Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
IL GOVERNO APPROVA IL PIANO LUPI CHE PREVEDE IL TAGLIO DI ACQUA, LUCE, GAS E RESIDENZA PER CHI OCCUPA ABUSIVAMENTE UN IMMOBILE… IL MODELLO INCLUSIVO DEL BRASILE
Ieri il governo Renzi ha posto e ottenuto la fiducia sul cosiddetto “piano Lupi”, che all’articolo 5 prevede il taglio di acqua, luce e gas per chi occupa abusivamente un immobile. A queste persone verrà tolta anche la residenza: diventeranno ufficialmente dei fantasmi, dei senza fissa dimora.
Ora, possiamo discutere tutta la vita sulle occupazioni abusive, che sono una galassia di situazioni diverse: c’è chi bivacca con la famiglia in una fabbrica dismessa, chi si piazza in una scuola abbandonata o in una ex sede di municipalizzata, chi con l’appoggio della malavita più o meno organizzata passa davanti a quelli che per punteggio avrebbero diritto a un alloggio popolare.
Insomma non è una questione ideologica — sono “buoni” o “cattivi” gli occupanti — ma è invece un dramma molto pragmatico: ci sono migliaia di persone che non hanno un tetto sotto cui vivere e che quindi si arrangiano infrangendo la legalità .
Questo è, questo accade.
E questo a sua volta è il frutto di tante concause economiche e sociali alla cui base c’è però un unico innegabile elemento: il diritto inalienabile di ogni persona di avere una casa in cui vivere non è considerato tale dalle istituzioni, o quanto meno non è da esse garantito nei fatti.
Non succede solo da noi, è ovvio.
Ma non ovunque si risponde con il Piano Lupi.
Prendete il Brasile, ad esempio: lì, per cercare di affrontare quei concentrati di miserie e di gang criminali che erano le favelas, il governo Lula ha adottato una politica molto diversa. Portando in quelle città illegali la luce elettrica, l’acqua, le fogne: gratis.
E i nomi delle vie: avere una residenza ufficiale, con un indirizzo, è la precondizione per esistere, per ricevere la posta, per compilare un modulo, per iscrivere i figli a scuola, per lasciare un recapito a un colloquio di lavoro.
Si chiama inclusione sociale: e ha funzionato. Chiunque sia stato alla Rocinha vent’anni fa e ci sia tornato oggi, ha visto quanto ha funzionato.
Poi molte cose ancora non vanno — è ovvio — e non splende il radioso sole d’avvenire: ma le cose sono cambiate moltissimo, in meglio, tanto per gli abitanti delle favelas quanto per tutti gli altri, quelli della middle class che oggi possono girare per Ipanema senza il terrore di essere rapinati.
Già : l’inclusione conviene a tutti, in una società : cioè tra persone che vivono nella stessa città , nello stesso Paese.
In Italia si è scelta la strada opposta, quella dell’espulsione sociale.
In nome di una visione ideologica della legge — curioso come il potere sia ferreo nella sua applicazione quando si tratta dei deboli e molto più “garantista” quando si tratta di establishment — e scegliendo quindi di peggiorare di fatto le cose: per loro, gli occupanti, e per il resto della società , che da domani avrà 10 mila fantasmi in più a girare per le città , pronti a tutto per tentare di sopravvivere.
Ecco, vedete voi.
Vedete voi, dico, se questa cosa è coerente con un governo il cui premier si dice di sinistra: secondo me no, perchè l’inclusione sociale dovrebbe essere il primo obiettivo da perseguire, in un Paese sempre più diviso tra sommersi e salvati.
Vedete voi, anche, se questa ideologizzazione della legalità ha a che fare con gli effetti collaterali determinati a sinistra dalla lotta al berlusconismo.
È un’ipotesi e nel caso forse bisognerebbe concedersi qualche approfondimento in più, in merito: personalmente ho sempre tifato Antigone e non Creonte.
Ma vedete voi più in generale se questo è il modo giusto per affrontare uno degli effetti più devastanti della recessione e della forbice sociale, ecco.
(da gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
NOTIZIE DI CRONACA DA UN PAESE ALLA DERIVA MORALE
Berlusconi, dico Berlusconi, ha rinfacciato a Grillo di essere un evasore fiscale. 
L’ex tangentopolaro Frigerio, uno dei pochi a essere riuscito a maneggiare mazzette in secoli diversi, ha ammesso di avere ricevuto dei soldi per l’Expo da un imprenditore, ma ci ha tenuto a precisare che non si trattava di tangenti bensì di omaggi alla sua persona.
L’ex capo della commissione anticamorra, dico della commissione anticamorra, è stato arrestato con l’accusa di avere imposto con le minacce la nomina del manager di una Asl a lui cara.
Il presidente del Bologna si è presentato alle trattative per la vendita del club in compagnia del capo degli ultrà , spacciandolo per il suo professionista di fiducia: il capo ultrà risulta laureato in veterinaria.
Durante un comizio nella natia Arconate, il berlusconiano non riluttante Mario Mantovani ha offerto pubblicamente — dico pubblicamente — posti nella sanità lombarda ai suoi concittadini in cambio di voti.
Nelle mense scolastiche di Pomezia (clicca qui) la giunta guidata da un grillino ha scodellato due menu diversi — uno comprensivo di dolce e uno senza — in base alle disponibilità economiche dei bambini: la famosa dieta a cinque stelle.
A Vibo Valentia alcune aziende in combutta con sindaci e assessori facevano lavorare i dipendenti in cassa integrazione, incassando i contributi statali, e nel contempo ricevevano incentivi per il mantenimento dei livelli occupazionali, riuscendo così a farsi pagare due volte dallo Stato per dei lavoratori che a loro non costavano nulla.
Una giornata come tante, in Italia.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)
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Maggio 21st, 2014 Riccardo Fucile
SILVIO NON VUOLE PERDERE IL CONTROLLO DI FORZA ITALIA, MA TRA FITTO E TOTI, VECCHIA GUARDIA E CERCHIO MAGICO, CI SARA’ IL REGOLAMENTO DEI CONTI
La mossa ha il significato di blindarsi prima del voto.
Prima cioè che, nelle previsioni di Berlusconi, arrivi una sconfitta senza precedenti. Per questo l’ex premier anticipa la decisione di nominare il suo braccio destro (e sinistro) Maria Rosaria Rossi come amministratore del partito, al posto del dimissionario Sandro Bondi.
Sarà lei, la “badante” — così la chiamano i parlamentari di Forza Italia — ad avere potere di firma su atti amministrativi e questioni contabili.
Lei, cioè lui, Berlusconi che così non perderà il controllo sulla linfa vitale del partito. Perchè il “controllo” di Forza Italia, della sua organizzazione, dei finanziamenti è la vera posta in gioco della faida annunciata per il minuto dopo in cui chiuderanno le urne.
E il blitz sulla Rossi è frutto del timore di perderlo, il controllo. È il modo per sedare una rivolta già in corso.
Ecco la fretta di anticipare la nomina inizialmente prevista tra una settimana, convocando un ufficio di presidenza ad hoc in piena campagna elettorale.
Perchè stavolta è diverso.
Per la prima volta, nonostante Berlusconi stia alzando i toni contro Grillo, ha la sensazione che non solo la rimonta non c’è, ma proprio non scatta la dinamica del “voto utile” a Forza Italia.
E per la prima volta l’ex premier non si avvicina a una competizione elettorale da “finalista”.
La sfida finale è a due, tra Renzi e Grillo. Berlusconi, come il Milan, è fuori dalla classifica che conta. E da lunedì, su queste premesse, all’ordine del giorno ci sarà inevitabilmente la “rifondazione del centrodestra”.
È questo il chiodo fisso di Berlusconi, nonostante la magra consolazione di un pessimo risultato anche per il “traditore” Alfano.
Se poi Grillo dovesse arrivare primo nessuno sa cosa possa succedere. Nemmeno Berlusconi che oscilla tra la tentazione di offrire a Renzi un “patto di governo” e quella di mettersi a soffiare sul fuoco puntando alle urne col sistema attuale che, essendo un proporzionale puro, costringerebbe Renzi a trattare con lui dopo il voto.
Ipotesi, suggestioni nell’ora in cui tutto lo stato maggiore, nel corso dell’ufficio di presidenza a palazzo Grazioli, ha toccato con mano l’inesorabile scorrere del tempo.
E la differenza tra questa campagna elettorale e le altre.
E in questa aria da cupio dissolvi la conta interna pare essere annunciata.
Con un pezzo di gruppo dirigente pronto ad aprire le danze su chi comanderà dentro Forza Italia il minuto dopo il voto. E pronto a chiedere un “direttorio”, degli organi dirigenti “veri” dove si discute e si decide.
Non è un mistero che Raffaele Fitto sbatterà la valanga di preferenze raccolte al sud (i suoi pronosticano almento quota 200mila) sul tavolo romano per ottenere regole chiare e un riequilibrio nei rapporti interni, soprattutto se le urne confermeranno che Giovanni Toti nel Nord Est “non tira”.
Insomma, un nuovo capitolo della guerra tra cerchio magico e nomenklatura di partito.
Berlusconi, nel corso dell’intervista a L’Aria che tira, ha annunciato che non lascerà , nemmeno questa volta. E proprio per “blindarsi” in vista del sisma, ha imposto la Rossi. Una mossa preventiva.
Che rischia però di rendere più irrespirabile il clima interno: “Se Berlusconi non apre una riflessione sul gruppo dirigente — dice un azzurro pesante — e vuole fare il partito di Dudù e del cerchio magico, allora liberi tutti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
IL FONDO DI GARANZIA SU CUI HANNO VERSATO 5 MILIONI NON L’HANNO INVENTATO LORO, ESISTE DAL 1996 E L’HA CREATO PRODI… E GARANTISCE SOLO LE BANCHE, NON CERTO LE PICCOLE AZIENDE
Dice oggi Grillo in occasione della “restituzione”: “Oggi un piccolo imprenditore può andare in
banca (e grazie al Fondo di Garanzia) accedere a un prestito di 20mila o 30 mila euro.” Nel discorso di Grillo è implicito che è tutto merito di M5S.
In realtà un piccolo imprenditore in banca ci poteva andare anche ieri perchè il Fondo di Garanzia è stato creato dal Governo Prodi nel 1996. Sul quel Fondo di Garanzia ci stavano già 2,5/5 miliardi di euro di soldi dello Stato, quindi 5 milioni sono una goccia nell’oceano.
Ma vediamo come funziona realmente.
“Un piccolo imprenditore può andare in banca” … sì ma i soldi del Fondo di Garanzia non glieli danno se è un imprenditore in difficoltà .
I soldi li danno solo ad imprese in attivo che dimostrino documenti alla mano che l’impresa è sana con prospettive di crescita e di solvibilità del debito.
Quello che ottiene altro non è che un normalissimo prestito bancario con interessi leggermenti più bassi su cui la banca comunque ci guadagna i suoi interessi.
L’unica differenza è che nel caso che l’impresa fallisca e non possa restituire gli interessi e il capitale, la banca si rivale sul Fondo di Garanzia, ovvero si fa restituire il prestito dallo Stato, ovvero da noi.
Il Fondo di Garanzia si chiama così perchè garantisce la banca, non l’imprenditore in difficoltà . Serve per garantire alla banca di cadere sempre in piedi.
Se tutto va bene la banca incassa gli interessi dall’imprenditore (più ovviamente la restituzione del capitale alla scadenza), se tutto va male e l’impresa fallisce, per la banca va sempre bene e non cambia nulla perchè si prende i soldi nostri che lo Stato ha messo nel Fondo di Garanzia.
E i Cinquestelle spacciano questo favore alle banche come una grande operazione a vantaggio delle piccole imprese….
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
L’EFFICACIA DELLA COMUNICAZIONE NON E DATA DA QUELLO CHE DICI, MA DA COME LO DICI: MA LA POLITICA SERIA E’ UN’ALTRA COSA
Primi 4 secondi… “la crescita non crea posti di lavoro, li toglie…”
Non è vero. Per crescita si intende proprio il contrario. Quello che forse intende Grillo è altro, come ad esempio il semplice e solo “sviluppo industriale”.
Sino al secondo 9 …” perchè aumenta la produttività …”
Non è vero. La produttività è un parametro per la valutazione della produzione nell’unità di tempo e non corrisponde necessariamente alla crescita, se non appunto della sola produzione.
Sino al secondo 13 …” perchè aumenta l’innovazione…”
Non è del tutto vero. Normalmente alla crescita corrispondono anche parametri di innovazione nella produzione, sia il cosa che il come viene prodotto. Non è invece assolutamente vero che “l’innovazione porta a minori posti di lavoro”, semmai il contrario, soprattutto perchè “ne crea di nuovi e differenti”.
Sino al secondo 17 …”aumentano il lavoro delle macchine e della robotica…”
La considerazione non ha riferimento al concetto economico di crescita, ma ancora una volta al “modo con cui avviene la produzione” – almeno se non si è luddisti, allora… e tuttavia essere contro l’innovazione mal si concilia con chi vorrebbe fare tutto in rete, col telelavoro, con il web… e con le innovazioni di cui parlerà in seguito.
Sino al secondo 47… “io facevo vedere, quattro anni fa presentavo una stampante 3D, un prototipo, costava 900 euro… dove io prendevo della plastica, prendevo un file da internet, e la macchina faceva fischietti, portatelefoni, oggettini, tutti i pokemon di mio figlio li ho fatti così, non andavo più a comprarli in un negozio,…”
Non è vero. Un prototipo 4 anni fa non era in vendita. Esistevano stampanti (poche) e costavano molto di più.
Non bastava – nè basta ancora oggi – prendere un file da internet ma occorrono “disegni specifici” e un software adatto.
Non basta prendere “della plastica” ma una specifica, che mediamente costa circa 60 euro al kg (oltre ad altri materiali ed additivi) il che rende antieconomica la produzione di molti oggetti, e molto conveniente la produzione di altri, come ad esempio modelli in scala e prototipi o “oggetti unici” o componenti tecnici e meccanici.
Incidentalmente Grillo si è spesso dichiarato contro il copyright e nondimeno ha denunciato penalmente chi ha scaricato abusivamente i video dei suoi show. Vive di diritti d’autore, e tuttavia in questo video si è autodenunciato per aver violato i diritti di Satoshi Tajiri (creatore dei Pokemon), della Nintendo (che ne è editore) e delle consociate europee e italiane che ne detengono (a pagamento) i diritti di commercializzazione. Questo salvo che qualcuno non ravveda nel suo show un “invito implicito a fare altrettanto” (ovvero un reato).
Sino al secondo 50 …”adesso le stampanti costano 50mila dollari…”
Non è del tutto vero. L’equivalente di una stampante che 4 anni fa costava poco, ma non quella cifra, oggi costa dal 1000 ai 2500 dollari in USA e dai 1100 ai 1900 euro in Europa. Esistono poi stampanti industriali ben più costose di 50mila dollari, e ciò dipende dalle dimensioni dei ponti e della capacità realizzativa: se si desidera un oggetto di 10 metri ad esempio, oltre al braccio stampante occorrerà un capannone e una gru!
Sino al secondo 59 “…negli Stati Uniti sono dentro al Comune e ogni cittadino va lì, paga e si fa l’oggetto di cui ha bisogno, dalla canoa alla dentiera,…”
Non è del tutto vero nemmeno questo. Alcune aziende USA hanno regalato – a scopo di test, prova e ricerca – alcune stampanti alle biblioteche pubbliche di alcuni piccoli comuni per metterle a disposizione dei cittadini al solo costo dei materiali utilizzati (Il programma rientra nelle misure di Obama per l’informatizzazione: connessione wifi e tecnologia gratis per gli studenti e le piccole comunità periferiche in cambio di crediti di imposta]).
Chiaramente non si possono – date le dimensioni – costruire canoe. E nemmeno dentiere, che devono essere personalizzate sul calco mandibolare e realizzate da tecnici specialisti e su misura. Ma il concetto resta chiaro.E tuttavia ricordiamo che un’idea simile è disponibile anche da noi, presso la biblioteca San Giorgio di Pistoia.
Sino al secondo 65″…a la casa. Fanno case di cento metri quadri con questa tecnologia.”
Anche questo non è vero. Non si fanno case con le stampanti dei comuni negli Stati Uniti. A dire il vero non si fanno affatto case con le stampanti 3D ma solo componenti. E nemmeno di massa, ma in via sperimentale e dimostrativa. Dove? in Cina, dove la plastica costa pochissimo e sono interessati a sviluppare una tecnologia per le grandi realizzazioni.
Al momento ne hanno realizzato solo “parti compatte”. Non certo dettagli o impianti, che restano estremamente manuali e complessi. Ebbene infine ricordare che in Europa una casa prefabbricata di 100mq costa circa 30mila euro mentre realizzarla in plastica con una stampante 3D ne costerebbe circa 75mila.
E nondimeno in tutte queste balle e imprecisioni, partendo dalla premessa che “la crescita, la robotica e l’innovazione tolgono posti di lavoro” e sono un male… non si capisce perchè tanta esaltazione per le stampanti 3D che evidentemente ne tolgono anche di più.
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
UNA COLOSSALE BUFALA, HA SCAMBIATO L’IMPORTO GIOCATO CON L’UTILE SOLO PER FARE PRESA SU CHI ASCOLTAVA E RENDERE CREDIBILE LA PROMESSA… IL FISCO INCASSA SOLO 7,8 MILIARDI
Grillo da Vespa ha sparato una colossale bufala della storia: ha detto che il gioco d’azzardo fattura
90 miliardi, soldi con cui finanziare il reddito di cittadinanza.
In realtà 90 miliardi è l’intera la cifra giocata (esattamente sono 87), peccato che il fatturato dei giochi si calcoli al netto delle vincite restituite che per legge è molto superiore al 50%.
Il fatturato reale al netto delle vincite restituite di tutti i giochi è di 16,7 miliardi l’anno (68,8 miliardi sono rientrati come vincite nelle tasche degli italiani)… e comunque poi le tasse si pagano sull’utile, non sul fatturato.
Vespa gliel’ha pure detto che lo Stato restituisce ai giocatori gran parte dei soldi giocati ma lui doveva sparare la cifrona per impressionare i telespettatori.
Un pò di documentazione:
“La vera cifra dell’intera industria dei giochi, quindi, è rappresentata da quanto trattenuto al netto di quanto retrocesso sotto forma di vincita: nel 2012 il fatturato effettivo è stato di 16,9 miliardi. In realtà il giro d’affari netto dei giochi è in diminuzione negli ultimi anni: i 16,9 miliardi del 2012 erano stati 18,5 miliardi nell’anno precedente (-8,8%). Il fatturato lordo, al contrario, continua a crescere, ma va rilevato che i tassi di incremento non sono più a due cifre come in passato (8,5% nel 2012 sul 2011).”
http://www.economy2050.it/sanatoria-giochi-di-stato/
“La spesa effettiva (cioè le giocate al netto delle vincite). Quest’ultima è calata di circa 700 milioni (pari al 4%) e scende a 16,7 miliardi di euro, mentre 68,8 miliardi sono rientrati come vincite nelle tasche degli italiani”
http://www.ilvelino.it/it/article/2013/12/30/giochi-e-scommesse-bilancio-del-2013-tra-numeri-e-politica/ad744b50-f131-4964-9ee0-e9bc809fdbdc/
“Il mercato dei giochi ha segnato, di fatto, la prima battuta d’arresto da quando è stato liberalizzato (nel 2004), sia per i valori della raccolta delle giocate che per la spesa effettiva. Quest’ultima è calata di circa 700 milioni (4%) e scesa a 16,7 miliardi di euro, mentre 68,8 miliardi sono rientrati come vincite nelle tasche degli italiani. La spesa pro capite al netto delle vincite è stata di 288 euro per il 2013.
Segno negativo anche per il Fisco, che dovrà fare a meno di di 150 milioni di euro (-2,5% sul 2012) per un totale di poco più di 7,8 miliardi di euro, lontano dal trend superiore agli 8 miliardi di euro registrato tra il 2009 e il 2011.”
http://www.toscananews24.it/wp/?p=1659
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
L’ESPERTO DELLA COESIS: “HA FALLITO LA MISSIONE DI SFONDARE AL CENTRO E DI CONQUISTARE VOTI MODERATI: TONI TROPPO URLATI E NESSUNA SOLUZIONE AI PROBLEMI DEGLI ITALIANI”
Dopo l’intervista, i dati dello share e le analisi arriva puntuale il parere dei sondaggisti. Le elezioni le decidono i numeri e le rilevazioni in questi giorni caldi di campagna elettorale hanno il loro peso.
L’intervista di Grillo da Vespa di certo rischia di spostare gli equilibri del voto.
In tanti si chiedono quanto lo show a Porta a Porta possa cambiare gli scenari.
A parlarne è il sondaggista Antonio Amadori dell’istituto Coesis Research: “Non ha perso voti, quello no, ma non ne ha guadagnato nemmeno uno. Non ha impresso quell’accelerazione di sfondamento che ci aspettava. Ha fallito la missione di sfondare al centro e di conquistare voti moderati”.
Insomma, secondo gli esperti del sentiment elettorale, lo show da Vespa non avrebbe spostato voti.
Amadori poi sottolinea:”Bruno Vespa è sicuramente un personaggione e ha saputo in qualche modo disinnescare Grillo. Il leader del M5S è partito rassicurante e diverso rispetto al solito, ma poi è tornato ad essere un uomo di rabbia e soprattutto senza alcuna soluzione concreta per i problemi degli italiani. E’ mancato il pragmatismo. Ha mantenuto il suo livello di voti ma non ne ha guadagnati. In definitiva non è riuscito a conquistare il blocco sociale dei moderati che è il pubblico di Vespa”.
(da agenzia)
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
ANGELO CIOCCA, CANDIDATO ALLE EUROPEE, ANNUNCIA DAVANTI ALLE TELECAMERE IL SUO VIAGGIO DA PADANO CLANDESTINO VERSO L’AFRICA… E MENTRE PARLA GLI CADE IL CARTELLO ADDOSSO
Angelo Ciocca, candidato per la Lega Nord alle Europee, annuncia che venerdì partirà da
Lampedusa con una barca, assieme ad alcuni sedicenti disoccupati, e sbarcherà in Africa (località non precisata).
Sempre che ci arrivi, anche perchè non è dato sapere di che genere di natante si servirà : la classica barcarola da richiedenti asilo politico o una accessoriata barca da altomare?
Quello che pare certo è che il clandestino padano (clandestino in Italia, ovvio) vuole
chiedere (a non si sa chi) quello che, a suo dire, gli immigrati ottengono qui in Italia.
E qui inizia a raccontare palle: “Soggiorni in alberghi di lusso, con sauna e moquette sotto i piedi”.
Forse non è mai stato nel centri di accoglienza, certo che merita menzione la sua constatazione che la moquette non stia in aria, ma sotto i piedi.
Che per un leghista della scuola salvinifica è già un ottimo risultato.
Ma a questo punto, mentre in classica tenuta marinara tiene concione davanti a una telecamera, qualcuno da lassù vede e provvede.
E mentre parla ecco che gli cade in testa il cartellone dell’iniziativa.
Il candidato era lo stesso che, qualche settimana fa, aveva realizzato uno spot in cui alcuni stranieri consigliavano ai propri concittadini di non venire in Italia.
Chissà se gli amici di Lampedusa lo vedranno davvero mai partire… Per ogni evenienza, in caso di avaria a bordo, sia chiaro che la competenza per i soccorsi è del governo di Malta.
In Italia la padagna non è riconosciuta: ottimo argomento per chiedere asilo politico alla Valletta.
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Maggio 20th, 2014 Riccardo Fucile
L’ACCUSA E’ DI TENTATA CONCUSSIONE: AVREBBE FATTO PRESSIONI E MINACCE SU UN DIRETTORE ASL PER NOMINARE PERSONE DI SUA FIDUCIA AL VERTICE DEL DISTRETTO DI SANTA MARIA CAPUA VETERE
Il presidente del Consiglio regionale della Campania, Paolo Romano, autosospeso dall’incarico perchè candidato alle prossime elezioni europee nelle liste Ncd, è stato arrestato per tentata concussione dai finanzieri del Comando provinciale di Caserta.
A Romano, ora ai domiciliari, vengono contestate pressioni per far nominare persone a lui vicine come direttore sanitario e amministrativo dell’Asl di Caserta.
La custodia cautelare è stata disposta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Secondo la Procura e il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Caserta, che hanno eseguito le indagini, Romano nel corso di vari incontri avuti con l’attuale direttore dell’Asl di Caserta, Paolo Menduni, avrebbe fatto riferimento a una sorta di accordo politico che prevedeva la spartizione di incarichi apicali nella pubblica amministrazione regionale.
Il procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo, ha detto che è stato il direttore generale dell’azienda sanitaria di Caserta, Paolo Menduni, a raccontare agli inquirenti “le pressioni e le minacce subite” da parte di Romano “per operare nomine ‘gradite’” alla direzione sanitaria e amministrativa dell’ente e al vertice del distretto sanitario di Capua.
Le sue dichiarazioni sono state ritenute “intrinsecamente attendibili” e sono state poi confermate da altri dirigenti dell’Asl casertana, che ai magistrati “hanno riferito dell’esistenza di un clima fortemente ostile a Menduni, ma addirittura che mai in passato essi, pur avendo pluriennale esperienza nel settore sanitario, hanno assistito a tali forme di ‘attacco’ dal vertice politico, tanto da aver pensato che fosse in atto una manovra tesa a indurre il direttore generale a lasciare l’incarico”.
Inoltre, “elementi significativi di prova emergono anche dal contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate nelle quali Romano manifestava la propria preoccupazione per la denuncia presentata dal Menduni”.
La minaccia di ispezioni
La nota diffusa dalla Procura spiega che Romano per raggiungere i suoi scopi ha contattato in diverse occasioni Menduni minacciando gravi conseguenze qualora non avesse assecondato la sua volontà . Per esempio ispezioni e controlli amministrativi presso l’ente.
Al presidente del Consiglio regionale, inoltre, viene contestato di aver esercitato pressioni indebite e minacce anche per costringere Menduni a revocare le nomine dirigenziali che aveva nel frattempo effettuato senza assecondare le sue indicazioni. Lembo ha poi spiegato che il gip ha qualificato i fatti contestati a Romano in modo più grave — concussione, appunto — rispetto a quanto valutato dalla Procura stessa, che nella richiesta cautelare (depositata il 3 febbraio scorso) ipotizzava invece solo l’”indebita induzione“.
Il giudice per le indagini preliminari ha individuato “nelle condotte poste in essere dallo stesso minacce strumentali ai suoi fini illeciti”.
E’ stato presidente della Commissione speciale anticamorra
Paolo Romano, 49 anni, imprenditore, ha cominciato l’attività politica a Capua alla fine degli anni ’90.
Prima consigliere comunale, poi presidente dell’assemblea, è stato eletto nel 2000 nelle liste di Forza Italiae poi rieletto nel 2005.
Tra gli incarichi ricoperti in Consiglio anche quello di presidente della Commissione speciale anticamorra e contro la criminalità organizzata.
Nel 2009 è diventato capogruppo del Pdl in Consiglio. Nel 2010, rieletto con 18 mila preferenze, è stato nominato presidente.
Nel 2013 ha aderito al Nuovo centrodestra, per il quale è candidato alle Europee nella Circoscrizione Sud. Al momento della presentazione delle candidature alle elezioni europee si è autosospeso dall’incarico lasciando il posto al vicario Biagio Iacolare, dell’Udc.
La polemica sulla nomina del Capo dipartimento
Due mesi fa è scoppiato un altro “caso nomine” con Romano come protagonista. L’anomalia, in quel caso, stava nel fatto che Francesco Capalbo, da lui scelto come capo del Dipartimento della Segreteria generale e amministrativa del consiglio, è fratello di Ferruccio Capalbo, magistrato della Corte dei Conti che indaga sulle spese folli del consiglio regionale.
Nessun sentore di conflitto di interessi? “Nessuna ingerenza politica, abbiamo scelto il migliore”, è stata, all’epoca, la difesa di Romano. “Il suo curriculum (è docente universitario di ragioneria, ndr) è uno dei più prestigiosi mai visionati”.
Da notare che, prima di nominare un esterno, era stato diffuso un avviso per la reperibilità interna, ma nessun cv è stato ritenuto all’altezza delle richieste.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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