Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
ERANO LE OPERE PREVISTE DAL DOSSIER OLIMPICO: ORA PER PAGARLE VIRGINIA DOVRA’ CHIEDERE CONSIGLIO A PREVITI O AL RE DELLA MONNEZZA?
Le vele di Calatrava
Il progetto della «Città dello Sport» dell’archistar spagnola Santiago Calatrava fu pensato nel 2005 per accogliere, quattro anni dopo, i Mondiali di nuoto nell’area dell’Università di Tor Vergata.
L’opera, però, è incompiuta e lo scheletro dello stadio del nuoto ( soprannominato le «Vele» ) che svetta sul panorama è emblema dell’abbandono.
Grazie alle Olimpiadi sarebbero dovuti arrivare circa 400 milioni di euro per completare l’opera (Calatrava era già pronto a rivedere al ribasso il progetto) e, l’intera area di Tor Vergata avrebbe ospitato il villaggio da 17.000 posti letto (con la successiva trasformazione in campus universitario) e il velodromo.
Dopo il no all’Olimpiade, la Raggi assicura: «Sistemeremo gli impianti esistenti:”
«Ho parlato con il rettore di Tor Vergata – ribatte il presidente del Coni, Giovanni Malagò – e non è come dice Raggi. È stato chiesto un finanziamento alla Bei (Banca europea per gli investimenti, ndr) che però è stato rifiutato». Rischia di restare un costoso incompiuto
Stadio Flaminio in abbandono
Inaugurato nel 1959, lo stadio Flaminio è stato progettato da Antonio Nervi con la collaborazione del padre Pier Luigi. Ospitò le partite del torneo olimpico di Roma1960 e poi fu utilizzato prevalentemente per le partite di rugby (nonchè per ospitare grandi concerti come quello di David Bowie e U2 nel 1987).
Oggi è in stato di abbandono – ridotto a distesa di sterpaglie e strutture pericolanti – dopo che in tanti hanno cercato invano di farlo rinascere: prima il Coni, con la a concessione al rugby e poi il transito dalla Figc, quindi il ritorno in Campidoglio senza un effettivo stop al degrado.
Il Comitato promotore di Roma 2024 aveva previsto un budget low cost da 5,3 miliardi di euro per gli impianti sportivi, di cui 3,2 a copertura dei costi di gestione e organizzazione dei Giochi e 2,1 per la costruzione o il rifacimento degli impianti permanenti (proprio come il Flaminio, in cima alla lista).
Per rimettere a posto l’impianto servono almeno 20 milioni che, al momento, il Comune non può tirare fuori.
Il raddoppio di Fiumicino
Il dossier di Roma 2024 prevedeva anche il raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino realizzato proprio in occasione delle Olimpiadi del 1960 (anche se fu inaugurato in ritardo).
Che ne sarà ora del progetto di allargamento dello scalo?
Tramvia della Musica
Tra le opere infrastrutturali promesse alla città dal Comitato promotore di Roma2024 c’è anche il finanziamento della Tramvia della Musica: un percorso di 5,9 km (e un budget di 45 milioni di euro) che servirà l’area Foro Italico e che collegherà Prati a Parioli, passando per viale Angelico e il Ponte della Musica e l’Auditorium con una media di 85mila passeggeri al giorno.
Il Campidoglio prevede di realizzarla tra il 2018 e 2022: ma senza il contributo olimpico, ora tutto sarà a carico del Comune che dovrà reperire risorse e portare avanti il progetto.
Metro C più lunga
La più importante delle opere infrastrutturali in ballo è senza dubbio il completamento della Linea C della metropolitana (compreso l’asse Lodi-Colosseo), prevista già dal piano del Campidoglio Con i giochi, secondo il dossier, sarebbe stato previsto un prolungamento: i capolinea della metro C sarebbero arrivati a servire Tor Vergata e la Farnesina, ovvero i due poli olimpici(Villaggio Olimpico e Stadio Olimpico).
Anche qui, il Campidoglio resta solo: senza i finanziamenti di Roma2024, il progetto risulta davvero oneroso per le casse comunali. Da ricordare che la metro C è la più costosa al mondo: iniziata nel 2006 è ancora in fase di realizzazione per ritardi che nel tempo si sono accumulati.
La cittadella paralimpica
Dicendo no alle Olimpiadi, la Raggi ha comunque garantito che «il Tre Fontane dei Mondiali di Nuoto diventerà un impianto paralimpico». L’impianto dell’Eur ( che fino al 2011 ospitava le gare della Rugby Roma) si trasformerà nella «Cittadella dello Sport disabili»: in realtà , già nel 2008 Luca Pancalli, presidente del Comitato paralimpico (nonchè uno dei principali artefici della candidatura appena bocciata da Raggi) aveva ottenuto un finanziamento di 15 milioni per la realizzazione del progetto, la Raggi non c’entra.
Lo stadio della Roma
Nel dossier olimpico c’è anche il nuovo stadio della Roma che dovrà sorgere a Tor di Valle: un investimento da 1,7 miliardi di euro (allo stato attuale dei lavori sono stati spesi 60 milioni) totalmente a carico dei privati, di cui 440 milioni per le infrastrutture necessarie come il raddoppio della Via del Mare e dell’Ostiense.
La nuova arena è prevista nella primavera del 2019 (se tutto andrà bene). L’iter, infatti, è molto lungo e ora – dopo il no ai Giochi – la Raggi prova a strappare alla dirigenza della squadra giallorossa qualcosa in più. La scorsa settimana, al presidente James Pallotta che cercava garanzie sull’inizio dei lavori, la sindaca ha chiesto un aiuto per un intervento ad ampio spettro sugli impianti comunali.
Una condizione che, a quanto sembra, non è piaciuta agli americani.
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
L’AVVENIRE MASSACRA LA RAGGI: “HA CAMBIATO IL MOTTO OLIMPICO: ORA L’IMPORTANTE E’ NON PARTECIPARE”
Come avevamo scritto ieri (e come i media italiani continuano a far finta di nulla sui reali motivi che
hanno spinto il comitato d’affari M5S a rinunciare a correre per i Giochi olimpici 2024 per fare un favore alla candidata Usa) la decisione della Raggi di stoppare la candidatura di Roma fa esultare le dirigenze politiche ed economiche di Oltreoceano.
Brinda il Los Angeles Times, secondo cui grazie al rifiuto della Raggi, Los Angeles, in corsa per io giochi del 2024, “ha un rivale in meno”.
“Il sindaco populista stronca il sogno olimpico della città “, titola il Financial Times, segnalando l’anomalia italiana.
“Roma città chiusa”. È il titolo di apertura di Avvenire all’indomani del no del sindaco di Roma, Virginia Raggi, alle Olimpiadi. Per il giornale dei vescovi, “il no di roma alle olimpiadi del 2024 è “una politica senza ali”.
Il giornale della conferenza episcopale italiana scrive, in un corsivo i prima pagina, che “Roma, che è dotata di ali d’aquila fin dai tempi dell’impero, stavolta non ha neanche provato a spiccare il volo. L’anno scorso di questi tempi, quando la candidatura fu ufficializzata dall’allora sindaco Ignazio Marino e la città era ancora sottosopra per lo tsunami di ‘mafia capitale’, avemmo modo di scrivere: ‘dopo aver toccato il fondo, sprofondando in melmosi mondi ‘di mezzo e ‘di sotto’, è ora che Roma si dia lo slancio per tornare in superficie.
Almeno per partecipare con onore, nello spirito del Barone de Coubertin’. Invece ieri è stato deciso che l’importante è non partecipare”.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
“AVREBBE AVVICINATO PIU’ GIOVANI ALLO SPORT, TOGLIENDOLI DALLE STRADE”
Unanime è il disappunto fra gli azzurri protagonisti delle recenti Olimpiadi e Paralimpiadi di Rio.
«Abbiamo perso una grande occasione – dice con rabbia Elisa Di Francisca, 34 anni, argento nel fioretto -. Sarebbe stato un modo per far capire che l’Italia c’è, ci prova, non è solo chiacchiere e distintivo, come si dice. Lo sport è meritocrazia, vivere sano, esempio per i ragazzi, voglia di crederci sempre. E invece… I 5 Stelle ce l’hanno col sistema che ritengono sbagliato, ma la sindaca doveva almeno andare all’incontro con Malagò e argomentare la propria decisione. Cattedrali nel deserto a Roma? Lobby dei costruttori? Basta piangere sul latte versato! Le cose si possono fare anche in un altra modo, era l’occasione per dimostrarlo. Barcellona, Londra e Torino sono cambiate in meglio dopo i Giochi. La Raggi ha spento un sogno e negato una festa».
Non si era illuso invece Sandro Campagna, 53enne ct del Settebello di pallanuoto che a Rio ha conquistato il bronzo: «Si sapeva da aprile che la Raggi non avrebbe appoggiato i Giochi e così è stato. Speravamo in uno spiraglio, invece la chiusura è stata netta. Ero ct della Grecia nel 2004 quando ci furono le Olimpiadi di Atene, quindi so che cosa vuol dire vivere i Giochi dal di dentro. Se Roma avesse vinto la corsa per i Giochi 2014, l’Italia avrebbe potuto schierare come Paese ospitante anche più Nazionali e atleti, dando una chance unica a tantissimi azzurri. Sarebbe stata un’opportunità per cancellare l’immagine di un Paese vittima di lobby e corruzione, del resto non mi sembra che l’Expo di Milano sia andata così male. Mi piange il cuore anche perchè a Roma 2024 magari avrei chiuso a 61 anni la mia carriera».
Realista ma molto dispiaciuta Diana Bacosi, 33 anni, oro a Rio nello skeet del tiro a volo: «Speravo che la sindaca potesse ripensarci, magari sentendo le esperienze di noi olimpionici che abbiamo firmato una lettera-appello. Ho respirato l’aria magica di Rio, una città che sicuramente ha grossi problemi ma ha saputo organizzare bellissimi Giochi. Roma 2024 poteva essere l’occasione per ridare luce all’Italia e invece…».
A Rio il judoka piemontese Fabio Basile, 21 anni, ha vinto lo storico oro n. 200 per l’Italia nella storia dei Giochi: «Ero entusiasta di Roma 2024 perchè far vedere un’Olimpiade dal vivo sarebbe stato un ottimo stimolo per avvicinare tanti ragazzini allo sport e, in alcuni casi, per levarli dalla strada. La sindaca Raggi avrà i suoi motivi, non mi intendo di politica, ma ho la sensazione che si sia persa un’occasione e una straordinaria vetrina anche per gli sport cosiddetti minori».
Candidare Milano o Napoli
Un altro olimpionico azzurro 2016 è Daniele Garozzo, 24enne siciliano, oro nel fioretto individuale: «Ho voluto gridare al mondo sui social il mio dispiacere. Era un progetto che coinvolgeva più città , da Torino a Palermo, passando per Cagliari. Questo no fa male, Roma si sarebbe dimostrata capace di gestire un’Olimpiade. Riflettiamoci e magari pensiamo a una candidatura di Milano o Napoli per i Giochi 2028».
Elia Viviani, 27enne olimpionico nell’omnium di ciclismo su pista, non ha gradito come la Raggi ha annunciato il suo no: «C’è modo e modo, ma la sindaca non mi è piaciuta. E bisognava pensarci prima. Mi dispiace molto, avrei potuto chiudere la mia carriera proprio a Roma 2014. Io giro il mondo per tutto l’anno e vi assicuro che dal punto di vista organizzativo l’Italia non teme confronti con gli altri Paesi».
Giorgio Viberti
(da “La Stampa”)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
LA SINDACA HA DISERTATO APPUNTAMENTO CON IL CONI ADDUCENDO IMPEGNI ISTITUZIONALI CON DELRIO… LA SINDACO BUGIARDA ERA AL RISTORANTE CON AMICI
Roma fino a ieri aveva un sindaco che non ha ancora spiegato come ha fatto ad avere una
consulenza legale dalla Asl di Civitavecchia senza essere iscritta nell’apposito albo cui la Asl era obbligata ad attingere.
Vicenda per la quale deve rispondere la dirigente Asl che le ha assegnato l’incarico e che casualmente è la madre di una parlamentare Cinquestelle.
Da ieri Roma ha anche ufficialmente una sindaca bugiarda.
“Avevo un impegno istituzionale”.
In conferenza stampa ha risposto così la sindaca di Roma Virginia Raggi a chi le chiedeva lumi sul ritardo di 37 minuti all’appuntamento con Giovanni Malagò e la delegazione del Coni, per parlare della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.
Una versione che, tuttavia, viene smentita da tre foto pubblicate in esclusiva dal Corriere dello Sport.
Nei tre scatti si vede Raggi a pranzo con due persone in un ristorante in Via dei Mille, alle 14.15, a pochi minuti dall’incontro (mai avvenuto) in programma alle 14.30.
In altri Paesi civili un sindaco che mente sarebbe già stata costretta alle dimissioni, non solo per manifesta incapacità , ma anche per il fatto di aver mentito spudoratamente.
In Italia ci sono ancora dei coglioni che la difendono.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
MALAGO’ NON FA SCONTI: “AVEVAMO CHIESTO ALLA RAGGI DI GOVERNARE IL PROGETTO, SI E’ TIRATA INDIETRO PER NON ASSUMERSI RESPONSABILITA'”
“Formalmente non è finita, ma nella sostanza quando un’amministrazione comunale fa venire meno la candidatura è chiaro che questo non è visto bene dalla comunità internazionale”.
Parla così il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ai microfoni di “Radio Anch’io” su Radio1, all’indomani della decisione di Virginia Raggi, sindaca di Roma, di dire no alla candidatura per le Olimpiadi del 2024.
E aggiunge: “Oggi qualsiasi opera pubblica richiede un investimento, questa Amministrazione comunale aveva il diritto e il dovere di supervisionare, alla Raggi abbiamo detto ‘assumiti la governance e governa il processo'”
Oggi il numero uno dello sport italiano potrebbe vedere Renzi per un incontro su sport e periferie già programmato ed alle 14 sarà impegnato in una conferenza stampa al Coni sugli Europei del 2020 con il neo presidente dell’Uefa Ceferin ed alla quale dovrebbe esserci anche la Raggi.
Sui soldi fin qui spesi dal comitato promotore Roma2024 e su un eventuale danno erariale, Malagò ha precisato:”Noi siamo un ente pubblico, tutte le spese sono online, e si tratta di fondi del Governo. Dico che se qualcuno chiede perchè questi soldi sono stati spesi è chiaro che dovremo rimandare la domanda a chi sta bloccando una candidatura, visto che tuttora siamo ufficialmente candidati con il sostegno formale di tutti. In ogni caso, se si vuole controllare come sono stati spesi fin qui i soldi può controlla da subito” ha detto Malagò.
Una risposta a Di Battista che aveva chiesto conto delle spese, senza neanche sapere che sono on line.
E sulla vana attesa di ieri nell’anticamera della sindaca – era a pranzo in una trattoria mentre il presidente del Coni l’aspettava, Malagò ha aggiunto:”Io mi occupo 16 ore al giorno, da volontario, di sport. Mi aspettavo con speranza che l’amministrazione comunale accettasse con slancio questa opportunità , allo sport interessa organizzare al meglio un evento sportivo e dare una mano alla città piena di problemi. D’altra parte, qualsiasi opera pubblica oggi richiede un investimento. Noi abbiamo presentato un progetto che desse speranza e obiettivo ai giovani. Referendum? Andava fatto prima, ma non abbiamo problemi a confrontarci, anche perchè sappiamo benissimo che i numeri sono a nostro favore. I numeri che vengono sventolati sui costi e le incidenze, riguardano le edizioni del passato, noi siamo candidati perchè sono cambiate le regole del gioco della candidatura”.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
I GRILLINI DA CAMPIONI DELLA TRASPARENZA E DEL REFERENDUM POPOLARE A POLITICI CHE FUGGONO E SI NASCONDONO COME I LADRI DI PISA
Erano i campioni dello streaming. Brandivano le dirette di riunioni e di incontri più o meno segreti come
una clava con cui bastonare la “vecchia politica”, i partiti accusati di tutti i mali che affliggono l’Italia.
Ve li ricordati i poveri Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta costretti a subire le umiliazioni di consultazioni senza precedenti nella storia della Repubblica?
E l’urlo di Matteo Renzi “Beppe esci da questo blog”?
Avevano promesso di aprire il parlamento come una scatola di tonno e di portare la trasparenza nelle segrete stanze del potere.
Avevano promesso di consultare i cittadini per tutte le scelte più importanti, dal candidato al Quirinale ai traditori da espellere dal movimento.
Erano tutto questo. E forse lo saranno ancora. Ma l’eccezione (che conferma la regola?) c’è stata. E non poteva essere più dirompente.
Anche perchè, se la politica arretra davanti alla violenza mediatica del M5S, il Presidente del Coni Giovanni Malagò rilancia: “a grillino, grillino e mezzo”.
Così, dopo aver inseguito il sindaco Raggi per settimane e mesi, alla ricerca di un confronto sulle Olimpiadi che alla fine non c’è mai stato, ha chiesto che l’incontro, finalmente concesso a ridosso della conferenza stampa, fosse trasmesso in streaming. Un vero colpo basso per i cinque stelle che in genere sono abituati a rivendicare la trasparenza, non a subirla.
Un colpo basso a cui i grillini hanno reagito commettendo un passo falso (forse l’ennesimo in questa triste vicenda), rifiutando che telecamere e web dessero conto della fatidica riunione.
E allora la domanda sorge spontanea: che avrebbero detto loro se fosse accaduto l’inverso, se fosse stato il Coni a rifiutare la trasparenza?
Ma non finisce qui. In campagna elettorale, la futura sindaca Raggi aveva promesso che a decidere sarebbero stati i cittadini romani con un referendum. Bene.
E poi cos’è successo (per dirla con i Tiromancino)? Che il referendum non c’è stato. Che i romani, prima della conferenza stampa in cui Raggi ha emesso la sua sentenza di condanna a morte delle Olimpiadi, non hanno avuto la possibilità di sapere cosa pensasse il loro sindaco dei Giochi, se non da più o meno ben informati retroscena.
E che l’incontro con il Coni è saltato perchè il primo cittadino si è fatto attendere per quasi un’ora (ufficialmente a un incontro con il ministro Delrio, si è fatta poi beccare dai fotografi “attovagliata” in una trattoria romana).
Per carità , le belle donne possono anche farsi attendere, ma non quando rappresentano le istituzioni e soprattutto milioni di cittadini romani.
Bucare quell’appuntamento ha dato il senso dell’ennesima sgrammaticatura in una vicenda che fa acqua da tutte le parti.
E allora viene da chiedersi se sia solo un pasticciaccio brutto o una precisa strategia. Se il futuro di Roma (in attesa da 21 giorni dell’Assessore che dovrà occuparsi del suo disastrato bilancio) sarà di dialogo e confronto o di fuga e silenzio.
E, soprattutto, se mai qualcuno degli alfieri della trasparenza vorrà spiegarci cosa è successo davvero.
Speriamo solo di non doverlo scoprire attraverso l’ennesima, anonima pubblicazione di mail rubate.
Myrta Merlino
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 22nd, 2016 Riccardo Fucile
NELL’OPUSCOLO DEL MINISTERO LE CATTIVE ABITUDINI RAPPRESENTATE COME RAGAZZI NERI: IL MINISTRO REVOCA IL MANDATO AL DIRETTORE DELLA COMUNICAZIONE
Cicogne, clessidre, banane avvizzite, ansia da figlio unico. E adesso un opuscolo informativo che sa di razzismo. E che dopo una giornata di polemiche viene ritirato. Sembra non avere fine il pasticcio comunicativo intorno al ‘fertility day’.
Dopo le critiche suscitate dalla prima versione della campagna pro-nascite voluta dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, si era deciso di virare l’iniziativa su prevenzione e stili di vita sani.
Un messaggio più ecumenico e scientifico, che avrebbe dovuto mettere d’accordo un po’ tutti. Peccato che in uno degli opuscoli del ministero dedicati al binomio vita sana-fertilità , questo rapporto venga tradotto iconograficamente in un confronto bianchi contro neri: da un lato ragazzi biondi e sorridenti ad illustrare le “buone abitudini da promuovere”.
Dall’altro giovani neri con le treccine a rappresentare i “cattivi compagni da abbandonare”. E sui social è di nuovo bufera.
Il ministero si è difeso: “Quello nella foto per noi non è un ‘nero’ ma un ragazzo come gli altri”.
Ma poi in serata l’annuncio: l’opuscolo viene ritirato e viene aperta un’indagine interna. Lorenzin revoca inoltre il mandato al direttore generale per la comunicazione del ministero.
Facciamo un passo indietro.
Il 28 luglio 2016, il Consiglio dei ministri approva la proposta della ministra Lorenzin di istituire per il 22 settembre di ogni anno una giornata nazionale dedicata all’informazione sulla fertilità umana, accompagnata però da una campagna di comunicazione che chiede alle donne di fare più figli e farli presto, scatenando accese polemiche sui social.
L’immagine più criticata è quella di una ragazza con una clessidra in mano, a simboleggiare la corsa inarrestabile dell’orologio biologico. La contestazione sale al punto che il 1° settembre lo stesso Matteo Renzi prende le distanze dalla campagna pubblicitaria (“Non ne sapevo niente – dichiara il premier – e non conosco nessuno dei miei amici che fa un figlio perchè vede un cartellone pubblicitario”).
E la ministra decide ritirare le cartoline sgradite, sostituendole con altre senza immagini. Oggi, però, emerge il nuovo scivolone.
Monica Rubino
(da “La Repubblica”)
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Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
LA SINDACA SI APPELLA AI VOTI RICEVUTI AL BALLOTTAGGIO MA LA REALTA’ E’ BEN DIVERSA: LEI AVEVA DETTO CHE AVREBBE FATTO UN REFERENDUM E DI MAIO AVEVA SOSTENUTO IL SI’…E I SONDAGGI OGGI DICONO CHE L’85% DEI ROMANI VUOLE I GIOCHI
«Il 70 per cento romani ha già detto no a queste Olimpiadi durante il ballottaggio delle elezioni
amministrative»: difende così, Virginia Raggi, il suo rifiuto alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.
Il ragionamento non fa una grinza: avevamo detto di non essere d’accordo, ci hanno votati, quindi siamo coerenti con le idee che ci hanno fatto vincere.
Peccato che non sia andata così.
Tanto per cominciare Virginia Raggi, prima del ballottaggio non solo non ha detto di essere contraria ma aveva annunciato un referendum consultivo per chiedere ai romani.
Lo aveva detto durante il confronto con Roberto Giachetti in diretta su Sky Tg24 e online c’è ancora il video che ne dà prova.
Quindi no: i romani non hanno detto no votando Virginia Raggi perchè non faceva parte del suo programma dire no a prescindere alle Olimpiadi.
Tra l’altro, ricordiamo che qualche mese prima Luigi Di Maio, il principale sponsor della sindaca grillina, aveva detto in un’intervista che se il Movimento avesse vinto si sarebbe speso per portare le Olimpiadi a Roma.
Ma c’è dell’altro. I romani, anche se non pubblicamente come forse avrebbero voluto, si sono espressi a favore delle Olimpiadi in più occasioni.
Dall’inizio dell’anno quasi tutti i sondaggi pubblicati online testimoniano il sì dei cittadini della Capitale ai Giochi. In alcuni casi con maggioranze schiaccianti.
Proprio per il 22 settembre, tra l’altro, è in programma la presentazione in Campidoglio di un ultimo sondaggio realizzato dal Codacons (l’associazione dei consumatori, non delle lobby del cemento) secondo cui addirittura l’85% dei romani è a favore delle Olimpiadi.
C’è poi da fare un’ulteriore precisazione alle parole della sindaca Raggi: al ballottaggio delle amministrative 2016 ha votato il 50,19% dei romani.
Sorvolando sul mancato obiettivo del Movimento 5 Stelle di riportare gli italiani alle urne (alle scorse elezioni aveva votato il 52,81% degli aventi diritto) bisognerebbe ricordare a Virginia Raggi che il sindaco è di tutti i romani e non solo di quelli che l’hanno votata.
Perchè i sondaggi si fanno su tutti i cittadini e non solo su quelli che si recano alle urne.
Forse, se la sindaca avesse tenuto fede alla promessa fatta in campagna elettorale, avrebbe scoperto che dire sempre no non è così popolare come si potrebbe pensare.
Francesco Zaffarano
(da “La Stampa”)
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Settembre 21st, 2016 Riccardo Fucile
LE MOSSE PER NON DOVER ABBANDONARE LA CANDIDATURA
E adesso? Adesso Roma può andare avanti da sola? Una sola parola: “Vediamo…”.
E’ ancora mattina presto, Giovanni Malagò arriva a passo spedito al Coni: sa già che Raggi gli avrebbe detto no, nell’incontro previsto nel primo pomeriggio saltato però dopo che la delegazione del Coni aveva lasciato il Campidoglio: il n.1 dello sport italiano se ne è andato dopo aver fatto 37 minuti di anticamera nell’attesa, vana, dell’arrivo della sindaca.
Malagò non è certo un tipo che si arrende facilmente, e studia qualsiasi soluzione, anche perchè rinunciare a questa candidatura gli sembra davvero un delitto.
Come ha confidato agli amici: “Se si affonda, è solo per la politica; noi siamo i più forti…”.
E’ convinto che Roma stia davanti a Los Angeles e Parigi, e che questa, l’ha detto, sia “davvero un’occasione unica”.
Ma è anche convinto che non avrebbe senso andare avanti con una candidatura “zoppa”, e paradossalmente forse è meglio che il no sia arrivato adesso.
Sì, perchè altissimo sarebbe il rischio di critiche nei confronti del presidente del Coni se Roma indebolita, fiaccata, litigiosa, fosse andata a perdere il 13 settembre del prossimo anno.
Qualcuno potrebbe imputargli di aver speso male i 35 milioni di euro messi a disposizione dal governo.
E quindi se si va avanti, lo si fa soltanto con tutte le forze, con una dossier serio (come quello attuale), con un Comitato olimpico stimato e rispettato nel mondo, con tre membri Cio (Carraro, Pescante e Ferriani) che ben conoscono i meccanismi che portano all’assegnazione di un’Olimpiade.
Il lavoro di lobby è decisivo, più del dossier. Per questo quando Malagò ci sussurra quel “vediamo”, significa che adesso vorrà analizzare coi suoi, ma ancor prima con Matteo Renzi, se davvero vale la pena di continuare a coltivare il sogno senza il consenso di Raggi.
Anche perchè dalle parti di Palazzo H e dintorni, c’è la convinzione che la sindaca non arrivi “a mangiare il panettone”.
E con un commissario alla Tronca, la nostra candidatura andrebbe avanti, eccome.
Ma questo è un terreno delicato, dove la politica, ancora una volta, potrebbe avere la parola decisiva.
“Se la sindaca Raggi dirà no alle Olimpiadi nessuno di noi si metterà in testa strani marchingegni per bypassarla, perchè rispettiamo il popolo che ha eletto un sindaco e al sindaco onori e oneri”: parole di Matteo Renzi, dette il 4 settembre.
Malagò parlerà col premier appena tornato dagli Usa: lo lega un’amicizia profonda e una stima totale.
Conviene a Renzi entrare in rotta totale di collisione con i 5Stelle, facendo in modo che il Coni continui la candidatura nonostante il no del Campidoglio?
Oppure conviene a Renzi lasciare che i 5Stelle si indeboliscano sempre di più, anche in prospettiva futura?
Domande che anche nel mondo dello sport si fanno. Los Angeles 1984 fu la prima Olimpiade organizzata da privati: Roma, volendo, potrebbe imitare l’esempio.
Che direbbe il Cio? Niente, il Cio è disperato perchè ai Giochi non si candida più nessuno e se Roma ora si ritira, dopo il passo indietro del 2012, Bach non è certo felice.
Il 7 ottobre è vicino: Malagò e Montezemolo saranno a Losanna, al Cio: c’è da presentare il secondo dossier, quello che richiede le garanzie governative, legali e la copertura finaziaria.
Ci vorrebbe anche la firma della Raggi: ma non è indispensabile, almeno sino al 3 febbraio quando nel terzo dossier bisognerà garantire l’organizzazione con luoghi e date delle gare e la legaly cui il Cio tiene molto.
Lì è la vera dead line. Volendo ci sarebbe tempo per salvare il salvabile.
La candidatura forse non muore oggi: comunque (vedi Spy Calcio del 13 settembre) potrebbe continuare in tribunale, alla Corte dei Conti, con la rischiesta dannni erariali alla Raggi e ai suoi consiglieri. Venti milioni di euro solo per la sindaca.
Ma questa, ovviamente, è l’ultima carta. Se tutto dovesse saltare. Malagò però non è tipo che si arrende facilmente, e il suo amico Montezemolo meno che mai.
(da “Huffingtonpost”)
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