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SONDAGGIO: GRILLO È PRIMO FRA I GIOVANI MA IL PD HA 10 PUNTI IN PIÙ

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

GRILLO PREVALE TRA GLI ELETTORI SOTTO I 44 ANNI CON IL 33%, IL PD TRA GLI OVER 65 CON IL 46%

Le indicazioni di voto per le elezioni europee del 25 maggio sono nette: Grillo ha conquistato i giovani.
Nella fascia tra 18 e 44 anni il Movimento 5 Stelle è primo, con percentuali oscillanti tra il 32 e il 34%.
Il Partito democratico riesce a diventare la prima forza del Paese, superando i 5 Stelle di 10 punti, solo col contributo degli over 65, tra i quali è al 46%.
Il comportamento di voto delle diverse categorie di cittadini si differenzia in qualche caso profondamente.
È quindi importante capire chi rappresenta chi, in un momento come questo, in cui i riferimenti sociali e la strutturazione della rappresentanza si vanno profondamente trasformando.
Gli uomini e le donne
Qui le differenze non sono profondissime ma ci sono e vanno colte.
Gli uomini: la differenza principale è rappresentata dal voto per Grillo.
Benchè tra i maschi il Pd rimanga sempre il primo partito, la distanza dal Movimento 5 Stelle, di 10 punti sul totale degli elettori, qui si riduce di molto, a meno di tre punti.
Le donne: decisamente meno orientate al voto per il Movimento che qui slitta al terzo posto dopo Forza Italia.
Tra di loro infatti crescono i consensi per i due grandi partiti «tradizionali» (+ 3% il Pd, +1,7% Forza Italia).
Maggiori i consensi anche alla Lega e alla lista Tsipras, mentre cala il voto per le formazioni centriste (due punti in meno, speculari al voto maschile).
Molto più sensibili le differenze per età .
Tra giovani e giovanissimi M5S è il primo partito: 33% tra i 18 e i 24 anni, 34% dai 25 ai 34, 32% dai 35 ai 44.
Soffrono fortemente in queste fasce i partiti «tradizionali» e in particolare il Pd: in difficoltà  tra i giovanissimi, al suo punto più basso tra i 25 e i 34 anni.
E sempre in queste fasce, in particolare tra le più giovani, aumenta il consenso per la Lega e, in maniera ancora più netta, per la sinistra di Tsipras.
Non è un fenomeno nuovo. Spesso il voto giovanile ha avuto caratteristiche etichettate come «antisistema» e anche in questa tornata sembra confermarsi questo orientamento.
Le cose cambiano, anche bruscamente, dai 45 anni in su.
Qui Pd e Forza Italia riprendono fiato e il partito di Renzi diventa stabilmente il primo, con un consenso crescente al crescere dell’età .
Ma è dai 65 anni un su che il panorama diventa radicalmente diverso.
Il M5S si riduce ai minimi termini (8%), mentre esplode il Pd (46%) e Forza Italia ha il suo risultato migliore (23%).
Tengono, con qualche miglioramento, le formazioni centriste e la Lega, penalizzate le altre.
Pd e Ncd fanno breccia tra i laureati
Il livello di scolarizzazione è un’altra variabile influente nell’orientare il voto.
Tra i laureati Forza Italia è al lumicino (9%) e anche Grillo arretra di quasi 4 punti, mentre migliorano il Pd e ancora più sensibilmente le forze centriste, in particolare la coalizione che fa perno su Ncd.
Ma anche le altre forze minori incrementano le proprie posizioni e c’è una vera e propria esplosione della lista Tsipras che quasi triplica i propri consensi avvicinandosi al 9%.
È quindi un voto molto più «disperso», un voto più critico e meno concentrato sulle forze maggiori.
Ma è all’estremo della scala che troviamo un vero ribaltamento: tra chi ha la licenza elementare o non ha titoli, il Pd esplode al 46%, Grillo scende ai livelli più bassi, Forza Italia ha i consensi più alti. Il frastagliarsi del voto dei laureati qui scompare.
Il centro convince imprenditori, dirigenti e professionisti
Molto più complessa l’analisi per condizione professionale.
I ceti elevati (imprenditori, dirigenti, professionisti e quadri direttivi) sono molto attenti al centro, le cui formazioni crescono con Scelta europea che quasi raddoppia, e alla destra con una buona performance di Fratelli d’Italia.
Molto basso il consenso a Forza Italia, contrazioni per il Pd, poco sopra la media Grillo.
I lavoratori autonomi sembrano aver definitivamente abbandonato il «forzaleghismo» a favore del Movimento 5 Stelle. o hanno fatto nel 2013, lo confermano oggi. I ceti medi (impiegati insegnanti) sono in parte tornati all’ovile.
Avevano penalizzato il Pd el 2013, anche in questo caso a favore i Grillo, oggi il fenomeno sembra rientrare.
Gli operai: qui Grillo a il suo consenso massimo. Il peso della crisi spinge ad un voto di protesta.
Le casalinghe
Infine le casalinghe: erano uno ei punti di Forza Italia, oggi non è più così.
Al contrario si trova uno dei unti più alti del consenso per il Pd: l’effetto Renzi, in un segmento in cui la personalizzazione assume un’elevata importanza.
L’uso dei mezzi di informazione a ua volta influenza i comportamenti: hi usa la Tv come mezzo esclusivo o revalente di informazione guarda i più a Forza Italia e alla Lega, i lettori i quotidiani danno il massimo dei consensi al Pd e guardano con favore d Ncd e Tsipras mentre penalizzano fortemente Grillo, gli internettiani naturalmente massimizzano i consensi per Grillo, che qui raggiunge il 47%.
Infine il voto cattolico.
Anche qui ci sono differenze apprezzabili e non scontate.
Ad esempio il Pd ha i consensi più elevati tra chi si reca a messa tutte le settimane, ma il suo punto più basso tra chi non frequenta le funzioni religiose.
Altre correlazioni sembrano più scontate: la destra e il centrodestra sono più votati dai cattolici assidui, che penalizzano fortemente Grillo; la sinistra e il M5S massimizzano i loro consensi tra chi non frequenta le funzioni religiose.
Come si vede oggi la rappresentanza è sempre più articolata e sempre meno definita dagli schemi sociali classici.
Assieme alla riforma delle istituzioni di governo diventa necessaria una ridefinizione delle strutture e delle forme di organizzazione del consenso e di rappresentazione dei bisogni.

Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera“)

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EXPO DELLA VERGOGNA: UN CAVEAU IN SVIZZERA PER LE TANGENTI, L’ULTIMA CONSEGNATA IL 24 APRILE

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

LE RIUNIONI SI TENEVANO NEGLI UFFICI DI UNA ONLUS…IL RUOLO DI GRILLO E GREGANTI

Un caveau in Svizzera per custodire le mazzette, una onlus come ufficio operazioni costantemente “bonificata” per evitare di essere intercettati, funzioni pubbliche “vendute” e “impegnate” anche per il futuro, e l’ultima una bustarella consegnata e “fotografata” dagli inquirenti il 24 aprile scorso.
Sono solo alcuni dei tasselli che portano alla ricostruzione di un mosaico che sembra rimasto lì da 22 anni.
Con nuovi protagonisti che delinquono e vecchi che sembrano non aver mai smesso. L’operazione, che ha portato a una nuova bufera sugli appalti Expo, non solo vede come protagonista il direttore della pianificazione acquisti di Expo, Angelo Paris, ma protagonisti in negativo del passato l’ex segretario regionale della Dc lombarda e parlamentare di Forza Italia (pluricondannato) Gianstefano Frigerio, lo storico esponente del Pci Primo Greganti (il “compagno G”) e l’imprenditore Enrico Maltauro.
È proprio quest’ultimo che viene immortalato dagli investigatori e per cui il gip scrive che “il citato imprenditore assume un ruolo attualmente fondamentale in seno all’organizzazione in quanto consustanziale alle stesse turbative… “.
C’è   poi il pubblico ufficiale Paris che “mette a completa e totale disposizione del sodalizio di appartenenza non solo la pubblica funzione da lui nell’attualità  svolta, cioè quella di Direttore Generale di EXPO s.p.a., ma si impegna con l’associazione e nell’associazione a subomare anche le ulteriori e future pubbliche funzioni che eserciterà , in particolare anche presso la IL s.p.a., in vista del perseguimento dei fini delittuosi del sodalizio alla quale attuazione sono collegati gli avanzamenti di carriera agognati dal pubblico ufficiale ed a lui promessi in seno al sodalizio quale remunerazione per l’attività  illecita svolta”.
Gli altri a essere stati raggiunti da un ordine di custodia cautelare in carcere sono stati l’intermediario genovese Sergio Catozzo (ex Cisl, ex Udc infine berlusconiano) e l’ex senatore del Pdl Luigi Grillo, già  coinvolto in numerose inchieste (la più nota quella sulla Banca Popolare di Lodi, alla fine della quale è stato assolto in appello).
Ai domiciliari, infine, Antonio Rognoni, direttore generale di Infrastrutture Lombarde, già  arrestato due mesi fa per presunte irregolarità  negli appalti delle opere pubbliche.
Per tutti scrive il gip “sono stati accertati i gravi indizi di colpevolezza … anche in ragione delle personalità  degli indagati evidenziate dalle suddette modalità  di esecuzione delle fattispecie in oggetto, poste in essere con ‘professionalità ‘ e ‘gestione imprenditoriale’ dei diversi ‘settori’ nei quali operano corrotti e corruttori in funzione delle turbative. Rilevano quindi le notevoli capacità  e proclività  a delinquere degli indagati”.
Con “le persistenti, riprovevoli ed attuali ‘strumentalizzazioni’ delle pubbliche funzioni poste in essere mediante ‘riunioni’ eseguite non solo presso la più volte citata Onlus ma addirittura in luoghi pubblici o aperti al pubblico”.
Il giudice sottolinea anche “la condotta di” Grillo “addirittura tenuta anche antecedentemente alla cessazione nel marzo 2013 delle sue funzioni di Parlamentare-Senarore delle Repubblica italiana”.
Il magistrato di Frigerio e Greganti ricorda anche il curriculum. Per il primo “in particolare, è stato condannato con due sentenze passate in giudicato oltre che per ricettazione anche per una corruzione, per due concussioni e per cinque fattispecie in materia di violazione delle norme sul finanziamento ai partiti politici. Il detto indagato ha altresì agito, commettendo i reati per i quali sono innanzi accertati i gravi indizi di colpevolezza, nonostante l’intervenuto affidamento in prova per i reati contro la pubblica amministrazione di cui alle condanne innanzi indicate e nonostante la conseguente riabilitazione concessa, con riferimento a tutti i reati, dal Tribunale di Sorveglianza di Milano con ordinanza del 17 aprile 2008″.
Greganti “invece, è stato condannato con tre sentenze passate in giudicato per dieci fattispecie in materia tributaria e per due fattispecie in materia di violazione delle norme sul finanziamento ai partiti politici. Il detto indagato ha inoltre agito, commettendo i reati per i quali sono accertati i gravi indizi di colpevolezza, nonostante aver beneficiato per ben due volte della sospensione condizionale della pena”.
Grillo e Greganti avevano “la istituzionale’ funzione di coordinare, coltivare e sfruttare i rispettivi collegamenti e contatti nel mondo politico per strumentalizzarli ai fini del sodalizio”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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SCAJOLA INCASTRATO DA TELEFONATE E INCONTRI, I CONSIGLI ALLA COMPAGNA DI MATACENA: “DEVE ANDARSENE IN LIBANO”

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

DALLE INTERCETTAZIONI E DAI PEDINAMENTI EMERGE UN RUOLO PRIMARIO DELL’EX MINISTRO… FILMATI ANCHE I SUOI COLLOQUI CON I CONTATTI LIBANESI E CON SPEZIALI, MARITO DI UNA NIPOTE DI GEMAYEL

“Deve andare nella capitale…. a L….”. “L?”. “No, L è il Paese deve andare a B, scusa hai ragione tu…”.
Nelle telefonate tra Claudio Scajola, l’ex ministro arrestato oggi dalla Dia di Reggio Calabria, e Chiara Rizzo, la compagna di Amedeo Matacena,
“B” è Beirut ed “L” sta per Libano.
Era nella città  descritta come “una grande Montecarlo dove si sta bene” che doveva arrivare l’ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva a 5 anni e 4 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa.
Scajola, tramite alcune sue entrature a Beirut poteva fargli ottenere l’asilo politico che gli avrebbe garantito la libertà .
Nelle carte dell’indagine della Dda di Reggio Calabria ci sono decine di telefonate tra l’ex ministro e la Rizzo.
Chiamate che secondo la tesi del Pm Giuseppe Lombardo dimostrano come Scajola fosse impegnato a “mettere al sicuro” la latitanza di Matacena. Telefonate e non solo. Perchè gli uomini della Dia di Reggio Calabria, nei mesi in cui sono stati alle calcagna di Scajola, lo hanno intercettato, pedinato, seguito nei suoi spostamenti sia in Italia che all’estero, arrivando a filmarlo quando si incontrava con la compagna di Matacena e con il suo personale “contatto” con il governo libanese.
Le immagini raccontano le trasferte a Milano, gli incontri nei ristoranti e nei bar, i viaggi fino a Montecarlo, ma ci sono soprattutto gli incontri chiave con Vincenzo Speziali.
Imprenditore calabrese molto noto e con conoscenze potenti, Speziali è nipote dell’omonimo ex senatore del Pdl.
Un personaggio che si sa muovere su diversi territori, forte del suo matrimonio con Joumana Rizk, nipote di Amin Gemayel, ex presidente del governo libanese e già  capo delle “Falangi”.
A lui si riferisce Scajola quando spiega a Chiara Rizzo che c’è di mezzo “l’ex presidente”, che bisogna tenere contatti con l’ambasciata e pianificare ogni cosa in maniera precisa.
Nelle telefonate lo chiamano il “programma”, un progetto che doveva essere condiviso con Matacena per capire se “a lui sta bene”.
Tra la fine di dicembre scorso e il febbraio successivo è un momento particolarmente complicato.
Matacena si trova a Dubai, inizialmente un paese ritenuto sicuro. Poi le cose si complicano perchè pur non essendoci estradizione, c’è il rischio che il latitante forzista possa essere espulso.
Un pericolo da evitare. Scajola, che conosce l’itera vicenda e che da mesi è in contatto diretto con la Rizzo, accelera quindi i tempi, mette pressione al suo interlocutore da una parte e a Matacena dall’altra.
Bisogna fare in fretta e bisogna fare bene.
Parla Scajola, parla al telefono con i suoi collaboratori e con diversi interlocutori.
Le prime telefonate sono prudenti, i discorsi sono criptici, poi sempre più chiari.
La questione gli sta a cuore ed è impegnato in prima persona.
Per gli esperti della Dia reggina, l’ex ministro sa bene chi sono i suoi interlocutori e questa volta nulla accade a sua insaputa.

Giuseppe Baldessarro
(da “La Repubblica”)

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SENATO, LA LOTTERIA DELLA RIFORMA

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

L’ANALISI DEL COSTITUZIONALISTA AINIS: SERVE UNO PSICHIATRA

Finalmente la politica ha deciso: il nuovo Senato verrà  eletto all’Enalotto.
È l’esito del voto schizofrenico con cui la commissione Affari costituzionali ha avviato la riforma.
Un voto al quadrato, dal quale sbucano fuori due Senati: uno eletto (secondo l’ordine del giorno Calderoli), l’altro no (secondo il testo del governo).
Ma se è per questo, d’ora in avanti ci concederemo pure il lusso di due Stati: uno centralista (quello di Renzi, che toglie competenze alle Regioni), l’altro federalista (quello di Calderoli, che invece le incrementa).
E il doppio Stato, col suo doppio Senato, timbrerà  la doppia legge: una per mano dei soli deputati (così vuole il governo), l’altra con il voto d’ambedue le Camere (così vuole l’ordine del giorno).
Insomma, troppa grazia. Ma altresì troppa disgrazia, ad ascoltare gli improperi che rimbombano dai fronti contrapposti.
Con Berlusconi accusato di tradimento sia da Renzi sia da Calderoli; ma il delitto è inevitabile, se hai due mogli in casa.
D’altronde in questa pièce teatrale sono tutti bigami, nessuno escluso.
Anzi: c’è chi è diventato trigamo, crepi l’astinenza.
È il caso del Pd: una maggioranza (con Forza Italia) sulla legge elettorale, un’altra (con Alfano) sul governo, una terza (ma esiste?) sulle riforme costituzionali.
Il simbolo della nuova stagione è Mario Mauro: ha votato entrambi i testi.
L’uomo che vuole e disvuole. Subito infilzato dal medesimo anatema che già  trafisse il dissenziente Chiti: cerca soltanto un po’ di visibilità . Da chi? Dagli elettori.
Se non altro, ora abbiamo compreso il nostro ruolo: quello dei guardoni.
Ma forse è meglio distogliere lo sguardo, tanto non è proprio un belvedere. Per i miopi, giganteggia invece l’argomento con cui la presidente Finocchiaro ha archiviato l’incidente: l’ordine del giorno Calderoli sarebbe al più un consiglio, una preghiera
Dal precetto alla prece.
Quanto al tormentone sull’elezione del Senato, si profila un compromesso: decideranno le singole Regioni, ciascuna a modo suo.
Avremo quindi pattuglie di senatori eletti, nominati, premiati, sorteggiati. Dal federalismo fiscale al separatismo elettorale.
Ci sarebbe da allarmarsi, se l’intenzione fosse seria. Tranquilli, non lo è. Si tratta semplicemente d’una finta, un’ammuina.
Fino alle europee, nessuno caverà  un ragno dal buco.
E dopo? Se vince Grillo, perderà  l’Italicum: per Berlusconi troppo rischioso il ballottaggio. Se vince quest’ultimo, il presidenzialismo tornerà  di moda.
Peccato che ogni Costituzione rifiuti i vezzi del momento: se è una Carta a modo, non passa mai di moda. Non a caso quella degli Usa risale al 1787, quando nel Far West giravano gli Apache.
Ma intanto non resta che aspettare. E magari stilare un promemoria, per quando verrà  il tempo delle decisioni.
Primo: nel testo del governo, non è tutto oro ciò che luccica. Però non è nemmeno una patacca. L’idea dei sindaci in Senato, per esempio: magari sono troppi, ma l’idea non è affatto malvagia. O i 21 senatori nominati dal capo dello Stato: suona bislacca la nomina (un partito del presidente, suvvia), non altrettanto i nominati.
Se Palazzo Madama svolgerà  un ruolo di garanzia costituzionale, ben vengano esperienze e competenze. Basta trovare un altro criterio per selezionarle, non è così difficile.
Secondo: la legge sui partiti. E quella sulle lobby. E le primarie regolamentate. E il nodo della rappresentanza femminile. E la par condicio. E il conflitto d’interessi.
Fino all’altro ieri tutti questi temi sembravano impellenti, adesso sono caduti nell’oblio.
Sarà  che la nostra attenzione è instabile e nevrotica, come quella d’un bambino. O forse sarà  che i partiti, sotto sotto, non ne vogliono sapere. Ma la malattia del sistema politico italiano scava nel corpaccione dei partiti, e da lì contagia poi le istituzioni.
Se curi soltanto le seconde, ti limiti alla superficie del problema.
Come il malato che si rivolga al sarto, anzichè al medico condotto.
Però in questo caso serve uno specialista patentato.
Quale? Lo psichiatra.

Michele Ainis
(da “il Corriere della Sera“)

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BERLUSCONI: “SONO ADDOLORATO”. E TEME RIPERCUSSIONI SUL VOTO

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

L’ARRESTO DI SCAJOLA STRONCA OGNI SPERANZA DI UNA SUA RINASCITA POLITICA E DANNEGGIA ANCHE L’IMMAGINE DI FORZA ITALIA

Claudio Scajola voleva essere candidato alle Europee a tutti i costi e con Berlusconi aveva insistito tantissimo.
Aveva insistito soprattutto dopo che era uscito pulito dalla vicenda della casa al Colosseo acquistata da altri a sua insaputa.
Insomma l’ex ras di Forza Italia in Liguria, soprannominato «sciabolett» per il piglio tagliente, voleva ritornare in pista dopo il calvario. Era convinto che avrebbe potuto dimostrare, grazie alle preferenze con cui si vota alle Europee, di essere in buona salute politica, di controllare il territorio.
Non proprio come una volta, ma ancora potente. In effetti lo era, ai tempi d’oro del berlusconismo, in quegli anni Novanta e inizio del nuovo secolo quando si occupava dell’alfa e l’omega dell’organizzazione.
Risale a quegli anni la tessitura della tela di rapporti in tutta Italia con esponenti e luogotenenti locali, compreso Amedeo Matacena a causa del quale questa mattina l’ex ministro dell’Interno è stato arrestato (avrebbe protetto e aiutato la latitanza dell’ex parlamentare di Forza Italia, erede della società  Caronte sullo Stretto di Messina) .
L’arresto di Scajola stronca ogni speranza di una sua rinascita politica. E danneggia non poco anche Silvio Berlusconi, almeno come immagine, in piena campagna elettorale.
E meno male che aveva deciso di non candidarlo.
L’ex Cavaliere sapeva che sarebbe arrivata la bufera? Lui nega e spiega che l’esclusione di Scajola dalle liste è dovuto a un sondaggio commissionato: era venuto fuori che Forza Italia avrebbe perso voti se l’avesse candidato alle Europee.
Adesso, Forza Italia perderà  comunque voti?
Berlusconi si era ringalluzzito. L’altro ieri, durante una conferenza stampa per presentare il progetto «Liberiamo la cultura» (dalla sinistra, ovviamente), ha detto ai giornalisti: «Dopo mesi di assenza in tv, ho finito il rodaggio, adesso mi sento in forma e sono cavoli vostri».
Si era ringalluzzito per quel punto in più che la sua sondaggista Ghisleri gli aveva regalato come una pepita d’oro: da un miserrimo 17 a un pur misero 19,8%, una percentuale comunque appiccicata a quella soglia del 20% sotto la quale è la catastrofe.
Bene, ora il caso Scajola è stato un duro colpo. «Ne sono addolorato». E per fortuna che non l’aveva candidato. A Palazzo Grazioli giurano che non c’era alcun sentore di un arresto. Ma il problema rimane. Un problema elettorale che potrebbe danneggiare l’ex Cavaliere e fermare la rimonta che sta tentando disperatamente. Berlusconi potrebbe cavalcare la malagiustizia.
Cosa improbabile, sussurrano con voce sempre più fioca dalle parti dell’ex Cavaliere, alla vigilia dell’inizio dei servizi sociali (proprio domani) a Cesano Boscone.
L’ex premier non può permettersi di inveire contro la magistratura e la giustizia ad orologeria.
E’ stato avvertito da chi gli ha concesso i servizi sociali: ancora un passo falso e gli verrà  revocato Cesano Boscone con relativi e conseguenti arresti domiciliari.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)

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I RETROSCENA DELL’ARRESTO DI SCAJOLA: TUTTO E’ NATO DALL’INCHIESTA SU BELSITO, L’EX TESORIERE DELLA LEGA

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

SCAJOLA AVREBBE CERCATO DI FAVORIRE IL TRASFERIMENTO DI MATACENA DA DUBAI AL LIBANO DOVE NON ESISTE UN TRATTATO DI ESTRADIZIONE CON L’ITALIA

L’ex ministro dell’ Interno Claudio Scajola è stato arrestato dalla Dia (Direzione investigativa antimafia) di Reggio Calabria in un’indagine che ha portato a otto provvedimenti cautelari.
È accusato di aver tentato di aiutare l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena – latitante per la giustizia italiana – a lasciare Dubai per il Libano, dove sarebbe stato al sicuro dall’arresto per l’esecuzione della pena per la condanna a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Dopo un arresto a Dubai, Matacena era tornato in libertà  perchè non completata la procedura di estradizione.
L’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex ministro rappresenta un troncone di una indagine molto più ampia coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, denominata «Breakfast».
L’indagine, nell’aprile del 2012, ha portato i magistrati reggini ad indagare l’allora tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito ed altre persone.
«Sconcertato e sconvolto»: è apparso l’ex ministro Scajola agli uomini della Dia. Scajola ha detto di non aspettarsi il provvedimento e ha chiesto di conoscerne le motivazioni. L’ex ministro è negli uffici del Centro operativo della Dia di Roma.
L’arresto di Scajola è avvenuto in un albergo romano, in via Veneto.
«Amedeo Matacena godeva e gode tuttora di una rete di complicità  ad alti livelli grazie alla quale è riuscito a sottrarsi all’arresto», ha detto il procuratore De Raho. Scajola, secondo l’accusa, avrebbe aiutato Matacena a sottrarsi alla cattura in virtù dei rapporti che ha con la sua famiglia.
Matacena è un noto imprenditore, figlio dell’ex patron della Caronte Navigazione, noto per avere dato inizio al traghettamento nello Stretto di Messina e morto nell’agosto 2003.
L’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ex ministro Claudio Scajola rappresenta un troncone di una indagine molto più ampia coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, denominata «Breakfast». L’indagine, nell’aprile del 2012, ha portato i magistrati reggini ad indagare l’allora tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito ed altre persone.
Indagando sui reinvestimenti di capitali illeciti movimentati dalla ‘ndrangheta in Italia e all’estero, gli investigatori della Dia di Reggio Calabria, coordinati dal pm Giuseppe Lombardo, eseguirono una serie di perquisizioni a carico di varie persone.
Tra queste l’imprenditore veneto Stefano Bonet, il procacciatore di affari Romolo Girardelli, detto “l’ammiraglio” e ritenuto dagli investigatori vicino alla ‘ndrangheta, e il consulente Bruno Mafrici, di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria) ma residente a Milano.
ipotesi formulata dagli inquirenti è che Belsito abbia chiesto il supporto di una società  fiduciaria con sede a Lugano per la predisposizione di strutture societarie attraverso le quali giustificare il trasferimento all’estero di denaro tenuto in Italia.
Gli inquirenti sono anche a caccia di un conto cifrato in Svizzera che potrebbe essere stato messo a disposizione degli emissari milanesi della famiglia di ‘ndrangheta dei De Stefano di Reggio Calabria per riciclare il denaro.
L’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria ipotizza che tra i fondi neri della Lega finiti all’estero vi possa essere anche il denaro frutto degli affari illeciti della cosca De Stefano, fatto confluire nella massa di denaro gestita da Belsito allo scopo di riciclarlo e ripulirlo per nuovi investimenti.
In totale sono otto i provvedimenti eseguiti stamani dalla Dia.
Tra gli arrestati, figurano anche la segretaria di Scajola e persone ritenute legate ad Amedeo Matacena, anch’egli colpito da provvedimento restrittivo insieme alla moglie Chiara Rizzo ed alla madre Raffaella De Carolis.
E’ ancora in corso la perquisizione dell’ufficio di Claudio Scajola, in via Matteotti a Imperia. Secondo quanto appreso, l’ufficio era già  presidiato da uomini in borghese già  dalle prime luci dell’alba, quando sono scattati gli arresti.
Quattro uomini della Dia accompagnati da una impiegata stanno cercando carte e documentazione bancaria nell’ufficio dove per anni Scajola ha tenuto riunioni e svolto la sua attività  politica.
È stata Roberta Sacco, la storica segretaria di Claudio Scajola, arrestata stamani a Imperia, a accompagnare nell’ufficio di via Matteotti gli uomini della Dia. Intanto, secondo quanto appreso, è in corso anche la perquisizione della villa di Scajola, sulle colline di Imperia
Claudio Scajola stava cercando di fare uscire Amedeo Matacena da Dubai, dove si trova attualmente, per farlo andare in Libano dove sarebbe stato al sicuro dall’arresto per l’esecuzione pena per la condanna a 5 anni subita per concorso esterno in associazione mafiosa.
Dopo essere fuggito dall’Italia, infatti, Matacena ha girato alcuni Paesi fino ad arrivare negli Emirati Arabi Uniti dove era stato arrestato dalla polizia locale al suo arrivo all’aeroporto di Dubai su segnalazione delle autorità  italiane.
Pochi giorni dopo, però, Matacena è tornato in libertà  in quanto non è stata completata la procedura di estradizione in Italia.
La giurisdizione degli Emirati arabi, dove non esiste il reato di criminalità  organizzata e con i quali l’Italia non ha accordi bilaterali, prevede che i cittadini stranieri in attesa di estradizione non possano essere privati della libertà  oltre un certo limite di tempo. Matacena non poteva però lasciare il Paese arabo in quanto privato del passaporto.
Per la giustizia italiana è rimasto un latitante.
È in questa fase, secondo l’accusa, che sarebbe intervenuto Scajola che avrebbe cercato di aiutare Matacena a trasferirsi in Libano.
Gli altri arrestati, invece, stavano cercando di sistemare dei factotum di Matacena al vertice di alcune società .
La Direzione investigativa antimafia di Catania sta eseguendo perquisizioni, acquisendo anche documenti, a Messina e nelle isole Eolie.
Personale della Dia di Reggio Calabria sta eseguendo numerose perquisizioni in Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Calabria e Sicilia, oltre a sequestri di società  commerciali italiane, collegate a società  estere, per un valore di circa 50 milioni di euro.
La Dia reggina è coadiuvata dai Centri operativi e sezioni Dia di Roma, Genova, Milano, Torino, Catania, Bologna, Messina e Catanzaro.

(da “il Secolo XIX”)

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RENZI COLPISCE ANCORA, BEFFA ECOINCENTIVI: APPENA NATI SONO GIA’ FINITI

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

SONO BASTATI TRE GIORNI PER ESAURIRE I FONDI STANZIATI… NESSUNO USA INVECE GLI INCENTIVI PER LE AZIENDE

Sono nati il 6 maggio e domani saranno già  morti perchè i fondi stanziati per l’operazione sono già  esauriti.
Appena quattro giorni: un record mondiale di incentivi lampo…
I concessionari hanno subito denunciando la cosa (parlando addirittura di “porcellum” dell’auto) ma neanche loro stessi potevano mai immaginare questa ridicola situazione: mezza settimana di ecoincentivi e basta. Tutto come prima.
Con la beffa ulteriore di vedere invece praticamente a zero le richieste di ecoincentivi da parte delle aziende.
Il meccanismo infatti funziona così: il governo mette sul tavolo i soldi e quando si esauriscono finiscono pure gli incentivi.
Quest’anno ci sono (anzi c’erano…) 31,3 milioni di euro, a cui si erano aggiunte le risorse non utilizzate nel 2013, per un totale di 63,4 milioni di euro.
Di questi però solo il 15% sono per l’acquisto, da parte di tutte le categorie di acquirenti (e senza necessità  di rottamazione), di veicoli con emissioni di CO2 non superiori a 50 g/km (in pratica solo auto elettriche).
Un rimanente 35% per l’acquisto, da parte di tutte le categorie di acquirenti (e senza necessità  di rottamazione), di veicoli con emissioni di CO2 non superiori a 95 g/km.
E la grande fetta (il 50%) è per l’acquisto di veicoli destinati all’uso di terzi o utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni, e destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività  propria dell’impresa, (dietro obbligatoria rottamazione di un corrispondente veicolo obsoleto), con emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km.
Solo che se di elettriche non ce ne sono in giro e se le aziende sono impossibilitate a usare gli incentivi (devono rottamare un’auto di 10 anni che non hanno mai, ne devono comprare una identica e altre follie) i privati li possono usare eccome.
Ma, per loro, il 35% di 63,4 milioni sono davvero poca cosa. E si arriva così agli “incentivi lampo”.
Con la beffa ulteriore che se da una parte i soldi sono finiti, dall’altra non sono stati nemmeno intaccati, con la certezza che anche nel 2015 ci sarà  un margine di risorse non usate nel 2014. Ridicolo.
Le case automobilistiche dal canto loro cercano di ridurre l’impatto negativo di questa folle manovra economica mettendoci – in alcuni rari casi come Fiat e Citroen – i soldi di tasca loro per garantire gli incentivi almeno per tutto maggio.
Lo hanno annunciato il primo giorno di sconti alla rottamazione, non prevedendo probabilmente una fine così veloce.
Ora perderanno una vagonata di soldi, aggiungendo ridicolo su ridicolo perchè questi ecoincentivi si portano a casa così un altro incredibile primato: non solo non aiutano le aziende che dovevano aiutare ma incredibilmente le danneggiano…

Vincenzo Borgomeo
(da “La Repubblica“)

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MARCO NONNO, FRATELLO D’ITALIA, CONDANNATO A OTTO ANNI: “USO’ ULTRA’ PER SCONTRI DISCARICA”

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

ELETTO VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE UN MESE FA, ERA ACCUSATO DI AVER ORGANIZZATO I GRAVI DISORDINI DI PIANURA

Il 25 marzo Marco Nonno, ex An, eletto nel Pdl, militante in Fratelli d’Italia, storico esponente dell’ultradestra napoletana, è stato eletto vice presidente del consiglio comunale di Napoli grazie ai voti della maggioranza che regge il sindaco Luigi de Magistris, dove spiccano come gruppi più consistenti Idv e la Federazione della Sinistra.
Eppure tutti erano a conoscenza di quel problema giudiziario non da poco, che ora è arrivato a sentenza: Nonno è stato condannato in primo grado a 8 anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i fatti della guerriglia di Pianura, la violentissima protesta del gennaio 2008 per impedire la riapertura della discarica di Contrada Pisana degenerata in gravissimi episodi vandalici, come l’incendio dei bus di linea di Napoli.
Il pm Antonello Ardituro lo riteneva il regista degli scontri che misero a ferro e fuoco il quartiere e per lui aveva chiesto una condanna di 13 anni nel corso della requisitoria pronunciata a luglio.
Per questa vicenda Nonno, primo degli eletti alle ultime amministrative del 2011 con 3604 preferenze, ha già  trascorso 13 mesi di custodia cautelare, quasi tutti agli arresti domiciliari.
Per l’esponente politico, che era in aula al momento del verdetto, si potrebbero applicare le norme della legge Severino, che prevedono la sospensione dalla carica di consigliere comunale.
Secondo la ricostruzione della Procura di Napoli, dietro la guerriglia di Pianura ci fu una regia politica — ai vertici Marco Nonno e l’assessore Pd Giorgio Nugnes, morto suicida pochi mesi dopo — che si saldò con gli interessi della camorra e utilizzò come manovalanza le frange estreme e violente del tifo organizzato, tra cui alcuni gruppi della curva A del San Paolo — le Teste Matte e i Niss — di cui molto si è scritto in questi giorni per le vicende di Roma e il ruolo di Gennaro De Tommaso detto ‘Genny ‘a Carogna’, estraneo a questa indagine, che però viene citato in un verbale allegato agli atti, un interrogatorio del pentito Emiliano Zapata Misso.
Ed anche per alcuni ultrà  sono arrivate condanne severissime. Fra loro Dario Di Vicino e Luigi Russo, delle Teste Matte, ai quali il Tribunale di Napoli ha inflitto 12 anni di reclusione ciascuno per devastazione e altri reati.

Mario Portanova
(da “il Fatto Quotidiano“)

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MILANO, NUOVA TANGENTOPOLI SU EXPO: SETTE ARRESTI, SPUNTANO GREGANTI E FRIGERIO, CHIESTO L’ARRESTO DEL SEN. GRILLO DI FORZA ITALIA

Maggio 8th, 2014 Riccardo Fucile

DUECENTO UOMINI DELLA GUARDIA DI FINANZA IMPEGNATI DALL’ALBA NEL BLITZ… CHIESTO L’ARRESTO PER IL SENATORE PDL GRILLO…”CENE DA BERLUSCONI AD ARCORE E CONTATTI CON PREVITI”

E’ scattato alle prime luci della mattina a Milano un blitz che ricorda i temi e i nomi di Tangentopoli.
Sono sette gli ordini di cattura e riguardano anche alcuni appalti dell’Expo che erano stati pilotati da quella che per i pubblici ministeri è un’associazione per delinquere.
Le intercettazioni, che vengono definite «clamorose», arrivano fino alle ultime settimane del 2014: è un alto dirigente dell’Expo, il 48 enne Angelo Paris, il pubblico ufficiale che racconta ai faccendieri come «favorire» nelle gare un loro costruttore di riferimento.
Ma l’aspetto più incredibile, reale e concreto, è che a tessere la tela dei faccendieri sono niente meno che Primo Greganti, un tempo il famoso ‘Compagno G’, che rifiutò ogni collaborazione con i magistrati ai tempi di Mani Pulite, e Gianstefano Frigerio, ex segretario regionale della Democrazia cristiana, finito in carcere, poi fatto eleggere in Forza Italia e cacciato dal parlamento quando le condanne sono passate in giudicato.
Era lui ad avere contatti con Berlusconi, spesso non per telefono, bensì con messaggi scritti e recapitati a mano.
Un ordine di custodia cautelare riguarda anche il senatore pdl Luigi Grillo, già  finito in varie indagini, Sergio Cattozzo, una sorta di longa manus di Frigerio, e il potente costruttore Enrico Maltauro.
E’ Grillo che porta un altro manager (non arrestato) a casa di Cesare Previti.
C’è anche l’avvocato romano, condannato per corruzione dei giudici a favore di Berlusconi, nelle oltre 600 pagine dell’ordinanza di custodia: non risulta indagato e sembra rivestire il ruolo di uno che può «fare nomi» e aiutare per ottenere incarichi pubblici importanti. I magistrati dell’accusa chiedevano molti più arresti di quelli concessi dal gip.
E la Procura di Milano lancia un segnale molto forte: il suo «monitoraggio» degli affari loschi è capillare anche su Expo.
Paris è accusato di associazione per delinquere e turbativa d’asta.
Uno degli appalti pilotati riguarda le case per le delegazioni straniere.   Un altro è il famoso e discusso progetto delle ‘Vie d’acqua’.
Paris, secondo le indagini, era stato sponsorizzato dalla «squadra» dei faccendieri anche presso Silvio Berlusconi, tanto da essere invitato a una cena di lavoro ad Arcore alla presenza dell’ex presidente del consiglio.
E’ sempre lui che, nel febbraio 2014, aveva partecipato ad Arcore a una cena con   Berlusconi. Un altro ordine di custodia è nei confronti di Antonio Rognoni, ex capo di Infrastrutture Lombarde, già  agli arresti domiciliari su richiesta del procuratore Alfredo Robledo.
Ma che cosa facevano insieme l’ex comunista Greganti, ormai settantenne, e l’ex dc 75enne Frigerio?
Di certo trafficavano sul fronte degli appalti e si dividevano una percentuale delle tangenti. Appalti su parecchi ospedali lombardi, da quello di Melegnano al San Carlo di Milano, ma anche in Expo. Le tangenti venivano pagate sottoforma di contratti di consulenza. Tranne che per Frigerio, il quale non vuole lasciare tracce scritte del denaro che prende.
La guardia di finanza è impegnata con 200 uomini nell’inchiesta dei pubblici ministeri del pool antimafia Claudio Gittardi e anticorruzione Antonio D’Alessio, coordinata da Ilda Boccassini e dallo stesso procuratore capo Edmondo Bruti Liberati.
A dar vita al blitz sono stati i rapporti occulti tra uomini della ‘ndrangheta e la sanità  lombarda. Un troncone d’indagine aveva portato all’arresto di Massimo Guarischi, molto vicino all’ex governatore lombardo Roberto Formigoni.

(da “La Repubblica”)

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