Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
IL MANIFESTO: “COME SI PUO’ PARAGONARE RENZI A PINTOR? IL SECONDO FU UN ERETICO E VENNE ESPULSO, IL PREMIER UN PRESUNTO ROTTAMATORE CHE CACCIA GLI ERETICI”
La nuova Unità già litiga col Manifesto. 
Ha cominciato il direttore Norma Rangeri con un corsivo dal titolo «Eretico chi?».
In bocca al lupo al giornale fondato da Gramsci e via con l’accusa di «travisare la storia con tesi bizzarre».
Renzi come Luigi Pintor? L’azzardo è opera del neodirettore de L’Unità , Erasmo D’Angelis (ex Manifesto), che riscontra nella «irruenza» del premier la stessa forza «rivoluzionaria» che animò il suo «maestro di giornalismo e di politica, un eretico dentro al Pci».
Rangeri gli rinfresca la memoria: «Pintor in quanto eretico è stato radiato dal Pci. Rottamato».
Era dunque «l’esatto contrario» di Renzi, un «rottamatore che sta mettendo ai margini gli eretici del suo partito».
D’Angelis ribadisce la sua fede: «Il premier sta facendo riforme di sinistra mai viste” (buona dose di umorismo involontario…n.d.r.).
Ma Pintor, che c’azzecca?
«Hanno portato entrambi una rivoluzione a sinistra. Matteo è un talento , nato per governare».
Lecito chiedersi se l’Unità sarà «più realista del re». Tantopiù che, attacca Rangeri, «non è con gli antenati altrui che si riconquistano i lettori».
E D’Angelis, citando Renzi: «Il derby è tra speranza e antipolitica. O si cambia, o si muore».
Certe volte meglio l’eutanasia allora…
(da “il Corriere della Sera“)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
DETTAGLI SUL DENARO ELARGITO A RUBY… IL RACCONTO DI IRIS BERARDI E DELLA POLANCO
Una vera e propria ammissione di colpa messa nera su bianco da Luca Risso, ex compagno di Ruby, e inviata a Silvio Berlusconi.
Una lettera, quella di Risso all’ex premier, che è finita agli atti dell’inchiesta Ruby ter. Due giorni fa, il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio hanno inviato l’avviso di conclusione delle indagini a 34 persone.
In quella missiva a Berlusconi, Risso ripercorre i rapporti tra Karima el Mahroug e l’ex cavaliere: passaggi di denaro, rivendicazioni ma anche una rivelazione.
L’ex compagno di Ruby, infatti, scrive che la sua “vita prese il colpo di grazia nel 2012, quando lei, per non far testimoniare Ruby a dicembre, ci chiese di andare via e tornare dopo il 10 gennaio”.
Il riferimento è alla deposizione di Ruby come parte offesa nel processo di primo grado in cui il leader di Forza Italia era imputato per concussione e prostituzione minorile: dopo una condanna a sette anni di carcere, Berlusconi è stato assolto da quel processo in appello e Cassazione.
“Così — continua Risso — dopo aver visto Maria Rosaria Rossi (senatrice di Forza Italia, indagata per falsa testimonianza nda) che ci diede i soldi per andare via, partimmo per il Messico e io fui costretto a vendere anche l’ultimo locale che gestivo”.
Secondo i pm Berlusconi avrebbe promesso a Ruby sette milioni di euro, con pagamenti che sono proseguiti nel tempo dal 2011 al marzo 2015.
Di quella cifra, almeno 320 mila euro in contanti sarebbero finiti a Risso, per finanziare il trasferimento in Messico della coppia.
Ed è sempre Risso che si adopera per acquistare un ristorante nello Stato centro americano, investendo anche due milioni a Dubai tramite la Playa Cooperation: un modo per fare passare quel denaro come “di sua proprietà ”, ed è per questo che oggi è accusato di riciclaggio.
Nella sua missiva, che risale a quando i rapporti con Ruby si erano incrinati, Risso ripercorre quattro anni di rapporti con l’ex cavaliere. “Io come ben si ricorderà — scrive Risso — mi sono messo a sua disposizione per qualsiasi cosa, sapendo entrambi che avevamo a che fare con un ragazzina scapestrata da seguire attentamente. Si ricorderà che le dissi, e diverse volte, di stare attento a non dare banconote da 500 euro a Ruby perchè era pericoloso, perchè andava in giro con buste piene di banconote da 500 e non si preoccupava di farle vedere”.
Nella lettera Risso chiede a Berlusconi di ricordarsi “di quello che mi promise, e perlomeno mi aiuti come può“.
E annota alcuni consigli dati in precedenza all’ex cavaliere sul denaro elargito a Ruby. “Le dissi di darle meno soldi e tagli più piccoli e magari di avvalersi dell’aiuto di Giuliante (il primo avvocato della ragazza di origini marocchine nda) visto che io ormai ero fuori gioco. E comunque qualsiasi cosa fosse accaduto, i soldi a Ruby li davo io… cosa che anche Ruby doveva dire”
Poi cita Risso anche una riunione ad Arcore .”Spero si ricordi anche della riunione a casa sua dove, con il dott. Toti e il sen. Messina, le proposi una intervista ad effetto con Ruby, che poi registrammo su Rete 4.
E anche quando le dissi che era necessario un atto molto forte di Ruby e decisi con lei di mandare Ruby davanti al tribunale con il cartello per difendere se stessa e lei… e attaccare i magistrati. Si ricorderà l’effetto che ha avuto sui media”.
Nel gennaio scorso Risso aveva scritto un post sulla sua pagina facebook scagliandosi contro il leader di Forza Italia: “Devo tornare per dire sulla faccia a Silvio Berlusconi che è un bugiardo“.
Ma non c’è solo la lettera di Risso agli atti dell’inchiesta milanese.
In un’annotazione della polizia giudiziaria si legge infatti che oltre a Ruby, anche la modella brasiliana Iris Berardi, sarebbe andata ad Arcore “quando era ancora minorenne” e lì avrebbe avuto i “primi contatti” con Berlusconi.
Il documento investigativo prende spunto dal diario personale della Berardi, dove la ragazza annota di “non essersi fatta mancare nulla, droga, alcol, sigarette, sesso orge ad Arcorè”.
Sempre nel diario, si legge nell’annotazione, Berardi “descrive esplicitamente uno specifico dettaglio di un rapporto sessuale da lei avuto con Silvio Berlusconi“.
“In ordine al primo contatto con Berlusconi — scrive sempre la polizia giudiziaria — viene fatto riferimento alla settimana precedente al capodanno 2008 (e all’epoca la Berardi era ancora minorenne nda)”.
Nel diario, la ragazza scrive inoltre che “le ragazze venivano preparate al peggio”, allertate “a non scandalizzarsi per le cose oscene” , dato che “lui le sue ragazze le bacia in bocca, le tocca”.
Ma oltre al diario della Berardi, la polizia giudiziaria ha prodotto anche altro.
“Dirò tutto come sta ho tutte le prove non si può essere così bastardi ci tiene alla politica?Ok oggi sono nella merda ma andremo tutti nella merda“, è il testo di un sms che Marysthell Polanco, una delle ragazze che partecipava ai festini di Arcore, avrebbe inviato all’avvocato Niccolò Ghedini, storico legale di Berlusconi, nel settembre 2014.
Nelle annotazioni della pg sono allegati anche alcuni screenshot relativi ad una conversazione tramite sms.
“Buongiono avvocato — scrive la ragazza a Ghedini — Volevo dirti che siamo molto dispiaciute col dottore perchè non ci riceve e ci chiude le porte, cose che prima non faceva”. “La invito a non contattarmi e comunque a non usare modi siffatti. Valuteremo azioni legali“, è una delle risposte di Ghedini.
La Polanco però non smetteva di scrivere. “Non ce la faccio più a tenere vostre bugie e la vostra presa per il culo lui aveva promesso pagare il mio avvocato e ha fatto delle promesse quando ci ha detto di venire da voi a dire le bugie che mi hanno spaventata, mi ha usata e non lo posso più tenere dentro non me ne frega andare in galera per colpa di lui, dirò tutto come sta ho tutte le prove“.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
PERIODO DI SFIGA PER SALVINI
Due uomini sono stati arrestati dai carabinieri, a Milano, dopo un tentativo di rapina alla succursale
italiana della Banque Chaabi du Maroc, in cui hanno fatto irruzione armati di pistole e indossando abiti in stile arabo e maschere in lattice.
Uno si fingeva una donna, coperto da un velo islamico.
Si erano anche tinti le mani con un fondotinta scuro, per sembrare nordafricani.
Gli arrestati sono due pregiudicati di 38 e 44 anni di Quarto Oggiaro, quartiere alla periferia di Milano; un terzo complice è riuscito a fuggire.
I tre si sono presentati alla filiale marocchina di via Martignoni, in zona Maggiolina, mercoledì pomeriggio, poco prima dell’orario di chiusura prevista alle 15.30 in periodo di Ramadan.
Hanno mostrato le armi ai tre clienti e ai quattro dipendenti presenti, aspettando l’apertura della cassaforte temporizzata.
La fuga
Intanto però è scattato l’allarme silenzioso e dopo pochi minuti i carabinieri sono arrivati all’ingresso. I banditi sono scappati da un’uscita secondaria e hanno iniziato una fuga terminata poco dopo in via Taramelli.
Lungo il percorso i militari hanno trovato le maschere e le tre pistole: un revolver calibro 38 rubato a Milano nel 2014, e due Sig Sauer 7.65.
Durante la fuga, nel tentativo di scavalcare un muro, un rapinatore è caduto lussandosi il braccio.
Alla fine due dei banditi sono stati catturati, mentre il terzo complice è riuscito a fuggire.
(da “il Corriere della Sera”)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
LA ROSSI CONTRO I MOROSI: VIA DAGLI INCARICHI CHI NON PAGA LA QUOTA AL PARTITO
Forza Italia, la creatura politica di Silvio Berlusconi, continua a navigare in cattive acque dal punto di vista economico.
Questa mattina l’amministratore straordinario del partito, la fedelissima dell’ex Cav Maria Rosaria Rossi ha convocato una riunione presso la sede di San Lorenzo in Lucina nel quale è stato deciso che verrà proposto all’Ufficio di presidenza di Forza Italia l’esonero dagli incarichi di partito, sia a livello centrale che territoriale, e da quelli di competenza dei gruppi parlamentari, di tutti i rappresentanti che non sono in regola con i contributi dovuti al movimento.
I guai del partito cominciano nel momento in cui l’ex premier ha deciso di chiudere i ‘rubinetti’.
Lo stesso Berlusconi nel giugno 2014 aveva lanciato l’allarme (“siamo con l’acqua alla gola, servono
soldi”), ad ottobre erano arrivate le cifre ufficiali: un rosso di 15 milioni e un debito pari a 88 milioni.
Con le inevitabili conseguenze: prima 42 dipendenti mandati in cassa integrazione poi ieri il pignoramento di alcuni mobili dalla sede di San Lorenzo in Lucina (inaugurata in pompa magna nel settembre 2013) dopo che un fornitore si è rivolto al tribunale per il mancato saldo di alcuni debiti (congelati beni per un valore di 8mila euro). Nella riunione odierna erano presenti i senatori Paolo Romani, Maurizio Gasparri, Francesco Giro, i deputati Renato Brunetta, Gregorio Fontana, Deborah Bergamini, Sestino Giacomoni, il presidente della Liguria Giovanni Toti e il dottor Marcello Fiori.
Nel vertice è stato stabilito di convocare per la prossima settimana, con lo stesso ordine del giorno, la conferenza dei coordinatori regionali in vista di una successiva riunione dell’Ufficio di presidenza.
(da “La Repubblica“)
argomento: Forza Italia | Commenta »
Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
SIAMO INCAPACI DI PENSARE AL BENESSERE COLLETTIVO COME PRESUPPOSTO NECESSARIO DEL BENESSERE INDIVIDUALE
Pare che Tsipras abbia fatto concessioni sostanziose, 8 miliardi di risparmi per il prossimo anno.
Se l’Ue accetteraÌ€ e se il piano saraÌ€ davvero attuato, magari di Grexit non si parleraÌ€ per un paio d’anni.
Nel frattempo l’Italia ha un’occasione per riflettere.
In Grecia, da sempre, l’evasione fiscale eÌ€ elevatissima: secondo il Fmi, si tratta di 30 miliardi all’anno, pari al 10% del Pil.
Anche il “nero” eÌ€ elevato: 25 % del Pil.
Un terzo dell’economia greca non paga le tasse.
Le spese improduttive sono altrettanto elevate: l’80% della spesa pubblica andava in pensioni e stipendi.
EÌ€ per questi motivi che i bilanci dello Stato sono stati falsificati: non c’erano le condizioni per entrare nell’euro; il rapporto deficit/Pil, che non avrebbe dovuto superare il 3%, era pari — in realtaÌ€ — al 12%.
Una volta entrata in area euro, però, la Grecia ha avuto bisogno di sempre maggiori quantità di denaro, dovendo rispettare i parametri Ue.
Da qui un indebitamento che l’ha portata al disastro attuale.
Secondo Bankitalia, l’evasione fiscale italiana eÌ€ pari al 39% del gettito fiscale annuo (per il 2014, circa 500 miliardi).
Si tratta di 195 miliardi di euro, l’ 8,86% del Pil.
Il “nero” (il Sole 24 Ore) ammonta a 333 miliardi, il 15,14 % del Pil.
Dunque il 24% dell’economia italiana non paga le tasse.
Quanto alla spesa pubblica per stipendi e pensioni, secondo la Cgia di Mestre, essa è pari a circa 700 miliardi, il 43% del Pil.
Questi dati non sono molto dissimili da quelli greci.
CioÌ€ che ci differenzia eÌ€ una spesa pubblica improduttiva meno elevata e — almeno lo si spera — bilanci dello Stato non truccati.
Ma ciò che ci accomuna è la dimostrata incapacità a invertire questa tendenza.
Non saraÌ€ domani e forse nemmeno tra un anno, ma la bancarotta italiana eÌ€ probabile. La classe dirigente italiana non ha dimostrato neÌ consapevolezza del disastro neÌ capacitaÌ€ per farvi fronte.
EÌ€ impegnata in una costante guerra tra fazioni per la conquista e il mantenimento del potere.
L’interesse pubblico eÌ€ all’ultimo posto nella gerarchia delle sue scelte.
Ma ancora piuÌ€ grave eÌ€ l’atteggiamento dei cittadini, ognuno chiuso in un individualismo che tutto giustifica: l’evasione fiscale, ma anche la corruzione, il falso in bilancio, il voto di scambio, il riciclaggio.
Il bene comune — anche per loro — eÌ€ all’ultimo posto di ogni scelta.
Eppure ciò che sta avvenendo in Grecia dovrebbe scuotere le coscienze della politica e preoccupare i cittadini.
Davvero vogliono trovarsi in una disperata coda agli sportelli bancomat per prelevare 60 miseri euro al giorno?
EÌ€ noto quello che obiettano: la politica si moralizzi, assicuri servizi pubblici adeguati, riduca i suoi costi; e solo dopo ci potraÌ€ essere chiesto un comportamento civico diverso dall’attuale.
Posizione ipocrita e mistificatoria semmai ce n’eÌ€ stata una.
I voti confluiscono sempre su persone indegne; i servizi pubblici non saranno come quelli finlandesi (peroÌ€ la nostra sanitaÌ€ pubblica garantisce un’assistenza che la quasi totalitaÌ€ degli Stati occidentali non conosce), ma sono comunque nella media di quelli europei; i costi della politica sono vergognosi ma costituiscono una frazione minima della spesa pubblica complessiva.
La verità è che la nostra gente è incapace di pensare al benessere collettivo come presupposto necessario del benessere individuale: non è con questa genetica malata che sfuggiremo al nostro destino.
Bruno Tinti
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
“QUANDO SCARICHI GLI AMICI PERCHE’ NON TI SONO PIU’ UTILI, NON SEI UNO STATISTA MA SOLO UN OPPORTUNISTA”
Ferruccio De Bortoli contro Matteo Renzi, terza puntata. 
L’ex direttore del Corriere della Sera lancia un altro affondo contro il presidente del Consiglio dalle pagine della rivista Linus, che torna in edicola con una nuova veste e un nuovo direttore, Giovanni Robertini.
Prima c’era stato l’editoriale sul quotidiano di via Solferino in cui De Bortoli aveva criticato duramente Renzi, la sua gestione del potere, l’ego ipertrofico, il suo voler essere uomo solo al comando, un “maleducato di talento”, con un attacco anche alle ombre che circondavano il Patto del Nazareno.
Poi l’editoriale sul Corriere del Ticino con il commento alle elezioni regionali che avevano fatto “abbassare un po’ le penne” al premier.
Quindi il nuovo affondo dalle pagine di Linus contro il “clone di Berlusconi”, riportato oggi sulle pagine del Fatto Quotidiano.
De Bortoli suona un’ennesima sveglia al premier.
“Parla di sè in terza persona. È fantastico. Lui pensa che per governare basti raccontare una bella storia al Paese”.
Il renzismo, secondo il giornalista, è “un prodotto di sintesi del berlusconismo di sinistra. È la dimostrazione di come il Pd, che ha sempre combattuto Berlusconi, sia stato conquistato da un suo clone. Ultimamente però inizia a battere qualche colpo a vuoto, tanto da sembrare in uno stato quasi confusionale”.
Ma il “paradosso finale”, prosegue De Bortoli, è che “siamo costretti a sperare che Renzi resista e impari a governare”.
Renzi diventa anche “meschino” quando si parla di Roma e di Mafia capitale, in quanto reo di non aver difeso Ignazio Marino, dopo aver scelto “un chirurgo genovese che non sa nulla di politica, una sorta di Forrest Gump”.
Marino tuttavia “è stato il candidato di Renzi alle primarie. Va perciò difeso. Non è buona norma – scrive De Bortoli – scaricare i propri candidati nel momento in cui non ti servono più. Lo trovo meschino”.
Questo perchè “se ti limiti a scaricare chi non ti conviene più non sei uno statista, sei un’opportunista”.
Meschino, opportunista e anche grasso.
“L’Italicum, un mostro – scrive De Bortoli – è stato disegnato come un abito su misura per un premier con la tendenza alla pinguedine”.
Infine, parole dure contro il Pd – destinato “alla scissione, a meno che prima non imploda il renzismo” – e dolci contro il Movimento 5 Stelle – “pensavo fossero destinati a sparire e invece stanno conoscendo una seconda giovinezza. Con in più che si intravede una classe dirigente”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
“DE LUCA DOVEVA RIMANERE SOSPESO SULLA BASE DELLA SEVERINO, NON E’ ANTICOSTITUZIONALE”
“È un provvedimento che conferma il caos. Ogni atto è sub judice… E aggiungo: riabilita Berlusconi, che a questo punto dovrebbe chiedere di tornare in Senato”. L’avvocato Pellegrino è, forse, il più grande esperto della legge Severino.
Da settimane, anzi mesi, è il anche il più critico su come è stata gestita la vicenda Campana.
Viene contattato dall’HuffPost appena arriva la notizia che la prima sezione civile ha congelato la sospensione disposta in base alla legge Severino in attesa della discussione del ricorso d’urgenza.
Ha, insomma, sospeso la sospensione. E De Luca potrà nominare la Giunta.
Avvocato Pellegrino. Diciamo che si è fatta chiarezza. Il caso è risolto?
Niente affatto. Anzi è l’opposto. Col provvedimento si conferma il caos perchè la terza regione d’Italia resta appesa al filo esile di una sospensiva fino al 17 luglio, data in cui si discute di un’altra sospensiva… il caos appunto.
Si spieghi meglio.
Oggi il giudice ha deciso con potere monocratico di disapplicare la legge e di fissare l’udienza il 17 luglio. Da adesso al 17 è sospesa la sospensione. Il che significa che qualsiasi atto resta sub judice e precario a partire dalla giunta.
Perchè dice che il giudice ha disapplicato la legge?
Perchè è evidente ed è sicuro che sulla base della legge Severino De Luca deve essere sospeso. Il giudice oggi dice: ‘sì ma siccome alcuni giudici hanno detto che c’è un dubbio di costituzionalità , io la disapplico’. Il dubbio di costituzionalità lo ha sollevato il giudice di Bari, ma ci sono altre dieci sentenze che dicono l’opposto, anche del consiglio di Stato. Dicono chiaramente che non c’è nessun dubbio sulla costituzionalità .
Scusi, ma il provvedimento conferma la sentenza De Magistris.
È il contrario. Il provvedimento contraddice l’ordinanza di De Magistris. Solo sollevando la questione di costituzionalità si può dare la sospensiva ma la decisione di oggi non solleva nessuna questione.
Dunque, tutto sospeso fino al 17 luglio.
Aggiungo una cosa: a questo punto Berlusconi dovrebbe chiedere di tornare in Senato. Questo provvedimento lo riabilita. Perchè la questione che chiede De Luca è esattamente quella che chiede Berlusconi. E quindi dovrebbe avere lo stesso trattamento. Se fossi Berlusconi chiederei al Senato la revoca di quella delibera e che il Senato mi riammettesse.
Solita domanda: come se ne esce sul caso De Luca?
Con una legge ad istitutionem, non ad personam, che garantisca una effettiva stabilità di governo alla Campania altrimenti condannata a una eterna instabilità .
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE DI NAPOLI ACCOGLIE IL RICORSO DEL SINDACO SULLA FALSARIGA DEL CASO DE MAGISTRIS
Come era prevedibile dopo l’ordinanza sul caso de Magistris, il Tribunale ordinario di Napoli ha
accolto il ricorso del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca contro la sospensione dalla carica prevista dalla legge Severino.
Uno dei legali del governatore, l’avvocato Lorenzo Lentini, parla di “grande soddisfazione sia per i tempi che per il ripristino del risultato elettorale”, di “vittoria della giustizia”.
L’ordinanza è stata emessa dalla I sezione civile.
Nel documento si legge che il decreto del prefetto è sospeso e si riconosce l’urgenza per il rischio di paralisi istituzionale (c’è il governo regionale da formare, ndr). “È una questione di democrazia” dice il legale. Il governatore: “È stata ripristinata la volontà popolare”.
Nelle motivazioni del provvedimento si legge che bisogna considerare che è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale della legge Severino.
Inoltre “la mancata rimozione degli effetti del provvedimento impugnato appare idonea a cagionare al ricorrente un pregiudizio non riparabile con l’eventuale decisione definitiva favorevole e a integrare, quindi, il periculum in mora, posto che” il governatore “non potrebbe recuperare il periodo di sospensione subito”.
I giudici ricordano che “l’esercizio del diritto politico… ha carattere funzionale e ‘serve’ al conseguimento di una finalità di rilevanza costituzionale che va oltre il singolo e incide, in modo immediato e diretto, sul funzionamento e sull’organizzazione amministrativa della Regione”.
“Il provvedimento impugnato — ragiona il giudice — inibendo al presidente l’esercizio dei poteri connessi alla sua carica e, impedendo l’insediamento del consiglio regionale e la nomina degli organi entro il termine del 12 luglio 2015, nonchè la composizione della Giunta regionale e la nomina del vice presidente, determinerebbe la necessità di ricorrere a nuove elezioni con conseguente vanificazione dell’intero risultato elettorale e con indubbia lesione anche delle posizioni soggettive dei rimanenti eletti in consiglio”.
Ora De Luca potrà partecipare al primo Consiglio — che era stato rinviato – e nominare la nuova Giunta.
Il Tribunale dovrà poi decidere nel merito della vicenda.
Il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l’efficacia del provvedimento di sospensione e ha fissato per il 17 luglio l’udienza collegiale per la conferma, la modifica o la revoca dello stesso. Ieri il Tar, invece, aveva respinto un ricorso d’urgenza presentato dai consiglieri regionali del M5s ed aveva rinviato la trattazione nel merito alla fine del mese.
Il ricorso per De Luca al Tribunale ordinario di Napoli era stato presentato dai legali Giuseppe Abbamonte, Lorenzo Lentini e Antonio Brancaccio.
Si attendono le motivazioni dei magistrati, ma per De Luca la speranza di accoglimento si fondava anche sul fatto che è attesa la decisione della Consulta sulla costituzionalità degli articoli 10 e 11 della legge Severino.
Questione sollevata dal Tar di Napoli quando aveva “reintegrato” Luigi de Magistris dopo la sospensione dalla carica di sindaco di Napoli.
La seduta del Consiglio regionale della Campania si terrà il 9 o il 10 luglio la.
Il consigliere anziano Rosetta D’Amelio spiega all’Adnkronos che “tra oggi e domani si deciderà tra le due date e, come previsto almeno cinque giorni prima della seduta, partiranno le convocazioni”.
Nel ricorso gli avvocati Giuseppe Abbamonte, Antonio Brancaccio e Lorenzo Lentini, avevano definito “illegittimo” il decreto perchè la condanna di De Luca per abuso d’ufficio è arrivata il 21 gennaio 2015, mentre la legge Severino “trova applicazione solo per le condanne che sopravvengono all’assunzione della carica”.
La norma, dunque, secondo gli avvocati di De Luca, “non ha previsto la diversa fattispecie di chi sia stato condannato prima di essere eletto”.
Il decreto di sospensione risulterebbe inoltre illegittimo, come si legge nel testo del ricorso, per aver trascurato la parte del parere dell’Avvocatura generale in cui si faceva riferimento a questo aspetto.
E ancora, perchè “l’inedita sospensione di De Luca, prima della nomina della giunta regionale si è tradotta in un impedimento con effetti dissolutori di tutti gli organi regionali democraticamente eletti, snaturando la sospensione temporanea in un’inammissibile misura di decadenza che può scaturire solo da misure definitive”.
I difensori del presidente della Regione Campania sottolineano che per la stessa condanna De Luca era già stato sospeso dalla carica di sindaco di Salerno, violando così il principio del ‘ne bis in idem’, in base a cui non si possono subire due volte le conseguenze legali di uno stesso reato.
Tra i motivi del ricorso, l’illegittimità costituzionale degli articoli 7 e 8 legge Severino (incandidabilità alle elezioni regionali e sospensione e decadenza di diritto per incandidabilità alle cariche regionali) sollevata dalla Corte d’appello di Bari e dal Tar della Campania, nonchè dallo stesso tribunale di Napoli, che solo pochi giorni fa ha accolto anche il ricorso di Luigi de Magistris contro la sospensione dalla carica di sindaco di Napoli.
Sulla Severino si attende comunque l’udienza alla Consulta il 20 ottobre; ma in questo caso al vaglio dei giudici costituzionalisti ci sono gli articoli 10 e 11 (incandidabilità alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali e sospensione e decadenza di diritto degli amministratori locali in condizione di incandidabilità ).
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile
PRODI: “ATENE NON SIA LA SARAJEVO EUROPEA”… MONTI: “BERLINO RISCHIA DI CAUSARE UNA RIVOLTA”… LETTA: “DOPO LA GRECIA, RISCHIA L’ITALIA”
Romano Prodi e Mario Monti sono preoccupati per le sorti dell’Europa e della Grecia.
I due ex premier italiani e maggiori rappresentanti in Italia dell’Unione Europea parlano della crisi ellenica in due interviste, il primo a Repubblica e il secondo al Corriere della sera.
Prodi, parlando con Repubblica, non crede all’uscita della Grecia dall’euro: “Comunque vada a finire il referendum, il danno di un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe troppo grande. Si troverà un compromesso. Se tutto il mondo, da Obama ai cinesi, continua a ripeterci che bisogna trovare un accordo, vuol dire che c’è il diffuso sentimento di una catastrofe imminente che occorre evitare ad ogni costo (…) Tuttavia l’Europa, se vuole salvarsi, deve dotarsi immediatamente di una forte autorità di tipo federale, altrimenti sarà votata al fallimento”.
“Proprio perchè la crisi è così piccola, un fallimento sarebbe clamoroso. Una istituzione che non riesce a governare un problema minuscolo come la Grecia che fiducia può dare sulla sua capacità di gestire un problema più grosso? Oggi non è all’orrizzonte, ma tutti sappiamo che , prima o poi, arriverà .Un non compromesso è un evento impensabile. Voglio vedere come Merkel, Juncker o Lagarde possono prendersi la responsabilità di lasciare la Grecia fuori dall’euro. Certo, l’irrazionalità della Storia è sempre in agguato. Anche la Prima guerra mondiale scoppiò per un piccolo incidente. Ma voglio sperare che Atene non sia la nostra Sarajevo.”
In un intervista al Corriere della sera, mostra la sua preoccupazione anche l’ex premier Mario Monti.
“Il negoziato continua – afferma -. È in evoluzione ora per ora. La posizione del governo greco, per quanto disordinata, sta cambiando: Atene è disposta ad accettare più cose di prima. E nell’Eurogruppo c’è una vasta disponibilità a riprendere in esame il dossier. Il tentativo è offrire a Tsipras qualcosa di più, in modo da indurlo a passare dal no al sì al referendum. È possibile un accordo su basi diverse dal passato: meno privatizzazioni, meno disagio sociale, una lotta più forte all’evasione e alla corruzione. Tutti i sondaggi indicano che il sì è in rimonta. E che la grande maggioranza dei greci, tra il 70 e l’80%, non vuole il ritorno alla dracma. Io, oltre a un grande amore, ho una grande fiducia nel popolo greco.”
Sull’ipotesi di un’uscita della Grecia dall’euro, Monti dice: “Come ha detto Draghi, sarebbe un’esperienza del tutto nuova per tutti. È difficile prevedere le reazioni dei mercati, se venisse meno la certezza dell’irreversibilità della moneta unica. Qualcuno potrebbe avere la tentazione di scommettere contro altri Paesi (…) Non sarebbe l’Italia l’anello debole della catena. Spagna e Portogallo sono messe peggio di noi, che pure abbiamo un rapporto debito pubblico-Pil più alto. Ma pensiamo piuttosto a evitare questo scenario”.
“La Merkel – dice l’ex premier – vince solo se tiene la Grecia dentro l’euro e favorisce l’accordo finale. Se invece si avesse la sensazione che la Merkel e Schaeuble non hanno voluto l’accordo, in Europa ci sarebbe una rivolta degli spiriti, un tumulto delle anime: uno scenario drammatico, per l’Europa e per la Germania.”
Sulla questione greca interviene anche l’ex primo ministro Enrico Letta, con un’intervista al quotidiano Avvenire.
“Un accordo fra la Ue e la Grecia va perseguito a ogni costo. Perchè una rottura costerebbe almeno 10 volte di più di qualunque intesa. E – attenzione – il costo maggiore sarebbe proprio per l’Italia”.
Letta sottolinea: “L’uscita della Grecia dall’euro sarebbe l’inizio del declino per il disegno europeo. Un declino irreversibile. Non vedo come si possa far uscire questo Paese e procedere tranquillamente facendo finta di nulla”.
Secondo Letta “una rottura avrebbe un costo almeno 10 volte maggiore di qualunque intesa. E il costo sarebbe più grave proprio per noi”, “la nostra esposizione verso la Grecia è la maggiore in rapporto al Pil, più anche di Germania e Francia” e “un default avrebbe un impatto sul deficit che ci farebbe sballare i conti, ci obbligherebbe a una manovra correttiva e particolarmente rigorosa per scongiurare l’idea che il prossimo, potenziale bersaglio della crisi dell’euro siamo noi”.
Inoltre “vedremmo sfumare in un sol colpo gran parte delle 5 condizioni – petrolio basso, cambio buono, bassi tassi d’interesse, più l’Expo e il Giubileo – di quella insperata congiuntura malgrado la quale assistiamo a una ripresa ancora stentata. Come in un gioco dell’oca torneremmo alle condizioni del 2012. E apriremmo a un’autostrada per l’affermarsi sempre più netto dei populismi nella politica”.
(da “Huffingtonpost”)
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