Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
NON SAPENDO COME USCIRNE, IL PREMIER TORNA ALLA PRIORITA’ DELLA LEGGE ELETTORALE
A sera, dopo aver presieduto una agitatissima riunione della conferenza Stato-Regioni a Roma, Sergio
Chiamparino se ne torna a Torino a mani vuote.
Nessuna rassicurazione da Palazzo Chigi, nessun chiarimento con Matteo Renzi.
L’allarme lanciato sul rischio di un taglio drastico ai fondi delle Regioni per la sanità resta lì, in attesa della mail con le proposte di risparmio che il ministro Beatrice Lorenzin invierà al premier, in attesa di capirne di più insomma.
“Con il Governo abbiamo siglato in agosto un patto d’onore sulla sanità : se si rompe viene meno il rapporto di fiducia e collaborazione”, ha detto Chiamparino.
Sono parole che bruciano. Perchè è la prima volta che Renzi tocca con mano i possibili effetti negativi della spending review.
Ma soprattutto perchè il grido di allarme arriva da uno dei suoi fedelissimi: Sergio Chiamparino, uno dei ‘vecchi’ del Pd che lo ha sostenuto fin dall’inizio.
Così ‘chiamparinamente’ renziano che a un certo punto l’anno scorso, l’allora sindaco di Firenze lo indicò addirittura come candidato per il Quirinale.
Tanto in sintonia con il premier-segretario da ritrovarsi candidato alle regionali dello scorso giugno in Piemonte in un ‘nanosecondo’, senza discussioni o ripensamenti, in automatico: ricordi di fronte ai quali il caos sulle regionali in Emilia Romagna si ingigantisce ancor di più.
E’ da quest’uomo che Renzi prende schiaffi (metaforici) ora che la spending review sta per entrare nel vivo.
“Nessuno nel governo vuole tagliare la sanità , ma allo stesso tempo nessuno vuole gli sprechi”, si preoccupano di precisare da Palazzo Chigi a conferenza Stato-Regioni in corso.
“Ne prendo atto con soddisfazione, anche se siamo ancora di fronte a notizie di stampa”, risponde Chiamparino.
Non è rottura, ma la tensione è alta.
Il premier lo aveva messo nel conto, in un certo senso, e ora cerca il colpo d’ala per uscire dalle secche delle ristrettezze economiche, il vero assillo del governo in vista della presentazione di una legge di stabilità che necessita di 20 miliardi di euro: tutti da trovare.
Domani il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan andrà alla riunione dell’Ecofin a Milano. Dovrà rispondere con proposte concrete per accreditare l’idea che l’Italia ridurrà il suo debito pubblico, a maggior ragione dopo l’ultimo bollettino della Bce, secondo cui il nostro paese rischia di non raggiungere l’obiettivo del deficit al 2,6 per cento del Pil nel 2014.
Già oggi intervenendo all’Eurofi, il ministro ha sottolineato l’urgenza di coordinare le politiche nazionali ed europee per la crescita.
“Manca uno sforzo per la crescita ed il lavoro”, è il suo ragionamento. Alla Bce non replica il premier Renzi, ma il governatore di Bankitalia Vincenzo Visco: “Bisogna crescere di più. La componente di attenzione alla solidità di bilancio è importante, bisogna garantirla, ma ovviamente con tutta la capacità di capire che cosa si finanzia, cioè finanziare gli investimenti e ridurre le spese correnti”.
Di fatto, è questo il durissimo lavoro in corso nei ministeri e a Palazzo Chigi, che — per annuncio del premier — si arrogherà il diritto di tagliare se i singoli ministri non lo faranno.
Ma è qui che sta la difficoltà maggiore per il governo, a maggior ragione se sarà il presidente del Consiglio a dover operare i tagli e ad assumersene quindi la responsabilità , con tutti i rischi che seguono in termini di popolarità .
Renzi resta convinto che si possa risparmiare senza tagli lineari ma agendo solo sugli sprechi. Cosa assolutamente non facile.
Ed è questa lotta contro gli sperperi del sistema, la battaglia per evitare tagli lineari e allo stesso tempo trovare risorse, che induce alcuni parlamentari vicini al premier a pronunciare la parola: “Assedio”. E, quando c’è l’assedio, Renzi fa fatica a mettere in pratica il suo stile, che per dna è di attacco.
Sarà per questo che, mentre studia su tagli, riduzione del debito e crescita, rilancia sulle riforme istituzionali.
Dopo un incontro con la presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Anna Finocchiaro, i suoi da Palazzo Chigi ribadiscono che a Palazzo Madama si darà priorità alla legge elettorale.
Da approvarsi “prima di Natale”, rincara il ministro Maria Elena Boschi.
Priorità all’Italicum anche a scapito della riforma della Pubblica Amministrazione, anch’essa ferma in prima commissione.
Eppure, prima dell’estate, l’ufficio di presidenza della Commissione Affari Costituzionali del Senato aveva deciso di concentrarsi sulla Pubblica Amministrazione e non sulla legge elettorale. Un ordine di priorità che però non convince Renzi.
Quindi, Italicum al più presto. Materia di cui il premier potrebbe discutere con Silvio Berlusconi in un nuovo incontro martedì prossimo (stando ai rumors di palazzo).
Anche perchè, almeno sul sistema di voto, il clima sembrerebbe favorevole, dicono i renziani, segnalando che proprio ieri la Regione Toscana ha approvato la nuova legge elettorale: quel ‘Toscanellum’ che prevede preferenze oppure liste bloccate a seconda delle scelte dei partiti, ricetta che potrebbe convincere l’ex Cavaliere.
Ma dire ‘Italicum subito’ non è sinonimo di ritorno al voto in primavera: gli stretti collaboratori del premier smentiscono categoricamente.
Evidentemente e semplicemente, completare l’iter delle riforme costituzionali, a costo zero, può dare una carica al governo, decisamente in affanno quando si tratta di far quadrare i conti.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
RINVIO PER LA CONSULTA, SE VIOLANTE NON PASSA RENZI INDICHERA’ IL FEDELE BARBERA, FORZA ITALIA VIRA SU BRUNO
Alla fine un candidato, Antonio Catricalà , il “gran commis” del potere di Gianni Letta, è bruciato nell’ennesima fumata nera sulla Corte costituzionale.
Mentre è bruciato solo in parte Luciano Violante, uomo delle istituzioni per Giorgio Napolitano, parente stretto del Diavolo giudiziario, sia pur recentemente convertitosi sulla via del garantismo, per Berlusconi, scelta tiepida per Renzi.
Se regge alla prova del voto di lunedì — quando riprenderanno le votazioni – bene, altrimenti con grande nonchalance il premier indicherà Augusto Barbera che è sempre stata la sua prima scelta. Così ha confidato a più di un fedelissimo.
Ad Arcore invece già si ragiona sull’indicazione di Donato Bruno lunedì prossimo, l’annuncio avverrà nel corso di una riunione congiunta dei gruppi parlamentari di Camera e Senato a cui però non parteciperà Silvio Berlusconi che il lunedì è costretto ad andare a Cesano Boscone.
In accoppiata con Violante. Perchè l’ex presidente della Camera ha comunque raggiunto un risultato che lo tiene ancora in campo.
O meglio, quantomeno un altro giro.
Il “patto del Nazareno” è un falò, che brucia candidati, fumata nera dopo fumata nera. Incontro dopo incontro. Perchè non è affatto escluso, anzi l’ipotesi è concreta, che Berlusconi e Renzi si possano vedere martedì prossimo. Fonti di livello prevedono che sarà proprio l’incontro a sbloccare l’impasse. Chissà .
Prima i fatti: l’ultima votazione sulla Corte costituzionale dice che i due candidati portati da Pd e Forza Italia sono stati “bocciati” dal Parlamento.
È la grande rivolta azzurra contro Gianni Letta a inchiodare Catricalà a quota 368. Viene cioè vissuto come un corpo estraneo l’ex garante alla concorrenza prima e viceministro del governo Letta poi, molto apprezzato da Mediaset.
I gruppi sono insofferenti, senza regia politica. Basta avvicinare un “peone” qualunque per ricevere uno sfogo: “Non siamo neanche stati convocati per un incontro. La volta scorsa Gasparri e Cicchitto fecero delle riunioni sui nomi, stavolta ci è stato dato un foglio”.
Stavolta la frattura è stata anche verticale, con Niccolò Ghedini apertamente contrario all’uomo di Gianni Letta e favorevole alla candidatura di Donato Bruno.
E Denis Verdini che si aggirava in Transatlantico con aria nient’affatto addolorata. Anzi, più di un azzurro di rango racconta che è sua la trama che porta al complottone sul candidato di Letta: “I due candidati indicati, Violante e Catricalà , – dice a microfoni spenti — non piacciono fino in fondo a Verdini e Renzi. Ma uno non vuole apparire come il killer del candidato di Letta, l’altro della vecchia guardia. E allora assecondano il caos per bruciare i candidati bocciatura dopo bocciatura”.
Già , perchè è evidente che i gruppi azzurri non votano Catricalà , ma non votano neanche Violante.
Anzi, il risultato è che votano Donato Bruno, anche se non indicato, che raccoglie ben 120 voti. Un segnale politico enorme, visto che su Bruno converge anche la Lega.
Ed è evidente che pure su Violante ci sono un centinaio di franchi tiratori, al netto di Forza Italia.
Un centinaio, dentro la maggioranza di governo.
L’ex presidente della Camera raggiunge quota 468, cento voti in meno rispetto ai 570 necessari per passare.
Numeri che rendono problematica, secondo parecchi parlamentari, la riproposizione della sua candidatura. E che alimentano i sospetti di una manovra renziana tesa a sacrificare sull’asse del Nazareno un candidato che non gli è mai piaciuto fino in fondo (così come non è mai piaciuto a Berlusconi).
Per ora il diretto interessato (Violante) ha fatto sapere che è ancora in campo. E Renzi ha fatto sapere che fino a lunedì è il candidato del Pd: “Il problema è Forza Italia. Se vota compatta lui e Bruno — dice più di un renziano — ce la dovrebbe fare”.
Sennò martedì ci sarà il nuovo nome. Già , martedì, giorno in cui potrebbe esserci l’incontro con Berlusconi.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
ESPERTI RIVELANO AL NEW YORK TIMES CHE CI SONO GOVERNI TRA I FINANZIATORI
Sono ammirati nel resto del mondo, i think tank americani, questi pensatoi dove lavorano i migliori esperti su
ogni materia: geopolitica, strategia, economia, ambiente, tecnologia.
Sono talmente venerati, che il resto del mondo se li sta comprando. Letteralmente.
Lo rivela un’inchiesta- shock del New York Times.
I grandi centri di ricerca sugli affari internazionali, dalla Brookings Institution di Washington all’Atlantic Council, ricevono generosi finanziamenti da governi esteri.
E non sono regali disinteressati. Alcuni esperti hanno vuotato il sacco, rivelando di essere stati pesantemente influenzati dalle pressioni delle potenze straniere.
Ce n’è per tutti, alleati e rivali economici, potenze amiche o rivali, piccole e grandi: dalla Norvegia al Giappone, dagli Emirati Arabi Uniti al Qatar, da Pechino a Berlino.
Tutti sembrano aver capito questo piccolo sporco segreto della politica americana.
Se vuoi influenzare le strategie del Dipartimento di Stato, puoi farlo alla luce del sole affidando la difesa dei tuoi interessi ad una società di lobbying.
Ma il metodo occulto e indiretto è ben più efficace.
Proprio perchè l’Amministrazione Usa fa ampio ricorso alle analisi dei think tank, perchè non “comprarsi” quelle?
Il ministro, il sottosegretario, la commissione parlamentare che riceve un ampio e documentato studio di politica estera non ne sospetta il “mandante”, a differenza di quel che accade se riceve un lobbista.
La rivelazione del New York Times è grave, secondo diversi esperti legali questi comportamenti possono violare le leggi federali
Se un membro del Congresso si informa su un dossier di politica estera usando un rapporto della Brookings Institution, spiega sul New York Times l’ex ricercatore Saleem Ali, «dovrebbero sapere che ricevono un punto di vista parziale, e invece non ne sono consapevoli». Lui sa di cosa parla.
Al momento di essere assunto alla Brookings come Visiting Fellow, gli fu detto chiaro e tondo che le sue ricerche non dovevano contenere critiche al governo del Qatar, generoso finanziatore di quel think tank.
Il Qatar ha donato alla Brookings 14,8 milioni di dollari per pagare ricerche sui «rapporti tra gli Stati Uniti e il mondo islamico».
La scoperta è particolarmente imbarazzante perchè coincide con altre rivelazioni: il Qatar ha finanziato anche l’esercito jihadista dello Stato Islamico che partendo dalla Siria e dall’Iraq punta a creare un Grande Califfato.
Il Center for Strategic and International Studies, diretto da John Hamre, ha una lista di 13 governi stranieri tra i suoi finanziatori. Un elenco che va dalla Germania alla Cina.
Interpellato dal New York Times , Hamre non ha voluto divulgare gli accordi che regolano questi rapporti di finanziamento, ma ha smentito che si possa equiparare ad un’attività di lobbismo. «Io non vado – ha dichiarato Hamre – da un membro del governo Usa a dirgli che vorrei parlargli del Marocco o degli Emirati o del Giappone».
Il problema sta proprio qui: l’agenda d’interessi degli stranieri non viene dichiarata, quindi l’Amministrazione e il Congresso di Washington non sanno “filtrare” certi studi dei think tank depurandoli dell’influenza dei finanziatori esteri.
E’ per evitare queste influenze occulte dall’estero, che nel 1938 venne varato il Foreign Agent Registration Act: a quel tempo l’obiettivo primario della legge federale fu d’impedire una propaganda occulta al servizio degli interessi nazisti.
Quella legge impone a qualsiasi gruppo che riceva fondi da governi esteri con l’intenzione d’influenzare le politiche governative, il dovere di registrarsi come “agente straniero” presso il Dipartimento di Giustizia.
Questo non ha impedito che i fondi esteri affluissero in America in quantità crescente per finanziare la ricerca.
A volte si tratta di donazioni davvero disinteressate.
E’ di ieri la notizia di un lascito-record all’università di Harvard, 350 milioni di dollari (la maggiore donazione ricevuta da un singolo nella storia di questa università ), ad opera di un magnate di Hong Kong deceduto, T.H. Chan.
La totalità dei fondi va alla ricerca medica e non ci sono agende “politiche” dietro.
Quando invece la New York University ha raggiunto un accordo con il governo cinese per l’apertura di un campus nella Repubblica Popolare, il prezzo da pagare si è visto: la stessa Nyu ha manovrato per allontanare un noto dissidente cinese che aveva accolto con una borsa di studio.
Anche nei think tank l’influenza può essere indiretta.
Nel caso della Norvegia, i suoi finanziamenti hanno promosso ricerche che spingono gli Usa ad azioni sul cambiamento climatico su vari fronti… ma non contro gli interessi dell’industria petrolifera, il maggiore business di Oslo.
Federico Rampini
(da “La Repubblica”)
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
INDAGATI CLAUDIO DE SCALZI, PAOLO SCARONI E LUIGI BISIGNANI
Corruzione internazionale per centinaia di milioni di dollari in Nigeria.
Questa l’ipotesi di reato su cui indaga la Procura di Milano che colpisce il vertice di Eni, quello attuale e quello passato.
Sotto la lente dei magistrati, scrive il Corriere della Sera, finisce il nuovo amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, che risulta indagato dalla Procura lombarda per corruzione internazionale di politici e burocrati in Nigeria, al pari del capo della divisione esplorazioni del gruppo petrolifero, Roberto Casula.
Vi finisce anche l’ex numero uno Paolo Scaroni e l’uomo ovunque della finanza italiana Luigi Bisignani.
Ruota tutta attorno al pagamento di un miliardo e 92 milioni di dollari effettuato da eni nel 2011 per ottenere la concessione Opl-245 il nuovo filone di inchiesta sulla presunta corruzione internazionale del cane a sei zampe in Nigeria.
Su questo versamento sono in corso tutta una serie di accertamenti da parte dei pm milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, che hanno iscritto nel registro degli indagati, tra gli altri, l’amministratore delegato del colosso energetico, Claudio Descalzi, e l’ex numero uno Paolo Scaroni.
L’operazione risale al 2011 e presenta diverse punti poco chiari.
Ad aprile Eni versa al governo nigeriano 1 miliardo e 92 milioni di dollari come somma per l’acquisto della concessione Opl-245, che gli avrebbe permesso di condurre tutta una serie di esplorazioni al largo delle coste nigeriane.
Dopodichè l’intero importo viene girato alla Malubu, società fino a quel momento titolare della stessa concessione Opl-245 riconducibile all’ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete.
Ed è questo uno punti che suscita i maggiori interrogativi negli inquirenti milanesi
Una delle ipotesi al vaglio, ancora tutta da verificare, è che l’intera somma sia una maxi tangente. Fatto sta che una volta conclusa l’operazione spunta un altro personaggio nigeriano molto in vista: il suo nome è Emeka Obi e si presenta davanti a un tribunale di Londra denunciando l’ex ministro Etete per non avergli pagato il compenso dovuto per la sua opera di mediatore tra Eni e governo nigeriano.
Il colpo di scena arriva nel 2013 quando l’autorità giudiziaria britannica gli da ragione e obbliga l’ex ministro nigeriano a versargli 110 milioni di dollari.
Più o meno il 10% del valore del valore della concessione (pari, è bene ricordarlo a 1 miliardo e 92 milioni di dollari) nonchè l’esatto ammontare della cifra sequestrata dall’autorità svizzera alla Malabu nel luglio scorso su richiesta dei magistrati milanesi.
Sequestro a cui si aggiunge quello di 83 milioni (sempre a carico della Malabu) chiesto e ottenuto dai pm De Pasquale e Spadaro alla Southwarkn Crown Court di Londra.
Dal canto suo, Eni respinge ogni accusa. In una nota, il gruppo di San Donato Milanese “sottolinea di aver stipulato gli accordi per l’acquisizione del blocco unicamente con il governo nigeriano e la società Shell. L’intero pagamento per il rilascio a Eni e Shell della relativa licenza – precisa la società – è stato eseguito unicamente al governo nigeriano”.
Opposto il parere degli inquirenti milanesi, convinti che la concessione in Nigeria sia stata ottenuta da Eni per effetto della corruzione di pubblici ufficiali nigeriani attraverso l’intermediazione di diversi personaggi.
Non solo Obi, ma anche il russo Ednan Agaev e due intermediari italiani: Gianluca Di Nardo e Luigi Bisignani, già coinvolto in diversi casi giudiziari.
Nel registro degli indagati aperto dalla procura di milano compare anche il nome di Roberto Casula, manager a capo della divisione esplorazione del gruppo del cane a sei zampe.
Al pari di Descalzi e Scaroni, anche per lui l’accusa è di corruzione internazionale.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
ACCUSE AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI TRENTO: “HA COLPEVOLMENTE CESTINATO TUTTI GLI ESPOSTI CHE AVREBBERO IMPEDITO L’UCCISIONE DI DANIZA”…. “LE INDAGINI SIANO AFFIDATE NON A COLLUSI, MA AL CORPO FORESTALE DELLO STATO” …”ORA I PICCOLI RISCHIANO LA VITA”
In seguito alla barbara uccisione dell’Orsa Daniza, la LAV denuncia per violazione dell’articolo 544 bis del
Codice Penale – reato di animalicidio che prevede fino a 2 anni di reclusione — il Presidente della Provincia di Trento Rossi, il Vice Presidente Olivi, l’Assessore-veterinario alla caccia Dalla Piccola e ogni altro responsabile di questa vera e propria esecuzione.
Solo tre giorni fa Claudio Groff (resp. “Grandi carnivori” del servizio Fauna e Foreste della Provincia di Trento), dichiarava alla stampa nazionale che i “proiettili narcotizzanti, possono essere pericolosi (…) mentre la trappola tubo è senza dubbio lo strumento più difficile e lento”.
Chi dunque ha ordinato l’esecuzione a colpi di proiettili narcotizzanti??, domanda la LAV.
La LAV ha quindi chiesto al Procuratore Capo della Repubblica Amato – che ha colpevolmente cestinato tutti gli esposti a tutela degli orsi presentati nelle ultime settimane — l’immediato sequestro probatorio del cadavere di Daniza, e il sequestro preventivo dei suoi cuccioli — troppo piccoli per sopravvivere senza la mamma — nonchè di tutti gli orsi del Trentino, per la loro messa in sicurezza evitando così nuove esecuzioni.
Le indagini vanno affidate al Nucleo specializzato Nirda del Corpo Forestale dello Stato, dal momento che la guardia forestale coinvolta in questa caccia all’orso – specie protetta e patrimonio indisponibile dello Stato, per legge! — dipende proprio dalla Provincia di Trento.
Inoltre, la LAV chiede che l’autopsia sul cadavere di Daniza sia immediatamente affidata all’Istituto Forense di Medicina Veterinaria del Ministero della Salute, dal momento che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, per accertare ogni responsabilità di questa uccisione per “telenarcosi”.
“Non si tratta di un errore, ma di una esecuzione avallata proprio dalle Istituzioni che dovrebbero tutelare la Fauna selvatica, in primis il pilatesco Ministro dell’Ambiente Galletti che se n’è lavato le mani — afferma la LAV — le stesse che prima hanno voluto e avallato i progetti di reintroduzione degli Orsi, con tanto di operazioni di marketing turistico e beneficiando di 12 milioni di fondi UE, per poi organizzare una scandalosa caccia all’orso al primo presunto “fastidio”, autodistruggendo il proprio progetto ambientale e senza alcuna considerazione per l’opinione pubblica, anche trentina, dalla parte di Daniza, degli animali, della civiltà ”.
“I cuccioli orfani di Daniza rischiano di morire di fame e di freddo (tanto più con l’inverno alle porte, i piccoli non sono abbastanza forti per procacciarsi il cibo nè per scavarsi una tana), di rimanere vittime di altri predatori, inclusi gli altri orsi, perchè ancora non in grado di difendersi”: lo conferma Max A. E. Rossberg, Vice Presidente della Società Europea Wilderness, esperto in Ecoturismo e Strategie di gestione, presente oggi e domani con la LAV a Trento proprio per difendere gli orsi, insieme a Gudrun Pflà¼ger, esperta di Fauna selvatica della SEW
“Nessuno sa quante siano le chance di sopravvivenza degli orsi orfani nè se resteranno insieme, ciò che è certo — prosegue Max A. E. Rossberg — li aspettano tremende difficoltà . Se la natura non li aveva ancora separati dalla madre, vuol dire che non sono pronti ad affrontare le sfide della sopravvivenza in ambiente non protetto. La morale è che rimuovendo brutalmente un presunto orso problematico, si creano le premesse per problemi di convivenza e di sopravvivenza, questi sì reali.”
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
BUFERA SUI KILLER ROSSI E DALLAPICCOLA: IN POCHE ORE MIGLIAIA DI ITALIANI FIRMANO LA PETIZIONE PER LA DESTITUZIONE DEI BOIA DI DANIZA… E’ RIVOLTA SUL WEB
La morte dell’orsa Daniza che non sarebbe sopravvissuta alla dose di anestetico somministratale da una misteriosa squadra della provincia di Trento, ha scatenato le polemiche sulla gestione dell’operazione di cattura da parte della Provincia di Trento e in particolare sull’assessore all’ambiente Dallapiccol e sul governatore Ugo Rossi
I Verdi parlano di vero e proprio assassinio e non nascondono i loro dubbi sulla casualità della vicenda.
Per questo chiedono che venga aperta un’indagine per verificare le responsabilità politiche e tecniche
Il M5S con il consigliere provinciale Filippo Degasperi chiede le dimissioni del Presidente della Provincia, Ugo Rossi. I pentastellati auspicano un passo indietro anche da parte dell’assessore Michele Dallapiccola e del dirigente generale Romano Masè.
Intanto, sui social, da destra a sinistra si è scatenato l’inferno: moltissime le reazioni da parte della politica e delle associazioni ambientaliste
Laura Puppato, senatrice Pd e componente della commissione Ambiente: “Un’orsa, colpevole solo di comportarsi secondo natura, difendendo i propri cuccioli e procacciando cibo per sè e per la sua prole, è stata uccisa in modo barbaro e senza una reale motivazione, dopo essere stata braccata per un mese intero. Non poteva semplicemente essere lasciata in pace?”.
Riccardo Fraccaro, portavoce M5s alla Camera, sul blog di Grillo: “Daniza era uno splendido esemplare di orsa che viveva nel Parco dell’Adamello in Trentino, dove era stata introdotta nell’ambito del progetto di ripopolamento dal paradossale nome Life Ursus. Era una mamma che voleva prendersi cura dei suoi cuccioli ed è morta nel brutale tentativo di cattura. Le hanno sparato una di narcotico che l’ha uccisa, un’esecuzione in piena regola. Daniza è vittima della totale incapacità dell’amministrazione locale, che ha portato avanti una caccia selvaggia, immotivata e disumana. Il Presidente della Provincia di Trento, Ugo Rossi, deve rispondere di questo blitz criminale: si dimetta immediatamente. Il M5S aveva chiesto da tempo di ritirare l’ordinanza di cattura, proprio per evitare questo tragico epilogo, ma non è stato ascoltato. L’amministrazione trentina di centrosinistra si è dimostrata ancora una volta del tutto inadeguata a salvaguardare il nostro patrimonio naturale. Ora, anche per tutelare i due cuccioli sopravvissuti al barbaro tentativo di cattura, chi ha causato questa tragedia deve farsi da parte. Daniza è morta a causa una politica scellerata. Presenterò subito un’interrogazione parlamentare al cosiddetto ministro dell’Ambiente per conoscere la reale dinamica dell’accaduto e chiedere che i responsabili paghino per il loro delitto. Vogliamo giustizia per Daniza!”.
Franco Frattini, ex ministro degli Esteri del governo Berlusconi, su Twitter: “Irresponsabili e del tutto incompetenti coloro che hanno sparato all’orsa Daniza una dose mortale di anestetico. O era voluto?”. “L’avevo detto… tra i due la bestia è l’uomo”.
Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle: “#GiustiziaPerDaniza!… Chi è la bestia? Vogliamo giustizia!”.
Oscar Giannino, giornalista e fondatore di “Fare per fermare il declino”, su Twitter:
“Lo Stato ha avuto la sua efferata vendetta su #Daniza, rea aver difeso i suoi cuccioli. Tutta la barbarie pubblica in questa esecuzione”.
Michela Vittoria Brambilla, a nome della Federazione Italiana Associazioni Diritti animali e ambiente:
“Ancora una volta, un animale innocente ha perduto la vita per l’arroganza e l’incapacità dell’uomo. Sull’ultimo atto della persecuzione contro l’orsa Daniza e i suoi cuccioli farà chiarezza la magistratura, ma fin d’ora è evidente quale giudizio politico meritino l’incompetenza, la rozzezza, la prepotenza e la crudeltà dell’amministrazione provinciale di Trento: le dimissioni del presidente Ugo Rossi sono il minimo sindacale in un caso come questo”.
Barbara Saltamartini, onorevole e portavoce nazionale Ncd: “Alla fine rea di aver difeso i suoi cuccioli, Daniza l’hanno uccisa. Una barbarie. Si faccia chiarezza sulle modalità di cattura disposte piuttosto che sollevare becere strumentalizzazioni”.
Giorgio Meluzzi, psichiatra, su Twitter: In tutte le culture tradizionali l’#orsamadre è un archetipo molto potente della Vita. La sua uccisione è un pessimo segnale per noi?”. “La barbarica uccisione di mamma #orsa #Daniza si unisce alle tante vergogne di questo nostro povero paese”.
Carla Rocchi, presidente dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa): Insieme alle centinaia di migliaia di cittadini che si sono schierati con noi a difesa di Daniza, consideriamo responsabili di questa morte tutte le autorità che hanno fatto del terrorismo psicologico contro l’orso: in primis la Provincia di Trento e gli amministratori locali ed i politici locali che hanno scatenato questa guerra di religione. Ma anche coloro i quali hanno materialmente eseguito l’intervento di telenarcosi”. L’Enpa vuole inoltre le dimissioni del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: “Chi a vario titolo è coinvolto nell’animalicidio di Daniza stia sicuro di non dormire sonni tranquilli”.
Roberta Bruzzone, nota criminologa, su Twitter: L’hanno ammazzata!!!!!!!!”.
Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, su Twitter: Su Daniza leggete la VII ottava del canto XIX dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Se pigri, comprate il Foglio domani. C’è tutto”.
Angelo Bonelli, leader dei Verdi: “Con la morte dell’orsa Daniza lo schifo e la vergogna sono stati raggiunti. Contro la mamma orsa si è costruito un accanimento da parte delle istituzioni che hanno portato alla sua morte e per questi motivi ritengo che la procura, sulla base del nostro esposto già presentato, debba aprire immediatamente un’inchiesta penale”.
Manuela Repetti, senatrice di Forza Italia e moglie di Sandro Bondi: “Oltre al dolore per la morte dell’orsa Daniza e la forte preoccupazione per i suoi cuccioli, provo sdegno per la decisione a favore della sua cattura e per chi ha sostenuto tale decisione. Una follia da paese incivile che mi fa vergognare di vivere in un paese di scarsa sensibilità e rispetto per la natura e l’ambiente. Si è trattato di una vera e propria caccia alle streghe nel XX secolo aggravata dalla strumentalizzazione politica di cui si conosceva fin dall’inizio il tragico epilogo. Ora si proceda ad un’inchiesta”.
Lia Celi, scrittrice, autrice e presentatrice televisiva, su Twitter: Trentina, ricercata e uccisa durante un tentativo di cattura. #Daniza è la versione plantigrada di Mara Cagol”.
Gianluca Felicetti, presidente della Lega Anti Vivisezione:.”Ministro Giustizia @AndreaOrlandosp apra inchiesta per uccisione orsa Daniza 544 bis cp, sequestro cadavere analisi a Ist. Medic. Forense Vet”. “Vigliacca difesa Presidente @UgoGma Provincia “attuati protocolli giuridici e medici”. “Ora i cuccioli faranno la stessa fine”.
I deputati Pd Oliverio e Anzaldi: “Chiederemo al presidente della commissione Agricoltura, Luca Sani, di valutare la convocazione in commissione del presidente della Provincia autonoma di Trento e del Comandante del Corpo Forestale di Trento per capire come possa essere accaduto un incidente simile che danneggia la immagine del nostro Paese, da sempre sensibile alle tematiche ambientali”.
Giacomo Bezzi, deputato di Forza Italia: Comportamenti dilettantistici della Giunta provinciale dimostrano arroganza anzichè capacità di ascolto e di confronto con le forze positive del Trentino”.
Loredana De Petris, senatrice Sel: Sdegno è l’unico sentimento che provo in questo momento per il tragico epilogo della vicenda dell’orsa Daniza, il cui unico torto è stato quello di proteggere i propri piccoli”.
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
ORGOGLIOSI DI ESSERE STATI DALLA PARTE GIUSTA, QUELLA DI UNA MADRE COSTRETTA A SCAPPARE PER LA LIBERTA’ DI FRONTE ALL’ARROGANZA DI OMUNCOLI INFAMI
Addio, Daniza. 
Per quasi un mese sei stata il simbolo di quella libertà agli animali negata. Sei fuggita in quei boschi che, per 14 anni sono stati il tuo habitat, il tuo nido, il tuo rifugio, condannata a morte da una giuria di omuncoli gretti e infami.
Sei fuggita via per aver difeso i tuoi bambini ed ora penso a loro; che fine faranno? Fino a ieri sera erano con la loro mamma, ora sono orfani.
Possiamo concepire qualcosa di più profondamente ingiusto del rendere orfani dei cuccioli ( umani e non )?
Con la tua morte, Daniza, abbiamo tutti noi perso l’ennesima occasione di evolverci, di acquisire consapevolezza sul nostro ruolo di animali che convivono con altri animali”.
Ti volevano rinchiudere in un recinto elettrificato, punirti per un gesto che tutti noi avremmo compiuto, la difesa dei nostri cari.
Ergiamo barriere, costruiamo muri, compriamo anti-furti, terrorizzati dal pensiero che qualcuno possa violare la nostra intimità , eppure, non abbiamo avuto nessun problema o rimorso a condannarti prima a morte e successivamente all’ergastolo.
Quante madri umane possono reggere il paragone con te, Daniza?
Hai difeso i tuoi piccoli, fuggendo con loro fino all’ultimo
Davanti alla tua morte l’umano ne esce sconfitto.
Ed io, così come tutti coloro che si sono battuti per la tua libertà , sono orgoglioso di essere stato dalla parte giusta, dall’unica parte che si potesse scegliere, quella di una madre in fuga con i propri bambini, costretta a scappare per la libertà .
Arrivederci, Daniza, in qualche posto migliore dove non ci saranno recinti o catene e dove tu sarai libera.
LIBERA veramente.
Ti abbiamo amata in tantissimi e la tua morte non sarà dimenticata.
Alessandro
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Settembre 11th, 2014 Riccardo Fucile
ORSA DANIZA NARCOTIZZATA E UCCISA IN UN MISTERIOSO BLITZ … IL CORPO FORESTALE DELLO STATO APRE UN’INCHIESTA PER UCCISIONE SENZA MOTIVO DELL’ORSA… INDIGNAZIONE NEL MONDO: TRENTINO FECCIA D’EUROPA
Hanno ucciso Daniza. L’orsa non sarebbe sopravvissuta alla narcosi che è stata effettuata nella notte per catturarla, secondo quanto comunica la Provincia di Trento. Stiamo parlando del plantigrado che, a Ferragosto, aveva difeso i propri cuccioli al cospetto di un cercatore di funghi nei boschi del Trentino.
La Forestale non crede alla versione ufficiale e ha avviato un’inchiesta, ipotizzando il reato di uccisione senza motivo reale dell’animale
Le informazioni sulle operazioni di cattura dell’orso sono state fornite dalla Provincia di Trento in una nota, in cui viene spiegato: “In ottemperanza all’ordinanza che prevedeva la cattura dell’orsa Daniza, dopo quasi un mese di monitoraggio intensivo, la scorsa notte si sono create le condizioni per intervenire, in sicurezza, con la telenarcosi. L’intervento della squadra di cattura – prosegue la Provincia – ha consentito di addormentare l’orsa, che tuttavia non è sopravvissuta”.
Da chi fosse composta la squadra di cattura, che competenza avesse visto che non avrebbe saputo neanche dosare l’anestesia, non è dato sapere.
La Provincia conclude spiegando che dell’episodio sono stati informati il ministero dell’Ambiente, l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e l’autorità giudiziaria. Per Daniza l’autopsia è prevista già in giornata.
Il Corpo forestale dello Stato, intanto, di iniziativa ha aperto un’indagine dopo la morte dell’orsa, ipotizzando i reati di maltrattamento di animali e uccisione senza motivo reale dell’animale.
A quanto si apprende, nell’agosto scorso, il CfS aveva inviato una lettera al ministero dell’Ambiente e al presidente della Provincia di Trento esprimendo perplessità sull’iniziativa della Provincia di catturare e isolare in cattività in una struttura solo l’orsa, peraltro senza i propri cuccioli. In giornata, Daniza verrà sottoposta all’autopsia per chiarire meglio la situazione.
Il futuro dei cuccioli
In questo momento la priorità assoluta deve essere quella di provvedere adeguatamente alla tutela dei cuccioli di Daniza, i quali, senza le cure di mamma-orsa, sono in grave pericolo di vita.
Lo sottolinea l’Enpa. “Abbiamo appreso da un comunicato della Provincia di Trento che uno dei piccoli di Daniza è stato catturato e poi rilasciato dopo l’applicazione del marchio auricolare – dichiara l’associazione animalista -. Duole constatare come al peggio non vi sia mai fine: la Provincia di Trento, corresponsabile per la morte di Daniza, ha messo evidentemente in pericolo anche la sopravvivenza dei suoi cuccioli, abbandonandoli al loro destino e violando in tal modo i più basilari principi etici ed etologici”.
Per questo, la Protezione animali chiede ai ministeri competenti (Ambiente, Salute e Politiche Agricole), alla Provincia di Trento ed alle autorità competenti di porre in essere gli interventi necessari a garantire la sopravvivenza dei piccoli.
L’Enpa ritiene i vertici di tali autorità responsabili per l’incolumità e la sopravvivenza di queste creature a cui è stato comunque negato il diritto alla cura e alla tutela naturale della madre.
I veterinari: “Anestesia troppo rischiosa”
La povera Daniza è deceduta dopo essere stata anestetizzata, una procedura che “è sempre rischiosa negli animali selvatici, per due ragioni: lo stress che può provocare e l’assenza di controlli preventivi che avvengono invece quando una persona, o anche un cane o un gatto domestico si sottopongono a un intervento che richiede la sedazione”.
Lo spiega Marco Melosi, presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi).
“I veterinari lo sanno bene – prosegue l’esperto – Questo tipo di anestesie sono sempre rischiose perchè l’animale subisce uno stress importante, anche per lo ‘sparo’ dell’anestetico che è necessario effettuare per raggiungerlo (telenarcosi) e le complicanze che l’anestesia può comportare quando non è possibile eseguire test prima di agire: l’orsa potrebbe aver avuto un problema cardiaco o metabolico sottostante che era impossibile rilevare senza analisi accurate pre-anestesia.
La dose di farmaco che si utilizza per addormentare gli animali selvatici è comunque standard e dipende dal peso del soggetto”.
La Protezione animali: “Si dimetta Galletti”
L’Enpa, ancora, definisce la morte del plantigrado un “animalicidio” e chiede le dimissioni del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. “Ciò che è accaduto all’orsa Daniza non è un incidente nè un fatto casuale: è un animalicidio in pieno regola. Nei giorni e nelle settimane passata avevamo più volte chiesto di lasciare in pace l’animale, arrivando a diffidare le autorità locali: questo è il risultato della caccia alle streghe, del clima di terrore scatenato contro il povero plantigrado”, dice in una nota la presidente nazionale dell’Enpa Carla Rocchi, che preannuncia una vera e propria mobilitazione legale da parte dell’associazione. “Insieme alle centinaia di migliaia di cittadini che si sono schierati con noi a difesa di Daniza – prosegue Rocchi – consideriamo responsabili di questa morte tutte le autorità che hanno fatto del terrorismo psicologico contro l’orso”
L’ Enpa ha poi richiesto al servizio Cites del Corpo forestale dello Stato e alla Procura di porre sotto sequestro il corpo della povera Daniza ed affidarlo all’Istituto zooprofilattico nel quale siano presenti veterinari esperti in medicina forense e di animali selvatici, affinchè, visto come sono andate le cose, venga eseguito un esame necroscopico affidabile e oggettivo.
La rabbia della Lav
“Nessuna fatalità , Daniza è stata uccisa. Per questo denunciamo per violazione dell’articolo 544 bis del Codice Penale – reato di animalicidio che prevede fino a 2 anni di reclusione — il presidente della Provincia di Trento Rossi, il vice presidente Olivi, l’assessore-veterinario alla Caccia Dalla Piccola e ogni altro responsabile di questa vera e propria esecuzione”, scrive la Lav sul proprio sito internet.
E ancora: “Chiediamo al Procuratore capo della Repubblica Amato – che ha colpevolmente cestinato tutti gli esposti a tutela degli orsi presentati nelle ultime settimane – l’immediato sequestro probatorio del cadavere di Daniza, e il sequestro preventivo dei suoi cuccioli – troppo piccoli per sopravvivere senza la mamma – nonchè di tutti gli Orsi del Trentino, per la loro messa in sicurezza evitando così nuove esecuzioni. Le indagini vanno affidate al Nucleo specializzato Nirda del del Corpo forestale dello Stato, dal momento che la guardia forestale coinvolta in questa caccia all’orso – specie protetta e patrimonio indisponibile dello Stato, per legge! – dipende proprio dalla Provincia di Trento”.
Oipa: “Vittoria dell’arroganza”
“Una vera e propria condanna a morte per un animale che è stato inserito nel Parco Adamello Brenta proprio dall’uomo, grazie al Progetto europeo Life Ursus partito nel 2000 e poi proseguito con Life Arctos – sottolinea Massimo Comparotto, Presidente dell’Oipa -. Riteniamo che tutta la vicenda, a partire dalla presunta aggressione di Daniza ai danni del cercatore di funghi, sia poco chiara e che Daniza sia stata un capro espiatorio. Resta infatti da chiarire come mai uno Stato che ha avallato un progetto per il ripopolamento degli orsi sia continuamente coinvolto nell’uccisione degli stessi per episodici problemi di incolumità pubblica. La vicenda di Daniza ha, tra l’altro, curiosamente coinciso con il momento in cui l’Italia avrebbe dovuto versare il contributo economico per il finanziamento di Life Arctos”. “Alla fine hanno vinto l’arroganza e l’antropocentrismo. Siamo sgomenti di fronte a un epilogo che abbiamo sperato fino all’ultimo di poter evitare, lottando in ogni modo e difendendo il suo diritto a vivere libera con manifestazioni e battaglie legali”, si legge ancora in una nota dell’associazione.
Lipu: “La natura non è quella della Disney”
“E’ una morte assurda ma annunciata, quella dell’orsa Daniza. Molti in fondo la volevano, altri hanno fatto poco per evitarla. Ma quello che più preoccupa è una certa cultura sommaria, se non violenta, che si sta diffondendo a livello istituzionale nei confronti degli animali. L’idea disneyana della natura non è nostra ma di chi esige che gli animali siano perfetti, come in un sogno”. Lo dichiara il presidente della Lipu, Fulvio Mamone Capria, secondo cui il decesso di Daniza “è un fatto triste, che genera in noi grande dispiacere ma anche grandi perplessità , vista la gestione di una vicenda che sin dall’inizio è stata viziata da un approccio scorretto e persino illogico. Già la cattura di Daniza andava valutata come una decisione discutibile, considerando che, a quanto risulta dalle ricostruzioni, Daniza non aveva fatto altro che fare l’orso: difendere i propri cuccioli, vivere la propria vita naturale, comportarsi come normalmente si comporta un animale del genere. A questa situazione già viziata in partenza, si è aggiunta – conclude il presidente – la gestione successiva della vicenda, confusa e incerta, fino al tragico epilogo”.
Wwf: “Sconcerto per la morte di Daniza”
“La notizia della morte dell’orsa Daniza lascia sconcertati e giunge come una tristissima conferma della inopportunità della sua cattura più volte richiesta dal Wwf Italia. Le istituzioni nazionali, che hanno dimostrato di non saper gestire con la dovuta competenza questa situazione, forniscano celermente i risultati dell’autopsia e facciano emergere la verità su quanto accaduto, su come sia stata gestita questa delicatissima fase della cattura di un animale già spossato, perchè in fase di allevamento di due cuccioli, e si suppone in perenne stato di allerta nelle ultime settimane”. E’ quanto chiede il Wwf, che in una nota “ribadisce il proprio dissenso per la decisione infausta di catturare un esemplare come Daniza per la quale non sussistevano le condizioni di pericolosità a cui si era appellata la Ordinanza della Provincia”. “Non c’era ragione alcuna di procedere alla cattura di un animale che si era comportata secondo natura. Quanto successo rafforza ancora di più la convinzione che il Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso sulle Alpi centro orientali vada completamente rivisto”.
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