Destra di Popolo.net

MILANO, RISTORATORI IN RIVOLTA CONTRO EXPO’: “LORO FANNO AFFARI D’ORO, NOI PERDIAMO CLIENTI”

Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile

L’APERTURA SERALE A BASSO PREZZO FA CROLLARE IL FATTURATO DEL 30%

La luna di miele non è neppure iniziata.
Tanto che, due mesi dopo l’inizio di quel matrimonio destinato a durarne sei, per i gestori di ristoranti e locali di Milano, “Expo e la città  sembrano separati in casa”, con il primo coniuge che “stressa l’aspetto affaristico della manifestazione “, e il secondo che “subisce, quasi indifferente, incapace di recuperare il forte ruolo che, invece, gli compete”. Uno scontro frontale.
È questa l’accusa che arriva, durissima, dai commercianti milanesi: che l’evento non solo non stia producendo gli effetti sperati, ma anzi avrebbe ripercussioni negative sugli affari. Ad eccezione di piazza Duomo e della nuova Darsena, in “tutte le altre realtà , comprese alcune zone della movida, i locali hanno visto una diminuzione di fatturato anche del 30 per cento”, in media del 18,3, scandisce il presidente Epam (l’associazione dei pubblici esercizi) Lino Stoppani.
E la colpa sarebbe “dell’apertura serale di Expo “, che sta “avendo un effetto letale sulle nostre attività “. Un evento “troppo commerciale”.
Un po’ meglio andrebbe agli alberghi, con risultati positivi ma non come sperato.
I ristoratori non hanno mai digerito l’Expo by night: la possibilità  con un biglietto serale molto conveniente   –   5 euro invece di 34   –   di entrare dopo le 19.
Un effetto movida ampliato dopo che il commissario Giuseppe Sala ha spostato nel week end le lancette dalle 23 a mezzanotte.
Un’ora in più di spettacoli e affari per i ristoranti dei padiglioni.
Gli ingressi serali rappresenterebbero ormai circa il 15 per cento delle presenze giornaliere.
È anche così che Expo ha archiviato i primi due mesi con “oltre sei milioni di visite”, ha annunciato Sala.
Dai 2,7 milioni di ingressi di maggio ai 3,4 di giugno. Numeri che, per ora, non permettono di immaginare il traguardo finale dei 24 milioni di biglietti.
Ma il commissario festeggia: “Expo è un successo e il livello di soddisfazione è molto alto”.
Anche il premier Matteo Renzi dice: “Expo sta andando benissimo”.
Sala si è inventato iniziative per aprire a tutti e il più possibile le porte: dalle promozioni per i parcheggi alle visite gratis per gli anziani poveri ad agosto.
Tutte criticate dai commercianti. L’affondo dei gestori: “Il Comune non può rimanere insensibile e neutrale”.
Perchè il problema riguarderebbe “la città  che deve contrastare le invasioni di una Organizzazione che ha usato fondi pubblici e quindi non può continuare ad avere una caratterizzazione privatistica del business “.
Ma il Comune, con l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso, replica: “La città  è viva. Aspettiamo i numeri veri”.

Alessia Gallione
(da “La Repubblica“)

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IL FORTINO DI ARCORE E’ DI NUOVO SOTTO ASSEDIO, SULLA CORRUZIONE AI TESTIMONI QUESTA VOLTA RISCHIA GROSSO

Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile

DA QUATTRO MESI HA FINITO I SERVIZI SOCIALI.. ACCUSATO DI AVER CORROTTO I SENATORI E A BARI ACCOMPAGNAMENTO COATTO

Nuovamente Arcore è sotto assedio.
L’illusione di avere ricacciato indietro le procure ha avuto vita brevissima, nemmeno quattro mesi da quando la Suprema corte di Cassazione diede ragione a Silvio proprio su Ruby. Centodieci giorni, per l’esattezza, in cui l’ex Cavaliere è ritornato libero grazie al buon esito dei servizi sociali e ha ricominciato a coltivare propositi politici di «grandeur».
Ma ora Berlusconi torna a sentirsi braccato, come nei suoi incubi più angosciosi.
Tre colpi in rapida sequenza: il primo da Napoli, con la richiesta dei cinque anni di galera per la presunta (tale rimane fino a condanna definitiva) corruzione dei senatori ai tempi di Prodi; il secondo da Bari, con l’ordinanza di accompagnamento coatto davanti ai giudici, in piedi tra le guardie come Pinocchio; infine la mazzata di ieri, a sentire chi se ne intende quella più densa di cupi presagi, forse l’unica potenzialmente in grado di stendere al tappeto un combattente come Berlusconi.
Accusa che in parte poteva essere evitata, poichè fa leva su un peccato d’origine che, tornando indietro, l’uomo forse mai più commetterebbe: quello di presentarsi all’inizio della vicenda Ruby da Vespa e di giurare sui propri figli che solo di feste eleganti si trattò, nulla di «men che commendevole».
Fu un errore tragico di «story telling», come usa dire adesso, perchè il quattro volte premier così mise la propria parola e dunque la sua stessa reputazione nelle mani (e che mani!) di chi partecipava a quei festini.
«Accuse basate sul nulla», è stata ieri la sua reazione a mezzo stampa, «un altro tentativo della procura di Milano» di costruire un teorema come tanti in passato.
Berlusconi viene raccontato come è facile immaginare, cioè costernato e ferito, adirato e avvilito, ma anche pronto a reagire.
Già  confida «nell’imparzialità  e nel buon senso dei magistrati giudicanti, che già », osserva speranzoso nel comunicato, «mi hanno assolto per le stesse vicende con formula piena».
Molto più vibrante il tono dei suoi capigruppo, Romani e Brunetta e Romani, che in una dichiarazione scritta a quattro mani denunciano la «vicenda grottesca», l’«ennesimo processo politico», la «violenza inaudita da parte della Procura».
Tacciono gli avvocati Ghedini e Longo, che in passato sempre si erano fatti sentire: stavolta un atto di eleganza da parte loro, visto tra l’altro che i pm li scagionano dalle accuse.
Anna Maria Bernini, numero due del gruppo senatoriale, coglie un segno di degrado nella conferenza stampa indetta dai pm: «Un tempo i magistrati parlavano per sentenza, adesso invece si pronunciano direttamente davanti alle telecamere…».
Rispetto a occasioni analoghe, non si è udito il coro assordante dei «peones» berlusconiani che nessuno, stavolta, ha sollecitato a dichiarare.
Un tweet del neo-governatore della Liguria Toti («Non riusciamo a diventare un Paese normale»), l’indignazione della Gelmini, la solidarietà  da Ncd di Cicchitto e poco più.
I tempi sono cambiati.

Ugo Magri
(da “la Stampa“)

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IL BAMBINO CHE FA I COMPITI ALLA LUCE DEL LAMPIONE PERCHE’ A CASA NON HA L’ELETTRICITA’

Luglio 2nd, 2015 Riccardo Fucile

C’E SEMPRE UNA STRADA, SE LO SI VUOLE PER DAVVERO

La forza della volontà .
Il desiderio di farcela.
La potenza di un sogno.
C’è tutto questo e molto di più in questa straordinaria immagine: un bambino filippino inginocchiato davanti al suo banchetto, fa i compiti sfruttando solo la luce di un lampione.
Non servono parole per spiegare questa foto, scattata da una ragazza filippina e pubblicata su Facebook.
“Sono stata ispirata da un bambino”, scrive la giovane donna.
E tanto basta affinchè questa immagine diventi un simbolo e venga condivisa da migliaia di persone.
Un messaggio per tutti coloro che ogni giorno affrontano difficoltà  e pensano di non farcela: c’è sempre una strada, se lo si vuole per davvero.
Chi ne ha la possibilità  di studiare, spesso butta via l’occasione.
Poi c’è chi vuole istruirsi a tutti i costi per costrursi un futuro migliore.
Questo bambino che sta facendo commuovere il mondo studia in strada sotto un lampione perchè in casa non ha corrente elettrica.
Inginocchiato sul marciapiede, fa diligentemente i compiti.
Si chiama Daniel, vive a Manila e accompagna spesso la madre che vive di elemosina all’esterno di McDonald’s.
La destra che sogniamo è quella che sappia offrire una opportunità  anche a lui, il merito non ha frontiere e razze.

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GUERRA DI NERVI INTORNO AL REFERENDUM: LA MERKEL CHIUDE, L’EUROPA E’ CON LEI, O LA TESTA DI TSIPRAS O NIENTE

Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile

LA ROTTURA TRA IL PREMIER GRECO E MERKEL PRIMA DELL’EUROGRUPPO

“Ma a che gioco stiamo giocando? Perchè Merkel continua dire che si tratta solo dopo il referendum mentre Juncker propone di trattare? E’ valida o no la proposta di Juncker che abbiamo impacchettato in nottata!?”.
Alexis Tsipras è furioso al telefono con gli interlocutori a Bruxelles.
Tutto si consuma prima della riunione dell’Eurogruppo, fissata in teleconferenza per le 17.30.
Il premier greco ha già  annunciato che parlerà  alla nazione nel primo pomeriggio.
Ma naturalmente, prima di parlare alla tv greca, vuole capire cosa dire, se continuare sulla strada della trattativa in extremis o no. La risposta è il no.
Gliela danno al telefono da Bruxelles, quando è già  fallito anche il tentativo di Francois Hollande di riportare tutti al tavolo prima del referendum e dopo telefonate che vanno avanti da ieri notte.
Prevale la linea dettata da Angela Merkel che, evidentemente, lancia la sua ultima sfida alla Grecia, punta sulla vittoria del sì all’accordo con i creditori per sbarazzarsi del premier greco e del suo governo.
“E noi non ci possiamo far mettere nell’angolo”, conclude Tsipras prima dell’Eurogruppo. Click.
E’ così che intorno alle 16.30 ora italiana, Tsipras pronuncia il suo discorso davanti alle telecamere della tv greca.
Sono falliti tutti i tentativi di trovare un accordo.
Anche la sua ultima lettera di ‘emendamenti’ sulla proposta Juncker è stata rispedita al mittente.
E’ per questo che il premier greco ribadisce quanto deciso lo scorso weekend. Il referendum ci sarà . E i greci sono invitati dal governo a votare no all’accordo proposto dai creditori. Faccia cupa, sfinita.
“Il no non significa dire addio all’Europa”, si sforza di spiegare Tsipras, tentando di confutare le letture di quei leader europei che equiparano il referendum greco ad una partita “euro contro dracma”.
Lo ha fatto il premier Matteo Renzi. E non solo lui.
“No — dice Tsipras — il no significa un ritorno all’Europa dei valori, significa pressione vera per avere un accordo socialmente sostenibile, che non assegni il peso della crisi solo ai pensionati e ai salariati. Un accordo che punisce chi ha approfittato della crisi per fare i soldi a scapito del popolo… So delle difficoltà  della crisi e farò di tutto per assicurarvi che sarà  passeggera. Alcuni dicono che il risultato del referendum è legato con l’uscita dall’euro: quelli che lo dicono lo dicevano anche in passato e creano problemi al popolo e anche all’Ue…”.
Da Atene Tsipras dà  fondo a tutti gli argomenti che ha per la campagna per il no.
A Bruxelles si attende solo la formalizzazione dell’Eurogruppo.
Ma quando i ministri delle Finanze dell’area Euro si riuniscono, non hanno più molto da dirsi. La nuova riunione — come quella di ieri, del resto — dura pochissimo.
Il tempo di formalizzare la linea stabilita dalla Germania. “Non ci sono gli elementi per ulteriori negoziati a questo punto. Non ci saranno colloqui nei prossimi giorni su proposte di accordi finanziari. Aspetteremo l’esito del referendum di domenica e prenderemo atto del risultato di quel referendum”, sentenzia in una nota il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijssembloem.
Fallisce l’ultimo tentativo di Hollande, falliscono i timidi tentativi italiani di arrivare a un compromesso che senta le ragioni di tutti.
“L’uscita della Grecia dall’euro non è mai stata un’opzione in campo”, ha ribadito più volte il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan. “E’ un giorno molto triste per l’Europa – commenta Gianni Pittella, capogruppo del Pse a Strasburgo – Abbiamo fatto tutto quello che potevamo e ancora di più – aggiunge – per cercare di trovare un compromesso ragionevole che potesse aiutare il popolo greco e fosse accettabile per i creditori e l’Ue. Ad ogni modo, Atene non si è approcciata ai negoziati in modo adeguato, sin dall’inizio, sul fronte opposto è sembrato evidente che c’è stato un atteggiamento ostinato da parte di alcuni stati membri. Continueremo a combattere – conclude Pittella – per l’integrità  della zona euro e dell’Europa”.
Ma questa partita, soprattutto nell’ultimo tempo iniziato lo scorso weekend, ha visto solo due giocatori in campo: Tsipras e Merkel.
Spazzato via anche il tentativo del presidente della Commissione Jean Claude Juncker di negoziare in extremis.
Vince la Cancelliera che convince anche il premier italiano Matteo Renzi.
E a questo punto, pianificano da Bruxelles, così come Tsipras si impegnerà  nella sua campagna per il no, dalle cancellerie europee partirà  la campagna mediatica contro il premier greco.
Un tiro al bersaglio mirato a farne un capro espiatorio di tutta la trattativa. La posta in gioco è altissima: dovessero vincere i no, nessuno sa cosa succederebbe.
L’opzione Merkel invece scommette sul sì, per sedersi al tavolo con altri negoziatori, un altro premier.
A Bruxelles questo schema è chiaro a tutti i negoziatori in campo. Tanto che nell’Europarlamento, si racconta tra gli sherpa, si sta già  palesando un fronte trasversale schierato per il no: d’accordo con Tsipras insomma e rancoroso con la Merkel che ha fatto saltare l’ultima chance di intesa.
Chissà . Intanto tutti guardano i sondaggi: a Bruxelles propendono a credere a quelli che danno il sì vincente, naturalmente.
Unica incognita: la chiusura delle banche, decisa dal governo di Atene all’inizio della settimana per mettere al sicuro la liquidità  di emergenza degli istituti.
Peserà  sul voto? E come?

(da “Huffingtonpost”)

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ECCO CHI SONO GLI INVESTITORI PRIVATI CHE DETENGONO IL DEBITO GRECO

Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile

FONDI, BANCHE E ASSICURAZIONI

Se la Grecia dovesse fallire, alcuni clienti di Pimco potrebbero non prenderla tanto bene. Il gestore di fondi, uno dei più grandi del mondo con oltre 1500 miliardi di asset in gestione dei quali circa un terzo in Europa, risulta anche il più esposto sul debito pubblico greco tra i grandi investitori istituzionali.
Dei circa 82 miliardi di titoli di Stato greci ancora in circolazione, quasi uno – dato aggiornato a giugno – è infatti in mano proprio ai fondi del gruppo Pimco.
E si è incrementato nell’ultima fase di oltre 300 milioni di euro.
Al secondo posto un altro grande gestore americano, Putnam, con circa mezzo miliardo di euro nei suoi fondi.
Scarsa, tra gli istituzionali, la presenza dei titoli ellenici nei fondi italiani.
Eurizon aveva, a fine dicembre scorso, 25 milioni di euro di titoli di Stato di Atene. Mentre Generali Fund management aveva ad aprile scorso 9,19 milioni di euro investiti nei Sirtaki-bond.
Diverso il quadro guardando a banche e assicurazioni.
Sono circa 25,8 miliardi di euro i titoli in nei portafogli degli istituti di credito, ma tra questi la quasi totalità  è nei portafogli delle banche greche.
E tra queste spicca Eurobank, che da sola ha in portafoglio 23,5 miliardi di debito pubblico greco.
L’istituto, che durante la crisi ha assorbito TT Hellenic Postbank e Proton Bank, ha asset totali di 77,6 miliardi.
Tra gli stranieri c’è Deutsche Bank, che a marzo scorso risultava avere ancora 108 milioni di euro di titoli greci.
Ma qui spicca la posizione del gruppo Unipol, che aveva a fine dicembre scorso circa 100 milioni di debito greco, iscritto a bilancio per 76,2 milioni di euro.
Una posizione completamente liquidata nel corso del primo trimestre, fa sapere la compagnia bolognese, senza registrare minusvalenze.

Gianluca Paolucci
(da “La Stampa”)

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CINQUESTELLE, CRESCE LA FRONDA CONTRO IL DIRETTORIO DOPO LA RETROMARCIA SULLA LOQUENZI

Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile

CORRONO LE ACCUSE DI “VIGLIACCHI E VOLTAGABBANA”

C’è un nesso fra il timing dell’annuncio della trasferta greca di Beppe Grillo e la riunione dei deputati del Movimento 5 stelle chiamati a fare harakiri e a votare contro se stessi per confermare Ilaria Loquenzi capo della comunicazione una settimana dopo averla sfiduciata.
La scelta di un orario tardo, dopo i tg delle 20, quasi oltre tempo massimo per la chiusura di alcune agenzie di stampa, è stato calcolato per togliere respiro – leggasi spazio nella foliazione e minutaggio nei telegiornali – alla giravolta dell’intero gruppo di Montecitorio.
Una non votazione, un via libera all’unanimità , al capo dello staff indicato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
E che, da regolamento, non doveva essere discusso.
E invece il pollice verso era arrivato, con 26 voti contro una manciata di contrari e astenuti a tagliare la testa al vertice dello staff della Camera.
L’ira del cofondatore, che aveva meditato post di fuoco a caldo, si è diluita in un pressing costante.
Sul Direttorio, in primis, considerato troppo tiepido, persino inadeguato, a gestira la prima vera grana interna dal suo insediamento.
Ai vertici del gruppo parlamentare, che in molti accreditano come i primi che volevano la sostituzione della Loquenzi, con una lettera lapalissiana in cui sono state messe in chiaro le regole interne già  note e arcinote.
E con alcuni deputati singolarmente presi, considerati pontieri fra le due anime del Movimento.
Ieri Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista e un po’ tutti i componenti del Direttorio hanno condotto una evidente operazione di moral suasion fra i colleghi.
Arrivando a tarda sera ad incassare i desiderata di Milano attraverso una delibera all’unanimità  senza una conta che sarebbe stata lacerante.
Tecnicamente, la questione è stata risolta. Ma politicamente il tentativo di sconfessione di Casaleggio e la frettolosa retromarcia hanno lasciato il segno.
Nelle chat interne chi caldeggiava l’addio della Loquenzi è ancora stamattina prodigo di accuse contro i colleghi: “Vigliacchi”, “Voltagabbana”.
In parte è una richiesta di recisione del cordone ombelicale da Milano.
In parte è anche insofferenza nei confronti del Direttorio, della sua visibilità  mediatica, della sua prerogativa di interlocuzione con i due leader.
Stamattina proprio Di Battista ha preannunciato un “allargamento” della squadra dei cinque.
In ballo c’è la richiesta di alcuni di essere più visibili per garantirsi un audience tale da rendere sicura una prossima elezione.
Tanto che è bastata la minaccia di “non ricandidare” i riottosi a innescare la più frettolosa delle retromarce.

(da “Huffingtonpost“)

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DELLA VALLE: “L’ESPERIENZA DI RENZI E’ FINITA, MATTARELLA NE PRENDA ATTO”

Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile

PER IL PATRON DI TOD’S IL PREMIER HA FALLITO

“Mi dispiace ammetterlo ma credo che questa sia un’esperienza governativa arrivata un po’ alla fine”.
Così il patron di Tod’s, Diego Della Valle.
“Credo che il presidente della Repubblica debba prendere atto che c’è un governo non votato dal popolo e in assoluto affanno, ma non si può andare a votare ora”, aggiunge Della Valle.
“Non si può andare avanti con un governo che non può fare le cose per mille motivi – aggiunge l’imprenditore marchigiano a margine del ‘Milano Fashion Global Summit 2015’ – oggi ci vuole un governo di persone che sappiano fare le cose essenziali che servono e che ci porti al 2018, quando andremo finalmente a votare le persone che ci scegliamo”.
“C’è bisogno di gente competente con dei curricula validi, non mettiamo amici e amici degli amici”, conclude Della Valle.
Anche Piersilvio Berlusconi, inizialmente benevolo nei confronti del governo Renzi, oggi parla di un rallentamento dell’esecutivo.
Il governo, ha affermato – riprenda “un’azione decisa e ispirata alle riforme”.
“Siamo ancora dentro la crisi più lunga che l’Italia abbia mai vissuto – ha detto -. Un anno fa avevo detto di tifare per la fretta del Governo Renzi, oggi mi sembra che le tante annunciate misure economiche abbiano subito un forte rallentamento. Da italiano e da imprenditore voglio e devo avere fiducia. Spero e credo che il nostro Governo voglia riprendere un’azione decisa e ispirata proprio alle riforme”.
Su cosa si aspetti, ha chiosato: “Vorrei – ha aggiunto a margine – che il Governo facesse almeno il 50% delle cose che ha dichiarato in termini di intenzione”.

(da “Huffingtonpost”)

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TOTI INIZIA IN GLORIA: A UN INQUISITO LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA LIGURIA

Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile

IL LEGHISTA BRUZZONE DEVE RISPONDERE DI PECULATO PER I RIMBORSI PAZZI: LA SCELTA GIUSTA PER LA CARICA ISTITUZIONALE… LA CLASSE NON E’ ACQUA: SI E’ PURE VOTATO DA SOLO… ESCLUSI INGIUSTAMENTE I GRILLINI: GLI ALTRI DUE POSTI AL PD E A FORZA ITALIA

È iniziata la decima legislatura della Regione Liguria con la riunione del primo consiglio regionale del nuovo presidente Giovanni Toti.
Il leghista inquisito per peculato Francesco Bruzzone è stato eletto presidente del consiglio regionale della Liguria, mentre Pippo Rossetti (Pd) è stato eletto vicepresidente.
Lo ha sancito il voto dell’assemblea. Per Bruzzone 16 voti a favore (centrodestra compatto, aveva a disposizione 16 voti, il leghista si è votato pure da solo), per Rossetti nove, tutti i consiglieri del Pd più il voto del consigliere di Rete a Sinistra Gianni Pastorino.
Per Alice Salvatore (M5S) sei i voti dei consiglieri pentastellati.
Il consigliere regionale di Forza Italia Claudio Muzio è stato eletto segretario dell’Ufficio di presidenza della Regione Liguria.
Muzio ha ottenuto 16 voti a favore, Alice Salvatore (M5S) ha ottenuto 6 voti, 9 le schede bianche del Pd.
L’ufficio di presidenza risulta così composto da Francesco Bruzzone, Pippo Rossetti e Claudio Muzio.
La logica avrebbe voluto che se la presidenza toccava al centrodestra, i due vice fossero un Pd e un grillino, naggiori partiti di opposizione.

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RUBY TER, CHIESTA AUTORIZZAZIONE A PROCEDERE PER LA RONZULLI

Luglio 1st, 2015 Riccardo Fucile

IL CASO IN EUROPA: ACCUSATA DI FALSA TESTIMONIANZA

La Procura di Milano ha deciso di chiedere al Parlamento Europeo l’autorizzazione a procedere nei confronti di Licia Ronzulli, finita indagata nell’inchiesta Ruby ter, per aver reso falsa testimonianza in aula al processo milanese a carico di Silvio Berlusconi quando era ancora eurodeputata.
Anche per lei vale quello che vale per i 33 indagati nel filone delle testimoni pagati per il loro silenzio: avrebbe taciuto su quanto avveniva nelle residenze del premier, mentendo così in aula.
Il nome dell’azzurra non compare tra quelli per cui il procuratore aggiunto Pietro Forno e i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio hanno chiuso le indagini.
La sua posizione è stata stralciata, non in vista della richiesta di archiviazione – come nel caso degli avvocati dell’ex premier Niccolò Ghedini e Piero Longo –   ma per avanzare una richiesta a Strasburgo per poter poi chiedere, nel caso fosse accolta, il processo per la ex europarlamentare di Fi.
La Ronzulli è stata molto vicina a Berlusconi ai tempi delle feste.
E il suo nome compare anche nelle carte dell’inchiesta barese sulle escort di Gianpaolo Tarantini.
E proprio alla Procura di Bari i magistrati milanesi hanno chiesto la copia degli atti del procedimento ‘Escort’ a carico di Gianpi, Sabina Began e altri per approfondire i motivi per cui la Barbara Guerra, citata come teste dell’accusa, più volte non si è presentata in aula e si è resa irreperibile.
Gli inquirenti e gli investigatori milanesi che hanno appena chiuso l’indagine sono convinti infatti che la Guerra e un’altra delle ragazze ospiti di Berlusconi, Iris Berardi, sarebbero state pagate da Silvio Berlusconi per ritirare la costituzione di parte civile nel processo Ruby bis a carico di Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti e non testimoniare in aula.
Il procuratore aggiunto Pietro Forno e i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio, tra gli atti depositati ai 34 indagati – dei quali l’ex premier, 21 ragazze compresa ‘Rubacuori’, Mariano Apicella e Danilo Mariani e l’avvocato Luca Giuliante sono accusati di corruzione in atti giudiziari, mentre gli altri rispondono di falsa testimonianza – hanno inserito anche prove documentali che dimostrerebbero che la show girl barese e la modella brasiliana avessero ricevuto una lauta ‘ricompensa’ per uscire dal processo con al centro le feste a luci rosse ad Arcore come parte civile e dribblare la deposizione, come poi hanno fatto.
Anzi come si legge nelle carte l’ipotesi è che la soubrette si fosse “consultata” con la Berardi sull'”opportunità ” di costituirsi parte civile poi ottenere del denaro per cambiare ‘rotta’ processuale.
Nell’indagine milanese ci sono intercettazioni telefoniche in cui Iris Berardi e Barbara Guerra nel 2012 chiedevano direttamente a Berlusconi soldi in cambio del loro silenzio (su questo capitolo è stata trasmessa al gip una richiesta di autorizzazione all’utilizzo da inoltrare al Parlamento).
Al momento, come si legge nel capo di imputazione, la prima ha ricevuto dal leader di Forza Italia 147.500 euro, la concessione in comodato gratuito di un appartamento a Milano 2 di proprietà  dell’Immobiliare Idra di Berlusconi e contratti fittizi di lavoro per circa 60 mila euro. La Guerra, invece, ha ricevuto 235.000 euro e una villa a Bareggio, in provincia di Milano, del valore di 870 mila euro.

(da “La Repubblica”)

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