Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
“BUCATO” IL DATABASE AZIENDALE: AVREBBERO SCOPERTO CHE LE RILEVAZIONI SONO STATE TAROCCATE… L’ILVA AVREBBE AUMENTATO IL VALORE DELLA SOGLIA DI TOLLERANZA PER LE DIOSSINE
Anonymous Italia ha lanciato l’operazione “Green Rights”. 
Nel mirino degli hacktivist c’è l’Ilva di Taranto.
Nel loro comunicato dicono di aver “bucato” il database aziendale e di aver scoperto che le rilevazioni dei valori delle polveri sottili sono stati “manipolati”.
“A seguito delle nostre ricerche, emerge che i grafici dei valori delle polveri sono stati manipolati“.
Il testo continua puntando il dito contro “gli interessi economici e l’avidità di padroni e istituzioni relegano in secondo piano i diritti umani e ambientali”.
Infatti si legge sulla pagina italiana di Anonymous, nella “grande maggioranza dei casi”, i valori riportati rimangono “molto al di sotto delle soglie di legge ma la variazione è minima”.
Quindi sostiene il collettivo, le rilevazioni “compiute a settimane di distanza l’una dall’altra, in condizioni atmosferiche diverse, non presentano variazioni significative degli agenti inquinanti”.
Quindi le conclusioni degli “Anon” è che vi è stata “una manipolazione dei rilevamenti effettuati”.
Ad esempio portano le registrazioni su una valvola, la CK2NO2, dove “la rilevazione della concentrazione ambientale di contaminanti sale di giorno in giorno fino ad arrivare a quota 561.3 il 31 di maggio 2012.
Il limite è fissato a 600.
Dai dati estrapolati, inoltre, si evince come Ilva abbia deliberatamente aumentato il valore della soglia di tolleranza iniziale, che passa da 640 a 800″.
Inoltre continua il comunicato “l’andamento dei dati rende plausibile analoghi incrementi delle emissioni dell’inquinante anche nei mesi successivi (superando, in data attuale, i valori limite di molti punti).
A tal proposito segnaliamo che Ilva ha cancellato dal propio database la cronologia dei rilasci di contaminanti (furfurani) rilevati dalla valvola CK2SO2 a giugno.
Tutto ciò costituisce un indizio del fatto che Ilva ha volutamente cancellato dai database dati compromettenti“.
Oltre ad aver “avvelenato gli operai e i cittadini di Taranto” continuano gli Anonymous, l’acciaieria “ha anche agito in modo tale da oscurare la verità a spese della salute pubblica e dell’ambiente”.
Le valvole in questione, spiegano nel comunicato, servono a misurare le concentrazioni di diossine, in particolare di furano.
Questo è il nome comune dell’ossido di divinilene, un contaminante ambientale persistente di tipo organico che decade naturalmente in benzofurani policlurati, i quali son associabili alle diossine.
Già naturalmente, il furfurano è volatile a temperatura ambiente e le concentrazioni rilevate sono “comparabili a quelle di un disastro ambientale”. L’azione del furfurano non è solo cancerogena: la sola concentrazione del prodotto volatile “basta ad incrementare di una considerevole percentuale” il presentarsi di malattie pneumologiche croniche, disordini immunologici atipici o persino malattie neoplastiche, ma è anche teratogena, ovvero causa problemi fetali.
Quindi da Anonymous invitano gli operai e cittadini di Taranto, a “lottare per difendere non solo il posto di lavoro ma anche la salubrità , è un diritto e un dovere allo stesso tempo.
Chi ricatta i propri dipendenti obbligandoli a scegliere fra salario o malattie è solo un deplorevole profittatore accecato dal denaro”. Il comunicato si conclude con l’annuncio di nuove iniziative: “Continueremo a scagliarci contro i fautori di inganno ed estorsioni, e rivendichiamo a gran voce, insieme ai lavoratori, il diritto di ogni persona a poter esercitare la propria professione nel rispetto dei diritti”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
L’AGENDA DI MONTI PER LA CRESCITA: NUOVE LIBERALIZZAZIONI SU POSTE, CULTURA E SANITA’
L’agenda d’autunno di Mario Monti è pronta. Dopo un Consiglio dei Ministri fiume durato quasi nove ore, il governo diffonde il documento finale.
Nel “menù” assunzioni nella scuola, liberalizzazioni, dismissioni, detrazioni fiscali per le famiglie e rilancio sull’agenda digitale.
E’ stata «una giornata intera dedicata alla riflessione su come mobilitare tutte le energie per raggiungere l’obiettivo della crescita», spiega un comunicato di Palazzo Chigi.
Ma le azioni di governo per la crescita «dovranno svolgersi nel rispetto delle compatibilità finanziarie e dei vincoli europei, come è stato illustrato dai ministri Vittorio Grilli e Enzo Moavero».
ECCO LE PRINCIPALI NOVITA’ ANNUNCIATE DAL GOVERNO
Scuola
Il Cdm autorizza il Miur «a assumere a tempo indeterminato, a partire dall’anno scolastico 2012-2013 dirigenti scolastici,personale docente,personale tecnico-amministrativo e direttori amministrativi».
Le assunzioni riguardano:1.213 unità di dirigenti scolastici; 134 trattenimenti in servizio di dirigenti scolastici, solo per l’anno scolastico 2012/2013; 21.112 unità di personale docente ed educativo. Il “pacchetto” prevede anche, per le Accademie e i Conservatori di musica, l’assunzione di 60 docenti di prima e seconda fascia, di 280 unità di personale tecnico-aministrativo e di tre unità di direttore amministrativo.
E’ prevista per il 24 settembre la pubblicazione di un bando di concorso per titoli ed esami su base regionale, il primo dal 1999, finalizzato alla copertura di 11.892 cattedre nelle scuole statali di ogni ordine e grado, risultanti vacanti e disponibili; altrettanti posti saranno messi a disposizione dal Miur attingendo dalle attuali graduatorie.
Detrazioni fiscali
L’azione del governo per i prossimi mesi prevede di «rivedere le detrazioni fiscali a vantaggio della famiglia e favorire la natalità » e di «rifinanziare la “carta acquisti” per il 2013 a sostegno delle famiglie colpite da disagio economico».
Debito pubblico
«Nei prossimi mesi l’azione del governo si incentrerà sulla riduzione del debito pubblico, in particolare mettendo in atto gli strumenti creati per procedere alla valorizzazione e successiva dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili che delle partecipazioni pubbliche».
Liberalizzazioni.
L’agenda del governo prevede nuove liberalizzazioni per «creare spazi nuovi per la crescita di autonome iniziative private attualmente bloccate o rese interstiziali da una presenza pubblica invadente e spesso inefficiente (esempio, settore postale, beni culturali e sanità )».
Sanità
Tra le azioni in programma è prevista l’attuazione del «piano per la non autosufficienza» e la promozione «dell’assistenza domiciliare per gli anziani». Tra le altre azioni anche la definizione del Patto per la Salute, la «definizione dei Livelli essenziali di assistenza», i criteri per il riparto 2013 «sulla base dei costi standard», la riforma dell’intramoenia e la tutela del personale sanitario dal rischio clinico.
Innovazione.
Il “primo campo d’intervento” del governo sarà «l’avvio di un programma di radicale innovazione tecnologica del Paese, attraverso l’applicazione dell’Agenda digitale». Si parla anche di provvedimenti a favore della nascita di nuove imprese start up, di semplificazioni procedurali e autorizzative per le imprese e di facilitazione di investimenti diretti esteri, «così da favorire nuovi insediamenti produttivi internazionali sul nostro territorio». Entro fine anno arriverà anche il piano aeroporti.
Politica energetica
Il governo avvierà “un’ampia consultazione” con l’obiettivo «di impostare una più efficiente politica energetica che aumenti la sicurezza degli approvvigionamenti e contenga il divario di costi per cittadini e imprese rispetto a quelli di altri Paesi dell’Unione».
Terremoto
Sull’ipotesi del differimento delle scadenze fiscali per le aree colpite dal sisma del maggio 2012, il Cdm ha condiviso l’analisi del Ministro dell’economia e finanze, che adotterà il decreto con la sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, allineandoli tutti alla scadenza del 30 novembre 2012. Uno degli impegni presi è anche quello di «proseguire l’attività di ricostruzione, messa in sicurezza e recupero anche ai fini turistici delle aree colpite dal terremoto, del centro storico dell’Aquila».
Anticorruzione
Uno degli intenti dell’esecutivo è quello «approvare in via definitiva il disegno di legge “anticorruzione”».
Cultura
«La valorizzazione e promozione» del settore culturale e turistico «è un filone strategico indispensabile per la crescita del Paese. Per ottenere questi risultati è però necessario uscire dalla logica meramente assistenziale della cultura, favorire le patnership pubblico-privato, guardare al patrimonio culturale non solo come una eredità del passato, ma come un asset per il futuro, principale cinghia di trasmissione del motore di sviluppo turistico. In tal senso, ad esempio, il Governo ha approvato la semplificazione delle procedure di ricerca di sponsor per il restauro dei beni culturali (“Pacchetto semplificazioni”) e delle procedure in materia di agevolazioni fiscali e donazioni per i beni e le attività culturali (all’interno del decreto legge “Salva Italia”) e ha deliberato lo stanziamento di 76 milioni di euro da parte del Cipe a favore di alcune eccellenze del patrimonio culturale e museale italiano».
Turismo
«Oltre al Piano Strategico quale strumento che per la prima volta traccia una visione del futuro e una strategia complessiva, e a numerosi progetti di promozione turistica, è in corso di avanzata elaborazione una iniziativa innovativa per migliorare la qualità ricettiva delle strutture attraverso un sistema di rating e classificazione».
Tra le “azioni in programma”, il Cdm elenca la «presentazione del Piano Strategico per il Turismo Sviluppo di iniziative di attrattività turistica legate ad EXPO 2015; la pianificazione urbanistica con impatto sul paesaggio del territorio nazionale, definendo, insieme con le Regioni e gli Enti locali, “piani paesaggistici” compatibili con il rispetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio, con la tutela di luoghi storici e naturali, con la rigenerazione dei centri urbani e periferie degradate».
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
IL “REAZIONARIO RURALE” CHE INCENDIA L’ITALIA: UOMINI ADULTI CHE CERCANO ERBA PER IL PASCOLO, VERDURE PER LA CUCINA E CACCIANO ANIMALI…. OGNI ESTATE CENTINAIA DI MILIONI DI DANNI, MA SONO POCHI I ROGHI COLPOSI E I PIROMANI “MALATI”
Il reazionario rurale è il protagonista dell’estate del fuoco, la più distruttiva
degli ultimi cinque anni, la seconda per numero di incendi degli ultimi quindici anni.
Il reazionario rurale è un format negli archivi del Corpo forestale che racconta di un ultrasessantenne di provincia con una scolarità che di rado raggiunge la quinta elementare e che dà fuoco al mondo (rurale) che lo circonda.
È un maschio avanti con l’età , spesso meridionale, che ha interessi immediati: la sopravvivenza della sua vita da sopravvissuto.
L’erba per il pascolo, la verdura selvatica da trovare in fretta, la selvaggina da stanare. Ci costa 300 milioni l’anno il comportamento del “reazionario rurale”.
E quest’anno ha fatto cinque morti e quindici feriti.
Chi è l’uomo che incendia l’Italia d’estate? Chi appicca fuochi sempre più pericolosi per la comunità ?
Spesso è un pastore senza riferimenti, non ha famiglia nè rapporti sociali.
Un campo abbandonato per lui è terra da rapinare, serve l’erba per vacche e capre. Sterpaglie, spine, ortiche si possono portare via in un attimo e quasi gratis: accendino e fiamme in tre, quattro punti.
Un lavoro di un quarto d’ ora.
Poi la fuga in un territorio conosciuto, che può diventare nascondiglio.
Ma dopo il campo abbandonato le fiamme attaccano i boschi, la macchia mediterranea, i frutteti, le vigne, i villaggi turistici, i campeggi, sfiorano i paesi e scendono in città . S
e viene fermato – e dal 2000 a oggi le denunce sono diventate quattrocento l’anno, gli arresti almeno dieci – il reazionario rurale rischia sul serio fino a dieci anni di galera.
Ma non confessa mai e appena gli investigatori della Forestale tornano al comando per verbalizzare la denuncia, lui riparte.
“Dovete bruciare tutti”, urlò un contadino siciliano dopo aver provocato tre morti, distrutto un campeggio.
Negli ultimi otto giorni, Ferragosto compreso, l’Italia è stata attaccata da quasi mille roghi a settimana. In alcune aree protette e colpite ripetutamente si rischia la desertificazione.
Il reazionario rurale, che è una definizione necessaria per costruire un profilo psicologico e da lì tentare di arginare un’emergenza sociale ed economica, in Campania è un uomo di mezza età che alimentando le fiamme raccoglie in fretta gli asparagi selvatici. In Calabria è un provinciale con un primo lavoro urbano che nel weekend stana le lumache con il fuoco.
In un’estate secca come questa con i boschi carichi di legna a terra, buttata giù dalle nevi di gennaio, il gesto del reazionario rurale può distruggere anche gli asparagi e le lumache.
Al Sud come al Nord i bracconieri e i cacciatori che non rispettano i periodi di ferma bruciano gli alberi per far alzare quaglie impaurite, far uscire dal sottobosco i cinghiali. E impallinarli.
Le gesta seriali del pensionato sardo.
L’ingegner Mauro Capone, dirigente della Divisione lotta agli incendi boschivi della Forestale, spiega: “Mettiamo in fila dati dal 1972, ormai abbiamo capito chi incendia i boschi italiani”. Aderisce all’identikit offerto dagli esperti l’incendiario seriale Celeste Pani, pensionato di 68 anni, venditore di auto usate.
L’hanno avvistato (con i binocoli) nelle campagne di Uras mentre dava fuoco all’ultima collina della provincia di Oristano.
Precedenti per violenza e furti, era sotto controllo da un anno, l’operazione “Fogu Tentu”.
Per ora gli hanno attribuito sei roghi dello scorso luglio, ma sono cento gli episodi su cui si indaga.
La Fiat Punto di Pani è stata vista fra Guspini, Pabillonis e San Gavino nel Medio Campidano, fra San Nicolò Arcidano, Terralba e Uras nell’Oristanese.
Lo scorso 9 luglio il pensionato si è fermato con la sua auto scura ai margini di una strada di penetrazione verso la campagna.
Seduto al volante, la portiera aperta, dava fuoco alle sterpaglie.
Non è un fumatore, ma a bordo aveva un corredo di accendini. Poggiati i binocoli, gli investigatori sono entrati nello sterrato: il rivenditore d’auto è fuggito seminando i forestali sul filo dei 150 all’ora.
È stato rintracciato e arrestato che era già in un’altra provincia, in un bar di Guspini, una birra sul tavolo a mitigare l’arsura.
In Sardegna quest’anno di “Pani” ne sono stati denunciati ventinove.
Tra loro due serial teenagers: diciannove e vent’anni, disoccupati, con le loro mountain bike pranzavano insieme per raggiungere poi i sentieri di Mogoro e Pabillonis, sempre Oristano. Dove lanciavano fiammiferi come fossero a un party.
Il Grossetano quest’anno è stato martoriato. Luca Alpini, fiorentino di 42 anni, disoccupato e in passato gestore di un’enoteca, domenica scorsa ha lasciato Follonica dov’era in vacanza con i genitori per addentrarsi zaino in spalla – un vero escursionista – nel bosco maremmano di Cala Violina, l’area naturale protetta delle Costiere di Scarlino che s’affaccia sul mare.
Quattro ciclisti lo hanno notato a metà pomeriggio, temperatura sui 35 gradi, mentre accovacciato dava fuoco al sottobosco con un accendino fuori misura.
Era ai margini di un sentiero sterrato.
L’incendiario del weekend ha tentato una fuga maldestra: due ciclisti lo hanno inseguito e bloccato, altri due si sono lanciati a spegnere le fiamme, alimentate a quell’ora dalla brezza marina.
Davanti ai carabinieri Luca Alpini ha provato a negare, poi ha scosso la testa: “È vero, ho fatto una cazzata”.
Mucche bruciate, stabilimenti distrutti.
Solo l’incendio della pineta di Marina di Grosseto, tre focolai di partenza accertati, bottiglie incendiarie e stracci inzuppati di benzina ritrovati, è costato alla comunità un milione e 200 mila euro innescando un turismo della disgrazia che ha ostacolato la bonifica.
Nel Cremonese l’attacco a due cascine ha ucciso venti mucche da latte. A Farneto, Latina, l’appicciatore era un operaio che vive di lavori saltuari. Così lungo le rive del Piave, nella Valbelluna: un operaio di 42 anni ubriaco.
A Dragoncello, periferia squassata di Roma, un vigilante pregiudicato si divertiva a incendiare terreni incolti.
A Bettona, vicino ad Assisi, l’incendiario aveva 80 anni.
A Sterpeto, sempre Grosseto, ne aveva settantasette: ha dato fuoco a un cimitero e annerito un camion dei pompieri.
Una telecamera fra i rami ha fermato il volto di un lavoratore (saltuario) presso un allevamento della provincia di Avellino, un uomo di 43 anni che nel Beneventano voleva rinnovare il pascolo incenerendo il bosco.
Nel Tarantino due amici di 39 e 49 anni, questo a inizio luglio, hanno ingaggiato una sfida con i vigili del fuoco radendo vigneti, uliveti, i boschi delle Cave di Fantiano.
A Scanzano Jonico, costa materana, un ventenne ha contribuito a devastare trenta ettari di pineta e distruggere uno stabilimento balneare in attesa di apertura, il “Priscilla Beach”.
Sulla strada provinciale che congiunge Catanzaro a Magisano un uomo ha usato un cassonetto della spazzatura come catapulta incendiaria per attaccare il bosco.
Esiste ancora la catena del fuoco, il forestale a tempo determinato che brucia per garantirsi un reddito?
Gli investigatori del Corpo non segnalano più casi di “stagionali” o “lavoratori socialmente utili” che bruciano per garantirsi l’anno venturo, magari il rimboschimento.
Le leggi dell’emergenza del Duemila impediscono di piantare nuovi alberi là dove è passato il fuoco e, da una parte, gli ex “socialmente utili” – in Campania sono seicento – nel tempo sono stati inquadrati in società partecipate dagli enti locali mentre le ondate di spending review hanno via via tagliato rinnovi di lavoratori stagionali nelle singole Regioni.
Sta emergendo invece, racconta Angelo Marciano, già capo degli investigatori della Forestale, il profilo del volontario dell’antincendio che, pur non percependo utilità dirette, sa che la sua struttura viene finanziata dal pubblico per controllare il territorio.
Il direttore del servizio vigilanza della Regione Sardegna definì Walter Susanna, 21 anni, di Capoterra (Cagliari), “un incendiario seriale”.
Era socio dell’ associazione di vigilanza ambientale “Nova”, gli sono stati attribuiti quattro inneschi.
La criminalità rurale.
Se è vero che il 51 per cento dei roghi boschivi sono nelle quattro regioni ad alta densità mafiosa, gli esperti invitano a non enfatizzare la presenza della criminalità organizzata nella questione incendi.
Grazie alle leggi anti-edilizia (non si costruisce per dieci anni sulle aree colpite) l’appetito dei clan è sceso.
Ci sono comunque singoli attacchi di chiara matrice camorristica o mafiosa e riguardano aree che si vogliono impoverire per far saltare le protezioni ambientali.
L’ultimo è stato quello al Parco del Circeo, nel Lazio meridionale. “Bisogna cercare piccoli fratelli, non grandi fratelli”, ama dire il capo della Forestale, l’ingegner Cesare Patrone.
C’è infatti una criminalità rurale che prova a deprezzare terreni e lotti boschivi o che usa l’incendio come ricatto, intimidazione. Sempre più spesso questa criminalità a bassa intensità usa manovalanza straniera.
Bastano 50 euro per commissionare un incendio, un Nokia usato. A volte è sufficiente vitto e alloggio.
L’infinito incendio di Monte Mario, a ridosso di Roma, era frutto di una lotta fra bande di accampati rumeni. Il problema è che le investigazioni crescono di qualità – gps posizionati sotto le auto dei sospetti, appostamenti stremanti tra frasche e roveti -, ma solo in otto casi su cento si rintracciano le menti e le mani di un rogo.
Gli zampironi modificati, le sigarette fasciate dai fiammiferi, lo sterco di vacca che lega sulfanelli, i lumini di cimitero, tutti inneschi sequestrati nel tempo, quasi sempre restano reperti da magazzino giudiziario senza autore.
Certo, c’è il piromane neroniano. A lui, che è un malato di fuoco, che non brucia per interesse ma per trovare un piacere nelle fiamme dardeggianti, va attribuito un incendio ogni cento.
Tre morti dei cinque registrati quest’anno sono figli invece di incendi colposi, di giardini da pulire nella stagione vietata.
Negli scorsi giorni la Forestale di Avellino ha fermato un camionista di 56 anni che in un castagneto di proprietà , a Lauto, aveva acceso un fuoco non autorizzato per bruciare felci e ricci.
Su una collina ripidissima gli sono sfuggite le fiamme e ora è in carcere ad Avellino.
Quel fuoco, domato solo dopo trentasei ore, con una folata improvvisa ha bruciato e soffocato l’ex lavoratore socialmente utile Michele Ciglione, ha ustionato mani e piedi del forestale Alberto Campanella. Una sigaretta caduta, invece, ha fatto evacuare tre campeggi a Marina di Grosseto.
Un falò acceso per scacciare le zanzare ha minacciato decine di automobilisti e sfiorato alcune villette a Gela.
Un ettaro in fiamme costa 5 mila euro a tutti noi, un Canadair in volo 10 mila euro l’ora.
Ma la mala-amministrazione italiana ci mette del suo.
Metà dei comuni calabresi non ha aggiornato il catasto degli incendi, obbligatorio dal 2007, undici sindaci del Cilento sono stati denunciati (e assolti per mancanza di una pena prevista). Coldiretti ricorda come la falcidie di aziende agricole ha lasciato 300 mila ettari di bosco italiano alla mercè degli incendiari.
Oggi l’Italia è il primo importatore al mondo di legna da ardere nonostante 10,4 milioni di ettari di verde a nostra disposizione e un eccesso di legno combustibile sul terreno.
Ecco, il Corpo forestale sta sperimentando in Piemonte, Sardegna e Campania una novità : il fuoco controllato.
I “reazionari rurali” dediti alla pastorizia (la necessità di erba per gli animali da pascolo) vanno avvicinati affinchè i loro bisogni non diventino indifferenza distruttiva.
Il compromesso, che in Spagna e Portogallo ha dato risultati, è appunto “l’incendio di Stato”. Un rogo nella stagione invernale, con il controllo da parte delle università di temperatura, umidità , qualità del terreno.
Un fuoco prescritto che porti via roveti e ortiche risparmiando macchia mediterranea e alto fusto.
“Bisogna provarci”, dice l’esperto Marciano, “se il pastore sparisce è un guaio per tutti, se vince usando il fuoco, e purtroppo sta vincendo, è un guaio per tutti”.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
I PROVVEDIMENTI DEL GOVERNO: NOTAIO GRATIS, MA RIMANE L’IMPOSTA DI 168 EURO
«Sì, vabbè, a un euro, figurati!». Il popolo dei blog si scatenò contro il governo quando aveva annunciato, all’interno del decreto Crescitalia (siamo all’inizio dell’anno), che per agevolare l’imprenditoria giovanile, sarebbe stato possibile creare delle Srl con un solo euro di capitale (contro i 10 mila necessari fino ad allora) e senza neppure le spese notarili.
Ci fu, dunque, un affollamento sulle chat e sui siti degli studenti, con tanto di conteggi che dicevano che comunque «tra timbri e bolli» bisogna tirare fuori almeno 100 euro.
Ora, la notizia è vera: la società «semplificata» si può costituire con un solo euro. Ma quella storia di «timbri e bolli» lamentata dai ragazzi ha un fondamento.
Più avanti vi sveleremo perchè.
Il decreto, si diceva, è del gennaio scorso, convertito in legge a marzo.
Ma la norma applicativa si attendeva in queste settimane.
Ora sappiamo che c’è, perchè ne ha dato notizia il sottosegretario alla presidenza, Antonio Catricalà , con una twittata, il cui testo recita così: «E’ finalmente possibile per i giovani fino a 35 anni costituire una srl con un solo euro di capitale. Non ci sono spese notarili. Un’opportunità ».
Per fortuna c’è twitter che permette solo 140 caratteri, e così abbiamo capito tutto anche noi.
Perchè il testo del decreto, che pure abbiamo letto, è in burocratese tosto, ha un’ampia premessa e poi un solo articolo, corredato da «avvertenza», in cui sono contenute le specificazioni.
La legge si rivolge – dunque – ai giovani con meno di 35 anni che si vogliano associare con altri coetanei per costituire una società intorno ad una idea imprenditoriale.
La «società a responsabilità limitata semplificata» ha alcune caratteristiche proprie: è aperta esclusivamente a persone fisiche (e quindi non a società ) che abbiano meno di 35 anni.
Quando un socio compie 35 anni deve uscire dalla società , oppure bisogna trasformare la società in una forma differente.
Le quote societarie non possono essere cedute a chi ha più di 35 anni.
Il capitale deve essere di «almeno» un euro, e comunque non superiore ai 10 mila.
Quell’euro non va versato in banca ma nelle mani degli amministratori (che possono essere uno o più soci stessi).
La costituzione della società deve avvenire presso un notaio che per questo non deve essere pagato.
Sia l’atto costitutivo sia l’iscrizione al registro delle imprese sono esenti da diritto di bollo e di segreteria.
E per chi ha più di 35 anni? È prevista comunque la possibilità di avviare una srl (non semplificata) a capitale ridotto (meno di 10 mila euro).
E la storia dei cento euro e passa come nasce?
Dal fatto che è tutto vero quanto fin qui esposto, e che al notaio va mostrato un unico euro senza neppure darglielo, ma poi c’è la tassa di registro, e quella vai a capire perchè – non si può evitare: 168 euro. Svelato il mistero.
La nuova norma che dovrebbe ringalluzzire l’imprenditoria giovanile ha suscitato entusiasmi corali.
Plaudono i giovani di Confindustria Sud, tramite il leader Lorenzo Pagliuca, plaudono i deputati del Pd Francesco Boccia e Mario Adinolfi, e perfino l’ipercritico Codacons si arrende alla forza della novità .
Tutti questi soggetti, tuttavia, sottolineano un problema comune: una volta fatta la società che se ne fanno i giovani se l’accesso al credito è quello che è?
Giorgio Satini della Cisl pone, infine, un’ultima questione: vanno bene le srl a un euro, ma da sole dove vanno?
Senza lavoro lo start up può approdare solo al fallimento.
Raffaello Masci
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
IN CINQUE ANNI CREATI 55.000 POSTI DI LAVORO, CON UNA CRESCITA ANNUA DELLO 0,8%… IL PROFILO RICERCATO E’ ALTAMENTE SPECIALIZZATO CON TITOLI DI STUDIO TECNICO-SCIENTIFICO E TANTA ESPERIENZA
Buone notizie per chi lavora nella cultura. 
Nel 2012 sono previste 32250 assunzioni, dopo un quinquennio che ha visto il settore in espansione, con una media dello 0,8% annuo, nonostante la crisi e una crescita economica nazionale media dello 0,4%.
Tra il 2007 e il 2011 infatti, i posti di lavoro creati nell’industria culturale sono stati 55mila. Questo il quadro disegnato dall’indagine Excelsior – curata da Unioncamere e ministero del Lavoro – e presentata da Ferruccio Dardanello, presidente dell’ente che rappresenta le camere di commercio, al meeting di Rimini.
Di questi nuovi posti, 22.880 sono stabili e 9.370 stagionali, pari al 5,6% del totale delle assunzioni che verranno realizzate dalle imprese di industria e servizi.
Nonostante la contrazione dello 0,7% dei dipendenti rispetto al 2011, 4.900 in meno, il dato è positivo se confrontato con le altre imprese, che nello stesso periodo hanno perso l’1,2%, 125600 posti di lavoro in meno.
Le industrie culturali cercano personale altamente specializzato: quasi la metà delle assunzioni non stagionali programmate quest’anno riguardano professioni high-skill, mentre nel caso delle altre imprese dell’industria e dei servizi non si va oltre un quinto del totale.
Questo perchè si presta particolare attenzione al titolo di studio, con una grande richiesta di laureati , il 30% nel 2012.
A dispetto di ciò che si potrebbe pensare, non sono però i titoli umanistici quelli più richiesti. La ricerca è per profili scientifici, tecnologici o strettamente tecnici.
Tra i primi cinque indirizzi di laurea richiesti, ben tre sono legati all’ingegneria, insieme a quello scientifico-matematico ed economico.
Fondamentale però resta l’esperienza: per lavorare nel mondo della cultura ne serve decisamente di più rispetto agli altri tipi di imprese: la ritiene importante al momento dell’assunzione il 63,6 contro 53,4% della media delle imprese, con un picco del 71% per le professioni strettamente culturali.
“Sembra un paradosso – ha detto Dardanello – ma in Italia manca un quadro organico di politiche economiche basate sul potenziale produttivo del settore culturale. Gli italiani devono recuperare non soltanto il senso economico della cultura, ma anche in una certa misura il suo senso sociale, di elemento alla base delle sue produzioni di eccellenza e occasione per dare opportunità di lavoro a tanti giovani che hanno capacità e qualità da vendere. Purtroppo è ancora diffusa l’idea che con la cultura non si mangi, ma i successi del Made in Italy, di cui tanta parte discende proprio dalla nostra cultura del fare e del vivere, vengono da questo patrimonio inesauribile. Che va messo a frutto con politiche che devono partire fin dai banchi di scuola, per mettere in condizione i nostri giovani e le loro famiglie di cogliere le tante opportunità che vengono dall’industria culturale, e maturare presto quell’esperienza indispensabile per conseguire un lavoro di qualità “.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
CRESCONO LE RICHIESTE DI SUSSIDIO
Le difficoltà dell’economia americana e il raffreddamento della crescita interna non frenano la voglia cinese di `Made in Usa’.
Gli acquisti della Cina di asset e attività americane sono saliti a livelli record nei primi otto mesi del 2012: 8 miliardi di dollari.
Un trend che, se continuerà , consentirà di superare il record 8,9 miliardi di dollari dell’intero 2007.
Una fame che non teme l’elevata disoccupazione e i problemi del mercato immobiliare che, nonostante la ripresa, continua a essere sotto pressione: le vendite di case nuove in luglio sono aumentate del 3,6%, ai massimi degli ultimi due anni, ma – in base ai dati del Dipartimento del Commercio – i prezzi sono in calo del 2,5% rispetto al 2011. Secondo le rilevazioni della Federal Housing Finance Agency, i prezzi delle case nel secondo trimestre sono saliti dell’1,8% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, un aumento che, se aggiustato per il ciclo, è il maggiore dal quarto trimestre 2005.
Ma se il mercato immobiliare, grazie sopratutto ai tassi ai minimi, mostra segnali di stabilizzazione, è quello del lavoro a destare timori.
Le richieste di sussidi alla disoccupazione sono salite la scorsa settimana di 4.000 unità a 372.000, al di sotto comunque della soglia delle 400.000 unità ritenuta un campanello d’allarme.
Nonostante questo la `voglia’ cinese di America non si arresta.
Il balzo delle fusioni e acquisizioni cinesi negli Stati Uniti è il risultato naturale dello sviluppo della Cina e della fame del paese per energia e risorse naturali, afferma Joe Gallagher, numero uno della divisione merger and acquisition in Asia di Credit Suisse.
«La Cina sta crescendo, sta diventando più ricca e sofisticata. Alcune delle maggiori società cinesi, soprattutto nel settore del petrolio e del gas, stanno diventando più sofisticate nel loro approccio alle acquisizioni» mette in evidenza Gallagher. L’aumento degli accordi fra Cina e Stati Uniti arriva in un contesto di rallentamento delle fusioni e acquisizioni, sia in Cina sia a livello globale.
Secondo alcune stime, l’attività di merger and acquisition nel 2012 rallenterà ai minimi dal 2003.
Gli Stati Uniti vantano un forte deficit commerciale nei confronti della Cina: un rosso da 295 miliardi di dollari nel 2011 e che è costato agli Usa 2,7 milioni di posti di lavoro fra il 2001 e il 2011, secondo l’Economic Policy Institute.
La maggior parte delle perdite, il 77% o 2,1 milioni di posti, è stata nel settore della manifattura.
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
IN 50 ANNI SI E’ PERSO IL SAPORE DI SALE
La nostra percezione del tempo e della storia e il nostro irresistibile romanticismo (che
fa capolino anche nei più cinici) ci inducono sia alla memoria dei grandi fatti che a quella delle piccole passioni; sia al piacere della letteratura alta che alla cura affettuosa del nostro sentimentalismo adolescenziale.
E, allora, come dimenticare che sono passati esattamente cinquant’anni da quando l’estate italiana venne attraversata da due irresistibili motivi musicali.
Pinne fucile ed occhiali, cantata da Edoardo Vianello, e Quando calienta el sol interpretata da Los Marcellos Ferial.
Oggi, a distanza di cinque decenni, l’aria delle spiagge del nostro paese è lacerata da Balando di Gusttavo Lima e da È l’amore che conta di Giorgia.
Belle o brutte che siano, le canzoni attuali rispondono minuziosamente alle esigenze di un mercato discografico drammaticamente in crisi da anni e a criteri commerciali e di «cantabilità », sempre assai rigidi, ma mai come in questo periodo tanto esigenti.
Le canzoni e i tormentoni dell’estate, non è certo una novità , sono in genere costruiti a tavolino, ma la crisi economica generale e il collasso delle vendite impongono una cura maniacale nella progettazione del prodotto tale da azzerare, o quasi, qualunque palpito di creatività .
Non è stato sempre così.
In quel primo scorcio di decennio, con una strepitosa sequenza artistica, vengono incise Legata a un granello di sabbia di Nico Fidenco (1961), E la chiamano estate di Franco Califano e Bruno Martino (1962), Sapore di sale di Gino Paoli (1963).
Si tratta di tre canzoni per molti aspetti profondamente innovative (la struttura musicale, l’interpretazione e il testo) che corrispondono — e non è un caso — a un radicale mutamento che attraversa il corpo, ma anche il cuore e la mente, della società nazionale.
Siamo nel pieno del boom economico: e questo determina grandi trasformazioni nei comportamenti collettivi e negli stili di vita degli italiani.
Le vacanze al mare, fino ad allora, privilegio di ridotte èlites, tendono a diventare consumo di massa.
«Tutti ar mare – a mostrà le chiappe chiare» (Gabriella Ferri, 1973), prima di diventare un ritornello appena un po’ licenzioso, è una sorta di imperativo sociale.
Per chi non c’era perchè troppo giovane, vale la pena ricordare cosa fossero, appunto, quelle spiagge dei primi anni sessanta.
Non quelle alto borghesi inventate dai film con Isabella Ferrari, bensì quelle dei comuni mortali che la domenica oppressi dalla calura già alle sette del mattino scappavano verso Ladispoli, Torvajanica, Fregene o verso Milano Marittima.
Il paesaggio era unico e uniforme, e valeva anche per i giovani e i giovanissimi di allora.
Non si creda che la celeberrima definizione di Paolo Villaggio («costumi ascellari») fosse un’esagerazione grottesca: l’abbigliamento da mare, per maschi e femmine, non era solo castigatissimo; era soprattutto una soffocante bardatura, ancora in gran parte di lana e, quando di cotone, comunque di spessore e peso notevolissimi.
Le creme solari, poi: nulla ancora di quel progresso chimico e tecnologico che ha portato all’attuale ed eterea vaporizzazione.
Quelle di allora erano simili, piuttosto, ad applicazioni di una pece untuosa o, nel migliore dei casi, di una pasta simile, per colore e struttura, alla creme caramel (ma per abbronzarsi, gli uomini veri, e quelli che aspiravano ad esserlo, ricorrevano a quel metodo di incerto valore scientifico che consisteva nel buttarsi litri di birra addosso).
Eppure in quello scenario ruvido e goffo, si manifestarono i primi segni della rivoluzione sessuale che covava all’interno delle relazioni sociali del nostro paese. L’estate al mare fu la scoperta dell’anatomia come fatto emotivo e morale.
La rivelazione della nudità dei corpi e del desiderio per l’altro sesso.
Come è fin troppo ovvio, tutto ciò preesisteva, pur se sopito e censurato: la vita di spiaggia lo fece emergere tumultuosamente.
E la musica leggera e le canzoni dell’estate ne furono il racconto e la celebrazione, sia nella forma più spensierata e sfrontata sia in quella più pensosa e romantica.
Per questo, sapore di sale ne fu, e continua a esserne, la sintesi più emozionante e intelligente.
Con l’arrangiamento di Ennio Morricone, Gino Paoli cantò qualcosa di travolgente, che narrava la luce abbacinante del mare e del sole, e, insieme, suggeriva l’idea che — dietro ciò — si celasse «un gusto un po’ amaro di cose perdute».
E le «canzoni dell’estate» di oggi riescono a dirci qualcosa di simile?
Penso di no, anche se ci raccontano comunque un frammento del nostro tempo. I motivi e i tormentoni attuali sono pensati e composti per un circuito di intrattenimento tutto affidato ai villaggi vacanza e agli animatori di spiaggia: dunque per un ascolto collettivo e per una riproducibilità di gruppo.
Questo esalta il loro connotato sostanzialmente ripetitivo e seriale.
Nel frattempo, un altro mutamento profondo è in corso. Le vacanze al mare da consumo massificato, tornano a essere un bene scarso.
Quali canzoni canteranno questa nuova penuria?
Può valere come promemoria un verso di Giorgio e Paolo Conte del 1974 (tempi di crisi petrolifera): «Una giornata al mare, solo e con mille lire».
Luigi Manconi
(da “Il Messaggero“)
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Agosto 25th, 2012 Riccardo Fucile
A VENEZIA SI PUO’ EVITARE LA FILA PER ENTRARE IN SAN MARCO PAGANDO… L’ENNESIMA DIMOSTRAZIONE DI FASTIDIO DELLE REGOLE
Il numeretto, quel triangolino di carta con su scritta una cifra preceduta da una lettera, ormai siamo costretti a staccarlo ovunque, anche al banco più sperduto del mercato o nel panificio di periferia.
Ha un nome che la dice lunga: il tagliacode.
Chi va in giro per l’Europa, sa che quegli aggeggi esistono solo da noi.
Difficile vederne, soprattutto nel Nord Europa.
Insomma, noi italiani abbiamo sempre bisogno di qualcosa o qualcuno che ci metta in riga. Da soli non ne siamo capaci.
Siamo geneticamente incompatibili alle code.
Non solo non le sopportiamo, ma non le concepiamo proprio.
È frustrante anche il solo provarci, a mettersi in fila, a suggerirla con i gesti, i movimenti.
Appena qualcuno ci prova, c’è sempre il furbo in agguato, che ti scarta e passa via.
E nessuno dice nulla.
Ecco perchè abbiamo bisogno del nostro numeretto e dell’alimentarista che finalmente, dopo borbottii e sbuffi d’impazienza, lo chiama e tocca a noi.
Per l’italiano la coda è una perdita di tempo. Peggio: una penitenza.
Pensate a quanto ci costa la nostra impazienza.
Tutti quei display negli uffici pubblici, tutta quella carta.
Pazienza e buona educazione, che roba è?
E allora c’è voluto anche troppo affinchè qualcuno avesse la pensata: di sicuro, pur di non mettersi in fila, c’è chi è disposto a pagare, si son detti.
E così, ora, se vuoi evitare la coda per entrare nella Basilica di San Marco, paghi.
Poi, vuoi mettere, anche solo il gesto di poter esibire la tua card e fare marameo a chi sta in coda?
C’è da scommettere una cosa però: che non ci sarà nemmeno un tedesco, o un nordeuropeo, disposto a buttare dei soldi per risparmiare mezz’ora di attesa. Chiedetevi allora perchè sono loro ad avere in mano le chiavi dell’Europa.
La pazienza è un bene dal valore inestimabile.
Non per noi, però.
Roberto Ferrucci
(da “Il Corriere della Sera“)
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Agosto 24th, 2012 Riccardo Fucile
QUASI UNA METAFORA DELLA CRISI DI LEADERSHIP DEL PARTITO… MARONI PROVA A PRENDERE IL PALCOSCENICO DI BOSSI, MA QUALCUNO COMINCIA A PENSARE CHE PORTI SFIGA
Tuoni, fulmini e saette. 
La tempesta che ha squassato la Lega non ha risparmiato nemmeno Albertone da Giussano, la grande statua alta cinque metri con cui le migliaia di festanti padani sono sempre stati accolti alla Bèrghem Fest di Alzano Lombardo.
Per parecchi anni ha resistito ad ogni vento, prima di crollare sotto un temporale e sfasciarsi.
Un segno premonitore, manifestatosi in tempi non sospetti e che non andava sottovalutato. Adesso, con le ossa e il basamento rotto, la statua è in riparazione, un pò come tutto il popolo leghista che si ritrova, dopo la sera delle «scope» e del pollaio ripulito, dello scorso aprile, all’appuntamento che, dopo 23 anni, è più che una tradizione.
È storia, un capitolo di vita politica.
Ci sono state fratture e le ferite sanguinano ancora, ma il basamento, o meglio la base è chiamata qui, per una «Fest» che, da qui al due settembre, dovrà dire molto di «Bèrghem» e della sua fede leghista.
Bossi ci sarà , arriverà domani sera «perchè ha ancora molto da dire e da dare», rimarca Roberto Pedretti, il consigliere regionale che sfodera un paio di jeans verdi, ma fluo, trasgredendo cromaticamente al verdone d’ordinanza.
Maroni parlerà quasi alla fine dei dieci giorni di festa, in un ordine per la prima volta rovesciato (era sempre il Senatur a chiudere la faccenda in un’apoteosi di proclami e battimani).
Dieci sere per un festival a temi, tra cui quello atteso, delle riforme costituzionali ed elettorali.
Intanto l’unico porcellum che ha tenuto banco ieri sera è riconducibile alla porchetta alla griglia con salsa verde, uno dei piatti di un menù ricchissimo.
Dire Bossi o Maroni è un pò come dire Francia o Spagna: la risposta, sotto i tendoni afosi, è stata univoca: «purchè se magna».
E qui se magna, benissimo.
La cucina, organizzata come un reparto di cavalleria agli ordini della regiura Aurora Azzola, è scattata puntuale, alle diciannove ha cominciato a ricevere e sfornare come un orologio le prime comande.
Una concessione local è il capù alla bergamasca, ma lo chef indica come specialità uno gnocco fritto alle ortiche e gli strozzapreti con lumache e pecorino, che con altre specialità denotano infiltrazioni culinario-regionali in grado di accontentare anche i palati più sofisticati.
Lo strinù resiste come un evergreen e anche l’euro resiste.
L’idea di far tornare in auge la lira, come avvenuto in Trentino, proprio in una festa leghista, non è stata presa in considerazione, ma Pedretti, in veste di coordinatore festaiolo, non esclude «qualche sorpresa».
Nel quartier generale del Carroccio il tempo e le bufere non sembrano passate, la gente alla spicciolata arriva e impugna la forchetta.
In sottofondo si sentono le note di una bachata e i mega schermi sono sintonizzati su Sky. «Domenica sera gioca l’Atalanta», ricorda Pedretti.
Zaia e Cota arriveranno ad Alzano Lombardo per illustrare le «macro regioni» tra un dribbling di Denis e un assist di Moralez.
Donatella Tiraboschi
(da “Il Corriere della Sera”)
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