andare via.
E mentre torniamo verso il molo Favaloro, dove altri barconi stanno arrivando ci chiediamo dove li porteranno questi bimbi, questi ragazzini semmai un giorno decideranno di liberarli.
E dove sono quelli che sono riusciti a scappare?

Sandra Amurri
(da “il Fatto Quotidiano“)

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