Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
RIUNIONE IN CORSO DEI SENATORI… STAMANE INCONTRO TRA RENZI E BERLUSCONI
Ad un anno esatto dalla stipula del patto del Nazareno, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si vedono di nuovo per un incontro decisivo rispetto agli appuntamenti che potrebbero rappresentare uno snodo cruciale della legislatura: elezione del nuovo capo dello Stato, riforme istituzionali e – tra i mal di pancia interni al Pd – nuova legge elettorale.
I due, accompagnati dai rispettivi staff, si sono parlati a Palazzo Chigi.
Un colloquio – durato circa un’ora – propedeutico ad una serie di altri impegni previsti per la giornata.
Alle 12.30 il premier torna ad incontrare i senatori del Pd per ‘chiudere’ sul sistema di voto: i dissidenti dem, però, non intendono votare la riforma se questa conterrà – come prevede l’accordo stretto con Silvio – i capilista bloccati che secondo Stefano Fassina “minano la democrazia”.
Nel pomeriggio, invece, anche per Berlusconi è previsto un confronto con il proprio gruppo a palazzo Madama.
Nell’agenda del presidente del Consiglio si inserisce pure un delicato Consiglio dei ministri, alle 13, con all’ordine del giorno le misure antiterrorismo e la riforma delle banche Popolari che agita i settori cattolici della maggioranza. Poi la partenza per il vertice di Davos.
Sul nodo dei nominati interviene Gianni Cuperlo, esponente della minoranza dem: “L’impegno di Miguel Gotor e altre decine di senatori per un parlamento scelto finalmente dai cittadini è coerente con quanto tutto il Pd, compreso Renzi, si è impegnato a fare davanti al Paese. Se oggi il capo del governo per difendere il patto con la destra sceglie la via di un parlamento composto in larga misura di nominati si colpisce alla base quel principio della rappresentanza che la riforma vorrebbe rigenerare. Altrochè partito nel partito – l’accusa era stata lanciata ieri dal premier – o la sciocca retorica su gufi e sabotatori che veline dall’alto rilanciano sui giornali di stamani. Il confronto in corso al Senato è una battaglia per la democrazia, per una buona legge, per non sacrificare i principi sui quali tutto il Pd, in tempi non sospetti, ha messo la faccia”.
E a pochi minuti dall’assemblea del gruppo, è Gotor a dire che “ormai non c’è alcuna trattativa” tra la minoranza Pd e i vertici del partito.
“E siamo in 29 senatori dem a confermare la linea del no ai capilista bloccati” nell’Italicum. L’assemblea dovrebbe concludersi con un voto.
“Ormai – aggiunge Gotor – la discussione è solo con Berlusconi”.
(da “la Repubblica”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
DAVIGO E COFFERATI, IN AMBITI DIVERSI, HANNO SCOPERCHIATO LA PENTOLA
Mentre il Piatto del Nazareno si gonfia ogni giorno di nuove pietanze — le controriforme
elettorale e costituzionale, il mega-condono fiscale, il falso in bilancio copiato da quello di B., i vertici delle Procure-chiave, gli inciuci per issare al Quirinale il consigliori di Craxi nonchè candidato di Silvio — saltano fuori (dal piatto) due leader che offrono una zattera a chi non vuol morire nazareno.
Entrambi strappano con le precedenti appartenenze all’insegna della legalità .
Il primo è un politico, Sergio Cofferati, uscito dal Pd dopo la vergogna delle primarie liguri truccate da extracomunitari cammellati e infiltrati mafiosi, alfaniani e scajoliani, uniti ai renzian-burlandiani per continuare a spartirsi la regione: un SuperNazareno locale che diventa partito unico con candidato unico, ben oltre il patto e il piatto romano.
Il secondo è un giudice, Piercamillo Davigo, che abbandona dopo oltre 30 anni la corrente conservatrice di Magistratura Indipendente, ormai ridotta a ruota di scorta dei nazareni del Csm, un tempo organo di autogoverno delle toghe e ora organo di controllo del governo sulle toghe.
E sta per fondarne una nuova, “Autonomia e indipendenza”, ispirata all’articolo 104 della Costituzione, uno dei più traditi e calpestati dai politici e da una parte degli stessi magistrati: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”.
La genesi dello strappo la spiega lo stesso Davigo, già membro di punta del pool Mani Pulite, poi giudice d’appello, infine di Cassazione, nell’intervista al Fatto.
Ma c’è anche un aspetto politico che un magistrato come lui non può affrontare: la supermaggioranza Renzi-B., complice Napolitano, ha messo le mani sul Csm con tre mosse mai viste nella storia repubblicana.
1) Ha paracadutato il sottosegretario Legnini (Pd) alla vicepresidenza, cioè alla guida operativa del Consiglio.
2) Si è tenuto come sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri, il magistrato berlusconiano che da via Arenula seguita a fare il ras di MI, sponsorizzando i suoi fedelissimi, poi regolarmente eletti nel nuovo Csm (Pontecorvo e Forteleoni).
3) Ha assecondato con tutto il peso dei membri laici di destra, di centro e di sinistra e con l’aggiunta del Presidente e del Pg della Cassazione le manovre del Quirinale per orientare le nomine dei capi delle Procure (vedi Palermo), i procedimenti disciplinari e le pratiche di incompatibilità ambientale salvando i magistrati allineati (Bruti Liberati) e colpendo i cani sciolti (Esposito, Di Matteo, Robledo ecc.).
Così nel Csm s’è saldata un’inossidabile maggioranza “nazarena” filogovernativa: i 2 capi della Cassazione, gli 8 laici di tutti i partiti e i 4 di MI.
Totale: 14 su 27 (il 27° è il capo dello Stato, che di solito non vota, ma fa votare).
La prova su strada l’han fatta con la nomina di Franco Lo Voi, il candidato meno esperto e titolato, a procuratore di Palermo, a danno dei due concorrenti molto più meritevoli di lui, Lo Forte e Lari, che l’hanno subito impugnata al Tar.
Quando Davigo, noto per l’intransigente indipendenza dalla politica, è stato proposto a presidente di MI, i Ferri-boys l’hanno stoppato, preferendogli Pontecorvo, uno dei protetti del sottosegretario impiccione.
La nuova corrente, che ora potrebbe attrarre molti magistrati di vari orientamenti, accomunati dall’insofferenza per il collateralismo politico delle vecchie, si chiama “Autonomia e indipendenza” proprio per questo.
E ha già sortito l’effetto di mandare in minoranza i nazareni al Csm, che ora sono 13 a tavola: uno dei quattro di MI, Aldo Morgigni, se n’è andato con Davigo.
Chi coltivava il disegno autoritario e velleitario di papparsi l’Italia comprimendo ogni differenza, soffocando ogni dissenso e irregimentando tutto e tutti sotto un sudario di conformismo che non ammette voci stonate, è servito: la pentola a pressione è esplosa.
Cofferati nel Pd e Davigo nella magistratura hanno aperto le prime falle nel coperchio, per far uscire la puzza e far entrare un po’ d’aria fresca.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
IL MAGISTRATO LASCIA “MAGISTRATURA INDIPENDENTE” E CREA “AUTONOMIA E INDIPENDENZA”
Certi amori finiscono. Alla fine, dopo mesi di polemiche, Piercamillo Davigo — simbolo di Mani Pulite, oggi consigliere di Cassazione — ha lasciato Magistratura Indipendente, la corrente moderata dell’Anm: ci era entrato nel 1978.
L’addio definitivo si è consumato lo scorso weekend all’Assemblea nazionale di MI.
Dottor Davigo, come è passato dall’ipotesi di diventare presidente alle dimissioni?
La mia candidatura era stata proposta dal distretto di Torino, come tentativo di mantenere l’unità del gruppo, dove da tempo c’erano tensioni interne tra minoranza e maggioranza. Ho fatto un comunicato di accettazione della candidatura in cui dichiaravo quali erano i valori fondanti del gruppo: indipendenza della magistratura da ogni altro potere, indipendenza di ogni singolo magistrato all’interno dell’ordine giudiziario, la legittimazione tecnica e non politica dei magistrati. Cioè non ci sono governi e maggioranze parlamentari amici o nemici, ci sono poteri altri.
Non erano d’accordo? Nessuno ha detto che queste cose non erano condivisibili. Mi è stato detto che la mia candidatura non era unitaria e allora l’ho ritirata. Ma hanno aggiunto: non è una candidatura unitaria perchè ‘contaminata’ dalle adesioni della minoranza. Un modo inaccettabile di intendere la dialettica interna a un gruppo: non mi ci riconosco più. E dunque sono uscito.
Fonda una nuova corrente?
Sì, con tutti quelli che insieme a me sono usciti da MI: molti componenti del comitato direttivo centrale, un componente del Csm. Poi vedremo che accadrà nei distretti. Certamente i segretari dei distretti del Nord Italia sono quasi tutti usciti dall’aula, non partecipando al voto. La nuova corrente dovrebbe chiamarsi Autonomia e Indipendenza, due termini che qualificano la magistratura nella nostra Costituzione.
Raccoglierà gli scontenti anche di altre correnti?
Non azzardo previsioni.
Armando Spataro vi ha fatto gli auguri.
In realtà si augura un dialogo più sereno dentro l’Anm.
L’uscita di Aldo Morgigni, sposterà gli equilibri interni al Csm.
Potrebbe. Certo non sarà più possibile una maggioranza formata dai laici e dai togati di MI: i componenti del Csm sono 27, il presidente della Repubblica non c’è quasi mai, la maggioranza è 13: 11 non bastano.
La scissione diventa politicamente molto rilevante.
Lo vedremo nelle cose. È stato un grave errore non accettare il tentativo di mediazione che la mia candidatura rappresentava. Evidentemente il mio nome non andava bene, anche se nessuno l’ha detto. Non ho mai sentito, in 36 anni di militanza, cose come ‘la maggioranza decide e la minoranza si adegua’, ‘i membri del comitato direttivo centrale devono seguire le indicazioni del segretario’. La scissione avrà un’incidenza sugli organi di autogoverno, non politica: noi non ci interessiamo di politica. Faccio sempre una battuta: non mi occupo di politica, solo di politici quando rubano. La mia attività non riguarda la correttezza delle loro opinioni o scelte: riguarda il fatto se abbiano rubato o no.
A luglio era scoppiato il caso Ferri: il sottosegretario alla Giustizia e magistrato sponsorizzò due candidati “suoi” al Csm. Che poi furono eletti. E lei assunse una posizione ferma.
Ferri era il segretario di Mi. Poi è stato nominato sottosegretario alla Giustizia nel governo Letta ed è stato confermato da Renzi. Ora, io non condivido queste scelte, ma sono decisioni personali…
…perchè non le condivide
Perchè secondo me i magistrati non devono fare politica. Mai. Però sono scelte personali. Invece ho trovato sorprendente che in un gruppo che nel nome ha l’indipendenza della magistratura siano fioriti sulle mailing list messaggi di congratulazioni. Mi pareva stonassero con l’idea dell’autonomia.
Lei ha detto: “Magistratura e politica devono dialogare senza sudditanza, ma in questa fase registro una certa sudditanza”.
E aggiungo: c’è qualcosa di più e di peggio. Sta montando all’interno di MI una linea secondo la quale l’Anm è diventata un ‘nemico’. Ma l’Anm è la casa di tutti i magistrati, pur con le differenze culturali tra le diverse componenti. Una delle contestazioni mosse alla minoranza è di non aver votato il documento durissimo presentato da MI contro alcune riforme governative e di aver votato un documento più morbido con le altre componenti. In sè, la maggioranza sembrerebbe avere ragione, ma io ho la sensazione che quel documento durissimo fosse stato fatto apposta per mettere in difficoltà l’Anm. Sono mosse che lasciano il tempo che trovano, utili solo a mostrare all’esterno fratture interne all’Anm. Ma attenzione: se si deve resistere a riforme che giudichiamo sbagliate, è meglio farlo col più largo consenso possibile. Mi pare insensato fare il diavolo a quattro su un documento che si è certi non verrà approvato dall’Anm e poi essere morbidi sul altre questioni, dalla riforma dei reati tributari con la manina che aveva introdotto la soglia del 3% al falso in bilancio.
Silvia Truzzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
RISPETTO AL RADICAL CHIC RISPARMIA IL COSTO DELLO PSICANALISTA
L’anziano La Russa che strilla “culattone” a un ragazzo intervenuto al convegno milanese
sull’omosessualità ; e l’anziano Gasparri col suo tweet veramente bestiale sui «rapporti consensuali» tra le ragazze rapite in Siria e i loro rapitori; ci ricordano che il burino perfetto, a destra, è figura tanto rappresentativa quanto, a sinistra, il radical chic.
Solo che quella del burino perfetto è meno praticata e meno definita.
Manca un Tom Wolfe che ne tracci le coordinate (ammesso che un paese piccolo e divenuto insulso come il nostro meriti lo stesso interesse della società newyorchese descritta da Wolfe). Può servire Gadda, che in Eros e Priapo illustra lo sfoggio fallocratico come tipicissima nevrosi italiana.
Ma non basta.
Nel burino perfetto c’è anche una spensieratezza per niente nevrotica, anzi perfettamente risolta. È contento di esserlo.
Si piace, si considera normale in un mondo di anormali, maschio in un mondo di froci, felice in un paese di infelici, risolto in un mondo di dubbiosi.
Ha qualcosa di basico, di rudimentale che lo porta a vociare e a menare le mani, se serve, senza mai dubitare di sè.
Rispetto al radical chic è meglio attrezzato ad affrontare la crisi per almeno due ragioni: non attribuirà mai la colpa di alcunchè a se stesso e risparmierà il costo dello psicanalista.
Michele Serra
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
LO SCRIVONO I GIUDICI DEL TRIBUNALE DEL RIESAME NELLE 140 PAGINE DELLE MOTIVIAZIONI CON CUI HANNO CONFERMATO IL CARCERE PER IL NUMERO UNO DELLA COOPPERATIVA “29 GIUGNO”
Non ci sono solo cene, affettuosi sms di ringraziamento con relativi scambi di abbracci e incontri in Campidoglio.
“Certo è che Salvatore Buzzi con la giunta Alemanno e con gli amministratori pubblici che ne erano espressione, ha fatto affari d’oro” tanto che “il fatturato delle cooperative è più che raddoppiato in poco più di due anni da 25 milioni a 60 milioni di euro“.
Lo scrivono i giudici del Tribunale del Riesame nelle 140 pagine delle motivazioni con cui hanno confermato il carcere per il numero uno della cooperativa 29 giugno, braccio destro dell’ex Nar Massimo Carminati.
Nell’analisi del ruolo ricoperto nell’organizzazione da Carly Guarany, vice presidente del Cda della 29 giugno, porta la data del 22 gennaio 2013 un’intercettazione che i giudicii definiscono “illuminante“, in cui Buzzi racconta “che la sera precedente era stato accompagnato da Panzironi in Campidoglio per un’incontro con il sindaco Alemanno”, al quale il capo della 29 giugno aveva chiesto una proroga dei lavori per le sue cooperative: “Gli ho detto ‘guarda Gianni, fa’ ‘sta cazzo di proroga, so’ sei mesi, te fai l’elezioni in santa pace”.
Ed è proprio l’ex ad dell’Ama l’anello di congiunzione tra Mafia Capitale e l’ex primo cittadino.
“Franco Panzironi — scrivono i magistrati — vien nominato amministratore delegato di Ama nel 2008 ed il successivo 13 febbraio 2009 raggiunge il vertice anche della controllata Roma Multiservizi.
Il legame stretto e diretto con l’allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, gli attribuisce un potere d’influenza generale in tutto quello che riguarda l’amministrazione capitolina“.
“Si può affermare, senza pericolo di smentita”, continuano i magistrati, “come nell’ente Ama il fenomeno corruttivo abbia raggiunto la massima espressione, inquinando tutte le gare“.
“Affari d’oro”, appunto, come scrivono i giudici nella motivazione.
A sua volta Panzironi “costituisce un punto di riferimento fondamentale per Salvatore Buzzi, per l’aggiudicazione di appalti in Ama e comunque per ogni problema che quest’ultimo e il sodalizio da lui rappresentato ha nei confronti dell’amministrazione romana”. Panzironi “da un lato riceve regolarmente illecite dazioni di denaro” e “dall’altro ottiene finanziamenti per la Fondazione Nuova Italia“, di cui Alemanno è presidente.
E’ proprio la fondazione il punto di contatto tra il sindaco Alemanno, Panzironi e il sodalizio criminale di Buzzi.
“Con riferimento all’aggiudicazione della gara n. 18/2011 della raccolta differenziata per il comune di Roma — che forma oggetto di imputazione — è sconcertante constatare che il Buzzi sapesse, ancor prima della conclusione della procedura di gara, che l’appalto sarebbe stato aggiudicato a suo favore”, come emerge dalle numerose intercettazioni.
“Il 06/12/2012, giorno seguente all’aggiudicazione della gara, dai conti correnti alle società riconducibili a Buzzi vengono effettuati bonifici per complessivi euro 30.000,00 in favore della Fondazione Nuova Italia“.
E, di soldi, Panzironi da Carminati&Co ne ha presi parecchi: in una conversazione intercettata tra Buzzi ed Emilio Gammuto del 2 maggio 2013 il ras delle cooperative spiega al collaboratore di Carminati di dover pagare l’ex ad dell’Ama e di “averlo messo a 15.000 euro al mese“.
Giovanna Trinchella e Marco Pasciuti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
I VERBALI DEI GARANTI CHE HANNO ANNULLATO IL VOTO IN 13 SEGGI PER VIOLAZIONI PALESI… E SONO SOLO I CASI EVIDENTI
E’ arrivato il verbale dei Garanti che hanno deciso di annullare i voti di 13 seggi della regione. 
C’è chi ha fotografato la scheda nell’urna; chi accompagnava stranieri che neppure conoscevano l’italiano e pagava per loro i due euro necessari per votare; chi ancora addirittura minacciava i votanti e voleva verificare come avessero votato perchè “non voglio farmi prendere in giro”.
Alle primarie del Pd in Liguria è successo anche questo.
Le segnalazioni avanzate da Sergio Cofferati alla commissione dei garanti sono state tutte verificate confrontando i verbali dei seggi e ascoltando le testimonianza degli elettori.
Tredici sono stati i seggi in cui le votazioni sono state annullate. L’ufficio stampa del Pd Liguria ha diffuso i verbali dei garanti.
A cominciare dall’analisi sul seggio 8 di La Spezia, quello dove un gruppetto di cinesi si è presentato per votare.
E’ stato accertato che un interprete “spiegava ai soggetti non italiani quello che dovevano fare e provvedeva per loro a versare i due euro dovuti”.
Lo stesso seggio dove un elettore ha scattato la foto alla scheda.
E poi c’è stata “l’interferenza” o il voto di persone del centrodestra, uno dei motivi principali invocati dai Garanti per giustificare l’annullamento delle votazioni nei tredici dei 29 seggi contestati.
Nel seggio di Lavagna una elettrice ha dichiarato che qualcuno gli ha donato gli euro necessari per votare prima di entrare nel seggio.
O nel seggio di Santo Stefano al Mare dove i garanti hanno annullano il voto perchè “una scrutatrice ha lamentato la presenza di un assessore comunale di Pompeiana che “chiedeva ripetutamente l’elenco dei votanti per verificare che tutte le persone da lui mandate a votare lo avessero fatto, aggiungendo che in caso contrario avrebbe dovuto ‘saldare i conti e non voleva essere preso in giro'”.
Simili pressioni anche nel seggio di Moconesi dove il voto è stato annullato perchè “persone estranee al seggio, appartenenti a liste contrapposte al centrosinistra, addirittura minacciavano i votanti”.
Tra i seggi dichiarati nulli anche quello Deiva Marina, nello spezzino, a causa del “voto di persone esponenti di lista di centrodestra” che “risulta dal verbale del seggio, così come risulta che da alcuni veniva data indicazione esplicita di voto all’interno del seggio” riscontrando quindi un “tentativo di condizionamento”; i seggi di Millesimo e di Lavagnola, entrambi nel savonese, dove “alcuni votanti non hanno versato il contributo, non avendo quindi diritto al voto”.
Il Collegio ha riscontrato anche altre irregolarità come la presenza di schede non vidimate all’interno delle urne: nel seggio di Sarzana 48-San Lazzaro (“nell’urna sono state poste 72 schede non vidimate”), nel seggio di Badalucco, nell’imperiese, (“25 schede non vidimate nell’urna prima dell’ora prevista per l’apertura del seggio”) e in quello di Perinaldo, sempre nell’estremo ponente ligure (“risultano non vidimate 12 schede tra quelle scrutinate”).
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 20th, 2015 Riccardo Fucile
ALTRO CHE “CHI PERDE NON SCAPPA VIA CON IL PALLONE” RIVOLTO A COFFERATI: NON HAI NEANCHE LE PALLE PER PRENDERE LE DISTANZE DA UN VOTO CONDIZIONATO DALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA ?… ACCUSI COFFERATI DI NON DIMETTERSI DAL PARLAMENTO EUROPEO: PERCHE’ NON LO DICI A MIGLIORE CHE, ELETTO IN SEL, HAI ACCOLTO A BRACCIA APERTE NEL PD?
Siamo tra i pochi a destra che hanno sempre ritenuto Renzi un cialtrone, sia per le idee che rappresenta, sia per i poteri forti che l’hanno portato alla segreteria del Pd, sia per l’intemerata gaglioffaggine del personaggio: cinico, senza valori, narcisista, spudorato.
Solo una sinistra che mira esclusivamente al potere e alle poltrone poteva generare un soggetto del genere: in altri tempi non gli avrebbero nemmeno dato la tessera e lo avrebbero scaraventato giù dalle scale della sezione.
Ha vinto le primarie perchè il popolo della sinistra, eternamente perdente, si è affidata a un venditore di pentole e di illusioni, e perchè palesemente aiutato dal popolo della destra borghese che ha devoluto due euro per far vincere la brutta copia del loro amato cavaliere disarcionato dal palo della lap dance.
Ma quello che è avvenuto in Liguria e che abbiamo potuto seguire da vicino va ben oltre, anche se non tutti hanno afferrato l’iter degli eventi.
E dato che il popolo di centrodestra in parte segue distrattamente le vicende altrui, in parte non capisce mai una mazza, di fronte a una contesa tra “un vecchio arnese della Cgil” e una “cheselatiradafiga” a chi potevano andare le simpatie del moderato elettore di area?
Ma le cose non stanno così, forse tra un paio di mesi lo capiranno anche i rincoglioniti che pullulano a destra.
“Non è che se uno perde va via col pallone”: così, poche ore fa, Renzi, a Quinta Colonna, ha liquidato il clamoroso addio di Sergio Cofferati al partito, in polemica con il “silenzio” che ha circondato le irregolarità durante le primarie liguri vinte dall’ex assessore regionale Raffaella Paita.
Ma Renzi dimentica un piccolo dettaglio: Cofferati non ha perso una partita regolare, ma un incontro truccato su cui stanno indagando due procure e la Direzione distrettuale antimafia, una partita dove qualcuno ha giocato sporco comprando arbitri e guardialinee, giocando in tredici contro undici, facendo giocare atleti di altre squadre, facendo entrare in campo “uomini di panza”.
Si chiama “voto condizionato dalla criminalità organizzata”, si chiama ‘ndrangheta quello su cui stanno indagando, capito “boccaperta” ?
E quando in Tv ti rammarichi perchè “è spiacevole che si cerchi di buttare all’aria il sistema”, a quale sistema ti riferisci ? A quello mafioso?
E’ quello che Cofferati avrebbe dovuto difendere e non denunciare?
E ancora quando affermi ” se aveva problemi sui valori poteva dirlo sei mesi prima quando l’ho candidato alle Europee”. intendi dire che Cofferati avrebbe dovuto sottoscrivere un impegno di collaborazione con la ‘ndrangheta?
E quando lo inviti a dimettersi dal parlamento europeo viene naturale risponderti: perchè non lo chiedi prima a Migliore, eletto con Sel e che hai accolto a braccia aperte nel Pd, tanto da essere il candidato “renziano” per le primarie in Campania?
O la coerenza vale solo per gli altri e mai per te e i tuoi compagni di merende?
Caro Renzi, capisco che ti sembri strano, ma non tutti a destra sono disposti a farsi prendere per il culo.
Quanto a quelli di sinistra sono problemi loro, magari a loro piace.
Baciamo le mani.
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